| Crosia comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Maria Teresa Aiello (lista civica Insieme) dal 10-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 39°34′N 16°46′E |
| Altitudine | 230 m s.l.m. |
| Superficie | 21,1 km² |
| Abitanti | 9 628 (31-5-2026) |
| Densità | 456,3 ab./km² |
| Frazioni | Fiumarella, Mirto, Pantano, Sorrenti, Cocurici, Parrilla, Macchie, Misule, Trionto, Sottoferrovia, Loc. Verdesca, Mirto Castello, Cuppo, Quadricelli |
| Comuni confinanti | Calopezzati, Corigliano-Rossano |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 87060 |
| Prefisso | 0983 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 078047 |
| Cod. catastale | D184 |
| Targa | CS |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) |
| Nome abitanti | crosioti |
| Patrono | san Michele Arcangelo |
| Giorno festivo | 29 settembre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Crosia (Crusìa in calabrese) è un comune italiano di 9 628 abitanti della provincia di Cosenza. Il territorio comunale è essenzialmente incastonato nelle valli formate dal fiume Trionto e dal torrente Fiumarella, con il capoluogo comunale posto in collina a 230 metri s.l.m, e la frazione di Mirto, distante 6 km, che è bagnata dal mar Ionio.
Il comune viene spesso erroneamente conosciuto con il nome della frazione Mirto (o Mirto-Crosia). Ciò è dovuto al fatto che la popolosa frazione sviluppatasi sul litorale, nel corso degli anni ha provocato un decentramento e lo spopolamento del centro storico per via dell'assenza dei più essenziali servizi. Secondo una tradizione locale, priva di riscontri, Crosia sarebbe stata fondata nell'età del Bronzo dai compagni di Enea, durante il suo lungo viaggio verso la foce del Tevere; arrivati alla foce del Trajes (il fiume Trionto), decisero di costituire un insediamento in quel territorio dedicandolo a Kreusa, nome della prima moglie di Enea (figlia di Priamo, re di Troia), morta all'inizio del viaggio da Troia.
II toponimo, secondo il filologo Gerhard Rohlfs, e prima di lui dal Lenormant, dal greco «chrusea» (= luogo d'oro), e messo in relazione alle miniere d'oro e d'argento della zona, le più famose delle quali sono rimaste in funzione a Longobucco fino al sec. XVIII. Marafioti nel 1601 lo chiama Crisia.
È già noto come Crusia agli inizi del XIV sec. d.C.
I suoi abitanti sono denominati Crosioti.
Nella fase protostoriche antecedenti riscontrabili in alcuni reperti ceramici trovati nella bassa valle del Trionto, in loc. Columbia/Sorrenti di Crosia, attribuibili per caratteristiche morfologiche ad una fase avanzata dell'Età del Bronzo Antico (verso il XVII sec a.C.)
Nell'età classica l'area risulta ricadere nella sfera di influenza della città magno-greca di Sybaris, fino alla sua distruzione del 510 a.C., ad opera dei krotoniati.
È proprio sul Traente che in seguito una parte dei Sibariti scampati, invece di rifugiarsi a Lao e Scidro, tentò di ricostruire intorno alla metà del sec. V a.C. sul confine settentrionale del territorio, sul fiume Traente (Trionto), costituendo la Sibari sul Traente riportata dalle fonti storico-letterarie. Essi però non vi rimasero a lungo, scacciati e uccisi dalla emergente popolazione italica dei Brettii.
In età ellenistica vi individuano insediamenti rurali, fattorie italiche spesso indiziate da piccole aree necropolari, site nei pressi della foce nelle località Santa Tecla e Masseria dei Forni. Resti materiali si rinvengono dispersi sulle sponde del torrente Fiumarella in località Casa Valle/ Pietra della Monaca; in questa località anche materiali di Età altomedievale, frammenti di ceramica ellenistica di IV-III sec. a.C..
In età romana il territorio era attraversato dalla strada romana costiera jonica, un tratto che l'Itinerarium Antonini individua tra le statio di Roscianum (Rossano) e Paternum (Crucoli Torretta). In prossimità del delta del Trionto la strada abbandonava la direttrice ovest-est parallela alla costa per risalire il fiume fino ad un punto di guado favorevole. Questo è da collocare, molto probabilmente, all'altezza del km 4,5 della S.S. 531, in prossimità dell'attuale bivio che porta a Crosia centro. Questa ipotesi ha conferma dalla presenza di villae di età romana in località Santa Tecla, Sant'Angelo/Quadricelli e Sorrento/Columbia.
Il Trionto, è stato teatro anche della di una battaglia posteriormente tra Goti e Bizantini, in località Caliò, durante la guerra greco-gotica (535-553 d.C.).
