Compagnia del Paiuolo

Porträt des Giovanfrancesco Rustici, Illustration zu Giorgio Vasaris Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, Holzschnitt, 1568

Die Compagnia del Paiuolo bzw. Paiolo (italienisch für Gesellschaft des Kochtopfs oder Kessels) war eine gesellige Vereinigung von Künstlern und anderen Personen im Florenz des frühen 16. Jahrhunderts. Sie verband gemeinschaftliche Gastmähler mit aufwendig inszenierten kulinarischen und künstlerischen Darbietungen. Die wichtigste zeitgenössische Quelle ist Giorgio Vasaris Vita des Bildhauers Giovanfrancesco Rustici in den Vite (Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori).

Geschichte

Die Compagnia del Paiuolo versammelte sich nach der Darstellung Giorgio Vasaris in den Räumen des Bildhauers Giovanfrancesco Rustici in der Sapienza. Die Gesellschaft durfte höchstens zwölf Mitglieder umfassen. Vasari nennt neben Rustici Andrea del Sarto, Francesco d’Agnolo (genannt Spillo), Domenico Puligo, Cristofano Robetta (il Robetta), Aristotile da Sangallo, Francesco di Pellegrino, Niccolò Boni, Domenico Baccelli, Solosmeo, Lorenzo Naldini (genannt Guazzetto) sowie Ruberto di Filippo Lippi. Jedes Mitglied durfte zu den gemeinsamen Gastmählern bis zu vier weitere Personen mitbringen. Vasari beschreibt die Regeln der gemeinsamen Gastmähler ausführlich. Jeder Teilnehmer hatte eine Speise mitzubringen, die mit einer möglichst originellen Erfindung gestaltet war. Bei der Ankunft wurde die Speise dem jeweiligen Gastgeber übergeben, der sie einem anderen Teilnehmer zuteilte. Auf diese Weise erhielt jeder eine andere als die selbst mitgebrachte Speise. Wer bei der Gestaltung seiner Speise dieselbe Kreation wie ein anderer Teilnehmer verwendet hatte, wurde mit einer Strafe belegt.

Besonders ausführlich schildert Vasari ein von Rustici veranstaltetes Gastmahl. Dabei diente ein riesiger paiuolo (Kessel), der aus einem tino (Bottich) gefertigt und mit Tüchern und Malereien ausgestaltet war, als Tisch. Die Teilnehmer saßen innerhalb des Kessels, sodass es schien, als befänden sie sich im Kochwasser. Aus der Mitte erhob sich ein mit zahlreichen Ästen versehener Baum, der die Speisen aufeinanderfolgender Gänge präsentierte. Unterhalb befanden sich Musiker, während Diener ringsum den Wein ausschenkten. Der Griff des Kessels bildete nach Vasaris Beschreibung zugleich eine besondere Beleuchtung in der Mitte, durch die sich die Teilnehmer gegenseitig sehen konnten.

Die Speisen waren selbst als kunstvolle und humorvolle Figuren oder Architekturen gestaltet. Rustici präsentierte eine Pastete in Form eines Kessels, in den Odysseus seinen Vater zur Verjüngung eintaucht. Andrea del Sarto gestaltete einen achteckigen Tempel, dessen Bauteile aus verschiedenen Speisen bestanden. Spillo stellte einen Schmied aus einer großen Gans dar, Domenico Puligo eine Magd aus einem gebratenen Spanferkel und Cristofano Robetta einen Amboss aus einem Kalbskopf.

Ein genaues Gründungsjahr der Compagnia del Paiuolo ist nicht überliefert. Das von Vasari genannte Jahr 1512 bezieht sich vielmehr auf die Entstehung der Compagnia della Cazzuola, einer ähnlichen Florentiner Geselligkeitsgesellschaft, der ebenfalls Rustici angehörte. Vasari stellt beide Vereinigungen ausdrücklich nebeneinander. Die neuere Forschung untersucht die beiden Gesellschaften insbesondere im Zusammenhang mit Rusticis künstlerischem und gesellschaftlichem Umfeld.

