| Aracne | |
|---|---|
| Nome orig. | Ἀράχνη |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Specie |
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| Sesso | Femmina |
| Luogo di nascita | Ipepe, Lidia |
| Professione | Tessitrice |
| Affiliazione |
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Aracne (in greco antico: Ἀράχνη; in latino Arachne) è un personaggio della mitologia classica. Donna abilissima nell'arte della tessitura e orgogliosa del suo talento, sfidò la dea Minerva a gareggiare con lei ma venne punita e trasformata in un ragno.
Sebbene il personaggio abbia origini greche, è sopravvissuto principalmente grazie ad autori latini quali Ovidio e Virgilio; venne poi ripreso anche da Dante, che nella sua Commedia chiama Aragne.
Figlia di Idmone, un tintore di porpora di Colofone, e di una popolana. Stando a uno scolio sulle opere di Nicandro, ebbe un fratello chiamato Falance con cui si unì in un amore incestuoso.
Secondo Plinio ebbe anche un figlio detto Clostere, inventore del fuso.

Aracne, figlia di un celebre tintore di Colofone, viveva nella piccola città di Ipepe (l'odierna Günlüce, nel distretto di Ödemiş), nella Lidia, ed era abilissima nel tessere: le ninfe del Timolo e del fiume Pattolo venivano di persona ad osservare le sue creazioni e a vederla lavorare. Data la sua bravura molti insinuarono che avesse imparato l'arte direttamente da Minerva, ma lei negava ogni volta dimostrandosi aperta a una sfida con la dea:
Di lì a poco un'anziana signora si presentò ad Aracne, consigliandole di ritirare la sfida per non causare l'ira della dea. Quando lei replicò con sgarbo, la vecchia uscì dalle proprie spoglie rivelandosi come la dea Minerva, e la gara iniziò: la dea scelse come tema gli Olimpi in tutta la loro gloria, aggiungendo agli angoli della tela quattro esempi di superbia umana punita dalle divinità: Rodope ed Emo, Gerana, Antigone e Cinira. Aracne invece scelse le vittime degli inganni orditi dagli dei per unirsi a loro: Europa, Asteria, Leda, Antiope, Alcmena, Danae, Eubea, Mnemosine, Egina, Persefone, Arne, Teofane, Demetra, Medusa, Melanto, Anfissa, Erigone e Filira.
La perfezione della tela di Aracne, oltre che all'implicito attacco agli dei raffigurato nei suoi soggetti, scatenò l'ira di Minerva: la dea distrusse la tela della giovane e la colpì più volte con la spola. Aracne, disperata, cercò di impiccarsi, ma la dea ne ebbe pietà e la trasformò in un ragno, costringendola a filare e tessere per tutta la vita per aver peccato di hybris.
In uno scolio sui Theriaca di Nicandro si legge che Aracne e suo fratello Falance erano allievi di Atena: la dea insegnò al giovane le arti belliche, mentre alla fanciulla quelle della tessitura. I due, tuttavia, furono sorpresi dalla dea mentre consumavano un amore incestuoso e per questo puniti con la metamorfosi lei in ragno e lui in vipera. Di seguito il testo integrale:

Aracne è citata anche da Virgilio nelle Georgiche, da Dante nell'Inferno e nel Purgatorio, da Boccaccio nel De mulieribus claris, da Christine de Pizan ne La città delle dame, da Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata e da Giambattista Marino nella poesia Donna che cuce.
Il ragno nero (Die schwarze Spinne) è un romanzo breve scritto dallo svizzero Jeremias Gotthelf (1841), che tratta questi argomenti, riprendendo una tradizione popolare simile presente tra i contadini del bernese, il luogo delle sue origini.

Le raffigurazioni antiche del mito di Aracne scarseggiano: potrebbe riferirsi a lei ad esempio un fregio marmoreo del foro di Nerva a Roma.


Il tema di Aracne è stato rappresentato in due balletti di Roussel (1944) e Alfred Koerppen (1968)
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