
Marte nelle opere di fantascienza è il pianeta che, più di ogni altro nel Sistema solare, ha alimentato l'immaginario narrativo della fantascienza, come mondo visitabile, sede di civiltà aliene o colonia del futuro. Compare come ambientazione narrativa almeno dalla metà del Seicento, ma divenne il pianeta privilegiato dell'immaginario fantastico soltanto alla fine dell'Ottocento, quando la Luna era già apparsa priva di vita. Ad attrarre gli scrittori contribuirono la vicinanza alla Terra, alcune somiglianze fisiche con essa, l'intenso colore rosso e soprattutto la presunta rete di canali osservata da Schiaparelli alla fine del XIX secolo, che la cultura di massa interpretò come opera di esseri non umani e che Percival Lowell trasformò nell'ipotesi di un'antica civiltà costruttrice. In questa prima fase prevalsero le storie utopiche; i progressi della planetologia ne avrebbero poi cambiato ripetutamente l'immagine nel Novecento.
La guerra dei mondi di H. G. Wells, pubblicato nel 1897, rappresentò una svolta: il racconto dell'invasione aliena della Terra da parte di sinistri marziani esercitò una vasta influenza sulla fantascienza successiva, introducendo i marziani come nemici implacabili accanto all'immagine utopica. Le creature intelligenti e antropomorfe furono raffigurate dapprima come esseri illuminati nelle utopie di fine Ottocento e inizio Novecento, poi come figure malvagie nelle opere ispirate a Wells, infine come popoli decadenti; quest'ultima immagine, resa popolare da Edgar Rice Burroughs nel ciclo di Barsoom, fu ripresa fra gli altri da Leigh Brackett. La narrativa del primo Novecento sviluppò accanto a questi marziani anche forme di vita più lontane dal modello umano.
Nella seconda metà del Novecento, man mano che le osservazioni e i dati raccolti dalle sonde di esplorazione di Marte confermavano l'inospitalità del pianeta, le storie sugli abitanti nativi lasciarono progressivamente spazio alla colonizzazione di Marte, pur continuando una parte minoritaria delle opere a raffigurare il pianeta nostalgicamente, secondo un'immagine superata dalla scienza. Nell'ultimo quarto del secolo si diffusero le storie sulla terraformazione di Marte, con la trasformazione del pianeta in un ambiente abitabile per gli esseri umani; negli anni novanta la Space Exploration Initiative e il lancio di nuove sonde nella seconda metà del decennio alimentarono le storie sulla prima missione umana e sull'insediamento in un futuro prossimo. Una stima pubblicata nel 2000 contava oltre cinquemila opere narrative dedicate fino ad allora a Marte; il pianeta ha poi continuato ad apparire in generi e mezzi espressivi diversi.

Prima dei romanzi ottocenteschi ambientati sul pianeta, Marte non ebbe un ruolo importante nella narrativa, pur comparendo in alcune storie che attraversavano più luoghi del sistema solare. Fra gli antecedenti non fantascientifici figura la Divina Commedia: nel Paradiso Dante attraversa il cielo di Marte, sfera dei combattenti per la fede e luogo dell'incontro con Cacciaguida. Nel 1656 l'opera Itinerarium exstaticum di Athanasius Kircher raffigurò il pianeta come un globo ostile e vulcanico. Nei Colloqui sulla pluralità dei mondi (Entretiens sur la pluralité des mondes) di Bernard le Bovier de Fontenelle, pubblicati nel 1686, Marte è trattato solo brevemente rispetto agli altri pianeti.

Nel Settecento Marte continuò a comparire in opere che non lo assumevano come ambientazione principale. Una delle prime apparizioni del pianeta nella letteratura fantastica si trova ne I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift. Descrivendo la società di scienziati di Laputa, Swift attribuisce loro la scoperta di due satelliti marziani invisibili agli astronomi del resto del mondo. Venticinque anni più tardi anche Voltaire, nel racconto filosofico Micromega del 1752, accennò all'esistenza di due lune attorno al pianeta. Poiché i due piccoli satelliti di Marte furono scoperti soltanto nel 1877, Swift e Voltaire sono ricordati come loro "predittori" letterari. A metà del Settecento, Marte fu associato anche al destino ultraterreno degli esseri umani. Nell'anonimo A Voyage to the World in the Centre of the Earth del 1755 il pianeta è un luogo celeste nel quale, fra gli altri, Alessandro Magno gode di una seconda vita; nel De Telluribus in Mundo Nostro Solari di Emanuel Swedenborg, pubblicato nel 1758, è abitato da esseri contraddistinti da onestà e virtù morale. Nel Voyage de Milord Céton dans les sept planètes di Marie-Anne de Roumier-Robert, pubblicato nel 1765, soldati reincarnati vagano in un paesaggio devastato dalla guerra.
Durante l'Ottocento Marte continuò a comparire nei viaggi attraverso più pianeti: nell'anonimo A Fantastical Excursion into the Planets del 1839, per esempio, è diviso fra gli dei romani Marte e Vulcano. A Narrative of the Travels and Adventures of Paul Aermont among the Planets di Benjamin F. Field, uscito nel 1873, lo include fra le tappe di un viaggio in pallone e lo descrive come culturalmente più vicino alla Terra degli altri mondi visitati. In Aleriel, or A Voyage to Other Worlds di W. S. Lach-Szyrma, pubblicato nel 1883, un visitatore proveniente da Venere riferisce agli abitanti della Terra i caratteri della società marziana. Fra le prime opere di fantascienza incentrate sul pianeta figura Across the Zodiac di Percy Greg, apparso nel 1880.
Quando, alla fine dell'Ottocento, apparve chiaro che la Luna era priva di vita, Marte divenne il luogo extraterrestre più popolare della narrativa. La crescente attenzione per il paranormale e per il pianeta favorì allora le storie di reincarnazione marziana. In Uranie di Camille Flammarion, pubblicato nel 1889, gli esseri umani rinascono su Marte come forma di aldilà; Daybreak: A Romance of an Old World di James Cowan del 1896 immagina Gesù reincarnato sul pianeta; in The Certainty of a Future Life in Mars di Louis Pope Gratacap, uscito nel 1903, il protagonista riceve da Marte un messaggio in codice Morse inviato dal padre defunto. La telepatia compare in Across the Zodiac di Greg; il racconto The Blindman's World di Edward Bellamy, pubblicato nel 1886, si fonda sulla precognizione.
In quel periodo si fece comune attribuire a Marte un nome locale. Il pianeta è chiamato Glintan in Mr. Stranger's Sealed Packet di Hugh MacColl del 1889, Oron in Messages from Mars, By Aid of the Telescope Plant di Robert D. Braine del 1892 e Barsoom in Sotto le lune di Marte di Edgar Rice Burroughs del 1912; nel 1938 C. S. Lewis riprese l'espediente in Lontano dal pianeta silenzioso, denominando il pianeta Malacandra. Compaiono anche marziani capaci di parlare lingue terrestri, facoltà che gli autori giustificano in modi differenti. In Pharaoh's Broker di Ellsworth Douglass del 1899 essi parlano ebraico, poiché Marte attraverserebbe le medesime fasi storiche della Terra con alcune migliaia di anni di ritardo, trovandosi quindi all'epoca della cattività degli Israeliti nell'Egitto biblico. In A Honeymoon in Space di George Griffith del 1901 usano l'inglese, considerato la lingua più "comoda". Nel ciclo di Barsoom, Burroughs popola il pianeta di gruppi marziani distinti per colore e coinvolti in rapporti conflittuali.

Negli Stati Uniti uno dei primi viaggi letterari verso Marte è Across the Zodiac (1880) di Percy Greg: il protagonista raggiunge il pianeta su un'astronave ad antigravità, scoprendovi una civiltà dittatoriale fondata sulla poligamia e sul commercio delle donne. Nell'Inghilterra di fine Ottocento rientrano fra questi viaggi il romanzo utopico A Plunge into Space (1890) dell'irlandese Robert Cromie e A Honeymoon in Space (1901) di George C. Griffith, dove una "luna di miele nello spazio" conduce allo scontro con una società che ha eliminato le emozioni. Nell'Europa continentale offrirono proprie versioni del pianeta i francesi Camille Flammarion, Gustave Le Rouge e J. H. Rosny aîné, oltre al tedesco Kurd Laßwitz. I mezzi di viaggio variavano da un'opera all'altra. Accanto alle astronavi, come quella di To Mars via the Moon: An Astronomical Story di Mark Wicks del 1911, compaiono il tappeto volante di Lieut. Gullivar Jones: His Vacation di Edwin Lester Arnold del 1905, il pallone aerostatico di A Narrative of the Travels and Adventures of Paul Aermont among the Planets e l'"aeroplano" di Unveiling a Parallel: A Romance di Alice Ilgenfritz Jones ed Ella Robinson Merchant del 1893.
Il viaggio poteva svolgersi anche senza un veicolo materiale: nella commedia A Message from Mars di Richard Ganthony del 1899 avviene in sogno; in Sotto le lune di Marte di Burroughs avviene per proiezione astrale. In Messages from Mars, By Aid of the Telescope Plant di Braine e nel romanzo polacco W nieznane światy di Władysław Umiński del 1894, i personaggi rimangono sulla Terra, comunicando a distanza mediante appositi dispositivi. L'antigravità è impiegata in Across the Zodiac di Greg, Mr. Stranger's Sealed Packet di MacColl e A Plunge into Space di Robert Cromie del 1890. In alcuni casi il mezzo di trasporto non è spiegato. In The Man from Mars: His Morals, Politics and Religion di Thomas Blot del 1891 e in A Cityless and Countryless World di Henry Olerich del 1893 avviene il contrario: sono i marziani a raggiungere la Terra.

