
Gli Epstein files (noti anche come documenti o dossier o fascicoli o archivio Epstein) sono una serie di dossier e informazioni costituiti da oltre 6 milioni di pagine tra documenti, immagini, email e video, che descrivono dettagliatamente le attività criminali di Jeffrey Epstein e i legami con la sua cerchia di amicizie fatta di personaggi V.I.P di vari ambiti, soprattutto politici e celebrità.
Tali informazioni sono frutto di intense raccolte d'inchiesta avviate già nel 1996, con finalità giudiziarie e investigative, nati dai numerosi casi civili e penali che hanno interessato e coinvolto negli anni Epstein.
I fascicoli racchiudono tutta la documentazione raccolta come prova nei casi penali contro Epstein e i suoi associati: essi sono stati archiviati e custoditi in oltre 300 gigabyte di dati, insieme ad altri media, nel sistema di gestione Sentinel dell'FBI. Tra gli altri, nella raccolta sono presenti la rubrica dei contatti di Epstein, i registri di volo dei suoi aerei privati e la documentazione tecnica del tribunale.
Gli individui i cui nomi compaiono più frequentemente nei file sono: l'assistente Lesley Groff (157613 menzioni), il contabile Richard Kahn (52781 menzioni), Donald Trump e sua moglie Melania Trump (più di 38000 volte), l'avvocato Darren Indyke (17783 menzioni), Ghislaine Maxwell (13169 menzioni) e l'agente di modelle Jean-Luc Brunel (4727 menzioni).
Già a gennaio 2024 grazie a una pronuncia di un tribunale federale, alcuni documenti contenenti materiale già noto e relativo ad Epstein furono declassificati e pubblicati.
Durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2024, Donald Trump a luglio dichiarò di voler pubblicare i cosiddetti "Epstein files", salvo poi in seguito ritrattare e affermare che i file sono un'invenzione dei membri del Partito Democratico.
A febbraio poco dopo l'insediamento dell’amministrazione Trump, su ordine del dipartimento giustizia, erano stati pubblicati un centinaio di pagine di documenti relativi al caso Epstein.
Il 18 novembre 2025 è stato approvato l'Epstein Files Transparency Act, con una votazione di 427 a 1 alla Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti e all'unanimità al Senato degli Stati Uniti; Trump ha firmato l'ordine esecutivo sul disegno di legge il giorno successivo, rendendo de iure accessibili a chiunque i cosiddetti "Epstein files". In conseguenza di ciò, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato una quantità relativamente limitata dei cosiddetti Epstein files il 20 dicembre 2025, suscitando aspre polemiche e critiche bipartisan. Così che, il 30 gennaio 2026 sono stati pubblicati altri 3 milioni di pagine, inclusi circa 2000 video e 180000 immagini. Sebbene il Dipartimento di Giustizia abbia riconosciuto che la raccolta contempli più di 6 milioni di pagine, ai sensi dell'Epstein Files Transparency Act ha affermato che la pubblicazione del 30 gennaio sarebbe stata l'ultima e definitiva e che aveva adempiuto a tutti i suoi obblighi e doveri legali. I file pubblicati menzionano svariati personaggi pubblici tra cui Mette-Marit, Andrew Mountbatten-Windsor, Sarah Ferguson, Peter Mandelson, Steve Tisch, Elon Musk, Donald Trump, Bill Clinton, Bill Gates, Larry Summers, Peter Attia e Matteo Salvini.
Dalla pubblicazione dei file, sono stati avviati ulteriori filoni investigativi e indagini penali in altre nazioni, soprattutto nei confronti di tre persone legate a Epstein: l'ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland a processo per corruzione aggravata, Andrew Mountbatten-Windsor arrestato il 19 febbraio 2026 per abuso d'ufficio (sospettato di divulgazione di segreti di stato con l’accusa di aver passato informazioni riservate a Epstein quando il principe era emissario commerciale del governo britannico) e il politico britannico Peter Mandelson.
Il 5 marzo è stata pubblicata una nuova tranche di documenti inediti, quasi tutti relativi a Trump e a una sua presunta accusa di molestie; questa pubblicazione a posteriori ha suscitati aspre polemiche con ipotesi di insabbiamento, in quanto molti analisti già in precedenza avevano fatto notare che in tutte le passate pubblicazioni, mancassero del materiale già parzialmente noto riconducibile a Trump. Per la non tempestiva divulgazione, il dipartimento di giustizia si è giustificato affermando che pensasse fossero dei documenti duplicati già noti e pubblicati in precedenza.
