La tripledemia o meglio in italiano tridemia è un neologismo utilizzato dai media e da esperti di sanità pubblica per descrivere la concomitante circolazione di tre principali infezioni respiratorie virali durante la stagione invernale: il virus respiratorio sinciziale umano (hVRS), i virus influenzali e il SARS-CoV-2 (responsabile del COVID-19).
Il virus respiratorio sinciziale (in lingua inglese: human respiratory syncytial virus, sigla hRSV) è un patogeno comune, la cui variante umana causa infezioni delle basse vie respiratorie. La maggior parte delle persone contrae il VRS entro i 4 anni di età. Nei neonati e nei lattanti può provocare bronchiolite e polmonite, con sintomi gravi come respirazione accelerata o difficoltà respiratorie che possono richiedere il ricovero ospedaliero. Negli anziani e nei soggetti fragili, il VRS può avere un decorso più severo e portare a complicanze respiratorie.
Negli adulti sani, invece, si manifesta solitamente come un raffreddore comune. Il COVID-19 si trasmette principalmente attraverso goccioline respiratorie emesse durante le attività quotidiane, a differenza del VRS che si diffonde più facilmente per contatto con superfici contaminate.
La cosiddetta tripledemia deriva dalla sovrapposizione clinica di tre patologie respiratorie virali che condividono alcuni sintomi, ma hanno meccanismi di trasmissione e manifestazioni differenti:
Nella pratica clinica, la diagnosi specifica di VRS non è sempre necessaria, poiché il trattamento è generalmente sintomatico.
Non esistono antibiotici efficaci contro il virus, e la gestione si basa sul controllo della febbre, sull’idratazione e sull’osservazione clinica. Nei casi più gravi, soprattutto nei bambini piccoli e negli anziani, può rendersi necessario il ricovero ospedaliero.
Un sondaggio della Kaiser Family Foundation ha evidenziato che circa il 40% delle famiglie statunitensi ha riportato casi di almeno una delle tre infezioni respiratorie durante l’inverno 2022-2023.
L’aumento concomitante di casi ha sollevato preoccupazioni per la capacità dei sistemi sanitari di gestire un carico simultaneo di pazienti pediatrici e anziani colpiti da queste patologie.

Secondo vari studi, l’andamento del virus respiratorio sinciziale umano (hVRS) e di altre infezioni respiratorie comuni è stato determinato dalla pandemia di COVID-19 anche in soggetti anziani.
Nel 2020, l’applicazione diffusa di misure di prevenzione (mascherine, distanziamento fisico, chiusura delle scuole e ridotta mobilità) ha determinato un forte calo dei casi di VRS e di influenza in tutto il mondo.
Con l’allentamento delle restrizioni sanitarie, si è osservato un rapido aumento dei casi, in parte attribuito a una maggiore suscettibilità della popolazione. Alcuni esperti hanno definito questo fenomeno come “immunity gap” o “debito immunitario” consistente nella ridotta esposizione a virus respiratori durante la pandemia avrebbe lasciato un numero maggiore di individui senza immunità naturale, favorendo la successiva diffusione del hVRS e di altre infezioni. Questo fenomeno è stato osservato anche rispetto altre circostanze infettive.
Uno studio ha documentato un aumento significativo del numero di ricoveri per bronchiolite nella stagione invernale 2022–2023, con un associato incremento dei giorni di degenza e una maggiore necessità di supporto respiratorio, suggerendo che la ridotta esposizione durante la pandemia di COVID-19 ha contribuito a una maggiore severità della malattia.
Ulteriori fattori che potrebbero aver contribuito all’aumento includono l’incremento dei test diagnostici dopo la pandemia e la presenza di coorti pediatriche non precedentemente esposte al virus.