Gangster

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Al Capone, considerato una figura simbolo del gangsterismo statunitense.

Un gangster (informalmente detto gangsta) è un criminale abituale che ha la propria occupazione in imprese o organizzazioni più o meno grandi e dedite ad attività economiche illecite, solitamente appartenenti alla criminalità organizzata o di stampo mafioso. Il termine è diffuso soprattutto negli Stati Uniti d'America, dove indica i membri di una banda criminale organizzata, ossia una gang.

Negli Stati Uniti i gangster sono anche chiamati mobster, un termine slang derivato da mob (malavita), che è più specificamente usato per indicare i membri della mafia italo-americana. In lingua italiana, il termine gangster è diventato sinonimo di bandito o delinquente.

A partire dal periodo del proibizionismo negli Stati Uniti (1920-1933) dominato dalle organizzazioni criminali impegnate nel contrabbando di alcolici, lo stile di vita e le "gesta" dei membri delle gang sono diventate un motivo ricorrente nella cultura popolare occidentale, soprattutto in una vasta gamma di romanzi polizieschi e pellicole cinematografiche, che hanno contribuito a plasmare l'immaginario comune della figura del gangster.

Etimologia

Nell'uso moderno, la parola "gangster" è un'espressione gergale statunitense derivata dall'inglese gang, generalmente usato per indicare una banda criminale, e quindi il termine descrive invariabilmente un delinquente legato ad una gang. Una prima attestazione del termine si ha nel 1886 nel linguaggio politico per indicare il membro di una cricca che controllava l'amministrazione locale usando metodi criminali o clientelari. Nella moderna accezione di componente di una banda criminale, la parola è nota dal 1896 ma si diffuse in particolare durante il proibizionismo negli anni '20 e '30 del XX secolo negli Stati Uniti, quando le bande di contrabbandieri di alcolici acquisirono sempre più potere all'interno della criminalità organizzata, tanto che, specialmente in passato, in ambito giornalistico si è spesso usato il termine "gangsterismo" come sinonimo di malavita organizzata tipica del contesto urbano statunitense. Oggi il termine ha un significato leggermente più ampio e può essere usato per indicare criminali abituali in un ambito metropolitano, anche se non appartengono ad una banda. Ad oggi, quindi, le parole "gangster" e "gangsterismo" si riferiscono sia alla condizione di persona dedita alla delinquenza che allo stile di vita violento tipici di un ambiente criminale urbano.

Caratteristiche

Lo stesso argomento in dettaglio: Banda (criminalità) e Criminalità organizzata.

Molto è stato scritto sull'argomento delle gang criminali, sebbene non vi sia un chiaro consenso su cosa costituisca una gang o quali situazioni portino alla formazione e all'evoluzione di una gang. C'è accordo sul fatto che i membri di una gang abbiano un senso di identità e appartenenza comune, che viene tipicamente rafforzato attraverso attività condivise e identificazioni visive come abbigliamento speciale, tatuaggi, colori o anelli. Alcuni preconcetti possono essere falsi. Ad esempio, l'opinione comune secondo cui la distribuzione illegale di droga negli Stati Uniti è in gran parte controllata dalle gang è stata messa in discussione.

Una banda può essere un gruppo relativamente piccolo di persone che cooperano in atti criminali, come nel caso della banda di Jesse James, che si estinse con la morte del suo capo nel 1882. Tuttavia, una banda può anche essere un gruppo più ampio con un'organizzazione formale che sopravvive alla morte del suo leader: ad esempio, ciascuna delle Cinque Famiglie appartenenti a Cosa nostra statunitense, fondate all'inizio del XX secolo, è sopravvissuta ai suoi fondatori ed è arrivata fino al XXI secolo. Bande grandi e ben strutturate come Cosa nostra statunitense, la 'Ndrangheta, i cartelli della droga sudamericani, le Triadi cinesi, i Crips, i Bloods o persino le bande di motociclisti possono intraprendere transazioni complesse che andrebbero ben oltre le capacità di un singolo individuo e possono fornire servizi come l'arbitrato delle controversie e l'applicazione dei contratti che sono paragonabili a quelli di un governo legittimo.

