| Camponeschi | |
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D'argento ai cinque monti d'azzurro. | |
| Stato | |
| Casata di derivazione | Conti dei Marsi |
| Titoli | |
| Fondatore | Camponesco Camponeschi |
| Ultimo sovrano | Lucrezia Camponeschi |
| Data di fondazione | 1146 |
| Data di estinzione | XVII secolo |
| Confluita in | Carafa Pica Alfieri |
| Etnia | Italiana |
| Rami cadetti |
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La famiglia Camponeschi (anche Camponesco, Camponesca o, più raramente, Camponessa, identificata pure come Montoria, i cui membri furono anticamente detti Camponisci e talvolta menzionati con il patronimico Dell'Arciprete) è stata una famiglia nobile italiana, protagonista della storia dell'Aquila nel Medioevo.
Tradizionalmente di parte angioina, conquistarono il predominio tra le famiglie aquilane con Lalle I Camponeschi nel 1345, governando poi la città fino alla fine del XV secolo, similmente a quanto avvenne con i Medici a Firenze, gli Scaligeri a Verona e gli Sforza a Milano, venendo stimata, rispettata e temuta dalle altre casate del Regno di Napoli e dagli stessi sovrani napoletani e spagnoli. Ressero inoltre numerose terre, tra cui la contea di Montorio, fino all'estinzione del ramo di Pietro Lalle Camponeschi nel XVI secolo; la primogenita di quest'ultimo, Vittoria, si legò in seconde nozze ai Carafa ed ebbe come figlio Gian Pietro Carafa, futuro papa Paolo IV, cui trasmise per discendenza la contea e i territori annessi. Rimase il ramo originatosi da Marino, che si estinse nel XVII secolo confluendo nelle famiglie Alfieri e Pica; Lucrezia Camponeschi ne fu l'ultima discendente.

La famiglia si ritiene derivi dai Conti dei Marsi, i cui primi membri dimoravano nelle terre camponesche possedute in feudo, un vasto territorio che si estendeva tra Accumoli, Amatrice e Cittareale, citato nel Catalogus baronum già nel XII secolo. Sebbene la genealogia documentata faccia capo a Matteo, attestato nel 1283, i cui figli Lalle, Matteo e Giovanni (Gianni) furono ricchi feudatari, la casata trasse il nome dal capostipite Camponesco vissuto nel 1146. Questi, come chiarì lo storico Claudio Crispomonti, edificò il castello Camponesco (trattavasi di Villa Camponeschi, contemporanea frazione del comune di Posta), conferendogli il proprio nome ed estendendolo ai territori limitrofi, oltre che agli stessi abitanti, popolarmente denominati camponisci. Prima ancora, la linea ancestrale del casato era radicata nell'antica Amiterno (San Vittorino), dove anni innanzi, verso la fine del XIII secolo, è documentata la presenza di uno dei suoi più noti esponenti, ossia Rinaldo, arciprete della chiesa locale, figlio di Teodino, da cui derivò il patronimico Dell'Arciprete con il quale sono indicati i Camponeschi in quel periodo.

In seguito alla fondazione dell'Aquila, i Camponeschi si affermarono come famiglia espressione del ceto mercantile e borghese della città, in antagonismo ai Pretatti, sostenitori del feudalesimo; in questa sanguinosa guerra tra fazioni, si distinse Lalle I Camponeschi, figlio di Giovanni (Gianni), che riuscì ad avere la meglio sia sui Pretatti che sul rivale Bonagiunta di Bonagiunta di Poppleto, conquistando di fatto, nel 1345, il predominio cittadino. Da quel momento, e per circa un secolo e mezzo, i Camponeschi governarono la città, esplicitando un'autorità simile a quella di cui godevano i Medici a Firenze, gli Scaligeri a Verona e gli Sforza a Milano, venendo stimata, rispettata e temuta dalle altre casate del Regno di Napoli e dagli stessi sovrani napoletani e spagnoli.
Forte del titolo di camerlengo, Lalle I godette dell'appoggio dapprima di Luigi I d'Ungheria e poi della regina Giovanna I d'Angiò, desiderosi di assicurarsi la fedeltà degli aquilani nella persona del suo massimo esponente: ottenne quindi la carica di gran connestabile del Regno di Napoli e fu insignito del titolo di conte di Evoli, di Sant'Agata, di Monteodorisio e, sin dal 1348, di Montorio – appellativo che da lì contraddistinse l'intera famiglia – oltre che dotato di numerosi altri beni, tra cui Atessa, Città Sant'Angelo e altre numerose terre tolte a Carlo d'Artus. Il 2 luglio 1354 fu fatto assassinare a Bazzano da Filippo di Taranto.
Il figlio di Lalle I, omonimo e conosciuto come Lalle II, continuò a dominare la città quale esponente dei Camponeschi; per assicurarsi la sua fedeltà, la regina gli confermò i titoli del padre compreso quello di gran connestabile, sebbene Lalle II si schierò dalla parte di Carlo III d'Angiò-Durazzo durante la crisi dovuta allo scisma d'Occidente, salvo poi tornare sui suoi passi al termine del conflitto, appoggiando Luigi II d'Angiò-Valois.

