Allevamento intensivo

Allevamento intensivo di polli da carne negli Stati Uniti d'America

L'allevamento intensivo è un sistema di allevamento animale volto a massimizzare la produzione riducendo al minimo lo spazio necessario e il consumo di risorse . Come ogni forma di allevamento, prevede la custodia, la crescita e la riproduzione degli animali, ma può essere svolta in ambienti confinati, anche in assenza di terreno sufficiente a garantire una produzione vegetale che soddisfi il potenziale fabbisogno alimentare dei capi allevati, lo smaltimento delle loro deiezioni e la percentuale tra superficie coperta e scoperta che contraddistingue gli insediamenti agricoli.

I sostenitori di questa forma di allevamento sostengono che essendo esercitata in un ambiente circoscritto garantisca la protezione degli animali dall'esposizione alle intemperie e ai predatori, una adeguata disponibilità di alimenti e acqua in termini quantitativi e qualitativi, nonché un maggiore controllo dell'animale stesso, che si traduce nella maggior possibilità di cura dalle eventuali malattie e soprattutto nell'applicazione di un regime alimentare di alto valore nutritivo adatto a ottenere il massimo rendimento produttivo, riducendo fortemente gli sprechi e quindi l'impatto ambientale.

I detrattori, invece, definiscono l'allevamento intensivo una forma di allevamento “industriale”, lo considerano non rispettoso del benessere degli animali, nonché fonte di un enorme impatto ambientale, di un pericolo per l'igiene e la salute, nonché per l'economia soprattutto dei Paesi del Terzo Mondo, fino a sostenere che contribuisca in maniera rilevante al problema della fame nel mondo. La maggior parte della carne, dei prodotti caseari e delle uova che si acquistano nei supermercati viene prodotta in questo modo.

Speculare all'allevamento intensivo con alti numeri di animali in spazi ristretti, vi è l'allevamento estensivo praticato su ampie superfici di solito pascoli.

Storia

L'allevamento intensivo è uno sviluppo relativamente recente, nato negli Stati Uniti. La scala degli allevamenti è cresciuta rapidamente nei primi decenni del Novecento per far fronte alla domanda in continua espansione, conseguenza delle innovazioni tecnologiche nel campo della refrigerazione e dei trasporti. La situazione dei macelli industriali è stata descritta nel romanzo "La giungla" (1906) di Upton Sinclair. La macellazione meccanizzata degli animali è iniziata negli anni '30.

La Rivoluzione Verde della metà del Novecento, che portò a un notevole aumento della produzione di cereali, fu seguita dall'ascesa dell'allevamento intensivo. Molti attribuiscono questa crescita a Earl Butz, segretario dell'agricoltura del presidente Richard Nixon negli anni Settanta. Esortando gli agricoltori a "crescere o andarsene", Butz sostenne un approccio di libero mercato all'agricoltura, con le eccedenze vendute all'estero. Pur affermando di difendere i valori rurali tipici delle aziende agricole a conduzione familiare, favoriva aziende agricole più grandi e l'uso di pesticidi e fertilizzanti sintetici. L'allevamento intensivo divenne sempre più scientifico ed efficiente e, nei decenni successivi, gli allevamenti industriali di proprietà di grandi aziende sostituirono molte tradizionali aziende a conduzione familiare.

L'allevamento intensivo è una pratica che si è diffusa in Italia soprattutto a partire dal secondo dopoguerra allo scopo di soddisfare la crescente richiesta di prodotti di origine animale (in particolare carne, uova e latticini) abbattendone nel contempo i costi, in modo da rendere questa categoria di prodotti adatta al consumo di massa. Se la riduzione dei costi unitari e la possibilità di produrre su scala industriale erano inizialmente gli unici fattori a influire sulle modalità e le tecniche impiegate nell'allevamento intensivo, in seguito queste sono state sottoposte a un continuo processo di revisione in funzione di considerazioni come la tutela degli animali, l'igiene e la qualità dei prodotti, l'impatto ambientale e via dicendo. Di conseguenza, le caratteristiche dell'allevamento intensivo sono cambiate nell'arco del XX secolo, e possono presentare differenze anche notevoli fra diversi paesi.

Caratteristiche

Alcuni elementi comuni alla maggior parte degli allevamenti intensivi sono i seguenti:

A causa della configurazione compatta degli alloggi per gli animali, con l'utilizzo di gabbie o stalle per ospitare migliaia di animali, gli allevamenti intensivi sono spesso chiamati "fabbriche di animali", termine quest'ultimo solitamente utilizzato dai critici che si preoccupano del benessere animale.

Negli Stati Uniti, il 99% degli animali destinati alla produzione alimentare e circa il 70% di quelli nel Regno Unito vengono allevati con metodi di allevamento intensivo. Nel XXI secolo, numerosi altri Paesi, tra cui Cina, Brasile e India, hanno adottato sempre più questo metodo di allevamento.

L'allevamento intensivo mantiene basso il costo per animale, il che si traduce in maggiori profitti per l'azienda e prezzi più bassi nei negozi per i consumatori. Garantisce anche una fornitura ininterrotta di prodotti per la filiera alimentare, poiché la macellazione o l'allevamento degli animali non dipendono dalla stagionalità.

