Campana

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Campana
Campana dei Caduti di Rovereto
Informazioni generali
OrigineCampania, V secolo
InventoreSan Paolino di Nola
Classificazione111.242
Idiofoni a percussione diretta
Uso
Musica dell'antichità
Musica contemporanea
Campana di Erlitou 2000 a.C.
Campana della Chapelle Saint-Antoine a Chastel-sur-Murat, Cantal, Francia

La campana è uno strumento musicale, appartenente alla classe degli "idiofoni a percussione diretta", definita come contenitori, suonati con un oggetto non sonoro, in cui la vibrazione è più debole vicino al vertice. Si differenziano dai gong, in cui invece la vibrazione è più forte vicino al vertice.

Nelle campane da chiesa il suono è prodotto generalmente dalla percussione di un pendolo di ferro dolce detto battacchio (o battaglio) sulle pareti interne della campana stessa. Per quanto riguarda lo strumento occidentale è solitamente in bronzo, ed è utilizzato nel mondo per scandire il tempo da torre civiche, e da campanili delle chiese cristiane anche come richiamo per funzioni, ricorrenze ed eventi riguardanti la comunità; viene suonato dai campanari.

Etimologia

Campana della chiesa di Sasso Pisano

Il nome italiano "campana" deriverebbe dal latino vasa campana, espressione che indicava dei catini emisferici (crateri) in bronzo e poi in terracotta prodotti nella provincia romana di Campania. Per la similitudine di forma anche la campana che suona fu chiamata come il vaso.

In latino la campana era chiamata tintinnabulum, con riferimento al suo suono. L'insieme delle materie inerenti allo studio delle campane (storia, tecniche, musicologia, significati) è racchiusa nel neologismo campanologia.

Nel Medioevo, il grammatico inglese Giovanni di Garlandia azzardò una diversa spiegazione del nome, supponendo che venisse da "campo", perché i contadini che lavorano nei campi non conoscevano l'ora se non dal suono delle campane ("Campanae dicuntur a rusticis qui habitant in campo, qui nesciant judicare horas nisi per campanas").

Storia

Campana cinese 400 a.C.esposta al British Museum
Bottega per la fusione di campane, fine XVII secolo - inizi XVIII secolo. Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, Milano.

Il modello organologico campana è diffuso in moltissime culture, a partire dalla preistoria, tuttavia sembra che le più antiche campane, così come oggi le intendiamo nel mondo occidentale, risalgano alla Cina di alcuni millenni prima di Cristo.

Secondo una leggenda, la campana con battacchio interno sarebbe un'invenzione italiana, introdotta da san Paolino vescovo di Nola nel V secolo, anche se non vi è nessun documento che attesti la paternità dell'invenzione al Santo. In ogni caso, solo nell'VIII-IX secolo le chiese e le pievi incominciano a essere dotate di campane e sorgono i primi campanili, diffusi sempre più dopo l'anno Mille. Col tempo si va affinando anche l'arte dei fonditori e le differenze di suono fra un paese e l'altro: nascono così segnali associati alle campane e codificati dalla popolazione che durano ancora oggi.

Benedizione della campana

«È una bella cosa ascoltare il suono delle campane, che cantano la gloria del Signore da parte di tutte le creature. Ciascuno di noi porta in sé una campana, molto sensibile. Questa campana si chiama cuore. Questo cuore suona e mi auguro che il vostro cuore suoni sempre delle belle melodie»
Frontespizio dell'estratto del Pontificale Romanum per la benedizione di una campana compiuta dal cardinal Franc Rodé.

Nel rito romano antico il Pontificale Romanum prevede che la benedizione delle campane sia riservata a un vescovo o a un suo delegato. Quando il vescovo benedice la campana, segue il rito descritto dallo stesso Pontificale romanum, quando invece la benedizione è delegata a un sacerdote, il rito è contenuto nel Rituale romanum.

