La camorra è un'organizzazione criminale originaria della Campania, tra le più antiche e potenti in Italia, con radici storiche che risalgono all’Ottocento, periodo in cui ha esercitato una forte influenza sui ceti popolari e plebei napoletani. Pur essendo nata e sviluppatasi principalmente in quell’epoca, il termine continua a essere utilizzato per indicare alcune caratteristiche comuni a forme criminali ricorrenti nella città di Napoli e in Campania. Oggi è organizzata in gruppi autonomi, detti clan, coinvolti in attività illecite come il traffico di droga, le estorsioni, gli appalti pubblici e il riciclaggio di denaro; i clan si infiltrano anche nella politica locale.
L’origine del termine «camorra» è dibattuta.
La parola compare per la prima volta in un atto ufficiale nel 1735. Si tratta di una “Prammatica” (una direttiva con valore di legge) nella quale si autorizzavano a Napoli solo otto case da gioco. “Camorra avanti palazzo” era una di queste, aperta fin dal Seicento di fronte al Palazzo Reale.
Secondo l’Enciclopedia Treccani e il linguista Massimo Pittau, esso deriverebbe per assonanza dalla città biblica di Gomorra, cambiando gradualmente il significato da «vizio» o «malaffare» a quello di «delinquenza». Abele De Blasio, docente all’Università di Napoli, la collegò invece al termine «Gamurra», usato nel XIII secolo per indicare mercenari sardi al servizio della Repubblica di Pisa.
Altre interpretazioni la collegano a una bisca del XVII secolo o a un documento del Regno di Napoli del 1735, in cui indica la «tassa sul gioco» versata ai protettori dei locali di gioco d'azzardo. Alcuni la connettono alla gamurra, un indumento simile alla chamarra spagnola portato dai lazzaroni (ceti popolari urbani) napoletani, frequente nelle commedie dell’epoca per indicare giacchette corte o abiti leggeri.
Altri studiosi vedono un legame con la parola «morra» (gioco tradizionale di strada), intesa come «banda» o «folla», da cui deriverebbe l’espressione «c’ ’a morra» («con la banda»), pur significando talvolta anche «rissa». Alcuni autori campani propongono invece l’etimologia da «ca’ morra» («capo della morra»), in riferimento al ruolo del guappo (delinquente di quartiere che risolveva controversie locali) nella Napoli del Settecento nel dirimere dispute tra i giocatori della morra.
La camorra è organizzata in modo pulviscolare con centinaia di famiglie, o clan, ognuna delle quali è più o meno influente a livello territoriale in quasi tutti i comuni della provincia di Napoli e in molti comuni della regione, in particolare della provincia di Caserta. Queste organizzazioni si uniscono e si dividono con grande facilità rendendo ulteriormente difficoltoso il lavoro di "smantellamento" degli inquirenti e delle forze dell'ordine. Questa struttura, caratteristica della camorra fin dal dopoguerra, fu sostituita solo in un'occasione e solo temporaneamente: durante la lotta tra Nuova Camorra Organizzata (NCO) e Nuova Famiglia (NF), un conflitto scatenato da Raffaele Cutolo nel corso del quale la stragrande maggioranza dei clan dovette scegliere con chi schierarsi.
Tutte le volte che si è tentato di riorganizzare la camorra con una struttura gerarchica verticale si è preso come modello Cosa nostra. Questi tentativi sono sempre falliti per la tendenza dei capi delle varie famiglie a non ricevere ordini dall'alto. Per tale ragione è improprio parlare di camorra come di un fenomeno criminale unitario e organico. Lo stesso termine "camorra", quale entità criminale unitaria, è fuorviante, data la natura estremamente frammentata e caotica della malavita napoletana. Fanno eccezione alcuni determinati cartelli di alleanze, come quello dei Casalesi che è formato da una struttura verticistica composta da una dozzina di cosche con a capo 3 famiglie (Schiavone, Bidognetti, Zagaria-Iovine) e una cassa comune, o come l'Alleanza di Secondigliano. Ma anche all'interno di questi stessi cartelli sono nate, negli anni, violente faide che hanno coinvolto le stesse famiglie interne ai gruppi.