Durante l'opposizione di Marte del 1877 l'astronomo italiano Giovanni Schiaparelli annunciò di avere osservato sulla superficie marziana strutture lineari, da lui chiamate canali; il termine fu poi interpretato e tradotto in inglese come canals. Gli astronomi che ne accettavano la controversa esistenza li consideravano in genere vie d'acqua. I canali comparvero per la prima volta in un'opera narrativa nell'anonimo Politics and Life in Mars del 1883, dove i marziani vivono nell'acqua. Le osservazioni di Schiaparelli e, forse, la resa di canali con canals anziché channels indussero Percival Lowell a interpretarli come costruzioni artificiali; l'astronomo divulgò l'ipotesi in Mars del 1895, Mars and Its Canals del 1906 e Mars as the Abode of Life del 1908. Secondo Lowell, una civiltà antica e avanzata, morente o già estinta, aveva scavato vasti canali d'irrigazione per sopravvivere su un pianeta sempre più arido. Questa immagine influenzò gli scrittori per diversi decenni; i canali divennero così una componente stabile del Marte romantico, come nel ciclo di Barsoom di Burroughs.
Le opere che non immaginavano veri corsi d'acqua spiegavano comunque le linee rette con fenomeni differenti, fra cui i simoom o vaste distese di vegetazione. Benché le osservazioni telescopiche più accurate di astronomi quali Eugène Michel Antoniadi avessero presto indebolito la teoria, i canali continuarono a comparire nella narrativa. Ne sono esempi Planet Plane di John Wyndham del 1936, Lontano dal pianeta silenzioso di C. S. Lewis del 1938 e Il pianeta rosso di Robert A. Heinlein del 1949. Rispondendo alle critiche di J. B. S. Haldane, Lewis precisò di averli inclusi non perché li ritenesse reali, bensì perché appartenevano alla tradizione popolare. Il sorvolo compiuto da Mariner 4 nel 1965 mostrò infine che si trattava di illusioni ottiche.

Le prime formulazioni dell'ipotesi nebulare sostenevano che i pianeti si fossero formati in successione a partire da quelli più esterni; per questo alcuni autori considerarono Marte un mondo più antico e maturo della Terra e vi ambientarono società utopiche. Le utopie costituirono la maggioranza delle storie marziane alla fine dell'Ottocento e continuarono a essere pubblicate nei primi anni del Novecento. La prima fu Across the Zodiac di Percy Greg del 1880. In Bellona's Husband: A Romance di William James Roe, uscito nel 1887, tutti gli abitanti del pianeta ringiovaniscono. A Plunge into Space di Robert Cromie del 1890 descrive una società tanto avanzata da avere reso noiosa la vita: i visitatori terrestri ripartono prima del previsto, approvati dai marziani che li giudicano un'influenza corruttrice. L'utopia di Messages from Mars, By Aid of the Telescope Plant di Robert D. Braine del 1892 è invece interamente rurale e priva di città.
Unveiling a Parallel: A Romance di Jones e Merchant del 1893, fra le prime opere di fantascienza femminista, segue un terrestre attraverso due società egualitarie di Marte: nella prima le donne hanno assunto i vizi maschili, nella seconda l'uguaglianza ha favorito le qualità migliori di tutti. Pubblicato nel 1897, Auf zwei Planeten di Kurd Laßwitz contrappone l'ordinamento utopico dei marziani alle loro azioni colonialiste sulla Terra. Il romanzo fu tradotto in più lingue ed esercitò una notevole influenza nell'Europa continentale, ispirando anche Wernher von Braun; nel mondo anglofono ebbe minore risonanza, poiché la traduzione inglese arrivò soltanto negli anni settanta. The Man from Mars, Or Service for Service's Sake di Henry Wallace Dowding del 1910 colloca sul pianeta una civiltà fondata su un ideale cristiano attivista. Hugo Gernsback vi ambientò poi l'utopia scientifica del seriale Baron Münchhausen's New Scientific Adventures (1915-1917); la prima guerra mondiale pose però in gran parte fine alle utopie marziane.
Nella fantascienza russa Marte divenne il luogo di utopie socialiste e rivoluzioni. Nel 1908 Aleksandr Bogdanov pubblicò il popolare La stella rossa (Красная звезда, Krasnaja zvezda), che ispirò numerose opere successive. Il protagonista, un bolscevico russo invitato sul pianeta, osserva una società nella quale la lotta fra classi è stata sostituita dallo sforzo comune contro la durezza della natura. Ambientato alcuni secoli prima, il prequel L'ingegnere Menni (Inžener Menni), pubblicato dallo stesso Bogdanov nel 1913, descrive la fase finale del capitalismo marziano e le prime fasi della lotta rivoluzionaria che precede la società socialista rappresentata ne La stella rossa. Aelita di Aleksej Nikolaevič Tolstoj, apparso nel 1922, segue una strada diversa: il suo adattamento cinematografico del 1924, fra i primi film sovietici di fantascienza, trasferisce su Marte la rivoluzione bolscevica del 1917. Scritto fra la rivoluzione fallita del 1905 e quella del 1917, Stella rossa propone un'utopia socialista dalla quale la Terra può apprendere; in Aelita la rivoluzione viene invece esportata dalla Russia sovietica al pianeta. Stella rossa raffigura dunque un'utopia, Aelita inizialmente una distopia, benché entrambe le società siano tecnocratiche. Stella rossa appartiene alla tradizione utopica e ha un'impostazione sincera e idealistica; Aelita adotta invece un registro più romanzesco e avventuroso, con una visione meno ottimistica del progetto rivoluzionario.
In Italia Yambo, alias Enrico Novelli, indicato come il principale autore fantascientifico del primo Novecento, dedicò agli abitanti di Marte una parte del proprio romanzo fantastico, Gli esploratori dell'infinito del 1906. I marziani vi compaiono come umanoidi intelligenti con una propria organizzazione sociale, con i quali i protagonisti si trovano a confrontarsi durante il viaggio interplanetario. L'anno seguente Emilio Salgari dedicò un capitolo di Le meraviglie del duemila ai contatti regolari fra i terrestri dell'anno 2000 e i martiani. La comunicazione avviene mediante la telegrafia senza fili: i segnali viaggiano su un'onda herziana trasmessa da una torre alta 400 metri, costruita nei pressi di New York.

Pubblicato a puntate nel 1897 e in volume l'anno seguente, La guerra dei mondi di H. G. Wells narra l'invasione della Terra da parte di marziani costretti ad abbandonare un pianeta in raffreddamento; nel finale gli aggressori soccombono ai batteri terrestri. L'opera divenne un modello per le storie di invasione aliena, esercitando un'influenza duratura sulla fantascienza e fissando l'immagine dei marziani come nemici implacabili. Wells li descrive come esseri non umani, ostili e mossi dalla necessità di lasciare un mondo morente, rovesciando così l'idea lowelliana di una civiltà marziana superiore o benevola. Il testo stabilisce un parallelo esplicito con la distruzione dei Tasmaniani da parte degli immigrati europei: l'invasione viene così accostata alla violenza del colonialismo britannico, benché il racconto conservi alcuni atteggiamenti coloniali vittoriani. L'aspetto mostruoso degli invasori fece dell'opera un riferimento per la narrativa interplanetaria sensazionalistica e per le successive immagini dei marziani malevoli.
Le prime risposte apparvero già nel 1898: Edison's Conquest of Mars di Garrett P. Serviss si presentò come seguito non autorizzato; The War of the Wenuses di Charles L. Graves ed E. V. Lucas ne offrì una parodia. Nel romanzo di Serviss, è Thomas Edison a guidare il contrattacco terrestre su Marte, che prende il posto della frontiera americana in via di scomparsa. Leggendo il romanzo da giovane, Robert H. Goddard si appassionò al tema del viaggio verso Marte.
Nel 1938 Orson Welles e il Mercury Theatre adattarono il romanzo per la radio statunitense, consolidando l'associazione fra l'opera di Wells, l'invasione marziana e il panico mediatico. La trasmissione è rimasta fra gli episodi più celebri della storia della radio; gli studi successivi hanno però ridimensionato il racconto di un panico generalizzato. Ben più violenta fu la reazione a una versione trasmessa a Quito nel 1949: gli ascoltatori incendiarono l'edificio di Radio Quito e, secondo le fonti, nell'incendio morirono fra cinque e otto persone.
L'eredità narrativa di Wells comprende il fumetto di Superman Black Magic on Mars del 1950, La seconda invasione dei marziani (The Second Invasion from Mars) dei fratelli Arkadij e Boris Strugackij del 1968, Sherlock Holmes's War of the Worlds del 1975, The Second War of the Worlds del 1976, La macchina dello spazio (The Space Machine) di Christopher Priest dello stesso anno, il racconto Ulla, Ulla di Eric Brown del 2002, The Martian War di Kevin J. Anderson del 2005 e The Massacre of Mankind di Stephen Baxter del 2017.


