
James Riddle Hoffa, detto Jimmy (Brazil, 14 febbraio 1913 – ... scomparso a Bloomfield il 30 luglio 1975), è stato un sindacalista statunitense.
Fu vicepresidente nazionale dell'International Brotherhood of Teamsters dal 1952 al 1957 e poi presidente tra il 1957 e il 1971, nonché controverso protagonista delle lotte sindacali di quegli anni. Fin dai primi anni della sua attività con i Teamsters, Hoffa si legò alla criminalità organizzata, un legame che mantenne fino alla sua scomparsa. Nel 1964, in due processi separati, fu condannato per tentata corruzione, cospirazione e frode. Fu incarcerato nel 1967 e tornò in libertà nel 1971. Hoffa è anche noto a livello popolare per le circostanze della sua misteriosa scomparsa, avvenuta il 30 luglio 1975: si pensa che sia stato assassinato e fatto sparire per ordine di Cosa nostra statunitense e fu dichiarato legalmente morto nel 1982..
Nacque a Brazil, nell'Indiana, ed era figlio di John (1882-1920), un minatore di carbone che morì di cancro ai polmoni quando Jimmy aveva solo 7 anni, e Viola (1890-1975). L'ascendenza degli Hoffa non è del tutto conosciuta; gli antenati paterni erano tedeschi, emigrati nella Pennsylvania verso l'inizio dell'Ottocento, membri della comunità Pennsylvania Dutch. La famiglia si trasferì a Detroit nel 1924, dove Hoffa crebbe e visse per il resto della sua vita. Lasciò la scuola all'età di 14 anni e iniziò a lavorare a tempo pieno come magazziniere presso una catena di negozi di generi alimentari per aiutare a sostenere la sua famiglia. Iniziò il suo lavoro di organizzatore sindacale a livello di base nel 1933 quando, a soli 20 anni, aiutò ad organizzare il primo sciopero presso l'azienda per cui lavorava, che pagava salari inferiori alla media e offriva pessime condizioni di lavoro con scarsa sicurezza del posto di lavoro. I lavoratori erano insoddisfatti di questa situazione e cercarono di organizzarsi in un sindacato per ottenere salari migliori, che era affiliato alla American Federation of Labor (AFL). Nonostante la giovane età, il coraggio e la disponibilità dimostrati da Hoffa in quel ruolo impressionarono i colleghi, e lui raggiunse una posizione di leadership. Nel 1935 il piccolo sindacato aziendale organizzato da Hoffa fu assorbito dall'International Brotherhood of Teamsters (IBT) e lui fu quindi invitato a diventare organizzatore presso la sezione locale 299 a Detroit. Hoffa si impegnò attivamente nel reclutamento di nuovi membri per il sindacato; la sua tattica preferita era quella di accostare lungo la strada ai camionisti addormentati, svegliarli e presentare loro la sua proposta di adesione. A causa della sua attività sindacale, Hoffa fu spesso incarcerato (si dice che, durante un singolo sciopero, fu arrestato 18 volte in 24 ore) e raccontò di aver subìto continue aggressioni da parte della polizia o dei picchiatori assoldati dalle aziende. Nell'aprile del 1937, fu tra gli organizzatori del primo sciopero generale indetto dai Teamsters a livello cittadino a Detroit, che durò tre giorni e che portò ad un miglioramento delle condizioni lavorative e della paga degli autotrasportatori. Alla fine dello stesso anno, Hoffa fu assegnato ad una sezione locale di Minneapolis per aiutarli in una campagna di sindacalizzazione di quei camionisti e collaborò attivamente con Farrell Dobbs, un trotskista che aveva organizzato uno sciopero generale di tutte le compagnie di autotrasporto di Minneapolis nel 1934. Ma, quando Dobbs fu indotto a lasciare i Teamsters nel 1941 a causa delle sue posizioni politiche filo-comuniste, Hoffa e la sua squadra di picchiatori (i «Strawberry Boys») furono impiegati per smantellare la sezione sindacale del suo ex mentore a Minneapolis per ordine dell'allora presidente nazionale dell'IBT, Daniel J. Tobin.

