
La mummificazione degli animali era una pratica comune nell'Antico Egitto. Gli animali avevano un ruolo importante nella cultura egizia, sia come cibo e animali da compagnia, sia nella religione. Le mummie animali si dividono in quattro categorie principali: animali domestici, mummie alimentari, animali sacri e offerte votive. Bastet, raffigurata in forma felina, è un esempio del legame tra animali e divinità. Nel 1888 un contadino egiziano, scavando nella sabbia presso Isṭabl ʿAntār, scoprì una vasta sepoltura collettiva contenente numerosi gatti mummificati.

Nell'Antico Egitto gli animali godevano di grande considerazione. Secondo l'egittologo Herman te Velde, poche altre culture attribuirono agli animali un ruolo altrettanto ampio nei diversi aspetti della vita e nessuna li raffigurò con pari frequenza nell'arte e nella scrittura; si stima che uno ogni quattro o cinque geroglifici egizi si riferisca ad animali. Gli animali avevano grande importanza materiale e religiosa nella società egizia: fornivano cibo, comparivano spesso nell'arte e nella scrittura e alcune specie potevano essere considerate manifestazioni di divinità. Nel giudizio dopo la morte il defunto dichiarava di non aver commesso una serie di colpe; nella cosiddetta Dichiarazione d'innocenza del capitolo 125 del Libro dei morti compare anche la negazione di aver maltrattato il bestiame. Diodoro Siculo, storico greco del I secolo a.C., riferisce che l'uccisione di un animale sacro era un grave crimine punibile con la morte e racconta di aver assistito al linciaggio di un Romano che aveva ucciso accidentalmente un gatto durante una visita in Egitto.

Ben prima che le mummie animali fossero usate come offerte religiose, in Egitto alcuni animali venivano occasionalmente mummificati per un motivo più personale, come compagni destinati ad accompagnare il defunto nell'aldilà. Tra gli animali domestici più comuni figuravano gatti, cani, manguste, scimmie, gazzelle e uccelli. Molti Egizi amavano i propri animali e il costume di lutto per la morte di un animale prevedeva il pianto e la rasatura delle sopracciglia. Gli animali domestici potevano ricevere un nome proprio: sono noti oltre settanta nomi di cani tramandati dalle fonti egizie. Gli animali domestici venivano spesso raffigurati nelle tombe, a testimonianza dell'affetto dei proprietari. La mummificazione mirava a preservare il corpo per l'eternità, affinché il ka e il ba potessero risiedervi nell'aldilà; gli animali domestici mummificati potevano quindi accompagnare il proprietario dopo la morte, pratica confermata anche da alcune sepolture.
Al principe Thutmose è tradizionalmente attribuito il sarcofago in calcare CG 5003 (JE 30172), destinato a una gatta chiamata Ta-Mit; nel 2014, tuttavia, Heimo Hohneck ne ha messo in dubbio l'autenticità. Un altro Egizio, chiamato Hapymen, fece mummificare il proprio cane, avvolto in stoffe e deposto accanto al suo sarcofago, desiderando che lo accompagnasse nell'aldilà. Nella tomba KV50 nella Valle dei Re sono stati rinvenuti insieme una mummia di cane e una di babbuino, sebbene il proprietario resti sconosciuto.

Gli Egizi concepivano l'aldilà come una continuazione della vita terrena, nella quale il defunto avrebbe continuato a disporre di beni e offerte funerarie. Per garantire al defunto il cibo nell'aldilà, accanto alle mummie umane venivano deposte le cosiddette "mummie alimentari", costituite da offerte funerarie di alimenti. Questi animali venivano preparati disidratando la carne e avvolgendola in bende di lino, segnalando che si trattava di cibo e non di animali da compagnia. Le mummie alimentari potevano essere costituite da resti disidratati e avvolti nel lino, collocati in contenitori sagomati secondo il contenuto; alcuni recipienti presentavano inoltre rivestimenti interni di sostanze resinose. Tale cibo veniva incluso nelle tombe per sostenere l'anima del defunto, chiamata ka, durante il viaggio verso l'altro mondo. Nelle tombe e nelle raffigurazioni funerarie compaiono numerosi alimenti destinati al defunto, fra cui pane, carne e volatili. La tomba di Tutankhamon conteneva diverse cassette lignee a forma di piccolo sarcofago con mummie alimentari, tra cui anatre e altri tagli di carne.