Secondo recenti dati forniti dall'Eurispes, sembra che la camorra guadagni:
| Attività illecite | Valore |
|---|---|
| Traffico di droga | 14 230 milioni € |
| Imprese e appalti pubblici | 7 582 milioni € |
| Estorsione e usura | 5 362 milioni € |
| Traffico di armi | 4 066 milioni € |
| Prostituzione | 2 258 milioni € |
Il giro d'affari complessivo delle famiglie napoletane si aggirerebbe intorno ai 12 miliardi e mezzo l'anno.
I dati Eurispes appaiono tuttavia incompleti poiché non considerano due settori cardine dell'economia camorrista: innanzitutto la produzione e la distribuzione di falsi (abbigliamento, CD-DVD, prodotti tecnologici) con canali e sedi in tutti i continenti.
Altro importante settore è quello dello smaltimento illegale dei rifiuti, sia industriali che urbani, attività estremamente lucrosa che secondo alcuni sta conducendo vaste zone di campagna nelle province di Napoli e Caserta verso un progressivo degrado ambientale. A titolo di esempio, che la campagna fra i comuni di Acerra, Marigliano e Nola, una volta rinomata in tutta la penisola come fra le più verdi e fertili, è da taluni ora indicata con il termine di "triangolo della morte".
Il 25 luglio 2011 gli Stati Uniti d'America hanno varato un nuovo piano per il contrasto della criminalità internazionale (strategy to combat transnational organized crime) ed hanno individuato le 4 principali organizzazioni transnazionali più pericolose per l'economia americana posizionando la camorra al secondo posto dopo i Brother Circle russi e prima della Yakuza giapponese e dei Los Zetas messicani con un giro d'affari di 45 miliardi di dollari. Le attività principali della camorra, secondo il governo americano, sarebbero la distribuzione di falsi e il narcotraffico. Per avere un'idea della pericolosità economica della camorra negli Stati Uniti basta pensare che altre organizzazioni italiane che hanno una presenza storica in America, come Cosa nostra e 'ndrangheta, non vengono neanche menzionate.
Secondo lo studio del 2013 condotto da Transcrime, centro di ricerca dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, i ricavi delle mafie italiane ammonterebbero a circa 25,7 miliardi di euro l'anno. Di questi, il 35% è appannaggio della Camorra, il 33% della 'ndrangheta, il 18% di Cosa nostra e l'11% della Sacra corona unita. La Camorra avrebbe perciò la fetta di ricavi più larga all'interno del mercato criminale italiano, superando di poco le organizzazioni calabresi e quasi "doppiando" quelle siciliane.
La definizione di Terra dei fuochi comprende un territorio di 1076 km², nel quale sono situati 57 comuni, nei quali risiedono circa 2 milioni e mezzo di abitanti: 33 comuni sono situati nella provincia di Napoli e 24 comuni sono ubicati nella provincia di Caserta. È compresa circa un terzo della provincia napoletana, mentre del casertano è colpita soprattutto la parte meridionale e sud-occidentale. Una catena montuosa enorme che – come fosse stata fatta esplodere – si è dispersa per la parte maggiore nel sud Italia, nelle prime quattro regioni con il più alto numero di reati ambientali: Campania, Sicilia, Calabria e Puglia. Lo stesso elenco di quando si parla dei territori con i maggiori sodalizi criminali, con il maggior tasso di disoccupazione e con la partecipazione più alta ai concorsi per volontari nell'esercito e nelle forze di polizia. Un elenco sempre uguale, perenne, immutabile. Il casertano, la terra dei Mazzoni, tra il Garigliano e il Lago Patria, per trent'anni ha assorbito tonnellate di rifiuti, tossici e ordinari. In generale, una correlazione significativa tra esposizioni ambientali e tumori è di difficile (se non impossibile) applicazione, in quanto intervengono in gioco molti altri fattori, come la cattiva alimentazione, il fumo, la familiarità, i controlli ospedalieri, i ricoveri e la diagnosi precoce. Tuttavia, numerosi studi hanno rimosso ogni dubbio sull'aumento di casi di tumore nella popolazione locale rispetto alla media nazionale e la presenza di materiali inquinanti e cancerogeni nel corpo di chi è malato di tumore.
Uno studio del 2012 sul Registro tumori infantili della Campania ha evidenziato un aumento statisticamente significativo del numero di casi di neoplasie tiroidee.