Durante il periodo feudale, Crosia fu dominio di 33 feudatari. Inizialmente di pertinenza dei feudatari di Rossano, tra i quali nel prima metà del Quattrocento di Niccolò Ruffo, ciambellano di corte di re Ladislao, morto senza figli. II feudo, che per diritto di successione spettava al marchese di Crotone come parente più prossimo, a causa dei contrasti con la corona, nel 1417, venne aggregato al principato di Rossano e concesso alla principessa Polissena Ruffo. A lei seguirono la sorella nel dominio di Covella Ruffo ed il figlio di questa Marino Marzano. In seguito alla 2 congiura dei Baroni, di cui il Marzano fu «magna pars» contro la corona, il principato e quindi anche Crosia passarono al demanio regio. Nella seconda metà del Quattrocento passo per un breve periodo (1471-72) alla nobile famiglia dei Guindazzo, con Tommaso Guindazzo, signore anche di Pietrapaola e Cropalati; subentrarono i Cavaniglia.
Nel 1503 Crosia venne acquistato insieme a Caloveto e Cropalati da Ferdinando D'Aragona, la cui famiglia lo mantenne fino al 1593. In tale anno Maria d'Aragona lo cedette per 20650 ducati a Giovan Michele Mandatoriccio di Rossano. Il figlio di questi, Teodoro, nel 1625 ricevette da Filippo IV di Napoli il titolo di duca di Crosia, che aveva giurisdizione solo «intra parietes et in homines», del paese, mentre il territorio, essendo «in tenimentum» di Rossano, era sotto la giurisdizione feudale di quel principe. Al Duca di Crosia spettava anche la Torre di S. Tecla, appartenente al sistema di torri vicereali costruita nel XV secolo con funzione di avvistamento e di difesa dagli attacchi turcheschi.
In età moderna, le famiglie che lo possedettero furono:
Fu danneggiato dai terremoti del 1638 e del 1783, ma più di tutti da quello del 25 aprile del 1836 è documentato come il più disastroso evento sismico dell'area di Crosia, che ha attivato un grosso movimento franoso che ha interessato tutto il versante orientale intorno al centro storico di Crosia, in località "Pietra della Monaca". Il terremoto del X grado della scala Mercalli, causò la quasi completa distruzione del villaggio: la zona dell'abitato detta "La Terra" fu ridotta a un cumulo informe di macerie, nel rimanente solo 23 case non crollarono completamente. Le vittime furono 140 (ca. 25%) e i feriti 230-250 su 570 abitanti.
Di tutto il passato di Crosia rimane solamente qualche ricordo, o qualche reperto ritrovato. Crosia ha ritrovato la sua importanza a seguito delle cosiddette apparizioni mariane, avvenute nella chiesa della Madonna della Pietà che, dal 23 maggio 1987, hanno richiamato l'attenzione di molti pellegrini, teologi e scienziati.
Lo stemma e il gonfalone sono utilizzati dal comune anche se ancora privi di formale decreto di concessione. Nello stemma è rappresentato «un albero di quercia con ai lati un grappolo di uva ed un fascio di grano fra due torri», con la campagna di verde, caricata dell'iscrizione su due righe cresis fecit nomen meum in lettere maiuscole d'oro. Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di azzurro.
Crosia e frutto di differenti stratificazioni e ricostruzioni, conserva testimonianze dei tempi più remoti soprattutto nella parte alta, in cui è possibile notare la diversa stratificazioni dei partiti murari degli edifici. Tra le testimonianze storico-architettoniche figurano: la chiesa di San Michele (forse sec. XI) d’impianto settecentesco e i resti di edifici medievali; ma è possibile ammirare anche esempi di palazzi nobiliari di fattura settecentesca.
Abitanti censiti

La festa patronale di san Michele Arcangelo si tiene annualmente nel centro storico di Crosia. Durante le festività si svolge il tradizionale "incanto", una vendita all'asta in i devoti offrono beni il cui ricavato viene usato per l'organizzazione dei vari eventi. Nel periodo pasquale si svolge nel centro storico di Crosia la "processione dei misteri" con il canto del "chiantu era Maronna".
L'economia del posto è basata principalmente sul settore primario. Le attività agricole sono sviluppate in maniera eterogenea su quasi tutto il territorio. Nella zona Pantano sono presenti coltivazioni agrumicole di clementine, arance, limoni e ortaggi. Nell'entroterra sono presenti coltivazioni cerealicole e foraggere utilizzate maggiormente per l'alimentazione del bestiame allevato. Si allevano bovini, ovini, suini e pollame. Da queste attività di allenamento si traggono carni e latticini venduti all'interno del mercato locale e nelle varie attività gastronomiche presenti nel territorio comunale. L'agricoltura assume in alcuni casi un carattere di sussistenza.
Trattandosi di una località marina, il turismo è molto fiorente nei mesi estivi e rappresenta per i commercianti del posto un'occasione di incremento per le loro entrate economiche. Sono presenti lidi sul lungomare e ristoranti tipici che preparano piatti tipici calabresi. Le spiagge libere sono accessibili direttamente dalla strada. Il tratto di mare Ionio che bagna la costa si fregia della Bandiera Blu delle spiagge, autorevole riconoscimento europeo assegnato dalla FEE.
La pesca non è molto sviluppata ed è pratica generalmente a livello amatoriale e di sussistenza.
L'edilizia rappresenta un settore in espansione nonostante le difficoltà di una zona con condizioni economiche medio basse.
Crosia è servita dalla stazione di Mirto-Crosia, lungo la ferrovia Ionica, situata nella frazione di Mirto.
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