Il termine "criminalità organizzata" è stato spesso associato a bande e gangster, ma non è sinonimo. Una piccola banda di strada che si dedica a crimini sporadici di basso livello non verrebbe considerata come criminalità organizzata. Allo stesso modo, un'organizzazione che coordina bande in diversi Stati coinvolte nel traffico internazionale di droga o nello sfruttamento della prostituzione (ad esempio una Triade cinese o un cartello messicano) potrebbe non essere considerata una banda.

Storia

Le prime bande di strada negli Stati Uniti tra XIX e XX secolo

William Poole, detto "Bill the Butcher", capo della gang dei Bowery Boys che dominava il quartiere dei Five Points negli anni 1840 e 1850.

Alcune famose bande di pistoleri operative nel Far West, come i Cochise County Cowboys, il Mucchio Selvaggio e la Banda Dalton, sono considerate antesignane delle moderne gang urbane statunitensi, che furono in attività per tutto il XIX secolo ed oltre. I quartieri malfamati di Five Points e Bowery a New York divennero tristemente noti per la grande varietà di bande criminali (anche a causa delle caratteristiche di società multietnica dell'America settentrionale), che erano utilizzate dalle organizzazioni politiche (come la potente Tammany Hall) per intimidire gli avversari politici, controllare i seggi e commettere frodi sistematiche durante le elezioni ma anche per reclutare futuri leader politici dai ranghi della malavita, tanto che il termine "gangster" si iniziò a diffondere per indicare i criminali membri delle fazioni politiche che si contendevano il governo locale. Ne fu un esempio la fulminea ascesa di John "Old Smoke" Morrissey, un criminale di origine irlandese che, da barista in difficoltà, si trasformò rapidamente in un pugile di successo e proprietario di case da gioco a New York e a Saratoga Springs negli anni '50 e '60 del XIX secolo fino a diventare un potente esponente politico e membro del Congresso degli Stati Uniti per lo Stato di New York, tra il 1867 e il 1871, sostenuto da Tammany Hall. L'ascesa di Morrissey lo portò a scontrarsi con William "Bill the Butcher" Poole, un famigerato picchiatore e capo-banda dei Bowery Boys, nonchè esponente di primo piano del movimento politico xenofobo dei Know Nothing. La faida tra i due gangster continuò tra risse e violenti pestaggi finché, nel febbraio del 1855, Poole fu assassinato a colpi d'arma da fuoco da due uomini di Morrissey.

A metà degli anni 1890, il controllo della malavita organizzata di Manhattan passò nelle mani della Five Points Gang (1.500 affiliati), guidata dal criminale italiano Paolo Antonio Vaccarelli (conosciuto come Paul Kelly) con i suoi luogotenenti James T. "Biff" Ellison, Jack "Eat 'Em Up" McManus, Nathan "Kid Dropper" Kaplan e Johnny Torrio, che controllava praticamente tutte le attività illecite nel Lower East Side, compresi prostituzione e racket, e condizionava violentemente gli elettori per conto di Tammany Hall. All'inizio del XX secolo, rivale della Five Points Gang per il controllo della malavita newyorkese fu la Eastman Gang (1.200 affiliati), una banda formata prevalentemente da criminali ebrei che prese il nome dal suo fondatore Monk Eastman, cui, dopo il suo arresto nel 1904, subentrò Max "Kid Twist" Zwerbach (ex luogotenente di Paul Kelly poi passato alla gang rivale). La guerra tra le due bande fu inizialmente considerata conclusa nel 1908, quando Zwerbach e la sua guardia del corpo Vach "Cyclone Louie" Lewis furono uccisi dai Five Pointers, mentre la Eastman Gang si divise in tre fazioni, la più grande delle quali finì sotto il comando di Jack "Big Jack" Zelig, che continuò il conflitto finché fu anch'egli ucciso a colpi d'arma da fuoco nel 1912. Contemporaneamente, anche la banda di Kelly si frammentò e, dal 1918 al 1919, la fazione capeggiata da Nathan Kaplan e Johnny Spanish prese il controllo del racket sindacale (labor racketeering) a New York (che consisteva inizialmente nell'ingaggiare picchiatori prezzolati per disperdere gli scioperi o proteggere i sindacati dalle aggressioni), spezzando così il monopolio detenuto in quest'attività dai gangster ebrei Benjamin “Dopey Benny" Fein e Joseph "Joe The Greaser" Rosenzweig, quando questi ultimi non furono più in grado di mantenerlo a causa delle condanne al carcere. Dopo vari conflitti, parte delle cosiddette Guerre dei picchiatori dei sindacati (Labor Slugger Wars) che si conclusero nel 1927, emerse la banda capeggiata da Louis "Lepke" Buchalter, che assunse il controllo di gran parte del racket sindacale di New York, orientando tale attività verso l’infiltrazione nei sindacati e l’estorsione di denaro alle imprese con la minaccia di fomentare scioperi (si stima che guadagnasse un milione di dollari all'anno solamente dalle estorsioni all'industria tessile), cui si aggiunsero il contrabbando di alcolici e il gioco d'azzardo, ed in seguito iniziò ad importare eroina ed altri stupefacenti.

Altre importanti gang presenti a Manhattan tra la fine del XIX secolo e i primi del XX secolo furono gli Hudson Dusters, i Marginals, la Gas House Gang e, soprattutto, i Gophers, con base nel quartiere irlandese di Hell's Kitchen, i cui boss furono Marty Brennan, Stumpy Malarkey, Newburg Gallegher e l'ultimo capo fu Owney "The Killer" Madden, proprietario del famoso Cotton Club e contrabbandiere di successo durante il proibizionismo. Successivamente, a queste bande criminali si affiancarono quelle gangs originarie dall'Italia, grazie alla grande emigrazione soprattutto dall'Italia meridionale, ed ebbero un grande impatto sociale in alcune aree degli Stati Uniti, specialmente a Chicago e a New York, originando il fenomeno della Mano Nera, consistente nell'estorsione di somme di denaro a titolo di "protezione" ai danni di persone o attività commerciali all'interno delle comunità italiane.

1920-1933: l'epoca d'oro dei gangster negli Stati Uniti

Al Capone sulla copertina della rivista Time nel 1930.

I termini "gangster" e "mobster" iniziarono ad essere usati negli Stati Uniti per riferirsi ai membri di organizzazioni criminali coinvolte nel traffico di alcolici durante il proibizionismo. Nel 1920, il XVIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti vietò la vendita, la produzione e il trasporto di alcol per il consumo. Molte bande vendevano alcolici illegalmente a scopo di lucro e usavano una violenza estrema per difendere il proprio territorio e proteggere i propri interessi. Spesso, poliziotti e politici venivano corrotti o ricattati per garantire la continuità delle loro attività. Al Capone fu uno dei più famigerati gangster del periodo ed arrivò a controllare una parte importante delle attività illecite come il gioco d'azzardo, lo sfruttamento della prostituzione e il contrabbando di alcolici a Chicago, dove alla fine degli anni '20 si poteva contare la presenza di più di 1.000 gang. Durante il proibizionismo, la guerra tra le bande a Chicago causò più di 2.000 omicidi, culminati nella strage di San Valentino (14 febbraio 1929), considerato il più sanguinoso regolamento di conti nella storia della malavita statunitense perché la gang di Capone sterminò letteralmente i rivali della North Side Gang guidata da George "Bugs" Moran (che però sfuggì al massacro per un soffio).

A New York, negli anni '20, il principale finanziatore di tutte le operazioni di contrabbando di alcol fu il gangster ebreo Arnold "The Brain" Rothstein, che godeva della copertura politica fornita da Tammany Hall ed aveva anche importanti interessi nel gioco d'azzardo, nell'usura, nelle scommesse sportive e nel nascente traffico di oppio ed eroina. Rothstein (morto assassinato nel 1928) fu il mentore del criminale d'origini siciliane Lucky Luciano, famigerato trafficante di droga e tenutario di bordelli che, alla fine degli anni '20, preferì puntare, a differenza di Capone, ad una alleanza operativa tra le bande di maggior peso per evitare rivalità ed inutili spargimenti di sangue per il controllo dei traffici illeciti; Luciano eliminò infatti la vecchia generazione di boss siculo-americani (i cosiddetti "Mustache Pete") che rifiutavano la collaborazione con altri gruppi etnici di criminali e gettò le basi per la creazione di un cartello commerciale conosciuto come "Sindacato nazionale del crimine": ad esso aderivano i capi-banda Meyer Lansky e Bugsy Siegel per New York e il New Jersey; Joe Adonis per Brooklyn; Abner "Longie" Zwillman e Willie Moretti per Long Island; Charles "King" Solomon per Boston; Lou Rothkopf e Moe Dalitz per Cleveland; Enoch "Nucky" Johnson per Atlantic City; Louis "Lepke" Buchalter era incaricato di trasmettere gli ordini di omicidi ed azioni punitive per conto del Sindacato ad alcuni delinquenti prezzolati di Brooklyn (la cui organizzazione fu soprannominata giornalisticamente Murder, Inc. o Anonima assassini), che portarono a termine importanti "contratti" (nel gergo della malavita, l'omicidio su commissione), come l'assassinio del potente gangster Dutch Schultz nel 1935.

L'emergenza criminalità nata con il proibizionismo e con la grande crisi del 1929 si manifestò anche con il proliferare delle gang impegnate in reati come rapine in banca, sequestri di persona, furti d'auto, gioco d'azzardo illegale, che stavano seminando il panico soprattutto nel Midwest: tra i più noti gangster del genere vi erano John Dillinger e la sua mutevole banda (composta da criminali violenti come George “Baby Face” Nelson, Harry "Pete" Pierpont e John "Red" Hamilton), la banda Karpis-Barker (guidata da Alvin Karpis e Arthur "Doc" Barker), quelle capeggiate da Charles "Pretty Boy" Floyd, da George "Machine Gun" Kelly e la Barrow Gang dei famigerati Bonnie Parker e Clyde Barrow. John Dillinger fu il criminale che si distinse più di tutti perché, oltre a rapinare le banche con metodi rigorosi e ad aver effettuato due spettacolari evasioni, era un gangster vestito sempre elegantemente e cercava visibilità sugli organi di stampa, così da accreditare presso il grande pubblico la sua immagine di fuorilegge romantico, nonostante avesse ucciso con la sua banda dieci uomini in totale e ne avesse feriti altri sette. Stessa fama aveva "Pretty Boy" Floyd, soprannominato «il Robin Hood delle Cookson Hill» perchè, durante le rapine in banca, bruciava i registri contabili in cui figuravano i nomi delle persone in difficoltà economiche in piena Grande depressione e con debiti o ipoteche a loro carico, ma fu anche responsabile del sanguinoso massacro di Kansas City nel giugno del 1933, quando i banditi ai suoi ordini uccisero tre poliziotti e un agente dell'FBI nel tentativo di liberare un compagno prigioniero, che perse pure la vita nel conflitto a fuoco.

