I Mononoke (物の怪?) sono spiriti vendicativi (onryō), spiriti dei morti (shiryō), spiriti dei viventi (ikiryō), o spiriti della letteratura classica giapponese e del folclore religioso che sono in grado, secondo la tradizione, di impossessarsi di un essere umano e di farlo soffrire, di causare malattie o persino la morte. La parola mononoke viene anche a volte usata per riferirsi agli yōkai o henge ("esseri cangianti").

I Mononoke si incontrano spesso nella letteratura del periodo Heian. Un esempio famoso è riportato nel 9° volume del Genji monogatari, Aoi è l'ikiryō di Lady Rokujo, che si è impossessata di Aoi no Ue. Oltre a questo esempio ci sono altre testimonianze riguardanti i Mononoke in racconti come Ōkagami e Masukagami.
A quei tempi, quando la conoscenza medica non era ancora pienamente sviluppata, persone come monaci e yamabushi praticavano incantesimi e preghiere contro le malattie causate dai Mononoke, trasferendo temporaneamente lo spirito dal posseduto in una persona definita "yorimashi" (di solito servi, apprendisti, ecc.), e praticando l'esorcismo sul Mononoke per curare la malattia. Testimonianze di questa pratica possono essere trovate in opere come Makura no Sōshi (枕草子?) e Murasaki Shikibu Nikki (紫式部日記?).

Il termine giapponese Mononoke viene dal cinese 物怪S, e ci sono testimonianze del termine nella letteratura antica cinese come nelle Memorie di uno storico e nello scritto dal titolo "Yuán guǐ" (原鬼S) di Han Yu, in quest'ultimo si riporta che «coloro che non hanno voce né forma sono 鬼神 (divinità demoniache). Coloro che non possono avere forma o voce e che non possono essere senza forma o voce, sono 物怪», e perciò il termine cinese 物怪 a quei tempi era considerato un tipo di yōkai che non poteva essere né visto né sentito, probabilmente un fenomeno naturale che le persone non capivano dato il livello di conoscenza dell'epoca.
La prima apparizione del termine nella letteratura giapponese si ha nel Nihon Kōki, e secondo una citazione di questo libro presa dal Nihon Kiryaku dello stesso periodo, c'è la seguente testimonianza: «Cinque monaci furono invitati a recitare il Sutra del Diamante. Con un po' di difficoltà, il Jingi-kan si rincuorò. Fu opera di un "物恠"»; ci sono altre testimonianze sui mononoke in altri articoli dello stesso anno. Nell'antico linguaggio dell'epoca, la parola "mono" veniva usata per riferirsi agli Oni, spiriti, o Ara-mitama tra le altre cose, o ci si riferiva col termine a cose che non venivano percepite chiaramente come vere. Nel codice Taihō, le epidemie venivano definite come "toki no ke" (時気?), usando la parola "ke" per riferirsi alla "malattia", si ritiene quindi che "mono no ke" (un "ke" di un "mono") fu usato per riferirsi a malattie causate da questi "mono". Anche nel "Makura no Sōshi" vengono citati, come tipi di malattie, i nomi “mune no ke” (胸のけ?, malattia al petto), “ashi no ke” (脚のけ?, malattia alla gamba) e “mono no ke” (もののけ?, malattia del mono).
Come base ideologica del concetto di “mononoke”, fin dai primi anni dell’epoca Heian in Giappone si era diffusa la convinzione che le varie forme di instabilità sociale e le malattie fossero causate dalla maledizione degli spiriti vendicativi (onryō). A partire dal periodo Enryaku, quando le successive morti per malattia dei membri della famiglia imperiale e le epidemie venivano attribuite alla maledizione del principe Sawara, nei testi storici come il “Nihonkoku genpō zen'aku ryōiki” si trova una leggenda secondo cui il rancore del principe Nagaya avrebbe causato la morte di molte persone, mentre nel “Shoku Nihongi” è riportata una descrizione dello spirito vendicativo di Fujiwara no Hirotsugu. Tuttavia, all'epoca tali idee non erano ancora diffuse, e persino lo stesso imperatore Saga, nelle sue ultime volontà, affermò: «Quando accadono eventi soprannaturali, la gente attribuisce ogni singolo mononoke alla maledizione di uno spirito. Ciò è del tutto infondato», negando con forza qualsiasi collegamento tra fenomeni soprannaturali e spiriti vendicativi.
In seguito, nello "Shoku Nihon Kōki", riflettendo le conoscenze di onmyōdō del compilatore Harusumi no Yoshitada, furono ampiamente trattati i mononoke. Durante il periodo Jōwa, la società aristocratica subì una forte influenza dello Shintoismo e della dottrina onmyōdō, e la diffusione di queste credenze instillò nella popolazione il concetto di spiriti vendicativi. Proprio in quel periodo, dopo la morte di Sugawara no Michizane nel terzo anno dell'era Engi (903), le successive morti di membri della famiglia imperiale e di nobili, insieme alle epidemie che si diffusero, furono attribuite alla maledizione di Michizane, rafforzando ulteriormente la convinzione che i mononoke fossero causati dalla vendetta degli spiriti dei defunti.