La città, schieratasi largamente con i Durazzo, insorse contro Lalle II e, alla morte di quest'ultimo per avvelenamento il 21 giugno 1383, si rivoltò ferocemente contro la moglie Elisabetta Acquaviva e gli otto figli. Ne fece le spese Marino, mentre il primogenito, Giampaolo (che aveva ereditato il titolo di conte di Montorio), si salvò a stento. Desideroso di conquistare L'Aquila, Ladislao d'Angiò-Durazzo, erede dei Durazzo, adescò dunque un altro figlio di Lalle II, il capitano di ventura Antonuccio che combatté per lui in Ungheria; alla morte di Ladislao, nel 1414, fu esiliato dalla città per mano di Giovanna II d'Angiò-Durazzo potendovi fare ritorno solamente nel 1422. Due anni dopo difese vittoriosamente la città dall'assedio di Braccio da Montone nell'ambito della guerra dell'Aquila.
Alla morte di Antonuccio, il titolo di conte di Montorio passò ad un'altra personalità illustre del casato, Luigi (o Ludovico) I, detto il Conte grasso per la sua corporatura; questi prese in sposa Angelella Marzano – sorella di Giovanni Antonio, duca di Sessa, e di Maria, prima promessa sposa di Luigi II d'Angiò-Valois e poi moglie di Nicolò da Celano – , accrescendo così il prestigio familiare. Al 1442 risale un editto di Alfonso V d'Aragona in cui conferma la contea di Montorio a Luigi II Camponeschi, figlio maggiore di Battista, fratello di Luigi I; alla morte di Luigi II, nel 1457, la contea passa a Pietro Lalle Camponeschi, suo figlio.