1934-1941: la repressione del gangsterismo

Le bande di rapinatori del Midwest entrarono nel mirino dell'FBI di J. Edgar Hoover, che dichiarò i capi-banda più pericolosi "nemici pubblici" (public enemies) e molti rimasero uccisi in conflitti a fuoco con gli uomini delle forze dell'ordine (i cosiddetti "G-Men"): Bonnie e Clyde furono i primi a cadere, nel maggio del 1934, per mano degli agenti del Texas (con l'FBI che svolse un piccolo ruolo di supporto nel rintracciarli); due mesi dopo, venne ucciso anche John Dillinger a Chicago e, dopo altri tre mesi, Charles Arthur "Pretty Boy" Floyd morì in una sparatoria con l'FBI in Ohio e, il mese successivo, George "Baby Face" Nelson fu ucciso in Illinois. Tuttavia Hoover continuò a negare l'esistenza di una criminalità organizzata a livello nazionale, il cui contrasto rimase appannaggio di integerrimi pubblici ministeri e di funzionari del Dipartimento del Tesoro che, non potendo dimostrare la colpevolezza dei gangster per i numerosi omicidi e i reati di contrabbando, riuscirono ad incastrarli per frode fiscale a causa dell'enorme reddito da loro non dichiarato. Nel 1930 Al Capone fu dichiarato "nemico pubblico numero uno" e il procuratore George E. Q. Johnson riuscì ad ottenere la sua condanna per evasione fiscale nel 1932. A Manhattan, dove fu nominato assistente procuratore capo nel 1931 e poi procuratore speciale nel 1935, Thomas E. Dewey scatenò una guerra contro i vertici del Sindacato nazionale del crimine, riuscendo a mettere sotto accusa i boss Irving "Waxey" Gordon (condannato per frode fiscale nel 1933), Dutch Schultz (ucciso nel 1935 dopo l'assoluzione in ben due processi per evasione fiscale) e Lucky Luciano, che fu condannato nel 1936 ad una pena detentiva da 30 a 50 anni per sfruttamento della prostituzione; a ciò si deve aggiungere anche l'elezione a sindaco di New York nel 1934 del repubblicano Fiorello La Guardia, che intraprese una vigorosa battaglia contro la criminalità organizzata, la corruzione e il gioco d'azzardo, indebolendo enormemente l'influenza politica di Tammany Hall. Tra il 1940 e il 1941, l'ufficio del procuratore distrettuale di Brooklyn Willam O'Dwyer sferrò un colpo devastante alla Murder, Inc., il braccio armato della criminalità organizzata responsabile di centinaia di omicidi su commissione. Sfruttando le confessioni di Abe Reles, Albert Tannenbaum e Seymour Magoon (sicari della Murder, Inc. che avevano accettato di collaborare con la giustizia), O'Dwyer fece condannare a morte, in tre distinti processi, alcuni dei più spietati killer della Murder, Inc, compreso il capo dell'organizzazione, Louis "Lepke" Buchalter. Ad oggi, Buchalter rimane l'unico esponente di rilievo della criminalità organizzata ad essere stato giustiziato negli Stati Uniti.

L'attività delle commissioni d'inchiesta del Senato degli Stati Uniti e dell'FBI

Il gangster italo-americano Frank Costello testimonia davanti al Comitato Kefauver, durante un'indagine sulla criminalità organizzata.

Dopo la seconda guerra mondiale, fu istituita, su proposta del senatore democratico Estes Kefauver, una commissione speciale del Senato degli Stati Uniti per indagare sull'attività delle bande criminali che operavano tra i vari Stati (Special Committee to Investigate Organized Crime in Interstate Commerce). Nel corso dei 15 mesi di indagine, la commissione si riunì in 14 grandi città statunitensi ed interrogò centinaia di testimoni in sedute pubbliche e a porte chiuse, compresi numerosi gangster che però rifiutarono di rispondere, appellandosi al Quinto Emendamento. Le udienze, che ebbero grande risonanza a livello nazionale perché furono diffuse tramite cinegiornali, radio e televisione, non produssero alcun effetto penale ma ebbero il merito di far entrare il problema del gangsterismo nel dibattito pubblico statunitense. Infatti il rapporto finale della commissione, pubblicato il 31 agosto 1951, stabilì l'esistenza di un "Sindacato nazionale del crimine", che aveva il proprio perno a New York e a Chicago e ramificazioni nelle altre città degli Stati Uniti, spesso con la protezione di funzionari eletti e forze dell'ordine corrotte.

