City pop

City pop (シティ・ポップ)
Origini stilistichePop
Soft rock
Album-oriented rock
Disco
R&B
Jazz fusion
Funk
Soul
Boogie
Yacht rock
Bossa nova
Latin
Kayōkyoku
New music
Origini culturaliMetà anni settanta, Giappone
Strumenti tipiciVoce, chitarra, basso, tastiere, sintetizzatori, drum machine, sezione fiati e archi
PopolaritàAnni settanta e ottanta in Giappone; dagli anni 2010 in tutto il mondo, soprattutto tramite Internet

Il city pop (シティ・ポップ?, shitī poppu) è un genere di musica pop giapponese, dai confini piuttosto sfumati, nato nella seconda metà degli anni 1970 e arrivato all'apice della popolarità nel corso degli anni 1980. Derivato dalla «nuova musica» giapponese, di orientamento occidentalizzante, finì per comprendere una vasta gamma di stili – soft rock, album-oriented rock, R&B, funk, disco, boogie, jazz fusion – associati al boom economico del paese e al nuovo ceto agiato urbano. Il genere è inoltre legato alle nuove tecnologie dell'epoca, come il Walkman, le autoradio con lettore di cassette e vari strumenti elettronici.

Dopo la fine degli anni ottanta il city pop perse la sua centralità e fu a lungo considerato dalle generazioni successive un prodotto datato. Dagli anni 2010, tuttavia, ha trovato un nuovo pubblico internazionale online – grazie a blog musicali, ristampe giapponesi e agli algoritmi di raccomandazione di YouTube – ed è diventato un punto di riferimento per i microgeneri vaporwave e future funk.

Definizione

Non esiste una definizione unanime di city pop, né tra i critici né tra gli studiosi: i giornalisti musicali giapponesi lo descrivono come uno stato d'animo più che un genere in senso stretto, o come musica «fatta da gente di città per gente di città». In Giappone l'etichetta indicava musica dal carattere «urbano» e «raffinato» destinata a un pubblico metropolitano; molti artisti non inseguivano affatto una sonorità giapponese, preferendo modelli americani come funk, soft rock e boogie. Il critico Yutaka Kimura, autore di vari libri sul tema, lo ha sintetizzato come «musica pop urbana per chi ha uno stile di vita urbano».

Tra le definizioni più note: PopMatters lo ha incluso tra "soft rock/AOR/funk"; Pitchfork lo ha descritto come termine vago per la musica giapponese che incorporava jazz e R&B; il musicista Ed Motta lo ha ricondotto ad AOR e soft rock con elementi di funk e boogie; secondo alcune fonti è la risposta giapponese al synth pop e alla disco music. Nei testi giapponesi si ricorda spesso che il termine "city pop" non indica un suono preciso: l'elemento qualificante è piuttosto l'immagine di una vita urbana moderna, elegante e consumistica, e il termine è stato in larga parte coniato a posteriori a fini commerciali, per cui va usato con cautela quando si discutono le intenzioni dei musicisti dell'epoca. Billboard Japan lo descrive come un pop «urbano e raffinato», fondato sui suoni allora considerati alla moda – AOR, soft rock, black contemporary, fusion – con testi disseminati di parole chiave come città, resort, guida in auto e vita da campus e uno stile vocale pensato per dare un senso di freschezza, diverso dalla "new music" folk, considerata più «umida».

Storia

L'origine del termine

«City pop(s)» è un termine inglese coniato in Giappone. Fu usato a partire dalla metà degli anni settanta dalle case discografiche e dalle redazioni delle riviste per promuovere e recensire musica – giapponese o straniera – dall'atmosfera urbana e sofisticata. Fra i primi usi documentati ci sono la pubblicità giapponese dell'album Royal Flush (1976) di Terry Melcher, il singolo Orenji-iro no Densha del gruppo Higurashi (1977) e l'album di Tomoko Sōryō dello stesso anno, presentati con l'espressione «city pops»; nel luglio 1977 la rivista Record Geijutsu presentò come musicisti «city pops» Minako Yoshida, Takao Kisugi, Tatsurō Yamashita, il gruppo di Jun Fukamachi, gli Yonin Bayashi e Junko Ōhashi. Riviste musicali e di spettacolo definirono inoltre «city pop in stile newyorkese» artisti come Eric Carmen, e «American city pops» gli Alessi Brothers in tournée in Giappone.