Pietro Lalle, continuando nel solco della tradizione angioina della famiglia, portò L'Aquila a prendere parte attiva nella congiura dei baroni ribellandosi al re Ferrante d'Aragona. Fu tuttavia sconfitto e perse tutte le sue terre; in seguito alla sua carcerazione, il controllo della città passò ai Gaglioffi che nel 1485, nel tentativo di liberarsi dal giogo aragonese, misero in atto un tentativo di secessione e dichiararono la città sotto la protezione di papa Innocenzo VIII; allorché il sovrano liberò Pietro Lalle e, approfittando di una temporanea pace tra gli schieramenti, placò la rivolta, salvo poi perpetuare, tra il 1492 e il 1493, una dura e sanguinosa rappresaglia che colpì duramente le casate ribelli. Tuttavia il nobile condottiero era già deceduto per improvvisa morte sopraggiunta il 7 ottobre 1490 per il peggioramento delle sue condizioni di salute, venendo sepolto nella basilica di San Giuseppe Artigiano, dove si conserva il proprio monumento funebre fatto erigere dalla madre Beatrice Gaglioffi anni prima, nel 1432, allo scultore tedesco Gualtiero d'Alemagna.
Sposato con Maria Pereira de Noronha, discendente diretta di Enrico II di Castiglia, Pietro Lalle ebbe solo figlie femmine, delle quali Beatrice morì prematuramente a soli quindici mesi; ad essa e alla madre è dedicato il mausoleo situato nella basilica di San Bernardino, realizzato dallo scultore Silvestro dell'Aquila. La prima figlia di questi, Vittoria, si legò in seconde nozze ai Carafa ed ebbe come figlio Gian Pietro Carafa, futuro papa Paolo IV, cui trasmise per discendenza la contea e i territori annessi; con lei quindi si estinse nel XVI secolo il ramo dei conti di Montorio. La casata continuò a vivere con il ramo originatosi da Marino, che si estinse nel XVII secolo confluendo nelle famiglie Alfieri e Pica; Lucrezia Camponeschi ne costituì l'ultima discendente.
Ciononostante, il cognome Camponeschi continuò a comparire altrove, come a Giulianova e Teramo, ma si trattava di discendenti di famigli che avevano prestato servizio presso la casata, ai quali per riconoscenza era stato concesso l'uso di tale appellativo.
Di seguito è riportato l'albero genealogico della famiglia a partire dalla linea ancestrale originatasi da Lalle di San Vittorino, primo membro del quale si ha notizia, attestato nell'anno 893, passando per il capostipite Camponesco, che diede il proprio nome al casato, vissuto nel 1146, e Matteo Camponeschi, accertato nel 1283, cui fa capo la genealogia documentata:
| Lalle fl. 893 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Giovanni fl. 950 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Pietro fl. 1025 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Buccio fl. 1097 | Cola Giovanni | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Camponesco fl. 1146 | Giacomo fl. 1149 | Nardino fl. 1159 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Brandimarte | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Teodino fl. 1252 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Matteo fl. 1283 | Rinaldo l'Arciprete | Elena sp. Mario Borrello | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Lalle | Matteo fl. 1313 | Giovanni (Gianni) fl. 1318 | Battista | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Odoardo fl. 1337 | Matteo (Matteuccio) fl. 1336 | Mattia fl. 1329 sp. Margherita ? | Lalle I …-1354 sp. (1) ? Bonagiunta di Poppleto (2) Diana Barile | Giovanni (Giannotto) fl. 1348 | Lalle fl. 1327 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Buccione …-ante 1411 sp. Ceccarella/Cecca Bonagiunta di Poppleto | Giovan Anton Francesco (Francesco/Cecco) l'Arciprete fl. 1376 | Francesca sp. Nicola di Paganica | Enrico (Arrigo) fl. 1348 | Lalle II …-1383 sp. Elisabetta Acquaviva | Pietruccio fl. 1423 | Corrado (naturale, poi legittimato) fl. 1350, 1399, 1400 e 1419 sp. ? | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Giambattista fl. 1361 | Maruccia …-1417 sp. Niccolò Gaglioffi | Antonio dell'Arciprete fl. 1366 sp. Isabella Savelli | Nella fl. 1357 sp. Giacomo Gaglioffi | Nicola fl. 1366 sp. Angeluccia ? | Melchiorre | Giampaolo fl. 1419 sp. (1) Masella di Rillana (2) ? Colonna | Luigi I (Ludovico I) (il Conte grasso) fl. 1430 sp. Angelella Marzano | Battista …-1417 sp. Chiara Gaglioffi | Pirro fl. 1418 sp. Margherita ? | Marino …-1391 | Odoardo fl. 1401 | Urbano fl. 1401 | Antonuccio 1370-1452 sp. Giovannella Pappacoda | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Giacoma (Jacopuccia) fl. 1446 sp. Giulio Antonio I Acquaviva d'Aragona | Luigi II (Ludovico II) …-1457 sp. Beatrice Gaglioffi | Giambattista fl. 1442 | Pietro Lalle …-1469 sp. Elisabetta/Cassandra Acquaviva | ? | Elena sp. Ludovico Rivera | Odoardo fl. 1442 sp. Camilla Cantelmo | Pietro Lalle fl. 1444 | Giorgio …-1444 | Giambattista fl. 1444 | Antonuccio …-1444 | Margherita sp. Bartolomeo Domenico Riccardi | Melchiorre fl. 1422 sp. (1) ? (2) Caterina ? | Odoardo fl. 1422 | Petruccio | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Pietro Lalle …-1490 sp. Maria Pereira de Noronha | ? fl. 1487 | Pirro …-1478 sp. Elisabetta di Basilio | Ercole fl. 1467 sp. Taddea Tacconi | Antonio fl. 1468 Pasqua di Pile | Caterina fl. 1459 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Vittoria sp. (1) Ludovico Franchi (2) Giovanni Antonio Carafa | Diana/Giovannella …-1482 sp. Restaino Cantelmo | Chiara sp. Restaino Caldora | Ginevra sp. Luigi di Capua | Beatrice | Giovan Giorgio fl. 1487 | Margherita fl. 1491 | Ettore fl. 1456 e 1460 | Antonuccio …-ante 1487 sp. ? di Rascino | Giacomo Antonio | Pietro Martire | Francesco Bernardino | Bernardina sp. Artus di Sangro | Masciarella | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Riccardo …-1486 | Odoardo …-1486 | Giacoma fl. 1468 sp. Ottaviano Castiglione | Pietro Lalle 1477 ca.-1502 | Ettore 1479 ca.-… Cassandra Pasquali | Maria fl. 1494 sp. Giambattista Rosa | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Giacomo fl. 1489 e 1503 | Urbano fl. 1472 | Pietro Lalle …-1586 ca. sp. Pellegrina ? | Beatrice sp. Alfonso Alfieri | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Maria …-1591 Prospero Alfieri | Anton Francesco | Ercole fl. 1565 sp. Beatrice Carli | Chiara fl. 1570 sp. Leonardo Petra | Orazio | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Lavinia fl. 1613 sp. Alfonso Pica | Cinzia sp. Marcantonio Pica | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Risulta aver contratto matrimoni anche con le famiglie Alfieri, Celano, Cicinello, Di Sangro, Manieri, Orsini (ramo dei conti di Manoppello), Petra e Tabassi.

