| Dancalia | |
|---|---|
| Stati | |
| Territorio | Corno d'Africa |
| Lingue | afar, amarico, tigrino, arabo, somalo |
| Fusi orari | UTC+3 |
La Dancalia (anche Danakil) è una regione storico-geografica del Corno d'Africa, compresa fra il Mar Rosso, gli altopiani dell'Etiopia e il golfo di Tagiura, e suddivisa politicamente tra Etiopia, Eritrea e Gibuti. I suoi limiti non sono definiti in modo univoco; il territorio comprende principalmente bassopiani desertici, altipiani e rilievi costieri abitati storicamente dal popolo afar.
La Dancalia non coincide esattamente con la depressione di Afar, detta anche "triangolo di Afar"; quest'ultima è una più vasta depressione tettonica, estesa per circa 200.000 km², nella quale convergono il rift del Mar Rosso, il rift del golfo di Aden e il rift etiopico. La depressione della Dancalia propriamente detta ne costituisce invece il settore settentrionale, situato soprattutto fra l'Etiopia nord-orientale e l'Eritrea meridionale e comprendente circa 50.000 km².
La regione è celebre per le condizioni climatiche estreme, le grandi distese di evaporiti e salgemma, i vulcani attivi della catena dell'Erta Ale, il sistema idrotermale di Dallol e numerose aree poste sotto il livello del mare. È inoltre una delle regioni geologicamente più attive del pianeta e uno dei pochi luoghi nei quali è possibile studiare sulla terraferma le fasi avanzate della frammentazione di un continente.
Il termine italiano Dancalia deriva dal nome "dancali" o "danachili", dall'arabo dankal, plurale danakil, tradizionalmente utilizzato per indicare gli Afar.
Gli abitanti chiamano sé stessi "Afar"; il termine Danakil è quindi un esonimo storico, tuttora largamente utilizzato nella terminologia geografica internazionale, soprattutto nelle espressioni Danakil Desert e Danakil Depression.
Il nome Dancalia viene usato soprattutto nella letteratura geografica italiana per una regione che si affaccia sul Mar Rosso tra il golfo di Zula e quello di Tagiura e che comprende sia zone montuose sia i bassopiani estremamente aridi della depressione.

La Dancalia occupa una fascia del Corno d'Africa compresa fra la costa del Mar Rosso e la grande scarpata dell'altopiano etiopico. Comprende territori dell'Afar etiopico, dell'Eritrea sud-orientale e, secondo le definizioni più ampie, del Gibuti settentrionale.
Il paesaggio è molto diversificato. La parte orientale comprende le Alpi Dancale o blocco della Dancalia, una catena montuosa parallela alla costa del Mar Rosso, mentre a occidente la superficie scende bruscamente dalla scarpata dell'altopiano etiopico verso bacini endoreici, campi lavici, pianure salate e aree vulcaniche.
La depressione della Dancalia sensu stricto è delimitata a ovest dalla scarpata etiopica, a est dal blocco della Dancalia e a sud approssimativamente dall'area del lago Afrera. Copre circa 50.000 km² ed è il settore più settentrionale e più depresso del sistema di Afar.
La depressione di Afar nel suo complesso presenta invece una forma grossolanamente triangolare, occupa circa 200.000 km² ed è delimitata dall'altopiano etiopico a ovest, da quello somalo a sud-est e dai blocchi della Dancalia e di Ali Sabieh a est e nord-est.
Numerose zone si trovano sotto il livello del mare. Nella depressione settentrionale le pianure di sale presso Dallol raggiungono quote prossime a −120/−150 m. Più a sud-est, nel territorio di Gibuti, il lago Assal si trova a circa 153 m sotto il livello del mare ed è il punto più basso dell'Africa.