Per unificare ed espandere i sindacati dei camionisti, Hoffa strinse accordi con molti gangster, a partire dall'area di Detroit. L'influenza della criminalità organizzata sull'IBT aumentò con la crescita del sindacato. Negli anni '30 fu introdotto nell'ambiente della malavita da Sylvia Pagano, moglie del gangster di Kansas City Sam Scaradino (conosciuto anche con il nome di Charles Lenton O'Brien), con cui probabilmente ebbe una relazione prima di sposare sua moglie Josephine Poszywak nel 1936. La Pagano gli presentò Santo Perrone, che a quel tempo era il principale organizzatore di squadre di picchiatori per spezzare gli scioperi a Detroit ed aveva anche trascorso due anni in prigione per violazioni delle leggi sul proibizionismo; a sua volta, Perrone mise Hoffa in contatto con Angelo Meli, boss mafioso di Detroit. L'amicizia di Hoffa con Perrone e Meli contribuì al successo del primo sciopero generale organizzato dai Teamsters, nell'aprile del 1937, poiché riuscì a far sì che la mafia rimanesse neutrale nello scontro tra sindacato ed aziende. Il figlio di Sylvia Pagano, Charles "Chuckie" O'Brien, ebbe uno stretto legame con Hoffa tanto da considerarsi suo figlio adottivo e fu uno dei sospettati della sua misteriosa scomparsa nel 1975.
Hoffa cercò anche l'aiuto della Famiglia mafiosa di Detroit per difendere i Teamsters dalle incursioni di altri sindacati (tra cui il Congress of Industrial Organizations) culminate in pestaggi e scontri violenti, ed estese l'influenza del sindacato nel Midwest dalla fine degli anni '30 alla fine degli anni '40. Hoffa ottenne un rinvio del servizio militare durante la seconda guerra mondiale dimostrando con successo che le sue capacità di leadership sindacale erano più utili alla nazione per garantire il regolare flusso dei trasporti merci e contribuire allo sforzo bellico. Sebbene non abbia mai lavorato come camionista, divenne presidente della sezione locale 299 nel dicembre 1946. Poco dopo, salì alla guida del gruppo unificato delle sezioni locali dell'area di Detroit e in seguito divenne capo dei gruppi Teamsters del Michigan.
A un certo punto verso la fine degli anni '40, tramite Santo Perrone, strinse amicizia con Paul "Red" Dorfman, un sindacalista associato alla Chicago Outfit, la banda di Al Capone. Fu attraverso Dorfman che Hoffa iniziò a stabilire rapporti con la criminalità organizzata di Chicago poiché fu lui a presentarlo ad ex associati di Capone come Joseph Glimco e Paul Ricca. Nel 1949 Dorfman presentò Hoffa al suo figliastro Allen Dorfman, che divenne pesantemente coinvolto nella corruzione dei Teamsters. Secondo i documenti dell'FBI, Dorfman accettò di presentare Hoffa a figure della mafia in cambio dell'ingresso di Allen nel settore assicurativo dei Teamsters. Il senatore Robert Kennedy, consulente capo della Commissione McClellan incaricata di investigare sulla corruzione nei sindacati, affermò che Dorfman e Hoffa "sono ormai una cosa sola. Ovunque vada Hoffa, Dorfman è vicino. Le decisioni più importanti di Hoffa vengono prese solo dopo essersi consultato con Paul Dorfman". Allen Dorfman divenne un amministratore del Central States Pension Fund, il grande fondo pensionistico dei Teamsters creato nel 1955 che erogò ad esponenti del crimine organizzato più di un miliardo di dollari in prestiti per speculazioni immobiliari, compresi la costruzione e l'acquisto di casinò a Las Vegas. Inoltre Hoffa non fece mai mistero della sua amicizia di lunga data con il gangster Morris "Moe" Dalitz, contrabbandiere di successo durante il proibizionismo e figura chiave della Purple Gang di Detroit, che fu tra coloro che, negli anni '50 e '60, beneficiarono dei generosi prestiti concessi dal fondo pensioni dei Teamsters per costruire casinò a Las Vegas.

