Francesco Sprovieri

Francesco Sprovieri
Francesco Sprovieri

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato28 novembre 1891 –
7 febbraio 1900
Legislaturadalla XVII (nomina 20 novembre 1891)
Tipo nominaCategoria: 3
Sito istituzionale

Deputato del Regno d'Italia
Durata mandato28 maggio 1876 –
22 ottobre 1890
LegislaturaXII, XIII, XIV, XV, XVI
Gruppo
parlamentare
Sinistra
CollegioCorigliano Calabro (XII-XIV)
Castrovillari (XV, XVI)
Sito istituzionale
Francesco Sprovieri
NascitaAcri, 19 maggio 1826
MorteRoma, 7 febbraio 1900
Dati militari
Paese servitoDue Sicilie (bandiera) Regno delle Due Sicilie
Italia (bandiera) Italia
Forza armata Esercito delle Due Sicilie
Regio Esercito
Anni di servizio1848-1888
GradoColonnello nella riserva
Guerre
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Francesco Sprovieri (Acri, 19 maggio 1826 – Roma, 7 febbraio 1900) è stato un giurista e politico italiano.

Fu senatore del Regno d'Italia nella XVII legislatura, colonnello nell'esercito, eroe Garibaldino, deputato del Regno d'Italia e massone.

Biografia

Nacque da Michele e Beatrice Majerà, appartenenti a famiglie di proprietari terrieri del Cosentino. Fin da giovane mostrò una spiccata inclinazione per gli studi umanistici, che tuttavia coltivò in modo irregolare a causa di un temperamento inquieto e incline a posizioni politiche radicali.

Ventiduenne studente napoletano, il 23 aprile 1848 scrisse alla madre, tramite il fratello Vincenzo, descrivendo l’entusiasmo dei giovani delle principali famiglie partite per la Lombardia. Pochi giorni dopo però Pio IX richiama le sue truppe e il re di Napoli segue l’esempio; il generale Guglielmo Pepe, a cui appartiene anche Sprovieri, rifiuta di obbedire e si dirige verso Venezia assediata. Da Forte Marghera, il 12 novembre 1848, Sprovieri scrive nuovamente alla madre, raccontando la vita della guarnigione, la vicinanza al nemico e la presenza della flotta sarda. In una lettera del 6 febbraio 1849, già da Venezia, ribadisce la sua scelta militare e accenna all’eventualità di imbarcarsi per l’Africa qualora la situazione peggiorasse, soffermandosi però anche sui lussi della città lagunare.

La lettera del 10 aprile 1849, indirizzata al fratello Vincenzo, mostra invece maggiore inquietudine: ricorda gli scontri del 23 marzo, parla del ritiro nelle rispettive guarnigioni e chiede urgentemente denaro. Dopo la caduta di Venezia, il 27 agosto 1849, Sprovieri segue i difensori nell’esilio e lo si ritrova a Torino nel 1852, dove riceve corrispondenza da amici di Casale.

La madre continua a scrivergli da Acri: l’8 luglio 1854 lo invita a condurre una vita regolata e a perfezionare l’italiano; il 24 gennaio 1856 lo ammonisce contro fumo, liquori e “venere”. Nel 1859, come sottotenente del 1º Reggimento "Cacciatori delle Alpi", partecipa all’assalto notturno al forte di Laveno, rimanendo ferito al gomito sinistro. Una lettera del 21 dicembre 1859 da Bergamo lo sollecita a redigere uno stato di servizio per fini pensionistici; nella copia da lui preparata compaiono brevetti, menzioni onorevoli e la medaglia d’argento al valor militare.

Imbarcato poi a Quarto con la spedizione dei Mille, assume temporaneamente il comando della III Compagnia dopo il rifiuto di Francesco Stocco e, ferito a Calatafimi il 15 maggio 1860, redige dall’infermeria la bozza del rapporto per Garibaldi, descrivendo l’azione del reparto sul monte Pianto Romano. Giunto a Napoli, riceve lettere della madre che lo rassicurano dopo le notizie, poi smentite, della sua morte nella battaglia del Volturno (2 e 11 ottobre 1860). Nel maggio 1861 un professore di fisica di Cosenza gli invia una supplica indirizzata a Torino, dove figura come tenente colonnello dell’Armata dell’Italia Meridionale. Un’altra lettera della madre, del 27 dicembre 1861, è indirizzata al “Colonnello Francesco Sprovieri Deputato Torino”.

Un vaglia postale del 24 marzo 1863, spedito da Cosenza a Cantù, testimonia i suoi spostamenti continui. Ancora in ritiro come luogotenente colonnello, si trova a Genova il 18 dicembre 1865 quando riceve l’ennesima lettera materna. Allo scoppio della Terza Guerra d’Indipendenza si arruola nel Corpo Volontari Italiani di Garibaldi; una ricevuta postale del 20 luglio 1866 lo colloca a Vestone il giorno precedente la battaglia di Bezzecca, in cui sostituisce Giovanni Nicotera al comando del 6º Reggimento.

L’ultima lettera risorgimentale conservata è spedita da Modena alla sua “Posta Militare”. La sua vicenda si chiude con gli atti del Senato del 7 febbraio 1900: Sprovieri muore a Roma, in via Milano 24, dopo aver lasciato una lettera al presidente Saracco in cui chiede che alla sua morte non si svolga alcuna commemorazione, affermando di aver servito la patria disinteressatamente.

Onorificenze

Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria
Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria
Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
Medaglia d'argento al valor militare (2 volte) - nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia d'argento al valor militare (2 volte)
Medaglia di bronzo al valore militare - nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia di bronzo al valore militare
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (5 barrette) - nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (5 barrette)
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia

Note

  1. ↑ Fu iniziato verso il 1868 nella Loggia Universo di Firenze. Vittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Erasmo ed., Roma, 2005, pp. 259-260.
  2. 1 2 3 Sprovieri, Francesco Saverio - Istituto Calabrese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia Contemporanea, su icsaicstoria.it. URL consultato il 17 novembre 2025.

Collegamenti esterni

Controllo di autoritàVIAF (EN) 90216551 · ISNI (EN) 0000 0004 1967 5278 · SBN IEIV016633 · CERL cnp02209499 · GND (DE) 1155131754