
L'incesto (dal latino incestum, "non casto") è un rapporto sessuale fra parenti o di affini entro certi limiti.
La maggior parte degli ordinamenti proibisce il matrimonio fra fratello e sorella, fra zio e nipote, o tra cugini.
Nell'antica Cina, ai cugini di primo grado con lo stesso cognome (cioè quelli nati dai fratelli del padre) non era permesso sposarsi, mentre quelli con cognomi diversi potevano sposarsi (cioè i cugini materni e i cugini paterni nati dalle sorelle del padre).
I matrimoni incestuosi si riscontravano anche nelle case reali dell'antico Giappone, in Thailandia e in Corea
Un esempio è il matrimonio dell'imperatore Bidatsu con la sua sorellastra, l'imperatrice Suiko. Il principe giapponese Kinashi no Karu ebbe rapporti sessuali con la sorellastra, la principessa Karu no Ōiratsume, sebbene l'azione fosse considerata sciocca. Per prevenire l'influenza delle altre famiglie, il monarca coreano della dinastia Goryeo, Gwangjong, sposò la sua sorellastra Daemok nel X secolo. Anche il matrimonio con un membro della famiglia non imparentato per sangue era considerato una violazione della moralità e quindi un incesto. Un esempio di ciò è Chunghye di Goryeo del XIV secolo, che violentò una delle concubine del padre defunto, che fu quindi considerata sua madre.
In alcune culture del sud-est asiatico, le storie di incesto, comuni tra certe etnie, vengono talvolta raccontate come espressione di disprezzo per quelle etnie.
I matrimoni tra fratelli minori e sorelle maggiori erano comuni tra i primi Udege.
In alcune parti dell'India, il matrimonio tra cugini e tra zii e nipoti era comune, anche se si è ridotto molto nel XXI secolo.
Nella Persia achemenide, i matrimoni tra membri della famiglia, come fratellastri, nipoti e cugini, si verificavano, ma non erano considerati incestuosi. Tuttavia, fonti greche affermano che matrimoni tra fratello e sorella e tra padre e figlia si sarebbero verificati all'interno della famiglia reale, ma rimane problematico determinare l'affidabilità di questi resoconti. Secondo Erodoto, lo scià Cambise II avrebbe sposato due delle sue sorelle, Atossa e Rossane. Ciò sarebbe stato considerato illegale. Tuttavia, Erodoto afferma anche che Cambise sposò la figlia di Otane, Fedime, mentre il suo contemporaneo Ctesia nomina Rossane come moglie di Cambise, ma non viene chiamata sua sorella. Le accuse contro Cambise di aver commesso incesto sono menzionate come parte delle sue "azioni blasfeme", che erano progettate per illustrare la sua "follia e vanità". Tutti questi resoconti derivano dalla stessa fonte egiziana che era antagonista nei confronti di Cambise, e alcune di queste accuse di "crimini", come l'uccisione del toro Api, sono state confermate come false, il che significa che il resoconto dei presunti atti incestuosi di Cambise è discutibile.
Molti re egiziani sposarono le loro sorelle e ebbero con loro diversi figli per continuare la linea di sangue reale. Ad esempio, Tutankhamon sposò la sua sorellastra Ankhesenamon, ed era lui stesso figlio di un'unione incestuosa tra Akhenaton e una sorella-moglie non identificata. Diversi studiosi, come Frier et al., affermano che i matrimoni tra fratelli erano diffusi tra tutte le classi in Egitto durante il periodo greco-romano. Numerosi papiri e le dichiarazioni del censimento romano attestano che molti mariti e mogli erano fratello e sorella, dello stesso padre e della stessa madre. Tuttavia, è stato anche sostenuto che le prove disponibili non supportano l'opinione che tali relazioni fossero comuni.

Le più famose di queste relazioni si trovavano nella famiglia reale tolemaica; Cleopatra VII era sposata con due dei suoi fratelli minori, Tolomeo XIII e Tolomeo XIV, mentre sua madre e suo padre, Cleopatra V e Tolomeo XII, erano anche fratello e sorella. Arsinoe II e suo fratello minore Tolomeo II Filadelfo furono i primi nella famiglia a partecipare a un matrimonio tra fratelli germani, una deviazione dalla consuetudine. Un'unione tra fratelli germani era contro la norma nella tradizione greca e macedone, e proibita dalle leggi di almeno alcune città.
