
La Zeza (pronuncia /ˈtsɛːtsə/)[senza fonte] è una scenetta carnevalesca, cantata al suono del trombone e della grancassa. Vide probabilmente la luce nella seconda metà del Seicento.
Zeza (oggi anche appellativo napoletano per indicare una donna "civettuola") era originariamente un nome proprio: il diminutivo di Lucrezia (moglie di Pulcinella nella commedia dell'arte). Questo tipo di spettacolo nacque dunque nell'ambito delle rappresentazioni legate a questo personaggio come si può evincere dai disegni di Callot.
Da Napoli si diffuse presto nelle campagne adiacenti, con caratteri sempre più diversificati nelle altre regioni del Regno. Almeno fino alla metà dell'Ottocento la Zeza veniva rappresentata nei cortili dei palazzi, nelle strade, nelle osterie e nelle piazze. Le parti femminili erano interpretate da soli uomini perché le donne non potevano essere esposte alla pubblica rappresentazione (tradizione che si conserva ancora oggi). La sua sparizione dalle piazze e dalle strade di Napoli, dove aveva preso vita, era stata determinata dai divieti ufficiali emanati nella seconda metà dell'Ottocento, infatti essa era stata proibita dalla polizia “per le mordaci allusioni e per i detti troppo licenziosi ed osceni”. A causa di questi divieti, la canzone di Zeza si spostò più nell'entroterra, dove è sopravvissuta fino ad oggi.
Questo spettacolo è ancora presente in alcune province irpine, e può essere considerata un pezzo di teatro popolare prettamente campano. Note sono quelle rappresentate dalla frazione di Bellizzi Irpino e dai comuni di Cervinara, Mercogliano, Capriglia Irpina, Monteforte Irpino, Volturara Irpina, Montoro, Solofra e Montemiletto, nonché di San Leucio del Sannio, paesino in provincia di Benevento.
Nel comune operaio di Pomigliano d'Arco, in provincia di Napoli, la versione locale de La Canzone di Zeza è rappresentata ogni anno, nel periodo di Carnevale, dall'Associazione 'A Sunagliera, fondata da Giovanni Sgammato (storico fondatore del gruppo 'e Zezi) e, dal 2019, anno della sua morte, dai suoi allievi (dai sei anni fino agli ottanta anni). Proprio a Pomigliano, grazie al contributo e al lavoro della 'A Sunagliera, La Canzone di Zeza, insieme agli Antichi Mestieri e ai Dodici Mesi, è stata riconosciuta come Patrimonio Immateriale della Regione Campania, secondo le normative Unesco (dicembre 2025). La storia, le tradizioni popolari e i racconti legati alla Canzone di Zeza sono riportati nel libro "Pomigliano d'Arco: cinquecento anno di tradizioni popolari" di Marco Melito.
Lo spettacolo è tuttora rappresentato tra le vie e le piazzette nel comune di Pomarico in provincia di Matera, ed è stato dichiarato Patrimonio Intangibile della Basilicata. La tradizione è oggi portata avanti dalla Proloco, che, oltre agli spettacoli estivi e carnevaleschi, ogni anno realizza un video tra i vicoli del vecchio borgo dove si possono anche vedere gli antichi mestieri.
Zeza reso famoso anche dalla frazione S.Carlo di Sessa Aurunca, che nel 1978 in una puntata della Rai "Le indie di quaggiù" fu presentata al pubblico della televisione. (https://www.youtube.com/watch?v=rJ_DAfDw6KE)
I ragazzi di S.Carlo ancora oggi mettono in scena questa rappresentazione.
A Crotone, fino a qualche tempo fa, durante il Carnevale, si preparava un pupazzo di paglia, ’u Nannu, che a fine Carnevale si portava in processione. Dietro il Nannu, c’era un personaggio, travestito da vecchia, la zza’ Zeza, che piangeva ’u Nannu