Nel 2019 è stata confermata la presenza di metalli pesanti (dall'acclarato nesso causale con lo sviluppo di tumori) nei malati di tumore residenti a Giugliano, Qualiano, Castel Volturno e nel quartiere Pianura di Napoli (zone simbolo della Terra dei Fuochi), in quantità superiori che nei soggetti sani e "del tutto fuori norma". Lo studio, chiamato Veritas e condotto dallo Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Philadelphia e dall'Istituto nazionale tumori (Fondazione Giovanni Pascale), è stato presentato in Parlamento.
Numerosi sono stati in passato i contatti tra i gruppi camorristici e la politica locale e nazionale. All'inizio degli anni novanta i pentiti Pasquale Galasso e Carmine Alfieri fecero dichiarazioni che misero sotto accusa Antonio Gava, potente capo della corrente dorotea e dirigente della Democrazia Cristiana, successivamente assolto. Secondo l'ex procuratore di Napoli Giandomenico Lepore, il 30% dei politici campani è colluso con la camorra. Il dato incrementa notevolmente se si conta che, solo nella Provincia di Napoli, di 51 comuni su 92 sono stati sciolti o interessati da provvedimenti per infiltrazioni camorristiche, con pesanti condizionamenti sulla spesa pubblica e l'imprenditoria legata agli appalti.
Dal 1991, data dell´entrata in vigore della legge, ad oggi sono stati sciolti per camorra in Campania circa 86 comuni. Una media di 4 comuni ogni anno.
L'organizzazione riuscì ad infiltrarsi in numerosi comuni della regione, che poi vennero sciolti, alcuni furono:
Le giunte comunali non sono le uniche istituzioni ad essere state oggetto di scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Nell'ottobre del 2005, infatti, primo caso in Italia, fu sciolta dal Consiglio dei Ministri l'Azienda sanitaria locale "Napoli 4", che comprendeva ben 35 comuni del napoletano suddivisi in 11 distretti sanitari: Poggiomarino, Casalnuovo di Napoli, Nola, Marigliano, Roccarainola, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Palma Campania, Volla, Acerra e Pomigliano d'Arco, per un bacino di utenti di circa seicentomila abitanti.
Gli avvenimenti più importanti furono:
Vari clan di camorra hanno intrattenuto rapporti, più o meno duraturi, con Cosa nostra. Elementi di spicco dei Corleonesi (come Luciano Leggio, Salvatore Riina, Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Giovanni Brusca e Gaspare Mutolo) si allearono con i clan camorristici dei Nuvoletta, Lubrano-Ligato e Gionta mentre i rivali Carmine Alfieri e i Casalesi erano alleati dei boss perdenti come Gaetano Badalamenti, Tommaso Buscetta e i clan catanesi Ferlito-Cappello. Forti erano anche gli intrecci tra Michele Zaza (referente di Cosa nostra in Campania) e i boss palermitani Rosario Riccobono e Stefano Bontate e quelli intercorsi tra Ciro Mazzarella e il padrino catanese Pippo Calderone che, stando alle dichiarazioni di certuni collaboratori di giustizia, sarebbe stato il padrino di uno dei figli di Mazzarella. Tra le due organizzazioni non sono mancati, inoltre, rapporti di inimicizia; Cosa nostra, difatti, era particolarmente invisa a Raffaele Cutolo, che si oppose alle attività dei mafiosi siciliani in Campania, da lui considerati alla stessa stregua di colonizzatori abusivi.
In passato il clan Russo di Nola ha avuto legami con la mafia, in particolare negli anni '80 e '90, al tempo dell'era mafiosa dei Corleonesi. Nel 2019, la Direzione Investigativa Antimafia di Catania ha smantellato un'alleanza tra il clan Mallardo, il clan dei Casalesi e membri della potente famiglia mafiosa catanese, guidata da Vincenzo Enrico Augusto Ercolano, figlio di Giuseppe Ercolano (deceduto, ma un tempo importante membro della mafia catanese) e Grazia Santapaola, sorella dello storico boss Benedetto Santapaola. Nell'operazione la DIA ha confiscato anche 10 milioni di euro.