Tra gli antecedenti del Marte romantico e avventuroso vi è Lieut. Gullivar Jones: His Vacation di Edwin Lester Arnold, pubblicato nel 1905: Gullivar Jones raggiunge il pianeta con un tappeto volante, vivendovi una serie di avventure. L'opera appartiene ai primi esempi di planetary romance, forma di narrativa d'avventura ambientata su un mondo alieno. Edgar Rice Burroughs diede forma compiuta a questo tipo di racconto con il proprio ciclo marziano, iniziato con Sotto le lune di Marte, apparso a puntate nel 1912 e raccolto in volume nel 1917. Nei trent'anni successivi la serie raggiunse undici volumi e divenne una delle raffigurazioni moderne di Marte più imitate; è nota come ciclo di Barsoom. Il protagonista, John Carter, è un ex ufficiale trasportato misteriosamente sul pianeta, chiamato Barsoom dai nativi; qui si muove in un mondo morente popolato da principesse, mostri e velivoli.
A Barsoom i mari si stanno prosciugando, le antiche civiltà sono decadute e gli abitanti, distinti in gruppi caratterizzati dal colore della pelle, vivono in rapporti di ostilità reciproca. Riprendendo motivi coloniali dalla tradizione di H. Rider Haggard e da altri romanzi d'avventura, Burroughs trasformò Marte in una nuova frontiera nel momento in cui quelle terrestri apparivano esaurite. Otis Adelbert Kline ne fu il principale imitatore; Michael Moorcock scrisse pastiche barsoomiani. Il ciclo esercitò un'influenza duratura sulla successiva fantascienza d'avventura.
Hugo Gernsback ambientò su Marte la serie The Scientific Adventures of Baron Münchausen, apparsa fra il 1915 e il 1917 come Baron Münchhausen's New Scientific Adventures e ristampata in Amazing Stories nel 1928. Fra satira, viaggio fantastico e utopia, Gernsback cercò di dare al pianeta un'impronta più scientifica descrivendone la società e la tecnologia, ma la resa narrativa fu giudicata scarsa. In Infinito di Olaf Stapledon, pubblicato nel 1930, gli abitanti di Marte sono nubi telepatiche riunite in una coscienza collettiva. Quando invadono la Terra, l'allontanamento dalla mente comune induce gli individui a sviluppare pensieri autonomi; i terrestri riescono così a sconfiggerli. La vittoria si rivela però fatale: le molecole delle nubi disperse nell'atmosfera sono tossiche e provocano il declino dell'umanità. Nelle ere successive molte specie animali, comprese nuove specie umane, assimilano queste sostanze e acquisiscono capacità telepatiche.
Con Un'odissea marziana, pubblicato nel 1934, Stanley G. Weinbaum rinnovò invece il modo di immaginare la vita aliena, descrivendo ecosistemi complessi e organismi non riconducibili a modelli umani. Weinbaum costruì un ambiente ecologicamente coerente, abitato da creature intelligenti ma non antropomorfe. Pensato come storia di primo contatto, il racconto fu ristampato decine di volte. Proprio perché lontane dai modelli umani, le creature di Weinbaum cambiarono l'immagine dell'alieno nella fantascienza. Nello stesso 1934 Raymond Z. Gallun pubblicò Vecchio fedele, reagendo sia ai marziani di Wells sia al cliché dell'extraterrestre mostruoso. Il testo aprì la serie Old Faithful e guardò al marziano con simpatia, in contrasto con l'immagine allora dominante.
Nel 1937 Wells tornò al pianeta con il romanzo breve Gli astrigeni, nel quale raggi cosmici provenienti da Marte mutano lo spirito umano. L'anno seguente C. S. Lewis pubblicò Lontano dal pianeta silenzioso, primo volume della trilogia cosmica; vi rappresentò Marte come un sistema vitale ordinato secondo principi etici cristiani anziché dalla selezione naturale darwiniana. Ransom vi giunge contro la propria volontà, rapito a bordo di un'astronave umana; il romanzo lo inserisce in una cosmologia nella quale ogni mondo possiede uno spirito tutelare, o eldil.
Nella fantascienza il termine "marziani" designa anzitutto gli abitanti immaginari di Marte; in un'accezione più ampia può indicare anche un osservatore alieno, o comunque esterno, che guarda la società terrestre da fuori e ne mette in luce gli aspetti inconsueti. I marziani possono essere esseri superiori e benevoli, minacce ostili o popoli decadenti, legati all'immagine del pianeta come mondo più antico e in declino. Quando la civiltà marziana è immaginata più antica di quella terrestre, i suoi abitanti possono guidare gli esseri umani, combatterli oppure dipendere dal loro aiuto. Varia anche l'origine attribuita alle due specie: in Squadra di ricognizione (Survey Team) di Philip K. Dick, pubblicato nel 1954, gli esploratori scoprono che l'umanità discende da antichi marziani emigrati sulla Terra.
In Mr. Stranger's Sealed Packet di Hugh MacColl e in Aelita di Aleksej Nikolaevic Tolstoj, avviene il contrario: i marziani discendono da esseri umani terrestri. Nel racconto La gita di un milione di anni (The Million-Year Picnic) di Ray Bradbury, apparso su Planet Stories nel 1946 e poi confluito nelle Cronache marziane, i coloni umani diventano invece marziani. Il finale delle Cronache marziane riprende la stessa idea: guardando in un canale, i bambini terrestri riconoscono i marziani nei propri riflessi. In Dark They Were, and Golden-Eyed, sempre di Bradbury, la metamorfosi avviene a poco a poco sotto l'influsso dell'ambiente del pianeta.

Nelle utopie di fine Ottocento i marziani appaiono spesso superiori ai terrestri. Kurd Laßwitz sviluppò questa idea in Auf zwei Planeten: giunti sulla Terra per condividere conoscenze più avanzate, i visitatori finiscono per comportarsi come una potenza coloniale. Lo scambio di conoscenze o tecnologie compare anche in Veleno per la Terra o Lucky Starr, il vagabondo dello spazio (David Starr, Space Ranger) di Asimov, i cui abitanti autoctoni, intellettualmente superiori, non ostacolano la colonizzazione umana della superficie.
Alcuni marziani benevoli hanno anche un ruolo religioso. In Lontano dal pianeta silenzioso di C. S. Lewis esse appartengono a un sistema vitale ordinato secondo principi etici cristiani. Klaatu, protagonista del film Ultimatum alla Terra, è stato interpretato come una figura che richiama Cristo; nel film è l'emissario di una federazione interplanetaria.
Nel fumetto supereroico, Martian Manhunter esordì nel 1955 come J'onn J'onzz, alieno verde proveniente da Marte. Prigioniero del silenzio (No Man Friday) di Rex Gordon, pubblicato nel 1956, riprende la vicenda di Robinson Crusoe: un astronauta naufragato sul pianeta incontra una popolazione pacifista. La sitcom Il mio amico marziano (My Favorite Martian), trasmessa fra il 1963 e il 1966, trattò invece il tema in tono comico: un visitatore naufragato sulla Terra viene fatto passare per lo zio del giornalista che lo ospita. Le serie antologiche Ai confini della realtà e The Outer Limits inserirono talvolta personaggi marziani, per esempio negli episodi Mr. Dingle, the Strong e Controlled Experiment.
Nel 1952 Isaac Asimov, firmandosi Paul French, pubblicò Veleno per la Terra o Lucky Starr, il vagabondo dello spazio (David Starr, Space Ranger), primo volume del ciclo di Lucky Starr, ambientato in un Marte desertico che richiama il Far West. Sotto la superficie del pianeta, colonizzato dai terrestri, il protagonista scopre una civiltà autoctona composta da esseri di pura energia, dediti alla contemplazione filosofica e non ostili alla presenza umana. Sempre nel 1952 Asimov scrisse Gli anelli di Saturno (The Martian Way), una storia realistica degli anni cinquanta sulla colonizzazione marziana.
In Straniero in terra straniera di Robert A. Heinlein, pubblicato nel 1961, il protagonista è un giovane umano cresciuto fra i marziani e tornato sulla Terra con poteri psichici legati alla loro eredità culturale. Come uomo venuto da Marte, egli elabora una filosofia religiosa fondata sulla cultura del pianeta; il verbo marziano grok, coniato nel libro, entrò nel linguaggio dei fan e fu adottato da autori della controcultura alla fine degli anni sessanta. In Spin di Robert Charles Wilson, l'estrema distorsione temporale che isola la Terra consente a un progetto plurimillenario di terraformazione di compiersi in pochi giorni terrestri.
L'associazione del pianeta con il dio romano della guerra, dal quale prende il nome, favorì anche la tradizione dei marziani bellicosi. Il modello principale fu La guerra dei mondi di Wells, che racconta l'attacco alla Terra. Nelle riviste pulp questa immagine ricorse in opere come The Menace of Mars di Clare Winger Harris del 1928, Monsters of Mars di Edmond Hamilton del 1931 e Mars Colonizes di Miles J. Breuer del 1935; divenuta rapidamente un cliché, suscitò la risposta opposta di The Forgotten Man of Space di P. Schuyler Miller del 1933 e Vecchio fedele (Old Faithful) di Raymond Z. Gallun del 1934, entrambe dedicate a creature miti. Człowiek z Marsa ("L'uomo da Marte") di Stanisław Lem, apparso nel 1946, trasferì poi il primo contatto su un visitatore robotico proveniente dal pianeta.
Fuori dalle riviste pulp, l'invasione immaginata da Wells ricompare in Infinito di Olaf Stapledon del 1930: i marziani sono esseri microscopici trasportati dalle nubi, senza che nessuna delle due specie riconosca l'altra come senziente. Nel cinema il tema si diffuse nel 1953 con La guerra dei mondi e Invaders from Mars; seguirono Devil Girl from Mars del 1954, The Day Mars Invaded Earth del 1962, il rifacimento di Invaders from Mars del 1986 e tre adattamenti distinti della Guerra dei mondi usciti nel 2005.
Fredric Brown ne offrì una versione satirica in Marziani, andate a casa!, pubblicato nel 1955, dove piccoli uomini verdi esasperano l'umanità fino quasi alla follia e risultano infine legati all'immaginazione di uno scrittore di fantascienza. Nelle Cronache marziane di Bradbury, il racconto Mars Is Heaven!, poi intitolato The Third Expedition, mostra i marziani intenti a ricreare per gli astronauti una rassicurante cittadina del Midwest. In tono comico Marvin il Marziano esordì nel cortometraggio animato Diavolo di una lepre (Haredevil Hare, 1948), benché il nome "Marvin the Martian" gli fosse attribuito soltanto decenni dopo. Mars Attacks! di Tim Burton, uscito nel 1996, trasformò l'invasione in una satira e in un omaggio ai B-movie fantascientifici. I suoi marziani, scheletrici e con il cranio esposto, riprendono gli invasori tradizionali in forma di parodia grottesca.

