| Martone comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Città metropolitana | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Giorgio Imperitura (lista civica) dall'8-6-2009 (3º mandato dal 27-5-2019) |
| Territorio | |
| Coordinate | 38°21′N 16°17′E |
| Altitudine | 290 m s.l.m. |
| Superficie | 8,26 km² |
| Abitanti | 476 (31-5-2026) |
| Densità | 57,63 ab./km² |
| Comuni confinanti | Fabrizia (VV), Gioiosa Ionica, Grotteria, Nardodipace (VV), Roccella Ionica, San Giovanni di Gerace |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 89040 |
| Prefisso | 0964 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 080047 |
| Cod. catastale | E993 |
| Targa | RC |
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta) |
| Cl. climatica | zona C, 1 218 GG |
| Nome abitanti | Martonesi (Martunisi) |
| Patrono | San Giorgio Martire |
| Giorno festivo | 23 aprile e seconda Domenica di agosto |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Màrtone (Màrtuni in calabrese, Martine in greco-calabro) è un comune italiano di 476 abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.
Il Comune di Martone si estende su una superficie di 826 ettari. Il borgo, di origine arroccata, sorge a un’altitudine di circa 290 metri sul livello del mare. L’abitato si sviluppa sul versante occidentale di una collina, delimitata a est dalla fiumara Gallizzi e a ovest dalla fiumara Levadìo, affluente del Torbido. Quest’ultima segna inoltre il confine naturale tra il territorio di Martone e i comuni di San Giovanni di Gerace e Grotteria.
L’aspetto morfologico del territorio si presenta piuttosto movimentato, con variazioni altimetriche comprese tra i 158 e i 1218 metri s.l.m.; esso riprende l’andamento generale del territorio calabrese, costituito prevalentemente da graniti e scisti biotitici, formatisi durante l’era paleozoica.
Alle quote inferiori, tra i 400 e i 500 metri, i graniti risultano ricoperti da rocce sedimentarie di diversa natura, soggette a fenomeni erosivi. Nel complesso, tuttavia, il territorio appare relativamente stabile, condizione dovuta soprattutto ai numerosi interventi di forestazione realizzati negli ultimi decenni.
Dal punto di vista orografico, il territorio di Martone è attraversato da un crinale secondario che, partendo dal Monte Camaldi (1173 m), si dirige verso il centro abitato, fungendo da spartiacque tra le fiumare Levadìo e Gallizzi. Questo particolare assetto territoriale, unito al clima mediterraneo, contribuisce a determinare le caratteristiche della vegetazione locale, composta da diverse formazioni boschive, tra cui lecceti, faggeti, castagneti e pinete.
Circa 800 ettari del territorio sono occupati da aree boschive, caratterizzate dalla presenza di castagni, faggi, lecci e numerose altre specie arboree tipiche della macchia mediterranea. Lungo gli alvei delle fiumare si concentravano tradizionalmente le zone più coltivate e produttive, poiché i terreni, di origine alluvionale e permeabili, risultano facili da lavorare durante tutto l’anno. In queste aree sono diffuse in particolare le coltivazioni di olivo, tra cui la cultivar “Grossa di Gerace”, comunemente detta “geracitana” o “geracese”.
Nelle aree collinari, invece, i terreni presentano una minore permeabilità e risultano pertanto meno adatti alle coltivazioni; per questo motivo sono prevalentemente occupati da boschi, che ospitano diverse specie arboree e contribuiscono a diversificare il paesaggio naturale del territorio.
Un’area particolarmente caratteristica è quella denominata “Pietre du monaceju”, la cui peculiarità è dovuta alla presenza di grandi massi rocciosi di origine e fattura insolite. Alcuni studiosi hanno ipotizzato un collegamento con i tumuli di Nardodipace, collocandone la possibile realizzazione nel periodo neolitico (V–III millennio a.C.). Si tratta di strutture rocciose con un’altezza media compresa tra 2,50 e 4 metri e con un diametro di circa 5 metri. È probabile che fenomeni di smottamento abbiano nel tempo modificato la pendenza del terreno e provocato lo slittamento dei blocchi, sia alla sommità sia alla base. Nel complesso, tali strutture sembrano configurarsi come opere di origine antropica, la cui datazione rimane tuttavia incerta.
Nel territorio di Martone è presente anche un'altra area di notevole interesse naturalistico ed escursionistico: il “Bosco del Principe”. Questa località, situata alle quote più elevate, è caratterizzata da un suggestivo bosco misto di faggi e abeti bianchi. Nella fascia altimetrica inferiore si estendono invece castagneti cedui, che hanno contribuito a rendere il centro di Martone noto in tutta la Locride e non solo. Il Bosco del Principe costituiva in passato un’antica tenuta padronale appartenente alla nobiltà locale.