Tali allevamenti sono caratterizzati dalla presenza di un gran numero di animali di una singola specie, confinati in un capannone, una stalla o un'area di ingrasso all'aperto. La maggior parte degli allevamenti intensivi non si occupa dell'intero ciclo vitale degli animali, dalla nascita alla morte; si specializzano piuttosto in una sola fase della produzione (ad esempio, allevamento di scrofe, incubazione di pulcini, ingrasso di suini per la macellazione, produzione di latte vaccino o ingrasso di bovini da carne).

Gli animali non pascolano né cercano cibo all'aperto e molti non hanno accesso all'esterno mangiano, dormono e defecano nello stesso spazio. Il numero esatto di animali necessari affinché un'azienda agricola possa essere considerata un allevamento intensivo varia da paese a paese, ma generalmente si considerano 1.000-2.000 capi per il bestiame di grossa taglia (che include ovini, bovini e suini) e fino a 40.000-100.000 o più capi per un allevamento avicolo.

I CAFO sono allevamenti intensivi americani in cui gli animali vengono allevati in ambienti chiusi e vengono sostenuti con mangimi acquistati o coltivati piuttosto che con il pascolo. Un grande CAFO contiene almeno 1.000 bovini, 2.500 suini, 30.000 polli da carne o 82.000 galline ovaiole.

I sistemi CAFO (Confined Animal Feeding Operations- Centri di alimentazione animale in condizioni di confinamento) sono i più grandi modelli di allevamento industriale.

Alimentazione

Negli allevamenti intensivi, gli animali hanno accesso continuo a cibo, giorno e notte, per stimolare l’accrescimento ed incrementare la produttività. Gli alimenti utilizzati sono cereali come mais, frumento e soia che contribuiscono ad un aumento elevato del peso caratterizzato da elevate percentuali di grasso e muscolo che non si potrebbero ottenere con un’alimentazione naturale dell’animale al pascolo.

Una mucca da latte lasciata vivere al pascolo produce dai 15-18 litri di latte al giorno a fronte dei 50-60 litri prodotti da una mucca allevata in modo intensivo. Negli USA è ulteriormente potenziato dalla somministrazione legale di ormoni con produzione che raggiunge i 90 litri al giorno per capo. In seguito a questo pesante sfruttamento, i bovini raggiungono l’esaurimento fisico e ormonale nell’arco dei 2 anni di vita con conseguente macellazione. Al pascolo può raggiungere i 20 anni.

Automazione

L'allevamento intensivo si basa spesso sull'automazione e solitamente impiega la meccanizzazione, come abbeveratoi e mangiatoie automatiche. Gli operatori possono utilizzare computer per controllare questi sistemi e monitorare gli animali a distanza tramite video, riducendo la frequenza delle visite in loco.

Produttività

La tabella è utile per confrontare due tipi di allevamento completamente diverso: quello industriale tipico, per gli USA, e uno tradizionale, per l'India
Bestiame statunitense e indiano (bovini e bufali) (1972)
DescrizioneAlimentazione
(1010 kg)
Energia
(1012 calorie)
Proteine
(109 kg)
UsaIndiaUsaIndiaUsaIndia
Alimentazione
Commestibili
per l'uomo
11,90,6838,61,716,02,1
Non commestibili
per l'uomo
22,240,0088,0120,525,133,3
Totale34,140,68126,6122,241,135,4
Prodotti
Lavoro–––6,50––
Latte1,120,515,042,092,060,88
Carne0,900,504,402,230,170,11
Pelli0,110,07––––
Concime0,8710,81–16,16––
Totale3,0011,899,4426,982,230,99
Efficienza (%)92972253
Allevamento intensivo di vacche in una fattoria statunitense

Negli allevamenti intensivi gli animali sono sottoposti a selezione individuale e sono perciò in grado di fornire elevate prestazioni produttive a cui corrispondono fabbisogni nutritivi in energia e proteine di maggior rilievo. I regimi dietetici e le razioni alimentari vedono perciò l'apporto di non trascurabili quantitativi di concentrati, i soli in grado di soddisfare tali fabbisogni in rapporto alla capacità di ingestione volontaria. La provenienza e la natura di tali concentrati è composita e varia notevolmente secondo il comparto produttivo, la fisiologia delle singole specie, il tipo produttivo della specie allevata e, infine, l'ordinamento produttivo dell'azienda. Oltre ai cereali e ai loro derivati, che rappresentano la base fondamentale dei concentrati, si fa largo ricorso ai sottoprodotti della trasformazione agroalimentare.

La prima differenza che si nota è proprio l'alimentazione degli animali: negli USA si dà agli animali cibo che sarebbe adatto anche agli uomini (soia, granturco ecc.) prodotto appositamente, e poco cibo non commestibile, che invece è preponderante in India, dove si sfruttano gli "scarti" della produzione agricola (fieno e paglia) e agroforestale. La differenza dipende dal modello agricolo: le varietà ad alta resa negli USA riducono la produzione di fieno per le mandrie, che vanno quindi nutrite con colture apposite; in India le varietà indigene producono sia cibo per l'uomo sia cibo per gli animali.