Due avventure di Eric John Stark scritte da Leigh Brackett derivano da racconti precedenti: Il segreto di Sinharat (The Secret of Sinharat) da Queen of the Martian Catacombs, pubblicato su Planet Stories nell'estate del 1949; Il popolo del Talismano (People of the Talisman) da Black Amazon of Mars, apparso sulla stessa rivista nel marzo 1951. Le due storie si svolgono su un Marte romantico e decadente, popolato da culture aliene in declino, comune a Brackett e Burroughs. L'immagine di questi abitanti viene direttamente dalle teorie di Percival Lowell. Un antecedente è Lieut. Gullivar Jones: His Vacation di Arnold del 1905, considerato un precursore o uno dei primi testi del planetary romance. Burroughs sviluppò e rese popolare questo modello nel ciclo di Barsoom, a partire da Sotto le lune di Marte.
Burroughs raffigura Barsoom come un mondo di mari prosciugati, atmosfera sottile, risorse scarse e conflitti fra popoli, la cui sopravvivenza dipende anche dall'intervento di John Carter. Secondo un'interpretazione critica, la violenza vi avrebbe preso il posto del desiderio sessuale. Il pianeta prende anche il posto della frontiera americana scomparsa: veterano confederato della guerra civile statunitense, Carter acquista una forza sovrumana grazie alla minore gravità e incontra popolazioni indigene modellate sulle rappresentazioni dei nativi americani. Questa visione ebbe larga influenza, sebbene inferiore a quella di Wells; fra gli autori che ne risentirono figura C. L. Moore, con le storie di Northwest Smith iniziate da Shambleau nel 1933. Brackett riprese il Marte decadente di Burroughs, ma trattò diversamente il colonialismo e l'imperialismo.
Su questo Marte decadente Brackett ambientò Martian Quest nel 1940, Shadow Over Mars nel 1944 e le storie di Eric John Stark Queen of the Martian Catacombs del 1949 e Black Amazon of Mars del 1951, ampliate nel 1964 nei romanzi Il segreto di Sinharat (The Secret of Sinharat) e Il popolo del Talismano (People of the Talisman). Un'altra civiltà decadente appare nel romanzo cinese Cat Country di Lao She del 1933, i cui marziani felini sono travolti dalla dipendenza dall'oppio e dalla corruzione, in una satira della società cinese contemporanea. Nel film Rocketship X-M del 1950 gli abitanti sono invece cavernicoli deformi, discendenti dai pochi sopravvissuti a un olocausto nucleare e confinati in una landa sterile. L'uomo che cadde sulla Terra di Walter Tevis del 1963 segue un altro superstite di una catastrofe nucleare marziana, giunto sulla Terra per trovarla ugualmente corrotta e degenerata; nello stesso anno Una rosa per l'Ecclesiaste (A Rose for Ecclesiastes) di Roger Zelazny capovolge l'idea di Straniero in terra straniera: un predicatore terrestre visita una civiltà in declino.

In Duello sulla Sirte (Duel on Syrtis) di Poul Anderson, pubblicato su Planet Stories nel 1951, il cacciatore Riordan raggiunge Marte per catturare illegalmente un abitante come preda; i marziani sono descritti come ex schiavi e come "intelligent game". Altri racconti abbandonano le forme umanoidi, descrivendo specie radicalmente diverse o soltanto le tracce di civiltà estinte. In Lost Art di George O. Smith del 1943 viene ricostruita la macchina del moto perpetuo lasciata da un popolo scomparso; in Omnilingual di H. Beam Piper del 1957 gli scienziati tentano di decifrare una lingua vecchia di cinquantamila anni. The Outlaws of Mars di Otis Adelbert Kline del 1933 e La spada di Rhiannon (The Sword of Rhiannon) di Brackett del 1949 ricorrono al viaggio nel tempo, riportando l'azione a un'epoca in cui il pianeta era ancora vivo.
Fra le raffigurazioni più note della vita marziana figura Odissea marziana di Weinbaum, pubblicato nel 1934. Il racconto descrive un ecosistema distinto da quello terrestre, formato da specie estranee per anatomia e comportamento; vi compare una vita extraterrestre intelligente, non umana e non ostile. Tweel, una delle creature, possiede processi mentali del tutto alieni: la barriera linguistica con l'esploratore umano rimane invalicabile, salvo il ricorso al linguaggio universale della matematica.
In Lontano dal pianeta silenzioso di C. S. Lewis Marte è concepito come un sistema vitale retto da principi etici cristiani; l'autore ne descrive flora e fauna anche attraverso gli effetti della minore gravità. The Cave di P. Schuyler Miller del 1943 immagina forme di vita sopravvissute molto tempo dopo l'estinzione della civiltà che le aveva precedute, distrutta da un collasso ecologico. Nel 1951 Arthur C. Clarke immaginò in Le sabbie di Marte organismi indigeni non senzienti, legandone il destino al problema morale della colonizzazione e della terraformazione. Alcuni romanzi dello stesso decennio limitarono la vita marziana a forme rudimentali, compatibili con un'atmosfera tenue e con quantità d'acqua molto ridotte.

Nel corso del Novecento l'aumento delle conoscenze scientifiche indebolì a poco a poco l'idea di una civiltà marziana; dopo il sorvolo di Mariner 4 nel 1965, anche gli autori di fantascienza quasi smisero di immaginare forme di vita sul pianeta. Prima sonda a ottenere fotografie ravvicinate di un altro pianeta, Mariner 4 mostrò una superficie segnata da crateri d'impatto simili a quelli lunari. Nel 1976 le sonde Viking eseguirono tre esperimenti biologici sul suolo, senza fornire prove chiare dell'esistenza di microrganismi viventi presso i siti di atterraggio.
Le storie su un Marte abitato divennero meno numerose, senza scomparire; sempre più opere immaginarono invece future colonie terrestri. La delusione suscitata da queste scoperte affiora in Die Erde ist nah di Luděk Pešek del 1970, dove un gruppo di astrobiologi cade nella disperazione comprendendo l'inutilità della propria ricerca; altri autori conservarono la biologia marziana in forme più limitate, immaginando microrganismi in Gli dei invisibili di Marte (The Martian Inca) di Ian Watson del 1977 e una specie intelligente in ibernazione in Nella sala dei re marziani (In the Hall of the Martian Kings) di John Varley del 1977. All'inizio del nuovo millennio l'ipotesi microbica tornò a essere impiegata in Obiettivo Marte (The Martian Race) di Gregory Benford del 1999 e in The Secret of Life di Paul J. McAuley del 2001.

A metà Novecento, mentre le prove dell'inospitalità del pianeta rendevano meno plausibili le civiltà autoctone, la narrativa spostò l'attenzione sulla sopravvivenza umana in condizioni estreme. Le storie si concentrarono così soprattutto su tre temi: colonizzazione, terraformazione e sopravvivenza individuale. Le storie sulla prima missione con equipaggio si diffusero soprattutto dopo che, nel 1989, il presidente statunitense George H. W. Bush annunciò la Space Exploration Initiative, programma che prevedeva la costruzione della Space Station Freedom, il ritorno sulla Luna e infine l'invio di astronauti su Marte. Il tema era stato affrontato indirettamente già da Capricorn One del 1978, nel quale la NASA falsifica un atterraggio marziano. Beachhead di Jack Williamson e Mars di Ben Bova, entrambi pubblicati nel 1992, descrivono la sterilità del paesaggio incontrato dagli esploratori, contrapponendola al loro desiderio di scoprirvi bellezza.
Voyage to the Red Planet di Terry Bisson, pubblicato nel 1990, parodizza queste storie d'esplorazione: la missione può essere finanziata soltanto trasformandola in un film. In Voyage di Stephen Baxter del 1996, una storia alternativa nella quale John F. Kennedy sopravvive all'attentato del 1963 conduce al primo sbarco umano nel 1986. Obiettivo Marte (The Martian Race) di Gregory Benford del 1999 riprende la proposta Mars Direct di Robert Zubrin, facendo competere soggetti privati per un grande premio destinato alla prima spedizione; nel 2001 Zubrin sviluppò un'idea analoga nel romanzo First Landing. Il racconto The Old Cosmonaut and the Construction Worker Dream of Mars di Ian McDonald, incluso in Mars Probes, ne offre una versione malinconica: il previsto sbarco è stato cancellato e l'era dell'esplorazione spaziale si è conclusa senza realizzare il progetto.
Dopo il lancio di Mars Pathfinder e Mars Global Surveyor nel 1996, aumentarono le rappresentazioni delle prime fasi di esplorazione e insediamento in un futuro prossimo. In Red Genesis di S. C. Sykes del 1991 l'insediamento comincia nel 2015, benché la parte principale della vicenda si svolga decenni più tardi e privilegi i problemi sociali rispetto a quelli tecnici. Mars Underground di William K. Hartmann del 1997 segue i primi tentativi di creare un insediamento permanente. In Mars Crossing di Geoffrey A. Landis del 2000, l'equipaggio della terza missione deve attraversare a piedi la superficie per raggiungere il veicolo di ritorno lasciato da una spedizione precedente, dopo che il proprio è stato danneggiato irreparabilmente.


