| Walter Veltroni | |
|---|---|
| Segretario del Partito Democratico | |
| Durata mandato | 15 ottobre 2007 – 17 febbraio 2009 |
| Presidente | Romano Prodi |
| Predecessore | Carica creata |
| Successore | Dario Franceschini |
| Sindaco di Roma | |
| Durata mandato | 1º giugno 2001 – 13 febbraio 2008 |
| Predecessore | Enzo Mosino (Commissario prefettizio) |
| Successore | Mario Morcone (Commissario prefettizio) |
| Segretario dei Democratici di Sinistra | |
| Durata mandato | 6 novembre 1998 – 18 novembre 2001 |
| Presidente | Massimo D'Alema |
| Predecessore | Massimo D'Alema |
| Successore | Piero Fassino |
| Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana | |
| Durata mandato | 18 maggio 1996 – 21 ottobre 1998 |
| Capo del governo | Romano Prodi |
| Predecessore | Roberto Maroni Giuseppe Tatarella |
| Successore | Sergio Mattarella |
| Ministro per i beni e le attività culturali con delega per lo spettacolo e lo sport | |
| Durata mandato | 18 maggio 1996 – 21 ottobre 1998 |
| Capo del governo | Romano Prodi |
| Predecessore | Antonio Paolucci Mario D'Addio |
| Successore | Giovanna Melandri |
| Deputato della Repubblica Italiana | |
| Durata mandato | 2 luglio 1987 – 30 maggio 2001 |
| Durata mandato | 29 aprile 2008 – 14 marzo 2013 |
| Legislatura | X, XI, XII, XIII, XIV, XVI |
| Gruppo parlamentare | X: Comunista-PDS XI: PDS XII: Progressisti-Federativo XIII-XIV: DS-L'Ulivo XVI: PD |
| Coalizione | XII: Progressisti XIII-XIV: L'Ulivo XVI: Centro-sinistra 2008 |
| Circoscrizione | X: Roma XI: Perugia XII: Umbria XIII; XVI: Lazio 1 XIV: Lazio 2 |
| Collegio | XII: 4. Gubbio XIII: 1. Roma Centro |
| Sito istituzionale | |
| Europarlamentare | |
| Durata mandato | 20 luglio 1999 – 19 luglio 2004 |
| Legislatura | V |
| Gruppo parlamentare | PSE |
| Circoscrizione | Italia centrale |
| Sito istituzionale | |
| Dati generali | |
| Partito politico | Partito Democratico (dal 2007) In precedenza: PCI (1970-1991) PDS (1991-1998) DS (1998-2007) |
| Titolo di studio | Diploma di istituto professionale per la cinematografia e la televisione |
| Professione | Giornalista |
| Firma | |
Walter Veltroni (Roma, 3 luglio 1955) è un politico, giornalista, scrittore e regista italiano. Eletto sindaco di Roma una prima volta nel 2001, è stato poi riconfermato nel 2006 e si è dimesso da tale carica il 13 febbraio 2008 per candidarsi alle elezioni politiche dell'aprile successivo.
Dopo aver trascorso parte della sua carriera politica nella Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI) e poi nel Partito Comunista Italiano (PCI), il 14 ottobre 2007 diviene il primo segretario politico nazionale del nascente Partito Democratico, incarico da cui si è dimesso il 17 febbraio 2009 in seguito alla sconfitte elettorali alle elezioni generali dell'aprile 2008 e a quelle regionali del 2009 in Sardegna. Era stato eletto con le elezioni primarie dal 76% dei votanti. Prima della caduta del secondo governo Prodi, dichiarò che il Partito Democratico avrebbe corso alle successive elezioni politiche da solo, candidandosi pertanto alla presidenza del Consiglio dei ministri. In seguito derogò in parte al proposito di corsa solitaria con l'accettazione dell'alleanza con il partito di Antonio Di Pietro e della confluenza nelle liste del PD dei candidati dei Radicali Italiani, i quali poi confluirono nei gruppi parlamentari del PD per la XVI Legislatura.
È stato vicepresidente del Consiglio e Ministro per i beni culturali e ambientali del governo Prodi I e segretario dei Democratici di Sinistra dall'ottobre 1998 all'aprile 2001.
