Il clan Baratto è un sodalizio camorristico operante storicamente nel quartiere di Fuorigrotta, nella zona occidentale di Napoli.
Nel corso degli anni il clan è stato indicato dalle fonti con diverse denominazioni, tra cui Baratto-Bianco, Baratto-Volpe e, più recentemente, Baratto-Volpe-Iadonisi. Tali denominazioni riflettono l'evoluzione degli equilibri criminali e delle alleanze nella zona occidentale di Napoli, più che l'esistenza di organizzazioni sempre nettamente separate.
Le origini del clan si collocano nella storia della camorra di Fuorigrotta e dell'area flegrea. Antonio Malvento, attivo nel quartiere già dagli anni settanta, fu uno dei principali esponenti del precedente sodalizio camorristico operante nel quartiere e rappresentò un importante precedente storico per il successivo clan Baratto. Non a caso, una relazione parlamentare descrive il sodalizio come «erede di Antonio Malvento», evidenziando la continuità tra la precedente struttura camorristica e il clan successivamente riconducibile ai Baratto.
La presenza di esponenti della famiglia Baratto nell'ambiente criminale napoletano è documentata almeno dall'inizio degli anni 1980. Antonio Baratto, nato a Napoli il 24 luglio 1957 e considerato, insieme al fratello Raffaele, il fondatore del clan, fu coinvolto in un procedimento giudiziario relativo all’omicidio di Aldo Semerari, ucciso nel 1982. Il suo coinvolgimento processuale non si tradusse tuttavia in una condanna: Baratto fu successivamente assolto nell'ambito di quel procedimento.
Già nell'ottobre del 1988, il quotidiano L'Unità aveva indicato Antonio e Raffaele Baratto tra gli esponenti dei clan camorristici operanti nell'area di Piedigrotta, Soccavo e Pianura, collegandoli anche al riciclaggio di denaro proveniente da investimenti immobiliari.
Una documentazione parlamentare del 1989 costituisce una delle prime attestazioni ufficiali del sodalizio denominato Baratto. In una tabella della Camera dei deputati relativa ai sodalizi camorristici perseguiti dalla pubblica sicurezza nel 1989, Raffaele Baratto figura con diciotto denunce e con il sodalizio indicato semplicemente come «Baratto».
Nel corso degli anni 1990 il clan Baratto si inserì nella complessa rete di alleanze e conflitti che caratterizzava l'area occidentale di Napoli. La zona di Fuorigrotta, Bagnoli, Soccavo e Pianura fu interessata da una serie di contrapposizioni tra diversi sodalizi. Una relazione parlamentare descriveva, da un lato, l'alleanza costituita dai clan Bianco e Baratto, Sorrentino, Sorprendente, Grimaldi e Contino e, dall'altro, i clan D'Ausilio, Lago e Puccinelli. Gli interessi delle organizzazioni riguardavano anche il controllo delle attività economiche connesse alla trasformazione dell'area occidentale di Napoli.
Nello stesso periodo si affermò la cosiddetta «Nuova Mafia Flegrea», una rete di gruppi camorristici attivi nell'area flegrea. Il clan Baratto entrò a far parte di questo sistema di alleanze territoriali. Nel 1997, alcuni quotidiani indicarono il clan tra i sodalizi che partecipavano alla nuova struttura criminale dell'area flegrea. L'anno successivo, la stampa indicò invece il territorio di Fuorigrotta come area di influenza del clan.
Nel 1996, dopo un periodo di latitanza, Antonio Baratto fu arrestato a Barcellona insieme ad Antonio Bianco, indicato come suo consigliori e uomo di fiducia. Infatti, durante la seconda metà degli anni novanta divenne inoltre sempre più evidente il rapporto tra i Baratto e gli esponenti della famiglia Bianco, dando origine alla denominazione Baratto-Bianco.
I rapporti tra Baratto e Bianco continuarono a emergere nelle vicende giudiziarie degli anni successivi. Dopo essere stato già individuato in Spagna negli anni novanta, Antonio Bianco fu nuovamente arrestato a Madrid il 30 aprile 2001, in un albergo, dalle autorità spagnole. La stampa dell'epoca lo indicò come esponente di rilievo del clan Baratto, mentre la polizia italiana lo considerava uno dei promotori dell'organizzazione.
