
Virgilio Mirto, meglio conosciuto come Padre Mirto (Guasila, 7 maggio 1910 – Tortolì, 15 luglio 1947) è stato un presbitero italiano. Appartenente alla congregazione degli Oblati di San Giuseppe, conosciuti anche come Giuseppini d'Asti, si dedicò alla formazione religiosa dei giovani e alla promozione delle vocazioni missionarie in Sardegna. Nel 1946 fondò a Tortolì l'Istituto Missionario Sardo per le Missioni Estere. Morì nel luglio 1947 durante il salvataggio di alcuni allievi in difficoltà nel mare di Orrì.
Nacque a Guasila, in Sardegna, il 7 maggio 1910. Durante la giovinezza si avvicinò alla vita religiosa grazie anche all'influenza del parroco Pietro Manis, che ne incoraggiò la vocazione sacerdotale.
Il 5 ottobre 1930 entrò nel seminario della congregazione degli Oblati di San Giuseppe ad Asti. Completò il percorso di formazione ecclesiastica e ricevette l'ordinazione presbiterale il 29 giugno 1940.
Negli anni successivi svolse attività pastorali e di accompagnamento spirituale, dedicandosi in particolare alla formazione dei giovani interessati alla vita sacerdotale e missionaria.
Nel secondo dopoguerra Mirto promosse la creazione di un istituto per la formazione dei giovani sardi intenzionati a intraprendere la vita missionaria. Il progetto si concretizzò nel 1946 a Tortolì, nell'allora diocesi di Ogliastra, con il sostegno del vescovo Lorenzo Basoli, che mise a disposizione i locali dell'ex seminario diocesano.
Il 24 novembre 1946 venne ufficialmente aperto l'Istituto Missionario Sardo per le Missioni Estere, destinato ad accogliere giovani aspiranti missionari provenienti da diverse località della Sardegna. L'istituto avviò la propria attività educativa nell'anno scolastico 1946-1947.
Fra gli allievi dell'istituto figurava Luigi Caria, originario anch'egli di Guasila, che in seguito entrò nella congregazione dei Missionari Saveriani e svolse attività missionaria in Sierra Leone. Caria ricordò l'esperienza formativa a Tortolì come l'inizio del proprio percorso religioso e missionario.
Il 15 luglio 1947 Mirto accompagnò alcuni allievi dell'istituto sulla spiaggia di Orrì, nel territorio di Tortolì. Durante la permanenza al mare, alcuni ragazzi si trovarono in difficoltà a causa delle correnti e del moto ondoso.
Mirto e il suo collaboratore Serafino Burranca entrarono in acqua per soccorrerli. L'intervento consentì di trarre in salvo i giovani, ma entrambi i soccorritori persero la vita durante le operazioni di salvataggio.
I corpi furono successivamente recuperati nei pressi della spiaggia. L'episodio ebbe una significativa risonanza nelle comunità locali e rimase legato alla memoria dell'attività educativa e missionaria svolta dal sacerdote.
Dopo la morte di Mirto, il progetto formativo dell'Istituto Missionario Sardo fu proseguito dai Missionari Saveriani, che accolsero gli allievi precedentemente affidati al sacerdote.
In particolare, il missionario saveriano Giovanni Picci contribuì alla continuità dell'iniziativa, che divenne parte del primo insediamento della congregazione in Sardegna. Il 1º settembre 1947 fu aperta a Tortolì la prima casa apostolica saveriana dell'isola.
Negli anni successivi l'attività formativa proseguì in altre sedi. Il 10 luglio 1950 gli allievi furono trasferiti a Macomer, dove continuò il percorso educativo e missionario avviato a Tortolì.
Nel luogo della morte, presso la spiaggia di Orrì, è stato collocato un cippo commemorativo dedicato a Virgilio Mirto e a Serafino Burranca, in ricordo del loro intervento per il salvataggio degli allievi nel luglio 1947.
La figura di Mirto è stata ricordata in diverse commemorazioni promosse dalle comunità religiose e dai Missionari Saveriani. Nel 1997, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte, si svolsero a Tortolì iniziative commemorative legate anche alla storia della presenza saveriana in Sardegna.
Nel 2005 il vescovo Antioco Piseddu pubblicò una biografia dedicata al sacerdote, intitolata Padre Virgilio Mirto. Sacerdote, educatore, missionario, vittima, edita da Zonza Editori nella collana Biblioteca ogliastrina.
Il 15 maggio 2010, in occasione delle commemorazioni per il centenario della nascita, i resti mortali del sacerdote furono trasferiti dal cimitero al santuario della Beata Vergine Assunta di Guasila.