Dai prodotti è evidente il diverso obiettivo dei due modelli di allevamento: data una partenza circa uguale in termini di massa ed energia, gli allevamenti USA producono circa il doppio di latte e carne; in India la carne bovina non ha rilevanza alimentare (per la religione induista le vacche sono considerate sacre e non possono essere uccise, e anche per questo hanno una vita molto più lunga di quelle statunitensi e danno quindi meno carne). In compenso, in India l'allevamento è integrato con l'agricoltura e gli animali servono a coltivare i campi, sia grazie al lavoro che svolgono sia grazie al concime che producono, e inoltre forniscono energia perché gli escrementi essiccati sono usati anche come combustibile; le voci corrispondenti per gli USA sono nulle o quasi, e vanno perciò compensate con combustibili fossili e fertilizzanti chimici.

Il trattamento dei reflui zootecnici, di cui si parla sotto, potrebbe inserire il recupero delle deiezioni come concime e fonte energetica anche negli allevamenti industriali

In entrambi i casi si ha una forte perdita di massa ed energia, per ottenere prodotti più pregiati (in particolare nel caso statunitense, dove la produzione è massima per carne e latte), con la differenza che nel caso indiano non solo la perdita (in termini quantitativi) è minore, ma si parte anche da immissioni meno pregiate, che anzi per i criteri della rivoluzione verde sono solo scarti (soprattutto da fieno e paglia), al contrario di mangimi, fertilizzanti e combustibile necessari per il funzionamento del modello statunitense.

Statistiche

Si stima che 92,2 miliardi di animali terrestri vengano tenuti e macellati ogni anno nel sistema alimentare globale, secondo l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura. Gli esperti stimano che ogni anno bilioni di animali marini vengono catturati e uccisi attraverso la pesca commerciale e l'acquacoltura, sollevando preoccupazioni circa la pesca eccessiva, le catture accessorie e la perdita di biodiversità oceanica.

specie macellati
Polli 73,7 miliardi all'anno
Anatre 4,3 miliardi all'anno
Suini 1,4 miliardi all'anno
Pecore 617 milioni all'anno
Conigli 550 milioni all'anno
Capre 500 milioni all'anno
Tacchini 500 milioni all'anno
Bovini 333 milioni all'anno
animali acquatici 195 milioni di tonnellate
Bufali 28-30 milioni all'anno
Cavalli 4,7-5 milioni all'anno

Tipologie

Pollicoltura

Lo stesso argomento in dettaglio: Pollicoltura e Broiler.

Storia

La vera trasformazione iniziò tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, quando l'urbanizzazione e la crescita della popolazione crearono la domanda di un approvvigionamento alimentare più consistente e su larga scala. I progressi nel trasporto e nella refrigerazione hanno consentito di commercializzare più ampiamente i prodotti avicoli, andando oltre il consumo in cortile.

Negli anni '20 e '30, i primi allevamenti commerciali di pollame apparvero, in particolare negli Stati Uniti. I produttori iniziarono a tenere branchi più grandi, spesso centinaia di uccelli, e furono introdotti programmi di allevamento selettivo per migliorare i tassi di crescita, la produzione di uova e l'efficienza alimentare.

La pietra fondativa della produzione intensiva di pollo è la messa in commercio nel 1923 dell'incubatrice elettrica negli Stati Uniti.

Secondo Emelyn Rude, autrice di Tastes Like Chicken: A History of America’s Favorite Bird, la vitamina D, scoperta nel 1922, contribuisce a risolvere il problema del rachitismo, una malattia che colpisce i polli tenuti al chiuso durante i mesi invernali e causata dalla carenza di vitamina D per mancata esposizione alla luce solare. Iniziando a fortificare il mangime con questa vitamina, gli allevatori sono in grado di aumentare il numero di animali e allevarli tutto l’anno. L’allevamento si svolge in ricoveri chiusi, in cui è possibile uno stretto controllo delle condizioni microclimatiche interne, ed è caratterizzato da elevate densità di animali.

La metà del XX secolo ha segnato l'ascesa dell'allevamento intensivo di pollame. I progressi tecnologici nell'edilizia abitativa, nell'alimentazione automatizzata e nella prevenzione delle malattie hanno rivoluzionato il settore. I polli allevati specificamente per la carne (broiler) e per la produzione di uova (ovaiole) si sono diffusi.

Cronologia

Anni '40 e '50: la produzione di broiler decollò, con gli uccelli che raggiunsero il peso del mercato più velocemente che mai.

Anni '60 e '70: i sistemi di gabbie divennero comuni nella produzione di uova, progettati per massimizzare l'efficienza e la produzione.

Dagli anni '80 in poi l'automazione, l'alloggiamento controllato e il miglioramento della biosicurezza hanno reso l'allevamento di pollame intensivo su larga scala lo standard globale. I moderni capannoni possono contenere decine di migliaia di uccelli, con sistemi sofisticati che controllano la temperatura, la ventilazione, l'illuminazione e la distribuzione dei mangimi. La genetica, la nutrizione e le pratiche di gestione sono molto avanzate e consentono una crescita rapida e un'elevata produttività e la filiera di produzione avicola è organizzata secondo un sistema a integrazione verticale.

Parametri di crescita maschili e femminili dei polli ROSS
Età peso vivo (g) accrescimento settimanale (g/d) indice di conversione cumulativo peso vivo (g) accrescimento settimanale (g/d) indice di conversione cumulativo
15614—57--
7 184 20,3 0,880 180 19,7 0,889
14 471 41,0 1,151 439 37,0 1,149
21 920 64,1 1,308 828 55,6 1,322
28 1.505 83,6 1,442 1.318 70,0 1,487
35 2.173 95,4 1,572 1.869 78,7 1,648
42 2.867 99,1 1,702 2.436 81,0 1,811
49 3.541 96,3 1,830 2.986 78,6 1,973
56 4.162 88,7 1,958 3.493 72,4 2,135
63 4.712 78,6 2,088 — — -

La produttività dei broiler è aumentata con l’eterosi e dall’incrocio di linee pure ad alto grado di omozigosi. Per la selezione degli ibridi da carne si utilizzano incroci a tre o quattro vie.

