Traiano Boccalini (Loreto, 1556 – Venezia, 29 novembre 1613) è stato uno scrittore italiano.

Nato attorno al 1556 a Loreto, Traiano Boccalini fu esponente di rilievo del Tacitismo, termine per cui generalmente s'intende una corrente storiografica del XVI e XVII secolo volta ad imitare stilisticamente o ideologicamente le opere di Publio Cornelio Tacito.
Suo padre si sa per certo fu l'architetto Giovanni Boccalini (Carpi, 1520 - Loreto, 1580), mentre di suo madre si hanno scarse notizie, tuttavia si crede si tratti di una certa Giulia, menzionata in un atto di un battesimo del 1569. Ebbe sei fratelli: Adriano; Policarpo; un altro fratello, il cui nome non compare, che entrò a far parte del clero; Laura; e Caterina.
Probabilmente studiò presso il collegio dei Gesuiti, assimilando una solida cultura classica. Il 12 novembre 1578 si iscrisse alla facoltà di legge di Perugia. Lì, a Perugia, conobbe il poeta Cesare Caporali (Perugia, 1531 - Castiglione del Lago, 1601), e avrà modo di legarsi all'abate Ottavio Acquaviva d'Aragona (Napoli, 1560 - Napoli, 1612)
Sappiamo che a seguito della morte del padre, nel 1580, visse una situazione critica. Nel 1582 consegue la laurea in utroque iure. Intorno al 1584 o 1585, dopo un periodo di soggiorno a Padova, ove frequenterà i Riformatori dello Studio di Padova, si trasferirà a Roma, dove sposerà Ersilia Ghislieri, appartenente all'illustre famiglia Ghislieri e pronipote di Papa Pio V. Grazie anche alla dote della moglie, egli poté acquistare l'ufficio di scrittore dei brevi apostolici minoris gratiae presso la Curia apostolica. Da ella avrà tre figli: Rodolfo, Clemente e Caterina.
Nel 1590 è al servizio degli Spinola, a Genova. Lì stringerà amicizia con lo scrittore e poeta, monaco benedettino, Angelo Grillo (Genova, 1557 - Parma, 1629), amico stretto del più celebre autore Torquato Tasso (Sorrento, 1544 - Roma, 1595), che per altro comparirà pure nell'opera più celebre del Boccalini stesso, i Ragguagli di Parnaso.
Dal 1592, allorché Ippolito Aldobrandini divenne Papa Clemente VIII, Boccalini iniziò una carriera di governo come amministratore della giustizia civile e penale, attività compensata da stipendi bassi, in diverse cittadine dello Stato Pontificio. Le prime città che gli furono assegnato furono Trevi, Tolentino e Brisighella. Nel 1596 fu destinato a Benevento, come luogotenente del governatore Scipione Gottifredo; essendo quest'ultimo però stato rimosso poco dopo dal 1597 al 1598 Boccalini divenne governatore della città.
Queste prime esperienze, e poi quelle successive, lo convinsero di quanta corruzione e di quanto abuso di potere venissero fatti, all'epoca, dal Papato.
Nel 1595 sembrerebbe aver intrapreso un viaggio nel Regno di Napoli (come testimonianza i suoi Commentari a Tacito). Nel 1598, per altro, fu in missione a Venezia per conto del papato, prima dell'assunzione di giudice criminale a Roma.
Dal 1603 sino all'autunno del 1605 venne mandato a Comacchio, in Emilia-Romagna. Proprio lì a Comacchio si sarebbe impegnato in un'attività di regolazione delle piene del fiume Po.
Successivamente dal 1606 al 1608 divenne governatore prima di Bagnacavallo e poi di Argenta. Nel frattempo lavorava ai suoi Ragguagli.
Tornato a Roma dopo la sua attività ad Argenta, nel 1608, l'anno seguente fu destinato come commissario apostolico a Matelica. Nel 1610 però abbandonò l'incarico tornando ancora una volta a Roma; proprio in quello stesso anno si chiuse un processo contro di lui al Sant'Uffizio, che risaliva a una denuncia di cinque anni prima.
In quel periodo avrebbe concluso i Ragguagli, poiché sappiamo che avrebbe chiesto il privilegio di stampa per l'opera.
Nel 1611 fu mandato invece a Sassoferrato, ammalato e uscito indenne da una nuova denuncia presso l'Inquisizione. Allora chiese l'imprimatur per la sua opera, mentre richiedeva l'assegnazione di un governo ai confini settentrionali dello Stato Pontificio, appunto l'Emilia-Romagna, in modo tale da far stampare la sua opera a Venezia e nel contempo non rinunciare ai proventi della sua funzione. Tuttavia nel 1612 venne assegnato a Nocera Umbra mentre l'imprimatur rischiava d'essergli negato.
Ormai stanco e deluso, Boccalini si dimise e andò a vivere a Venezia, nel 1612, col supporto di cardinal Caetani, appartenente alla nobile famiglia dei Caetani. L'11 luglio i riformatori dello Studio di Padova notificheranno al Consiglio dei Dieci che non v'era cosa degna di censura, e così Boccalini otteneva il nulla osta per la stampa della prima centuria dei Ragguagli; la prima centuria uscirà a settembre presso lo stampatore Pietro Farri, e fu dedicata al cardinal Borghese. L'anno seguente, nel 1613, Barezzo Barezzi pubblicava la seconda centuria, stavolta dedicata al cardinal Caetani.