L'IBT cominciò ad ampliarsi ai camionisti e pompieri, inizialmente in tutti gli stati del midwest e poi su tutto il territorio nazionale. Grazie al lavoro di Hoffa portato a termine in due decenni, furono consolidati i gruppi locali di camionisti sindacalizzati in sezioni regionali e poi in un organismo nazionale; il numero degli iscritti crebbe fino a 170.000 nel 1936 e, tre anni dopo, a 420.000. Il numero crebbe costantemente durante la seconda guerra mondiale e nel dopoguerra fino a superare il milione di iscritti nel 1951. L'IBT trasferì la sua sede da Indianapolis a Washington, occupando un grande edificio per uffici nella capitale nel 1955. Anche il personale dell'IBT fu ampliato, con l'assunzione di molti avvocati per assistere nelle negoziazioni contrattuali. Dopo la sua elezione a vicepresidente nel 1952, Hoffa iniziò a trascorrere più tempo lontano da Detroit, a Washington o viaggiando per il paese per le sue maggiori responsabilità. L'avvocato personale di Hoffa era William "Bill" Bufalino, cugino del boss mafioso Russell Bufalino.
Hoffa assunse la presidenza nazionale dei Teamsters nel settembre del 1957, a seguito della caduta in disgrazia del suo predecessore, Dave Beck, che nel marzo precedente era comparso davanti alla Commissione del Senato degli Stati Uniti istituita sotto la presidenza del senatore John L. McClellan per indagare sul racket e la corruzione nel mondo sindacale americano, e, durante l'interrogatorio, si era avvalso del Quinto Emendamento per ben 140 volte. Beck fu condannato per frode quello stesso anno in un processo tenutosi a Seattle ed incarcerato. Il 14 marzo 1957, Hoffa fu arrestato per aver presumibilmente tentato di corrompere un assistente della Commissione McClellan. Hoffa negò le accuse (e fu in seguito assolto), ma l'arresto innescò ulteriori indagini e altri arresti e incriminazioni nelle settimane successive (da cui fu sempre prosciolto), come quella di aver ingaggiato Bernard Spindel (all'epoca considerato il migliore esperto di intercettazioni a livello nazionale) tramite il gangster italo-americano Giovanni "Johnny Dio" Dioguardi per intercettare illegalmente gli uffici dei Teamsters. Il 20 agosto 1957, anche Hoffa dovette affrontare un pressante interrogatorio sotto giuramento da parte della Commissione McClellan nella persona del suo consulente legale Robert Kennedy, che lo accusò di legami con il crimine organizzato, in particolare con i boss mafiosi Johnny Dio e Anthony "Tony Ducks" Corallo, finalizzati a prendere il controllo della potente organizzazione centrale dei Teamsters a New York, il Joint Council 16; di fronte alle domande incalzanti di Kennedy, Hoffa si trincerò dietro numerosi "non ricordo", evitando così sia di appellarsi al Quinto Emendamento che di essere incriminato per falsa testimonianza. L'interrogatorio fu seguito da milioni di telespettatori statunitensi in diretta televisiva e contribuì ad accrescere la popolarità di Hoffa. Il peggioramento dello scandalo di corruzione nei sindacati portò l'AFL-CIO a espellere i Teamsters nel dicembre 1957.
In seguito alla sua rielezione a presidente nel 1961, Hoffa lavorò per espandere il potere decisionale del sindacato nella contea e, nel 1964, riuscì a portare a termine il progetto di unire i sindacati degli autotrasportatori del nord degli Stati Uniti in un unico comitato organizzativo.