Nel corso degli anni duemila il clan mantenne la propria presenza a Fuorigrotta, entrando in conflitto o in rapporto di alleanza con altri sodalizi della zona. Tra le organizzazioni con cui ebbero rapporti vi furono i gruppi Iadonisi, Cesi e Giannelli. La documentazione successiva della Direzione Investigativa Antimafia colloca infatti il clan all'interno della complessa rete di relazioni criminali dell'area flegrea. Uno degli episodi più significativi fu l'omicidio di Salvatore Staiano, avvenuto nel 2005. Le successive ricostruzioni investigative collegarono l'omicidio alle tensioni tra la fazione Bianco e gli Iadonisi. Nello stesso periodo Antonio Volpe, successivamente descritto come cognato di Antonio Bianco e vicino ai Baratto, fu vittima di un tentato omicidio. L'episodio venne interpretato dagli investigatori nel quadro dei contrasti tra i gruppi criminali di Fuorigrotta.
Negli anni 2010 il clan continuò a essere indicato dalle relazioni investigative come uno dei sodalizi presenti a Fuorigrotta. Una relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al 2016 indicava a Fuorigrotta la presenza dei gruppi Zazo, Baratto-Bianco e Iadonisi, precisando che i Baratto-Bianco erano alleati con i Cesi e in rapporti con i Giannelli. La relazione della DIA relativa al 2017 collocava invece il gruppo Baratto-Bianco nella zona compresa tra via Giacomo Leopardi e via Cumana.
Il 15 marzo 2021 Antonio Volpe, 77 anni, fu ucciso a colpi d'arma da fuoco in via Leopardi, a Fuorigrotta. Secondo gli investigatori, Volpe era legato alle famiglie Baratto-Bianco-Volpe, denominate «i Calascioni». La stampa lo descrisse come cognato di Antonio Bianco e vicino ai fratelli Baratto. La relazione della DIA relativa al primo semestre 2021 collegò l'omicidio alle tensioni esistenti tra i gruppi Baratto-Bianco e Iadonisi, rilevando inoltre l'ascesa del clan Troncone nella zona di Fuorigrotta.
Il 25 ottobre 2022 i Carabinieri eseguirono undici misure cautelari nell'ambito di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli relativa a usura, traffico di stupefacenti e detenzione illegale di armi. Secondo l'ordinanza, i reati contestati erano aggravati dalla finalità di agevolare il clan, operante a Fuorigrotta e inserito nella sfera di influenza della cosiddetta Alleanza di Secondigliano. Tra gli arrestati figurava anche Mario Baratto, indicato dalla stampa come esponente di vertice del gruppo. L'inchiesta documentò, secondo l'accusa, nove episodi di usura ai danni di imprenditori, oltre ad attività relative agli stupefacenti e alle armi.
La denominazione più recente documentata dalle fonti istituzionali è Baratto-Volpe-Iadonisi. La relazione della DIA relativa al 2023 indica infatti come operanti a Fuorigrotta due principali aggregazioni contrapposte: il clan Troncone e il sodalizio Baratto-Volpe-Iadonisi. La DIA rilevava tuttavia che il clan Troncone aveva assunto negli anni precedenti una posizione predominante, approfittando della detenzione di esponenti di vertice del sodalizio rivale. La relazione parlamentare relativa allo stesso periodo indica inoltre che tra le due organizzazioni permanevano rapporti di conflittualità e collega a tale situazione di tensione una serie di episodi violenti verificatisi nel 2023.
Le fonti istituzionali più recenti descrivono il clan non più come l'organizzazione dominante di Fuorigrotta, ruolo che aveva storicamente esercitato, ma come una componente di un sistema criminale più frammentato. La DIA ha documentato la trasformazione del vecchio Baratto-Bianco nel più ampio sodalizio Baratto-Volpe-Iadonisi, mentre il clan Troncone ha progressivamente acquisito una posizione preminente nell'area.