| Salmo 130 | |
|---|---|
| 1ª ed. originale | III secolo a.C. |
| Genere | poesia |
| Lingua originale | ebraico |
| Serie | Libro dei Salmi |
| Preceduto da | Salmo 129 |
| Seguito da | Salmo 131 |
Il Salmo 130, principalmente noto come De profundis, fa parte della raccolta dei 150 Salmi sia nella Tanakh ebraica che nell'Antico Testamento cristiano.
Il salmo è entrato nell'elenco dei salmi penitenziali.
Oggi, prendendo lo spunto dalle sue parole iniziali, la Chiesa cattolica usa il salmo soprattutto per il ricordo dei defunti, quasi supponendo che sia il defunto stesso che lo reciti nel passaggio dalla vita terrena alla vita eterna.
Il salmo è considerato messianico, riferito cioè al Cristo perché nella sua passione si trovò negli abissi delle tenebre e nel contempo perché con il suo sacrificio tira fuori dagli abissi e moltiplica la misericordia promessa nel salmo.
L'espressione De profundis, che, tradotta letteralmente, significa "dalle profondità [dell'abisso]", è tratta dall'inizio del Salmo 129 secondo la traduzione in lingua latina della Vulgata.
Il De profundis si recita in particolare nella liturgia dei defunti.
Per antichissima tradizione era pure intonato nei Secondi Vespri del giorno di Natale; anche con la riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, che ha ridotto il numero dei salmi da cantarsi nei vespri da cinque a tre, questa tradizione è stata confermata.
Come espressione si usa nella lingua corrente per intendere: più in ambito letterario, una lamentazione, non necessariamente desolata, semmai aperta al trascendente, da una condizione di grande prova; d'uso comune quale "ultimo saluto", "congedo o abbandono definitivo", anche di un'idea, un progetto, un'istituzione.
Secondo la Regola di san Benedetto, redatta intorno al 530, questo salmo veniva recitato all'inizio dei Vespri del martedì, seguito dal 131 (130).
Nel cristianesimo medievale, il Salmo 130 venne associato ai sette salmi penitenziali che si recitavano dopo l'ora delle Lodi il venerdì di Quaresima.
Nell'attuale Liturgia delle ore, esso viene recitato o cantato il mercoledì sera e ai Vespri del sabato dell'ultima settimana del ciclo quadrisettimanale delle preghiere liturgiche.
Nella Liturgia della Messa, il Salmo 130 viene letto la 10ª domenica del Tempo ordinario nell'Anno B, la 5ª domenica di Quaresima nell'Anno A, e il martedì della 27ª settimana del Tempo ordinario nel ciclo feriale I. Viene inoltre utilizzato come antifona d'ingresso la 28ª domenica del Tempo ordinario.
La campana del De Profundis suona in modo lento, solenne e misurato per segnare la fine della giornata.
Nel 1610, papa Paolo V istituì l'usanza di suonare la campana del De Profundis il giorno di Ognissanti.
Con la sua breve bolla Caelestes Ecclesiae thesauros, promulgata il 14 agosto 1736, papa Clemente XII incoraggiò i cristiani a pregare quotidianamente per le anime del Purgatorio, invitando tutti a inginocchiarsi alla prima ora della sera e a recitare devotamente il Salmo 130, concluso con il Requiem aeternam. Secondo la tradizione cattolica, il De profundis e il versetto Requiem æternam venivano recitati dopo l'Angelus della sera.
Secondo il Rituale romano, la recita del Salmo 130 accompagna la benedizione di una nuova campana in una chiesa o in una cappella.
Nell'Agpeya, il libro d'ore della Chiesa ortodossa copta, questo salmo viene recitato durante l'Ufficio di Compieta e nella terza veglia dell'Ufficio di mezzanotte. Si trova anche nella Preghiera del Velo, che di solito compete solo i monaci.
Nel Libro della preghiera comune della Chiesa d'Inghilterra, la lettura di questo salmo è prevista per la sera del ventisettesimo giorno del mese, nonché durante i Vespri del Mercoledì delle Ceneri.
È inserito nel gruppo dei salmi delle ascensioni perché utilizzato per il pellegrinaggio a Gerusalemme. Nella tradizione ebraica veniva cantato arrivando sotto le mura della città ormai al termine del proprio pellegrinaggio.
Secondo il Nusach Sefard, il 130 viene recitato durante la liturgia delle Grandi Festività, cantato in modo responsoriale davanti all'arca della Torah aperta durante la funzione mattutina, dalla festività di Rosh Hashanah allo Yom Kippur. Non viene recitato nel puro Nusach Ashkenaz, sebbene sia stato adottato in alcune comunità Nusach Ashkenaz poiché è incluso nei siddur tradotti da Birnbaum e dall'edizione Artscroll.
Il Salmo 130 è uno dei 15 Canti delle salite recitati in alcune comunità dopo la preghiera pomeridiana dello Shabbat nel periodo compreso tra Sukkot e Shabbat HaGadol (lo Shabbat che precede la Pasqua ebraica). In alcune comunità, viene recitato tutti i giorni feriali. In ebraico, viene spesso chiamato Shir HaMa'alot MiMa'amakim, in base alle sue parole iniziali.