Il nome di Martone è avvolto da un alone di mistero e le sue origini non sono certe. Nel corso del tempo si sono tramandate diverse ipotesi, spesso trasmesse oralmente di generazione in generazione e talvolta arricchite da nuove interpretazioni, come accade frequentemente nei piccoli centri di montagna.
Secondo una prima tradizione, il toponimo deriverebbe da una famiglia greca chiamata “Martis”, che avrebbe abitato o dominato la zona in epoca antica. Un'altra ipotesi collega invece il nome a Marte, dio romano della guerra: in questo caso Martone potrebbe essere sorto originariamente come accampamento militare romano durante la cosiddetta guerra sicula combattuta tra Augusto e Sesto Pompeo.
Una terza interpretazione fa risalire il nome del paese a un’antica famiglia della Normandia, giunta in Calabria nell’XI secolo al seguito del condottiero normanno Roberto il Guiscardo, protagonista della conquista normanna dell’Italia meridionale.
Nonostante le diverse teorie, l’origine del nome Martone rimane ancora oggi incerta, sospesa tra tradizione popolare e ipotesi storiche.
Martone sorge in un’area abitata fin dall’antichità, come attestano diversi ritrovamenti archeologici emersi nel corso del tempo. Tuttavia, lo sviluppo del centro abitato avvenne soprattutto durante il periodo delle incursioni saracene, quando l’entroterra della Calabria vide un significativo incremento demografico dovuto all’afflusso di popolazioni provenienti dalle zone costiere, alla ricerca di luoghi più sicuri.
Il santo patrono del paese è San Giorgio, la cui festa viene celebrata ogni anno durante il periodo estivo con la tradizionale festa dell’“antinna”, una delle ricorrenze più caratteristiche della comunità locale.
La data di fondazione del paese rimane incerta, ma viene generalmente collocata tra il VII e l’VIII secolo d.C. Diverse sono anche le ipotesi relative all’origine del nome. Nel XVI secolo, lo storico e vescovo Ottaviano Pasqua identificò Martone con l’antico villaggio di Santa Maria di Bucito, citato in numerosi documenti a partire dal XII secolo.
Secondo alcune ricostruzioni storiche, il piccolo centro sarebbe stato fondato da comunità monastiche di tradizione greco-bizantina, rifugiatesi in queste zone durante il periodo delle lotte iconoclaste dell’Impero bizantino. Tali monaci avrebbero diffuso nel territorio il culto della Madonna Assunta. A sostegno di questa ipotesi, nella parte bassa del paese — in località Batìa o Basìa — sono stati rinvenuti i ruderi di una piccola chiesa dedicata alla Vergine, distrutta dal Terremoto della Calabria del 1783.
Ulteriori testimonianze che potrebbero attestare la presenza di monaci basiliani nella zona sono il ritrovamento dei resti di un monastero basiliano, noto come monastero di Sant’Anania, in località Gujune, e una targa metallica con impugnatura (signum pacis) raffigurante Cristo risorto e la Vergine Maria. Nel rito bizantino tale oggetto veniva fatto baciare agli sposi al termine della cerimonia nuziale, come segno di pace e benedizione.
Le notizie su Martone diventano più documentate a partire dal XIII secolo, quando il centro entrò a far parte del contado di Grotteria. Il paese rimase feudo fino al 1806 e, nel corso dei secoli, con l’avvicendarsi dei diversi feudatari, passò dall’orbita amministrativa di Grotteria a quella di Roccella Ionica, seguendone di volta in volta le vicende politiche e territoriali.
Il terremoto del 1783 distrusse gran parte dell’antico abitato, che in seguito venne ricostruito e riorganizzato nella parte bassa del paese, dove ancora oggi si sviluppa il centro urbano. Caratteristico è l’impianto urbanistico, con numerose strade che confluiscono nella piazza principale, sulla quale si affaccia la Chiesa Madre. Da qui si sviluppa il corso principale, lungo il quale sorgono antichi palazzi, separati da stretti vicoli che creano scorci particolarmente suggestivi.
A Martone sopravvive ancora oggi l’antico culto di San Giorgio, che secondo alcune tradizioni risalirebbe almeno al XVI secolo. Al santo sarebbe stata dedicata una piccola chiesa, anch’essa distrutta dal terremoto del 1783.








Abitanti censiti


La festa di San Giorgio è il marchio identificativo ed imprescindibile dell'essere martonese. È la tradizione più sentita nel paese, che si conserva ancora oggi grazie all'impegno e alla devozione dei cittadini. La festa ha inizio la seconda Domenica di Agosto; I festeggiamenti si aprono con la celebrazione della Novena, caratterizzata da celebrazioni religiose (messe) articolate nei nove giorni antecedenti la festa vera e propria. In tale periodo, i fedeli (residenti, abitanti dei paesi limitrofi e non), partecipano con devozione alla preghiera e ai canti religiosi dialettali in onore del Santo.
