Droane

Droane
frazione
Droane – Veduta
Droane – Veduta
Droane, la chiesa di san Vigilio
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Lombardia
Provincia Brescia
ComuneValvestino
Territorio
Coordinate45°46′00″N 10°36′00″E
Altitudine875 m s.l.m.
Abitanti4 (2022)
Altre informazioni
Cod. postale25080
Prefisso0365
Fuso orarioUTC+1
Patronosan Vigilio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Droane
Droane

Droane (pronunciato Droàne) è una frazione del comune di Valvestino, nella omonima valle in provincia di Brescia.

Droane è per alcuni il più antico insediamento della Val Vestino e fu una comunità fino al XVI secolo, periodo in cui la popolazione, secondo una tradizione locale, fu decimata dalla peste nera.

Situato nella valle del Droanello dista dal capoluogo Turano circa 6 km e è servita da una strada forestale, manca l'elettricità. La popolazione consta di una famiglia di quattro abitanti dedita all'allevamento del bestiame.

Origine del nome

L'origine del toponimo è incerta e secondo Gian Pietro Brogiolo, professore ordinario di Archeologia medievale all'Università di Padova, deriverebbe dalla parola di origine pre-indoeuropea dru o dro che significa "pendio" o "luogo scosceso".

Per altri invece la provenienza è sempre da ricercarsi nel nome dru ma di origine celtica che significa fertile, forte o quercia indicando così un luogo vocato all'agricoltura o caratterizzato dalla crescita di questo arbusto, detto anche rovere. Un'ultima ipotesi propende invece a fare derivare l'origine dal nome personale gallico Drinius, Drinia, Dronus o Dronium indicando in tal modo il nome del proprietario del villaggio.

Fondo agricolo Tedeschi a Droane

Il toponimo di Droane è citato per la prima volta nella nominata bolla di papa Urbano III del 7 marzo 1186. Di origine celtica è pure il toponimo del fondo agricolo di Corsenich (prediale "cor" (da cortis) più desinenza "senich" celtica) che indicherebbe il nome dell'antico proprietario del luogo.

Storia

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Val Vestino e Val Vestino.

Il ritrovamento nel corso degli anni settanta di resti paleoantropologici con alcuni scheletri umani in una delle numerose grotte della zona testimoniano la frequentazione preistorica della zona.

Droane visto dal monte Camiolo. A sinistra la chiesa di San Vigilio a destra il fondo agricolo del Pavarì ove secondo la tradizione sorgeva l'antico abitato distrutto dalla peste

Droane trova la sua origine probabilmente in epoca pre-romana come piccolo insediamento di popolazioni “reto-celtiche”: Stoni o Galli Cenomani.

Nel XVII secolo vi trovò rifugio nella grotta detta Covolo del Martelletto il noto bandito Giovanni Beatrice, detto Zanzanù, di Gargnano braccato dai soldati veneti e cacciatori di taglie per aver commesso innumerevoli crimini, da allora il riparo fu soprannominato Cuel del Zanzanù. Qui, nel 1606, furono uccisi i banditi Eliseo Baruffaldo e Giovan Pietro Sette detto Pellizzaro, complici del Zanzanù, da alcuni cacciatori di taglie e da alcuni nemici del Beatrice che il Provveditore generale in Terraferma, Benedetto Moro, in tutta segretezza, aveva inviato sulle loro tracce. I due vennero catturati e poi uccisi sul posto l'11 novembre 1606 in un agguato notturno teso nella Vallata del Droanello, a Lignago e al Covolo del Martelletto, e le loro teste mozzate vennero esposte nella piazza di Salò per il loro riconoscimento.

Nel luglio del 1866 fu attraversato dai garibaldini del 2º Reggimento Volontari Italiani e allo stesso modo nel maggio del 1915 dai fanti italiani del 7º Reggimento bersaglieri.

Nel gennaio del 1992 il villaggio fu pericolosamente lambito da un incendio boschivo.

La contesa per il possesso del villaggio

Posto sul confine fra il principato vescovile di Trento e il territorio della Repubblica di Venezia, Droane fece parte nel XIII e XIV secolo dei possedimenti dei Lodron, ma agli inizi del XV secolo risultava in possesso del comune di Tignale. Approfittando della disputa sorta fra Tignale e Gargnano dopo la delimitazione di confini del 1401, i Lodron tentarono a più riprese di recuperare l'antico feudo: la contesa, dibattuta davanti ai provveditori veneti di Riva del Garda a partire dal 1446, si concluse formalmente con l'accordo del 1469 e con la sentenza del 1482, che confermò l'attribuzione a Tignale e condannò circa duecento valvestinesi per «turbata possessione». I Lodron mantennero tuttavia di fatto il possesso della montagna e degli edifici per la raffinazione della pece esistenti nel villaggio, commerciata con Venezia e impiegata nel suo Arsenale per il calafataggio delle navi.

Alla fine del XVI secolo un'epidemia di peste decimò secondo la tradizione la popolazione: il paese fu abbandonato e gli edifici caddero in rovina. Il 30 maggio 1589 il conte Sebastiano Paride Lodron riconobbe ufficialmente i confini fissati con Tignale in un accordo del marzo precedente; con il trattato di Rovereto del 1752 il territorio fu infine riassegnato al comune di Turano e alla contea di Lodrone, pur restando la proprietà «diretta ed utile» al pubblico di Tignale.