Vasari, Vite

“Si ragunava nelle sue stanze della Sapienza una brigata di galantuomini, che si chiamavano la Compagnia del Paiuolo, e non potevano essere più che dodici: e questi erano esso Giovanfrancesco, Andrea del Sarto, Spillo pittore, Domenico Puligo, il Robetta orafo, Aristotile da San Gallo, Francesco di Pellegrino, Niccolò Boni, Domenico Baccelli, che sonava e cantava ottimamente, il Solosmeo scultore, Lorenzo detto Guazzetto e Ruberto di Filippo Lippi pittore, il quale era loro proveditore. Ciascuno de’ quali dodici a certe loro cene e passatempi poteva menare quattro e non più. E l’ordine delle cene era questo (il che racconto volentieri perché è quasi del tutto dismesso l’uso di queste Compagnie) che ciascuno si portasse alcuna cosa da cena, fatta con qualche bella invenzione, la quale, giunto al luogo, presentava al signore, che sempre era un di loro, il quale la dava a chi più gli piaceva, scambiando la cena d’uno con quella dell’altro. Quando erano poi a tavola, presentandosi l’un l’altro, ciascuno avea d’ogni cosa, e chi si fusse riscontrato nell’invenzione della sua cena con un altro, e fatto una cosa medesima, era condennato. Una sera dunque che Giovanfrancesco diede da cena a questa sua Compagnia del Paiuolo, ordinò che servisse per tavola un grandissimo paiuolo fatto d’un tino, dentro al quale stavano tutti, e parea che fussino nell’acqua della caldaia: di mezzo alla quale venivono le vivande intorno intorno, et il manico del paiuolo, che era alla volta, faceva bellissima lumiera nel mezzo, onde si vedevano tutti in viso guardando intorno. Quando furono adunque posti a tavola dentro al paiuolo benissimo accomodato, uscì del mezzo un albero con molti rami, che mettevono innanzi la cena, cioè le vivande a due per piatto; e ciò fatto, tornando a basso, dove erano persone che sonavano, di lì a poco risurgeva di sopra e porgeva le seconde vivande e dopo le terze e così di mano in mano, mentre attorno erano serventi che mescevano preziosissimi vini. La quale invenzione del paiuolo, che con tele e pitture era accomodato benissimo, fu molto lodata da quegl’uomini della Compagnia. In questa tornata il presente del Rustico fu una caldaia fatta di pasticcio, dentro alla quale Ulisse tuffava il padre per farlo ringiovanire, le quali due figure erano capponi lessi che avevano forma d’uomini, sì bene erano acconci le membra et il tutto con diverse cose tutte buone a mangiare; Andrea del Sarto presentò un tempio a otto faccie, simile a quello di San Giovanni, ma posto sopra colonne; il pavimento era un grandissimo piatto di gelatina con spartimenti di varii colori di musaico; le colonne, che parevano di porfido, erano grandi e grossi salsicciotti, le base et i capitegli erano di cacio parmigiano, i cornicioni di paste di zuccheri e la tribuna era di quarti di marzapane, nel mezzo era posto un leggio da coro fatto di vitella fredda con un libro di lasagne che aveva le lettere e le note da cantare di granella di pepe e quelli che cantavano al leggio erano tordi cotti col becco aperto e ritti con certe camiciuole a uso di cotte, fatte di rete di porco sottile, e dietro a questi per contrabasso erano due pippioni grossi, con sei ortolani che facevano il sovrano; Spillo presentò per la sua cena un magnano, il quale avea fatto d’una grande oca, o altro uccello simile, con tutti gl’instrumenti da potere racconciare, bisognando, il paiuolo; Domenico Puligo d’una porchetta cotta fece una fante con la rocca da filare allato, la quale guardava una covata di pulcini et aveva a servire per rigovernare il paiuolo; il Robetta per conservare il paiuolo fece d’una testa di vitella, con acconcime d’altri untumi, un’incudine, che fu molto bello e buono, come anche furono gl’altri presenti, per non dire di tutti a uno a uno di quella cena e di molte altre che ne feciono.”

