
Le 613 mitzvòt (in ebraico תרי"ג מצוות?, taryag mitzvot; la forma singolare del termine è מצוה, mitzvàh), o 613 precetti, sono il fulcro dell'ebraismo che è fondamentalmente uno stile di vita regolato da precetti che l'ebreo ortodosso deve seguire per adempiere al suo ruolo nel mondo.
Il Talmud (trattato Makkoth 23b) stabilisce che la Tōrāh contiene 613 Mitzvot delle quali 248 sono מצות עשה (mitzvot aseh, comandamenti positivi, obblighi) e 365 sono מצות לא תעשה (mitzvot lo taaseh, comandamenti negativi, divieti): i precetti positivi obbligano a compiere una determinata azione (come ad esempio l'obbligo della circoncisione maschile); quelli negativi vietano di fare una determinata azione (come ad esempio il divieto di indossare capi composti da lana e lino insieme). Il numero di questi precetti è sicuramente carico di significati simbolici: come ci insegna la tradizione rabbinica 248 era considerato infatti il numero delle ossa del corpo umano e 365 sono notoriamente i giorni dell'anno (inoltre i legamenti che collegano tra loro le ossa); attraverso questi numeri la Tōrāh quindi vuol dire che con le nostre 248 singole ossa dobbiamo compiere le 248 azioni prescritte e che ogni giorno dell'anno dobbiamo impegnarci a non violare i 365 precetti negativi.
Nella pratica però non tutti questi precetti sono attuabili e non tutti da tutti: alcuni necessitano dell'esistenza del Tempio di Gerusalemme, che secondo la tradizione rabbinica potrà essere ricostruito solo quando giungerà il Messia e radunerà tutte le 10 tribù disperse del popolo d'Israele, altri sono limitati ai soli uomini, altri alle donne, altri sono rivolti solo ai kohanim (i membri della famiglia sacerdotale, coloro che cioè vantano di discendere da Aronne, il fratello di Mosè).
I 613 comandamenti biblici non costituiscono il codice ufficiale dell'Halakhah attuale, sebbene siano alle volte citati.
Sia il Talmud (trattato Makkoth 23b) sia un Midrash calcolano che il valore numerico (Ghematriah) della parola Torah è 611. La Torah stessa stabilisce che Mosè, ricevuta da Dio, trasmise la Torah al popolo ebraico: Una legge ci ha ordinato Mosè; un'eredità è l'assemblea di Giacobbe (Deuteronomio 33,4). Ci sono poi due comandamenti che Dio rivela direttamente al popolo ebraico: i primi due dei Dieci comandamenti posti in prima persona. La somma di 611 + 2 fornisce 613. Tuttavia, il calcolo del numero esatto dei precetti è stato calcolato anche in modi diversi. Il numero di 613 si è imposto in forza della grande autorità di Maimonide, ed è ancora oggi accettato nella grande maggioranza delle scuole rabbiniche del mondo, ma non è vicolante, e c'è ancora chi propone numeri diversi.
In diverse opere di svariati filosofi ebrei e mistici, come il Baal ha-Turim, il Maharal di Praga e i leader del giudaismo chassidico, vi sono sia allusioni sia calcoli relativi al numero dei comandamenti.
Gli tzitzit ("frange annodate") del tallit ("scialle [di preghiera]") sono connessi con i 613 comandamenti per interpretazione: il rinomato commentatore della Tōrāh Rashi basa il numero dei nodi su una ghematria: la parola tzitzit (in ebraico ציצת? (biblico) e ציצית nell'ortografia mishnaica) ha il valore di 600. Ogni tassello ha otto fili (quando piegati in due) e una serie di cinque nodi, per un totale di 13. La somma di tutti i numeri è 613. Ciò riflette il concetto secondo cui indossando un indumento con tzitzit si ricordano a chi lo indossa tutti i comandamenti della Torah.
In ghematria, in ebraico תרי"ג מצוות? Mitzvos o Mitzvot è traslitterato con Taryag mitzvot. TaRYaG è la ghematria del numero "613".

Nella pratica non esiste una lista definitiva e inequivocabile dei 613 precetti. Il numero delle mitzvot è certo poiché è esplicitamente detto nella Torah ma la loro identificazione è sempre stata oggetto di discussione tra i maggiori "commentatori halakhici".
L'elenco halakchico più accreditato è quello del Rambam (Mosè Maimonide) nel "Sèfer ha-Mitzvòt" ma ve ne sono altri e in alcuni punti essi sono divergenti. Per portare un esempio il Rambam ci elenca come 173° mitzvà positiva l'obbligo di nominare un Re a capo del popolo d'Israele (una volta radunate le dodici tribù di Israele) però altri commentatori dicono che non si tratta di una mitzvà ma soltanto di una possibilità accordata a Israele. Si comprende dunque l'importanza della soluzione in un verso o nell'altro ma secondo la Tradizione Rabbinica le questioni halakhiche dubbie verranno risolte dal Messia Re e legislatore, maestro di Torah.
Le difficoltà provengono dal fatto che a volte la Torah presenta le leggi collegate tutte insieme perciò è difficile sapere a quale precetto è collegata la singola legge, quale legge presenta casi diversi o se si tratta di leggi diverse. Altre volte il comandamento della Torah è riferito a una particolare azione in un determinato tempo e non è considerabile come un precetto.
Nella Letteratura rabbinica vi sono diversi commentari che hanno lo scopo di determinare quali comandamenti appartengono a questa enumerazione tra cui i più importanti sono:
Il più importante tra i lavori descritti in precedenza è Sefer haMitzvot di Mosè Maimonide (Rambam). Maimonide ha lavorato molto per controllare esattamente quale dei comandamenti scritti nella Torah può essere considerato fissato rispetto ai comandi che Dio ha dato in vari punti della Torah ma che si riferiscono ad azioni particolari compiute una sola volta; per determinare l'inclusione nella lista utilizza un insieme di 14 regole (shorashim) .
Per Maimonide le regole per includere o escludere nei 613 precetti la parola della Torah, sono 14:
Nachmanide ha fatto alcune considerazioni e ha sostituito alcuni dei punti della lista con altri.
I 613 comandamenti e la loro sorgente nella Torah secondo l'enumerazione di Maimonide: 248 mitzvot aseh positive (P) e 365 mitzvot lo ta'aseh negative (N), in buona parte ancora oggi valide (V). Lo stesso Maimonide segnalava che, tra i positivi, 60 precetti sono necessariamente obbligatori (O), di cui 46 anche per le donne (D).
Lista
Le note esplicative per ciascun precetto sono qui estratte e sintetizzate dai rispettivi commentari di Maimonide e di Rabbi Aharon ben Joseph HaLevi, secondo la trattazione int. al. di Rabbi Joseph Telushkin.
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