| Maddaloni comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Andrea De Filippo (lista civica di cdx Maddaloni nel Cuore) dal 10-6-2018 (2º mandato dal 15-5-2023) |
| Territorio | |
| Coordinate | 41°02′N 14°23′E |
| Altitudine | 73 m s.l.m. |
| Superficie | 36,67 km² |
| Abitanti | 36 445 (31-5-2026) |
| Densità | 993,86 ab./km² |
| Frazioni | Calabricito, Casino Fortini, Galazia, Grotticella, Maddaloni Superiore, Messercola, Montedecoro, Monti, Sauda, Strettola, Sant'Eustachio, Saliscendi |
| Comuni confinanti | Acerra (NA), Caserta, Cervino, Marcianise, San Felice a Cancello, San Marco Evangelista, Valle di Maddaloni, Santa Maria a Vico |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 81024 |
| Prefisso | 0823 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 061048 |
| Cod. catastale | E791 |
| Targa | CE |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) |
| Cl. climatica | zona C, 978 GG |
| Nome abitanti | maddalonesi |
| Patrono | san Michele Arcangelo |
| Giorno festivo | 29 settembre |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Maddaloni (Matalùnë in campano) è un comune italiano di 36 445 abitanti della provincia di Caserta, in Campania.
Costituisce un'appendice meridionale della città di Caserta con cui è strettamente conurbato. Parte del comune è situato lungo l'antico percorso della via Appia, nel tratto che dalla Capua d'epoca romana (oggi Santa Maria Capua Vetere) conduceva a Benevento. Tanta è la presenza di monumenti ed edifici storici, tra cui il Collegio Reale della provincia di Terra di Lavoro voluto da Giuseppe Bonaparte (oggi Convitto Nazionale Giordano Bruno), le tantissime chiese (tra cui la basilica minore del Corpus Domini) e l'acquedotto Carolino.
Nel corso del tempo vari studiosi si sono cimentati nella ricerca dell'origine del toponimo Mataluni, ma non si è ancora giunti ad una conclusione certa; tra i tanti, il de' Sivo si concentra sul Castrum Kalato Magdala, cioè il monastero di Maria Maddalena la cui chiesa fu distrutta dal terremoto del 5 giugno 1694. Secondo il Mazzocchi «questo nome fosse venuto al castello dalla voce araba di Magdalo, che vuol dire appunto castello, imposta a quel luogo forte dà Saraceni, che assai probabilmente dovettero farsene un nido di rapina». Per don Francesco Piscitelli, arciprete della Collegiata di San Pietro e studioso maddalonese, invece, il toponimo deriverebbe dal principe Matalo, capitano dei Galli Boi che seguirono Annibale nella sua discesa in Italia durante la seconda guerra punica: poiché lo stesso Annibale si curò poco di loro, essi, «avvezzi ad abitare appiè delle Alpi, trovarono alle falde del Tifata un sito conforme alle loro abitudini».
Decisero, quindi, di stabilirsi lì e di non seguire il condottiero punico a Capua: dal nome del principe, Matalo, gli abitanti di quella zona furono detti Mataluni. Altra ipotesi vorrebbe che il nome derivi, dal Medioevo, da "Mezza Luna", descrivendo così la forma che è andata assumendo l'espansione del centro abitato rispetto alla collina che sorge dietro di esso. Una quarta ipotesi vede la città citata al tempo dei Romani con il nome di Meta Leonis, ovvero a forma di leone, sembra a causa di un masso di tale forma sito nei pressi.
La storia del territorio di Maddaloni è strettamente legata a quella dell'antica Calatia, centro della pianura campana sorto lungo un'importante direttrice di collegamento tra la costa e le regioni interne del Sannio. L'area sulla quale si sviluppò la città era frequentata già durante l'età del bronzo, mentre le necropoli hanno restituito numerosi corredi funerari a partire dall'VIII secolo a.C., in particolare per le fasi orientalizzanti. Le testimonianze archeologiche non consentono tuttavia di ricondurre la fondazione della città a un unico popolo: Calatia si sviluppò nell'ambito della complessa realtà culturale della Campania preromana e fu successivamente interessata dalle espansioni sannitica e romana.