Il vescovo è rivestito di amitto, camice, cingolo, stola e piviale bianchi e mitra semplice. Tenendo in mano il pastorale si avvicina alla campana, quindi si siede sul faldistorio e intona il salmo 50, il salmo 53, il salmo 66, il salmo 69, il salmo 86 e il salmo 129. Terminati i salmi si alza e tenendo il pastorale benedice il sale; quindi depone il pastorale e la mitra e pronuncia l'orazione sul sale; riprende mitra e pastorale, benedice l'acqua e deposti nuovamente mitra e pastorale pronuncia le orazioni sull'acqua. A questo punto il vescovo mette il sale nell'acqua, compiendo un disegno a forma di croce e pronuncia l'orazione sulla commistione. Terminata la benedizione dell'acqua, indossando la mitra, lava la campana, bagnandone l'apertura con un aspersorio di issopo, sia all'esterno sia all'interno, quindi torna al faldistorio, mentre due chierici proseguono il lavaggio della campana, bagnandola tutta e asciugandola poi con un telo di lino, ripetendo lo stesso ordine con cui il vescovo l'ha lavata. Dopo il lavaggio, il cerimoniere segna con il gesso una croce vicino al centro della campana, per indicare il luogo in cui deve avvenire la prima unzione, poi segna altre sette croci all'esterno della campana presso l'apertura, a uguale distanza tra loro e altre quattro croci all'interno. Il vescovo al faldistorio canta il salmo 145, il salmo 146, il salmo 147, il salmo 148, il salmo 149 e il salmo 150. Dopo aver cantato i salmi, si alza indossando la mitra e compie la prima unzione con il pollice che ha intinto nell'Olio degli infermi. Poco prima dell'unzione il cerimoniere cancella con un panno il segno di croce che aveva tracciato con il gesso. Dopo essersi pulito il pollice con il cotone, il vescovo toglie la mitra e pronuncia un'orazione, quindi asterge con un panno di lino il segno di croce fatto con l'olio santo. Intona poi l'antifona Vox Domini che precede il salmo 28. Si ripete l'antifona. Nel frattempo il vescovo compie sette segni di croce sull'esterno della campana con l'olio degli infermi e altre quattro all'interno con il sacro crisma. Pronuncia una breve formula per ognuna croce tracciata: «Sanctificetur et consecretur, Domine, signum istud. In nomine Patris, et Filii, et Spiritui Sancti. In honorem N.. Pax tibi.» A ogni campana infatti si dà un nome, in genere di un santo, e la formula menziona il santo da cui la campana prende il nome. Tolta la mitra il vescovo pronuncia un'orazione. Poi si siede con la mitra, si lava le mani e si pulisce il pollice con una mollica di pane e limone. Mette quindi in un braciere timo, incenso e mirra. Il braciere viene collocato sotto la campana, in modo che il fumo fluisca all'interno. Nel frattempo il coro canta l'antifona Deus in sancto e il salmo 76. Finito il salmo, il vescovo toglie la mitra e prende il pastorale, il diacono dopo aver ricevuto la benedizione del vescovo canta il Vangelo. Terminato il canto del Vangelo, il vescovo bacia il libro portatogli dal suddiacono. Quindi fa un segno di croce sulla campana e poi la suona per la prima volta con un martello.

Il Rituale romanum prevede lo stesso rito, ma il sacerdote è vestito solo di cotta e stola e non siede al faldistorio.

Inoltre il Rituale romanum contiene una benedizione per la fusione della campana, che si svolge come segue. Si recita il salmo 150, quindi il Pater noster, un breve responsorio e l'orazione, in cui si menziona il nome del santo o della santa a cui la campana verrà dedicata, la benedizione si conclude con l'aspersione con acqua benedetta del metallo fuso.

Dopo la riforma liturgica del rito romano la benedizione delle campane è stata molto semplificata.