Alcuni lo recitano durante la preghiera del Tashlikh.
È uno dei salmi tradizionalmente recitati «nei momenti di difficoltà collettiva».
I versetti 3-4 fanno parte del paragrafo iniziale del Tachanun, che viene recitato il lunedì e il giovedì.
Di seguito riportiamo testo latino e traduzione, l'ultima parte alterna sacerdote ed assemblea. Al ''De profùndis è unito il Rèquiem aetèrnam (ripetuto due volte).
La prima formulazione contiene due righe meno note rispetto alla preghiera dopo il Vaticano II (V. A porta ìnferi. R. Èrue, Dòmine, ànimas eorum.) che chiedono a Dio (o ad un angelo da Lui inviato) di provvedere ad una Discesa agli Inferi per liberare le anime purganti.
Le due indulgenze relative alle due preghiere sono cumulate ("si sommano i giorni dell'una e dell'altra)..
Latino
De profùndis clamàvi ad te, Dòmine;
Dòmine, exàudi vocem meam.
Fiant àures tuæ intendèntes
in vocem deprecatiònis meæ.
Si iniquitàtes observàveris, Dòmine,
Dòmine, quis sustinèbit?
Quia apud te propitiàtio est
et propter legem tuam sustìnui te, Dòmine.
Sustìnuit ànima mea in verbo eius,
speràvit ànima mea in Dòmino.
A custòdia matutìna usque ad noctem,
speret Ìsraël in Dòmino,
quia apud Dòminum misericòrdia,
et copiòsa apud eum redèmptio.
Et ipse rèdimet Ìsraël ex òmnibus iniquitàtibus eius.
Italiano (traduzione letterale)
Dalle profondità a te ho gridato, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.
Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi resisterà [alla tua ira]?
Poiché presso di te è il perdono
e per merito della tua legge ho confidato in te, o Signore.
L'anima mia [si] è retta sulla sua parola,
ha sperato l'anima mia nel Signore,
Dalla veglia del mattino sino a notte,
speri Israele nel Signore,
perché presso il Signore é la misericordia,
e abbondante presso di lui è la redenzione.
Ed egli redimerà Israele da tutte le sue colpe.
Latino
V. Rèquiem aetèrnam dona eis, Domine.
R. Et lux perpètua lùceat eis.
V. A porta ìnferi.
R. Èrue, Dòmine, ànimas eorum.
V. Requiéscant in pace.
R. Amen.
V. Dòmine, èxaudi oratiònem meam.
R. Et clamor meus ad te vèniat.
V. Oremus.
V. Fidèlium Deus òmnium Cònditor et Redèmptor: animàbus famulòrum famularùmque tuàrum remissiònem cunctòrum trìbue peccatòrum; ut indulgèntiam, quam semper optavèrunt, piis supplicatiònibus consequàntur. Qui vivis et regnas in saècula saèculorum.
R. Amen.
V. Rèquiem aetèrnam dona eis Dòmine.
R. Et lux perpètua lùceat eis.
V. Requiéscant in pace.
R. Amen.
Italiano (traduzione letterale)
V. L'eterno riposo, dona loro, o Signore.
R. E splenda ad essi la Luce perpetua.
[V. Dalla porta degli inferi.]
[R. Tira fuori le loro anime, o Signore.]
V. Riposino in pace.
R. Amen.
V. Signore, ascolta la mia preghiera.
R. E la mia supplica giunga fino a te.
V. Preghiamo
[V. Dio Creatore e Redentore di tutti i fedeli: alle anime dei (tuoi) servitori e delle tue servitrici concedi la remissione di tutti quanti i peccati; perché con le pie suppliche ottengano l'indulgenza che sempre chiedono nella preghiera.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.]
R. Amen.
V. L'eterno riposo, dona loro, o Signore.
R. E splenda ad essi la Luce perpetua.
V. Riposino in pace.
R. Amen.
De Profundis è il titolo di una poesia dello scrittore spagnolo Federico García Lorca, contenuta nella raccolta intitolata Poema del cante jondo.
Anche una lunga lettera di Oscar Wilde, scritta al suo ex amante Alfred Douglas verso la fine della sua vita mentre era in prigione, porta il titolo di De Profundis, sebbene quest'ultimo le sia stato attribuito dopo la morte dell'autore. Poesie di Alfred Tennyson, Elizabeth Barrett Browning, Charles Baudelaire, Christina Rossetti, C. S. Lewis, Georg Trakl, Dorothy Parker e José Cardoso Pires sono intitolate allo stesso modo.
Nel romanzo Fires on the Plain di Shōhei Ōoka, il personaggio di Tamura fa riferimento alla prima riga del salmo, De profundis clamavi, in una scena onirica.
Questo salmo è stato spesso musicato. A volte veniva utilizzato per le funzioni funebri, soprattutto con il suo incipit latino De profundis:
Alcune altre opere intitolate De profundis, ma con testi non tratti dal salmo, sono:
Martin Lutero parafrasò il Salmo 130 nell'inno Aus tiefer Not schrei ich zu dir, che ha ispirato diversi compositori, tra cui Bach (cantate Aus der Tiefen rufe ich, Herr, zu dir, BWV 131 e Aus tiefer Not schrei ich zu dir, BWV 38), Mendelssohn e Reger.