L'abitato sorgeva nella contrada tradizionalmente denominata San Giacomo alle Galazze, tra gli attuali territori di Maddaloni e San Nicola la Strada, in una posizione di notevole importanza strategica. Era infatti collocato presso l'incrocio di itinerari diretti verso l'interno sannitico e fu successivamente attraversato dalla via Appia, che ne costituiva il principale asse urbano in direzione est-ovest. Resti della cinta muraria, preceduta da un fossato, e altri elementi archeologici permettono di ricostruire almeno in parte l'organizzazione dell'antico centro.
Prima della piena affermazione di Roma, Calatia apparteneva alla lega delle città campane guidata da Capua. Nel 338 a.C., insieme agli altri centri della lega, entrò nell'orbita romana; durante la seconda guerra sannitica cadde temporaneamente nelle mani dei Sanniti, per essere successivamente riconquistata dai Romani.
Un momento particolarmente rilevante della storia cittadina coincise con la seconda guerra punica. Dopo la battaglia di Canne, nel 216 a.C., Calatia seguì Capua nella defezione dall'alleanza romana e passò dalla parte di Annibale, che vi stabilì un presidio. La riconquista romana di Capua nel 211 a.C. comportò anche per Calatia la confisca di parte del territorio e provvedimenti contro i gruppi dirigenti coinvolti nella ribellione; l'anno successivo vi furono trasferiti abitanti della vicina Atella.
Nel corso dell'età tardo-repubblicana l'insediamento continuò a essere interessato da trasformazioni amministrative. Nell'83 a.C. il suo territorio fu unito a quello della colonia di Capua e poco dopo furono restaurate le fortificazioni; nel 59 a.C. Cesare vi dedusse una colonia di veterani, mentre sotto Augusto Calatia tornò sotto la giurisdizione capuana. La città mantenne comunque la propria funzione di centro posto lungo l'Appia e il sistema viario della pianura campana.
Calatia è ricordata anche dalla Tabula Peutingeriana, copia medievale di una carta itineraria derivata da modelli di età romana e destinata alla rappresentazione della rete stradale dell'Impero. La carta, conservata nella Biblioteca nazionale austriaca, costituisce una delle principali testimonianze della rete del cursus publicus e mostra il sistema degli itinerari che attraversavano la Campania romana.
Il declino della città non può essere ricondotto genericamente alle «invasioni barbariche» già dal II secolo, come sostenuto da una parte della tradizione locale. Le indagini archeologiche mostrano invece che la destrutturazione dell'abitato ebbe inizio soprattutto nel corso del IV secolo, accentuandosi nel secolo successivo, quando alcune delle precedenti aree residenziali furono abbandonate o trasformate in spazi aperti.
Alla tarda antichità è tradizionalmente ricondotta anche la nascita della sede episcopale di Calatia. Secondo la tradizione ecclesiastica, il primo vescovo sarebbe stato sant'Augusto, al quale viene attribuito un episcopato compreso tra il 439 e il 477. La stessa diocesi di Caserta sottolinea tuttavia come le notizie relative a questa fase siano estremamente scarse e in larga parte intrecciate con elementi agiografici: la tradizione inserisce Augusto nel gruppo di ecclesiastici che sarebbero fuggiti dall'Africa durante le persecuzioni dei Vandali di Genserico. Non è pertanto possibile considerare come storicamente accertati i racconti relativi ai miracoli attribuiti al santo o fissare al 439 la fondazione della diocesi con la stessa certezza riservata alle attestazioni medievali.
Tra il IX e il X secolo l'antico centro fu coinvolto nelle devastazioni che interessarono la pianura campana. Le fonti ecclesiastiche ricordano incursioni negli anni 841-843 e 861 e collocano intorno all'880 la definitiva dissoluzione dell'antica Calatia; una parte degli abitanti e la sede episcopale si trasferirono nella più sicura Casa Hirta, mentre altri nuclei contribuirono allo sviluppo degli insediamenti circostanti, fra i quali Maddaloni. La continuità fra l'antica sede calatina e quella casertana è attestata ancora nel XII secolo dalla formula Casertana seu Calatina Ecclesia.
Maddaloni non nacque tuttavia soltanto in seguito all'abbandono di Calatia: il centro è infatti documentato già nel 774, quando compare nelle fonti come una villa della regione. Nel corso dei secoli successivi l'insediamento si sviluppò lungo le pendici dei rilievi che dominano la pianura e accolse anche parte della popolazione proveniente dall'antica Calatia dopo le devastazioni del IX secolo.
Il principale elemento difensivo del centro medievale fu il castello di Maddaloni. La sua prima menzione esplicita risale al 1099, quando un documento del regesto dell'abbazia di Sant'Angelo in Formis ricorda il Castrum Kalato Maddala. Le analisi delle murature indicano tuttavia la presenza nel sito di strutture precedenti, comprese fasi riferibili all'età longobarda e bizantina e resti più antichi interpretati come pertinenti a una fortificazione romana. L'identificazione di tali resti con un castrum dell'antica Calatia ricordato da Tito Livio è però una proposta interpretativa e non consente di affermare che l'attuale castello di Maddaloni esistesse già nel II secolo a.C.
Il nucleo principale della fortificazione medievale si consolidò tra l'età longobarda e quella normanna. Sotto gli Svevi il presidio fu ulteriormente rafforzato e nel 1231, durante il regno di Federico II di Svevia, furono disposti lavori di riparazione a carico della comunità locale. Attorno alla fortificazione si sviluppò il borgo medievale, protetto da più cinte murarie e organizzato lungo il pendio.
Una nuova fase ebbe inizio nel 1390, quando re Ladislao concesse Maddaloni a Carlo Artus, conte di Sant'Agata de' Goti. Artus promosse un complessivo ammodernamento della fortezza e rafforzò la grande torre cilindrica inferiore, da allora conosciuta come Torre Artus. La torre stessa potrebbe essere in parte precedente all'intervento del feudatario e risalire nella sua prima configurazione alla seconda metà del XIII secolo.
Nel corso della prima metà del XV secolo Maddaloni passò attraverso diversi feudatari e fu coinvolta nelle lotte per il controllo del Regno di Napoli. Dopo gli Artus il feudo fu concesso nel 1413 a Ottino Caracciolo; nel 1441 il centro fu conquistato dalle forze di Alfonso d'Aragona, che nel 1446 lo affidò a Pietro da Mondrago. Quest'ultimo partecipò successivamente alla rivolta baronale contro Ferrante d'Aragona; la repressione della ribellione culminò nel 1460 con l'incendio del castello, evento che segnò l'inizio del definitivo declino della fortificazione come principale sede del potere locale.
Il 1º febbraio 1465 Ferrante concesse Maddaloni a Diomede I Carafa, che ottenne il titolo di conte di Maddaloni. Con l'affermazione dei Carafa il centro politico e residenziale del feudo si spostò progressivamente dalla fortificazione posta in altura verso la fascia pedemontana, dove si sviluppò la grande residenza signorile attorno alla quale si organizzò una nuova parte dell'abitato.
La nuova residenza dei Carafa, sviluppatasi nell'area dell'odierno Villaggio dei Ragazzi, assunse progressivamente il ruolo di fulcro della vita feudale. Il complesso comprendeva ambienti residenziali, cortili, giardini, scuderie e locali destinati alle attività economiche; davanti al palazzo si svolgeva inoltre il mercato settimanale, contribuendo a spostare verso la pianura il baricentro economico e sociale dell'abitato.
La signoria dei Carafa caratterizzò per oltre tre secoli la storia di Maddaloni. Nel corso del XVI secolo il complesso urbano pedemontano fu ulteriormente sviluppato attraverso la costruzione e l'ampliamento di edifici civili e religiosi. Il 12 settembre 1546 ebbe inizio la costruzione della chiesa del Corpus Domini, destinata a divenire uno dei principali edifici religiosi cittadini. Nel 1558 Filippo II di Spagna elevò inoltre il feudo a ducato in favore di Diomede Carafa, consolidando il rango raggiunto dal ramo maddalonese della famiglia.