I polli ibridi che oggi sono presenti negli allevamenti provengono principalmente da centri genetici specializzati. Le due linee genetiche di polli da carne più utilizzate sono i ROSS, prodotti dal gruppo Aviagen, e i COBB, selezionati dal gruppo americano COBB Vantress Incorporated. Per valorizzare le prestazioni produttive di questi animali, sono valutate l’andamento dell’accrescimento medio giornaliero, il consumo di mangime, giornaliero e cumulativo, e l’indice di conversione.

Il pollo broiler è selezionato per crescere molto rapidamente: si tratta di una selezione genetica messa in atto per ottenere una crescita accelerata di petto e coscia, che porta ai volatili enormi sofferenze. Nel 1950 un pollo raggiungeva un peso vivo di 1,6 kg in 16 settimane con un indice di conversione pari a 3,75, mentre oggi lo stesso peso è raggiunto in 5 settimane, con un indice di conversione medio di 1,88.

Sebbene le pratiche di selezione genetica aumentino la produttività, questa pratica industriale danneggia gravemente il benessere dei polli da carne. A sei settimane di età, la maggior parte dei polli da carne ha difficoltà a sostenere il proprio peso corporeo e trascorre quasi il 90% del tempo seduto. Stare sdraiati tra gli escrementi può causare irritazioni e ustioni cutanee dovute all'esposizione all'ammoniaca, provocando dolore. La selezione genetica può anche portare a zoppia e altri difetti fatali come malattie respiratorie, ipertrofia epatica e splenica, indebolimento del sistema immunitario, ascite e sindrome della morte improvvisa del lattante. L'ascite, una condizione in cui cuore e polmoni non sono in grado di sostenere un corpo eccessivamente sviluppato, è comune nei polli da carne.

A differenza dei polli da carne, che vengono macellati intorno alle 7 settimane di età, i riproduttori vivono tra 1 e 2 anni, pur avendo la stessa predisposizione genetica a una crescita rapida, nonché a soffrire di zoppia e malattie cardiache. Per limitare il loro tasso di crescita, i riproduttori vengono nutriti con una quantità di mangime pari a un quarto o alla metà di quella destinata ai polli da carne, il che porta a malnutrizione e carenze nutrizionali. Se alimentati con una dieta illimitata, la maggior parte dei riproduttori non sopravvivrebbe più di un anno. Inoltre, i riproduttori sono esposti a sole sei ore di luce al giorno, sia per ridurre i costi che per controllare l'età della maturità sessuale. L'oscurità non solo aumenta lo stress e la frustrazione, ma spesso causa cecità negli animali. Le deformità delle zampe e i disturbi scheletrici che si sviluppano prima della morte nei polli da carne diventano condizioni permanenti per i riproduttori, poiché vengono tenuti in vita molto più a lungo della loro prole. Queste condizioni possono diventare così gravi che quasi il 50% dei riproduttori deve essere macellato prematuramente a causa di zoppia completa o infertilità.

Benessere degli animali

Gli animali sono stipati in condizioni antigieniche, privati ​​di spazio adeguato, ripetutamente inseminati e sottoposti a stress tale da indurli all'automutilazione.

Interventi invasivi

Debeccaggio

Lo stesso argomento in dettaglio: Sbeccamento.
Leggi riguardanti il taglio del becco in tutto il mondo:

     Divieto nazionale di taglio del becco

     Alcuni divieti subnazionali di taglio del becco

     Taglio del becco legale

     Nessun dato

È una pratica comune in cui una parte del becco di un uccello viene rimossa in modo permanente. Questo viene in genere fatto per prevenire il beccaggio delle piume e il cannibalismo.

Il giorno dopo la nascita, il becco, ricco di terminazioni nervose e provvisto di numerosi recettori sensibili al dolore, viene tagliato con una lama rovente a ghigliottina si tratta di un lavoro a catena su numerosissimi pulcini viene eseguita da semplici operai e senza alcuna anestesia.

Questa procedura, comporta il taglio di tessuti teneri simili alla carne che gli umani hanno sotto le unghie. Inoltre spesso i terminali nervosi presenti nel becco rimangono scoperti, determinando così un dolore intenso per tutta la vita dell'uccello anche al semplice atto del beccare. Con il becco mutilato, la gallina non è più in grado di mangiare, bere e pulirsi normalmente. E non di rado il taglio del becco, eseguito velocemente e con poca attenzione, ferisce anche la lingua del pulcino.

Castrazione

La castrazione chirurgica dei suini, che in Italia interessa la totalità degli individui maschi destinati alla macellazione, viene effettuata esclusivamente a fini alimentari per far perdere alla carne in cottura il sapore acre causato dall'accumulo nel grasso dei suini maschi che hanno raggiunto la pubertà di due sostanze: l'androstenone e lo scatolo. I suinetti, entro i primi giorni di vita, vengono presi per le zampe anteriori, mutilati senza anestesia e senza le adeguate cure mediche e rigettati nei box.

