Helichrysum Mill., 1754 è un genere di piante angiosperme eudicotiledoni della famiglia delle Asteracee (sottofamiglia Asteroideae, tribù Gnaphalieae e sottotribù Gnaphaliinae).
Il nome del genere deriva da due parole greche: "helios" (sole) e "chrysos" (oro), sia perché ogni capolino di colore giallo brillante (soprattutto delle brattee involucrali) ricorda il sole, sia perché la pianta, molto frugale, vive in luoghi assolati, dalla costa fino all'alta collina. Helichrysum è anche il nome di una specie locale di Asteraceae. In tempi moderni è stato proposto dal botanico francese Sébastien Vaillant (1669 – 1722).
Il nome scientifico del genere è stato definito dal botanico Philip Miller (1691-1771) nella pubblicazione "The Gardeners Dictionary: containing the methods of cultivating and improving all sorts of trees, plants, and flowers, for the kitchen, fruit, and pleasure gardens, as also those which are used in medicine : with directions for the culture of vineyards, and making of wine in England : in which likewise are included the practical parts of husbandry ...4th ed., corrected and enlarged. London" (Gard. Dict. Abr., ed. 4. [462]) del 1754.




Portamento. Le specie di questo genere hanno un habitus di tipo erbaceo annuale o perenne, talvolta anche sub-arbustivo, raramente legnoso. Alcune piante sono aromatiche. I cauli sono provvisti del floema, ma non di canali resiniferi; mentre i sesquiterpeni lattoni sono normalmente assenti (piante senza lattice).
Fusto. La parte aerea in genere è eretta, decombente o procombente (i rami si piegano verso la terra). Normalmente il fusto è unico densamente ramoso. La superficie è lanoso-tomentosa, solitamente anche stipitata o sessile-ghiandolare. La parte ipogea è provvista di una modesta radice a fuso e numerose radichette, da cui partono vari fusticini ramosi. Altezza media 20 – 80 cm (raramente superano il metro).
Foglie. Le foglie, cauline, in genere sono disposte in modo alternato e sono sessili o picciolate. La lamina è intera con forme generalmente da strette (lineari) e piatte a spatolate o lanceolate; i margini sono continui (a volte revoluti). Spesso la superficie è tomentosa o lanosa (a volte anche stipitata o sessile-ghiandolare). Le facce sono concolori o bicolori, solitamente da grigie a bianche e tomentose o sericee; quelle adassiali a volte sono verdastre e glabre.
Infiorescenza. Le sinflorescenze sono composte da diversi capolini raccolti in formazioni corimbose (raramente sono solitari). Le infiorescenze vere e proprie sono formate da un capolino terminale peduncolato di tipo discoide (con fiori omogami) o disciforme (con fiori eterogami). Raramente sono presenti capolini radiati (o sub-radiati). I capolini sono formati da un involucro, con forme più o meno campanulata, composto da diverse brattee, al cui interno un ricettacolo fa da base ai fiori. Le brattee, colorate di bruno, giallo, rosa o bianco, a consistenza cartacea e lucide (a volte chitinose), sono disposte in modo più o meno embricato su 3 - 5 serie e sono libere o connate alla base (gli strati di stereoma sono divisi o indivisi); talora possono avere un margine ialino. Il ricettacolo è nudo, ossia senza pagliette (raramente ne è provvisto) a protezione della base dei fiori; la forma è piatta. Dimensione dell'involucro 4 – 8 mm.
Fiori. I fiori sono tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre tubulosi, attinomorfi e si distinguono in:
I fiori radiati (ligulati o del raggio) sono assenti; a volte sono confusi con i fiori femminili (tubulosi) del disco esterno più o meno sub-zigomorfi con un lembo piatto e possono essere interpretati come fiori del raggio.
I frutti sono acheni con pappo. Gli acheni sono piccoli a forma variabile da oblunga a obovoidale (o colonnare); la superficie è glabra o percorsa da peli lunghi o corti, clavati o doppi; il pericarpo può essere percorso longitudinalmente da 4 - 6 fasci vascolari o creste. Il pappo, prontamente caduco, in genere ridotto, è formato da una serie di 12 - 20 setole capillari (piumose o barbate; mai nella parte inferiore) connate o libere.[senza fonte]
Impollinazione: tramite insetti (impollinazione entomogama tramite farfalle diurne e notturne).
Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori.
Dispersione: i semi cadono a terra e vengono dispersi soprattutto da insetti come formiche (disseminazione mirmecoria). Un altro tipo di dispersione è zoocoria: gli uncini delle brattee dell'involucro (se presenti) si agganciano ai peli degli animali di passaggio che portano così i semi anche su lunghe distanze. Inoltre per merito del pappo il vento può trasportare i semi anche per alcuni chilometri (disseminazione anemocora).
Le specie di questo genere sono distribuite in Europa, Africa, Australia e Asia occidentale e centrale (dall'India alla Siberia occidentale). Fiorisce in estate ed è comune nelle zone pietrose e aride, sulle colline calcaree. Il genere probabilmente è di origine sudafricana; nel Cenozoico (Terziario) raggiunse l'areale del Mediterraneo.
La famiglia di appartenenza (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi (secondo altre fonti, 22750 specie e 1530 generi). Una delle checklist più aggiornate elenca fino a 1679 generi. Al 2021 la famiglia è divisa in 16 sottofamiglie; la sottofamiglia Asteroideae è una di queste e rappresenta l'evoluzione più recente di tutta la famiglia.
Il genere di questa voce è descritto nella tribù Gnaphalieae, una delle 21 tribù della sottofamiglia Asteroideae. Da un punto di vista filogenetico, la tribù Gnaphalieae fa parte del supergruppo (o sottofamiglia) "Asteroideae grade"; l'altro è il supergruppo "Non-Asteroideae" contenente il resto delle sottofamiglie delle Asteracee. All'interno del supergruppo è vicina alle tribù Senecioneae, Calenduleae, Astereae e Anthemideae. La sottotribù Gnaphaliinae è caratterizzata da portamenti di vario tipo con specie ginomonoiche e monoiche, da foglie con margini interi, da capolini disciformi omogami o eterogami e raramente radiati (o subradiati), dallo stilo con rami troncati e superfici stigmatiche separate apicalmente, da acheni glabri o con tricomi allungati e pappo ridotto.
Il genere della specie di questa voce appartiene al clade Hap, un gruppo informale della sottotribù Gnaphaliinae che occupa una posizione più o meno "basale" ed è "fratello" ai cladi Flag e Australasian. Le specie di questo clade sono caratterizzate dalla divisione dello stereoma sulle brattee involucrali (hanno la base libera) e differiscono dalle "gnaphalie s.s." per i pochi e piccoli capolini, con forme cilindriche e con poche serie di brattee involucrali. Il clade tuttavia rimane ancora largamente parafiletico.
Il genere Helichrysum comprende oltre 500 specie ed è il più grande delle Gnaphalieae. Nelle specie presenti in Italia il botanico modenese Adriano Fiori individua due distinte sezioni:
Sandro Pignatti, nella pubblicazione "Flora d'Italia" (seconda edizione) ha diviso il genere (sempre in relazione alle specie presenti in Italia) in tre gruppi:
(Per un approfondimento delle specie italiane vedi più avanti).
Hillard (1983) ha diviso questo largo ed eterogeneo genere in 30 gruppi morfologici, ma molti autori lo considerano un genere di tipo artificiale. La tassonomia di questo polimorfico, e probabilmente polifiletico, genere è complessa e non ancora risolta in modo soddisfacente. Alcune specie, come H.acuminatum e H.bracteatum, sono state trasferite nel 1991 nel genere Xerochrysum, rispettivamente come X. subundulatum e X. bracteatum. Nel 1989 varie specie di Helichrysum sono state riclassificate in Syncarpha. Le specie incluse in Pseudognaphalium invece sono probabilmente congeneriche di Helichrysum. Il genere nonostante queste varie riassegnazioni rimane ancora parafiletico.
