
Attanasio Dramis (San Giorgio Albanese, 1º maggio 1829 – Napoli, novembre 1911) è stato un anarchico e patriota italiano, esponente del movimento democratico risorgimentale e tra i primi organizzatori dell'Associazione internazionale dei lavoratori nell'Italia meridionale, fu tra coloro che parteciparono ai moti del 1848 e alle campagne militari di Giuseppe Garibaldi, avvicinandosi successivamente alle idee socialiste e internazionaliste di Michail Bakunin, prima di orientarsi verso il socialismo democratico.
Figlio di Giuseppe Dramis, anch'egli impegnato in cospirazioni liberali, e di Teresa De Simone, Dramis era il primogenito di sei figli di una famiglia calabrese di origine arbëreshë, all'interno della quale erano particolarmente diffuse le idee liberali e antiborboniche. Dramis, tra il 1842 e il 1842, studiò al collegio italo-greco di San Demetrio Corone, istituto che all'epoca rappresentava uno dei principali centri di diffusione di idee democratiche e risorgimentali nella comunità albanese della Calabria. In questo periodo Dramis conobbe e strinse amicizia con Agesilao Milano, altro arbëreshë, con il quale avrebbe poi condiviso l'attività cospirativa contro il governo borbonico.
Nel 1848 Dramis partecipò ai moti rivoluzionari che scoppiarono nel Regno delle Due Sicilie e che in Calabria ebbero anche la forma di una protesta contadina che si accompagnò all'occupazione di terre. In questo contesto Dramis combatté a Campotenese insieme a Giuseppe Ricciardi contro le truppe borboniche comandate dal generale Ferdinando Lanza, partecipando in compagnia del padre alle iniziative insurrezionali che nacquero a San Giorgio Albanese. A seguito della repressione dei moti venne arrestato e portato al carcere di Cosenza, dove, nell'agosto del 1851, tentò un'evasione a mano armata con altri detenuti politici, azione che aveva come obiettivo quello di liberare i prigionieri per riprendere la lotta armata contro il governo. Il tentativo fallì e Dramis venne ferito durante gli scontri, venendo nuovamente arrestato e questa volta sottoposto a un tribunale militare.
Nel dicembre dello stesso anno la Gran corte criminale della Calabria Citeriore ne ordinò la scarcerazione, provvedimento che però non venne mai attuato. Dramis venne poi effettivamente scarcerato verso la fine del 1852, quando Ferdinando II delle Due Sicilie, a seguito della richiesta diretta del padre, che si era assunto la responsabilità dell'educazione politica del figlio, gli concesse la grazia.
Alcuni anni dopo, nel maggio del 1856, Dramis e Agesilao Milano, in accordo con il comitato segreto del Partito d'Azione di Cosenza, che all'epoca era a favore della guerra per bande, si infiltrarono nell'esercito delle Due Sicilie, utilizzando una falsa identità. L'obiettivo dell'azione era verificare la possibilità di organizzare un'insurrezione militare per favorire un più ampio movimento rivoluzionario. In questo periodo entrambi stabilirono contatti con il comitato segreto di Napoli, ma Milano, giudicandone inadeguata l'organizzazione, maturò la decisione di agire autonomamente contro Ferdinando II, decisione alla quale Dramis si oppose, preferendo attendere un'insurrezione generale. Non riuscì tuttavia a dissuadere il compagno dall'attentato, compiuto l'8 dicembre 1856 durante una rivista militare a Napoli alla presenza del re. Il tentativo fallì, causando una nuova ondata di repressione contro gli ambienti cospirativi duosiciliani. Milano venne condannato a morte e impiccato, mentre Dramis e altri furono arrestati per il sospetto che fossero stati complici del tentativo. A seguito dell'arresto, nonostante non vi fossero prove di un suo coinvolgimento diretto, Dramis rimase recluso nel carcere di Santa Maria Apparente a Napoli senza processo per quasi quattro anni.
Dramis uscì di prigione nel 1860 a seguito della crisi politica causata dallo sbarco a Marsala dei volontari di Giuseppe Garibaldi e dall'avanzata della spedizione dei Mille nell'Italia meridionale. A seguito della sua liberazione Dramis si recò a Palermo, dove si mise a disposizione di Garibaldi, che lo incaricò di organizzare un corpo di volontari destinato a sostenere l'avanzata delle camicie rosse in Calabria.