Dopo la sconfitta alle elezioni politiche del 2008, ripropose, sul modello anglosassone dello shadow cabinet, il governo ombra del PD, il secondo di questo tipo in Italia, dopo quello del PCI con a capo Achille Occhetto.

Figlio secondogenito di Vittorio Veltroni, radiocronista EIAR e poi dirigente Rai, che morì a soli 37 anni per una leucemia acuta quando Walter aveva un anno, e di Ivanka Kotnik, figlia dello sloveno Ciril Kotnik, ambasciatore del Regno di Jugoslavia presso la Santa Sede, che dopo l'armistizio di Cassibile aiutò numerosi ebrei romani a scappare dalla persecuzione nazifascista; suo fratello maggiore Valerio (1949) è un ex politico, dirigente del Partito Comunista Italiano in Sicilia, e imprenditore.
Si avvicinò al mondo del cinema e successivamente maturò le prime esperienze politiche. Bocciato in quarta ginnasio al liceo Torquato Tasso di Roma, ha conseguito nel 1973 il diploma di istruzione secondaria superiore all'Istituto statale di Cine-Tv Rossellini.
Nel 1982 ha sposato Flavia Prisco, dalla quale ha avuto 2 figlie: Martina e Vittoria. Il matrimonio si è celebrato in comune e ha visto come testimone di nozze il cantautore Francesco De Gregori.
Avvicinato al Partito Comunista Italiano (PCI) tramite il fratello Valerio, ha cominciato a dedicarsi all'attività politica nel 1970, militando tra le file della Federazione Giovanile Comunista Italiana (FGCI), l'organizzazione giovanile del PCI, ai tempi della scuola, diventando segretario provinciale della FGCI e membro della sua direzione nazionale nel 1975.
Alle elezioni amministrative del 1976 si candidò al consiglio comunale di Roma, tra le liste del Partito Comunista Italiano, risultando eletto consigliere comunale a soli ventuno anni e mantenendo il ruolo fino al 1981.

Alle elezioni politiche del 1987 si candida alla Camera dei deputati, tra le liste del PCI nella circoscrizione Roma-Viterbo-Latina-Frosinone, risultando eletto per la prima volta deputato con 19.258 preferenze. Nella X legislatura della Repubblica è stato membro della 7ª Commissione Cultura, scienza e istruzione, della Commissione parlamentare di vigilanza Rai e della Sottocommissione Rai per la pubblicità e per i criteri di spesa.
Nel 1988 entra a far parte del comitato centrale del PCI, dove sostenne la svolta della Bolognina di Achille Occhetto, che portò allo scioglimento del PCI e la sua confluenza nel post-comunista Partito Democratico della Sinistra (PDS), di cui fu tra i protagonisti della sua nascita.
Alle politiche del 1992 si ricandidò alla Camera, tra le liste del PDS nella circoscrizione Perugia-Terni-Rieti, venendo rieletto deputato come il più votato della circoscrizione con 25.981 preferenze. Nel corso della XI legislatura ha fatto parte di nuovo della 7ª Commissione Cultura, scienza e istruzione.
Nel 1983 diventa giornalista pubblicista, mentre il 10 maggio 1992 divenne direttore de L'Unità, quotidiano dell'ex PCI prima e PDS poi, ruolo che mantenne fino al 29 aprile 1996. Mentre dirigeva il giornale, nel luglio 1995 divenne giornalista professionista: non potendo infatti, in quanto parlamentare, essere direttore responsabile del giornale (all'epoca era Giuseppe Federico Mennella), poté esserne praticante (condizione anch'essa incompatibile con il direttore responsabile, che dev'essere o professionista o pubblicista).
Veltroni fu l'ultimo direttore politico del quotidiano: nessuno dei successori fu parlamentare durante l'incarico, quindi con lui terminò la prassi dell'Unità – e di tanti giornali di partito – dei due direttori, quello d'indirizzo e quello responsabile davanti alla legge.
Nel suo periodo, l'Unità fu caratterizzata da importanti novità quali la riduzione del formato, l'aumento della foliazione - dividendo il giornale in due dorsi, con "l'Unità due" che si occupava approfonditamente di cultura e società - e la pubblicazione in allegato di libri e videocassette, per la prima volta con continuità tra i quotidiani italiani. Negli anni della sua direzione l'Unità registrò un incremento di diffusione, passando dalle 124 000 copie del 1992 alle 157.000 del 1995.