Studi più recenti hanno individuato all'interno del genere diversi cladi/sezioni: il (1) clade africano (il più "basale" e originario di tutto il genere) e altri (2) cladi minori collegati all'Africa (Yemen e Oman-Iran). Un clade più recente è quello della (3) Macaronesia. Le specie delle Canarie tuttavia non formano un clade monofiletico, suggerendo che si siano verificati almeno due eventi di colonizzazione indipendenti. L'ultimo clade formatosi è quello dell'areale congiunto (4) Mediterraneo-Asia. All'interno di questo clade la sez. Stoechadina è monofiletico, mentre le sez. Elicriso e la sez. Virginia non lo sono. Si ipotizza che il genere, giunto nella regione mediterranea, si sia diversificato ed espanso ad est fino all'Asia occidentale e centrale e contemporaneamente abbia subito una riduzione del portamento legnoso.
Il cladogramma seguente, tratto dallo studio citato e semplificato, mostra una possibile configurazione filogenetica del gruppo "Hap clade" evidenziando il genere di questa voce.
| _Hap_clade_ |
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I caratteri distintivi del genere Helichrysum sono:
Questo genere attualmente ha 556 specie. I numeri cromosomici delle specie di questo genere sono: 2n = 14, 16, 18, 28, 42, 48, 56 e 84.
Il numero delle specie di Helichrysum presenti nella flora spontanea italiana è ancora fonte di dibattito:
Queste differenze sono dovute ad un marcato polimorfismo insieme ad areali ristretti. In questo caso le barriere geografiche ed ecologiche generano nelle singole popolazioni eventi di differenziazione morfologica causando a vari autori problemi di nomenclatura e diversa interpretazione tassonomica.
Specie di Helichrysum presenti nella flora spontanea italiana:
L’elenco seguente utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche (vengono cioè indicate solamente le caratteristiche utili a distingue un taxon dall'altro):
Questo gruppo è caratterizzato da piante perenni suffruticose (la base può essere legnosa) con altezze medie di 1 - 5 dm. Il portamento è corimboso-ramoso con superfici tomentose. Le foglie spesso sono addensate nella metà inferiore. I capolini hanno delle forme emisferiche. Sono presenti delle ghiandole.
I caratteri distintivi del complesso Helichrysum pendulum sono:
Composizione del complesso.
Visione sinottica del complesso.
Delle 10 specie spontanee della flora italiana solo 2 vivono sull'arco alpino. La tabella riporta alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla distribuzione delle specie alpine.
| Specie | Comunità vegetali | Piani vegetazionali | Substrato | pH | Livello trofico | H2O | Ambiente | Zona alpina |
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| H. italicum | 12 | collinare | Ca - Si | basico | basso | arido | C2 F2 G3 | CO BG |
| H. stoechas | 12 | collinare | Ca - Si | neutro | basso | arido | F2 G3 | CN |
Substrato: con "Ca/Si" si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili). | ||||||||
Si raccoglie tutta la piantina. Nell'elicriso coltivato nei giardini la caratteristica del fiore è che ha i petali secchi e ben si adatta alla conservazione.
Tra le piante aromatiche dell'Area Mediterranea, le specie di elicriso sono note per il loro alto contenuto di metaboliti secondari (in particolare flavonoidi, lattoni sesquiterpenici e terpeni) contenuti nei tricomi ghiandolari delle infiorescenze e delle foglie. Di particolare interesse sono gli oli essenziali, che presentano odori diversi a seconda della specie e dell'ambiente di crescita.
L'Helichrysum italicum è distillato in corrente di vapore per la produzione di un olio essenziale di colore giallo-rossastro dal caratteristico odore di acetato di nerile. L'Helichrysum angustifolium (= H. litoreum) non ha odore e presenta poche ghiandole sulla superficie delle foglie quindi non è idoneo alla distillazione per l'ottenimento di olio essenziale. Attualmente, infatti, non esistono studi approfonditi che riportano dati sulla resa in olio di H. angustifolium. Ad Helichrysum italicum sono attribuite proprietà antiossidanti, antimicrobiche e infiammatorie.
| Controllo di autorità | J9U (EN, HE) 987007566270405171 |
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