Un'espressione affine, «city music», fu usata già nel 1976 nella presentazione degli Sugar Babe e dei suoi ex membri Taeko Ōnuki e Tatsurō Yamashita, e poi per Yoshitaka Minami, Yumi Arai (la futura Yumi Matsutoya o Yuming), Minako Yoshida, Mariya Takeuchi e Akiko Yano. All'epoca l'uso era tutt'altro che rigoroso: «city pops» era più frequente di «city pop», e talvolta indicava anche opere oggi classificate come folk rock.

Il dibattito sulle origini

Non c'è accordo sull'origine del genere. Kimura, nella sua ridefinizione del «Japanese city pop» (2002), la fa risalire agli Happy End (1969-1972); altri indicano l'album Songs degli Sugar Babe (1975) come precursore; Ed Motta colloca l'inizio verso la metà degli anni settanta con il lavoro di Haruomi Hosono e Yamashita. Gli studiosi hanno criticato la prima tesi come «visione storica centrata sugli Happy End», perché in quegli anni né il gruppo né i loro eredi usavano l'etichetta, e il gruppo ebbe scarsa influenza all'epoca. Hosono, con il suo gruppo Tin Pan Alley a metà anni settanta, fuse R&B, northern soul e jazz fusion con tocchi tropicali hawaiiani e okinawensi, ed è considerato da alcuni critici una chiave dello stile poi detto city pop. Un ruolo determinante è riconosciuto anche alla Yellow Magic Orchestra, per gli approcci di missaggio e arrangiamento che divennero centrali nel genere.

Il genere si staccò dalla "new music" e dal kayōkyoku tradizionale: nato dal folk e dal rock autoriale della fine degli anni sessanta, il termine "new music" fu progressivamente considerato troppo ampio e confuso, e il termine "city pop" fu il modo di indicare una variante più urbana e raffinata. Nel campo musicale, il city pop adotta tecniche di scrittura e arrangiamento tipiche del jazz – accordi di settima maggiore e diminuiti – mutuate dal soft rock americano di gruppi come Steely Dan e The Doobie Brothers.

Il Ministero degli esteri giapponese ricorda che, mentre negli anni settanta andavano per la maggiore il folk, incentrato sui testi, e il kayōkyoku, gli artisti poi classificati come city pop guardavano al rock, al pop e alla musica nera statunitense contemporanei, cercando di creare uno stile giapponese originale con un suono di tipo occidentale.

Gli anni settanta

Il contesto sociale è quello della crescita economica del dopoguerra: il miglioramento del tenore di vita, l'introduzione del cambio fluttuante e lo yen forte che favorirono l'ingresso di prodotti e mode straniere, e la crescente internazionalizzazione di Tokyo. Il musicista Toshiki Kadomatsu ha ricordato lo stile di vita dei giovani degli anni precedenti la bolla: notti in città nei giorni feriali e fine settimana al mare a Shonan o a Izu, con la tensione tra vita notturna urbana e atmosfera di vacanza sulla spiaggia come nucleo dell'immaginario. Gli artisti, in gran parte originari di Tokyo o attivi nella capitale, dedicavano più energie al lavoro in studio che ai concerti; a parte eccezioni come Yumi Matsutoya, il fenomeno restava perciò un movimento dell'area metropolitana, con pochi successi su scala nazionale. Alla fine del decennio, il successo della Yellow Magic Orchestra e del technopop attirò l'attenzione anche sugli artisti che ruotavano intorno al gruppo.

