Carlo Mileti

Carlo Mileti nel 1871.

Carlo Mileti (Grimaldi, 24 gennaio 1823 – Napoli, 20 gennaio 1892) è stato un patriota, giornalista e politico italiano, esponente del movimento democratico risorgimentale e del Partito d'azione nell'Italia meridionale, fu collaboratore di Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e Agostino Bertani, oltre che proprietario tra il 1863 e il 1873 del giornale napoletano Il Popolo d'Italia; inoltre, Mileti partecipò anche alla fondazione dell'associazione Libertà e Giustizia.

Biografia

Famiglia e attività antiborbonica

Nato da Costantino e Raffaella Brunetti, Mileti faceva parte di una famiglia tradizionalmente di idee liberali e repubblicane: gli zii paterni Carlo e Raffaele erano stati coinvolti negli eventi della Repubblica Napoletana del 1799, mentre lo zio Pietro Mileti prese parte ai movimenti antiborbonici calabresi, rimanendo ucciso il 12 luglio 1848 nel territorio di Nocera Terinese. Anche il padre, di professione procuratore legale, venne processato come cospiratore durante gli anni Quaranta del XIX secolo, subendo poi una stringente sorveglianza da parte della polizia borbonica.

Cresciuto in questo ambiente, Mileti ricevette un'educazione improntata agli ideali liberali e patriottici, che condivise anche con il fratello maggiore Raffaele, ex presbitero che abbandonò le funzioni ecclesiastiche avvicinandosi prima al mazzinianesimo e successivamente alle idee anarchiche di Michail Bakunin. Carlo, dopo i primi studi, si trasferì a Napoli dallo zio materno Pasquale Brunetti e lì intraprese gli studi di giurisprudenza, entrando in contatto con gli ambienti intellettuali che si opponevano al governo borbonico. Nel 1848 Carlo si laureò e prese parte ai moti rivoluzionari che scoppiarono nella capitale del Regno delle Due Sicilie. In seguito al fallimento dei moti entrò a fare parte della cosiddetta setta carbonico-militare, un'organizzazione clandestina promossa da Nicola Mignogna, Giacinto Albini e Antonio Morici, iniziativa che aveva l'obiettivo di riorganizzare il movimento liberale e preparare nuove iniziative insurrezionali. A causa della delazione di uno dei membri, una parte significativa degli aderenti all'organizzazione venne arrestata, mentre Mileti riuscì a evitare la cattura fuggendo il 22 ottobre 1850 a Malta, dove sviluppò nuovi rapporti con altri esuli politici meridionali.

L'esilio a Genova

Agostino Bertani, una delle figure politiche con cui Mileti collaborò più a lungo durante la sua vita.

Dopo due anni a Malta, il 17 agosto 1852 Mileti si trasferì a Genova, dove già si trovava il cugino Pasquale Mileti, entrando in contatto con diverse personalità dell'emigrazione politica meridionale, tra i quali Luigi Miceli, Giovanni Nicotera, Mauro Macchi e Carlo Pisacane. Tra le varie persone conosciute vi fu anche Agostino Bertani, medico e patriota milanese, con il quale nacque un rapporto politico e personale che sarebbe durato per quasi tutta la vita di Mileti. Con quest'ultimo Mileti collaborò nel 1854 durante l'epidemia di colera scoppiata a Genova, prestando soccorso alla popolazione. Inoltre, partecipò anche alla costituzione dell'associazione Solidarietà nel bene, nata per promuovere il soccorso ai malati e il mutuo aiuto tra gli aderenti, ma successivamente impegnata anche nella diffusione degli ideali repubblicani e patriottici, realtà che si sciolse nel novembre 1856.

In questo periodo Mileti si avvicinò anche a Pisacane, con il quale condivise l'opposizione al progetto di restaurazione della monarchia murattiana nel Sud Italia, sottoscrivendo nel 1855 un appello contrario all'ipotesi di un nuovo governo affidato a Luciano Murat, sostenendo invece la causa dell'unità nazionale. Successivamente partecipò alle iniziative clandestine che avevano l'obiettivo di organizzare un'insurrezione antiborbonica, contribuendo all'organizzazione di comitati per la raccolta di armi e denaro; queste attività cospirative esposero Mileti a ulteriori provvedimenti di polizia, cosa che lo portò, a seguito del fallimento della spedizione di Sapri e dei moti genovesi del 1857, a essere arrestato nuovamente nel 1858. Uscito di prigione, Mileti rafforzò la collaborazione con Bertani, che nel 1859 gli diede l'incarico di svolgere attività di organizzazione e propaganda nelle Marche, in vista di una possibile insurrezione democratica.