In Italia, il 100% dei suini maschi vengono castrati. Questo avviene perché in Italia i suini vengono macellati a un'età e a un peso maggiori per la realizzazione di alcuni prodotti specifici come il prosciutto crudo.

Taglio della coda

Lo stesso argomento in dettaglio: taglio della coda.

La Direttiva 2008/120/CE prevede che i suini allevati al coperto debbano disporre di “arricchimenti ambientali”, quali paglia o materiali analoghi che possano essere manipolati dai suini e permettano loro di esprimere l'innato comportamento esplorativo, a cui, se fossero in natura, dedicherebbero gran parte del loro tempo.Molto spesso negli allevamenti non vi è traccia di paglia o materiali equivalenti, in violazione delle disposizioni della Direttiva europea.

Per cercare di ridurre il rischio di morsicatura della coda e di altri danni a scapito degli altri suini, nei primi 7 giorni di vita vengono inflitte ai suinetti alcune mutilazioni in modo sistematico di routine: il taglio della coda e talora anche la troncatura dei denti. Tutto senza l'uso di anestesia o di analgesici. Il taglio della coda e la rimozione dei denti da latte sono operazioni che negli allevamenti vengono fatte in maniera sbrigativa, causando sofferenza fisica e stress ai suini.

Benché questa pratica, se effettuata come operazione di routine, sia illegale in Europa, un rapporto dell' Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) del 2007 ha dimostrato che al 90% dei maiali europei viene amputata la coda

Decornazione

Lo stesso argomento in dettaglio: Decornazione.

La decornazione dei vitelli è una pratica comune negli allevamenti di bovine da latte, più rara in quelli da carne. Essa consiste nell'eliminazione o distruzione (per mezzo del calore o di sostanze caustiche) dell'impianto cutaneo del corno, diffusamente conosciuto con il termine di “gemma cornuale”.

Durante la decornazione, gli allevatori espongono i seni paranasali del vitello, aumentando il rischio di infezioni. Poiché la decornazione provoca una ferita possono verificarsi problemi di sanguinamento. Talvolta le mosche depongono le uova nei seni paranasali esposti della mucca, causando infezioni.

Alcuni paesi regolamentano la decornazione, vietandola oltre una certa età senza l'uso di anestetici.

Gli allevamenti intensivi preferiscono le mucche senza corna perché in questo modo non possono ferire gli operatori o le altre mucche e riducono costi attrezzature e infrastrutture necessarie per la gestione degli animali. Le mucche senza corna richiedono meno spazio durante il trasporto, il che consente agli allevatori di allevare un maggior numero di capi contemporaneamente per la produzione. La carne danneggiata non può essere venduta. La carne contusa costa all'industria milioni di dollari ogni anno.

Un'indagine condotta presso allevamenti da latte in Italia ha rilevato che, sebbene l'80% degli allevamenti intervistati praticasse la decornazione delle mucche, solo il 10% somministrava anestetici locali durante la procedura e solo il 5% offriva un analgesico per un ulteriore sollievo dal dolore.

Il 52% degli allevatori intervistati ha segnalato che la decornazione e la rimozione delle corna causano un dolore post-operatorio prolungato.

Alimentazione forzata

Lo stesso argomento in dettaglio: Foie gras.
Leggi mondiali sulla produzione di foie gras

     Paesi e regioni che vietano la produzione di foie gras

     Principali paesi e regioni produttori di foie gras

Il foie gras deriva dal sottoporre anatre e oche a un periodo di alimentazione forzata della durata di 12-15 giorni. Durante questo periodo, gli uccelli vengono confinati in piccole gabbie individuali o recinti di gruppo dove vengono alimentati con la forza con un mosto di mais ad alto contenuto di grassi.

Alimentazione forzata di anatre destinate alla produzione di foie gras in gabbie individuali

Viene inserito nell'esofago un tubo lungo da 15 a 25 cm, che rilascia fino a 450g per pasto, in genere con 2 o 3 pasti al giorno. Il volume di cibo che gli uccelli ricevono è notevolmente superiore a quello che sarebbe la loro assunzione volontaria. La cattura ripetuta, la immobilizzazione e il rapido inserimento del tubo di alimentazione e l'espansione dell'esofago distale possono causare disagio durante l'alimentazione forzata e immediatamente dopo la distensione dell'esofago. Il rischio di danni ai tessuti stirati è maggiore di quello dei tessuti normali.

Il tasso di mortalità negli uccelli varia dal 2% al 4% durante questo periodo rispetto a circa lo 0,2% nei volatili non sottoposti ad alimentazione forzata. Le cause alla base di questa mortalità si ritiene che siano dovute a lesioni fisiche, stress da calore e insufficienza epatica.

Alla fine del periodo di alimentazione forzata, il fegato è da 7 a 10 volte più grande di un fegato normale, con un peso medio di 550-982 g e un contenuto di grassi del 55,8%. Il peso medio di un fegato di un volatile non alimentato a forza è di 76 g con un contenuto di grassi del 6,6%. L'aumento delle dimensioni del fegato e del contenuto di grassi comporta una compromissione della funzionalità epatocitaria dovuta alla diminuzione del flusso ematico epatico e ad altri effetti fisiologici. Esistono prove che la steatosi indotta (se non interrotta dalla macellazione dell'animale) progredirebbe causando la morte se l'alimentazione forzata continuasse oltre il tipico periodo di 2 settimane e che è reversibile se l'alimentazione forzata viene interrotta.