Hoffa poi tentò di espanderlo ai lavoratori delle linee aeree e di altri mezzi di trasporto, ma il presidente John F. Kennedy e il suo successore Lyndon B. Johnson gli fecero entrambi pressione, così come Robert Kennedy, che, diventato procuratore generale degli Stati Uniti, tentò di incriminarlo per vari reati formando addirittura una squadra di procuratori per arrestarlo, la “Get Hoffa Unit”, guidata da Walter Sheridan, ex agente dell'FBI già investigatore capo della Commissione McClellan.
Nel maggio 1963, Hoffa fu incriminato per aver tentato di corrompere un membro della giuria durante il suo processo per violazione del Taft-Hartley Act a Nashville (Tennessee). Il processo, che era stato trasferito a Chattanooga, si concluse il 4 marzo 1964 ed Hoffa fu dichiarato colpevole e condannato a otto anni di prigione e a una multa di 10.000 dollari, principalmente sulla base della testimonianza di Edward Grady Partin, segretario-tesoriere della sezione locale dei Teamsters di Baton Rouge (Louisiana) che era stato parte del seguito di Hoffa durante il processo di Nashville, ma aveva deciso di collaborare sotto copertura per la squadra di Walter Sheridan nel settembre 1962. Mentre era in libertà su cauzione durante il suo appello, Hoffa fu condannato in un secondo processo tenutosi a Chicago, il 26 luglio 1964, per un capo d'accusa di cospirazione e tre capi d'accusa di frode per uso improprio del fondo pensionistico dei Teamsters e condannato a cinque anni di prigione. Hoffa trascorse i tre anni successivi a presentare appello senza successo contro le sue condanne del 1964, che giunsero persino alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Iniziò a scontare la sua pena detentiva complessiva di 13 anni (otto anni per corruzione, cinque anni per frode) il 7 marzo 1967, presso il penitenziario federale di Lewisburg, in Pennsylvania.
Nonostante la detenzione, Hoffa rifiutò di dimettersi e continuò a operare come presidente dell'IBT da Lewisburg, rimanendo in carica fino al 19 giugno 1971, quando fu sostituito da Frank Fitzsimmons, con il quale aveva una lunga collaborazione risalente ai tempi delle lotte sindacali di Detroit. Fu rilasciato dal carcere il 23 dicembre di quell'anno, dopo aver scontato meno di cinque dei tredici anni previsti, in seguito alla commutazione della pena da parte del Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, a condizione che si astenesse dall'impegnarsi in attività sindacali fino al 6 marzo 1980. Hoffa si oppose fermamente a tale condizione e lo contestò in tribunale nella speranza di poter riconquistare la presidenza dei Teamsters, non essendo minimamente intenzionato a prendere in considerazione il pensionamento, nonostante il generoso accordo pensionistico che l'organizzazione gli aveva offerto.
Hoffa sparì nel nulla il 30 luglio 1975, mentre stava recandosi a una riunione con Anthony "Tony Pro" Provenzano, un mafioso del New Jersey e funzionario dei Teamsters, e Anthony "Tony Jack" Giacalone (1919-2001), un caporegime della famiglia mafiosa di Detroit. L'incontro era fissato per quel pomeriggio al ristorante Machus Red Fox di Bloomfield, un sobborgo di Detroit. Hoffa conosceva bene la zona, dato che nello stesso locale si era tenuto il ricevimento nuziale di suo figlio James. Hoffa scrisse le iniziali di Giacalone e l'ora dell'appuntamento sul suo calendario in ufficio: "TG—2 p.m.—Red Fox". Giacalone e Provenzano, che negarono di aver programmato un incontro con Hoffa, non risultarono essere nei pressi del ristorante quel pomeriggio.