Alle elezioni politiche del 1996, dove durante la campagna elettorale è stato chiamato da Romano Prodi a condividere la leadership della coalizione di centro-sinistra L'Ulivo, viene ricandidato alla Camera sia nel collegio elettorale di Roma Centro, sostenuto dall'Ulivo, che tra le liste proporzionali del PDS nella circoscrizione Sicilia 2, venendo rieletto deputato nel primo col 49,91% e sconfiggendo i candidati del Polo per le Libertà Filippo Mancuso (45,85%) e del Movimento Sociale Fiamma Tricolore Isabella Rauti (4,29%). Nel corso della XIII legislatura ha fatto parte della 9ª Commissione Trasporti, poste e telecomunicazioni (1996-1998) e della 3ª Commissione Affari esteri e comunitari (1998-2001), venendo sostituito per l'incarico di governo che occupa rispettivamente da Domenico Bova e Fabio Evangelisti.

Dopo la vittoria de L'Ulivo alle politiche e il successivo incarico di formare un esecutivo presieduto da Prodi, il 17 maggio 1996 Veltroni è stato indicato quale ministro per i beni culturali e ambientali e Vicepresidente del Consiglio dei Ministri. Il giorno successivo ha giurato nelle mani del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro come ministro e vicepremier nel primo governo Prodi, ottenendo poi le deleghe per lo spettacolo e lo sport, incarico che mantenne fino alla fine dell'esecutivo.
In tale veste si è impegnato per i restauri e le riaperture di importanti monumenti nazionali come la Galleria Borghese, Palazzo Altemps e Palazzo Massimo a Roma e la reggia di Venaria Reale in Piemonte. Introduce il meccanismo di assegnazione delle risorse provenienti dalle estrazioni del Lotto per finanziare il restauro dei beni culturali; lancia l'apertura serale dei musei. Per i risultati ottenuti nella valorizzazione e nel recupero dei beni culturali, la Francia lo ha insignito, nel maggio 2000, della Legion d'Onore.

Agli inizi del 1998 aderisce alla svolta di D'Alema dal PDS ai Democratici di Sinistra (DS), per unificare il PDS con altre formazioni della sinistra italiana di varie ispirazioni laiche e cattoliche. A novembre dello stesso anno, con la caduta del governo Prodi e la nascita di quello presieduto da D'Alema, che portano alle dimissioni di quest'ultimo da segretario nazionale, torna a concentrarsi sul partito, che lo aveva eletto come nuovo segretario al posto di D'Alema.
Alle elezioni europee del 1999 si candida al Parlamento europeo, tra le liste dei DS come capolista[senza fonte] nella circoscrizione Italia centrale, risultando eletto europarlamentare come il più votato con 481.339 preferenze; mentre come segretario raccoglie il 17,34% dei voti, mantenendo il primato nell'Ulivo ma segnando una flessione rispetto alle precedenti politiche come PDS, venendo superato da Forza Italia (25,2%).
Sotto la sua guida i DS dovettero affrontare il progressivo calo degli iscritti rispetto al PCI/PDS, che nel 1999 erano 656.146, numero che, nonostante rendesse il partito più grande d'Europa, era comunque la metà rispetto all'ultimo anno di attività del PCI (meno di 10 anni prima), che poi l'anno successivo perse ulteriormente 100.000 iscritti, oltreché il graduale abbandono dei militanti storici del partito. Nonostante questo, al primo congresso dei Democratici di Sinistra, che si è svolto a Torino dal 13 al 16 gennaio 2000, venne confermato segretario con il 79,9% dei voti.
Alle elezioni politiche del 2001 si candida alla Camera, tra le liste proporzionali dei DS nelle circoscrizione Lazio 2, venendo eletto deputato; mentre alla tornata elettorale i DS arrivano al 16,57%, riducendo ulteriormente i voti rispetto a 5 anni prima come PDS (che da solo arrivò al 21%), toccando a posteriori il suo minimo storico, motivo per cui, anche a causa dell'elezione a sindaco, si presente come segretario dimissionario, lasciando che la segreteria venisse retta dal coordinatore del partito Pietro Folena fino al congresso straordinario nel novembre 2001, dove viene succeduto da Piero Fassino.