Nel corso del 900 vi sono stati vari intrecci di favori e di cooperazione tra camorristi e 'ndranghetisti. Negli anni '70, in occasione della prima guerra di 'ndrangheta, il boss reggino Paolo De Stefano chiese e ottenne da Raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata, l'omicidio di Don Mico Tripodo, altro boss reggino in carcere a Napoli. Tra famiglie delle due organizzazioni vi furono anche doppie affiliazioni come quella del camorrista Antonio Schettini affiliato al clan di Giuseppe Flachi o di Franco Coco Trovato affiliato alla famiglia di Carmine Alfieri. Roberto Cutolo, figlio di Raffaele Cutolo, fu ammazzato il 19 dicembre 1990 a Tradate, in Lombardia, da killer inviati da Franco Coco Trovato e Giuseppe Flachi, grossi esponenti della 'Ndrangheta in Lombardia, su richiesta di Mario Fabbrocino, intenzionato a vendicare il fratello, ucciso dieci anni prima per ordine di Cutolo. Per ricambiare il favore alla mafia calabrese, i Fabbrocino e gli Ascione avrebbero ucciso Salvatore Batti, storico rivale dei Trovato e dei Flachi, con i quali il gruppo criminale di Batti era in guerra per il controllo della droga a Milano. Salvatore Batti era tornato nel suo paese d'origine, San Giuseppe Vesuviano, per sfuggire alla faida con i calabresi, che stava concludendosi con la sconfitta della sua organizzazione. L'omicidio del Batti sancì, di fatto, la vittoria di Trovato, di Pepè Flachi e dei rispettivi gruppi criminali.
Nel 2019, le indagini della polizia italiana rivelano legami tra il clan Contini e i fratelli Crupi, membri della potente 'ndrina Commisso. Secondo quanto riferito, entrambe le organizzazioni collaborano nel settore del traffico di droga.
La camorra intrattiene rapporti con le associazioni mafiose operanti nella capitale, quali la Banda della Magliana, in particolare con Massimo Carminati, i Fasciani e i Casamonica. Raffaele Cutolo, nel corso di alcuni processi, indicò Nicolino Selis - uno dei capi della Banda della Magliana, che capeggiava un gruppo operante su Ostia - quale referente della NCO nella capitale. Negli anni '80 Michele Senese si trasferisce nella capitale. Grazie al suo carisma criminale, Senese ha stretto rapporti ed alleanze con altre organizzazioni criminali come quelli con la Banda della Magliana e la famiglia di Nicoletti, il cassiere della banda.
I legami tra i cartelli della droga sudamericani e i clan camorristici risalgono almeno agli anni '80, avendo nel corso degli anni stabilizzati numerosi canali privilegiati della droga dal Sud America all'Europa.
Secondo le indagini, il camorrista Tommaso Iacomino avrebbe negoziato con i capi dei cartelli della droga peruviani e colombiani sul traffico di cocaina.
Giuseppe Gallo detto 'o pazz (il matto), boss del clan Vangone-Limelli, avrebbe contatti con narcotrafficanti colombiani in grado di raggiungere accordi per l'acquisto di ingenti quantitativi di cocaina, rifornendo diversi clan del napoletano.
Nel 2016 Salvatore Iavarone, broker in Sud America rappresentante del clan Tamarisco di Torre Annunziata, è stato arrestato in Ecuador. Si ritiene che Iavarone sia il collegamento principale per la spedizione di narcotici dall'Ecuador all'Europa. Altri 28 membri furono arrestati durante questa operazione. La polizia ha anche confiscato 11 milioni di euro appartenuti a Iavarone in Ecuador.
Il 4 luglio 2019 la Guardia di Finanza sequestrò nel porto di Genova 538 kg di cocaina, per un valore di 200 milioni di euro, destinati alla camorra. Secondo i rapporti, la droga è stata trovata in 19 sacchi all'interno di un container arrivato dalla Colombia. Su ciascuno dei pani c'era una falsa banconota da 500 euro, simbolo noto per essere quello di un nuovo cartello colombiano nato dalla fusione di diversi altri cartelli. Il container era diretto a Napoli ma è stato intercettato al porto di Genova.
Il 18 dicembre 2019 la polizia italiana ha arrestato 12 persone, tra cui membri di un cartello internazionale della droga dedito al traffico di droga tra Colombia e Italia. Secondo le indagini, la cocaina portata dalla Colombia era pura e di alta qualità e, una volta arrivata in Italia, veniva venduta al prezzo "al dettaglio" di 200 euro al grammo, il tutto gestito da camorristi. Tra gli arrestati nell'operazione c'era Salvatore Nurcaro, noto esponente del clan Rinaldi.