Dimensioni, suono e nota

Campane cinesi biānzhōng in bronzo dai primi Stati Combattenti. Tomba del marchese Yĭ di Zēng

Il suono di una campana è strettamente legato a un complesso equilibrio di spessori che determinano il profilo della campana. Gli spessori formano, assieme alla nota fondamentale e ai suoni parziali, il suono della campana. La nota, invece, è determinata dal volume del vaso sonoro: più grande è la campana più grave sarà la nota; più piccola è la campana e più acuta sarà la nota. Esistono diverse tipologie di campane a seconda dello spessore, della nota e della forma. Il profilo, che prende il nome di "sagoma", può essere diverso (ad esempio) a seconda delle esigenze del luogo nel quale la nuova campana sarà collocata e delle varie epoche storiche. Esistono "sagome leggere" e "sagome pesanti" usate dai diversi fonditori.

Il maggiore peso, e quindi il maggior spessore, permette una maggiore e prolungata vibrazione dello strumento oltre che un maggiore sostegno dei "toni parziali", soprattutto quelli di "ottava inferiore" e di "terza maggiore", che devono essere presenti in ogni campana. In genere la campana in proporzione più pesante risulta avere un suono in generale più caldo e più gradevole, mentre una campana "leggera" è talvolta stridente e spiacevole all'orecchio.

Una buona campana può arrivare a emettere fino a cinquanta "toni parziali", ma i più importanti e soprattutto i più riconoscibili sono (rispetto alla nota fondamentale): parziale di "Prima", di "Terza" (che può essere maggiore o minore), "Quinta" (che può essere diminuita), "Ottava Superiore" e "Ottava Inferiore".

Funzioni e segnali

Ecco elencati i principali segnali (che possono variare da zona a zona) legati alla vita religiosa e civile:

Campane di edifici religiosi (seguono l'anno liturgico)
Campane di edifici civici

Anticamente le campane segnalavano anche:

I concerti campanari italiani e i diversi usi e tradizioni regionali

Per poter parlare di "concerto" di campane si parte da un numero di due o tre elementi. Attualmente è possibile la presente classificazione:

Per ogni regione d'Italia vi sono diverse regole, usi e tradizioni nel suono delle campane. Per una trattazione e un panorama sui vari tipi di suono regionale è consigliabile visitare i siti internet delle varie associazione campanarie italiane.

Fonderie di campane

Campane esposte al museo annesso alla Fonderia Marinelli

Durante l'alto medioevo la diffusione delle campane inizia ad essere sempre più presente ma la creazione di questi strumenti era legata al sapere dei monaci. Non a caso, le prime testimonianze e scritti in materia sono redatti da religiosi come Teofilo.

A partire dal basso medioevo però, le conoscenze per la costruzione delle campane che sono estremamente richieste e presenti nella cultura Europea praticamente ovunque, viene sempre di più verso artigiani, spesso a firma "Magister" che recandosi di luogo in luogo creano le campane alla base del campanile o anche, all'interno stesso delle chiese. Sono molte le testimonianze di ritrovamento di fornaci all'interno di antiche Pievi in tutto il territorio Italiano.

Le "Botteghe", conosciute con il nome di fonderie, sono un fenomeno legato all'epoca industriale e necessariamente collegato all'aumento e miglioramento della rete dei trasporti (nuove strade, ferrovie ecc) in quanto fino a tempi tutt'altro che remoti le campane hanno continuato a essere prodotte in loco visto che conveniva trasportare il proprio sapere ed una "ricetta di costruzione" con materiali facilmente reperibili, piuttosto che trasportare per vie impervie pesanti getti di fusione.

A conferma della testi, la "ricetta" dei materiali necessari per la costruzione delle campane è fatta sempre con materiali "poveri" e di facile reperibilità.

In Italia, oggi (2023) sono presenti ed attive 6 fonderie di campane, un unicum a livello mondiale, precisamente si trovano:

Il campanile del duomo di Atri: le 7 campane sono state fuse dalla fonderia Marinelli

Lavorazione

Lo stesso argomento in dettaglio: Fusione delle campane.

Il ciclo di lavorazione delle campane prevede diverse fasi.