Alle elezioni amministrative del 2001 Veltroni si candida a sindaco di Roma, sostenuto da una coalizione di centro-sinistra formata da DS, Lista Civica Roma per Veltroni, La Margherita, Rifondazione Comunista (PRC), Federazione dei Verdi, Comunisti Italiani (PdCI), Socialisti Democratici Italiani, ottenendo il 48,35% dei voti al primo turno e accedendo al ballottaggio con il candidato della Casa delle Libertà Antonio Tajani (45,12%), dove viene eletto con il 52,17% dei voti e sconfiggendo Tajani (47,83%), dimettendosi da deputato il 30 maggio, per l'incompatibilità tre le due cariche, e venendo sostituito dalla collega di partito Sesa Amici.
Nel 2005 si reca negli Stati Uniti per incontrare il senatore degli Stati Uniti per l'Illinois democratico Barack Obama, di cui è stato uno dei primi sostenitori fuori dagli Stati Uniti e per il quale ha scritto la prefazione all'edizione italiana del libro autobiografico L'audacia della speranza nel 2007. Nel 2008 il Los Angeles Times scrisse che Veltroni si presentava, in vista delle elezioni, come l'Obama italiano e come tale era visto da commentatori quali Lucia Annunziata.

Alle amministrative del 2006 si ripresenta per un secondo mandato da sindaco, sostenuto da L'Ulivo, PRC, Verdi, Italia dei Valori, Rosa nel Pugno, PdCI, Lista Consumatori, Consumatori Uniti, Partito Socialista Democratico Italiano e le liste civiche "Roma per Veltroni", "Moderati per Veltroni" e "Roma Arcobaleno", venendo confermato al primo turno col 61,42%.
Pur essendo non credente "credo di non credere", da sindaco della capitale ha conferito la cittadinanza onoraria a papa Giovanni Paolo II e proposto d'intitolargli, subito dopo la sua morte, la stazione Termini; proposta che non viene raccolta né dalla Chiesa cattolica né da altri.
Alcuni suoi provvedimenti e dichiarazioni in qualità di sindaco suscitano perplessità e polemiche, tra gli altri: l'aver promosso la costruzione di un parcheggio multipiano interrato al Pincio, da molti giudicato incompatibile coi beni artistici di Roma. Nel campo dell'edilizia urbana, la sua giunta ha confermato e parzialmente attuato le cubature dal nuovo piano regolatore generale comunale della giunta precedente, previsti in 70 milioni di metri cubi di nuovo cemento, segnando il decennio con la nascita dei maggiori centri commerciali della cintura periferica. Quando lascia l’incarico i successori si ritrovano con un debito comunale di 6,95 miliardi di €.
Durante i suoi mandati Veltroni ha promosso una serie di viaggi in paesi dell'Africa che coinvolgono gli studenti delle scuole romane (Mozambico nel 2004, Ruanda nel 2005 e Malawi nel 2007), per sensibilizzare i giovani sul tema della povertà nel terzo mondo e per donare scuole, grazie ai soldi raccolti dagli studenti.

Dal 23 maggio 2007 entra a far parte del Comitato nazionale per il nascente Partito Democratico che riunisce 45 membri, i leader delle componenti del PD. A seguito di una serie di confronti tra le anime del nascente PD, viene individuato in Walter Veltroni il candidato designato alla guida del nuovo partito, sostenuto dalla larga parte della Quercia e da ampi settori della Margherita, affiancato in ticket da Dario Franceschini, capogruppo dei parlamentari dell'Ulivo a Montecitorio. Il 20 giugno 2007, Piero Fassino e Massimo D'Alema si dichiarano favorevoli a candidare Veltroni come segretario del PD.