La religione egizia era politeistica e gli animali avevano un ruolo importante nelle raffigurazioni e nel culto delle divinità. Alcune specie erano legate a particolari dèi e, in alcuni culti, un singolo animale riconoscibile per determinate caratteristiche poteva essere venerato come presenza terrena della divinità; alla sua morte veniva mummificato e sepolto con cerimonie solenni. In altri casi gli animali venivano mummificati in gran numero come offerte votive destinate alla divinità. Oltre ai quattro gruppi principali, esistono anche le cosiddette "false mummie", cioè involucri che contengono soltanto parti di animali o materiali sostitutivi; altre mummie potrebbero avere avuto una funzione protettiva, mentre alcuni casi non possono essere ricondotti con certezza a uno dei quattro gruppi.
Lo scriba egizio noto come Hor, figlio di Harendjiotef, attivo nel II secolo a.C., esplicitò lo scopo della mummificazione votiva in un testo demotico relativo al culto dell'ibis: «Il beneficio [della mummificazione] compiuto per l'Ibis, l'anima di Thot, il più grande, è fatto anche per il Falco, l'anima di Ptah, l'anima di Api, l'anima di Pre, l'anima di Shu, l'anima di Tefnut, l'anima di Geb, l'anima di Osiride, l'anima di Iside, l'anima di Nefti, i grandi dèi d'Egitto, l'Ibis e il Falco». Le mummie potevano essere considerate legate alla divinità cui l'animale era associato: alcuni animali erano considerati espressioni della divinità o portatori di un ba, una parte dell'anima che poteva agire nel mondo terreno e in quello divino; potevano quindi fare da tramite tra gli uomini e gli dèi.


I gatti nell'antico Egitto venivano mummificati in grandi quantità come offerte religiose, soprattutto in relazione a Bastet, divinità protettiva associata anche alla fertilità e rappresentata in forma felina. Il culto aveva il suo principale centro a Bubastis, nel Delta del Nilo; sono state trovate grandi necropoli feline anche a Saqqara, Tebe e Beni Hasan, dove le sepolture potevano essere collegate anche ad altre divinità feline o leonine. Migliaia di mummie di gatto sono state rinvenute nelle catacombe di Saqqara. I gatti allevati per diventare offerte di questo tipo morivano spesso per strangolamento o per frattura intenzionale del collo. Durante la mummificazione, i corpi venivano essiccati e riempiti con terra, sabbia o altri materiali; in alcuni casi gli involucri sostituivano il corpo e contenevano soltanto pochi resti, bastoncini o sabbia. I corpi potevano avere gli arti ripiegati vicino al tronco oppure essere disposti in posizione seduta, con un aspetto simile a quello dell'animale vivo; i bendaggi mostravano spesso motivi geometrici complessi.
Nelle fasi più antiche della mummificazione animale, le mummie di gatto venivano collocate in piccoli sarcofagi in bronzo o legno. Gli esemplari più costosi erano in genere adornati con tratti dipinti e occhi incastonati in vetro colorato, ossidiana o cristallo di rocca. Cuccioli e feti venivano mummificati e deposti all'interno dell'addome di una statua che rappresentava la madre.

Il culto dell'ibis sacro, dedicato al dio della sapienza Thot, fu molto diffuso nel primo millennio a.C.; migliaia di ibis mummificati vennero deposti nelle necropoli animali dell'Egitto. Una ricerca del 2015 basata sulla datazione radiocarbonica 14C ha indicato che i campioni di mummie di ibis egiziani esaminati risalgono approssimativamente al periodo 450-250 a.C., ossia tra la tarda epoca saitica e il periodo tolemaico. A Saqqara si stima che venissero deposte circa 10 000 mummie di ibis all'anno, per un totale di circa 1,75 milioni; a Tuna el-Gebel sono state rinvenute approssimativamente quattro milioni di mummie di ibis.
La mummificazione dell'ibis prevedeva disidratazione ed eviscerazione: di norma la testa e il collo venivano ripiegati all'indietro e premuti sul corpo, che poteva essere immerso nel bitume prima di essere avvolto strettamente in fasce di lino. Le TAC e le radiografie mostrano che alcuni involucri erano vuoti oppure contenevano resti diversi o incompleti rispetto a quanto suggeriva l'aspetto esterno. Dopo la cerimonia, i corpi mummificati venivano deposti in vasi ceramici, cofanetti o sarcofagi, come mostrano anche reperti provenienti da Abido.

I babbuini rappresentavano Thot, dio della luna e della sapienza. La testa di babbuino compare anche sui vasi canopi: i coperchi raffiguravano spesso i quattro Figli di Horo, fra cui Hapi, rappresentato con testa di babbuino. A Saqqara la catacomba dei babbuini comprendeva 437 nicchie, 200 nelle gallerie superiori e 237 in quella inferiore. La maggior parte dei babbuini fu mummificata con gesso e deposta in cassette o piccoli scrigni lignei. Lo studio delle malattie visibili nelle mummie di babbuino ha rilevato malnutrizione, fratture, osteomielite e alterazioni compatibili con carenza di vitamina D.