Negli anni cinquanta la colonizzazione divenne uno dei temi più frequenti della fantascienza marziana. Cronache marziane di Ray Bradbury, pubblicato nel 1950, riunisce racconti collegati fra loro in modo libero, che seguono la conquista del pianeta e i primi decenni dell'insediamento terrestre. Più che descrivere scientificamente il processo, il libro adopera Marte per parlare della società umana; non ricerca infatti il realismo delle opere successive e gli attribuisce, per esempio, un'atmosfera respirabile, sebbene l'analisi spettrografica avesse già escluso quantità rilevabili di ossigeno. È fra i primi testi degli anni cinquanta che mettono in rapporto le città costruite dai coloni con una natura aliena non umana. Il libro tratta anche il maccartismo, la segregazione razziale, il linciaggio negli Stati Uniti e l'ansia nucleare. La colonizzazione viene accostata alla conquista del Nuovo Mondo: i terrestri occupano il suolo senza considerazione per gli indigeni, sterminati dalle malattie importate; le prime missioni richiamano Hernán Cortés e il sentiero delle lacrime; l'estinzione causata dalla varicella rimanda alle epidemie che devastarono i nativi americani dopo lo scambio colombiano.
Quando l'antica civiltà è scomparsa, i coloni delle Cronache marziane lasciano Marte per combattere una guerra mondiale sulla Terra. Bradbury e Brackett ambientarono numerosi racconti, apparsi inizialmente su Planet Stories, in una versione romanticizzata e nostalgica del pianeta; I pionieri di Marte (Alien Dust, 1955) di E. C. Tubb segue i primi 35 anni di una colonia terrestre, mostrando come la polvere marziana provochi pneumoconiosi e la bassa gravità atrofizzi i muscoli, impedendo agli abitanti di tornare sulla Terra. Molte storie di colonizzazione descrissero concretamente le difficoltà dell'ambiente. Le sabbie di Marte di Arthur C. Clarke e Ricordiamo per voi di Philip K. Dick ricorrono a sistemi di supporto vitale; in Crucifixus Etiam di Walter M. Miller Jr. i coloni dipendono da una macchina che ossigena il sangue sfruttando la tenue atmosfera; in Veglia sul tuo pianeta (Police Your Planet) di Lester del Rey la scarsità di ossigeno impone, anche dopo generazioni di terraformazione, la vita entro una città a cupola. Lago del sole (Outpost Mars) di Cyril Judd del 1952 concentra la vicenda sulla ricerca di risorse capaci di rendere economicamente sostenibile l'insediamento. La fragilità di queste comunità deriva sia dall'adattamento a un ambiente alieno sia dal tentativo di sottrarsi alla dipendenza terrestre. Soprattutto nella letteratura americana, questa dipendenza alimenta le storie sull'indipendenza politica della colonia. Il tema compare nelle opere di Greg Bear e Kim Stanley Robinson, il film Atto di forza, tratto da una storia di Philip K. Dick, la serie televisiva Babylon 5 e diversi videogiochi ambientati sul pianeta.
La lotta per l'autonomia assume forme diverse: in Veglia sul tuo pianeta (Police Your Planet) la Terra sfrutta i disordini contro il sindaco corrotto come pretesto per rafforzare il proprio controllo; in Alien Dust i coloni minacciano un attacco nucleare se non otterranno le risorse richieste; in Gli anelli di Saturno (The Martian Way) di Isaac Asimov del 1952, l'acqua viene estratta dagli anelli di Saturno per interrompere la dipendenza dalle importazioni terrestri. Anche senza una rivolta aperta, Marte resta spesso subordinato alla Terra: è una colonia decadente e trascurata in Sotto il segno di Marte (Born Under Mars) di John Brunner del 1967, una colonia penale in Marte, colore di sangue (Farewell, Earth's Bliss) di David G. Compton del 1966. Quest'ultima immagine ritorna nel manga Star Red di Moto Hagio del 1978-1979, concepito come omaggio alle Cronache marziane. Negli anni novanta il conflitto con la Terra passò anche al cinema e alla televisione, in Atto di forza del 1990 e in Babylon 5 del 1994-1998; gli avversari dei coloni sono sia i governi terrestri sia, probabilmente sotto l'influenza del reaganismo, le corporazioni. La trilogia di Robinson riprende lo stesso contrasto: oppone le città marziane alle multinazionali che considerano il pianeta una risorsa industriale.


Nel 1951 Arthur C. Clarke pubblicò Le sabbie di Marte, ambientato su un pianeta colonizzato da tempo e abitato da due piccole comunità raccolte in città coperte da cupole. Il protagonista terrestre, unico passeggero del viaggio di collaudo della linea Terra-Marte, assiste allo sviluppo di una tecnica che, mediante piante indigene modificate, arricchisce di ossigeno l'atmosfera e applica su scala più ampia il processo accennato in un racconto di Bradbury. Il clima viene poi mitigato trasformando Fobos in un piccolo sole artificiale, mentre la colonia giunge a dichiarare la propria autonomia. Se le Cronache marziane richiamano l'arrivo degli europei in America, Clarke collega così la trasformazione ambientale alla ricostruzione politica e all'indipendenza. Il romanzo contiene una delle prime rappresentazioni della terraformazione destinata a rendere Marte più adatto alla vita umana.
Nel 1957 Fredric Brown riprese il tema in Il vagabondo dello spazio (Rogue in Space), composto a partire da due racconti pubblicati nel 1949 e nel 1950. Altri testi del decennio, fra cui Crucifixus Etiam e Veglia sul tuo pianeta, trattarono occasionalmente la terraformazione; negli anni sessanta, però, la crescente consapevolezza delle difficoltà ne ridusse la presenza, mentre nel decennio seguente le storie marziane divennero meno comuni. I dati delle sonde Viking, interpretati come indizio di quantità significative d'acqua non liquida e sotterranea, favorirono una ripresa alla fine degli anni settanta, con Gli dei invisibili di Marte (The Martian Inca) di Ian Watson del 1977 e A Double Shadow di Frederick Turner del 1978.
Negli anni ottanta la terraformazione fu sviluppata in modi diversi. The Greening of Mars di James Lovelock e Michael Allaby, pubblicato nel 1984, espone in forma narrativa uno studio sulla possibile colonizzazione e trasformazione del pianeta; Kim Stanley Robinson affrontò il tema nel racconto Exploring Fossil Canyon del 1982, nel romanzo Icehenge del 1984 e in Green Mars del 1985. Frederick Turner vi tornò nel poema epico Genesis del 1988, composto da 10 000 versi in pentametro giambico; Ian McDonald unì terraformazione e realismo magico in Desolation Road, uscito nello stesso anno.
Negli anni novanta la terraformazione divenne il tema più frequente della narrativa marziana e fu immaginata in modi diversi: manufatti alieni in Atto di forza del 1990 e in Mars Underground di William K. Hartmann del 1997, organismi animali indigeni in Martian Rainbow di Robert L. Forward del 1991, trasferimento dell'intero pianeta in un altro sistema solare in Marte in fuga (Moving Mars) di Greg Bear del 1993. Marte più (Red Dust) di Paul J. McAuley del 1993 descrive il ritorno allo stato naturale dopo l'abbandono di un progetto di trasformazione; la presenza prevalente di personaggi cinesi collega il romanzo anche alla narrativa multiculturale diffusasi insieme alle storie di terraformazione. Lo stesso orientamento compare in Crescent in the Sky di Donald Moffitt del 1989, nel quale gli arabi applicano la propria esperienza degli ambienti desertici a un nuovo califfato su un Marte parzialmente terraformato; The Martian Viking di Tim Sullivan del 1991, dove la trasformazione è compiuta dai Geati guidati da Hygelac.
Kim Stanley Robinson dedicò alla terraformazione la trilogia di Marte, composta da Red Mars del 1992, Green Mars del 1993 e Blue Mars del 1996. I tre titoli corrispondono alle fasi del processo: dal pianeta originario, "rosso", alla diffusione della vegetazione, "verde", fino a un ambiente simile alla Terra, "blu". La vicenda, di fantascienza hard, prende le mosse da un progetto delle Nazioni Unite che invia cento scienziati a fondare il primo insediamento. Robinson descrive sia gli aspetti pratici sia quelli ideologici, contrapponendo chi vuole rendere Marte "verde" a chi intende conservarne lo stato "rosso". La trilogia tratta anche l'organizzazione sociale ed economica della nuova società, il rapporto politico con la Terra e il potere delle multinazionali finanziatrici, recuperando così sia il tema dell'utopia in costruzione sia quello dell'indipendenza coloniale.
Anziché modificare il pianeta, alcune opere adattano gli esseri umani all'ambiente esistente mediante la pantropia, procedura che compare in Uomo più di Frederik Pohl del 1976, ma è rimasta poco rappresentata. Climbing Olympus di Kevin J. Anderson del 1994 oppone direttamente le due soluzioni, poiché gli esseri umani "areoformati" si oppongono alla modifica del pianeta a vantaggio dei non adattati. Altre opere scelgono le città sotterranee di River of Dust di Alexander Jablokov del 1996 e le cupole di Marte, pianeta libero (White Mars, or, The Mind Set Free: A 21st-Century Utopia) di Brian Aldiss e Roger Penrose del 1999, dove la conservazione ambientale ha la priorità.

Le robinsonate marziane, ossia le storie di astronauti bloccati sul pianeta rosso, si diffusero negli anni cinquanta. Ne fanno parte Il clandestino dell'astronave (Marooned on Mars) di Lester del Rey del 1952, Prigioniero del silenzio (No Man Friday) di Rex Gordon del 1956 e L'uomo che vide scomparire il mare (The Man Who Lost the Sea) di Theodore Sturgeon del 1959; nel romanzo di Gordon i marziani trattengono il naufrago come una sorta di animale da compagnia.
Le robinsonate rimasero popolari negli anni sessanta con Welcome to Mars di James Blish del 1966 e con il film Robinson Crusoe on Mars del 1964, molto simile a Prigioniero del silenzio, pur non essendone un adattamento ufficiale. Andy Weir lo riprese nel 2011 con L'uomo di Marte, adattato per il cinema nel 2015: un astronauta abbandonato per errore dalla terza missione utilizza le risorse disponibili fino all'arrivo dei soccorsi. Queste storie insistono sulla desolazione del paesaggio, sull'esplorazione e sulla sopravvivenza; nelle colonie e nelle città marziane la vita dipende da supporti vitali, cupole e sistemi ecologici o tecnologici.


Dalla metà del Novecento la maggior parte degli autori adattò le proprie raffigurazioni di Marte alle nuove conoscenze della planetologia; altri continuarono a preferirne la versione romantica. Oltre alle Cronache marziane di Ray Bradbury, un esempio precoce è Il pianeta rosso di Robert A. Heinlein del 1949, dove un'atmosfera tenue ma respirabile, un ecosistema diversificato, marziani senzienti e canali lowelliani convivono con la rivolta dei coloni terrestri contro il pianeta d'origine. I motivi tradizionali persistono tanto nella leggerezza di Marziani, andate a casa! (Martians, Go Home, 1955) di Fredric Brown quanto in opere posteriori come L'uomo che cadde sulla Terra di Walter Tevis e Noi marziani di Philip K. Dick. In quest'ultimo romanzo e in Le tre stimmate di Palmer Eldritch, le colonie fanno da sfondo a trame sull'instabilità della realtà; il paesaggio arido e impoverito riflette l'incertezza dei personaggi. Negli anni cinquanta la sopravvivenza assunse anche la forma della robinsonata marziana, come in Il clandestino dell'astronave (Marooned on Mars) di Lester del Rey.
L'inizio dell'età spaziale allargò tuttavia il divario fra il pianeta reale e quello letterario; le scoperte di Mariner 4 nel 1965 lo resero ancora più netto. Lin Carter ignorò deliberatamente i nuovi dati in The Man Who Loved Mars del 1973; Leigh Brackett, nella prefazione a The Coming of the Terrans, rivendicò la superiorità della verità narrativa sul semplice fatto. Altri autori spostarono altrove il vecchio Marte: Frank Herbert creò il pianeta extrasolare Arrakis per Dune, mentre Colin Greenland ambientò Harm's Way in un sistema solare ucronico attraversato dall'etere e percorso da grandi velieri spaziali. The Alternate Martians di A. Bertram Chandler, pubblicato nel 1965, immagina che una spedizione incontri simultaneamente i mondi marziani di Wells, Burroughs e Otis Adelbert Kline; la dedica evoca il "Mars that used to be, but never was". Lo stesso desiderio di recuperare il pianeta romantico anima The Barsoom Project di Steven Barnes e Larry Niven, dove un Marte terraformato entra nel ciclo Dream Park.
Dopo l'arrivo delle sonde Viking nel 1976, il cosiddetto "Volto su Marte" prese il posto dei canali fra i simboli dell'immaginario nostalgico. Si tratta di una formazione di Cydonia Mensae, fotografata dall'orbiter Viking 1 e ripresa a risoluzione maggiore da Mars Global Surveyor nel 1998 e nel 2001; il JPL la descrive come una delle numerose butte, mesa e creste che, nelle immagini Viking, assunsero l'apparenza di un volto umano. Richard C. Hoagland diffuse l'interpretazione artificiale della struttura, sostenendo che fosse una costruzione extraterrestre; questa interpretazione comparve poi in Nel labirinto della notte (Labyrinth of Night) di Allen Steele, nel racconto The Great Martian Pyramid Hoax di Jerry Oltion e in Semper Mars di Ian Douglas. Al di fuori della letteratura, il "volto" comparve nell'episodio Space di X-Files (The X-Files), nel film Mission to Mars e nell'episodio Where the Buggalo Roam di Futurama.
All'inizio del nuovo millennio continuarono anche gli omaggi espliciti alle raffigurazioni più antiche. In Rainbow Mars di Larry Niven, incluso nell'antologia omonima del 1999 e iniziato in collaborazione con Terry Pratchett, un viaggiatore del tempo cerca il passato reale del pianeta ma approda al suo passato letterario, incontrando le creature di H. G. Wells, Edgar Rice Burroughs, Ray Bradbury, C. S. Lewis e Stanley G. Weinbaum; ne nasce un mondo popolato da numerose specie intelligenti e culture. L'antologia Mars Probes di Peter Crowther del 2002 rende omaggio, fra gli altri, a Weinbaum e Brackett. Old Mars, curata da George R. R. Martin e Gardner Dozois nel 2013, raccoglie nuove storie nello stile del primo planetary romance; Martin la presentò come un ritorno al pianeta perduto dei canali, delle città morte e dei marziani, pur riconoscendo che quel mondo non era mai esistito.
Nel nuovo millennio la fantascienza ha raffigurato Marte secondo temi diversi, senza che uno prevalesse sugli altri. Il cinema dell'orrore e dei mostri lo ha usato come ambientazione in Fantasmi da Marte (Ghosts of Mars, 2001), Doom del 2005, tratto dall'omonima serie videoludica, nonché The Last Days on Mars del 2013. Dan Simmons vi ha trasferito la guerra di Troia nei romanzi Ilium del 2003 e Olympos del 2005. Il film d'animazione Milo su Marte (Mars Needs Moms, 2011) ripropone infine marziani malvagi che giungono sulla Terra, ma senza un'invasione su vasta scala.