Tornato in Calabria, Dramis contribuì alla formazione di un battaglione composto prevalentemente da contadini di origine arbëreshë, che vennero reclutati soprattutto a San Giorgio Albanese e dintorni. L'unità fu poi inquadrata nella legione comandata da Francesco Sprovieri, partecipando alle operazioni militari dalla Calabria fino alla battaglia del Volturno, con Dramis e i suoi uomini che continuarono a operare con la formazione anche dopo l'assedio di Capua. Nel 1862 Dramis tornò al seguito di Garibaldi e venne nominato capitano comandante della Guardia nazionale calabrese, venendo poi impiegato nelle operazioni militari contro il brigantaggio postunitario sotto il comando di Enrico Cosenz. Nell'agosto del 1863 guidò uno scontro nel quale rimase ucciso il brigante Paolo Serravalle, episodio del quale lasciò una relazione ufficiale pubblicata negli Atti delle Commissioni centrali e provinciali dell'Italia meridionale per soccorrere i danneggiati del brigantaggio.
A partire dal 1864 Dramis si trasferì a Napoli, dove lavorò inizialmente come impiegato comunale e successivamente come appaltatore daziario, entrando anche a fare parte della redazione del giornale mazziniano Il Popolo d'Italia, diretto da Giorgio Asproni, avvicinandosi così agli esponenti della sinistra democratica napoletana, tra i quali Carlo Gambuzzi, Giuseppe Fanelli, Saverio Friscia, Alberto Tucci e Raffaele Mileti, eterogeneo gruppo di intellettuali caratterizzato dalla sua insoddisfazione verso gli esiti dell'unità d'Italia, in particolare verso le disuguaglianze economiche e sociali nel Mezzogiorno. Il gruppo era anche critico verso l'accentramento statale avvenuto con l'unità, risultando vicino alle concezioni federaliste di Carlo Cattaneo e a quelle rivoluzionarie di Carlo Pisacane.
Tramite la frequentazione del gruppo, Dramis maturò una visione critica verso il mazzinianesimo, ormai giudicato insufficiente rispetto alle esigenze materiali delle classi popolari, e concluse che il movimento democratico dovesse dare più importanza alla questione sociale, superando il predominio delle rivendicazioni nazionali e repubblicane. A seguito di queste prese di posizione rifiutò la proposta di assumere la direzione della Falange mazziniana meridionale. In questa fase Dramis rappresentava uno degli esempi più significativi della dissidenza interna al movimento mazziniano, prima ancora dell'arrivo a Napoli di Bakunin, con il rifiuto di dirigere il movimento mazziniano nel Mezzogiorno che derivava dalla convinzione che il programma di Mazzini non fosse più in grado di ottenere il sostegno delle masse popolari. All'interno della visione critica di Dramis si inserì anche l'arrivo nel giugno del 1865 a Napoli del rivoluzionario russo Michail Bakunin, con il quale Dramis stabilì uno stretto rapporto personale e politico e che favorì il progressivo avvicinamento del gruppo democratico napoletano alle idee socialiste e internazionaliste, contribuendo ad accelerare il distacco dalle concezioni mazziniane.
Dramis entrò fin da subito a fare parte della cerchia dei principali collaboratori napoletani di Bakunin, insieme a Fanelli, Gambuzzi, Friscia, Mileti, Tucci e Pier Vincenzo De Luca, ovvero quel gruppo di militanti che costituì il primo nucleo di seguaci italiani del rivoluzionario attraverso il quale si svilupparono le organizzazioni che avrebbero successivamente contribuito alla diffusione dell'anarchismo nella penisola. In questo periodo, inoltre, Dramis frequentò la loggia massonica napoletana Vita Nuova, alla quale appartenevano anche Fanelli, Gambuzzi e Mileti. Bakunin tentò di utilizzare questi rapporti con la massoneria per trasformare le logge locali in uno strumento di propaganda rivoluzionaria, senza tuttavia ottenere i risultati sperati.
Nonostante la comune esperienza risorgimentale e l'adesione alle istanze federaliste, le posizioni di Bakunin e di Dramis non furono mai completamente coincidenti, con quest'ultimo che rimase sempre legato a una tradizione democratica e socialista derivata dall'esperienza nazionale italiana, mentre Bakunin andava elaborando una concezione rivoluzionaria più nettamente antistatale e internazionalista.