Il coccodrillo (Crocodylus niloticus) era sacro a Sobek, divinità legata alla fertilità che, durante il Medio Regno, fu associata al dio solare Ra nella forma di Sobek-Ra. Erodoto riferisce che i coccodrilli sacri venivano tenuti, nutriti con cura e adornati con gioielli; alla loro morte erano imbalsamati e sepolti in cofani sacri. Molte mummie presentano rivestimenti di resina nera e tracce di fasciature in lino; alcuni individui neonati potevano essere fissati al corpo dell'adulto su intelaiature di canne o giunchi. Tra le mummie di età romana conservate a Manchester vi è un involucro a forma di coccodrillo privo di resti scheletrici, costruito internamente con canne e altri materiali di riempimento. Nei centri di culto del Fayum, come Crocodilopoli, i sacerdoti mummificavano i coccodrilli sacri e ne conservavano i corpi in nicchie nei templi; alcuni reperti mostrano che venivano esposti sulle are e che l'immagine del dio era portata in processione durante le festività.

I pesci venivano mummificati in grandi quantità come offerte alle divinità; mummie provenienti da vari siti sono conservate in musei di diversi paesi. Le mummie di pesce erano avvolte in fasce di lino; le bende interne risultano talora impregnate di resina e, in alcuni casi, sul sudario erano dipinti occhi scuri stilizzati. Le mummie di pesce comprendono specie diverse e mostrano varie tecniche di preparazione, tra cui disidratazione, eventuale eviscerazione e riempimenti interni. Il persico del Nilo (Lates niloticus) era associato alla dea Neith e veniva mummificato come offerta. Nel 1902 furono scoperti a Esna (Latopoli) migliaia di persici del Nilo mummificati di età greco-romana, soprattutto in un cimitero separato a ovest del villaggio; quantità minori provenivano anche dalla necropoli umana. Il persico del Nilo era associato a Neith anche a Gurob, dove ne sono stati rinvenuti esemplari mummificati presso il tempio della dea.

L'icneumone o mangusta egiziana (Herpestes ichneumon) era associato a Horus e ad Atum e veniva venerato anche per la capacità di uccidere i serpenti; tra le offerte votive compaiono cofanetti e sarcofagi sormontati dalla sua figura. Il toporagno, sacro a Horus di Letopoli, rappresentava l'«occhio cieco» del dio, guarito miracolosamente; simboleggiava quindi resurrezione e rinascita. A Letopoli il toporagno era sacro a Horus, venerato localmente come Mekhenty-irty/Khenty-irty; sono noti soprattutto bronzetti e mummie del Periodo tardo. Nel Museo Egizio di Torino si conservano cofanetti bronzei per mummie di toporagno e mangusta, oltre a una mummia di toporagno.

I cani furono impiegati come animali da compagnia e nella caccia; nella religione egizia, i canidi (cani e sciacalli) furono strettamente associati ai culti funerari dell'Antico Egitto. Fin dalla I dinastia furono venerate diverse divinità canidi, tra le quali Anubi, raffigurato come cane o come uomo con testa canina. Poiché sciacalli e cani frequentavano i margini del deserto, dove si trovavano le necropoli, gli Egizi li collegarono alle divinità della morte e delle sepolture, considerandoli protettori delle tombe.

Diverse specie di uccelli, in particolare i rapaci, furono mummificate come offerte legate ai culti solari e a Horus e svolsero un ruolo anche nelle credenze sull'aldilà. Il pollame destinato alle mummie-viveri veniva collocato in piccoli cofanetti sagomati secondo la forma e le dimensioni del cibo, mentre gli uccelli tenuti come animali da compagnia o dedicati come "messaggeri" verso gli dei venivano mummificati individualmente e talora deposti in involucri o contenitori figurati a forma di uccello.
Tra i coleotteri, lo scarabeo assunse particolare importanza simbolica nella cultura egizia. Immagini di scarabei furono deposte nelle tombe già dal Primo periodo intermedio e, tra Medio e Nuovo Regno, servirono anche come sigilli ufficiali e amuleti per i vivi e per i morti. In egiziano, il nome dello scarabeo richiamava l'idea del "divenire" (kheper); l'immagine dell'insetto che spinge una sfera evocava il disco solare nel suo percorso attraverso il cielo. È noto che furono mummificati anche scarabei.