Marte apparve nel cinema già in epoca muta, nelle commedie tratte o derivate da A Message from Mars. Il cortometraggio neozelandese A Message from Mars di Franklyn Barrett del 1903, ritenuto perduto e basato sull'opera teatrale di Richard Ganthony, fu seguito da Un messaggio da Marte di Wallett Waller del 1913 e da A Message from Mars di Maxwell Karger del 1921. In Italia Un matrimonio interplanetario di Enrico Novelli, alias Yambo, raccontò nel 1910 una storia d'amore fra un terrestre e una marziana, mediata da un telescopio e da segnali radiotelegrafici. Himmelskibet di Holger-Madsen del 1918, tratto dal romanzo di Sophus Michaëlis, raffigurò una civiltà superiore e pacifica; The Man from M.A.R.S. del 1922 fu un film muto stereoscopico diretto da Roy William Neil e legato al sistema tridimensionale Teleview di Laurens Hammond e William F. Cassidy.
Nel 1924 Aėlita di Jakov Protazanov, tratto dall'omonimo romanzo di Aleksej Nikolaevič Tolstoj, divenne il primo film sovietico di fantascienza. Negli anni successivi il pianeta passò dalla commedia musicale futuribile di I prodigi del 2000 (Just Imagine) di David Butler, uscito nel 1930 e ambientato cinquant'anni nel futuro, al serial d'avventura Flash Gordon alla conquista di Marte (Flash Gordon's Trip to Mars) del 1938, prodotto dalla Universal sulla base della striscia di Alex Raymond. Fra gli anni cinquanta e sessanta, il cinema statunitense vi ambientò ripetutamente spedizioni, invasioni e incontri con creature ostili.
RX-M Destinazione Luna (Rocketship X-M) di Kurt Neumann, nonostante il titolo italiano, portò nel 1950 una spedizione terrestre su Marte. Seguirono Volo su Marte (Flight to Mars) di Lesley Selander nel 1951 e Red Planet Mars di Harry Horner nel 1952, che racconta il contatto con forme intelligenti e le sue conseguenze politiche, economiche e religiose. Nel 1953 uscirono due film: La guerra dei mondi di Byron Haskin, tratto da H. G. Wells e Gli invasori spaziali (Invaders from Mars) di William Cameron Menzies. Due anni dopo Haskin diresse La conquista dello spazio (Conquest of Space), raccontando una drammatica prima spedizione ispirata ai materiali di Willy Ley, Chesley Bonestell e Wernher von Braun. La creatura di Il mostro dell'astronave (It! The Terror from Beyond Space) di Edward L. Cahn del 1958 decima l'equipaggio di una missione e si nasconde sul veicolo di ritorno. Allo stesso periodo appartengono Marte distruggerà la Terra (The Angry Red Planet) di Ib Melchior del 1960, SOS naufragio nello spazio (Robinson Crusoe on Mars) di Byron Haskin del 1964, L'incredibile astronauta incontra il mostro spaziale (Frankenstein Meets the Space Monster) di Robert Gaffney del 1965, Mars Needs Women di Larry Buchanan del 1967 e Odissea sulla Terra di Kazui Nihonmatsu dello stesso anno. L'astronave degli esseri perduti (Quatermass and the Pit) di Roy Ward Baker, uscito nel 1967, riprese l'idea di antiche origini marziane: un oggetto rinvenuto a Londra induce Bernard Quatermass a ipotizzare un'antica presenza sul pianeta e a spiegare gli effetti del ritrovamento sugli esseri umani.
Fra la fine degli anni settanta e gli anni novanta il cinema ambientò su Marte complotti politici, richiami alla tradizione pulp e parodie. Capricorn One di Peter Hyams del 1978 immagina la messinscena della prima missione, scoperta da un giornalista; Balle spaziali 2 - La vendetta (Martians Go Home) del 1990 riprende invece il romanzo di Fredric Brown. Sempre nel 1990 Atto di forza (Total Recall) di Paul Verhoeven raffigura Marte come una colonia autoritaria e vi ambienta la crisi identitaria di un operaio che si rivolge alla Rekall per una vacanza virtuale e finisce coinvolto nel rovesciamento del governo. Nel film la scarsità di ossigeno diventa uno strumento di dominio, poiché Cohaagen ne controlla la distribuzione per imporre la propria autorità sui coloni. Mars Attacks! di Tim Burton del 1996 parodizza i cliché dei film di fantascienza degli anni cinquanta: invasori tecnologicamente superiori vengono sconfitti dalla musica country; il decennio si chiuse con il film televisivo Fuga da Marte (Escape from Mars) di Neill Fearnley del 1999. All'inizio del XXI secolo tornarono frequenti le spedizioni, le colonie e le contaminazioni biologiche. Pianeta rosso (Red Planet) di Anthony Hoffman del 2000 prende le mosse da una Terra inquinata e sovrappopolata che tenta di colonizzare Marte; Mission to Mars di Brian De Palma, uscito nello stesso anno, racconta una missione di soccorso diretta verso la formazione di Cydonia simile a un volto umano.
Fantasmi da Marte (Ghosts of Mars) di John Carpenter del 2001 è ambientato in una colonia posseduta dagli spiriti di un'antica razza. Altre spedizioni in pericolo compaiono nel film d'animazione argentino Mercano, el marciano di Juan Antin del 2002, la missione fallita di Stranded - Naufraghi (Stranded/Náufragos) dello stesso anno, Doom del 2005, ambientato in una struttura raggiunta attraverso il portale dell'Arca, nonché The Last Days on Mars di Ruairi Robinson del 2013, dove un equipaggio prossimo al rientro scopre un virus alieno letale. Wells continuò a fornire materia al cinema con La guerra dei mondi di Steven Spielberg, seconda grande trasposizione cinematografica del romanzo; nello stesso 2005 la Asylum produsse il mockbuster War of the Worlds - L'invasione, ambientato nel presente e con invasori ancora marziani. Marte compare anche in storie comiche, satiriche o marginali: Tom & Jerry: Rotta su Marte del 2005 oppone ai protagonisti una rappresaglia contro la Terra; Fascisti su Marte di Corrado Guzzanti e Igor Skofić del 2006 immagina una conquista fascista nel 1939 secondo il modello dei cinegiornali; Watchmen di Zack Snyder del 2009 ne fa il luogo dell'esilio del Dottor Manhattan. Nel decennio successivo Milo su Marte (Mars Needs Moms) del 2011 raccontò un rapimento da parte degli alieni; John Carter di Andrew Stanton del 2012 adattò Sotto le lune di Marte di Edgar Rice Burroughs, portando sullo schermo il trasferimento del soldato John Carter.
Sopravvissuto - The Martian (The Martian) di Ridley Scott, tratto da L'uomo di Marte di Andy Weir, uscì nel 2015 e raccontò la sopravvivenza di un astronauta isolato. Fra il 2016 e il 2021 diversi film mostrarono Marte come destinazione, colonia o origine di una minaccia. Vicini all'ignoto (Approaching the Unknown) di Mark Elijah Rosenberg del 2016 segue un astronauta diretto da solo verso il pianeta. Nel 2017 Life - Non oltrepassare il limite di Daniel Espinosa oppone l'equipaggio della Stazione spaziale internazionale a un organismo ostile recuperato da una sonda, Starship Troopers - Attacco su Marte di Shinji Aramaki concentra l'azione su una colonia e Lo spazio che ci unisce di Peter Chelsom racconta il viaggio verso la Terra di un ragazzo nato sul pianeta. Alita - Angelo della battaglia di Robert Rodriguez del 2019 collega la protagonista a un'Unione delle Repubbliche Marziane; Ad Astra di James Gray colloca sotto la superficie una base da cui inviare un messaggio verso Nettuno. In vacanza su Marte di Neri Parenti del 2020 è una commedia; Estraneo a bordo (Stowaway) di Joe Penna del 2021 racconta una missione biennale segnata dalla lotta per la sopravvivenza e dalla scarsità di risorse.
In televisione Marte compare sia negli adattamenti letterari sia nelle storie di società future. Cronache marziane (The Martian Chronicles, 1980) adattò le Cronache marziane di Ray Bradbury, mentre l'universo di Star Trek fece di Marte uno dei mondi più popolati del Sistema solare e collocò sopra Utopia Planitia il cantiere nel quale furono varate navi di Classe Galaxy, compresa l'Enterprise-D; nello stesso complesso fu progettata e costruita la USS Voyager. In Doctor Who il pianeta è la patria dei Guerrieri di Ghiaccio, gli Ice Warriors, che il Dottore affronta più volte. Nei cartoni animati Marte può essere la patria dei nemici oppure una società alternativa. In Daitarn 3 compaiono cyborg marziani e alcuni episodi conclusivi sono ambientati sul pianeta; Fortezza superdimensionale Macross conduce i protagonisti, nell'episodio 7, in una base abbandonata dove subiscono un'imboscata Zentradi.
Biker Mice da Marte ha per protagonisti motociclisti marziani dall'aspetto di topi umanoidi; Mostruosi marziani segue tre invasori che finiscono per affezionarsi ai terrestri. Futurama raffigura un pianeta terraformato, dotato di università, i cui abitanti autoctoni sono relegati in riserve sotterranee; in Invader Zim la popolazione si è invece estinta dopo avere trasformato Marte in un enorme vascello spaziale. In Adventure Time compare una città-cupola governata da un Abramo Lincoln magico e legata alla divinità Grob Gob Glob Grod.
Fra gli anime ambientati stabilmente su Marte vi è Cowboy Bebop, i cui episodi visitano spesso il pianeta natale di Spike Spiegel; Cowboy Bebop - Il film vi si svolge interamente durante Halloween. Armitage III, serie di quattro OAV del 1994, immagina un futuro segnato dalla sovrappopolazione terrestre, dalla terraformazione e dalla colonizzazione. Aldnoah.Zero trasforma Marte in un impero indipendente grazie alla tecnologia di un'antica civiltà; Terra Formars invia l'equipaggio dell'ANNEX I su un pianeta terraformato e infestato da scarafaggi giganti; Mobile Suit Gundam: Iron-Blooded Orphans vi colloca una colonia futura. Nelle serie televisive del XXI secolo ricorrono soprattutto la prima missione, la vita coloniale e il conflitto politico. Defying Gravity - Le galassie del cuore, prodotta nel 2009 da ABC e CTV, segue otto astronauti in un viaggio attraverso il Sistema solare che comprende anche Marte. The Expanse ne fa il pianeta colonizzato più popolato, in conflitto con la Terra per l'indipendenza e in un sistema economico squilibrato, nel quale Terra, Marte e Fascia degli asteroidi competono per acqua, aria e cibo. Mars del 2016 colloca nel 2033 la prima missione umana; Missions del 2017 segue un equipaggio legato all'Agenzia spaziale europea, The First del 2018 ne racconta i preparativi; Away del 2020 accompagna un'altra spedizione diretta al pianeta.
Space Odyssey: Voyage to the Planets è un docufilm sull'esplorazione del Sistema solare, compreso Marte; la terza stagione di For All Mankind colloca la colonizzazione negli anni novanta alternativi di una storia alternativa della corsa allo spazio. La serie di romanzi The Expanse di James S. A. Corey, pseudonimo collettivo di Daniel Abraham e Ty Franck, fu pubblicata dal 2011 al 2021 a partire da Leviathan - Il risveglio (Leviathan Wakes, 2011); nata da un gioco di ruolo, questa space opera, ambientata in parte su Marte, fu poi adattata in una serie televisiva trasmessa fra il 2015 e il 2022. Il noir Lunar Dust, Martian Sands di Tom Chmielewski del 2014 è ambientato in parte sul pianeta. The Martian, nelle versioni letteraria e cinematografica, appartiene alla fantascienza hard; per l'adattamento la produzione si avvalse di consulenti scientifici e tecnici e di dati reali dell'esplorazione marziana. Nel centenario di Sotto le lune di Marte, nel 2012, uscirono sia il film John Carter sia l'antologia Under the Moons of Mars: New Adventures on Barsoom, curata da John Joseph Adams. Nella fantascienza polacca, Mars di Rafał Kosik del 2003 racconta l'emigrazione verso Marte per sfuggire a una Terra devastata dalla sovrappopolazione; nel 2021 è apparsa l'antologia Mars: Antologia polskiej fantastyki. Nei videogiochi Red Faction del 2001 ambienta sul pianeta una rivolta coloniale; Destiny del 2014 lo rende un'area sbloccabile. Dula di Marte (Marsbound) di Joe Haldeman del 2008 è ambientato in parte su Marte, senza che il pianeta sia il tema centrale.