Lasciò casa sua in auto a bordo della sua Pontiac Grand Ville verde verso le 13:15. Prima di raggiungere il ristorante, si fermò all'ufficio dell'amico Louis Linteau (1914-1978), ex presidente della sezione 614 del sindacato degli autotrasportatori, che ora dirigeva un servizio noleggio di limousine. Linteau era fuori a pranzo quando Hoffa arrivò, così parlò con alcuni degli impiegati presenti e lasciò un messaggio per lui prima di andarsene. Tra le 14:15 e le 14:30 Hoffa telefonò alla moglie da un telefono pubblico dietro il Machus Red Fox, lamentandosi che Giacalone non si era presentato. La moglie gli riferì che nessuno si era fatto sentire per disdire l'appuntamento, e lui le disse che sarebbe ritornato a casa per le 16:00.
Svariati testimoni affermarono di aver visto Hoffa in piedi accanto alla sua auto mentre aspettava nel parcheggio del ristorante. Due uomini videro Hoffa e lo riconobbero; si fermarono un momento per scambiare qualche parola con lui e stringergli la mano. Hoffa chiamò ancora Linteau, lamentandosi anche con lui del ritardo degli altri partecipanti alla riunione. Quest'ultimo dichiarò in seguito che la telefonata giunse alle 15:30, ma l'FBI sospetta fosse avvenuta prima, basandosi sul tabulato di altre chiamate giunte al suo ufficio stimando che fosse avvenuta in realtà tra le 14:45 e le 14:50. Un testimone affermò di aver visto più o meno alla stessa ora Hoffa seduto nel retro di una macchina "Lincoln o Mercury" che si allontanava con almeno altre tre persone.
Da allora non si è mai più saputo nulla di lui e le successive indagini (che impegnarono 200 agenti dell'FBI e produssero 16.000 pagine di documenti distribuite in 70 volumi) non hanno mai condotto ad alcuna pista certa su cosa possa essergli accaduto. L'unica prova fisica ottenuta nell'indagine fu una Mercury Marquis Brougham del 1975, che apparteneva al figlio di Anthony Giacalone, Joseph, ed era stata presa in prestito quello stesso giorno da Charles "Chuckie" O'Brien, amico di famiglia di Hoffa (descritto dagli investigatori dell'FBI come un "bugiardo incallito"): sull'auto, i cani poliziotto identificarono l'odore di Hoffa e una ciocca dei suoi capelli fu recuperata dal sedile posteriore (nel 2001 un test del DNA li identificò ufficialmente come appartenenti ad Hoffa).
Il 30 luglio 1982, a 7 anni dalla scomparsa, la corte suprema di Oakland, a seguito di un'azione giudiziaria iniziata il 9 dicembre precedente voluta dai familiari, ne dichiara la morte presunta, permettendo così alla famiglia di accedere ufficialmente alla sua eredità.
C'è un ampio consenso tra gli storici e gli investigatori sul fatto che Hoffa sia stato rapito ed assassinato su ordine di Cosa nostra statunitense. Tuttavia, i dettagli dell'operazione e i responsabili rimangono sconosciuti o non dimostrabili, e questo ha fatto sì che nessun individuo sia mai stato incriminato in relazione al caso. Nel discutere i potenziali motivi, sia il Memorandum Hoffex (un rapporto sullo stato delle indagini dell'FBI risalente al 1976 e pubblicato integralmente soltanto nel 2006) che gli studi precedenti alla sua pubblicazione si concentrano sull'opposizione della mafia italo-americana ai piani di Hoffa per riconquistare la leadership dei Teamsters e sulla minaccia che rappresentava per il controllo della criminalità organizzata sul fondo pensionistico del sindacato. Uno dei principali sospettati della scomparsa di Hoffa era Anthony "Tony Pro" Provenzano, che era stato vicepresidente della sezione locale dei Teamsters a Union City in New Jersey e un caporegime della famiglia mafiosa Genovese di New York, con cui Hoffa era stato in passato in buoni rapporti, ma con cui aveva litigato durante la detenzione di entrambi a Lewisburg negli anni '60. Nel 1973 e 1974, Hoffa gli chiese il suo supporto per riconquistare la sua posizione, ma Provenzano rifiutò e lo minacciò invece di "strappargli le budella e di rapire sua nipote". Il Memorandum Hoffex notò che Provenzano non avesse un grado elevato all'interno della gerarchia mafiosa per poter ordinare un omicidio di quella importanza, sebbene non escluse la possibilità che la sua vendetta personale o quella di qualcun altro contro Hoffa fosse un movente.