Veltroni presenta la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico il 27 giugno in un discorso al "Lingotto" di Torino, sottolineando i quattro temi chiave del nuovo partito: ambiente, patto generazionale, formazione, sicurezza. Gli altri concorrenti alla Segreteria sono Rosy Bindi, Enrico Letta, Mario Adinolfi, Pier Giorgio Gawronski e Jacopo G. Schettini. La nascita del Partito Democratico è avvenuta ufficialmente il 14 ottobre 2007 con le primarie del Partito Democratico, alle quali parteciparono oltre tre milioni di cittadini. Veltroni fu eletto segretario con il 75% dei consensi: la sua nomina fu ratificata dai membri dell'Assemblea Costituente Nazionale il 27 ottobre seguente.
Prima della caduta del secondo governo Prodi, Veltroni aveva annunciato che il Partito Democratico avrebbe corso da solo alle elezioni politiche, fissate per il 13 e 14 aprile 2008. Per poter presentare la propria candidatura alle elezioni, in base alla legislazione vigente, Veltroni rassegnò le dimissioni da sindaco il 13 febbraio trasmettendo le proprie funzioni al Commissario prefettizio Mario Morcone nell'attesa delle nuove elezioni comunali. Alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 il partito guidato da Veltroni ottenne circa il 33% dei consensi, mentre la coalizione opposta (escludendo la Lega Nord che si attestò quasi all'8,5% su scala nazionale) lo superò di circa 5 punti.

All'indomani della vittoria del centrodestra alle elezioni amministrative di Roma, il nuovo sindaco Gianni Alemanno dichiarò che a Roma era venuto a cadere il sistema di potere instaurato da Veltroni. A giugno 2008 il governo e Alemanno stesso insieme resero nota l'esistenza di un grave indebitamento del comune di Roma, ammontante a circa 8,1 miliardi di euro, che sarebbe stato ereditato dall'amministrazione di Veltroni. Di tutta risposta respinse ogni accusa, dichiarando che il presunto buco di Roma era una bufala politica, dato che il debito pubblico della città era cresciuto negli ultimi anni meno che nello Stato o in altre grandi città ed era comunque imputabile a mancati trasferimenti dalla Regione: «È inferiore, per fare un esempio, a quello di Milano», affermò il leader del PD. La cifra citata da Alemanno venne poi ridotta dall'agenzia di rating Standard & Poor's del 20% circa, a 6,9 miliardi di euro.
Su sua specifica iniziativa diventa Presidente del Consiglio nel governo ombra del Partito Democratico, ruolo che ricopre dal 9 maggio 2008 al 21 febbraio 2009 quando si dimette da segretario del PD. Il Governo ombra, composto per di più dai responsabili nazionali del PD della segreteria Veltroni, non ha avuto alcun valore giuridico ma nasce come iniziativa politica di alternativa alle proposte presentate dal governo Berlusconi IV.
Il 17 febbraio 2009, a seguito della pesante sconfitta subita dal PD alle elezioni regionali in Sardegna di quell'anno (dove il presidente uscente Renato Soru venne superato dal candidato del centro-destra Ugo Cappellacci, fino ad allora sconosciuto e presentato dai giornali come «figlio del commercialista di Berlusconi»), si dimette da segretario del PD, anche se in un primo momento la segreteria del PD respinse le dimissioni, confermando l'irrevocabilità delle proprie dimissioni in un discorso il giorno successivo al Tempio di Adriano a Roma. Durante il suo discorso, disse che il PD non era nato come un «partito-Vinavil» capace di «tenere incollata qualsiasi cosa», e che al contrario era un progetto ambizioso finalizzato a «far diventare il riformismo maggioranza nel Paese. Io non ci sono riuscito, ed è per questo che lascio e chiedo scusa. Posso dire "quello che non vorresti fatto a te non farlo agli altri", io non lo farò. Il PD è stato il sogno della mia vita, non bisogna tornare indietro e pensare che ci sia uno ieri migliore dell’oggi. Non chiedete a chi verrà dopo di me con l’orologio in mano di ottenere dei risultati. Il nostro è un grande progetto, e riguarda gli anni, non si consuma in 18 mesi».
A Veltroni subentrò come segretario il suo vicesegretario Dario Franceschini, che guiderà il partito durante le elezioni europee di quell'anno e lo scandalo Marrazzo fino alle primarie del 2009, dove Franceschini si candiderà, ma perderà in favore di Pier Luigi Bersani.