Ablazione del peduncolo oculare

Lo stesso argomento in dettaglio: Ablazione del peduncolo oculare.
Ablazione

L'ablazione del peduncolo oculare è la rimozione di uno o più occhi dei gamberi mediante schiacciamento, taglio, bruciatura o legamento.

Il motivo di questa mutilazione, risiede nel fatto che nel peduncolo c'è un organo chiamato X-organ sinus gland che produce e immagazzina ormoni inibitori legati alla riproduzione, come l’ormone inibitore della gonadotropina (GIH). Esso controlla gli organi riproduttivi e la loro maturazione, così come il periodo di deposizione delle uova. Rimuovendo questo complesso organo attraverso l'ablazione del peduncolo oculare, vengono accelerate la maturazione delle femmine e la produzione delle uova, pertanto l'assenza di uno o di entrambi gli occhi è una mutilazione arrecata per migliorare la produttività e la redditività.

L'ablazione altera la salute, gli ormoni e il benessere degli animali da riproduzione e dei loro discendenti. Un ormone interessato è l'ormone che inibisce la muta (MIH) dopo l'ablazione, la muta aumenta. Questo processo utilizza molta energia dell'animale.

Altri importanti ormoni non vengono rilasciati correttamente. Ciò causa tassi di sopravvivenza più bassi degli animali riproduttori, quantità e qualità ridotte della prole, danni fisici, problemi di salute, esaurimento riproduttivo, perdita di peso e stress.

Capponizzazione

Capponazione
Lo stesso argomento in dettaglio: Cappone.

La capponizzazione è un intervento chirurgico eseguito nella cavità celomatica dei galli per produrre carne apprezzata per il suo aroma caratteristico e la sua tenerezza. In molti paesi, la procedura viene ancora effettuata senza anestesia o analgesia, sollevando serie preoccupazioni in materia di benessere animale.

Nell'attuale gestione degli allevamenti in alcuni paesi dell' UE, le procedure di castrazione, in particolare in specie come il pollame, non sono spesso classificate come interventi chirurgici. Di conseguenza, vengono frequentemente eseguite da personale senza una formazione specifica in chirurgia veterinaria o una conoscenza approfondita delle strutture anatomiche e dei processi fisiologici.

I rapporti indicano che la mortalità può essere molto elevata dal 3,5 al 50%, principalmente a causa di emorragie intra- e post-operatorie (che vanno dal 25% al ​​41,5%, a seconda dell'approccio chirurgico).

Mutilazioni negli incubatoi

Cresta tagliata

L'amputazione delle dita (Toe clipping) e la rimozione del bargiglio (l'appendice carnosa sulla fronte) sono pratiche di routine nella maggior parte degli allevamenti europei di tacchini. Il taglio delle dita interessa le tre dita rivolte in avanti. La valutazione EFSA ha concluso che il taglio delle dita e la rimozione del caruncolo causano conseguenze sul benessere quali lesioni dei tessuti molli e danni all'integumento, con potenziale dolore acuto e cronico, e stress da manipolazione. Il taglio delle dita influisce sulla locomozione e sull'equilibrio, portando a disturbi locomotori (inclusa la zoppia). La rimozione del bargiglio può compromettere la termoregolazione e causare stress da calore.

Ai polli riproduttori amputate le dita. Ai riproduttori maschi viene inoltre asportata la cresta con un intervento chiamato "dubbing". Questi interventi chirurgici vengono solitamente eseguiti senza anestesia.

Uccisione dei pulcini

Pulcini maschi su un nastro trasportatore di un trituratore, pochi secondi prima di essere uccisi.
Lo stesso argomento in dettaglio: Uccisione dei pulcini.

Entro poche ore dalla schiusa, circa la metà dei pulcini destinati all'industria mondiale delle uova viene uccisa in seguito alla determinazione del sesso basata su caratteristiche morfologiche specifiche per sesso presso l'incubatoio. Si stima che l'uccisione globale di pulcini maschi sia aumentata costantemente da 7,08 miliardi nel 2019 a 7,83 miliardi nel 2024 di cui 330 milioni nell'UE con un tasso di crescita annuo del 2,0%.

Poiché le razze di galline ovaiole sono selezionate principalmente per la produzione di uova i pulcini maschi hanno uno scarso aumento di peso e, di conseguenza, un basso valore economico. Questo si presenta in qualsiasi contesto avicolo, sia per la riproduzione dei riproduttori che per specifici settori produttivi, ad esempio le anatre mute per la produzione di foie gras.

Impatto

Inefficienza alimentare

In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione 2024, Compassion in World Farming (Ciwf) ha pubblicato il report "Cibo, non mangime", denunciando come “l’allevamento intensivo spreca più cibo di qualsiasi altro settore: 124 milioni di tonnellate di cereali ogni anno solo in Unione europea, più di quello buttato via dalle famiglie, dalla ristorazione e dalla vendita al dettaglio”.

I dati del report non si riferiscono al totale dei cereali somministrati agli animali, ma solo alla porzione che viene sprecata a causa dell’inefficienza del processo di conversione da calorie di origine vegetale a quelle di origine animale.