Dramis partecipò nel 1867 alla formazione del circolo rivoluzionario Libertà e Giustizia, associazione presieduta da Saverio Friscia, che contava tra i propri segretari Carlo Gambuzzi e lo stesso Dramis e che aveva come obiettivo il superamento del tradizionale programma mazziniano attraverso una maggiore attenzione alla questione sociale. Il programma del circolo univa rivendicazioni democratiche, federaliste e socialiste e aveva tra i propri obiettivi il suffragio universale, la revocabilità dei mandati elettivi, l'indipendenza della magistratura, la libertà di stampa e di culto, l'autonomia amministrativa dei comuni, un'imposta progressiva sul reddito e l'emancipazione dei lavoratori dalle condizioni di subordinazione economica. Inoltre, nell'agosto di quell'anno, il gruppo avviò anche la pubblicazione di un settimanale anonimo diretto da Pier Vincenzo De Luca e al quale collaborò anche Dramis. Il periodico contribuì alla diffusione delle nuove idee socialiste nell'ambiente democratico napoletano, riprendendo anche documenti dell'Associazione internazionale dei lavoratori e pubblicando un brano della prefazione del Capitale di Karl Marx.
Negli anni successivi l'attività del gruppo attraversò una fase di crisi, aggravata dall'allontanamento di alcuni esponenti e dalle divergenze politiche tra i suoi membri. Dramis, che nel frattempo aveva messo su famiglia ed era alla ricerca di un'occupazione stabile, ridusse progressivamente la propria partecipazione alle iniziative organizzative. Alla fine degli anni Sessanta sia Dramis che Mileti erano ormai attivi in maniera sporadica nel gruppo bakuniniano, contribuendo all'indebolimento del nucleo napoletano. Bakunin continuò comunque a mantenere rapporti con gli amici italiani e a sollecitarne la partecipazione alla propaganda rivoluzionaria.
Nel 1869 Dramis partecipò, insieme a Gambuzzi, Fanelli e ad altri militanti, alla costituzione e allo sviluppo della sezione napoletana dell'Associazione internazionale dei lavoratori, sorta dall'attività dei gruppi democratici e socialisti organizzatisi negli anni precedenti intorno a Libertà e Giustizia. Nonostante la presenza occasionale alle iniziative del gruppo, Dramis continuò a sostenere il movimento attraverso aiuti economici. In questo periodo Dramis continuò a essere considerato un esponente del movimento rivoluzionario e nel 1872 il prefetto di Napoli lo annoverava ancora tra i membri più pericolosi dell'ambiente internazionalista cittadino, nonostante il progressivo ridimensionamento della sua attività politica.
In questo periodo anche le idee di Dramis cambiarono: pur continuando a condividere la critica verso lo Stato accentrato, progressivamente si distanziò dall'orientamento insurrezionale del rivoluzionario russo, ritenendo più adatta alle condizioni materiali italiane una concezione del socialismo legata alla tradizione democratica risorgimentale. Questo cambio di idee non coincise con un immediato allontanamento dall'ambiente internazionalista: Dramis, a seguito dello scioglimento dell'organizzazione disposto con decreto del 20 aprile 1877, nel contesto della repressione seguita al moto del Matese, partecipò ai tentativi di ricostituzione della federazione tra il 1878 e il 1879.
A partire dal 1880, anche per via di vicende personali, le azioni di Dramis si fecero sempre meno significative nell'ambiente del movimento operaio. Rimase comunque legato agli ideali di emancipazione sociale maturati negli anni precedenti, pur assumendo posizioni sempre più distanti dall'Anarchismo insurrezionale. Nel corso degli anni Novanta dell'Ottocento Dramis si orientò progressivamente verso il socialismo democratico e il revisionismo, avvicinandosi alle posizioni di Andrea Costa, e a partire dal 1893 abbandonò definitivamente la concezione anarchica, sostenendo un ritorno alla tradizione mazziniana, reinterpretata alla luce delle esigenze del movimento socialista. In questo periodo ritornarono anche a fare capolino nella vita di Dramis le vicende del 1856: nel 1895 venne accusato dal quotidiano romano La Capitale di avere avuto responsabilità nell'attentato organizzato da Milano, accusa alla quale Dramis rispose pubblicando a Napoli la Lettera aperta a Sua Eccellenza cavalier Francesco Crispi, nella quale difese la propria condotta e ricostruì gli avvenimenti ai quali aveva partecipato, fornendo una testimonianza autobiografica sulla cospirazione antiborbonica.