Il termine "flurona" è composto dalle parole flu, che in inglese significa influenza, e rona, che deriva da coronavirus; questo termine è stato usato in alcune pubblicazioni scientifiche per descrivere casi documentati di infezione concomitante.
Il termine non è ufficialmente riconosciuto dalla comunità scientifica né dalle organizzazioni sanitarie internazionali (OMS, CDC, ECDC) che preferiscono descrivere questo quadro clinico come: coinfezione da SARS-CoV-2 e virus influenzali.
Storia
Centro medico Rabin già Beilinson Hospital prima del 1996.
I primi casi di flurona sono stati rilevati per la prima volta Stati Uniti durante il primo anno di pandemia COVID-19. Anche se questa coinfezione aveva già fatto la sua comparsa nel 2020 negli Stati Uniti e in Cina, il paese dove ebbe origine la pandemia di COVID-19.
Il primo caso ufficiale è stato registrato sabato 1º gennaio 2022 presso il Beilinson Hospital di Petah Tikva, dove una donna israeliana incinta presentava diversi sintomi respiratori. La donna è stata dimessa il 30 dicembre dopo essere stata curata per sintomi lievi derivati dalla doppia infezione. Secondo gli esperti del Ministero della Salute israeliano, è probabile che ci siano casi simili, non ancora identificati, in un momento in cui quasi duemila persone sono ricoverate per influenza, contemporaneamente ai casi positivi di variante dell'omicron SARS-CoV-2 sono in aumento nel paese.
Due giorni dopo in Catalogna, il 3 gennaio, furono identificati i primi casi di infezione simultanea da COVID-19 e influenza, mentre negli Stati Uniti veniva confermato il caso di un bambino affetto da questa doppia infezione.
All'inizio di gennaio erano stati diagnosticati anche diversi casi Brasile, tre di loro erano composti da due bambini di un anno e un uomo di 52 anni. A Rio de Janeiro sono stati diagnosticati altri due casi, uno dei quali riguarda un giovane sportivo di 16 anni che ha iniziato a manifestare sintomi il 29 dicembre. Dopo essere stati sottoposti a test per entrambe le sindromi influenzali, entrambi i risultati sono stati positivi. Secondo la madre del ragazzo, egli era stato vaccinato contro la COVID-19 e l'influenza, questi casi sono guariti. Tra i vari casi diagnosticati in San Paolo anche quello di un noto giornalista.
Epidemiologia
Tasso di mortalità annuale per influenza stagionale (età 65).Mappa mondiale del totale dei decessi confermati per COVID-19 per milione di persone, per Paese.
È noto come molti virus eterologhi che infettano il tratto respiratorio co-circolano all'interno delle popolazioni umane.
Questa co-circolazione di virus eterologhi, come l'influenza e la COVID-19, è particolarmente significativa considerando che l'influenza ha un andamento stagionale, tipicamente nei mesi autunnali e invernali, mentre la COVID-19 non presenta una stagionalità precisa. Quest'ultimo virus, infatti, provoca picchi di casi in diversi momenti dell’anno, legati all’emergere di nuove varianti e alla diminuzione dell’immunità nella popolazione. Per questo motivo, è possibile contrarre contemporaneamente sia la COVID-19 che l’influenza.
La coesistenza di COVID-19 e influenza è prevedibile durante i mesi freddi, quando le due epidemie possono manifestarsi contemporaneamente, creando una nuova sfida globale per la salute pubblica.
La circolazione simultanea dei virus influenzali e di SARS-CoV-2 preoccupa perché espone ad un rischio elevato, soprattutto le persone più vulnerabili, dal momento che entrambe le infezioni colpiscono le vie respiratorie superiori. La COVID-19 ha un tasso di mortalità più alto rispetto all’influenza stagionale e può causare complicazioni più gravi; inoltri diffonde più facilmente e può essere trasmessa anche da persone asintomatiche.
È noto come la coinfezione di COVID-19 con altri agenti patogeni respiratori può complicare la diagnosi, il trattamento e la prognosi per la COVID-19.
Un’indagine epidemiologica condotta in Brasile evidenzia come COVID-19 e influenza siano molto simili e che spesso venga ricercata solo una delle due infezioni. Durante la pandemia, infatti, un risultato positivo al test per COVID-19 raramente è seguito da un test per l’influenza, rendendo così difficile identificare una doppia infezione.