La blasonatura dello stemma della famiglia Camponeschi è d'argento ai cinque monti d'azzurro e costituiva l'arme di un capitano siciliano di nome Ruggero Largaspada, detto "il Superbo", e nel 1159 fu concessa dal re Guglielmo il Malo al condottiero Nardino Camponeschi dopo che questi lo aveva ucciso in battaglia. Detta blasonatura compare incisa anche nella cella, antica moneta medievale coniata dalla zecca aquilana sotto la direzione dei Camponeschi (1442-1443). Il colore argento del campo simboleggerebbe, tra i suoi attributi, la purezza, mentre i monti (o cime) farebbero riferimento a possedimenti montani, con l'azzurro atto a testimoniare i valori di giustizia e lealtà. Altre versioni dello stemma presentano sei monti anziché cinque, i quali furono ripresi dalla famiglia dei Berardi, noti come Conti dei Marsi, sua casata di derivazione, ma con le cime di verde poste in campo d'oro invece che d'argento. Ne esiste anche una rara versione con tre cime. Lo scudo dei Camponeschi, di forma francese moderna, era sorretto con le branche da un leone con la testa posta all'interno di un elmo nobiliare coronato d'oro, avente nel cimiero un'aquila coronata, emblema della città aquilana da essi governata. Giampaolo Camponeschi, a seguito delle sue seconde nozze con la sorella di Ludovico Colonna, volle far unire al proprio stemma quello della consorte, accompagnandolo dal motto latino "Vivant", dall'auspicio significato di "Vivano". Per di più, Ettore Camponeschi fece personalizzare la versione con i cinque monti aggiungendovi agli angoli la lettera iniziale "E" del suo nome impressa in oro e in carattere gotico.



Nel corso della sua storia, la famiglia Camponeschi arrivò a possedere un totale di 74 feudi, distribuiti per la maggior parte in Abruzzo (principalmente nei territori dell'Alto Aterno, dei monti della Laga e dell'area Vestina) e Lazio (valle del Velino), e in misura minore in Basilicata, Calabria, Campania e Molise, così suddivisi:
I feudi situati nel territorio compreso tra Accumoli, Amatrice, Cittareale e Posta, quali Bereto, Camponesco, Castiglione, Castiglione dell'Abate, Ceridilla, Colle di Torre, Colle Rotondo, Collespada, Forcella, Guardia, Pianizza, Poggio d'Api, Poggio di Lachilleo, Rocchetta e Vena di Macchia, costituivano le cosiddette terre camponesche, e nel 1187 erano amministrati da un console subvassallo dei Camponeschi, Berardo Sinibaldi, e menzionati nel Catalogus baronum già nel XII secolo.

Di seguito è riportato un elenco non completo delle dimore da essa abitate: