Bollone

Bollone
frazione
Bollone – Veduta
Bollone – Veduta
Bollone di Valvestino ripreso da Tavagnù
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Lombardia
Provincia Brescia
ComuneValvestino
Territorio
Coordinate45°46′00″N 10°36′00″E
Altitudine822 m s.l.m.
Abitanti7 (2025)
Altre informazioni
Cod. postale25080
Prefisso0365
Fuso orarioUTC+1
Patronosan Michele arcangelo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Bollone
Bollone

Bollone (Bolù in dialetto bresciano) è una frazione del comune di Valvestino, nella omonima valle in provincia di Brescia.

Origine del nome

Sono molte le ipotesi avanzate dai ricercatori al riguardo dell'origine del toponimo che deriverebbe, per alcuni, da una parola di origine celtica non più decifrabile mentre per altri dal celtico "beola", betulla, con riferimento agli alberi di tale specie che ancora al giorno d'oggi sono presenti in parte sul suo territorio o da "bou-", "bouo-" che significa vacca, bue. Un'altra interpretazione fa invece risalire il toponimo al termine di derivazione latina "bula", pozza d'acqua, con riferimento ad una sorgente risorgiva, a tal proposito sulla strada provinciale n.9, nel comune di Gargnano, esiste una sorgente detta "Acqua del Bolù".

L'etnografo Bartolomeo Malfatti nel suo "Saggio di toponomastica Trentina" edito nel 1896 riporta che: "Il Bonifacius de Bonlono, nominato nelle Storie Bresciane (Federico Odorici VI 135) sembra appartenere alla Valle di Vestino. Altre carte, in cui si nomini il paesello di Bolone, a me non sono venute sott'occhio. La forma primitiva del nome secondo il documento bresciano sarebbe stata dunque "Bonlonum", né v'ha argomento per rifiutarne la possibilità. I nomi di Bono, Bon, Bons s'incontrano frequenti nella toponomastica dell'alta Italia e della Francia, o in questa forma più semplice o come elemento di nomi composti. Né contrasta alla fonetica degli idiomi italiani il passaggio del nesso n'"l" in "ll", e dialettalmente in semplice (cunula, cun'la=culla, planula, plan'la = pialla, "bonulus", "bonlus", "bollus", Waniczek 1, 375). Tuttavia è possibile che il "Bonlonum" fosse forma studiata dal notajo, o puranco semplice errore di orecchio o di mano. Nomi analoghi a "Bonlonum" non me ne sono occorsi, mentre a Bolone si può trovare qualche fondamento od attinenza. Bola, Vola o Volae è nome di un'antica città del Lazio. Nelle iscrizioni troviamo i nomi di persona: "Bolus" e "Bolon"= gleba. (De Witt). Tanto negli antichi, che negli odierni idiomi occitanici "bolos" significa limite o confine di campagna (Roquefort, Boucoiran). Il "verbascum thapsus" è detto nel mezzodi della Francia, "Boulhon blanc". Nel francese medioevale "boulon" era sinonimo di "bourbier... et le porterent en ung boulon on bourbier" (Littre, Doucange).

Secondo Natale Bottazzi l'origine del toponimo è altresì da ricercarsi in un gentilizio barbarico, il che significherebbe "terreno di Bollone" dal nome dell'antico proprietario. Il suffisso che in origine era anus ovvero acus si è ridotto alla vocale u. Sempre per lo stesso autore, deriverebbe dal medesimo nome o da nome simile a quello che diede origine a Bollone i villaggi di Bogliaco a Gargnano, Bolano a La Spezia, Bollate a Milano, Bollengo a Torino, Pollone un comune a 622 m di altezza in provincia di Biella. Stessa derivazione hanno i toponimi di Bollone, quartiere-località di Treviglio, Bollone località di Verolengo sempre in Piemonte, Bollone località montana di Teglio in Valtellina sita a 1490 metri di altezza e Bollone località di Mammiano in provincia di Pistoia consistente in uno storico podere diroccato.

Un'ultima ipotesi, avanzata pure per il toponimo del comune di Vobarno, rimanda alla radice celtica "Bö" "By", nel senso di legno o capanna, col significato quindi di riparo in legno. Il toponimo "Bolone" è attestato per la prima volta nella bolla pontificia di papa Urbano III del 7 marzo 1186. Nel 1240 l'abitato è invece menzionato come "Bolono".

Nel comune di Magasa presso malga Bait, è attestato il toponimo Acqua dei Bolù riferito a un rio. Nel 1913 il glottologo Carlo Battisti riportò nella sua ricerca sul dialetto della Val Vestino che gli abitanti del luogo venivano soprannomonati: "Gòs", gozzo, per la sua malformazione dovuta alla pellagra.

Storia

Bollone trova la sua origine probabilmente in epoca pre-romana come piccolo insediamento di popolazioni “reto-celtiche”: Stoni o Galli Cenomani.

Fu comunità indipendente fino al 1928, anno in cui fu aggregato a quello di Valvestino. Dal censimento del 1921 risultava avere 235 abitanti ed era amministrato da un podestà.

Il centro è nominato per la prima volta in un documento del 1186 ed è il paese natale di Bonifacino, ghibellino e vassallo dell'imperatore, che nel XIII secolo fortificò l'abitato minacciato dalle incursioni dei guelfi bresciani.

Situato sul confine meridionale della Val Vestino, Bollone nei secoli passati, vista la sua posizione strategica tra il Principato vescovile di Trento e la Repubblica di Venezia, fu luogo di passaggio di banditi e truppe. Nell'ottobre del 1754 il bandito Giovanni Maria Ceschi detto Schiopettino di Vestone, lo zio don Francesco Cuchi e la sua banda di trenta uomini assaliva, in seguito ad un contestato appalto di una partita di legna, l'abitato imponendo con violenza e insulti la consegna da parte dei "Giurati" del Comune di 2.738 tron e di tre mule per il trasporto della refurtiva. Nell'aprile del 1796 a seguito della guerra della Prima coalizione, il villaggio fu presidiato da reparti austriaci della Brigata del generale austriaco Josef Philipp Vukassovich che avevano il compito di collegamento e supporto degli avamposti istituiti nella Riviera di Salò a Gardola e alla Costa per controllare i movimenti delle truppe rivoluzionarie francesi.

La comunità di Bollone unitamente a quelle di Moerna e Magasa, nel novembre del 1844 contribuì con una colletta al sostentamento delle 29 famiglie di Por, frazione di Pieve di Bono, che il giorno 12 ebbero le case distrutte da un furioso incendio.

Nel corso della prima guerra di indipendenza il villaggio nel mese di luglio fu occupato dalla Compagnia del maggiore Borra dei Corpi volontari lombardi stabilendo così un collegamento tra i reparti dislocati alla Costa di Gargnano e Capovalle. In quell'occasione vi sostò il patriota milanese Leone Palladini diretto alla Costa di Gargnano. Lo stesso capitano Carlo Pisacane ebbe l'ordine dal generale Giacomo Durando nel mese di giugno, poi revocato, di marciare da Tremosine con la sua 5ª Compagnia cacciatori e raggiungere Bollone per rinforzare lo schieramento minacciato da un'invasione austriaca nella Val Vestino.

Il 7 luglio 1866, durante la terza guerra di indipendenza, Giuseppe Garibaldi dal quartier generale della Rocca d'Anfo ordinava a Enrico Guastalla di "far vedere la camicia rossa" a Bollone, Moerna e a Magasa per mezzo della 9ª compagnia del 2º Reggimento Volontari Italiani.

Bollone fino alla metà del secolo scorso era noto per la professionalità dei suoi carbonai che operarono sia in Italia che all'estero.

Situato all'estremità meridionale della valle, Bollone fu al centro di una secolare contesa con il comune di Gargnano per la proprietà promiscua del monte Fassane, risolta soltanto con il trattato di Rovereto del 1753, che divise il monte assegnando la parte settentrionale — l'attuale valle di Fassane — al comune di Bollone dietro un canone annuo di sessantaquattro lire planet, con un arretramento del confine dal Dosso di Fassane alla Val Brusa. Sulla sommità del monte Vesta e sulla Cocca di Bollone furono collocati nel 1754 i cippi confinari n. 25 e n. 29 della linea austro-veneta.

La vicinanza alla linea doganale fece del paese, fino al 1918, un crocevia strategico del contrabbando fra la Riviera di Salò e il Trentino: i contrabbandieri, sorpassata la montagna di Vesta, calavano a Bollone per rientrare carichi di tabacco, zucchero e alcool. Nel gennaio del 1862 un abitante del villaggio, Antonio Salvadori, fu arrestato dalla Guardia Nazionale quale complice della fuga oltre confine di dieci soldati napoletani disertori del distaccamento di Salò.

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Val Vestino § La prima guerra mondiale.

Il 25 maggio 1915 Bollone fu occupata senza combattimento da reparti di fanteria del Regio Esercito provenienti da sud, dalla valle del Toscolano e dal monte Vesta.

1943, l'aviolancio a Vesta di Cima e le operazioni di recupero

Instaurata la Repubblica Sociale Italiana di Benito Mussolini nel nord Italia nel settembre del 1943, già l’8 dicembre avvenne uno dei primi lanci aerei alleati a sostegno delle forze partigiane delle Brigate Fiamme Verdi operanti nell'entroterra gardesano. Difatti alla fine di ottobre il CLN di Brescia gestì i contatti con gli alleati e dalla fine di novembre i gruppi partigiani coordinati da Giacomo Perlasca erano in attesa dell'invio delle prime armi in Valle Sabbia. Inizialmente venne individuato un campo a Vesta di Cima tra il monte Vesta e il monte Pallotto, nel comune di Gargnano, presso la malga Salvadori di Bollone in Valvestino dove lanciare i rifornimenti e fu valutato “scomodo perché distante, ma abbastanza sicuro ed esteso”. Il lancio sembrava imminente già agli inizi di novembre, infatti alcuni uomini partirono da Nozza, Lavenone, Idro e Anfo per raggiungere il campo a Vesta di Cima. Una volta arrivati sul posto, questi gruppi rimasero ad aspettare per quindici giorni ma il volo fu rimandato diverse volte a causa del maltempo. Il campo rimase controllato fino al 28 novembre, dopodiché i gruppi dovettero allontanarsi a causa di una notizia di rastrellamento della Feldgendarmerie che in effetti sarebbe avvenuto il giorno successivo. L'8 dicembre, alle ore 19, "un aereo a bassa quota sorvola e gira per due volte da Vobarno a Degagna e al secondo la sua direzione è fra Gardoncello e Degagna. Il lancio doveva riuscire alla perfezione se non fosse stato sganciato qualche attimo prima, ingannati [gli aviatori] dal fuoco di carbonai situati fra Prato della Noce e Campiglio.