A febbraio 2010 tiene a battesimo la fondazione "Democratica", di cui diventa il primo presidente e che alle attività di questa, che Veltroni ribadì di non essere una corrente del PD, parteciparono alcuni politici vicini a lui come Enrico Morando, Salvatore Vassallo, Marco Minniti, Giorgio Tonini, Walter Verini, Andrea Martella e Roberto Morassut.
Il 14 ottobre 2012, durante un'intervista al programma televisivo Che tempo che fa condotto da Fabio Fazio, annunciò che non si sarebbe ricandidato alle elezioni politiche del 2013, come da tempo in molti chiedono a lui e ad altri leader del PD con diversi mandati alle spalle, spiegando che «non è un cedimento alla rottamazione» e che «continuerà comunque a fare politica in altre forme».

Dal 9 ottobre 2014 è membro del Consiglio Direttivo di Unicef Italia[senza fonte]. In seguito alla riapertura de l'Unità, a giugno 2015 Veltroni torna a collaborarvi, firmando l'articolo dell'edizione domenicale della rubrica La domenica di Walter Veltroni.
Il 14 ottobre 2017 apre la cerimonia al Teatro Eliseo di Roma per i 10 anni del PD (di cui era stato proprio da quel giorno il primo segretario), e in quell'occasione dichiarò che il governo Prodi I fu il migliore della storia repubblicana, auspicando che si potessero superare le divisioni nella sinistra e, rivolgendosi al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al segretario del PD Matteo Renzi (seduti in prima fila), che la legislatura in corso si concludesse con l'approvazione dello ius soli (entrambe cose non avvenute).
Durante la campagna elettorale delle elezioni politiche del 2018 ha lanciato un appello pubblico al segretario del PD Renzi per rinunciare al ruolo di candidato premier della coalizione di centro-sinistra in favore dell'uscente Gentiloni; in merito Renzi ha smentito, affermando che la legge elettorale non prevedeva l'indicazione di un candidato premier e che, essendo stato eletto segretario del partito con quasi il 70% dei voti, per statuto quel ruolo spettava a lui.
A settembre 2020, in vista del referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari legato alla riforma Fraccaro del Movimento 5 Stelle, annuncia il suo voto contrario, in dissidenza con la linea ufficiale del PD schierato a favore, affermando che: «Se si tocca il Parlamento, bisogna farlo tenendo conto degli equilibri necessari. Il vero problema è il bicameralismo perfetto. Per questo voterò no». Successivamente Il Fatto Quotidiano ha evidenziato e fatto notare come nel 2008, quando era segretario del PD, sia stato proprio Veltroni, assieme al capogruppo PD al Senato Anna Finocchiaro e Felice Casson, a presentare un ddl «per tagliare gli eletti da 945 a 600».
Il 28 giugno 2024 diventa presidente della neonata fondazione Giorgio Napolitano. Ad oggi è editorialista per il Corriere della Sera e collaboratore occasionale della Gazzetta dello Sport, dove nei suoi articoli tratta principalmente argomenti politici e calcistici[senza fonte]. A quanto riporta il Corriere dell'Umbria percepisce un vitalizio di oltre 9.000 euro dal 2004.
Nel 2007 invece scrisse il soggetto di un corto per il programma ScreenSaver di Rai Tre che venne sviluppato con i ragazzi della sua ex-scuola media. Nello stesso periodo organizzò un ciclo di incontri sul tema "Che cos'è la politica".
Appassionato di pallacanestro e tifoso della Virtus Roma, il 7 novembre 2006 viene nominato presidente onorario della Lega Basket. Ha inoltre appoggiato la costruzione di diversi nuovi impianti sportivi e la candidatura di Roma per i Giochi olimpici estivi del 2020 (inizialmente prevista per il 2016, poi posticipata). Sempre nel 2006 si è fatto promotore di CINEMA. Festa Internazionale di Roma, festival cinematografico della capitale la cui prima edizione si è tenuta a ottobre dello stesso anno. Per quel che concerne il calcio, non ha mai nascosto la sua simpatia per la Juventus.