Gli anni ottanta

Il genere raggiunse la massima popolarità nei primi anni ottanta. Nel 1981 le prime due posizioni della classifica annuale degli album erano occupate da Reflections di Akira Terao e A Long Vacation di Eiichi Ohtaki, due classici del genere. Il city pop si diffuse anche nel kayōkyoku: Seiko Matsuda ebbe successo con brani come Kaze Tachinu (1981) e Akai Sweet Pea (1982), e la società Triangle Production di Kōichi Fujita realizzò una linea di produzioni dal suono luminoso, nota come «Triangle Sound», con artisti come gli Omega Tribe. Cantanti dall'aspetto curato come Tatsuhiko Yamamoto, Junichi Inagaki e Kiyotaka Sugiyama contribuirono a legare il genere a un'immagine di raffinatezza metropolitana, con un largo seguito tra le studentesse universitarie.

Il periodo dalla fine degli anni settanta agli anni ottanta è definito come una vera «età dell'oro»: fra gli uomini ebbero successo Toshiki Kadomatsu, Makoto Sugi, Tatsuhiko Yamamoto e Junichi Inagaki, fra le donne Ami Ozaki, Anri, Junko Ōhashi, Junko Yagami e Miki Matsubara. Gli artisti non si limitarono alla formula di cantautore o band: ingaggiarono musicisti jazz-fusion e superarono il confine con il kayōkyoku, ed emersero anche strumentisti come Yūji Ōno, Naoya Matsuoka e Masayoshi Takanaka; il suono city pop divenne normale anche tra le idol e i cantanti di kayōkyoku (Gorō Noguchi, Hiromi Iwasaki, Seiko Matsuda). Fu in questi anni che il nome «city pop» cominciò a circolare sui media e, in un periodo di forte boom economico, i fondi per le produzioni abbondavano.

Nel 1982 il critico Akimitsu Kako lo definì sul Sunday Mainichi come un suono rivolto a un pubblico tra giovani e adulti, concentrato sul pubblico urbano, nato dal new music ma opposto al suo radicamento provinciale: un genere che avvolgeva di sensibilità morbida il romanticismo cittadino e la decadenza, parallelo al successo di Boz Scaggs e Billy Joel in occidente.

Il city pop fu favorito dalla bolla economica: le sponsorizzazioni pubblicitarie (CM tie-up) erano frequenti e feconde di successi, tanto più che gli artisti partecipavano di rado ai programmi televisivi musicali e le pubblicità erano per loro un'importante vetrina promozionale. A differenza di folk e rock, il city pop non aveva un messaggio politico o sociale (pacifismo, contestazione dell'ordine sociale), ed era dunque più vicino a una musica commerciale e a una ricerca puramente musicale.

Tecnologie e ascolto

La diffusione del genere si lega al cambiamento delle modalità di ascolto. Se in precedenza ascoltare musica era un passatempo costoso, domestico e legato all'impianto stereo, negli anni ottanta il prestito di dischi nei negozi di noleggio, la copia su cassetta e l'uso di Walkman, radiocassette e autoradio resero la musica una compagnia da portare all'esterno. Una musica gradevole e piacevole da ascoltare in auto o in cuffia si adattava perfettamente: A Long Vacation di Ohtaki (1981) e For You di Yamashita (1982) furono i due dischi più diffusi nelle autoradio, e portarono nel campo del city pop anche Yokohama e la costa di Shonan. Il pubblico ideale era quello di professionisti benestanti con auto propria e impianto audio, adulti o giovani che aspiravano a diventarlo, non adolescenti. Sul piano strumentale, secondo Blistein, gli strumenti elettronici – tra cui il Casio CZ-101, lo Yamaha CS-80 e la drum machine Roland TR-808 – permisero ai musicisti di realizzare i suoni che immaginavano, mentre i registratori a cassette permisero ai fan di copiare gli album.

Il suono

All'inizio degli anni ottanta il city pop mescolava generi preesistenti più chiaramente definibili, privo di un'identità musicale propria; in linea di massima era caratterizzato da un suono luminoso, pulito e raffinato, che combinava strumenti elettronici e analogici. A parte il giapponese dei testi, le tracce della musica «giapponese» tradizionale sono quasi assenti, e nei testi si passa spesso dal giapponese alle lingue europee, soprattutto l'inglese. Nei brani più tipici si ritrovano anche accenti tropicali, spunti dalla disco, dalla fusion e da musiche okinawensi, latine e caraibiche. Le influenze si estesero anche al jazz fusion strumentale: gruppi come i Casiopea e i T-Square influenzarono poi la musica per i videogiochi giapponesi.