Purtroppo, anche considerando la sua condizione economica ormai favorevole, Boccalini si ammalò e nel novembre del '13 le sue condizioni peggiorarono. Morì il 29 novembre di quello stesso anno 1613.
Angelo Grillo, evidentemente ancora suo caro amico, lo fece seppellire in San Giorgio Maggiore.
Amico di Paolo Sarpi, si considerava un moderno menante, ossia una specie di giornalista attento alle questioni politiche, morali e letterarie.
Furono pubblicati postumi i suoi Commentarii sopra Cornelio Tacito (Ginevra, 1669). Molti dei suoi manoscritti sono ancora inediti.

L'opera, divisa in tre centurie (le prime due pubblicate in vita dall'autore a Venezia, l'ultima data alle stampe invece nel 1615 con il titolo di Pietra del paragone politico), è costituita da una serie di resoconti, i ragguagli appunto, che descrivono le discussioni e i processi che si svolgono sul monte Parnaso. Qui, secondo l'autore, oltre alle Muse e ad Apollo che vi regna, si trova anche un nutrito gruppo di letterati e politici noti al pubblico colto dell'epoca. Le dispute hanno per oggetto avvenimenti e personaggi del passato e del presente; in questo modo l'autore può satirizzare la vita politica italiana e in particolare quella romana. «La struttura deriva da un sincretismo che rimanda alla più antica satira menippea, a Luciano di Samosata, a Orazio e Giovenale, agli apologhi degli Adagia di Erasmo e al verseggiare bernesco-eroicomico di Caporali.»
La situazione dell'Italia, così come descritta nell'opera, è molto negativa; eppure, l'autore non pensa a nessun possibile rimedio e assume un atteggiamento di sostanziale rassegnazione: ritiene infatti che di volta in volta vada scelto quello che è il male minore. Boccalini dunque è molto lontano dalla saggistica utopica che, in quegli anni, annoverava tra i propri esponenti Tommaso Campanella e Francesco Bacone.
L'avviso 77 dei Ragguagli, tradotto in latino, fu incorporato come sezione nel manifesto originale dei rosacroce la Fama fraternitatis (edizione del 1614 a Kassel). La Pietra del paragone politico è stata tradotta in francese, tedesco, inglese e latino; la traduzione inglese, opera di Henry Carey, 2º Conte di Monmouth, era intitolata The Politicke Touchstone (Londra, 1674).
Esponente di punta del Tacitismo, Boccalini, intellettuale spregiudicato e nemico di ogni dogmatismo, dà dell'autore latino un'interpretazione repubblicana. «Nella sua morfologia del fenomeno, Toffanin assegna a Boccalini un posto del tutto anomalo in quanto unico rappresentante di ciò che lo studioso definisce ‘tacitismo rosso’, e cioè quella zona ideologica che individua nello storiografo latino non un cronista ma un critico dell’impero romano e quindi un avversario del governo monarchico. Commentando Tacito, Boccalini avrebbe voluto esprimere, argomenta Toffanin, sia il suo consenso con questa opinione, sia la sua critica alla situazione contemporanea, dominata da una nascente monarchia assoluta.» L’avversione di Boccalini all’assolutismo non si traduce però in un’ideologia politica alternativa, e il suo apporto alla storia del pensiero politico rimane per questo estremamente deludente. Toffanin ritiene il lauretano incapace di convertire il proprio dissenso in un sistema alternativo che non sia puramente negativo - la critica alla situazione presente - ma possa contribuire invece in modo positivo all’evolversi del pensiero politico secondo le linee suggerite da Machiavelli.
Attivo durante la dominazione spagnola in Italia, tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, Boccalini è parte di un risveglio delle coscienze «contro lo sgovernare degli spagnoli». Boccalini è, in generale, uno spirito conservatore, attaccato alla buona pratica della pietà e desideroso della libertà d'Italia. Ma egli è ben lontano dal farsi riformatore, rimane scettico, motteggiatore. Ha la lingua e la penna mordace, uno spirito critico assai vivace e acuto. Parla forte contro i principi che seguivano la Ragion di Stato e che cacciata via «la sapienza di amar e temer Dio con tutto il cuore» si servivano «del sacrosanto suo nome per istrumenti di cavar denari dalle mani de' popoli».
Il Boccalini condanna come perversa la Ragion di Stato, ma ritiene «che il Machiavelli abbia reso un servizio ai sudditi, rivelando loro le arti malvagie dei principi, o, per usare l'espressione del Boccalini, mettendo denti di cane in bocca alle pecore (cfr. Ragguagli di Parnaso, I, 89)».
La prosa di Boccalini può essere considerata come uno degli ultimi esempi della tradizione tardo-rinascimentale: è infatti molto sobria, in contrasto con le tendenze barocche presenti già all'epoca dei Ragguagli e, più in generale, con lo stile in voga nel Seicento.
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