Innanzitutto occorre costruire una forma in legno che riproduca il profilo della campana. Con essa si costruisce la cassa d'anima che riproduce la cavità del pezzo ovvero una struttura cava di mattoni refrattari corrispondente all'interno della campana. Questo profilo, detto maschio o anima, viene montato su una trave orizzontale che può ruotare attorno a un asse verticale. Su questa anima si sovrappongono diversi strati d'argilla fino a ottenere una falsa campana, detta camicia, di spessore uguale a quello voluto per la campana in bronzo. Su questa superficie si applicano fregi e iscrizioni con la tecnica a cera persa. Durante la preparazione di questo mantello in argilla, l'interno viene riscaldato con carboni ardenti per essiccare più velocemente l'argilla e sciogliere la cera. Per completare la formatura, la falsa campana viene eliminata e il mantello viene collocato sull'anima lasciando un'intercapedine per la fusione di bronzo. Mantello e anima vengono interrate in una fossa (in un contenitore detto staffa) e bloccati con terra e sabbia speciale per evitare movimenti durante la fusione.

La forma è completata con i canali di colata del metallo fuso e i canali di scarico dell'aria. A questo punto il fonditore apre la bocca del forno e il bronzo scorre nei canali fino alla testa della campana. La colata prosegue fino al totale riempimento della forma. Dopo il raffreddamento la campana viene estratta dalla fossa utilizzando l'argano posto sopra il forno a riverbero, detto "capra", e liberata da anima e mantello. Poi viene ripulita da terra e sabbia (sterratura), dalle sbavature, ovvero da quelle appendici aggiunte per esigenze tecnologiche (es. attacchi di colata) e da eventuali difetti di fusione, infine lucidata.

Dizionario dei termini specifici

Forma in gesso per decorazione di campane, Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci

Classificazione delle campane

Le campane possono essere classificate in base al montaggio:

Nonostante alle orecchie del profano i rintocchi delle campane possano sembrare tutti uguali, in Italia esistono diversi sistemi di suono per campane basculanti ossia in movimento, per campane fisse o ferme e per l'unione di questi due tipi. In Italia, infatti, ogni regione ha un proprio sistema di suono.

Campane fisse

Un esempio di campane fisse
Campane a slancio, le 5 campane del campanile di San Marco

Sono sprovviste di ceppo, cioè di contrappeso in quanto non devono compiere oscillazioni di nessun genere; sono quindi immobili, ancorate a putrelle o travi, vengono suonate tramite la percussione del battaglio interno (se suonate dal campanaro) o di martelli esterni (detti "elettrobattenti" se suonate da impianto elettro-automatico). In Italia le campane fisse sono quasi sempre di piccole dimensioni e posizionate all'interno dei campanili, specialmente se fanno parte di un complesso di campane numeroso. Nei carillon, diffusi nel nord Europa, raggiungono anche il numero di 60 o più esemplari in un solo campanile.

Le campane "a slancio" o "a battaglio volante"

Sono campane dotate di ceppo leggero, cioè scarsamente contrappesate, e in virtù di questo fatto possono compiere oscillazioni veloci, producendo serie di rintocchi poco distanziati l'uno dall'altro.

Nei sistemi a slancio "classico", per produrre suono devono raggiungere almeno i 60° di inclinazione (anche se esistono sistemi a slancio con il battaglio dotato di doppio snodo per poter suonare anche con un ridotto movimento). In questo sistema di suono il battaglio è agganciato sotto i perni di rotazione e quindi va a colpire il bronzo sempre nel movimento verso l'alto: si dice che il battaglio, che di solito è più pesante rispetto agli altri sistemi di montaggio, "accarezza la campana".

In questo sistema di montaggio, il battaglio si distacca subito dopo il rintocco e quindi non smorza gli armonici rendendo libere le vibrazioni, al contrario del sistema controbilanciato. Per questo le campane a slancio mantengono vibrazioni assai prolungate. Il sistema è tipico in tutta Europa (es: change ringing inglese), nel sistema Bolognese, nel centro e sud Italia, nel Tirolo e in parte del Triveneto, più precisamente in Friuli-Venezia Giulia con lo slancio friulano.