I casi di coinfezione emergono soprattutto quando pazienti sintomatici effettuano panel test virali, che analizzano simultaneamente diversi virus. Questi test, però, sono più diffusi nei laboratori privati e non sempre prioritari in quelli pubblici durante la pandemia. Considerando che SARS-CoV-2 è un virus relativamente nuovo, mentre l'influenza è stata contenuta tra il 2020 e gran parte del 2021, e che le misure di prevenzione per entrambi sono simili (mascherine, distanziamento, ventilazione e igiene delle mani), gli studi su larga scala sulla coinfezione sono ancora limitati. Con l’aumento dei casi di influenza dovuto all’allentamento delle restrizioni anti-COVID-19, si prevede un incremento delle coinfezioni, stimolando nuove ricerche.
Uno studio autoptico del 2023 ha infine concluso che non è possibile stabilire quale dei due virus sia prevalente o più aggressivo in caso di coinfezione.
Sintomi
La coinfezione tra il virus SARS-CoV-2 e quello dell'influenza non è rara.
Le principali differenze tra influenza e COVID-19 sono le seguenti: entrambe sono malattie respiratorie contagiose, ma causate da virus diversi. La COVID-19 si diffonde più facilmente e può provocare malattie più gravi rispetto all'influenza
Inoltre, chi è affetto da COVID-19 può rimanere contagioso per un periodo più lungo, anche prima di manifestare sintomi. Il tempo di comparsa dei sintomi per l'influenza è di 1–4 giorni dopo l'infezione, mentre per la COVID-19 varia da 2 a 5 giorni, con possibilità di estendersi fino a 14 giorni. Questo virus si diffonde più facilmente e per un tempo maggiore.
Nei casi di coinfezione, sono stati osservati tassi più elevati di sintomi come congestione, tosse, febbre/brividi, mal di testa, mialgia/artralgia, faringite e rinite; però perdita del gusto o dell'olfatto sono più comuni nella COVID-19. L'influenza, secondo uno studio brasiliano, ha presentato una probabilità inferiore di richiedere ricoveri in terapia intensiva, ventilazione meccanica e di causare mortalità ospedaliera rispetto alla COVID-19.
I bambini risultano più suscettibili alla coinfezione; infatti, in uno studio cinese del 2022, la percentuale di coinfezione col virus dell’influenza e SARS-CoV-2 tra i bambini è stata del 3,2%, mentre tra gli adulti è stata dello 0,3%. Inoltre, la proporzione di coinfezione con virus influenzali tra i pazienti COVID-19 in condizioni critiche (2,2%) era più alta rispetto a quella della popolazione generale (0,6%). La coinfezione tra influenza A e SARS-CoV-2 negli animali ha mostrato sintomi più gravi rispetto alle infezioni singole, suggerendo una maggiore severità anche negli esseri umani.
Uno studio, del 2021, illustra che la influenza virale (IAV) ha la capacità di aggravare l’infezione da SARS-CoV-2; lo studio conclude che prevenire l’infezione da IAV col vaccino è di fondamentale importanza durante la pandemia di COVID-19. Altri studi suggeriscono che i topi infetti da IAV mostrano una maggiore vulnerabilità a sviluppare malattie gravi se successivamente coinfettati con SARS-CoV-2, e questo può avvenire già due giorni dopo la coinfezione.
Sembra comunque acclarato che l'utilizzo del test diagnostico, che mostra le due malattie in un unico campione, può contribuire a proteggere la salute del paziente e della comunità nel follow-up e nel trattamento.
Terapie
Il vaccino antinfluenzale non protegge dalla COVID-19, ma può ridurre il rischio di infezione; inoltre, poiché i vaccini sono disponibili per entrambe le patologie è possibile ricevere i due vaccini nella stessa seduta vaccinale.
Le terapie consolidate per la COVID-19 sono gli antivirali come nirmatrelvir-ritonavir nei pazienti ad alto rischio insieme ai corticosteroidi e farmaci immunomodulanti per i casi gravi. Mentre per l'influenza sono gli antivirali come il Baloxavir per casi non gravi ma ad alto rischio, l'Oseltamivir per i casi gravi, mentre i corticosteroidi sono sconsigliati.