Nel fumetto, Marte compare fin dall'inizio del Novecento, come patria di personaggi alieni oppure come punto d'osservazione satirico sulla società terrestre. Marsoozalums, apparso sul New York Journal nel 1901 e considerato il primo fumetto con personaggi alieni, ha per protagonisti piccoli marziani. Pubblicato a Chicago nel 1907, Mr. Skygack, from Mars segue un marziano incaricato di studiare gli esseri umani sulla Terra; i suoi equivoci nell'interpretazione delle abitudini terrestri servono così a satireggiare la società. In Italia, Paolino Paperino e il mistero di Marte (1937) di Federico Pedrocchi, prima lunga storia Disney italiana nonché prima storia lunga con Paperino protagonista, conduce il personaggio sul pianeta insieme a due loschi individui, decisi a servirsi di lui per trovare una macchina capace di conferire una forza sovrumana. Paperino riesce tuttavia a usarla prima dei suoi accompagnatori, sconfiggendoli. Anche John Carter di Marte, nato come personaggio letterario, ha avuto numerose trasposizioni a fumetti.
John Carter apparve per la prima volta a fumetti sulla rivista The Funnies della Dell Comics, che ne pubblicò le avventure nei nn. 30-56 fra il 1939 e il 1941; le tavole furono realizzate per lo più da John Coleman Burroughs, figlio di Edgar Rice Burroughs, creatore letterario del personaggio. Lo stesso John Coleman Burroughs produsse poi 69 tavole domenicali per la United Features Syndicate, apparse sul Chicago Sun a partire dal 7 dicembre 1941. Nel 1952-1953 la Dell Comics pubblicò altre tre storie nei nn. 375, 437 e 488 di Four Color, illustrate da Jesse Marsh; la Gold Key Comics le ristampò nel 1963-1964 nei primi tre numeri di John Carter of Mars. Fuori dagli Stati Uniti, una versione inglese intitolata The Martian, scritta da D.R. Morton e disegnata da Robert Forest, uscì sul British Sun Weekly nel 1958-1959; tra il 1968 e il 1971 la rivista cecoslovacca ABC pubblicò Dobrodrużství Johna Cartera ("Le avventure di John Carter"), in lingua ceca, con testi di Vlastislav Toman e disegni di Jiří Veškrna e Milan Ressel. La DC Comics riprese il personaggio in più testate: una storia di Marv Wolfman e Murphy Anderson apparve su Tarzan n. 207 nell'aprile 1972, seguita da altre dello stesso gruppo creativo nei nn. 1-7 di Weird Worlds del 1972-1973; nel 1976 John Carter tornò nei nn. 62-64 di Tarzan Family, in episodi scritti da Bob Kanigher e illustrati da Noly Zamora e Vi Catan; i nn. 65-66 ristamparono le storie di Wolfman e Anderson. Dal 1977 la Marvel Comics gli dedicò John Carter Warlord of Mars, serie di 28 numeri e tre Annuals pubblicata nel 1977-1979, con testi di Wolfman e Peter B. Gillis, matite di Gil Kane, Carmine Infantino, Larry Hama, John Buscema, Alan Weiss ed Ernie Chan, nonché inchiostri di David Cockrum, Rudy Nebres, Ricardo Villamonte e Chan. Fra settembre e dicembre 1987, lo scrittore Don Kraar e il disegnatore Gray Morrow, allora autori della striscia di Tarzan per la United Features Syndicate, inserirono John Carter in un'avventura domenicale dell'altro personaggio di Burroughs.
Nel 1996 la Dark Horse Comics pubblicò la miniserie Tarzan/John Carter: Warlords of Mars, facendo incontrare i due eroi di Burroughs in una storia scritta da Bruce Jones e Simon Revelstroke, con disegni di Bret Blevins, Ricardo Villagran e Mike Manley. Fra i personaggi del fumetto supereroico statunitense legati al pianeta figura J'onn J'onzz, creato dalla DC Comics e apparso per la prima volta nel 1955 su Detective Comics. Noto come "il Segugio di Marte" (Martian Manhunter), J'onn è un marziano e l'ultimo sopravvissuto del proprio popolo; prima della catastrofe, gli abitanti erano divisi in due gruppi: i Verdi, pacifici e dediti alla meditazione, cui egli appartiene; i Bianchi, descritti come bellicosi, più robusti e minacciosi nell'aspetto. Killraven ha invece un'origine letteraria diversa: personaggio della Marvel ideato nel 1973 da Gerry Conway, Roy Thomas e Neal Adams sul n. 18 di Amazing Adventures (2ª serie): ribelle in lotta contro i Marziani dominatori della Terra, le ristampe Marvel presentano il suo ciclo come una continuazione di La guerra dei mondi, ambientata nel 2018 su un pianeta devastato dall'invasione e ridotto in schiavitù. Gullivar Jones esordì nei fumetti nel 1972, quando la Marvel pubblicò sul n. 16 di Creatures on the Loose una storia scritta da Thomas e illustrata da Gil Kane e Bill Everett; altre avventure apparvero nei nn. 17-21 della stessa rivista fra il 1972 e il 1973, con testi affidati dapprima a Thomas, poi a Conway e George Alec Effinger. Due ulteriori episodi, scritti da Tony Isabella e disegnati da David Cockrum e George Pérez, uscirono nel 1974 sui nn. 4 e 8 della rivista in bianco e nero Monsters Unleashed.
Nella graphic novel Watchmen, il Dr. Manhattan si autoesilia su Marte convinto che i propri poteri provochino il cancro nelle persone che lo hanno conosciuto. Il secondo volume della serie La Lega degli Straordinari Gentlemen di Alan Moore riprende l'invasione dei tripodi narrata nella Guerra dei mondi; il prologo, ambientato sul pianeta rosso, riunisce almeno cinque tipi di marziani tratti da opere di autori che vanno da H. G. Wells ed E.R. Burroughs a C. S. Lewis, mostrando anche John Carter e Gullivar Jones mentre combattono i tripodi prima della loro partenza per la Terra. Nella serie italiana Nathan Never, pubblicata da Sergio Bonelli Editore, Marte è abitato dai discendenti di una missione terrestre che, sopravvissuti a un atterraggio disastroso, hanno ricavato dai resti dell'astronave grotte stagne provviste di un'atmosfera respirabile prodotta artificialmente. L'unica forma di vita autoctona è lo "Strike-Shape", un'ameba mutante che si insedia nello stomaco delle vittime, crescendo fino a provocarne l'esplosione.
Nei fumetti umoristici e nell'animazione prevalgono invece la parodia e i personaggi che ritornano in più storie. Marvin il Marziano, creato nel 1948 come antagonista di Bugs Bunny nei cartoni della Warner Bros., è apparso anche nelle testate che la DC Comics dedica ai Looney Tunes dagli anni novanta, fra cui Looney Tunes, Bugs Bunny, Bugs Bunny Monthly e la miniserie del 2000 Superman & Bugs Bunny. In Calvin & Hobbes, infine, i due protagonisti, indignati per l'inquinamento terrestre, raggiungono Marte a bordo del loro carretto; accortisi che i marziani li temono per la cattiva fama degli abitanti della Terra, scelgono di lasciare loro il pianeta e tornano indietro.
Nel fumetto e nel manga contemporanei, Marte offre anche uno sfondo per storie di terraformazione, problemi ecologici e trasformazioni biologiche. Il manga ARIA di Kozue Amano, iniziato nel 2002, immagina un pianeta terraformato e ribattezzato Aqua; qui Neo-Venezia riproduce la città lagunare dopo che quella terrestre è stata sommersa. In Kylion (2004), invece, la trasformazione di Marte consente agli esseri umani di trasferirvisi, lasciando che la Terra, disabitata, possa "guarire" dall'inquinamento accumulato nei secoli. Terra Formars (2011) di Yu Sasuga sposta l'azione cinquecento anni dopo l'avvio del processo di terraformazione marziana.
Nei videogiochi, Marte ospita basi militari, colonie minerarie, rovine e scenari d'invasione. La serie di sparatutto in prima persona inaugurata da Doom nel 1993 colloca gli eventi dei primi due titoli nelle installazioni terrestri costruite sulle lune marziane Fobos e Deimos, dove esperimenti di teletrasporto aprono un varco con l'inferno; Doom 3 e il reboot del 2016 trasferiscono invece l'azione sulla superficie del pianeta. Altri giochi puntano sull'esplorazione, sugli enigmi o su una versione rétro della fantascienza marziana. Nell'avventura grafica Zak McKracken and the Alien Mindbenders della LucasArts (1988), il protagonista penetra nel "volto marziano" della piana di Cydonia e in una piramide, cercando di impedire ai Caponiani di instupidire la popolazione terrestre mediante un dispositivo che annulla le onde cerebrali. Il videogioco di ruolo Worlds of Ultima II: Martian Dreams (1991) è ambientato in età vittoriana e racconta il salvataggio di personalità terrestri proiettate su Marte da un grande cannone simile a quello di Dalla Terra alla Luna di Jules Verne. Uno degli scenari iniziali di Elite 2 (1993) comincia invece su un Marte terraformato, abitato e appartenente alla Federazione.
Red Faction (2001) racconta la ribellione di una colonia mineraria marziana contro il governo autocratico del pianeta; alla serie appartengono anche Red Faction II e Red Faction: Guerrilla (2009). In Spore (2008), Marte è compreso nel Sistema solare e situato nella zona abitabile, sebbene venga classificato come pianeta T0 non abitabile; la campagna finale di Call of Duty: Infinite Warfare (2016) si svolge fra l'orbita marziana e una base costruita sulla superficie. A partire dal secondo titolo di Metal Slug, i marziani compaiono dapprima come alleati, poi come avversari dell'esercito nemico; in Metal Slug 6 si schierano con i terrestri contro i Venusiani. I "Mars People" della serie hanno l'aspetto di creature simili a meduse. Nei giochi non digitali, Terraforming Mars ha per tema la trasformazione ambientale del pianeta e la competizione fra corporazioni; Mission: Red Planet riguarda la colonizzazione e lo sfruttamento delle risorse; il gioco di carte Martian Fluxx tratta in tono umoristico la figura dei marziani. Anche The Expanse nacque come gioco di ruolo, prima di diventare una serie di romanzi e poi una produzione televisiva.


L'adattamento radiofonico de La guerra dei mondi realizzato da Orson Welles fu trasmesso dalla CBS il 30 ottobre 1938 sotto forma di notiziario. Il racconto di un'invasione aliena nel New Jersey indusse alcuni ascoltatori a scambiare la finzione per un resoconto reale; i giornali descrissero poi l'episodio come un'ondata di panico estesa a parte degli Stati Uniti, ma gli studi successivi ridimensionarono questa ricostruzione. Nel 1962 uscì il set di figurine Mars Attacks, distribuito insieme alle gomme da masticare Bubble: le immagini suscitarono le proteste dei genitori e il prodotto fu ritirato; il ricordo della serie contribuì in seguito alla realizzazione dell'omonimo film di Tim Burton.
Nella musica, l'immaginario del pianeta compare già nella partitura A Signal From Mars, March and Two Step del 1901. Tra il 1914 e il 1916 Gustav Holst compose la suite orchestrale I pianeti (The Planets, op. 32): il primo movimento, Marte, il portatore di guerra (Mars, the Bringer of War), costruito sul carattere astrologico del pianeta anziché sulla mitologia classica, esercitò un'influenza duratura sulla musica cinematografica fantascientifica, ripreso da John Williams nel tema dell'Impero in Guerre stellari. Nel 1971 David Bowie intitolò Life on Mars? una delle tracce di Hunky Dory, riprendendo nel titolo la questione sull'esistenza di vita sul pianeta. La più influente rielaborazione musicale di La guerra dei mondi è Jeff Wayne's Musical Version of The War of the Worlds del 1978: doppio album concept che ripercorre l'intera trama del romanzo di Wells con la narrazione di Richard Burton e canzoni affidate, fra gli altri, a David Essex, Justin Hayward dei Moody Blues e Phil Lynott; rimasto popolare dalla sua uscita, ha dato origine a un videogioco nel 1998 e a spettacoli in grandi arene. Fra gli esempi italiani figura Primo treno per Marte di Gianluca Grignani, inclusa nell'album Destinazione Paradiso del 1995. Il pianeta rosso appare invece sulla copertina di Wings of Tomorrow della band Europe.

Marte possiede due piccoli satelliti, Fobos e Deimos, scoperti entrambi da Asaph Hall nel 1877. La loro presenza nella narrativa precede tuttavia di circa un secolo e mezzo l'osservazione astronomica: nei Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift (1726), gli astronomi di Laputa affermano di avere individuato due lune marziane. Due satelliti sono menzionati anche in Micromega di Voltaire (1752), forse sulla scorta dell'opera di Swift. Eberhard Christian Kindermann, dopo avere sostenuto nella Vollständige Astronomie del 1744 che Marte possedesse almeno una luna, riprese nello stesso anno la stessa ipotesi in un viaggio fantastico, Die Geschwinde Reise auf dem Lufft-Schiff nach der Obern Welt. Fobos e Deimos sono ambientazioni autonome soltanto in poche opere. Fobos compare nel romanzo Phobos, the Robot Planet di Paul Capon (1955) e nel racconto Romance with Phobic Variations di Tom Purdom (2001); Deimos è l'ambientazione di Crystals of Madness di D. L. James (1936). In Le sabbie di Marte di Arthur C. Clarke (1951), Fobos diventa un "secondo sole" allo scopo di riscaldare il pianeta e favorire la liberazione di ossigeno dalle sabbie marziane; nel 1955 Donald A. Wollheim pubblicò il romanzo giovanile L'enigma del pianeta rosso (The Secret of the Martian Moons).
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