La spedizione dei Mille e la dittatura garibaldina

Nel 1860, insieme a Bertani, Mileti raggiunse Napoli il 3 luglio, dove prese contatto con i democratici locali e partecipò alla preparazione politica dell'arrivo di Giuseppe Garibaldi, impegnandosi nella raccolta di fondi e nel reclutamento di nuovi volontari. A seguito dell'arrivo del nizzardo a Napoli il 7 settembre, Mileti entrò nell'amministrazione della Dittatura di Garibaldi, con Bertani che venne nominato segretario generale. L'attività amministrativa di Mileti fu tuttavia breve e cessò nell'ottobre successivo a causa dei contrasti tra le componenti democratiche e quelle moderate, favorevoli a una rapida annessione del Mezzogiorno alla monarchia sabauda. Dopo la conclusione della dittatura garibaldina Mileti rimase a Napoli, partecipando alla vita sociale e politica cittadina; in questo periodo gli esiti dell'unità d'Italia contribuirono a rafforzare la sua opposizione all'indirizzo assunto dal processo di unificazione nazionale.

L'attività politica dopo l'Unità

Negli anni successivi Mileti continuò a operare nell'ambiente del Partito d'azione, mantenendo rapporti con Giuseppe Mazzini, Garibaldi, Bertani, Aurelio Saffi e Giovanni Nicotera, impegnandosi in prima persona per rafforzare l'organizzazione della democrazia repubblicana nel Meridione e per collegare ad essa le istanze della questione sociale che stava emergendo; nel 1861 sostenne diverse candidature democratiche, tra le quali quella di Nicotera e quelle di Domenico Mauro e Francesco Domenico Guerrazzi, senza presentarsi personalmente alle elezioni. In questo periodo partecipò anche alle iniziative di opposizione alla repressione delle manifestazioni popolari napoletane, denunciando la situazione economica e politica del Mezzogiorno. Nel dicembre dello stesso anno contribuì alla costituzione della Società del progresso, associazione che si proponeva di diffondere il programma democratico tra la popolazione, continuando negli anni successivi a sottolineare la necessità che il governo affrontasse le condizioni delle classi lavoratrici, questione fino a quel momento gestita, secondo Mileti, in maniera insoddisfacente dal governo dello Stato unitario.

Nel 1863, dopo un periodo di collaborazione con il giornale e con il sostegno di Bertani e di altri esponenti del Partito d'azione, Mileti acquistò il quotidiano napoletano Il Popolo d'Italia, con l'intenzione di farne il principale organo di riferimento della democrazia meridionale. Dal punto di vista politico, la sua direzione si caratterizzò per il sostegno alla causa repubblicana e al programma democratico risorgimentale, al quale affiancò una sempre crescente attenzione verso i problemi e le esigenze sociali del popolo meridionale. Gli anni di gestione del periodico furono caratterizzati da difficoltà economiche, dovute agli scarsi abbonamenti e all'insufficienza dei contributi finanziari erogati dai sostenitori politici.

I rapporti con Bakunin e Libertà e Giustizia

Nel giugno 1865, con l'arrivo di Michail Bakunin, una parte dei democratici meridionali si avvicinò alle concezioni socialiste, federaliste e internazionaliste del rivoluzionario russo; in questo contesto Mileti entrò in relazione con l'ambiente che si condensò intorno a Bakunin, pur mantenendo un orientamento politico legato alla tradizione mazziniana e garibaldina, con la sua adesione all'ideale socialista che non portò a una rottura con Mazzini e gli altri esponenti della democrazia risorgimentale.

L'anno successivo, insieme al fratello Raffaele, Mileti si unì all'Alleanza repubblicana universale, associazione promossa da Mazzini per cercare di mettere un freno alla diffusione, nell'ambiente risorgimentale meridionale, delle idee bakuniniane, dimostrando così un atteggiamento più distaccato rispetto ad altri intellettuali napoletani dell'area, come Saverio Friscia e Giuseppe Fanelli, all'epoca già pienamente coinvolti nelle attività del russo.

Il 27 febbraio 1867 Mileti sottoscrisse il programma dell'associazione Libertà e Giustizia, che era stata promossa dal circolo bakuniniano napoletano e aveva come presidente Saverio Friscia, pubblicandone il 5 marzo sul Popolo d'Italia il manifesto politico, che prevedeva un ampio programma di riforme democratiche e sociali, comprendente il suffragio universale, il decentramento amministrativo, la riforma del sistema tributario e la riduzione degli apparati burocratici e militari dello Stato.

L'associazione riuniva esponenti di orientamenti differenti, accomunati dalla volontà di sviluppare una politica democratica più attenta alla questione sociale. Mileti ne faceva parte in qualità di membro del comitato dirigente, insieme al fratello Raffaele, a Carlo Gambuzzi, Giuseppe Fanelli, Pier Vincenzo De Luca, Attanasio Dramis e ad altri democratici napoletani. La partecipazione di Mileti era giustificata dalla sua convinzione che gli ideali e le rivendicazioni dell'associazione fossero conciliabili con la trasformazione repubblicana delle istituzioni; nei fatti, Mileti non aderì mai completamente all'ideale bakuniniano, che rappresentò solo un elemento della sua formazione politica.