Nell'antica Grecia, il re spartano Leonida I, eroe della leggendaria battaglia delle Termopili, era sposato con la nipote Gorgo, figlia del fratellastro Cleomene I. La legge greca consentiva il matrimonio tra un fratello e una sorella se avevano madri diverse: ad esempio, alcuni resoconti dicono che Elpinice fu per un periodo sposata con il fratellastro Cimone.
Il fondatore dello stoicismo, Zenone di Cizio, affermò che l'incesto era ammissibile nella Repubblica, così come fece in seguito il famoso filosofo stoico Crisippo. Tuttavia, Zenone sostiene l'incesto solo in circostanze particolari, come procreare con la propria madre malata per generare figli "gloriosi", confortandola così. Altrimenti, l'incesto è condannato come contrario alla natura. Zenone condanna ulteriormente l'incesto da una prospettiva morale e psicologica, considerandolo un segno dell'anima tirannica di Platone, definita come un'anima governata da un desiderio illimitato. Usa Edipo come tragico esempio. Ciononostante, i successivi discepoli stoici del I secolo a.C. minimizzarono la difesa dell'incesto, accusando Zenone di essere "giovane e sconsiderato" quando scrisse Repubblica.
L'incesto è menzionato e condannato nell'Eneide Libro VI di Virgilio: hic thalamum invasit natae vetitosque hymenaeos - "costui invase la camera nuziale della figlia e i matrimoni proibiti".

L'incestum nel diritto romano indicava l'unione sessuale tra persone legate da vincoli di parentela o affinità, oppure la violazione del trentennale voto di castità delle sacerdotesse vestali. Il divieto si estendeva fino al sesto grado, anche se nel corso della storia romana, fu più volte temporaneamente abrogato. Il delitto di incestum fu previsto con l'istituzione della relativa quaestio dalla Lex Iulia de adulteriis coercendis.
Il diritto civile romano proibiva i matrimoni entro quattro gradi di consanguineità ma non prevedeva gradi di affinità per quanto riguarda il matrimonio. Le leggi civili romane proibivano qualsiasi matrimonio tra genitori e figli, sia in linea ascendente che discendente all'infinito. L'adozione era considerata la stessa cosa dell'affinità in quanto un padre adottivo non poteva sposare una figlia o una nipote non emancipata anche se l'adozione era stata sciolta. Le unioni incestuose erano scoraggiate e considerate nefas (contro le leggi degli dei e degli uomini) nell'antica Roma. Nel 295 d.C., l'incesto fu esplicitamente proibito da un editto imperiale, che divideva il concetto di incesto in due categorie di gravità diseguale: incestus iuris gentium, che si applicava sia ai romani che ai non romani nell'Impero, e incestus iuris civilis, che riguardava solo i cittadini romani. Pertanto, ad esempio, un egiziano poteva sposare una zia, ma un romano no. Nonostante l'atto dell'incesto fosse inaccettabile all'interno dell'Impero romano, si dice che l'imperatore romano Caligola abbia avuto rapporti sessuali con tutte e tre le sue sorelle (Claudia Livilla, Drusilla e Agrippina Minore). L'imperatore Claudio, dopo aver giustiziato la sua precedente moglie, sposò la figlia di suo fratello, Agrippina Minore, e cambiò la legge per consentire un'unione altrimenti illegale. La legge che proibiva di sposare la figlia di una sorella rimase. Il tabù contro l'incesto nell'antica Roma è dimostrato dal fatto che i politici usavano le accuse di incesto (spesso false) come insulti e mezzi di privazione dei diritti politici.
Nella mitologia norrena, sono presenti temi di matrimonio tra fratello e sorella, un esempio importante è quello tra Njörðr e la sua sorella senza nome (forse Nerthus), genitori di Freyja e Freyr. Loki a sua volta accusa Freyja e Freyr di avere una relazione sessuale.
Molti monarchi europei erano imparentati a causa di matrimoni politici, tanto che molti di questi matrimoni erano tra cugini di un certo grado, zii e nipoti, e così via, e talvolta cugini di primo grado. Ciò era particolarmente vero nelle case reali degli Asburgo, degli Hohenzollern, dei Savoia e dei Borbone. Tuttavia, le relazioni tra fratelli, che potevano essere tollerate in altre culture, erano considerate abominevoli. Ad esempio, la falsa accusa secondo cui Anna Bolena e suo fratello, Giorgio Bolena, avessero commesso incesto fu una delle ragioni addotte per la loro esecuzione nel maggio del 1536. Gli storici concordano sul fatto che la falsa accusa contro di loro fu inventata per garantire che il re potesse poi sposare Jane Seymour. Le sette ritenute eretiche, come i Valdesi, furono accusate di incesto.