Il cambio di atteggiamento dell'FBI di J. Edgar Hoover nei confronti del problema della criminalità organizzata si ebbe nel 1957 con la scoperta, da parte del sergente Croswell della polizia dello Stato di New York, che molti dei più noti gangster degli Stati Uniti si erano riuniti ad Apalachin, nella parte settentrionale dello Stato. L'FBI raccolse informazioni su tutti gli individui identificati all'incontro, confermando l'esistenza di una rete criminale organizzata a livello nazionale. Anche a Washington la politica abbandonò rapidamente l'ossessione per il "pericolo rosso" tipica del periodo maccartista (1950-1954) ed iniziò a sfruttare i propri poteri d'inchiesta per indagare sulla minaccia rappresentata dal crimine organizzato nazionale. Tra le iniziative più importanti vi fu l'istituzione di una commissione speciale del Senato degli Stati Uniti incaricata di occuparsi del racket sindacale (attiva dal 1957 al 1960), con Robert F. Kennedy nel ruolo di consulente legale e capo investigatore, che, attraverso concitate udienze trasmesse in diretta televisiva, portò alla luce l'infiltrazione del gangsterismo all'interno di diversi sindacati dei lavoratori, in particolare nei Teamsters (all'epoca il più grande sindacato degli Stati Uniti) guidati da Jimmy Hoffa. Poi, nell'ottobre del 1963, il Sottocomitato permanente per le indagini del Senato decise di raccogliere le dichiarazioni di Joe Valachi, un piccolo gangster di origini italiane che svelò di appartenere a Cosa Nostra, un'organizzazione composta da bande gerarchizzate (chiamate "famiglie" nel linguaggio mafioso) presenti in ogni parte degli Stati Uniti e a cui aderivano esclusivamente criminali italo-americani. Anche la testimonianza di Valachi fu trasmessa in diretta televisiva e fu definita da Robert Kennedy (diventato procuratore generale dopo l'elezione del fratello John alla presidenza degli Stati Uniti) «il più grosso contributo mai offerto da un singolo individuo nella guerra contro le organizzazioni criminali negli Stati Uniti».

Joe Valachi testimonia sulle attività di Cosa Nostra alle udienze del Sottocomitato permanente per le indagini del Senato degli Stati Uniti (8 ottobre 1963).

Sulla scia delle rivelazioni di Valachi, il Congresso approvò due nuove leggi per rafforzare le normative federali in materia di racket e gioco d'azzardo, emanate negli anni '50 e all'inizio degli anni '60 per supportare l'FBI nella lotta contro l'influenza del gangsterismo. L'Omnibus Crime Control and Safe Streets Act del 1968 prevedeva l'uso della sorveglianza elettronica, disposta dal tribunale, nelle indagini su determinate violazioni e, soprattutto, il Racketeer Influenced and Corrupt Organizations (RICO) del 1970 consentiva di perseguire i gruppi criminali organizzati per tutte le loro diverse attività illecite, anche in assenza di un unico responsabile o di una cospirazione complessiva. Insieme al maggiore impiego di agenti sotto copertura verso la fine degli anni '70, queste disposizioni permisero all'FBI di sviluppare casi che, negli anni '80, portarono all'arresto di quasi tutti i principali capi delle famiglie mafiose tradizionali, riducendo di molto il potere dei gangster italo-americani sulla criminalità organizzata statunitense. Di conseguenza, conquistarono più spazio altre bande criminali, come i cartelli colombiani, le bande di motociclisti e le gang di strada ispaniche ed afroamericane (le più potenti, i Crips e i Bloods, entrambe originarie di Los Angeles, arrivarono a contare tra i 40.000 e i 50.000 membri), che espansero le loro attività a livello nazionale sfruttando il redditizio mercato della cocaina e del crack tra gli anni '80 e '90.