Il confine di Stato

Lungo il fondovalle del torrente Droanello, in località Lignago, correva il confine di Stato che fino al 1918 separò il Trentino austriaco dalla Riviera bresciana; vi sorgevano il casello di dogana di Gargnano detto della Patoàla e, poco più a sud, la sezione di Bocca di Paolone. La posizione fece della vallata uno degli assi principali del contrabbando ottocentesco. Il 24 maggio 1915, primo giorno di guerra, i bersaglieri del 7º Reggimento avanzarono attraverso Droane verso Bocca alla Croce sul monte Camiolo e Cima Gusaur.

Monumenti e luoghi di interesse

Architetture religiose

La chiesa di san Vigilio

Il santo patrono della frazione è san Vigilio che secondo la tradizione evangelizzò queste zone. È festeggiato il 26 giugno con una distribuzione del pane secondo gli antichi dettami di un lascito testamentario: secondo la tradizione una delle due sole superstiti della peste, riparata a Tignale, lasciò in eredità le terre che possedeva a Droane a condizione che ogni anno, nel giorno di san Vigilio, vi si celebrasse una messa in suo suffragio e si distribuisse ai partecipanti un quintale di pane benedetto. La chiesa è nominata per la prima volta nella bolla di papa Urbano III del 7 marzo 1186 e compare come chiesa campestre negli atti della pieve di Tignale del 1537; fu visitata da delegati del vescovo di Trento nel 1750 ed essendo pericolante fu ricostruita nel 1877 nei pressi dell'antica.

La chiesetta di san Michele Arcangelo

Interno della chiesa di san Vigilio

Si trovava sul dosso prospiciente la Valle del san Michele in località Pavarì, secondo la tradizione, a poche decine di metri dai ruderi da quello che era l'antico paese di Droane caduto in rovina nei secoli passati a causa della peste ed era dedicata al culto di san Michele arcangelo. Sepolto da uno strato di terra, conserva ancora l'antico pavimento e il pietrame rimasto fu sistemato nel 1880 quando in corso d'opera fu rinvenuta una croce d'oro dalla dimensioni di dieci centimetri, forse di origine longobarda, che venne portata a Bollone dal suo curato don Bartolomeo Iseppi (1830-1897). Incerto è pure l'anno di costruzione in quanto non esiste documentazione di sorta e non è mai citata negli atti visitali della diocesi di Trento; quindi si può verosimilmente ipotizzare che il piccolo edificio religioso fosse un capitello o una sancetta votiva.

Siti naturali

Il Cùel Zanzanù

Il Cùel Zanzanù situato in località Martelletto nella parte meridionale Valle del Droanello fu un noto rifugio di briganti del 1600. Da Droane è raggiungibile con un agibile sentiero e dista 40 minuti di camminata.

Natura

La pozza d'abbeverata del "Pavarì di Sopra"

La pozza d'abbeverata del «Pavarì di Sopra», posta nel fondo agricolo omonimo che secondo la tradizione ospitava l'antico abitato distrutto dalla peste, è una delle meglio conservate della Val Vestino: proprio per il suo buono stato non fu rimaneggiata dall'ERSAF nell'ambito del «Progetto Life Natura - riqualificazione della biocenosi in Valvestino e Corno della Marogna» condotto fra il 2004 e il 2007. Come le altre pozze di valle, dette localmente lavàc, fu ricavata con uno scavo manuale nell'area di impluvio del pendio e impermeabilizzata con uno strato di terreno argilloso o di fogliame di faggio compattato; oltre a servire l'attività pascoliva, costituisce oggi un habitat riproduttivo per anfibi e rettili.

Note

  1. ↑ Censimento ISTAT 2001
  2. 1 2 A Droane arriva Federica, prima bambina nata dopo 70 anni, su Giornale di Brescia, 9 febbraio 2022. URL consultato il 25 agosto 2026.
  3. 1 2 Il documento, datato a venerdì 7 marzo 1186, consiste nella bolla di papa Urbano III spedita dalla diocesi di Verona all'arciprete Martino di Tremosine, nunzio e amministratore di Domenico, arciprete della chiesa di Santa Maria di Tignale, alla quale si confermavano gli antichi diritti entro la sua giurisdizione, che comprendeva anche la Val Vestino. Cfr. Enciclopedia bresciana, Tignale.
  4. ↑ Archivio di stato di Venezia, Consiglio dei dieci, Comuni, filza 261, 15 novembre 1606.
  5. ↑ Claudio Povolo, Liturgie di violenza lungo il lago. Riviera del Garda tra il '500 e '600, Vobarno, 2010.
  6. ↑ Articolo del quotidiano Il Corriere della Sera del 3 gennaio 1992, su archiviostorico.corriere.it.
  7. 1 2 Droane, su Visit Val Vestino - Ecomuseo della Valvestino. URL consultato il 25 agosto 2026.
  8. ↑ A Droane la distribuzione del pane per la festa di San Vigilio, su Gardapost, 24 giugno 2022. URL consultato il 25 agosto 2026.
  9. ↑ Enciclopedia bresciana, Tignale.
  10. ↑ V. Zeni 1993.
  11. ↑ Colecchia, p. 100.
  12. ↑ Le pozze, pp. 22-23.

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni

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