Un matrimonio storico che ebbe luogo tra fratelli germani fu quello tra Giovanni V d'Armagnac e Isabella d'Armagnac, dama delle Quatre-Vallées, intorno al 1450. La dispensa papale prevista per questa unione fu dichiarata falsa nel 1457. Il matrimonio fu dichiarato invalido e i figli furono rimossi dalla linea di successione.

Carlo II di Spagna nacque fisicamente disabile, probabilmente a causa di secoli di consanguineità nella Casa d'Asburgo, e soffrì di un caso particolarmente pronunciato di prognatismo.
I reali britannici appartenenti alla Casa reale di Windsor in passato erano molto legati ad altre case reali europee, e matrimoni tra cugini erano abbastanza comuni. La regina Vittoria e suo marito, il principe Alberto, erano cugini di primo grado, e la loro discendenza portò a una certa incidenza di malformazioni genetiche e problemi di salute.
Ci sono fonti etnografiche che descrivono matrimoni tra fratelli o stretti consanguinei tra i nobili Zande, come mezzo per mantenere il sangue e il potere. Tra gli Zande comuni, tali pratiche sembrano essere meno accettate o addirittura disprezzate, mostrando che non erano “comuni” a tutta la cultura, ma specifiche di certi gruppi di élite.
I matrimoni incestuosi si riscontravano anche nel Perù Inca, nelle antiche Hawaii e in Messico. Come i re dell'antico Egitto, i sovrani Inca sposavano le loro sorelle. Huayna Capac, ad esempio, era il figlio di Túpac Yupanqui e sorella e moglie dell'Inca.
Con l'aumentare della consanguineità tra i genitori aumenta la probabilità della comparsa di malattie ereditarie rare recessive. Peraltro il principale rischio di ereditare malattie genetiche non è dovuto tanto a una consanguineità stretta dei genitori, quanto a un alto coefficiente di incrocio in una popolazione o sottopopolazione che, per ragioni geografiche, sociali o religiose, ha scarsi rapporti riproduttivi con l'esterno ed è di consistenza relativamente limitata.
Secondo alcuni studiosi, l'incesto era pratica corrente presso i Neanderthal, e si sta attualmente vagliando l'ipotesi che proprio assistere alle conseguenze biologiche dell'incesto sulla discendenza abbia persuaso gli altri ominidi della nocività della pratica. Secondo alcuni studiosi, la pratica dell'incesto avrebbe contribuito all'estinzione dell'Uomo di Neanderthal.
Di contro i fenotipi somatici e non strettamente genetici, quindi non in contrapposizione a un DNA differente, ossia espressione della forma del viso del corpo, colore dei capelli e pelle sembrerebbero essere un'importante modalità decisionale dal punto di vista della scelta del congiunto, e gli individui con fenotipi simili tenderebbero a scegliersi. Trattandosi di armonizzazione di fenotipi, tale situazione può contraddistinguere l'impiego di una vastissima varietà di geni, posti anche su cromosomi diversi, tanto da eliminare al momento una teoria dell'incesto vantaggioso per l'essere umano.
Uno studio del 2014 sul DNA di una Neanderthaliana, i cui resti sono stati ritrovati nella grotta di Denisova in Russia, dimostra l'esistenza di questo genere di rapporti anche tra questi ominidi strettamente affini all'Homo sapiens.
A Grotta della Monaca, in Calabria, i ricercatori hanno ricostruito nel 2025 la vita genetica e sociale di un gruppo protoappenninico (cioè esistito tra la fine dell’Età del rame e l’inizio dell’Età del bronzo) vissuto tra il 1780 e il 1380 a.C. circa. Estraendo DNA antico da ossa sparse, hanno tracciato legami familiari, scoprendo la prima chiara prova genetica conosciuta di un incesto tra padre e figlia nell'Europa preistorica.
L'incesto, assieme al cannibalismo, è il tabù più comune presso tutti i gruppi umani e come tale è respinto da tutte le grandi religioni storiche per motivi molto discussi da vari studiosi, ma prevalentemente dettati dalla preoccupazione per la difesa della specie umana, in senso sia culturale che biologico.
D'altronde, se il matrimonio è uno scambio, è logico che questo avvenga tra gruppi diversi (esogamia), in cui ci sia spazio per un'azione reciproca sia in senso socioeconomico, sia in senso culturale, piuttosto che all'interno di uno solo (endogamia).