Durante il novenario dedicato a San Giorgio, grandi e piccoli indossano una "divisa" composta da un cappello e maglietta raffigurante l'immagine del Santo ed, a suon di tamburo (spesso presi in prestito), girano festanti lungo le vie del paese, durante gran parte delle ore del giorno.
Ciò che caratterizza e rende unica la festa patronale di Martone è la secolare tradizione legata al cosiddetto "Albero della Cuccagna". Un folclore tramandato da lunghissime generazione che, ancora oggi, si realizza con le medesime ritualità dei tempi antichi. Alla celebrazione del culto arboreo si dà una lettura storica che la lega ai miti agrari e ai rituali pagani delle antiche popolazioni europee, ma sicuramente non facilmente ritrovabile in altre realtà calabresi. In Italia, l'introduzione del rito dell'albero della cuccagna si fa risalire ai Franchi di Carlo Magno quando i Kuchen (dolci, pasta e biscotti) venivano appesi in cima all'albero e il tronco ingrassato, rappresentando la Cuccagna (da qui il termine che descrive abbondanza estemporanea conquistata per abilità). In particolare, il gioco della cuccagna è un rito per il quale sono necessari destrezza e forza con l'unico, e non facile obiettivo di riuscire a giungere per primi in cima ad un palo e prendere il premio posto sulla sua sommità. Il palo viene unto di grasso in gran quantità per cui i partecipanti non hanno nessun appiglio, ne possono aggrapparsi agevolmente al tronco per riuscire a salire con poca fatica.

La realizzazione della "Ntinna" ha inizio circa dieci giorni prima della festa, allorquando alcuni volontari si recano nelle montagne martonesi per scegliere fra gli alberi di faggio, quello più alto e più dritto che assumerà così il nome di Ntinna (Antenna).
Il venerdì antecedente la festa, di buon mattino, gli uomini investiti di questa funzione preparano il materiale occorrente e si recano presso la località "valle gelata", luogo da sempre conosciuto per la rigogliosa presenza di alberi si faggio. Lì, il volontario designato taglia l'albero con la partecipazione di tutti coloro che vogliono prendere parte a questo evento. L'albero abbattuto viene dapprima pulito dai suoi rami superflui, i quali, più dritti, serviranno a creare i cosiddetti "Maneji" (bastoni lunghi circa due metri che serviranno ai volontari nelle operazioni di spostamento manuale dell'albero durante il trasporto). Con l'utilizzo poi di un cavo, i volontari fanno un nodo chiamato "ntocco" che servirà ad annodare successivamente l'albero al trattore che dovrà portarlo giù in paese. Dal faggio non sarà levata la sua corteccia, così che durante il trascinamento non si consumi eccessivamente. la stessa si staccherà da sola con lo stridere del tronco sull'asfalto, con la positiva conseguenza di rendere, a fine tragitto, il legno bianco e spoglio della sua corteccia. Terminata l'operazione di taglio, i volontari ripartono dalla Valle Gelata per giungere dopo circa due ore di cammino presso la località "Croceferrata". Da lì proseguono ancora con il trasporto del tronco verso la località "Russo". Quest'ultima località, in particolare, viene ricordata per la sua strada angusta che rende necessario girare l'albero dal piede verso la cima per non rischiare che lo stesso si spezzi. Continuando lungo un tragitto impervio e tortuoso, arrivati alla località "Quattro strade", il gruppo - nel solco di una ritualità che si ripete ogni anno- si ferma per rifocillarsi con piatti appartenenti alle tradizioni del luogo (formaggi, salami, olive, pasta di casa, ecc). Prima di questa sosta, alcuni volontari si recano in un boschetto di pini per scegliere e tagliare la rigogliosa cima che verrà legata, infine, alla cima del palo, per poi essere addobbata con sgute, salami, formaggi e altro; particolari sono i legacci che fisseranno quest'ultima alla cima, ricavati da virgulti di castagno giovane (i "ligari"). Finita la sosta, si riprende il viaggio per scendere giù in paese. L'Antenna verrà infine accolta nel paese a suon di tamburi, suonati da ragazzi che, intanto, si sono recati all'ingresso di Martone per attendere con gioia il suo arrivo. La mattina della vigilia della festa, che coincide con il giorno di sabato, la tradizione vuole che il Santo Patrono in processione, accompagnato dai fedeli, vada alla volta dell'albero, affinché per quest'ultimo possa iniziare il rituale del trasporto verso la piazza centrale del paese (Piazza Vittorio Emanuele). Con l'ausilio dei tradizionali buoi e l'aiuto dei volontari che muoveranno con cura e maestria l'albero con l'ausilio delle "Maneje" precedentemente preparate, daranno inizio formalmente ai solenni festeggiamenti, accompagnati dai fedeli a suon di tamburi e della banda musicale. La piazza, fin dalle prime ore del pomeriggio, è gremita di gente che accorre per assistere alla preparazione dell'Antenna. All'estremità del tronco viene congiunta la cima del pino con legatura di castagno, preparata in precedenza, per poi venire adornata con dolci, salumi e formaggi della tradizione (sgute, salumi, formaggi, ecc.). Sull'albero vengono collocati a metà tronco grosse corde e spalmato, per rendere più difficoltosa la scalata, grasso di pecora per un tratto di tronco ben individuato tra l'attacco della cima e il punto di annodo delle funi di tiro.

