| Vidiana frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°38′36.6″N 10°15′50.65″E |
| Altitudine | 337 m s.l.m. |
| Abitanti | 33 |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 43013 |
| Prefisso | 0521 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Cartografia | |
Vidiana è una frazione del comune di Langhirano, in provincia di Parma.
La località dista 3,23 km dal capoluogo.
Vidiana sorge alla quota di 337 m s.l.m., sul versante sinistro della Val Parma.
Il borgo fu fondato in epoca altomedievale; la più antica testimonianza della sua esistenza risale al 3 ottobre 917, quando Vitalliano fu nominato in un atto di enfiteusi.
A presidio della zona fu eretta una fortificazione, nominata il 2 dicembre 942 nella donazione del castello di Palasone ai canonici del Capitolo della Cattedrale di Parma, da parte del conte Suppone, proprietario del maniero di Vidaliana.
A servizio degli abitanti fu edificata una cappella dedicata a san Pietro apostolo, citata per la prima volta il 15 maggio 1060, nel documento in cui fu donata da tal Lamberto al vescovo di Parma Cadalo.
Nel 1297 il maniero di Vidiana fu distrutto e il Comune di Parma ne vietò la riedificazione.
Agli inizi del XV secolo la località dipendeva, insieme a San Michele Tiorre, Casatico, Tordenaso, Arola, Panocchia e Strognano, dal castello di Tiorre, conquistato in quegli anni dai conti Rossi.
Dopo la sconfitta dei Rossi al termine della guerra iniziata nel 1482, Vidiana, insieme ai vicini borghi di San Michele Cavana, Faviano, Mulazzano, Quinzano, Cattabiano, Riano, Strognano e Casatico, fu posta sotto la giurisdizione di un podestà residente a Langhirano, nominato dai consiglieri del Comune di Parma.
Nel XVII secolo il feudo di Casatico e Vidiana fu assegnato ai conti Cantelli del ramo di Sant'Uldarico, che si estinse nel 1736 con la morte dell'ultimo erede Marcello.
Agli inizi del XIX secolo la località divenne frazione del neocostituito comune (o mairie) di Langhirano.
Nel 1914 si sviluppò intorno al centro abitato un ampio fronte franoso, che nel 1929 subì un brusco peggioramento a causa delle intense piogge. Nel 1951 le avverse condizioni climatiche riattivarono la frana, che lesionò numerose costruzioni; tra il 1954 e il 1955 si verificarono nuovi smottamenti, che danneggiarono altri edifici, tra cui la chiesa di San Pietro; per contrastare il fenomeno, furono realizzati interventi di drenaggio e canalizzazione delle acque, ma nel 1957 e nel 1959 la frana si riattivò, provocando in entrambe le occasioni altri gravi danni alle strutture. Nel 1960 le copiose precipitazioni amplificarono i movimenti del terreno, che causarono il crollo dell'antico luogo di culto e di una casa, oltre a profonde lesioni nelle altre abitazioni; furono quindi avviati degli importanti interventi di consolidamento del versante. Nel 1964 si sviluppò un nuovo fronte franoso, che danneggiò la rete dell'acquedotto.
Menzionata per la prima volta nel 1060, la cappella, dipendente alla fine del XIII secolo dalla pieve di Arola, fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; ristrutturata e decorata nei secoli successivi a più riprese, nel 1954 fu lesionata dalla frana che colpì il centro abitato; danneggiata dai movimenti del terreno degli anni seguenti, crollò definitivamente durante lo smottamento del marzo 1960 e non fu più ricostruita.
Menzionato per la prima volta nel 942 in una donazione da parte del conte Suppone, suo proprietario, il castello non fu più nominato nelle cronache fino al 1297, quando fu distrutto e il Comune di Parma ne vietò la ricostruzione; in seguito se ne perse ogni traccia.