In alcuni culti si sceglieva un singolo animale, riconoscibile da particolari caratteristiche e venerato come presenza vivente della divinità, invece di offrire grandi quantità di mummie della stessa specie. L'animale sacro veniva accudito e onorato fino alla morte; seguivano cerimonie funerarie e la mummificazione in onore della divinità. In seguito si procedeva alla scelta di un nuovo animale simbolico: in alcuni culti vi era un solo individuo alla volta a ricoprire tale ruolo. Questi culti conobbero un forte sviluppo nel Periodo tardo e raggiunsero l'apice di popolarità in età greco-romana. Il ciclo di selezione di un nuovo animale sacro si ripeté per secoli.
Benché gli animali fossero ritenuti sacri, gli Egizi non veneravano l'individuo in sé, bensì lo spirito invisibile della divinità che si manifestava nell'animale. Nel caso del toro Api, l'animale era considerato il messaggero di Ptah a Menfi. Il culto del toro Api è uno dei principali esempi di mummificazione di un singolo animale sacro, mentre la maggior parte delle altre specie veniva mummificata in grandi quantità come offerta votiva.

Il culto del toro Api risale agli inizi della storia egizia e divenne particolarmente importante nel I millennio a.C., quando il culto degli animali si diffuse maggiormente e acquistò anche importanza nell'economia. A Menfi veniva riconosciuto un solo Api alla volta: in vita era venerato come manifestazione del dio Ptah, mentre dopo la morte veniva associato a Osiride e occupava un ruolo centrale nel culto. I sacerdoti osservavano i suoi movimenti e li interpretavano come risposte dell'oracolo.
Alla morte dell'animale si celebravano esequie particolarmente elaborate e la sepoltura avveniva nel Serapeo; il culto aveva il suo centro nell'area di Menfi. Gli scavi a Menfi hanno portato alla luce un vero e proprio "edificio di imbalsamazione" per i tori, con grandi tavoli d'alabastro provvisti di canalette per il drenaggio dei fluidi, destinati alla preparazione delle mummie bovine. Il trattamento comprendeva il disseccamento con natron e l'uso di oli e resine; nei grandi bovini venivano usati anche clisteri d'olio di cedro, destinati a dissolvere le viscere prima dell'avvolgimento. Nei balsami usati per le mummie animali sono state identificate miscele di grassi e oli, cera d'api, bitume, gomma vegetale e resine di conifere, talora di cedro; queste sostanze sono simili a quelle usate nello stesso periodo per l'imbalsamazione umana. L'esame di alcune mummie bovine mostra che il cervello non era stato rimosso e che all'interno dell'involucro si trovavano ossa disarticolate, indicando una preparazione diversa da quella riservata alle mummie umane più elaborate.
Il culto del dio della fertilità Khnum a Elefantina prevedeva la mummificazione degli arieti sacri, con esemplari rivestiti in cartonnage, un involucro rigido formato da strati di lino o papiro incollati e intonacati, poi dedicati al dio nel suo santuario.

La mummificazione umana è documentata con continuità nell'Egitto faraonico, mentre soprattutto dal VI secolo a.C., durante il Periodo tardo, la produzione di mummie animali aumentò notevolmente e acquistò maggiore importanza nei culti e nell'economia dei santuari. Molte mummie votive venivano preparate in modo semplice per soddisfare la domanda dei pellegrini; in altri casi la preparazione era più accurata e simile a quella delle mummie umane. Nei balsami delle mummie animali sono stati trovati grassi e oli, cera d'api, gomme vegetali, bitume e resine di conifere, anche di cedro, in miscele simili a quelle usate per le mummie umane. Per alcuni grandi mammiferi è inoltre riportato l'uso di oli (ad es. di cedro) per dissolvere le viscere, mentre il corpo veniva disseccato con natron e quindi avvolto e impregnato di resine.
Al di fuori dell'Egitto, nel Deserto di Atacama del Cile sono stati studiati 27 resti completi o parziali di pappagalli delle regioni tropicali americane provenienti da cinque siti archeologici, fra cui 14 mummie complete o quasi complete. Le analisi indicano che, fra il 1100 e il 1450 d.C., questi uccelli giunsero attraverso reti di scambio che si estendevano per oltre 500 km verso le regioni tropicali a est delle Ande; molti esemplari furono rinvenuti in sepolture. Le mummie meglio conservate mostrano la rimozione degli organi interni e della coda e, in diversi casi, l'avvolgimento o l'inserimento in tessuti; gli autori dello studio ritengono che questi elementi indichino una preparazione accurata per scopi rituali.
Nel 1906, durante lavori nella Chiesa Grande di Breda, fu rinvenuto tra due muri un gatto mummificato, datato con oltre il 95% di probabilità al periodo 1440-1460 e quindi alla fase di costruzione di quella parte dell'edificio; il gatto è stato interpretato come un'offerta deposta durante la costruzione per proteggere l'edificio.