Campane "controbilanciate" o "a battaglio cadente"

La Campana dei Caduti Maria Dolens, un semplice esempio di campana "a battaglio cadente", in particolare "a mezzo slancio"

Sono campane dotate di ceppo pesante, cioè molto contrappesate, e in virtù di questo fatto possono compiere oscillazioni più o meno lente, producendo quindi serie di rintocchi più o meno distanziati l'uno dall'altro, e il battaglio batterà sempre sulla parte inferiore della campana, invece che sulla parte superiore come nello slancio. Essendo ben contrappesate raggiungono facilmente la posizione "a bicchiere", cioè compiono con facilità una rotazione di 180° dopo poche oscillazioni. Producono suono non appena vengono inclinate, poiché in questo tipo di campane il battaglio è agganciato più in alto o allo stesso livello rispetto all'altezza dei perni di rotazione e quindi va a colpire il bronzo sempre verso il basso.

Questa categoria racchiude con sé diversi stili:

Riassumendo:

Campane usate a bicchiere

Lo stesso argomento in dettaglio: Concerto solenne ambrosiano e Campane alla veronese.
Campane posizionate "a bicchiere"

Una volta messe in movimento, le campane possono suonare "a distesa" (rintocchi casuali) per semplice oscillazione rispetto al loro asse, oppure "a bicchiere".

L'arresto e sosta "a bicchiere" della campana sono possibili grazie a una piccola staffa, posta sulla ruota, la quale va appunto a scontrarsi con la balestra. Una volta raggiunta tale posizione di stallo, detta "a bicchiere" o "in piedi" (bocca della campana in alto e contrappeso in basso), la campana, sganciata, si ribalta (a questo punto di circa 360°) emettendo un rintocco ogni volta in cui il battacchio cade su uno dei due bordi della campana.

Le campane a bicchiere vengono utilizzate in diversi metodi di suono: alla bolognese, alla ligure, alla lucchese, alla umbra, all'ambrosiana, alla veronese.

I suoni alla bolognese, alla lucchese e alla umbra sono fatti con campane a slancio, quelli all'ambrosiana, alla ligure e alla veronese con campane a battaglio cadente.

Grandi campane nel mondo

Sovente le grandi campane hanno nomi propri e una lunga storia alle spalle. Eccone alcune tra le maggiori:

Australia (bandiera) Australia

Austria (bandiera) Austria

Belgio (bandiera) Belgio

Birmania (bandiera) Birmania

Bosnia ed Erzegovina (bandiera) Bosnia ed Erzegovina

Bulgaria (bandiera) Bulgaria

Canada (bandiera) Canada

Cina (bandiera) Cina

Città del Vaticano (bandiera) Città del Vaticano

Basilica di San Pietro a Roma. Il "Valadier" al centro. A sinistra la "Campanella" e a destra la "Ave Maria".

Danimarca (bandiera) Danimarca

Estonia (bandiera) Estonia

Finlandia (bandiera) Finlandia

Francia (bandiera) Francia

La campana Savoyarde della basilica del Sacro Cuore a Montmartre (Parigi)
La campana grosse cloche di Bordeaux
La campana "Emmanuel" situata nella Torre Sud della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi

Grecia (bandiera) Grecia

Germania (bandiera) Germania

Giappone (bandiera) Giappone

Israele (bandiera) Israele

Italia (bandiera) Italia
Le 11 campane più grandi della penisola sono:

