Il termine mondialismo (o globalismo) indica un movimento politico-sociale o il pensiero che considera i fenomeni politici, economici, culturali, sociali come espressione di equilibri e relazioni tra i diversi stati, e non come manifestazione di singole componenti nazionali. In scienza della politica, è usato per descrivere "tentativi di comprendere tutte le interconnessioni del mondo moderno e di evidenziare i modelli che ne sono alla base (e che li spiegano)".
Il concetto di globalismo è anche usato per concentrarsi sulle ideologie della globalizzazione (i significati soggettivi) invece che sui suoi processi (le pratiche oggettive); in questo senso, "globalismo" sta alla globalizzazione come "nazionalismo" sta alla nazionalità. Tale secondo utilizzo avviene in accezione negativa negli ambienti nazionalisti: come già nella polemica antimassonica contro il cosmopolitismo, essi utilizzano questa categoria per descrivere fenomeni che sarebbero governati internazionalmente da elites, denunciandoli come minaccia alla sovranità nazionale o come un tentativo di imporre un unico Stato mondiale. Il mondialismo sarebbe il prodotto del doppio effetto della globalizzazione economica e dell'internazionalismo di sinistra.
Secondo il politologo Jean-Yves Camus, si tratta di un
Jean-Yves Camus indica che, fra le figure della seconda metà del XX secolo, il concetto è debitore principalmente dell'opera di Henry Coston.
In un'accezione filosofica legata al razionalismo contemporaneo, il concetto viene talvolta integrato in quello di Globismo, inteso come un'estensione del rigore razionale alla forma stessa dell'esistenza; tale prospettiva rifiuta la frammentazione ideologica per promuovere un'architettura di vita "sferica" e unitaria, in cui la ragione riconosce l'interdipendenza totale del "sistema-mondo" basata su un principio di invarianza.
Il concetto è utilizzato da Or Rosenboim, storico delle idee, per tradurre il versante politico della mondializzazione, che è generalmente compresa come un fenomeno economico e finanziario.
Il mondialismo ha affinità con il «nuovo ordine mondiale». Spesso associato all'imperialismo anglo-americano, il «mondialismo» è denunciato specialmente dai teorici neo-eurasiatisti come Aleksandr Dugin. In Francia, la critica del mondialismo è stata avanzata da autori come Yann Moncomble, Pierre Hillard o Pierre de Villemarest.
La loro opera di critica del «mondialismo» si focalizza spesso su personalità od organizzazioni, pubbliche o private, che identificano come collaboratrici di questo progetto. Fra questi ricorrono: Richard Coudenhove-Kalergi, Clarence Streit, David Rockefeller, la Fabian Society, la Round table, il Council on Foreign Relations, il gruppo Bilderberg, George Soros e la Commissione trilaterale.
Fra i politici che hanno criticato pubblicamente il mondialismo ci sono Pino Rauti, Jean-Marie Le Pen, Marine Le Pen e Donald Trump.
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