Gli esperti hanno calcolato i tassi di conversione di calorie e proteine ​​per diversi tipi di prodotti animali.Ogni 100 calorie di cereali somministrati agli animali, producono 40 nuove calorie di latte, 22 calorie di uova, 12 di pollo, 10 di maiale e 3 di manzo.

Per quanto riguarda la conversione delle proteine ​​dei cereali in proteine ​​di carne, latte e uova riportano che per ogni 100 grammi di proteine ​​dei cereali somministrati agli animali, producono circa 43 nuovi grammi di proteine ​​nel latte, 35 nelle uova, 40 nel pollo, 10 nel maiale, 5 nel manzo.

Ciò significa che, il 90% dei cereali dati ai maiali non fornisce alcun nutrimento per il consumo umano.

Lo studio sottolinea che queste perdite si verificano per mantenere le funzioni vitali dell animale. Le diete sostitutive a base vegetale possono produrre 20 e 2 volte più cibo nutrizionalmente simile per terreno coltivato rispetto a manzo e uova, e che sostituire tutti gli alimenti di origine animale nella dieta statunitense con alternative a base vegetale aggiungerà cibo sufficiente a nutrire completamente 350 milioni di persone in più.

A livello globale, 766 milioni su 1 miliardo di tonnellate di cereali vengono persi per nutrire gli animali negli allevamenti.

Paese cereali persi all'anno milioni di tonnellate ettari che potrebbero essere liberati riconvertendo le colture animali
Cina (bandiera) Cina 203 19,6 milioni di ettari
Stati Uniti (bandiera) Stati Uniti 160 7,65 milioni di ettari
Unione europea (bandiera) Unione europea 124,6 14,8 milioni di ettari
Brasile (bandiera) Brasile 40,4 7,2 milioni di ettari
Francia (bandiera) Francia 21,8 1,38 milioni di ettari
Italia (bandiera) Italia 10,9 0,82 milioni di ettari
Paesi Bassi (bandiera) Paesi Bassi 10 0,07 milioni di ettari
Regno Unito (bandiera) Regno Unito 8,33 0,8 milioni di ettari
Polonia (bandiera) Polonia 6,5 2,0 milioni di ettari
Sudafrica (bandiera) Sudafrica 6,5 0,84 milioni di ettari
Rep. Ceca (bandiera) Rep. Ceca 1,5 0,31 milioni di ettari

Cereali consumati all'anno

Animali Milioni di tonnellate
animali d'affezione 37,69
animali acquatici 52,97
bovini da carne 134,05
bovini da latte 165,5
suini 369,29
pollame 595,8

Fame nel mondo

Un aspetto drammatico dell'allevamento intensivo è l'enorme consumo di cereali per nutrire i bovini.Già agli inizi degli anni '90 il 70% dei cereali prodotti negli Stati Uniti veniva utilizzato per l'alimentazione animale. L'entomologo Damid Pimentel nel libro Food, Energy and Society scrive: «Le proteine somministrate ai manzi e agli altri animali consistono per circa il 42% di foraggio e per il resto di cereali. I bovini hanno un'efficienza di conversione delle proteine alimentari solo del 6%. Ciò significa che un animale produce meno di 50 kg di proteine consumando più di 790 kg di proteine vegetali.». Tutto ciò mantiene alto il prezzo dei cereali, penalizzando i paesi poveri e contribuendo in maniera rilevante al problema della fame nel mondo.

Igiene e salute

Lo stesso argomento in dettaglio: Resistenza agli antibiotici.

L'altissima concentrazione di animali negli allevamenti intensivi è la principale causa dell'insorgere periodico di svariate malattie rispetto a quanto accade nel caso di animali cresciuti in natura. In questi allevamenti l'uso di farmaci (per esempio antibiotici) in alcuni Paesi è diffuso sia per prevenire l'insorgere di epidemie, sia come stimolanti della crescita (in Europa ne è vietato l'uso preventivo per ordine del Consiglio dell'Agricoltura Europeo dal 1º gennaio 2006). Queste modalità d'uso degli antibiotici (basso dosaggio per lunghi periodi di tempo) ha portato al diffondersi di nuove forme di batteri resistenti a tali medicinali. Il Center for Disease Control and Prevention statunitense stima che nel mondo, ogni anno, ci siano oltre 76 milioni di casi di malattie portate dal cibo da allevamento, e oltre 5 000 morti.

L’uso eccessivo di antibiotici tra la popolazione, la dispersione di antibiotici dall’industria alimentare e l’assunzione costante di piccole dosi di antibiotico con gli alimenti, favorisce l’instaurarsi della resistenza a questi farmaci da parte di germi che causano malattie nell’uomo e, in particolar modo, negli ambienti ospedalieri che ogni anno causa 700 mila decessi nel mondo e 33 mila sono in Italia. L’industria di uova e pollame è quella maggiormente coinvolta nella crescita dell’antibiotico-resistenza.

A prescindere dall'eventuale diffondersi di malattie, molti critici sostengono che la qualità delle carni e degli altri prodotti realizzati tramite allevamento intensivo è di qualità inferiore rispetto a quello ottenuto con tecniche tradizionali, per vari motivi legati alla differente alimentazione e al diverso stile di vita degli animali stessi. Particolarmente criticato in questo senso è l'uso di farmaci volti a indurre lo sviluppo corporeo degli animali (per esempio ormoni). Questa pratica, vietata in Europa, è uno dei principali elementi differenziali tra l'allevamento intensivo americano e quello europeo.

