Raffaele Mileti

Raffaele Mileti (Grimaldi, 26 luglio 1821 – Cosenza, ...) è stato un anarchico, patriota e giornalista italiano, esponente del movimento democratico risorgimentale e tra i primi collaboratori di Michail Bakunin nell'Italia meridionale. Inizialmente vicino al mazzinianesimo, partecipò alle campagne militari di Giuseppe Garibaldi e contribuì alla diffusione delle idee socialiste e internazionaliste a Napoli, prendendo parte alla fondazione dell'associazione Libertà e Giustizia.

Biografia

Origini e attività risorgimentale

Figlio di Costantino e Raffaella Brunetti, Raffaele nacque in una famiglia di tradizioni liberali e antiborboniche, in cui vari membri avevano partecipato alle cospirazioni e ai movimenti rivoluzionari che avevano interessato l'Italia meridionale a partire dalla fine del XVIII secolo. Tra i parenti diretti di Raffaele, il padre, che svolgeva la professione di procuratore legale, venne sospettato di essere un cospiratore tra il 1845 e il 1847, venendo anche arrestato per questo, per poi essere rilasciato, rimanendo comunque sottoposto alla sorveglianza della polizia; inoltre uno zio paterno, Pietro Mileti, partecipò ai moti del 1848 in Calabria, durante i quali rimase ucciso in un'imboscata.

Mileti venne avviato in giovane età dalla famiglia agli studi ecclesiastici, frequentò un seminario e venne ordinato sacerdote, arrivando a ricoprire la carica di vicario capitolare del vescovo di Nicastro; nello stesso periodo Mileti si avvicinò anche alle idee di Giuseppe Mazzini, maturando un progressivo distacco dalla Chiesa, partecipando ai moti rivoluzionari del 1848 e sviluppando rapporti con gli ambienti liberali e antiborbonici dell'Italia meridionale. Successivamente Mileti ebbe rapporti con Carlo Pisacane e, insieme al fratello Carlo Mileti, partecipò alla preparazione della spedizione di Sapri del 1857, per quanto un suo coinvolgimento diretto nella cospirazione non sia documentato in maniera univoca dalla storiografia. Nel 1860 Mileti abbandonò la tonaca e si arruolò tra i volontari di Giuseppe Garibaldi, seguendo l'esempio di altri membri della propria famiglia.

In seguito all'unità d'Italia Mileti continuò le sue attività negli ambienti mazziniani napoletani e nel 1864 il suo nome apparve tra gli aderenti alla Falange Sacra, organizzazione promossa da Mazzini per coordinare le associazioni repubblicane e indirizzarne l'azione politica verso il completamento dell'unità nazionale e l'affermazione delle istituzioni repubblicane.

L'avvicinamento a Bakunin e all'internazionalismo

A seguito dell'arrivo a Napoli nel giugno del 1865 del rivoluzionario russo Michail Bakunin, Mileti entrò a fare parte della cerchia dei suoi collaboratori più vicini, insieme a Carlo Gambuzzi, Giuseppe Fanelli, Saverio Friscia, Attanasio Dramis, Alberto Tucci e Pier Vincenzo De Luca. Il gruppo di collaboratori di Bakunin era caratterizzato da una forte insoddisfazione per i risultati dell'unità d'Italia, con particolare attenzione verso le persistenti disuguaglianze sociali e l'accentramento statale; questi fatti, uniti all'influenza del rivoluzionario, contribuirono a un avvicinamento di alcuni alle idee socialiste, federaliste e internazionaliste, favorendo il superamento del tradizionale mazzinianesimo. Mileti fu uno dei principali esponenti dei mazziniani napoletani che Bakunin riuscì ad avvicinare alle sue istanze rivoluzionarie; insieme a Dramis, Mileti accompagnò Fanelli a Lugano, dove si trovava in quel periodo Mazzini, per esporgli l'evoluzione del loro orientamento politico e proporgli di accantonare in parte la questione religiosa per dare preminenza a quella sociale.

Durante il 1865 Mileti collaborò al periodico Libertà e Lavoro, un giornale gratuito dedicato all'educazione popolare e fondato da esponenti del mazzinianesimo progressista, partecipando successivamente anche all'attività giornalistica de Il Popolo d'Italia, periodico democratico napoletano, del quale per un certo periodo fu anche redattore.

Mileti, durante la sua adesione all'ambiente bakuniano, fu anche un frequentatore della massoneria napoletana, risultando nel 1867 affiliato alla loggia Massoneria Popolare, collegata alla loggia Vita Nova di Palermo; inoltre, in questo periodo, Mileti fece anche parte del nucleo rivoluzionario clandestino organizzato da Bakunin nell'Italia meridionale, collegato alla Fratellanza Internazionale, aderendo pienamente al programma internazionalista del rivoluzionario russo, senza però rinunciare ai propri legami con la tradizione patriottica e garibaldina.