L'antropologo Claude Lévi-Strauss ritiene che la proibizione dell'incesto sia la costante universale che segna il passaggio dal puro stato di natura a una società umana seppure minimamente organizzata. In talune società antiche l'incesto era spesso consuetudine nelle famiglie che detenevano il potere, con l'evidente finalità della conservazione dello stesso. Esempi giunti fino a noi sono quelli dei faraoni egizi, soprattutto in età tolemaica, e degli Inca.

Quasi ogni mitologia contiene racconti che riguardano l'infrazione del tabù dell'incesto, sia consapevole che inconsapevole. L'esempio più celebre è il mito di Edipo, che sposa Giocasta non sapendo che si tratti della sua stessa madre. I miti sull'incesto costituiscono probabilmente il tentativo di razionalizzazione di un costume storicamente superato ma di cui si conserva il ricordo.
Nel "seguito" di Edipo, Antigone, anche i suoi quattro figli vengono puniti per l'incesto dei genitori. L'incesto compare nella versione comunemente accettata della nascita di Adone, quando sua madre, Mirra, fa sesso con suo padre, Cinira, durante una festa, travestita da prostituta.
Nell'Antico Testamento e nella legge mosaica l'incesto è proibito da Dio, anche se proprio gli stralci storiografici della Bibbia registrano numerosi casi di incesto.
Il testo centrale è Levitico 18, che contiene un elenco dettagliato dei rapporti proibiti:
Il primo riferimento biblico a un possibile incesto riguarda Caino. È stato citato che egli conosceva sua moglie e che lei concepì e partorì Enoch. Una lettura letterale di questo passaggio indica che, durante questo periodo, non c'era altra donna tranne Eva, o c'era una sorella senza nome, nel qual caso Caino ebbe una relazione incestuosa con sua madre o sua sorella. Secondo il Libro dei Giubilei, Caino sposò sua sorella Awan.
Abramo e la moglie Sara erano fratellastri, o le relazioni tra Lot e le sue due figlie (dopo la fuga da Sodoma, infatti, le figlie di Lot fecero ubriacare il padre per accoppiarsi con lui e poter così generare dei figli); Giacobbe era primo cugino sia di Lia che di Rachele. Nonostante ciò, i dettami morali di Giudaismo e Cristianesimo, che hanno come fondamento la Bibbia, vietano espressamente l'incesto.
Altri riferimenti includono il passaggio in 2 Samuele 13 dove Amnon, figlio del re Davide, violenta la sua sorellastra Tamar. Secondo Michael D. Coogan (Direttore delle Pubblicazioni dell'Harvard Museum of the Ancient Near East e professore emerito di studi religiosi allo Stonehill College) sarebbe stato perfettamente giusto che Amnon la sposasse, essendo la Bibbia incoerente nel proibire l'incesto.
Anche Mosè nacque da un matrimonio incestuoso. Esodo 6 descrive in dettaglio come suo padre, Amram, fosse nipote di sua madre, Iochebed. Un resoconto osservava che le relazioni incestuose non subivano il destino della sterilità, che era la punizione per tali coppie nella legge levitica. Affermava, tuttavia, che l'incesto esponeva Mosè "al pericolo delle bestie selvagge, del tempo, dell'acqua e altro ancora".
Nell’ebraismo l’incesto è chiaramente e rigorosamente vietato, sia a livello biblico (Torah) sia rabbinico (Halakhah). Non è un tema controverso nella tradizione ebraica.
Il testo coranico proibisce i rapporti matrimoniali o sessuali tra parenti stretti, ad esempio in Corano 4:23, dove vengono elencati i gradi di parentela con cui il matrimonio è vietato.
Alcune religioni contemplano o hanno contemplato una qualche forma di incesto spirituale. Nella religione romana era considerato incestus il rapporto sessuale con le vestali, in quanto persone consacrate alla divinità. Similmente, nell'Induismo al discepolo non era consentito sposare i figli del guru, in quanto il rapporto tra quest'ultimo e il discepolo era così intimo e profondo che una simile unione sarebbe stata considerata incestuosa.
Giuridicamente, in Italia, è vietato il matrimonio fra fratelli e sorelle o fra zio/a e nipote o fra ascendente e discendente. Non è invece sottoposto a restrizioni il matrimonio con i primi cugini.
In Italia, l'incesto è un reato previsto dal Codice penale vigente all'articolo 564. L'articolo recita così: «Chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con un discendente o un ascendente, o con un affine in linea retta, ovvero con una sorella o un fratello, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La pena è della reclusione da due a otto anni nel caso di relazione incestuosa. Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se l’incesto è commesso da persona maggiore di età, con persona minore degli anni diciotto, la pena è aumentata per la persona maggiorenne. La condanna pronunciata contro il genitore importa la perdita della potestà dei genitori o della tutela legale.»