– Giorgio Vasari: Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori. Hrsg. von Gaetano Milanesi, Bd. 6, Florenz 1881
„In ihren Räumen in der Sapienza versammelte sich eine Gruppe von Ehrenmännern, die sich ‚Compagnia del Paiuolo‘ nannten und aus nicht mehr als zwölf Personen bestand: Dazu gehörten Giovanfrancesco selbst, Andrea del Sarto, der Maler Spillo, Domenico Puligo, der Goldschmied Robetta, Aristotile da San Gallo, Francesco di Pellegrino, Niccolò Boni, Domenico Baccelli, der hervorragend spielte und sang, der Bildhauer Solosmeo, Lorenzo, genannt Guazzetto, und Ruberto di Filippo Lippi, der Maler, der ihr Verwalter war. Jeder dieser zwölf durfte zu ihren gemeinsamen Abendessen und Vergnügungen vier Personen mitbringen, nicht mehr. Und die Reihenfolge der Abendessen war folgende (was ich gerne erzähle, da der Brauch dieser Gesellschaften fast gänzlich aufgegeben wurde): Jeder brachte etwas zum Abendessen mit, das mit einer schönen Idee zubereitet war; am Treffpunkt angekommen, überreichte er es dem Gastgeber, der immer einer von ihnen war; dieser gab es an denjenigen weiter, der ihm am besten gefiel, wobei das Abendessen des einen gegen das des anderen getauscht wurde. Wenn sie dann am Tisch saßen und sich gegenseitig vorstellten, hatte jeder von allem etwas, und wer bei der Zubereitung seines Abendessens auf die gleiche Idee wie ein anderer gekommen war und dasselbe Gericht zubereitet hatte, wurde verurteilt. Eines Abends also, als Giovanfrancesco seiner ‚Compagnia del Paiuolo‘ ein Abendessen gab, ordnete er an, dass ein riesiger Topf, der aus einem Bottich gefertigt war, auf den Tisch gestellt werde, in den alle passten, und es schien, als befänden sie sich im Wasser des Kessels, in dessen Mitte die Speisen rundherum gereicht wurden, und der Henkel des Topfes, der sich an der Decke befand, warf in der Mitte ein wunderschönes Licht, sodass sich alle ins Gesicht sehen konnten, während sie sich umschauten. Als sie also im Topf, der sehr gut hergerichtet war, am Tisch Platz genommen hatten, ragte aus der Mitte ein Baum mit vielen Ästen empor, der das Abendessen, nämlich die Speisen zu je zwei pro Teller, herbrachte; und nachdem dies geschehen war, kehrte er nach unten zurück, wo Menschen spielten, und kurz darauf erhob er sich wieder nach oben und reichte die zweiten Speisen, dann die dritten und so weiter, während ringsum Diener standen, die kostbarste Weine ausschenkten. Diese Erfindung des Topfes, der mit Stoffen und Malereien sehr schön verziert war, wurde von den Männern der Gesellschaft sehr gelobt. Bei diesem Festmahl war das Geschenk des Rustico ein Kessel voller Pastete, in den Odysseus seinen Vater tauchte, um ihn zu verjüngen; bei diesen beiden Figuren handelte es sich um gekochte Kapaune, die die Gestalt von Menschen hatten, so gut waren die Gliedmaßen gestaltet, und das Ganze war mit verschiedenen, allesamt essbaren Zutaten verziert; Andrea del Sarto präsentierte einen achtseitigen Tempel, ähnlich dem von San Giovanni, jedoch auf Säulen ruhen; der Boden bestand aus einer riesigen Gelatineplatte mit Unterteilungen aus Mosaik in verschiedenen Farben; die Säulen, die wie Porphyr aussahen, waren große, dicke Würstchen, die Sockel und Kapitelle bestanden aus Parmesankäse, die Gesimse bestanden aus Zuckerpaste und die Tribüne aus Marzipanstücken; in der Mitte stand ein Chorpult aus kaltem Kalbfleisch mit einem Buch aus Lasagne, dessen Buchstaben und Noten aus Pfefferkörnern bestanden, und diejenigen, die am Pult sangen, waren gebackene Drosseln mit offenem Schnabel, die aufrecht standen und kleine Hemdchen trugen, die wie Messgewänder aussahen und aus feinem Schweinehautgeflecht gefertigt waren, und hinter ihnen spielten als Kontrabass zwei große Truten, während sechs Gärtner die Rolle des Herrschers übernahmen; Spillo servierte zu seinem Abendessen einen „Magnano“, den er aus einer großen Gans oder einem ähnlichen Vogel zubereitet hatte, zusammen mit allen Utensilien, um den Topf bei Bedarf wieder in Ordnung zu bringen; Domenico Puligo fertigte aus einem gebratenen Spanferkel eine Figur an, neben der ein Spinnrad stand; diese bewachte ein Gelege von Küken und sollte dazu dienen, den Topf zu reinigen; Robetta fertigte zur Aufbewahrung des Topfes aus einem Kalbskopf, vermischt mit anderen Fettarten, einen Amboss an, der sehr schön und gut war, ebenso wie die anderen Anwesenden, ganz zu schweigen von jedem Einzelnen bei jenem Abendessen und bei vielen anderen, die sie veranstalteten.“

Bedeutung

Die Compagnia del Paiuolo stellt ein bemerkenswertes Beispiel für die Verbindung von bildender Kunst, Festkultur und kulinarischer Inszenierung im Florenz des frühen 16. Jahrhunderts dar. Die von den Mitgliedern gestalteten Speisen verbanden kulinarische Zubereitung mit figürlichen, architektonischen und illusionistischen Formen. Behauptungen, Leonardo da Vinci, Michelangelo oder Sandro Botticelli hätten zu den Mitgliedern oder Gründern der Compagnia del Paiuolo gehört, sind durch Vasaris Mitgliederliste nicht belegt. Botticelli starb zudem bereits 1510. Auch wenn Rustici mit Leonardo und später mit Michelangelos Umfeld verbunden war, ist daraus keine Mitgliedschaft dieser Künstler in der Compagnia del Paiuolo abzuleiten.

Literatur

Einzelnachweise

  1. ↑ Porträt Giovan Francesco Rustici (Vasari, Vite) – Die »Teutsche Academie« auf Sandrart.net. Abgerufen am 31. August 2026.
  2. 1 2 3 4 Giorgio Vasari: Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori. Hrsg.: Gaetano Milanesi. , Bd. 6, Florenz 1881, S. 599–627, hier besonders S. 608–612. Auflage. Band 6. Florenz 1881, S. 608–612.
  3. 1 2 Tommaso Mozzati: Giovanfrancesco Rustici. Le Compagnie del Paiuolo e della Cazzuola. Arte, letteratura, festa nell’età della Maniera. Hrsg.: Leo S. Olschki. Florenz 2008.