Il giornalista investigativo Dan E. Moldea (1950) e l'investigatore Charles Brandt (1942-2024) menzionarono come movente la possibilità che Hoffa volesse collaborare con l'FBI nelle indagini contro i suoi avversari mafiosi, in cambio dell'abolizione delle restrizioni all'attività sindacale che lo riguardavano; anche il Memorandum Hoffex include questo movente come possibile motivazione per l'omicidio. Lo studioso Arthur A. Sloane affermò che la teoria più comune tra gli investigatori dell'FBI era che Russell Bufalino fosse il boss mafioso che aveva ordinato l'omicidio, e che Salvatore "Sally Bugs" Briguglio, suo fratello Gabriel, Thomas Andretta e Charles "Chuckie" O'Brien fossero gli uomini che avevano attirato Hoffa lontano dal ristorante. La teoria è che O'Brien fosse un'esca inconsapevole per attirare Hoffa, perché egli nutriva sospetti nei confronti di Provenzano e non sarebbe salito in auto se non ci fosse stata una figura familiare presente. Una versione di questa teoria sostiene che O'Brien abbia prelevato Hoffa dal parcheggio del Machus Red Fox e che Hoffa sia stato ucciso in macchina o portato in un luogo non specificato per essere ucciso.
Una teoria completamente nuova è emersa nel 2004 con la pubblicazione del libro L'irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa, scritto dall'investigatore Charles Brandt, in cui l'autore riportò le confessioni in punto di morte di Frank Sheeran, presunto sicario mafioso ed amico di Hoffa, il quale sostenne di essere il suo assassino e descrisse la dinamica dell'omicidio: Chuckie O'Brien portò in auto Sheeran, Hoffa e il mafioso Sally Briguglio fino a una casa di Detroit; O'Brien e Briguglio parcheggiarono l'auto mentre Sheeran e Hoffa entrarono nell'abitazione, dove Sheeran sparò due volte in testa a Hoffa uccidendolo sul colpo. Sheeran raccontò che gli era stato riferito che il corpo di Hoffa fu poi cremato in segreto dopo l'omicidio, e confessò anche di aver in seguito eliminato pure Briguglio per paura che potesse parlare con i federali. Sheeran fu una delle persone incluse nel Memorandum Hoffex come una delle potenziali «figure chiave del caso», data la sua presenza a Detroit il giorno della scomparsa di Hoffa e la sua vicinanza con la vittima. Bill Tonelli ha messo in dubbio le dichiarazioni di Sheeran in un articolo sulla rivista Slate intitolato The Lies of the Irishman, come anche il professore di Harvard Jack Goldsmith in Jimmy Hoffa and 'The Irishman': A True Crime Story? apparso in The New York Review of Books. In seguito alla notizia, furono effettivamente rinvenute delle macchie di sangue nella casa a Detroit indicata da Sheeran come luogo dell'omicidio, anche se nel 2005 l'esame del DNA stabilì che non era quello di Hoffa.
In una biografia uscita dopo la sua morte nel 2006, il serial killer Richard Kuklinski affermò di aver fatto parte di una squadra di quattro uomini che rapirono e uccisero Hoffa. L'ex agente dell'FBI Robert Garrity, che lavorò al caso Hoffa, respinse le affermazioni di Kuklinski come una bufala. Anche altre autorità hanno affermato che il coinvolgimento di Kuklinski nella scomparsa di Hoffa è improbabile.