Tra il XVI e il XVII secolo la progressiva espansione dell'abitato ai piedi della collina modificò definitivamente l'assetto urbano medievale. Alla funzione militare del vecchio castello si sostituirono sempre più le funzioni amministrative, economiche e rappresentative concentrate attorno al palazzo feudale e alle principali chiese cittadine. I Carafa promossero interventi edilizi, fondazioni religiose e sistemazioni delle proprie residenze, inserendo Maddaloni nelle reti economiche e politiche della nobiltà del Regno di Napoli.
Una descrizione significativa della Maddaloni tra Sei e Settecento è contenuta nell'opera postuma di Giovanni Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in prospettiva, pubblicata nel 1703. L'autore descriveva il centro come una «nobil Terra» e dedicava particolare attenzione al palazzo dei Carafa, ricordandone le numerose residenze, la galleria di dipinti, la raccolta di manoscritti e libri, gli strumenti scientifici, le scuderie, le officine e i giardini. La descrizione testimonia il carattere ormai prevalentemente residenziale e rappresentativo assunto dalla sede feudale, nonché il ruolo del mercato e della piazza nella vita economica della città.
Nel corso del XVIII secolo continuarono le trasformazioni del centro urbano, con l'ampliamento della chiesa del Corpus Domini, la realizzazione del suo monumentale campanile e la costruzione di ulteriori edifici religiosi e confraternali. In questo contesto, il 27 novembre 1734, Carlo di Borbone concesse ufficialmente a Maddaloni il titolo di città. Il privilegio è tuttora ricordato dallo statuto comunale ed è conservato fra gli atti storici dell'amministrazione cittadina.

Lo stemma di Maddaloni è il castello della città merlato alla ghibellina fondato su rocce al naturale, aperto e finestrato di tre, torricellato di tre pezzi di giallo, il mediano più elevato, merlati alla guelfa.
Il gonfalone, invece è un drappo azzurro riccamente ornato di ricami dorati e caricato dello stemma comunale con la iscrizione centrata in oro: Città di Maddaloni. Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto azzurro con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolori dai colori nazionali franciati d'oro.
La bandiera è un drappo rettangolare di bianco, caricato al centro dello stemma cittadino, sormontato dalla denominazione istituzionale centrata e in caratteri latini gialli.

Il Borgo dei Formali costituisce uno dei luoghi più rappresentativi della città di Maddaloni, poiché conserva tracce preziose della sua evoluzione urbanistica e della complessa rete idrica che un tempo la attraversava. Adagiato alle pendici della collina su cui sorge il Castello De Sivo, il borgo si distingue per la sua struttura caratteristica fatta di viuzze tortuose, scalinate ripide e antiche abitazioni che offrono scorci di grande suggestione. L’origine del nome “Formali” va ricercata nel termine latino formalis, che indicava un canale destinato al passaggio delle acque. Tale denominazione richiama infatti l’esistenza di un antico acquedotto che in passato attraversava questa zona. Sono incerte le origini dell'acquedotto. La prima testimonianza documentata risale al 1628, anno in cui il patrizio napoletano Cesare Carmignano impiegò l’antico acquedotto come parte del suo progetto volto a convogliare l’acqua dai monti del Taburno fino alla città di Napoli. Grazie all’intesa con il duca di Maddaloni, Diomede V Carafa, il flusso idrico fu esteso per soddisfare il fabbisogno della comunità maddalonese, garantendo l’approvvigionamento del palazzo ducale e della fontana pubblica. Degni di nota sono l'Antro di Matalo, cavità artificiale utilizzata in tempi remoti per l'estrazione della pietra calcarea, e il mulino ducale, realizzato dal duca Domenico Marzio Carafa alla fine del Seicento, con il suo acquedotto e le vasche di raccolta dell'acqua e un'architettura secentesca che lo ha reso soggetto a vincolo architettonico da parte del Ministero dei Beni Culturali.
Abitanti censiti

Al 1º gennaio 2026 risiedevano nel comune, secondo le stime ISTAT, 1 161 cittadini stranieri, pari al 3,2% della popolazione residente.