Il principale sistema fluviale dell'Afar etiopico è quello dell'Auasc, o Awash. Il fiume nasce negli altopiani dell'Etiopia centrale e percorre circa 1.200-1.250 km verso nord-est attraverso il Rift etiopico, senza raggiungere il mare.
Nel suo corso inferiore entra nella depressione di Afar e termina nel sistema endoreico del lago Abbe, presso il confine fra Etiopia e Gibuti, attraverso un complesso di laghi, zone umide e canali. Non è quindi un tributario del Mar Rosso.
Più a nord sono presenti numerosi bacini chiusi e laghi salati, fra cui il lago Afrera, il lago Karum o Assale e il lago Bakili. Le forti temperature e l'elevata evaporazione favoriscono l'accumulo di sali.
Il lago Assal di Gibuti appartiene a un bacino endoreico distinto, separato dal Ghoubbet-el-Kharab e dal golfo di Tagiura da strutture vulcano-tettoniche.
La Dancalia è una delle regioni più calde e aride del pianeta. Secondo la classificazione climatica di Köppen, la depressione settentrionale presenta un clima desertico caldo.
Nella stazione di Dallol fu registrata fra il 1960 e il 1966 una temperatura media annua di circa 34,4 °C, uno dei valori medi pluriennali più elevati mai misurati in una località abitata; in estate sono state registrate temperature superiori a 50 °C.
Le precipitazioni sono molto scarse e irregolari. Nella depressione della Dancalia cadono generalmente meno di 200 mm di pioggia all'anno, mentre nell'Afar centrale i valori sono in genere inferiori a 300 mm; sulle vicine scarpate montuose le precipitazioni aumentano rapidamente. Nonostante l'aridità, delle piogge intense sugli altopiani possono produrre improvvise piene nei uadi, inondando temporaneamente le pianure salate.

La Dancalia appartiene a uno dei più importanti sistemi di rift attivi della Terra. Nella tripla giunzione di Afar convergono il rift del Mar Rosso, che separa la placca arabica da quella nubiana, il rift del golfo di Aden, fra la placca arabica e quella somala, e il settore settentrionale del rift dell'Africa orientale, che separa progressivamente le placche nubiana e somala.
Questi sistemi non si svilupparono contemporaneamente. Le fasi iniziali di rifting del golfo di Aden risalgono a circa 35 milioni di anni fa, quelle del Mar Rosso a circa 23 milioni di anni fa, mentre l'estensione nel Rift etiopico settentrionale cominciò circa 11 milioni di anni fa.
La crosta della regione è stata fortemente assottigliata, ma l'Afar costituisce una zona di transizione complessa fra rifting continentale e formazione di crosta di tipo oceanico. Per questo viene studiato come uno dei migliori analoghi terrestri delle fasi iniziali della formazione di un nuovo bacino oceanico.
La grande quantità di magma presente nella regione è associata a materiale del mantello eccezionalmente caldo che risale sotto l'Afar.
In passato questo fenomeno è stato spesso descritto mediante il modello di un singolo pennacchio del mantello situato sotto la regione. La geometria e il ruolo esatto di questa risalita sono tuttavia rimasti a lungo dibattuti.
Uno studio geochimico pubblicato nel 2025, basato su oltre 130 campioni vulcanici, ha fornito nuove evidenze per una singola risalita mantellica asimmetrica e chimicamente eterogenea. Il flusso del materiale caldo sarebbe influenzato dalle diverse velocità di apertura dei tre rift e verrebbe canalizzato preferenzialmente verso il sistema del Mar Rosso, dove la litosfera è più sottile e l'estensione più rapida.

Il vulcanismo quaternario è particolarmente intenso nella depressione della Dancalia. Gran parte della superficie meridionale è occupata da lave basaltiche e da sistemi vulcanici allineati lungo l'asse del rift.
La struttura più importante è la catena vulcanica dell'Erta Ale, orientata approssimativamente da nord-nord-ovest a sud-sud-est. Comprende diversi vulcani attivi o di attività olocenica, fra cui Erta Ale, Alu e Dalafilla.
L'Erta Ale è un grande vulcano a scudo basaltico noto soprattutto per il suo lago di lava persistente, uno dei pochissimi osservati sulla Terra per periodi prolungati.
La regione è inoltre soggetta a episodi di intrusione di dicchi, terremoti e apertura di fratture. Questi processi permettono di osservare direttamente modalità di estensione crostale analoghe a quelle che avvengono lungo le dorsali oceaniche.

Nella parte settentrionale della depressione si trova Dallol, un sistema vulcano-idrotermale sviluppato all'interno di potenti depositi evaporitici.
L'area si trova circa 120 m sotto il livello del mare ed è caratterizzata da sorgenti ipersaline e fortemente acide, fumarole, piccoli bacini, croste saline e depositi dai colori intensi prodotti da zolfo, cloruri e minerali di ferro.
Le acque idrotermali possono raggiungere temperature prossime o superiori a 100 °C e condizioni estreme di acidità e salinità. Per questo Dallol è divenuto un importante laboratorio naturale per lo studio dei limiti fisico-chimici della vita e degli ambienti analoghi a quelli di altri pianeti.