Nel 2006, una fattoria di 87 acri a Milford Township (Michigan) che Rolland McMaster, un ex funzionario dei Teamsters e collaboratore di Hoffa, possedeva nel 1975 è stata perquisita con esito negativo dall'FBI per un periodo di due settimane, con un costo totale dell'operazione pari a 250.000 dollari. La perquisizione è stata avviata da una soffiata ricevuta dal detenuto federale Donovan Wells, che aveva vissuto con McMaster nella fattoria e raccontò all'FBI che il giorno della scomparsa di Hoffa aveva visto diverse auto nella fattoria, che poco dopo erano sparite. McMaster ha negato qualsiasi coinvolgimento nell'omicidio di Hoffa e ha affermato che all'epoca si trovava in Indiana per affari sindacali.
Per lungo tempo si è pensato che il corpo di Hoffa fosse stato sepolto nelle fondamenta del Giants Stadium, all'epoca della scomparsa ancora in costruzione. Tuttavia, nonostante i periodici scavi effettuati non è stata ritrovata alcuna traccia. Nel 2010 lo stadio fu demolito per fare spazio ad uno più grande ma anche in quell'occasione non furono trovati alcun tipo di resti umani.
Nel 2020 il figlio di un ex impiegato di una discarica nel New Jersey, riferì alla stampa che suo padre in punto di morte gli aveva rivelato che proprio nelle settimane successive alla sparizione di Hoffa, alcuni sovraintendenti gli avevano ordinato di seppellire il corpo sfigurato di un uomo di corporatura ed altezza simili a Hoffa nella discarica. La testimonianza è stata raccolta dall'FBI che però, nonostante le indagini, non è riuscita a ritrovare alcun corpo o resti di esso che possano essere identificati e la vicenda rimane tuttora avvolta nel mistero.
Hoffa era sposato dal 1936 con Josephine "Jo" Poszywak (1918-1980) e aveva due figli: Barbara (1938) e James (1941), che, come il padre, ricoprì il ruolo di presidente della International Brotherhood of Teamsters dal 1999 al 2022.
Il nome di Hoffa fu spesso associato alle mai chiarite circostanze della morte di Marilyn Monroe per via del suo astio per i Kennedy ma non furono mai raccolte prove concrete contro di lui. Nel 1982, l'investigatore privato Milo Speriglio lanciò la clamorosa accusa che la Monroe fosse stata assassinata per ordine di Hoffa e del boss mafioso di Chicago Sam Giancana, affinché la famiglia Kennedy lasciasse in pace la mafia. Speriglio illustrò le sue scoperte nel libro Marilyn Monroe: Murder Cover-Up, citando un individuo che lavorava presso l'ufficio del medico legale di Los Angeles e che in seguito fu accusato di aver trafugato cadaveri. Nonostante la fonte fosse debole, il libro di Speriglio portò alla riapertura del caso. Il procuratore distrettuale di Los Angeles non trovò nulla di nuovo e la causa della morte di Monroe rimase, almeno sulla carta, un probabile suicidio per avvelenamento da barbiturici.
Nel 1978, con la pubblicazione del libro The Hoffa Wars: The Rise and Fall of Jimmy Hoffa, il giornalista investigativo Dan E. Moldea avanzò per primo la tesi secondo cui Hoffa, insieme ai boss mafiosi italo-americani Carlos Marcello (di New Orleans) e Santo Trafficante Jr. (di Tampa), avrebbe organizzato l’omicidio del presidente John F. Kennedy nel 1963; un crimine, questo, scaturito dagli accordi tra CIA e mafia — avviati nel 1959 — volti ad eliminare il dittatore cubano Fidel Castro, in cui lo stesso Hoffa sarebbe stato coinvolto. Nel luglio del 1979, la United States House Select Committee on Assassinations (HSCA), chiamata ad indagare sugli assassini di Kennedy e di Martin Luther King, scrisse nel suo rapporto finale che Hoffa, Marcello e Trafficante avevano "il motivo, mezzi e opportunità per pianificare un tentativo di omicidio del presidente John F. Kennedy" ma "sulla base del complesso delle prove, era improbabile che Hoffa avesse avuto qualche ruolo nella morte del presidente".
La storia di Jimmy Hoffa viene narrata in diversi film:
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