La sera del sabato in un clima suggestivo e di trepidante attesa, viene dato l'avvio all'"arzata da Ntinna". L'accensione delle luci finali in cima all'albero segnerà le conclusioni di tutte le attività preliminari e, spente le luci della piazza, partiranno spettacoli pirotecnici per festeggiare l'albero e di Santo. In questa atmosfera, alcuni giovani impavidi, tentano la scalata all'Antenna per raggiungere i gustosi prodotti appesi in cima. Oggi, la risalita dell'albero viene realizzata in sicurezza, con l'ausilio di funi, anche se molti sono costretti ad arrendersi presto per il grasso di pecora spalmato lungo il tronco. Tuttavia, il momento lascia gli spettatori con il fiato sospeso, facendo suscitare in loro un tripudio di emozioni.
La domenica mattina, giorno di festa per tutta Martone, i "tamburinari" (suonatori di tamburi) iniziano, fin dalle prime luci dell'alba, a suonare e così faranno durante tutta la processione per le vie del paese. L'effige del Santo Patrono, portata a spalla dagli uomini del posto, viene accompagnata dai fedeli con canti e preghiere. La processione termina per tradizione nel pomeriggio, quando il Santo viene accompagnato nella Chiesa Matrice dell'Assunta, dove rimarrà fino a tarda sera. Da lì, riprenderà con canti e devozione la processione, che porterà San Giorgio nella sua Chiesa. Uno splendido spettacolo pirotecnico conclude i festeggiamenti.
L’attività prevalente nel comune di Martone è l’agricoltura, praticata principalmente a livello familiare o personale, senza forme industriali organizzate. Il settore secondario, costituito in passato da venditori ambulanti, è ormai quasi scomparso, poiché non è stato tramandato di padre in figlio a causa del scarso interesse nel settore. Anche i negozi, un tempo diffusi soprattutto nel settore alimentare, si sono notevolmente ridotti.
Il settore terziario è limitato e comprende principalmente il personale impiegato nel comune, qualche lavoratore che si sposta nei comuni limitrofi e alcuni autisti di autobus, un tempo assunti presso la ditta di autolinee del paese, ormai assorbita da un’azienda più grande.
Come molti comuni del Sud, Martone offre scarse opportunità per i giovani: la maggior parte vive di aiuti familiari o di sostegni statali, mentre chi desidera realizzarsi è costretto a emigrare.
Nota: il piccolo commercio e le piccole ditte di autolinee locali hanno progressivamente lasciato spazio ai grandi centri commerciali e alle compagnie di trasporto più importanti, determinando la chiusura delle attività paesane.
Martone è collegata con la Strada statale 501 di Mongiana.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 14 novembre 1987 | 9 giugno 1990 | Giorgio Imperitura | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 9 giugno 1990 | 24 aprile 1995 | Giorgio Imperitura | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 24 aprile 1995 | 14 giugno 1999 | Giorgio Imperitura | Lista civica di centro | Sindaco | |
| 14 giugno 1999 | 14 giugno 2004 | Giorgio Imperitura | Lista civica di centro-sinistra | Sindaco | |
| 14 giugno 2004 | 8 giugno 2009 | Vincenzo Frascà | Lista civica | Sindaco | |
| 8 giugno 2009 | 26 maggio 2014 | Giorgio Imperitura | Lista civica | Sindaco | |
| 26 maggio 2014 | 27 maggio 2019 | Giorgio Imperitura | Lista civica | Sindaco | |
| 27 maggio 2019 | 8 giugno 2024 | Giorgio Imperitura | Lista civica | L'8 e 9 giugno 2024 i cittadini di Martone sono stati chiamati alle urne per le elezioni comunali 2024. È stato riconfermato il sindaco Giorgio Imperitura. | |
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 247426930 · GND (DE) 7639189-9 |
|---|