Anche l'alimentazione degli animali negli allevamenti intensivi è stata spesso oggetto di attenzione e critiche. Per esempio, l'uso di farine di origine animale per nutrire le vacche è stato considerato fra le cause della diffusione del morbo della mucca pazza.

Impatto ambientale

Lo stesso argomento in dettaglio: Impatto ambientale dell'industria dei cibi animali.

Le feci provenienti da enormi quantità di animali concentrati in aree relativamente piccole causano inquinamento delle falde acquifere e la contaminazione dell'acqua da parte di colibatteri.

Inoltre i reflui (o effluenti) zootecnici sono ricchi di azoto e hanno un elevato BOD; la loro dispersione nelle acque superficiali provoca gravi danni a causa dell'eutrofizzazione. Per risolvere questi problemi negli ultimi anni siano state incentivate, anche con fondi pubblici, pratiche agricole che riducono l'inquinamento dei reflui praticamente azzerandolo, come l'interramento dei liquami direttamente nel suolo. Inoltre negli ultimi anni la diffusione delle centrali per la produzione di biogas hanno fatto degli allevamenti intensivi dei potenziali produttori di energia pulita. Lo sviluppo capillare di tali pratiche potrebbero rendere in un prossimo futuro gli allevamenti intensivi produttori di energia pulita oltre che di cibo.

L'8 settembre 2008, Rajendra Pachauri, presidente dell'IPCC, ha presentato a Londra un documento dal titolo “Riscaldamento globale: l'impatto sui cambiamenti climatici della produzione e del consumo di carne”. In questo documento, l'economista indiano evidenzia che produrre 1 kg di carne ha enormi costi in termini ambientali: l'emissione di 36,4 chili di anidride carbonica, il rilascio nell'ambiente sostanze fertilizzanti pari a 340 grammi di anidride solforosa e 59 grammi di fosfati. In termini di comparazione, produrre 1 kg di carne ha lo stesso impatto ambientale di un'auto media europea che percorre 250 chilometri. Tali affermazioni non tengono conto però del fatto che l'anidride carbonica e il metano proveniente dalle deiezioni arrivano dalla sostanza organica digerita, quindi dalle piante, che lo prelevano dall'aria. Questo rende i gas serra prodotti gas facenti parte di un circolo chiuso che non aumenta la quantità effettiva di gas serra nell'atmosfera. Convertendo le emissioni di metano (derivante principalmente dall'azione dei batteri metanogeni nel rumine) e del protossido di azoto in anidride carbonica equivalente e sommandoci le emissioni di anidride carbonica derivante dalla combustione di combustibili fossili, il settore agro-forestale (AFOLU, Agriculture forestry and other land use) si stima contribuisca al 21% delle emissioni globali di gas serra (FAO, 2014). Di questo 21% circa la metà sarebbe imputabile al comparto zootecnico.

In riferimento al consumo idrico, Pachauri sostiene che per ottenere 1 kg di mais sono necessari 900 litri di acqua, per 1 kg di riso 3.000 litri, per 1 kg di pollo 3.900 litri, per 1 kg di maiale 4.900 litri e per 1 kg di manzo 15.500 litri di acqua. Inoltre, il 30% delle terre emerse e il 70% delle terre agricole sarebbero destinate al settore zootecnico. In Italia il settore zootecnico utilizza il 42% della S.A.U. (superficie agricola utilizzata) producendo principalmente mais da insilare. La produzione di insilato, non digeribile dai monogastrici (uomo compreso), consente di sfruttare la quasi totalità della porzione epigea del mais da parte degli animali poligastrici, con un apporto abbastanza bilanciato di cellulosa ed amido.

Negli ultimi 25 anni l' Unione europea ha incentivato l’aumento di produzione negli allevamenti contribuendo negativamente in termini di biodiversità e aumento dei livelli di Gas serra.

Impatto economico

Soprattutto (ma non solo) quando applicato nei paesi del terzo mondo l'allevamento intensivo causa la rapida scomparsa dell'allevamento tradizionale. Inoltre, su scala globale, la produzione di carne e altri cibi di origine animale comporta un uso del terreno molto meno efficiente rispetto all'agricoltura; questo dato riguarda tuttavia l'allevamento in generale e non in particolare quello intensivo, in quanto l'alimentazione dell'uomo con cibi di origine animale lo colloca su un livello più alto — e quindi meno sostenibile sotto l'aspetto energetico — nella piramide alimentare.[senza fonte]

Normative europee

L'Unione europea è intervenuta più volte legiferando in materia di allevamento intensivo. Fra l'altro:

Note

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  2. ↑ Art. 2135 c.c. e Art. 1, comma 1, d.lgs. n. 228 del 2001
  3. ↑ Art. 44 L.R. n. 11/2004
  4. ↑ Susanna Bramante, Tutta la verità sugli allevamenti "intensivi" italiani, su carnisostenibili.it, Associazione Carni Sostenibili, 15 marzo 2017. URL consultato il 16 dicembre 2019 (archiviato il 4 settembre 2017).
  5. ↑ Uova di gallina, occhio all'etichetta, su corriere.it, 11 marzo 2010 (archiviato dall'url originale l'8 febbraio 2011).
  6. ↑ (EN) "State of the World 2006, " Worldwatch Institute, p. 26.
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Bibliografia

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