La partecipazione alla guerra del 1866

Nel 1866, allo scoppio della terza guerra d'indipendenza italiana, Mileti, insieme a Gambuzzi e Fanelli, decise di arruolarsi volontario nelle formazioni garibaldine nella guerra contro l'Impero austriaco, decisione che provocò contrasti con Bakunin, da sempre convinto che la guerra per la nazione fosse incompatibile con i propositi della rivoluzione sociale e del programma internazionalista a essa collegato; la partecipazione alla guerra in Trentino non fu foriera solo di contrasti con Bakunin, ma anche con Friscia e Tucci. Durante la campagna militare Mileti e Fanelli continuarono a mantenere contatti con il gruppo anarchico.

Terminate le operazioni militari, Mileti tornò a collaborare con l'ambiente rivoluzionario, sebbene la scelta sua e di Fanelli avesse contribuito a rendere evidenti alcune contraddizioni all'interno del programma internazionalista napoletano.

L'associazione Libertà e Giustizia

Nel 1867 Mileti partecipò alla costituzione dell'associazione democratica e socialista Libertà e Giustizia, sorta a Napoli dall'iniziativa di diversi esponenti della sinistra repubblicana e di Bakunin e del suo gruppo. L'associazione aveva nel suo programma le tradizionali rivendicazioni democratiche e repubblicane, accompagnate però da una maggiore attenzione verso le condizioni economiche delle classi popolari, con, tra i vari obiettivi, il suffragio universale, la libertà di stampa e di culto, il decentramento amministrativo, l'autonomia comunale e l'emancipazione del lavoro dalla subordinazione economica.

Mileti fu uno dei sottoscrittori del manifesto elettorale dell'associazione insieme al fratello Carlo, a Friscia, Dramis, Fanelli, Gambuzzi e ad altri esponenti democratici napoletani. Inoltre il coinvolgimento di Mileti nell'associazione fu continuo anche nei mesi successivi, con il suo nome che compare in un elenco di soci contribuenti nel quale figuravano anche Dramis, Gambuzzi, Friscia, Fanelli e Stefano Caporusso.

Gli ultimi rapporti con Bakunin

Negli anni successivi Mileti cominciò a essere più discontinuo nella partecipazione alle iniziative del gruppo bakuniano, con il pensatore russo che diverse volte espresse la sua insoddisfazione per la scarsa partecipazione di alcuni suoi collaboratori, tra i quali Dramis e Mileti; quest'ultimo venne criticato nella corrispondenza del periodo di Bakunin per la sua scarsa partecipazione e per il mancato rispetto degli impegni di solidarietà assunti con gli altri membri dell'organizzazione. Questo non significò però una rottura dei rapporti personali tra i due, con il nome di Mileti che continuò a comparire tra quelli dei militanti ai quali il rivoluzionario russo cercava di rivolgersi per l'organizzazione della propaganda, come nell'elenco stilato nel 1869 dei membri dell'Alleanza internazionale della democrazia socialista, organizzazione fondata da Bakunin nel 1868.

L'impegno in questo periodo risultava però ormai drasticamente ridotto, con Bakunin che in una lettera del 2 aprile 1869 invitava Gambuzzi e Fanelli a proseguire il lavoro rivoluzionario senza attendere la collaborazione di Dramis e Mileti, che infatti ebbero un ruolo marginale nella successiva fondazione della sezione napoletana dell'Associazione internazionale dei lavoratori.

Nel merito degli ultimi anni di vita di Mileti le notizie su di lui divengono frammentate: alcune ricostruzioni ne collocano la morte a Cosenza nel 1869, mentre altre ne riconoscono una sopravvivenza più lunga, come quella di Giovanni Domanico, che ne ricorda la partecipazione attiva al movimento socialista negli ultimi anni di vita, senza però indicarne la data della morte.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Esposito
  2. 1 2 3 4 5 6 7 Greco, p. 20.
  3. 1 2 Pernicone, p. 20.
  4. 1 2 3 Nettlau, capitolo V.
  5. 1 2 3 Masini, p. 25.
  6. ↑ Pernicone, p. 19.
  7. ↑ Pernicone, p. 18.
  8. 1 2 Pernicone, p. 23.
  9. 1 2 Nettlau, capitolo VI.
  10. 1 2 Nettlau, capitolo VIII.
  11. 1 2 Nettlau, capitolo IX.
  12. ↑ Pernicone, p. 31.
  13. 1 2 Nettlau, capitolo XI.

Bibliografia