La progressiva divulgazione degli Epstein files è passata attraverso una serie di iniziative giudiziarie, amministrative e legislative. Già nel gennaio 2024, in seguito a una pronuncia di un tribunale federale, furono resi pubblici alcuni documenti relativi al caso Epstein precedentemente sottoposti a vincolo di riservatezza. Durante la campagna elettorale del 2024, Donald Trump dichiarò inoltre di essere favorevole alla pubblicazione dei documenti relativi a Epstein. Nel febbraio 2025, dopo l'insediamento della nuova amministrazione, il Dipartimento di Giustizia pubblicò una prima tranche di documenti, comprendente circa un centinaio di pagine, presentandola come la prima fase della divulgazione dei materiali relativi a Epstein. La pubblicazione fu tuttavia considerata insufficiente da diversi esponenti politici e gruppi di vittime, che continuarono a richiedere l'accesso all'intero patrimonio documentale in possesso delle autorità federali.
Nel luglio 2025, di fronte alla mancata divulgazione integrale dei documenti, i rappresentanti Thomas Massie e Ro Khanna presentarono alla Camera dei rappresentanti l'Epstein Files Transparency Act (H.R. 4405), volto a imporre al procuratore generale la pubblicazione dei documenti e registri relativi al caso Epstein in possesso del Dipartimento di Giustizia. Il provvedimento prevedeva la pubblicazione dei documenti non classificati entro trenta giorni dall'entrata in vigore della legge, peraltro con eccezioni riguardanti l'identità e i dati personali delle vittime, il materiale di abuso sessuale su minori, informazioni la cui divulgazione avrebbe potuto compromettere le indagini federali e alcune informazioni classificate per motivi di sicurezza nazionale. Poiché il provvedimento rischiava di non essere portato all'esame dell'aula dalla leadership della Camera, Massie e Khanna ricorsero alla procedura della discharge petition, che consente a un numero sufficiente di deputati di sottrarre un provvedimento al controllo dei comitati e della leadership e di imporne l'esame in aula. Il raggiungimento della soglia di 218 firme avrebbe reso possibile il voto.
Nel corso dell'estate e dell'autunno del 2025, la questione divenne oggetto di un confronto politico tra i sostenitori della divulgazione e la leadership repubblicana della Camera, mentre anche il presidente Trump e la sua amministrazione esercitarono pressioni contro l'iniziativa legislativa. Il 12 novembre 2025 la discharge petition raggiunse le 218 firme necessarie, grazie alla firma della deputata Adelita Grijalva, rendendo possibile dal punto di vista procedurale imporre alla Camera l'esame del provvedimento, nonostante l'opposizione del partito di governo. Il ricorso a tale procedura costituì il passaggio decisivo per superare l'impasse parlamentare e portare il provvedimento al voto dell'aula.
Il 18 novembre 2025 la Camera dei rappresentanti approvò l'Epstein Files Transparency Act con 427 voti favorevoli e uno contrario, superando ampiamente la maggioranza dei due terzi richiesta dalla procedura utilizzata per l'approvazione. Nello stesso giorno il Senato degli Stati Uniti accettò di procedere all'approvazione senza modificare il testo trasmesso dalla Camera, e il 19 novembre approvò il provvedimento all'unanimità, mediante unanimous consent. Il provvedimento fu quindi trasmesso al presidente, che lo firmò il 19 novembre 2025, trasformandolo nella Public Law 119-38. La legge impose al procuratore generale di rendere pubblici, entro trenta giorni, tutti i documenti, i registri, le comunicazioni e i materiali investigativi non classificati relativi a Epstein e in possesso del Dipartimento di Giustizia, comprese le agenzie federali competenti, fatte salve le eccezioni previste dalla legge.
La legge costituì quindi il principale passaggio giuridico attraverso il quale il Congresso convertì la questione della pubblicazione o meno dei files in obbligo legislativo vincolante per il Dipartimento di Giustizia. Il 20 dicembre 2025 il Dipartimento pubblicò una prima consistente tranche di documenti, seguita nei mesi successivi da ulteriori pubblicazioni, fino alla diffusione il 30 gennaio 2026 di circa 3,5 milioni di pagine complessivamente ritenute pertinenti, insieme a migliaia di video e immagini. Il Dipartimento di Giustizia dichiarò di avere così adempiuto agli obblighi previsti dalla legge, pur riconoscendo che il patrimonio documentale complessivo esaminato nell'ambito della procedura superava i sei milioni di pagine. La successiva individuazione e pubblicazione, nel marzo 2026, di ulteriori documenti precedentemente non inclusi nelle tranche diffuse alimentò nuove contestazioni sull'ampiezza e sulla tempestività dell'attuazione della legge. Il Dipartimento di Giustizia attribuì la mancata pubblicazione iniziale alla convinzione che parte dei documenti fosse costituita da duplicati già disponibili.