La depressione settentrionale contiene uno dei più spettacolari complessi di evaporiti del mondo. La piana salina di Dallol è costituita da potenti successioni di halite, gesso, carnallite, silvite, kainite e altri sali depositatisi in seguito a ripetuti ingressi e successiva evaporazione dell'acqua marina.
Nelle perforazioni della regione sono state attraversate successioni evaporitiche dello spessore di molte centinaia di metri. In prossimità di Dallol due grandi unità di salgemma sono separate dalla cosiddetta Houston Formation, ricca di sali potassici.
L'estrazione tradizionale del salgemma costituisce da secoli una componente importante dell'economia locale. Le lastre di sale vengono ricavate manualmente e furono storicamente trasportate verso gli altopiani etiopici mediante carovane di cammelli.
La regione di Dallol possiede inoltre importanti depositi di potassa, derivati dalla concentrazione di minerali potassici nelle successioni evaporitiche.
I primi tentativi industriali di sfruttamento risalgono all'inizio del XX secolo. Dal 1906 la Compagnia Mineraria Coloniale italiana estrasse carnallite nell'area di Dallol e successivamente venne costruita una ferrovia a scartamento ridotto per il trasporto del minerale verso il Mar Rosso.
Nel corso del XX e XXI secolo diverse società internazionali hanno effettuato nuove campagne di perforazione e prospezione.
La regione attraversa diverse ecoregioni desertiche e semidesertiche e la vegetazione varia fortemente in funzione dell'altitudine, del substrato e della disponibilità d'acqua.
Nelle zone più aride della depressione le grandi distese saline e i campi lavici sono quasi completamente privi di vegetazione. Dove il substrato lo consente crescono invece arbusti xerofili, graminacee e specie resistenti alla siccità e alla salinità.
Sui campi di lava e nelle pianure sono presenti specie di Vachellia e Senegalia, Balanites aegyptiaca e arbusti del genere Rhigozum; lungo gli uadi e nelle depressioni possono comparire popolamenti della palma dum, Hyphaene thebaica.
Le zone marginali e più elevate possiedono una vegetazione molto più ricca rispetto al fondo iperarido della depressione.

Nonostante le condizioni estreme, la Dancalia e le zone periferiche ospitano una fauna adattata agli ambienti desertici e semidesertici.
La specie più significativa è l'asino selvatico africano, oggi ridotto a poche popolazioni relitte in Eritrea ed Etiopia. Nell'area occupa pianure ghiaiose, colline vulcaniche e boscaglie aride anche al di sotto del livello del mare.
Una delle popolazioni più importanti dell'Eritrea vive fra la penisola di Buri e la depressione della Dancalia. In Etiopia la specie sopravvive soprattutto nell'area della Mille-Serdo Wildlife Reserve.
Tra gli altri grandi mammiferi delle aree aride dell'Afar e delle zone circostanti figurano la gazzella di Soemmerring, l'orice beisa, il gerenuk, il kudu minore, la gazzella dorcade, il lupo africano e la iena macchiata. Alcune specie, fra cui la zebra di Grévy, sono soprattutto caratteristiche dei margini meridionali della regione e delle pianure dell'Afar piuttosto che delle zone iperaride settentrionali.
L'avifauna comprende struzzi, segretari, otarde e numerosi rapaci e uccelli delle zone umide concentrati lungo l'Auasc e i laghi.
Anche alcuni bacini salini apparentemente estremi ospitano una fauna ittica altamente specializzata.
Il genere di ciclidi Danakilia è endemico della regione. Danakilia franchettii è nota dal lago Afrera, nell'Etiopia settentrionale, mentre Danakilia dinicolai fu descritta nel 2010 dal piccolo lago endoreico Abaeded, in Eritrea, situato circa 30 m sotto il livello del mare.
La separazione dei piccoli bacini endoreici e le loro condizioni chimico-fisiche peculiari hanno favorito l'evoluzione di una fauna d'acqua dolce estremamente localizzata.