Settori d'attività

I gangster gestiscono affari che offrono un prodotto o un servizio, più o meno richiesto benché illegale. Per esempio durante l'era del Proibizionismo negli Stati Uniti, i gangster monopolizzarono effettivamente il commercio di alcool. Negli anni cinquanta del XX secolo, fecero lo stesso per il gioco d'azzardo. Spesso controllano il traffico di stupefacenti e si occupano di sfruttamento della prostituzione e di tratta di esseri umani.

In altri casi i gangster si occupano di estorsione e usano l'intimidazione e la corruzione per influenzare il mondo dei sindacati. Spesso i gangster tentano di manipolare il corretto funzionamento delle istituzioni, come processi ed elezioni, attraverso corruzione e intimidazione.

Gangster famosi

Influenza culturale

Musica e slang di strada

Lo stesso argomento in dettaglio: Gangsta rap.
Un graffito nei Paesi Bassi raffigurante il rapper Eazy-E, definito "il padrino" del gangsta rap.

Dagli anni '80 uno storpiamento del termine, "gangsta", ha dato il nome al gangsta rap. I testi di questo sottogenere musicale dell'hip hop sono spesso basati sul vivere stili di vita "gang-related", cioè inerenti alle bande di strada come i Crips o i Bloods (aventi quindi sesso, droga e violenza come temi dominanti), e possono essere descritti in modo realistico, rude, o "da cartone animato". I membri comuni di una gang di strada si chiamano anche "gangster" o "G". Essere "gangsta" può essere anche un sinonimo per essere senza scrupoli, spietati, killer.

Negli Stati Uniti d'America dei giorni nostri, specialmente tra le comunità afroamericane, "gangsta" è usato per chiamare un amico o compagno nello slang, specialmente chi abbia una reputazione "da strada". Individui del genere sono spesso chiamati semplicemente "G", soprattutto nello stato della California. La terminologia nacque nell'uso frequente dell'iniziale del termine diffusasi nei penitenziari statunitensi in guisa tale da nascondere il contenuto della conversazione ai secondini, ma successivamente resasi popolare nei testi e nei nomi di numerosi artisti commerciali di grande successo nonché underground, com'è il caso di "Master Gee" della Sugar Hill Gang.

Ci sono differenti gradi di "G". Vale a dire "Young G", "G", "OG" (quest'ultimo sta per "Old/Original Gangster"). Per ottenere un grado più alto è necessario accrescere la propria credibilità. Normalmente per farlo bisogna essere coinvolti in numerose attività criminali. I gangsta compiono azioni criminose, fra cui, rapine, attacchi a furgoni blindati, omicidi, e chiunque abbia una reputazione all'interno di questi ghetti, ossia principalmente, quartieri gangsta, diventa ricco con il traffico di droga e prostituzione.

La figura del gangster nella letteratura

Numero di marzo 1930 della rivista pulp Black Mask, con in copertina La chiave di vetro di Dashiell Hammett, racconto hard boiled che esplora i torbidi legami tra il mondo dei gangster, la politica corrotta e il potere.

Già nel XVIII secolo e soprattutto nel secolo successivo, la letteratura europea iniziò ad interessarsi alle imprese di criminali e banditi, descritte con tratti eroici o romantici da Friedrich Schiller (I masnadieri, 1781), da Walter Scott (Ivanhoe, 1819), da Victor Hugo (Hernani, 1830) e da Alexandre Dumas (Pascal Bruno, 1838). Eugène Sue descrisse il sottobosco criminale di Parigi nel suo I misteri di Parigi (1843), così come fece Charles Dickens con la malavita londinese in Oliver Twist (1838). Contemporaneamente si affermò la figura del «ladro gentiluomo», incarnata da banditi come A. J. Raffles (nato dalla penna di Ernest W. Homung), Arsenio Lupin (creato da Maurice Leblanc) o Fantômas (protagonista dei romanzi di Marcel Allain e Pierre Souvestre), affascinanti furfanti che rubavano soprattutto a persone che sembravano meritarselo e frequentemente finivano per passare dalla parte opposta, smascherando o prevenendo crimini.