L'iconografia

Un elemento fondamentale è l'immagine visiva. Illustratori come Hiroshi Nagai, Eizin Suzuki e Seizō Watase crearono uno stile che dominò le copertine dei primi anni ottanta – spiagge estive, strade costiere, piscine – e che accompagnò dischi di Yamashita e Ohtaki. Il mare e le spiagge non erano la natura reale, ma uno spazio di svago sognato dall'abitante della città stanco, circondato in genere da simboli di una vita urbana confortevole. Dalla metà del decennio le illustrazioni lasciarono il posto a fotografie di composizione simile, spesso con ritratti di cantanti. L'immagine «città e mare» attraversa tutta la storia del genere e ne è il tratto più facilmente riconoscibile; il giornalista Ian Martin ha osservato che quasi qualsiasi album degli anni ottanta con una piscina in copertina può essere ritenuto city pop.

Declino (anni novanta e duemila)

Già all'epoca il city pop fu criticato come musica superficiale e priva di realismo. Alla fine degli anni ottanta la crescita del «band boom», incentrato sul rock, ne ridusse lo spazio; seguirono l'affermazione del J-pop come grande paradigma e la sostituzione di quel contesto tecnologico e audiovisivo con altri modelli. Con lo scoppio della bolla economica all'inizio degli anni novanta la produzione crollò e il pubblico si rivolse a canzoni più introspettive, come Ai wa Katsu di KAN. Il city pop si fuse nel J-pop e il termine divenne desueto, quasi un cliché. Il movimento Shibuya-kei è talvolta considerato un erede del genere, ma con obiettivi e caratteristiche musicali diversi. Secondo Billboard Japan, negli anni novanta il city pop fu trattato come un «residuo del passato» e considerato démodé, ma il suo spirito sopravvisse nella musica del periodo: i Pizzicato Five esordirono con la produzione di Haruomi Hosono e incisero una cover di Ohtaki, Cornelius (Keigo Oyamada) collaborò con la Yellow Magic Orchestra, e artisti come Kirinji e Tōko Furuuchi aggiornarono il genere; dopo l'«inverno» si arrivò alla rinascita degli anni dieci.

Negli anni duemila alcuni artisti indipendenti come i Cero furono descritti come protagonisti di un «revival del city pop». In Gran Bretagna, già da tempo, il repertorio di artisti come Tatsurō Yamashita era apprezzato come musica da ballo e catalogato come «J-rare groove» o «J-boogie».

Riscoperta internazionale (dagli anni 2010)

La diffusione di Internet, dello streaming e di YouTube permise di accedere facilmente a musiche di ogni provenienza. Gli appassionati di AOR statunitensi, che stavano rivalutando quel genere, «scoprirono» in rete il city pop, che definirono una sorta di «terra incognita dell'AOR». Intorno al 2010 il genere fu rivalutato anche in Giappone: il fenomeno viene collegato al riflusso del boom dell'R&B, quando i suoni «mellow» erano ormai diventati abituali. Furono apripista artisti come Asako Toki, che nell'album Talkin' (2007) dichiarò esplicitamente il proprio lavoro «city pop», e Tomita Lab, poi Junk Fujiyama e Toi Hitoto, il cui City Dive (2012), prodotto da Kunimond Takiguchi (Ryūsenkei), è considerato il segnale del ritorno del genere negli anni dieci. Nei primi anni dieci i produttori di vaporwave e future funk, alla ricerca di motivi della società dei consumi retrò, campionarono city pop e pubblicità giapponesi del periodo della bolla; gli appassionati risalirono poi alle fonti dei campioni, e il genere guadagnò gradualmente notorietà tra gli intenditori. Il ruolo di blog e ristampe giapponesi è sottolineato anche da Pitchfork, che parla di un repertorio trascurato dagli occidentali e deriso da molti giapponesi come kitsch. Il vaporwave, di carattere ambientale, ha influenzato anche la musica chill-out.