Le cittadinanze maggiormente rappresentate al 1º gennaio 2025 erano:
È presente la scuola di Amministrazione e Commissariato dell'Esercito Italiano.
La clinica San Michele è una struttura sanitaria attiva a Maddaloni da oltre 60 anni. Dagli iniziali 35 posti letto, è passata agli attuali 150[senza fonte].
Fondata nel 1947 da Don Salvatore D'Angelo, è situata nell'antica residenza dei duchi Carafa. L’antica residenza dei Carafa fu sede, per volere del re Ferdinando II, dell’Accademia militare “Nunziatella” dal 21 aprile del 1855 al 7 novembre del 1859. La Fondazione è sede di attività di assistenza, formazione, educazione ed istruzione dei minori in stato di necessità e disagio familiare. Sono presenti una scuola materna, un istituto tecnico industriale, un istituto tecnico trasporti e logistica, un liceo linguistico e un istituto professionale alberghiero.
La biblioteca comunale di Maddaloni fu istituita il 1º marzo 1969 con patrimonio librario di circa 17 000 volumi, e 57 tra quotidiani e periodici. Nella sala convegni si svolgono molte attività culturali organizzate dalla biblioteca e da altri organismi. La nuova sede della biblioteca comunale, dal 23 febbraio 2014, è il palazzo dell'ex liceo classico Giordano Bruno.
Maddaloni è sede di scuole dell'infanzia, di scuole primarie, di scuole medie di primo e secondo grado.
La maggior parte della popolazione è dedita al terziario, ma molte persone lavorano in fabbriche dislocate in zona o nelle prossime vicinanze. Da citare è la grande presenza di industrie agricole nelle zone più esterne del comune. Radicata tradizione è la produzione della sedia impagliata Maddalonese[senza fonte]. Negli anni, l'economia industriale ha visto la chiusura delle fabbriche "storiche". È doveroso ricordare[senza fonte] la Face Standard, multinazionale operante nel ramo telefonico e delle telecomunicazioni, il cementificio (ex Cementir), la C.I.S.A. (Commercio Industrie Salumerie Alfieri – Fabbrica della mortadella) e la Cerciello (confezionamento pomodori) che diedero un notevole impulso in termini di occupazione e di sviluppo del territorio.
Importante piattaforma logistica e di stoccaggio a livello continentale, è il quinto interporto italiano per importanza su nove in totale.
Il territorio di Maddaloni è direttamente collegato con l’autostrada A30 e la tangenziale di Caserta che attraversa tutto il capoluogo e il suo hinterland. Le altre arterie principali sono:
Nel territorio passano anche altre diramazioni di arterie terziarie che sono:
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 1946 | 1948 | Giuseppe Brancaccio | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1948 | 1950 | Domenico Renga | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1950 | 1952 | Elio Rosati | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1952 | 1956 | Elio Rosati | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1956 | 1960 | Salvatore Cardillo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1960 | 1962 | Luigi Stasi | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1962 | 1964 | Salvatore Cardillo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1965 | 1970 | Giuseppe Caliendo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1970 | 1971 | Giovanni DI Cerbo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1971 | 1975 | Amedeo Lurini | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1975 | 1979 | Salvatore Cardillo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1979 | 1983 | Giovanni Di Cerbo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1983 | 1985 | Nino Caturano | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1985 | 1988 | Salvatore Cardillo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1989 | 1991 | Francesco D'Angelo | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1991 | 1993 | Gaetano Iodice | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1993 | 1994 | Francesco Lombardi | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1994 | 1996 | Gaetano Pascarella | PDS | Sindaco | |