Fu la narrativa statunitense, con l'avvento del proibizionismo e della Grande depressione, ad introdurre una rappresentazione realistica del crimine con i romanzi polizieschi di Charles F. Coe (Me, Gangster, 1927), William R. Burnett (Piccolo Cesare, 1929), Donald H. Clarke (Quel diavolo di Beretti, 1929) e Armitage Trail (Scarface, 1930), che avevano come protagonista un delinquente ambizioso impegnato nella scalata alle gerarchie della malavita, descrivendo una versione distorta del "sogno americano" e rivelandone il lato più cinico e materialista. Il personaggio del «bandito solitario» (sul modello di John Dillinger, Charles "Pretty Boy" Floyd e Bonnie e Clyde) comparve nei romanzi noir Ladri come noi (1937) di Edward Anderson e La trappola (1940), sempre di W.R. Burnett, trasformandosi in un'amara riflessione sulle conseguenze della Grande depressione all'interno della società statunitense. Parallelamente, fiorirono i racconti noir di genere hard boiled pubblicati sulle riviste pulp, opera di una nuova generazione di scrittori rappresentata da Dashiell Hammett, Raymond Chandler, Horace McCoy, Mickey Spillane e James Hadley Chase: i protagonisti dei loro racconti erano solitamente detective alle prese con un'indagine ma un ruolo importante era svolto dalla criminalità organizzata, descritta come una componente endemica, strutturale e inevitabile del capitalismo moderno. Nello stesso periodo, la figura del gangster come metafora della parte oscura e spregiudicata della società americana comparve nei racconti e nei romanzi di importanti autori come O. Henry (Il riscatto di Capo Rosso, 1906), Francis Scott Fitzgerald (Il grande Gatsby, 1925), Ernest Hemingway (Gli uccisori, 1927), Damon Runyon (Bulli e pupe, 1931) e William Faulkner (Santuario, 1931).

Nella seconda metà del XX secolo, le "gesta" violente dei gangster tornarono ad essere riproposte all'interno delle opere noir di Jim Thompson, Donald E. Westlake, James Ellroy, Giorgio Scerbanenco ed Elmore Leonard. Un caso letterario eccezionale è tuttavia rappresentato da Il Padrino (1969) di Mario Puzo che, con la sua rappresentazione delle dinamiche interne alla mafia italo-americana, divenne uno dei romanzi più venduti di tutti i tempi.

Altre opere letterarie di rilievo con al centro figure di gangster sono:

Filmografia

Lo stesso argomento in dettaglio: Film di gangster.
L'attore Edward G. Robinson, interprete di diversi film statunitensi sui gangster.

Il gangster movie (film con protagonista un gangster appunto) è diventato un vero e proprio genere cinematografico che spesso trae ispirazione da fatti reali riguardanti la criminalità organizzata o da opere letterarie famose e si colloca, insieme al western, tra le creazioni di maggior successo dell'industria cinematografica di Hollywood. La forma "classica" del genere, raramente prodotta negli ultimi anni, narra di un gangster che si fa strada nella sua organizzazione criminale con audacia, fino al crollo della sua impresa mentre è all'apice del suo potere. Il gangster cinematografico è una variante distorta del "sogno americano" (il self-made man) che, a causa della sua smania di successo e del suo atteggiamento di sfida alle regole della società, ha esercitato un grande fascino sul pubblico ma ha anche generato diversi stereotipi, come quello del criminale raffigurato in possesso di valori come lealtà, onore e giustizia, che è in palese contrasto con il mondo reale della malavita fatto di violenza, delitti e corruzione.

Di seguito una lista parziale, in ordine cronologico, delle pellicole più famose del genere:

Bibliografia

Note

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