Nel 2018 Plastic Love (1984) di Mariya Takeuchi, caricata senza autorizzazione su YouTube, fu proposta in tutto il mondo dall'algoritmo di raccomandazione e raggiunse decine di milioni di visualizzazioni. Il brano fu caricato su YouTube nel luglio 2017 dall'utente «Plastic Lover» e, fino alla rimozione per violazione del copyright, raggiunse circa 24 milioni di visualizzazioni; i tentativi della Warner Music Japan di farlo rimuovere ebbero l'effetto opposto, e la casa discografica produsse poi il primo videoclip ufficiale del brano. Alcuni video superarono i 50 milioni di visualizzazioni.

Nel 2020 Mayonaka no Door (Stay with Me) (1979) di Miki Matsubara, dopo la cover della youtuber Rainych, arrivò al primo posto della classifica virale globale di Spotify e fu ristampata su vinile; a gennaio 2022 il cantante canadese The Weeknd pubblicò Out of Time, che campiona Midnight Pretenders (1983) di Tomoko Aran, raggiungendo la 32ª posizione della Billboard Hot 100. Tra gli artisti rivalutati dal revival figura anche Anri, le cui canzoni sono state campionate all'estero e sono frequentemente suonate dai DJ appassionati di city pop.

A partire dal 2017 molti stranieri iniziarono a recarsi in Giappone per acquistare dischi e CD non disponibili in streaming. Le etichette giapponesi, a lungo chiuse sul mercato interno, cambiarono atteggiamento verso la fine del decennio, anche per il problema dei caricamenti illegali: iniziarono a pubblicare video ufficiali su YouTube e ad aprire ai download e agli abbonamenti. La riscoperta del city pop è stata inoltre associata a un rinnovato interesse per il Showa retro e per il revival di anime song, idol song e kayōkyoku dell'era Shōwa.

Influenza internazionale

Il termine «neo city pop» indica la produzione contemporanea ispirata al genere, il cui legame musicale e estetico con il city pop originale è talvolta negato dagli stessi artisti; molti commentatori rilevano tuttavia la continuità dei concetti di «raffinatezza», «stile» ed «eleganza» come tratto distintivo. Il genere ha ispirato anche artisti occidentali: tra gli altri, il progetto americano Ginger Root ne ha riconosciuto l'influenza sulla propria musica.

Corea del Sud

In Corea del Sud il city pop ha ispirato alcuni artisti: Yubin, ex Wonder Girls, pubblicò Lady nell'estate 2018, e la cantante giapponese Yukika Teramoto, trasferitasi in Corea nel 2015, esordì nel febbraio 2019 con il singolo Neon e pubblicò l'album Soul Lady, con undici brani che uniscono city pop e K-pop e che raggiunse l'ottava posizione in classifica. Il produttore Night Tempo è sudcoreano.

Indonesia

In Indonesia la riscoperta ha stimolato la rinascita del pop kreatif, genere locale degli anni settanta e ottanta, noto oggi anche come «Indonesian city pop».

Taiwan e Hong Kong

Il termine è inoltre associato, a Taiwan e a Hong Kong, a scene musicali locali di pop urbano influenzate dalla musica giapponese. Più in generale, la popolarità del genere si è intrecciata con il rinnovato interesse per la cultura Shōwa retro.

Italia

In Italia il city pop è arrivato soprattutto attraverso Internet e la riscoperta online. Una curiosità riguarda l'album Amore (1982) dell'italiana Alessandra Mussolini, pubblicato in Giappone con testi in giapponese, italiano e inglese (tre dei quali scritti da Cristiano Malgioglio), oggi un oggetto da collezione tra i fan del genere.

Rapporti con altri ambiti

Kayōkyoku e idol

Il city pop è talvolta considerato una corrente interna al più ampio kayōkyoku, il pop giapponese dominante nell'era Shōwa (1926-1989). A differenza di esso, basato sulla divisione dei compiti tra autori e interpreti, il city pop nacque dall'ambiente dei cantautori della "new music"; i due mondi, però, convissero negli anni ottanta, con autori city pop che scrivevano brani per idol come Seiko Matsuda e Akina Nakamori, e il confine rimane sfumato.