La campagna dell'Agro romano e le difficoltà del giornale

Nel 1867 Mileti partecipò all'organizzazione dei volontari napoletani destinati alla campagna garibaldina per la liberazione di Roma, contribuendo ai preparativi per la partenza dei contingenti, che confluirono in gran parte nella colonna guidata da Giovanni Nicotera. Continuò a sostenere l'iniziativa attraverso il Popolo d'Italia e mantenne i contatti con Garibaldi e con altri dirigenti del movimento democratico. La sconfitta dei volontari garibaldini nella battaglia di Mentana, il 3 novembre 1867, e il fallimento della campagna romana accentuarono le difficoltà del movimento democratico, con Mileti che proseguì la propria attività politica ed editoriale, cercando di favorire il coordinamento tra le diverse componenti dell'opposizione repubblicana, venendo infine arrestato nel dicembre di quell'anno con l'accusa di essere un cospiratore repubblicano.

In questo periodo il Popolo d'Italia aveva avuto un'evoluzione verso posizioni più radicali sul piano sociale e aveva al suo interno collaboratori fissi di estrazione socialista, cosa che portò a contrasti tra Mileti e l'ambiente mazziniano. Inoltre, nel 1868, Mileti partecipò alle attività della loggia massonica Vita Nuova, insieme ad altri esponenti della sinistra democratica, tra cui Attanasio Dramis e Carlo Gambuzzi, continuando a intrattenere rapporti con Bertani, con il quale tentò di promuovere diverse iniziative economiche per fronteggiare le proprie difficoltà finanziarie. Queste varie iniziative non riuscirono a risollevare le condizioni economiche del giornale, tanto che le autorità pubbliche, cercando di approfittare della situazione, nel luglio 1868 provarono a indurre Mileti a modificare l'orientamento politico del quotidiano, senza riuscirci.

Gli ultimi anni

Tra il 1868 e il 1873 il Popolo d'Italia attraversò una fase di progressivo declino, aggravata dalla scarsità dei finanziamenti e dall'indebolimento delle organizzazioni democratiche che ne avevano sostenuto l'attività. Mileti però continuò a pubblicare il giornale, mantenendo una posizione autonoma rispetto alla monarchia e alle componenti moderate della politica italiana. Nel 1872 ricevette da Mazzini una lettera nella quale il patriota genovese, pur riconoscendo l'esistenza di precedenti divergenze, ribadiva la propria stima per Mileti, invitandolo a continuare con il suo impegno a favore del mazzinianesimo; infine, il 5 luglio 1873, Mileti portò alle stampe l'ultimo numero del giornale. Negli ultimi giorni di pubblicazione espresse la propria delusione per l'indebolimento dell'opposizione democratica e per l'avvicinamento di alcuni suoi esponenti alla monarchia, rivendicando l'autonomia politica mantenuta dal giornale.

Negli anni successivi continuò a interessarsi alla vita politica napoletana, pur trovandosi in condizioni economiche precarie e rimanendo legato all'ambiente massonico figurando nel 1876 tra i candidati alle elezioni comunali sostenuti dalla massoneria cittadina. Negli anni successivi Mileti si allontanò progressivamente dalla politica.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 DellErba
  2. ↑ Esposito 1983, pp. 21-22.
  3. ↑ Esposito 1983, pp. 22-23.
  4. ↑ Esposito 1983, pp. 19-23.
  5. ↑ Esposito 1983, pp. 23-28.
  6. ↑ Esposito 1983, pp. 28-32.
  7. ↑ Esposito 1983, pp. 34-40.
  8. 1 2 Esposito
  9. ↑ Esposito 1983, pp. 40-45.
  10. ↑ Esposito 1983, pp. 43-48.
  11. ↑ Esposito 1983, pp. 43-45.
  12. ↑ Esposito 1983, pp. 46-53.
  13. ↑ Esposito 1983, pp. 51-56.
  14. ↑ Esposito 1983, pp. 57-62.
  15. ↑ Esposito 1983, pp. 60-61.
  16. 1 2 Esposito 1983, pp. 63-64.
  17. ↑ Nettlau, pp. 213-214.
  18. ↑ Esposito 1983, pp. 61-64.
  19. ↑ Esposito 1983, pp. 64-66.
  20. ↑ Esposito 1983, pp. 67-69.
  21. ↑ Esposito 1983, p. 70.
  22. ↑ Esposito 1983, pp. 71-72.
  23. ↑ Esposito 1983, p. 72.
  24. ↑ Esposito 1983, pp. 71-74.

Bibliografia

Altri progetti