Il materiale cadde erroneamente lungo la valletta che dalla Degagna conduce a Campiglio e secondo Giorgio Bocca fu "l'unico lancio, sulle montagne della Lombardia, a titolo sperimentale, con armi e vestiario per trenta uomini". Si trattava di circa 20 quintali di materiale vario dei quali prontamente se ne impossessarono i montanari che nascosero, escluse le armi, nelle loro case e nei fienili ad uso proprio. Nei giorni seguenti l'equipaggiamento non poté essere recuperato dai partigiani data la reticenza della popolazione locale e solamente di fronte alla minaccia di fucilare qualcuno, donne e bambini cominciarono a collaborare indicando i luoghi dove trovare le armi ed il resto del rifornimento. Recuperata ogni cosa, il tutto fu trasportato e sistemato per essere avviato in un sicuro nascondiglio sul monte Spino. Nei primi di gennaio del 1944 un gruppo di partigiani delle "Fiamme Verdi" di Sabbio Chiese si recò in quella località per ritirare una parte delle armi e trasportarle in Val Trompia, ma la ricerca del materiale suscitò non poche resistenze tra i montanari, alcuni dei quali denunciarono ai Carabinieri le azioni di recupero da parte degli stessi, suscitando nel contempo anche l’interesse dei fascisti ed in particolare della “banda di Ferruccio Sorlini” delle Brigate Nere, al servizio dell'Ufficio Politico (UPI) della Questura di Brescia. Così il 13 gennaio nell’ambito di un rastrellamento che interessò la Val Trompia e la Valle Sabbia dall’11 al 16, una pattuglia di sei militi forestali catturò nella cascina di monte Spino i cinque partigiani incaricati di sorvegliare il nascondiglio della armi. In quell’occasione, furono sequestrate una trentina di bombe a mano, denaro e documenti che avrebbero dovuto comprovare la loro partecipazione alla Resistenza, oltre che, probabilmente, degli elenchi di nomi che avrebbero causato altri arresti ad Anfo, Vestone e Vobarno. I cinque furono portati a Gargnano e consegnati al Comando delle SS ove vennero interrogati dalla Guardia Nazionale Repubblicana. Il giorno dopo furono tradotti prima al Comando dei Battaglioni M e poi all’imbocco della prima galleria dopo Gargnano, in località Casel de la Tor, per essere fucilati. L’unico ad esserlo fu Mario Boldini, gli altri quattro furono tradotti nelle carceri di Canton Mombello di Brescia.

Monumenti e luoghi di interesse

Architetture religiose

La chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa fu riedificata nel 1875 e possiede oggetti di valore artistico. Fu riconsacrata il 14 agosto 1960 dal vescovo ausiliare di Trento mons. Oreste Rauzi. Dal 1863 al 1870 fu curato di Bollone don Pietro Porta.

La santella religiosa della famiglia Odorici

Un tempo la profonda religiosità popolare delle genti di questa valle si esprimeva spesso con l'erezione di opere sacre e l'apposizione di "segni" che avevano lo scopo di garantire un quotidiano "filo diretto" con il Creatore. C'era sempre qualche buon motivo per ringraziarlo per invocarne la benevolenza. Cosi, lungo le stradine di campagna e le mulattiere di montagna è facile imbattersi in vecchi manufatti ormai spesso offuscati, dalla patina del tempo: croci, tabernacoli, capitelli, lapidi in ricordo di eventi tragici, piccoli dipinti votivi realizzati per grazie ricevute. Presso di essi il viandante sostava qualche attimo in rispettosa preghiera: anche il passante più frettoloso, vi gettava almeno uno sguardo, elevando un pensiero al Cielo.

Il capitello o santella "famiglia Odorici", è sito poco fuori l'abitato lungo l'antica mulattiera che si collega al mulino di Capovalle e fu edificato nel secolo scorso, nel 1909, per volontà della pia benefattrice Maria Odorici e della sua famiglia. Il manufatto si presenta con una finestra centrale e le strutture verticali sono in muratura portante. La copertura sono a due falde simmetriche con il manto in coppi. La santella è dedicata alla Madonna col Bambino. Si trova in condizioni veramente precarie, in pieno stato di abbandono con la copertura pericolante e gli affreschi originali compromessi dagli eventi atmosferici. All'interno della finestra in posizione centrale vi è il dipinto di Santa Maria Assunta con bambino Gesù e reca in un timpano superiore la scritta "Maria Odorici e famiglia fecero fare 1909". Alla sua destra vi è il dipinto di Santa Maria con la scritta in alto: "O dolce cuor di Maria, proteggi per questa via" e, infine, alla sua sinistra, l'immagine di Gesù Cristo con l'orazione "O dolce cuor del mio Gesù ch'io tami sempre più". L'ingresso non è chiuso da cancello.