Anime

Il city pop ha un legame stretto con l'animazione degli anni ottanta: sigle e colonne sonore di Occhi di gatto (con Cat's Eye di Anri), City Hunter, Dirty Pair e Kimagure Orange Road (con Meiko Nakahara) o Maison Ikkoku (con Yuki Saito) ne riflettono lo spirito, e questa associazione ha contribuito alla fortuna della riscoperta internazionale.

Jazz fusion e musica per videogiochi

Il city pop influenzò anche band di jazz fusion strumentale come i Casiopea e i T-Square, che a loro volta influenzarono la musica per videogiochi giapponese.

Artisti e opere

Artisti principali

L'attribuzione al genere è un giudizio soprattutto del pubblico e della critica: non sempre gli interessati si riconoscono nell'etichetta (ad esempio Taeko Ōnuki ha dichiarato di non considerare city pop la propria musica). Tra gli artisti più spesso citati come rappresentativi, in ordine alfabetico:

Tatsurō Yamashita è talvolta soprannominato «re del city pop», appellativo giornalistico affermatosi in Occidente durante la riscoperta del genere.

Compilation e ristampe

Il revival ha favorito la pubblicazione di antologie e ristampe: tra le principali, Pacific Breeze: Japanese City Pop, AOR & Boogie 1976–1986 (Light in the Attic, 2019) e il seguito Pacific Breeze 2 (2020), City Pop Story – Urban & Ocean (2023), City Music Tokyo (2023), City Pop Stories – '70s & '80s (2024) e City Pop Groovy '90s – Girls & Boys (2024). Nel 2022 la Universal Music Japan ha ristampato in edizione limitata 107 album dei decenni 1970-1980 con il marchio «City Pop Selections»; Sony Music ha pubblicato nel 2023 l'Aldelight City Pop Collection.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 (EN) Rob Arcand e Sam Goldner, The Guide to Getting Into City Pop, Tokyo's Lush 80s Nightlife Soundtrack, su Vice, 24 gennaio 2019. URL consultato il 2 dicembre 2020.
  2. 1 2 (EN) Ryotaro Aoki, City pop revival is literally a trend in name only, su The Japan Times, 5 luglio 2015. URL consultato il 2 dicembre 2020.
  3. 1 2 3 4 5 (EN) Jon Blistein, City Pop: Why Does the Soundtrack to Tokyo's Tech Boom Still Resonate?, su Rolling Stone, 2 maggio 2019. URL consultato il 2 dicembre 2020.
  4. 1 2 3 (EN) Joshua Minsoo Kim, Pacific Breeze 2: Japanese City Pop, AOR & Boogie 1972–1986, su Pitchfork, 2 giugno 2020.
  5. ↑ (EN) Japanese City Pop - A Quick Introduction To Tokyo's 80s Soundtrack, su Vinyl of the day, 12 febbraio 2020. URL consultato il 2 dicembre 2020 (archiviato dall'url originale l'8 maggio 2020).
  6. ↑ (EN) Chris Ingalls, 'Pacific Breeze 2' Is Another Refreshing Dive into the Waters of City Pop, su PopMatters, 13 maggio 2020.
  7. 1 2 3 (EN) Ed Motta Drops Exclusive City Pop Vol. 2 Mixtape of Smooth and Funky Japanese AOR, su Wax Poetics, 28 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 29 giugno 2019).