La regione prende il nome storico dagli Afar, popolazione cuscitica insediata in Etiopia, Eritrea e Gibuti.
La lingua afar appartiene al ramo cuscitico delle lingue afroasiatiche. La popolazione è in maggioranza musulmana e tradizionalmente organizzata attorno ad attività pastorali mobili o semimobili.
L'allevamento di cammelli, capre, pecore e bovini costituisce tuttora una componente fondamentale dell'economia rurale, affiancata in alcune zone dall'agricoltura irrigua e lungo la costa dalla pesca.
Il commercio del sale ha avuto per secoli un ruolo particolare. Il salgemma estratto dalle pianure settentrionali veniva tagliato in blocchi standardizzati e trasportato verso gli altopiani in lunghe carovane.

La depressione di Afar possiede uno dei più ricchi archivi paleontologici e archeologici al mondo per lo studio dell'evoluzione umana. Le successioni sedimentarie della regione documentano milioni di anni di storia degli ominini e dei loro ambienti.
Fra i siti più importanti figura Hadar, dove nel 1974 fu rinvenuto lo scheletro AL 288-1, soprannominato Lucy, appartenente a Australopithecus afarensis e datato a circa 3,2 milioni di anni fa.
Nella stessa regione, a Dikika, è stato scoperto un eccezionale scheletro infantile di A. afarensis, mentre il Middle Awash ha restituito fossili appartenenti a numerose fasi dell'evoluzione degli ominini.
Fra questi figura il cranio di Bodo, rinvenuto nel 1976 e datato a circa 600.000 anni fa. La sua attribuzione tassonomica è stata discussa e varia secondo gli schemi classificatori adottati; è quindi preferibile indicarlo con il nome del reperto anziché assegnarlo senza riserve a Homo bodoensis.
A Herto, sempre nel Middle Awash, furono rinvenuti crani di antichi Homo sapiens risalenti a circa 160.000 anni fa.
La Dancalia eritrea ha a sua volta restituito importanti reperti. Nel bacino di Buia, nella depressione settentrionale, è stato scoperto un cranio di Homo datato a circa un milione di anni fa e associato a una ricca fauna pleistocenica.
Durante il Periodo umido africano, vaste zone oggi desertiche ricevevano precipitazioni maggiori e i laghi dell'Afar raggiungevano superfici molto più estese.
Nel bacino del lago Abbe sono state documentate occupazioni umane estese per circa 9.000 anni, comprendenti gruppi di cacciatori-raccoglitori e pescatori e, successivamente, le prime comunità pastorali. Le variazioni del livello lacustre mostrano come la progressiva aridificazione dell'Olocene trasformò profondamente il paesaggio e le strategie di sussistenza delle popolazioni locali.
Sebbene la regione fosse conosciuta e attraversata da lungo tempo dalle popolazioni locali e dalle reti commerciali del Corno d'Africa, la Dancalia divenne nel XIX secolo oggetto di crescente interesse da parte di esploratori e potenze europee.
Fra gli esploratori italiani vi fu Giuseppe Maria Giulietti, che nel 1881 partì da Assab con il sottotenente Giuseppe Biglieri e una piccola spedizione. Il gruppo fu ucciso nell'interno della Dancalia nel maggio dello stesso anno.
Tra il 1928 e il 1929 Raimondo Franchetti organizzò una grande spedizione nella Dancalia etiopica, finalizzata a rilievi geografici, geologici e minerari. La carovana raggiunse il lago Afrera e attraversò ampi settori della regione; durante il viaggio, Franchetti individuò anche il luogo nel quale era stata annientata la spedizione Giulietti e ne recuperò i resti.
Franchetti ribattezzò temporaneamente "Lago Giulietti" il lago Afrera, nome che compare ancora nella letteratura geografica del XX secolo ma che non ha sostituito il toponimo locale.
La costa eritrea della Dancalia entrò nella Eritrea italiana alla fine del XIX secolo. L'interesse coloniale fu alimentato sia dalla posizione strategica lungo il Mar Rosso sia dalle possibilità di sfruttamento del sale e dei depositi minerari.
Dopo l'invasione italiana dell'Etiopia del 1935-1936, anche la Dancalia etiopica fu compresa nell'Africa Orientale Italiana fino alla dissoluzione della colonia nel 1941.
Le attività scientifiche e minerarie condotte in questo periodo contribuirono alle prime cartografie sistematiche della regione, ma si inserirono nel più ampio contesto dell'espansione coloniale italiana nel Corno d'Africa.
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