Secondo l'esperto di organizzazioni terroristiche e del crimine organizzato di tipo mafioso Antonio De Bonis, esiste una stretta relazione tra le triadi e la Camorra e il porto di Napoli è il punto di approdo più importante delle attività gestite dai gruppi cinesi in cooperazione con la camorra. Tra le attività illegali in cui le due organizzazioni criminali lavorano insieme ci sono il traffico di esseri umani e immigrazione clandestina finalizzata allo sfruttamento sessuale e lavorativo di cinesi sul territorio italiano, il traffico di stupefacenti e il riciclaggio di capitali illeciti attraverso l'acquisto di immobili, esercizi commerciali e imprese.
Nel 2017, gli investigatori hanno scoperto un piano tra la camorra e le bande cinesi: queste esportavano rifiuti industriali dall'Italia alla Cina che hanno garantito ricavi per milioni di euro per entrambe le organizzazioni. I rifiuti industriali lasciavano Prato e arrivavano a Hong Kong. Tra i clan coinvolti in questa alleanza c'erano il clan dei Casalesi, il clan Fabbrocino e il clan Ascione.
I rapporti tra camorra e mafia nigeriana riguardano soprattutto il traffico di droga e la prostituzione. In particolare, i camorristi permettono ai clan nigeriani di organizzare la tratta delle donne sul territorio in cambio di una quota sui guadagni.
Il 26 aprile 2021 sono stati arrestati 5 soggetti ritenuti appartenenti al gruppo camorristico "Sorianiello" accusati, a vario titolo, di omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti aggravati dal metodo mafioso. L'operazione è stata compiuta dai Carabinieri del comando provinciale di Napoli e del reparto territoriale di Mondragone, in provincia di Caserta. Le indagini coordinate dalla DDA hanno fatto luce sull'agguato scattato a Castel Volturno, in provincia di Caserta, il 10 settembre 2020, durante il quale venne ucciso Desmond Oviamwonyi e ferito Morris Joe Iadhosa. Oviamwonyi era rimasto coinvolto nella sottrazione di una busta di sostanza stupefacente, marijuana e cocaina, per un valore sul mercato di circa 40.000 euro. Ladhosa invece era estraneo alla vicenda. Secondo quanto accertato la spedizione punitiva venne architettata per colpire Oviamwonyi e un altro nigeriano Leo Uwadiae, con i quali i "Soraniello" avevano stipulato un patto: il pagamento di duemila euro per la restituzione della droga. Ma Oviamwonyi e Uwadiae si rifiutarono di consegnare la busta prima di avere tra le mani la somma di danaro richiesta. Il gruppo criminale decise quindi di punirli con un raid durante il quale vennero sparati numerosi colpi di pistola.
Dalla seconda relazione semestrale del 2010 della DIA vengono illustrati contatti tra la mafia albanese e il clan Mazzarella, con gli Scissionisti di Secondigliano e il clan Serino di Sarno.
Il 26 novembre 2010 a Napoli è stato ucciso Cela Aristir di 28 anni, albanese e ferito un suo connazionale di 27 anni. Da quanto appurato dai Carabinieri i due albanesi erano stati più volte minacciati poiché continuavano a non versare il "pizzo" al clan su quanto guadagnato da due donne loro protette. Il 26 novembre la coppia di "ribelli" sarebbe stata prelevata da un commando di cinque persone per essere portata davanti ai capi della cosca. Gli albanesi tentarono di scappare, ma furono raggiunti da due killer che esplosero numerosi colpi d'arma da fuoco, ferendoli entrambi in due momenti diversi. Per l'omicidio e il tentato omicidio si sono costituiti il 6 dicembre 2010 nel carcere di Benevento Fabio Crocella di 31 anni e Antonio Magri di 32, quest'ultimo ritenuto dagli inquirenti affiliato al clan dei "Mazzarella". Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, infatti, i due fermati avrebbero più volte chiesto alle vittime di pagare la somma settimanale di 700 euro a testa come ” pizzo” sullo sfruttamento della prostituzione di due connazionali. Al rifiuto opposto dagli albanesi è seguito l’agguato del 26 novembre, in vico Colonna al Lavinaio, a Napoli. Aristir, ferito gravemente alla testa, morì dopo sei giorni di agonia nell’ospedale Loreto Mare di Napoli, dove fu ricoverato insieme al connazionale.
La camorra ha ispirato diversi autori cinematografici e televisivi, che ne hanno tratto racconti e documentari a partire dalla metà del XX secolo.
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