Ricercatori hanno studiato, sull'animale, un vaccino combinato Flu-COVID dimostrando che le risposte immunitarie provocate erano equivalenti a quelle suscitate dai vaccini monoinfluenzali o proteici ricombinanti COVID; il vaccino ha evidenziato essere efficace contro l’influenza che le infezioni da COVID-19.
Ricerche
Sebbene sia noto che entrambi i virus possono infettare la stessa cellula, la mancanza di studi scientifici sull'impatto della coinfezione non consente ancora di valutare se lo stato di salute di un paziente infetto da entrambi i virus migliorerà o peggiorerà.
Virus dell'influenza A e B. (A) Schema degli otto segmenti genici dell'RNA virale (vRNA) che compongono i genomi dell'influenza A e B.Diagrammi schematici dei virioni del coronavirus.
Le dimensioni del genoma dei coronavirus varia da circa 26 a 32 kilobasi (kb), tra i più grandi per un Virus dell'RNA (secondo solo a 41 kb del nidovirus, virus scoperto nelle planaria nel 2018).
La ricombinazione non è rara sia nel gruppo del coronavirus che in quello dell'influenza, la possibilità di ricombinazione tra materiale genetico di virus di entrambi i gruppi sembra essere un evento estremamente raro e non è mai stato riportato nella letteratura medica. È noto, però, come numerosi virus a RNA sono capaci di ricombinazione genetica quando almeno due genomi virali sono presenti nella stessa cellula ospite.
La ricombinazione è un importante fattore evolutivo, soprattutto nei coronavirus, e può avvenire anche tra gruppi evolutivi distanti, come per i sottogeneri. Questo fenomeno è possibile grazie al loro particolare meccanismo di trascrizione, che produce mRNA subgenomici attraverso un cambiamento di modello. Di conseguenza, l'alta frequenza di eventi di ricombinazione nei coronavirus porta alla creazione di nuovi virus con una notevole diversità genetica, causando cambiamenti imprevedibili nella virulenza durante le infezioni umane.
Una ricerca ha dimostrato che semplici metodi statistici possono rappresentare accuratamente le relazioni genetiche tra gruppi genetici noti per i virus influenzali A/H3N2 e SARS-CoV-2, che causano una sostanziale morbilità e mortalità umana e che frequentemente si riassortiscono o si ricombinano, rispettivamente.
Durante l'autunno e l'inverno, sono state segnalate infezioni da SARS-CoV-2, virus influenzale e Virus respiratorio sinciziale umano in tutto il mondo, dando origine ad una "tripledemia".
↑Katherine Adams, Katie J. Tastad, Stacy Huang, Dawud Ujamaa, Krista Kniss, Charisse Cummings, Arthur Reingold, Jeremy Roland, Elizabeth Austin, Breanna Kawasaki, James Meek, Kimberly Yousey-Hindes, Evan J. Anderson, Kyle P. Openo, Libby Reeg, Lauren Leegwater, Melissa McMahon, Erica Bye, Mayvilynne Poblete, Zachary Landis, Nancy L. Spina, Kerianne Engesser, Nancy M. Bennett, Maria A. Gaitan, Eli Shiltz, Nancy Moran, Melissa Sutton, Nasreen Abdullah, William Schaffner, H. Keipp Talbot, Kristen Olsen, Holly Staten, Christopher A. Taylor, Fiona P. Havers, Carrie Reed, Alicia Budd, Shikha Garg, Alissa O’Halloran e Lynnette Brammer, Prevalence of SARS-CoV-2 and Influenza Coinfection and Clinical Characteristics Among Children and Adolescents Aged <18 Years Who Were Hospitalized or Died with Influenza — United States, 2021–22 Influenza Season (PDF), in MMWR. Morbidity and Mortality Weekly Report, vol.71, n.50, Centers for Disease Control MMWR Office, 16 dicembre 2022, pp.1589–1596, DOI:10.15585/mmwr.mm7150a4, ISSN0149-2195(WC· ACNP). URL consultato il 25 settembre 2025.
↑Strategies and guidelines, su European Centre for Disease Prevention and Control, 10 luglio 2020. URL consultato il 25 settembre 2025.