  8. ↑ (EN) City Pop: A Guide To Japan's Overlooked '80s Disco In 10 Tracks, su Telekom Electronic Beats, 1º novembre 2016. URL consultato il 2 dicembre 2020.
  9. ↑ (JA) Kasekisaidā, 夏は音楽に出逢う時 かせきさいだぁさん、いま流行りのシティポップってそもそもどういう音楽なんですか?, in BRUTUS, 1º luglio 2016, Magazine House, p. 31.
  10. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 (EN) Moritz Sommet, Intermediality and the discursive construction of popular music genres: the case of 'Japanese City Pop' (PDF), in Journal of HANDAI Music Studies, 30 settembre 2020.
  11. 1 2 3 4 5 6 7 (JA) Hitoshi Kurimoto, シティ・ポップス NOW & THEN, su Billboard Japan, 14 gennaio 2014. URL consultato l'11 ottobre 2026.
  12. ↑ (JA) Etsuji Tanigawa, ディスコ・ガイド, in La música iberoamericana, n. 269, luglio 1976, p. 117, DOI:10.11501/2267431.
  13. 1 2 3 4 (JA) Yuji Shibasaki, Yuichi Kishino, Moritz Sommet, Ken Katō e Yōhei Hasegawa, シティポップとは何か, Kawade Shobō Shinsha, 2022, ISBN 978-4-309-29160-4.
  14. ↑ (JA) インフォメーション, in Record Geijutsu, n. 322, Ongaku no Tomosha, luglio 1977, pp. 372-374, DOI:10.11501/7975949.
  15. ↑ (JA) 最先端をゆくアメリカン・バンド: リトル・フィート, in Music Life, n. 368, Shinko Music, settembre 1977, pp. 143-147, DOI:10.11501/2339558.
  16. ↑ (JA) 輝きはじめたシティ・ミュージックの花, in Young Folk, Kodansha, autunno 1976, p. 151.
  17. ↑ (JA) Yutaka Kimura (a cura di), ジャパニーズ・シティ・ポップ, Shinko Music, 2002, p. 2, ISBN 978-4-401-61773-9.
  18. 1 2 (EN) Mikey I.Q. Jones, The Essential... Yellow Magic Orchestra, su Fact, 22 gennaio 2015.
  19. ↑ (EN) When Yellow Magic Orchestra Shaped City Pop, su Qobuz, 25 ottobre 2024.
  20. 1 2 (JA) Atsutoshi Yamada, 人気沸騰! 魅惑の80年代シティ・ポップ大解剖, in Sunday Mainichi, 1º settembre 2019, Mainichi Shimbun Shuppan, pp. 38-41.
  21. 1 2 3 (EN) City Pop is Spreading Around the World, su Web Japan, Ministero degli affari esteri del Giappone, marzo 2022. URL consultato l'11 ottobre 2026.
  22. 1 2 3 4 5 (JA) Yutaka Kimura (a cura di), ジャパニーズ・シティ・ポップ, Shinko Music Entertainment, 2006, ISBN 978-4-401-63069-1.
  23. 1 2 (JA) 昭和40年男, in 昭和40年男, Creta Publishing, febbraio 2014, pp. 8-9, 24-27, 36-39, 44-45, 48.
  24. ↑ (JA) Susie Suzuki, 1984年の歌謡曲, East Press, 2017, ISBN 978-4-7816-5080-7.
  25. ↑ (JA) サンデー毎日, in Sunday Mainichi, Mainichi Shimbun, luglio 1982, p. 159.
  26. 1 2 3 4 (JA) Jon Blistein, 日本のシティ・ポップは、なぜ世界中のリスナーを虜にしているのか?, su Rolling Stone Japan, 12 agosto 2019. URL consultato il 28 febbraio 2020.
  27. ↑ (EN) Ian F. Martin, Quit Your Band! Musical Notes from the Japanese Underground, Awai Books, 2016, p. 84.
  28. 1 2 (JA) Ryohei Matsunaga e Ryō Isobe, 特別企画 あたらしいシティポップ, in CDジャーナル, novembre 2012, Ongaku Shuppansha, pp. 19-23.
  29. ↑ (JA) Ryō Oribe, ブルータス時事用語辞典2015, in BRUTUS, 1º marzo 2015, Magazine House, p. 59.