| 1996 | 1997 | Paolino Maddaloni | Commissario | ||
| 1997 | 2001 | Gaetano Pascarella | L'Ulivo | Sindaco | |
| 2001 | 2001 | Giuseppe Urbano | Commissario | ||
| 2001 | 2005 | Francesco Lombardi | L'Ulivo | Sindaco | |
| 2005 | 2006 | Antonio Cerreto | L'Ulivo | Vicesindaco f.f. | |
| 2005 | 2006 | Angelo Orabona | Commissario | ||
| 2006 | 2010 | Michele Farina | L'Unione | Sindaco | |
| 2010 | 2010 | Oreste Iovino | Commissario | ||
| 2010 | 2012 | Antonio Cerreto | Il Popolo della Libertà | Sindaco | |
| 2012 | 2013 | Ilaria Tortelli | Commissario | ||
| 2013 | 2016 | Rosa De Lucia | Forza Italia | Sindaco | |
| 2016 | 2017 | Samuele De Lucia | Commissario | ||
| 2017 | 2017 | Andrea De Filippo | Forza Italia | Sindaco | |
| 2017 | 2018 | Benedetto Basile | Commissario | ||
| 2018 | 2023 | Andrea De Filippo | Forza Italia | Sindaco | |
| 2023 | "in carica" | Andrea De Filippo | Coalizione di diverse liste | Sindaco | |
La squadra di calcio locale è la U.S. Maddalonese; la squadra è stata iscritta al campionato di Eccellenza anche se in seguito (2023) il titolo è stato ceduto ad altra compagine. Rinasce la Maddalonese disputerà il campionato di terza categoria girone A 2026/2027
Nella stagione 2008/2009 la città ha avuto una rappresentanza in C2 ovvero la Virtus Maddaloni. Nella stagione 2010/2011 la Virtus Maddaloni è passata in serie C1. Nel 2023, nasce la Maddalonese calcio a 5, militante in Serie C2
Maddaloni è stata più volte partenza e/o arrivo di tappa del Giro d'Italia:
| Data | Tappa | Vincitore | Nazionalità |
| 1985 (29 maggio) | 12ª | Bernard Hinault | |
| 1995 (22 maggio) | 10ª | Tony Rominger | |
| 1998 (22 maggio) | 6ª | Alex Zülle | |
| 2000 (15 maggio) | 2ª | Cristian Moreni | |
| 2002 (22 maggio) | 10ª | Robbie McEwen | |
| 2003 (16 maggio) | 6ª | Alessandro Petacchi | |
| 2011 (13 maggio) | 7ª | Bart De Clercq | |
Dalla stagione 2004-05 alla stagione 2006-07 ha avuto una squadra nel campionato di A1 donne di basket, il Kalati, giunta alle semifinali di FIBA Europe Cup nel 2005-06; nella stessa stagione ha inoltre partecipato ai play-off scudetto uscendo ai quarti. Il quintetto base della stagione dei record era composto da: Anna Zimerle (playmaker), 'Rosi' Sanchez (guardia), Anna Vicenzetto (ala piccola), Plenette Pierson (ala grande), 'Mama' Dantas (pivot). La tradizione della pallacanestro femminile a Maddaloni è stata portata avanti dal Centro Diana Maddaloni che partendo dalla serie C, è arrivata alla conquista della serie A3 nel campionato 2011/2012 vincendo il concentramento finale svoltosi a Bari contro Cagliari, Palermo e Roma.
Inoltre ha una squadra di basket maschile, l'Artus Basket Maddaloni, che dalla stagione 2002/03 alla stagione 2008-09 ha militato ininterrottamente in B2. Il sodalizio annovera tra le sue file atleti quali Davide Serino, Pablo Enrique Albertinazzi, Di Lauro, il capitano Carlos Mainoldi, Pietro Saccoccio, Stefano Bazzucchi, Salvatore Desiato, Nando Gentile, Domenico Marzaioli, Aniello Garofalo, Stefano D'Aiello, Antonio Zamo e Dario D'Orta. Dalla stagione 2009-2010 la rappresentanza del basket maschile in città è passata alla Pallacanestro San Michele - Navale Maddaloni che, dopo l'uscita di scena dell'Artus (rimasta però come settore giovanile), tiene alta la tradizione della pallacanestro calatina militando nel campionato di serie C2, vinto nell'anno 2011/2012 entrando a far parte della Lega Nazionale C. Nel 2012/2013 ha vinto il campionato di Lega Nazionale C entrando a far parte della Lega Nazionale B (LNB).
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| Controllo di autorità | VIAF (EN) 145845910 · SBN MUSL002033 · LCCN (EN) nr88000846 · GND (DE) 4552345-9 · J9U (EN, HE) 987007533533805171 |
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