Esaminando le pene comminate nel sistema giuridico vigente in Italia in caso di aggravanti plurime il giudice può aumentare la pena anche oltre il massimo edittale, fino a non eccedere il triplo dello stesso. La pena massima applicabile per il reato di incesto può essere quindi addirittura della reclusione per 24 anni (il triplo della reclusione per otto anni).

La scoperta di fantasie di tipo incestuoso ha dato avvio alla vicenda edipica, che ha rappresentato il perno fondante la teoria psicosessuale freudiana.
La pratica dell'incesto è per lo più assimilata a un'aggressione da parte del parente prossimo sul bambino. Vi sono studi sugli effetti di un'aggressione sessuale sui bambini che includono l'incesto da parte dei genitori.
In psicoanalisi è chiamato incesto professionale il rapporto sessuale che può instaurarsi tra professionista e paziente.
Isabelle Aubry, autrice francese, con il suo libro del 2009 La prima volta avevo sei anni racconta la sua esperienza di violenza incestuosa da parte di suo padre. Il suo obiettivo è, fra le altre cose, di cambiare la legge francese riguardo all'incesto.
Nel 2001 in Germania emerse un caso controverso di incesto. Un fratello e una sorella di Lipsia, Patrick Stübing e Susan Karolewski, dopo essere stati separati alla nascita, si erano conosciuti quando lei aveva sedici anni e avevano cominciato una relazione. Da questa unione erano nati un figlio e tre figlie, dei quali solo l'ultimo non ha problemi di salute. Una volta appurata la loro consanguineità, il tribunale dispose l'arresto per lui e un periodo di assistenza sociale per lei, in quanto affetta da disturbo dipendente di personalità; nel frattempo il ragazzo si era sottoposto volontariamente a vasectomia. Dopo avere scontato due anni in carcere il 15 marzo 2008 venne data notizia del suo rientro nel penitenziario per scontare gli ultimi trenta mesi di condanna.
Il 12 aprile 2012, la Corte europea dei diritti dell'uomo stabilì che "la condanna al carcere per una relazione incestuosa" di Stübing non ha violato l'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (relativa al diritto al rispetto della vita privata e familiare), in quanto "le autorità tedesche avevano un ampio margine di valutazione nell'affrontare la questione". Stübing richiese il rinvio del caso alla Grande Camera, ma esso fu respinto il 24 settembre 2012 facendo diventare definitiva la sentenza. Nel 2014 il Consiglio etico tedesco chiese al governo la depenalizzazione del reato.
Il caso Fritzl è un fatto di cronaca nera che ha visto il sequestro di persona ai danni di Elisabeth Fritzl, una donna austriaca imprigionata per 24 anni (dal 1984 al 2008) dal padre, Josef Fritzl, nella cantina della casa di famiglia ad Amstetten, nella Bassa Austria. Durante tutto il periodo della prigionia, iniziato quando Elisabeth aveva 18 anni, il padre compì sistematicamente violenze e abusi sessuali nei confronti della figlia, dai quali nacquero sette figli.
| Specie/Gruppo | Tipo di comportamento osservato |
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| Drosophila melanogaster | Preferiscono accoppiarsi con i propri fratelli piuttosto che con maschi non imparentati |
| Pyemotes boylei (acaro) | Esempio di specie che pratica (quasi) esclusivamente inbreeding come parte del ciclo vitale |
| Cimice dei letti | A differenza della maggior parte degli altri insetti, tollerano l'incesto e sono in grado di resistere geneticamente agli effetti della consanguineità |
| Altri insetti |
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| Ragni e altri artropodi | In alcune specie di ragni, acari e scorpioni l’accoppiamento tra fratelli è comune, specialmente se vivono in ambienti chiusi o isolati |
| Gallus gallus | L'incesto può avvenire con difficile evitamento in condizioni naturali |
| Mungos mungo | Riproduzione regolare tra parenti stretti (inclusi padri e fratelli) documentata geneticamente |
| Mammiferi sociali come suricati e cani della prateria | Tassi moderati di inbreeding nelle popolazioni sociali legate alla struttura del gruppo |
| Altri mammiferi/modelli generali | In alcuni modelli teorici e specie con struttura sociale forte, l'inbreeding può essere favorevole:
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| Uccelli | In alcune specie di uccelli insulari o molto rari, l’incesto tra fratelli è stato documentato quando la popolazione è piccola |
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