  30. ↑ (JA) Ryōhei Matsunaga, 音楽「気分」に浸るシティ・ポップ「日本産」音楽とアートが世界で人気, in AERA, 23 dicembre 2019, Asahi Shimbun Shuppan, pp. 44-45.
  31. 1 2 3 (JA) シティ・ポップ じわり「逆輸入」 伊藤銀次 原点回帰の新作, in Sankei Shimbun, 24 dicembre 2019, p. 18.
  32. 1 2 (JA) Kanori Shiba, 今なぜ海外で「シティ・ポップ」が大人気なのか? 火付け役に聞く, su 現代ビジネス, 4 luglio 2019. URL consultato il 28 febbraio 2020.
  33. ↑ (EN) 40 Years Later, Japanese City Pop is Still Crashing the Charts (with Cat Zhang), su Switched On Pop.
  34. ↑ Mariya Takeuchi e la riscoperta del city pop, su NipPop 2020, 13 aprile 2020. URL consultato l'11 ottobre 2026.
  35. ↑ (EN) Global Popularity of 1979 City Pop Track 'Mayonaka no Door – Stay With Me' Explained, in Billboard, 21 dicembre 2022.
  36. ↑ (JA) ザ・ウィークエンドがニューアルバムで亜蘭知子の「Midnight Pretenders」をサンプリング, in Natalie, 7 gennaio 2022.
  37. ↑ (JA) <コラム>シティポップ・ブームを紐解く重要な存在、杏里のデビューからブレイクまでの足取り, su Billboard Japan.
  38. ↑ (JA) シティポップの世界的ブームの背景 かれらの日本という国への目線, su Kompass, 2021.
  39. ↑ (JA) 令和に復刻した「昭和レトロ」にZ世代も昭和世代もメロメロ!, in AERA dot., 21 settembre 2024.
  40. ↑ (EN) Ginger Root's Cameron Lew Wants His New EP to Showcase City Pop as Familiar Yet Fresh, su NPR, 29 settembre 2022.
  41. ↑ Luca Basso, Yukika: la city pop giapponese rinasce in Corea del Sud, su bva, 2 ottobre 2020. URL consultato l'11 ottobre 2026.
  42. ↑ (ID) Alvin Yunata, Kembalinya Musik Pop Kreatif dalam Terminologi Baru: Indonesian City Pop, su Harper's Bazaar Indonesia, 7 agosto 2021.
  43. ↑ かせきさいだぁ, 夏は音楽に出逢う時 かせきさいだぁさん、いま流行りのシティポップってそもそもどういう音楽なんですか?, in BRUTUS, n. 2016-07-01, マガジンハウス, luglio 2016, p. 31.
  44. ↑ (JA) 令和に復刻した「昭和レトロ」にZ世代も昭和世代もメロメロ!その理由は?, in AERAdot, 21 settembre 2024. URL consultato l'11 ottobre 2026.
  45. 1 2 Matteo Tellurio, Che cos'è il City Pop? Nascita e Rinascita di un genere musicale, su SpaceNerd.it, 17 maggio 2024. URL consultato l'11 ottobre 2026.
  46. ↑ Orrore a 33 giri presenta: il disco in giapponese di Alessandra Mussolini, su Rockit, 3 febbraio 2015. URL consultato l'11 ottobre 2026.
  47. ↑ (EN) What Is Kayokyoku? Showa Pop vs City Pop, Enka and J-Pop, su KAISHU VINYL, 9 luglio 2026. URL consultato l'11 ottobre 2026.
  48. ↑ (JA) Hitoshi Kurimoto, 「シティポップの基本」がこの100枚でわかる!, Seikaisha, 2022, ISBN 978-4-06-527086-8.
  49. ↑ (JA) Hitoshi Kurimoto, シティポップがなぜ世界中でブレイクしているのか?, su nippon.com, 21 dicembre 2018. URL consultato il 23 marzo 2020.
  50. ↑ (JA) 「シティポップ・ストーリー CITY POP STORY 〜 Urban & Ocean」がリリース決定, in Billboard Japan, 23 gennaio 2023.
  51. ↑ (JA) シティポップ究極のコンピアルバム発売、鈴木英人が1984年に描いたイラスト使用, in Rolling Stone Japan, 1º novembre 2024.
  52. ↑ (JA) City Pop Selections by Universal Music, su Universal Music Store.
  53. ↑ (JA) ソニーミュージックが入手困難シティポップ作品8タイトル&コンピ盤2タイトル再発, in Natalie, 7 febbraio 2023.

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

Collegamenti esterni