La campana Concordia 2000
  1. La Maria Dolens di Rovereto, fusa dalla Fonderia Capanni nel 1964, con un peso di 22639 kg e un diametro di 3,21 m (nota: Si1).
  2. La Concordia 2000 di Plan de Corones, fusa da Oberascher nel 2002, con un peso di 18100 kg e un diametro di 3,01 m (nota: Do♯2).
  3. La Campana di Cristo Re a Messina, fusa da Daciano Colbachini nel 1935, con un peso di 13200 kg e un diametro di 2,66 m (nota: Re2).
  4. Il Campanone della Basilica di San Pietro in Roma, fuso nel 1785 da Luigi Valadier con un peso di 8950 kg e un diametro di 2,31 m (nota: Mi2)
  5. La Campana del Giubileo di Limatola, fusa dalla Fonderia Capanni nel 2000, con un peso di 8100 kg e un diametro di 2,3 m (nota: Mi2).
  6. Il Campanone della Torre Civica di Bergamo, fuso da Bartolomeo Pisenti nel 1656, con un peso di 6050 kg e un diametro di 2,07 m (nota: Fa♯2↑)
  7. La Herz Jesu Glocke di Lana, fusa da Grassmayr nel 2014 con un peso di 6210 kg e un diametro di 2,12 m (nota: Sol2).
  8. Campanùn del Duomo di Milano, fuso da Giovanni Battista Busca nel 1582, con un peso di 6200 kg c.a. e un diametro di 2,13 m (nota: La♭2↓).
  9. Il Sunto della Torre del Mangia a Siena, fuso in loco nel 1664, con un peso di 6010 kg e un diametro di 2,01 m (nota: Si♭2).
  10. La campana dei rintocchi di Palazzo Vecchio a Firenze, del peso di 5800 kg circa.

Possono essere menzionate alcune altre campane, anche se una lista precisa necessariamente avrà bisogno di anni per essere completata.

Lussemburgo (bandiera) Lussemburgo

Macedonia del Nord (bandiera) Macedonia del Nord

Malta (bandiera) Malta

Messico (bandiera) Messico

Norvegia (bandiera) Norvegia

Paesi Bassi (bandiera) Paesi Bassi

Polonia (bandiera) Polonia

La campana di Sigismondo a Cracovia

Portogallo (bandiera) Portogallo

Rep. Ceca (bandiera) Rep. Ceca

Romania (bandiera) Romania

Regno Unito (bandiera) Regno Unito

La campana "Big Ben" a Palazzo di Westminster a Londra
La Campana dello Zar nel Cremlino a Mosca

Russia (bandiera) Russia: la Russia conserva campane monumentali per dimensioni che vengono suonate da ferme mediante la percussione del battaglio.

Serbia (bandiera) Serbia

Slovacchia (bandiera) Slovacchia

Spagna (bandiera) Spagna

Svezia (bandiera) Svezia

Ungheria (bandiera) Ungheria

Stati Uniti (bandiera) Stati Uniti

La Liberty Bell

Svizzera (bandiera) Svizzera

Le campane nella cultura

Protettori, dediche e iscrizioni

Usi delle campane

Prima (e in sostituzione) delle campane

Associazionismo e musei

In letteratura

Audio

Concerto Solenne a Cornaredo (MI)ⓘ
Concerto Solenne a Rho (MI)ⓘ
Campane a distesa a Vimercate (MB)ⓘ
Suonata a festa con la tastiera a Rosate (MI)ⓘ
Plenum delle 8 campane di Monzaⓘ

Note

  1. ↑ Romano Luperini, Pietro Cataldi e Lidia Marchiani, La scrittura e l'interpretazione, Palumbo, 1996, p. 22, ISBN 88-8020-114-X.
  2. ↑ (LA) Pontificale Romanum, Venetiis, 1770, pp. 299-310
  3. ↑ (LA) Rituale romanum, Avenione, 1783, pp. 364-375
  4. ↑ (LA) Rituale romanum, Avenione, 1783, pp. 363-364
  5. ↑ Museo nazionale della Scienza, Forma per decorazione di campane in gesso, su museoscienza.org.
  6. ↑ MUVEC - Museo Veneto delle Campane, su patrimonioculturale.provincia.vicenza.it. URL consultato il 18 luglio 2025 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2015).
  7. ↑ Museo delle Campane e degli Orologi, su entroterragenovese.it. URL consultato il 18 luglio 2025 (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2016).

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni

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