Nel 2009 ha ricevuto il Premio America della Fondazione Italia USA, mentre nel 2016 vince il Premio letterario La Tore Isola d'Elba, vinto tra gli altri da Camilleri, Faletti, Vitali e Daverio .Nel 2013 è commentatore di trasmissioni cinematografiche sul canale Iris di Mediaset.
A marzo 2014 debutta come regista con Quando c'era Berlinguer, film documentario ispirato alla vita del segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer. Per questo docufilm gli è stato assegnato il Premio penisola sorrentina Arturo Esposito 2014[senza fonte]. Nel 2015 torna come regista del film I bambini sanno. Nel 2020 torna alla regia con il film documentario Fabrizio De André e PFM - Il concerto ritrovato.
È co-presidente del Summit Mondiale dei Nobel per la pace, oltre a scrivere su Sette, nel 2021 è stato opinionista dell’Europeo per La Gazzetta dello Sport.
Nel 2026 va in onda su Rai Buonvino - Misteri a Villa Borghese, serie tratta dal suo libro Assassinio a Villa Borghese.
Pur avendo militato per i primi 21 anni della sua carriera politica nel PCI, in più di un'occasione ha affermato pubblicamente di non essersi mai veramente riconosciuto nell'ideologia comunista. Una delle sue dichiarazioni più famose, infatti, recita: «Si poteva stare nel PCI senza essere comunisti. Era possibile, è stato così» (1995). Quattro anni dopo, in un articolo pubblicato sulla La Stampa (1999), dichiarò: «Comunismo e libertà sono stati incompatibili, questa è stata la grande tragedia europea del dopo-Auschwitz». E ancora: «Io ero ragazzo, allora, ma consideravo Breznev un avversario, la sua dittatura un nemico da abbattere».

Secondo il libro di Michele De Lucia Il Baratto, Veltroni, in quanto Responsabile della comunicazioni di massa del PCI e seguendo la linea del partito all'epoca, avrebbe contribuito politicamente a ratificare i decreti Berlusconi di Bettino Craxi (emanati dal suo governo tra il 1984 e il 1985 per legalizzare le trasmissioni nazionali dell'omonimo imprenditore). Questo in cambio, sempre secondo il libro, di Rai 3 al PCI.
Nel 2003, intervistato da Panorama, Veltroni ha dichiarato che, in caso di rielezione a sindaco di Roma nel 2006, avrebbe concluso la sua carriera politica alla fine del mandato nel 2011, cosa ribadita l'8 gennaio 2006, ospite del programma televisivo Che tempo che fa, e ulteriormente il successivo 8 ottobre. Tuttavia, nonostante queste dichiarazioni, non abbandonò la politica al termine del mandato da sindaco nel 2011 (che si concluso nel 2008 con le dimissioni anticipate), ma nel 2013, dopo aver concluso il mandato da deputato, essendo stato nel frattempo rieletto deputato alle politiche del 2008.
A settembre 2007, in un'intervista al programma televisivo Le invasioni barbariche, all'affermazione della conduttrice che a Treviso le strade sono più curate che a Roma, Veltroni rispose: «Sì, ma per niente al mondo scambierei il concetto di integrazione che c'è a Treviso con quello che abbiamo a Roma», provocando reazioni bipartisan tra i politici locali, con il presidente della Provincia di Treviso Leonardo Muraro che invitò Veltroni a scusarsi, mentre alcuni esponenti del Partito Democratico (PD) fecero notare che la frase, pur sbagliata fuori contesto, era riferita alla classe dirigente leghista, in particolare all'allora vicesindaco Giancarlo Gentilini, fautore della tolleranza zero.
Aspetti controversi sono emersi anche in seguito a una puntata di Report, intitolata I re di Roma, avente per oggetto la politica urbanistica di Veltroni nel periodo in cui è stato sindaco della Capitale. La trasmissione riportò numeri e modalità con cui si sarebbe compiuto un vero e proprio "sacco urbanistico" ai danni della città, attraverso l'approvazione del nuovo Piano Regolatore, che aveva permesso ai costruttori di edificare ben 70 milioni di metri cubi di cemento, per un consumo di territorio naturale di almeno 15.000 ettari (una superficie più grande di quella del comune di Napoli).