Domenico Salvadori, il benefattore

Un atto della pretura di Condino del 1833 rende noto le volontà testamentarie di Domenico Salvadori a favore dei suoi compaesani e della Chiesa locale: "Pubblicazione per la terza volta. N. 76. D. 1855. EDITTO. Nel giorno 2 luglio di quest' anno mancò ai viventi di Bollone nella Valle di Vestino il nubile Domen. de Domen. Salvadori, anto li 9 giugno 1783. Le sue sostanze posteriormente inventariate, che formano un asse depurato di F. 64: 51 V. V. M. C.. giusta l'atto vocale di sua ultima volontà, dd. 1. luglio detto, volle che sieno realizzate mediante pubblica asta, che poscia dopo aver soddisfatte le spese della sua tumulazione, una quarta parte ne sia impiegata nella dispensa di tanto sale alle famiglie di Bollone, un'altra della quarta parte nella celebrazione di tante sante messe per suffragare la sua anima, e quella dei predefunti parenti, un'altra sia per la venerabile chiesa curata la di Bollone e l'ultima in fine sia divisa in egual proporzione fra la sudd. Chiesa pell'altare del SS. Sacramento, e quella parrocchiale di Turano pure a profitto del suo altare al SS. Sacramento. Non conoscendosi gli aventi diritti per legge a quest'eredità, si diffidano quindi i medesimi a dover tanto più sicuramente entro un anno dall'odierna data presentare la di loro relativa insinuazione a questa Pretura, giustificando eziandio il grado della loro parentela, nel mentre elle in caso diverso si procederebbe senz'altro alla ventilazione ereditaria in confronto dei soli rappresentanti legali dei suddetti percipienti testamentari e verrebbe anche a loro fatta la rispettiva aggiudicazione. Dall'i. r. Pretura, Condino, 24 agosto 1833. Giovanelli".

Galleria d'immagini

Note

  1. ↑ B. Malfatti, Saggio di toponomastica Trentina, in Società degli Alpinisti Tridentini, XIX Annuario 1894-1895, Rovereto 1896, pag.193.
  2. ↑ Bottazzi.
  3. ↑ Tommaso Gar, Annali del Principato ecclesiastico di Trento, Trento 1860
  4. ↑ Die Mundart von Valvestino. Ein Reisebericht, Vienna, A. Holder, 1913.
  5. ↑ Il documento, datato a venerdì 7 marzo 1186, consiste nella bolla di papa Urbano III spedita dalla diocesi di Verona all'arciprete Martino di Tremosine, nunzio ed amministratore di un certo Domenico, arciprete della chiesa di Santa Maria di Tignale, alla quale si confermavano gli antichi diritti entro la sua giurisdizione, che comprendeva anche la Val Vestino. Tra le varie disposizioni era previsto che Bollone, unitamente al villaggio di Cadria, doveva contribuire al pagamento della “seconda decima” con un determinato quantitativo in denaro, prodotti agricoli e capi di bestiame.
  6. ↑ Il notariato e gli antichi archivi giudiziari, a cura di Bruno Kessler-Istituto Storico Italo-germanico, pag. 1349, Trento 2013.
  7. ↑ (DE) Streffleurs militarische zeitschrift, volume 3, Vienna, 1828.
  8. ↑ Antonio Armani, Gli incendi che devastarono i nostri paesi nell'Ottocento, in Pieve di Bono notizie, n. 67, dicembre 2015, pag. 68.
  9. ↑ G. Garibaldi, Edizione Nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi, a cura di L. Cappetti, 1932
  10. ↑ La Miniera verde, a cura della Società industriali del legno e tecnici dell'economia montana, Società industriali del legno e tecnici dell'economia montana, 1946, pag. 16.
  11. ↑ Battisti 1913.
  12. ↑ Il campo è in questa zona: 45°43′34.82″N 10°33′53.72″E
  13. ↑ Prato della Noce si trova in questa zona: 45°41′38.61″N 10°32′34.38″E
  14. ↑ La località Campiglio si trova in questa zona: 45°41′37.94″N 10°34′31.99″E
  15. ↑ G. Bocca, La repubblica di Mussolini, Laterza, Bari, 1977, pag.102.
  16. ↑ R. Anni, Storia della Brigata Giacomo Perlasca, Istituto Storico della Resistenza Bresciana, Brescia 1980, pp. 39-43

Bibliografia

Voci correlate

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