La scelta di Veltroni e della classe dirigente del PD alle elezioni politiche del 2008 di non allearsi con altri partiti della sinistra venne criticata dalla sinistra stessa, che attribuì la responsabilità della propria scomparsa dal Parlamento e della sconfitta del centro-sinistra al cosiddetto "isolazionismo" di Veltroni. D'altronde, la classe dirigente del PD non era disposta a rischiare una coalizione che non fosse basata su un accordo programmatico di governo. Parole di fuoco contro la sinistra sono state espresse da Eugenio Scalfari, secondo cui l'accusa contro Veltroni sarebbe «ai confini dell'assurdo». Lo stesso Romano Prodi, che a dicembre 2007 aveva lanciato un ultimatum agli esponenti di Rifondazione Comunista Franco Giordano e Paolo Ferrero, una settimana prima delle elezioni, si disse favorevole alla linea politica di Veltroni di "correre da soli". A due giorni dal voto Prodi osservò come i responsabili principali della caduta del suo governo, i partiti della sinistra radicale e l'UDEUR, fossero rimasti spazzati via dalle elezioni e commentò il fatto con le parole «si dorme nel letto che si è preparato».
La linea politica di dialogo con le forze di maggioranza voluta e sostenuta da Veltroni, anche su temi come la giustizia, è stata spesso percepita, all'interno della sinistra e del partito stesso, come troppo debole; particolarmente critico nei suoi confronti fu il movimento dei girotondini, che lo accusò di essere eccessivamente accondiscendente con Berlusconi. A tali critiche si sono associate voci autorevoli della sinistra, come Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais e Umberto Eco.
Per questi motivi, è stato più volte definito da Beppe Grillo «il miglior alleato di Berlusconi». D'altronde, sondaggi riportati dal Corriere della Sera già nel settembre 2007 sembrerebbero confermare che il clima protestatario innescato dal V-Day organizzato dal comico genovese avrebbe danneggiato l'immagine del governo guidato da Romano Prodi e dell'intero centro-sinistra. Secondo il quotidiano milanese, Berlusconi, riferendosi ai sondaggi, avrebbe ripetuto a più riprese ai suoi collaboratori «Grillo ci aiuta», «Grillo ci fa bene». In particolare, un effetto riscontrato nei sondaggi citati sarebbe stato l'aumento significativo dell'astensionismo tra gli elettori del centro-sinistra (Grillo stesso, in più occasioni, ha del resto invitato gli elettori a non recarsi alle urne).
Anche Giulietto Chiesa, che dalle colonne de Il manifesto, aveva esortato la sinistra antagonista a coalizzarsi contro il Partito Democratico e aveva poi fondato all'uopo il partito politico denominato Per il Bene Comune, commentò l'esito delle elezioni evocando la fine della democrazia in Italia e attribuendone la principale responsabilità a Veltroni e ai banchieri italiani che ne avrebbero sostenuto la campagna elettorale.
In un'intervista al programma televisivo Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio, a marzo 2009, a un anno dal voto, Prodi attribuì parte della responsabilità della caduta del suo governo anche alla decisione di Veltroni di sganciarsi dalle ali estreme della coalizione de l'Unione. Secondo Prodi quella decisione causò infatti un'accelerazione della crisi in corso.

Veltroni è stato spesso oggetto della satira del comico Corrado Guzzanti, che lo ha dipinto come un bambinone attaccato ai ricordi dell'infanzia e inadatto a risolvere i problemi della politica, perché più interessato alle conferenze riguardanti l'enologia e, in particolare, la sua passione per il cinema. La prima imitazione risale al 1997 e manifesta un'enfatizzazione dei suoi tipici comportamenti: la pacatezza, il sacro rispetto dell'avversario, la ricerca di un'armonia tra i partiti di centro-destra e centro-sinistra e l'inclinazione a «comporre i contrasti», anche «a prezzo di vedere diminuiti i consensi dell'elettorato».
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 9925621 · ISNI (EN) 0000 0001 1037 790X · SBN CFIV115592 · LCCN (EN) n78017120 · GND (DE) 119404796 · BNF (FR) cb123596929 (data) · J9U (EN, HE) 987007444187705171 · NSK (HR) 981005726792809366 · CONOR.SI (SL) 110636643 |
|---|