| Nigoline Bonomelli frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Corte Franca |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°37′51″N 9°59′22″E |
| Altitudine | 229 m s.l.m. |
| Abitanti | 1 275 (2001) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 25040 |
| Prefisso | 030 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Targa | BS |
| Cartografia | |
Nigoline Bonomelli (Niguline in dialetto bresciano) è una delle frazioni che compongono il comune italiano di Corte Franca.
Con il semplice nome di Nigoline, costituì un comune autonomo fino al 1928, quando venne unito ai comuni di Borgonato, Colombaro e Timoline, a formare il comune di Corte Franca. È stato sede del nuovo comune fino agli anni novanta, quando il municipio è stato trasferito nella nuova sede di Timoline.
Nel 1971 il centro abitato assunse il nome attuale, in onore del suo cittadino più illustre, il vescovo Geremia Bonomelli.
Nigoline viene citata per la prima volta nei documenti del XIII secolo come Nuvolinis. Il termine probabilmente deriva da Novalia, i terreni dissodati per renderli adatti alla coltura.
Il territorio di Nigoline è attraversato dal corso del torrente Longherone, che scende dal Monte Alto attraverso la Valle di Sant'Eufemia, prosegue verso Borgonato e si infila poi nella Valle di Bornato (lo scaricatore dell'antico lago glaciale che occupava la Franciacorta) per scomparire nel sottosuolo in località Paì (Barco, comune di Cazzago San Martino).
Anticamente il corso del Longherone scendeva invece attraverso la Valle di Favento, la piana che da Sant'Eufemia scende verso Adro.
Inizialmente non c'era un paese vero e proprio, ma un insieme di case sparse ai piedi della collina che aveva Sant'Eufemia come riferimento. Poi lentamente il paese è nato lungo le strade, inizialmente nella zona del Torrazzo, lungo l'attuale via De Gasperi (la strada per Adro), dove nel '300 sono sorte varie case-torri e cortivi chiusi (cortile fortificato autosufficiente), ancora identificabili.
Secondo il Fappani di proprietà dei valvassori Nigolini (de Nuvolinis) è ubicato a nord-ovest rispetto alla chiesa di S. Eufemia, a 350 m s.l.m., presentava una torre nel lato meridionale con feritoie. Oggi rimangono solo tracce nella boscaglia. Mai citato nei documenti, si ipotizza sia stato abbandonato in epoca antica. Per questo sarebbe meritevole di indagini, non ancora effettuate. L'incuria, la crescita boschiva e i danni da ricerche non professionali, hanno alterato la zona. Alcuni esami stratigrafici preliminari fanno risalire l'edificazione tra il XI e il XII secolo. Già Da'Lezze nel 1609-10 nel suo catasto bresciano parlava di:"un castello nel colle derocato cinto da mura ruinose". Luciano Prospero nel suo libro "Corte Franca, analisi di alcuni edifici di epoca medioevale" fa alcune ipotesi: In un documento del 1158 il vescovo di Brescia Raimondo dona molte corti ai fratelli Martinengo, in quella data il castello-ricetto di Nigoline poteva essere proprietà della famiglia. Verso la prima metà dell'XI secolo l'abbazia di Leno, proprietaria dei territori di Nigoline, riscontra difficoltà nel difendere i terreni dalle continue usurpazioni. Dunque è costretta a cedere quest'ultimi al monastero di S. Eufemia della Fonte di Brescia, castello-ricetto compreso. La stessa abbazia potrebbe aver edificato il castello nel IX sec a scopi difensivi, ed averlo utilizzato contro le invasioni ungariche (898-955).
La demolizione dell'edificio potrebbe risalire al 1265, quando Carlo d'Angiò unitosi ai guelfi, devastò la Franciacorta presieduta dai ghibellini. Oppure risalire alla prima e seconda metà del XV secolo durante le conquiste territoriali della repubblica di Venezia. Più realisticamente il castello-ricetto è stato semplicemente abbandonato non svolgendo più il suo ruolo di rifugio provvisorio.

Il palazzo nella sua forma attuale risale al '600, ma ci sono tracce di edifici più antichi. È molto chiuso, con poche aperture, segno di un probabile clima di paura dell'epoca.

Sul portone si vede lo stemma di famiglia, unione degli stemmi dei Monti (colomba con ramo di ulivo sopra 10 monti) e dei Della Corte (aquila imperiale sopra leone rampante).
Nel corso dei secoli la famiglia ha forti relazioni e intrecci con famiglie nobiliari bresciane come i Federici, i Sala, i calini e i Manerba. Il cognome "Della Corte" probabilmente sta per «De Curte Isei», come risulta da un documento antico, il che fa ipotizzare una diramazione della famiglia Oldofredi di Iseo.
Uno scalone porta alla galleria, dove sono conservati dipinti della famiglia. Tra il piano terra e il primo piano c'è un piccolo mezzanino, dove viveva e lavorava la servitù. Della collezione dalla corte facevano parte anche "la vecchia" e "il bravo", di Giacomo Cerutti detto Pitocchetto, oggi conservati al Museo d’Arte Sorlini di Calvagese della Riviera.
Nel 1923 è stata inaugurata la Cappella privata di San Cornelio, martire del III secolo e ritenuto antenato dei Della Corte. Lo stile architettonico usato è quello classico del '700. In precedenza forse c'era qualche altra cappella.
Rodolengo Della Corte, l'ultimo della famiglia, all'inizio del '700 sposa Flaminia Monti, ma muore senza figli. Tutto il patrimonio viene ereditato da un Monti, e da allora la famiglia si chiama Monti Della Corte.
Il membro della famiglia più famoso è Alessandro Monti. Nato nel 1818 viene educato a Vienna dove entra nell'esercito Austriaco come ufficiale. Nel 1848 abbandona l'esercito e si schiera con gli “insorti” italiani. Viene mandato in Ungheria, dove diviene un eroe della rivoluzione. La moglie Sara Willshire, inglese, ristruttura il giardino all’inglese.
Tra i personaggi illustri ospiti della casa e nel suo cenacolo si possono citare personaggi come Cesare Arici, Rodolfo Vantini, i fratelli Ugoni, l'Aleardi e Ugo Foscolo (per citarne solo alcuni). Qui venne anche Tito Speri nel 1849 (una cui firma è ancora conservata in biblioteca) dopo le Dieci giornate di Brescia e prima del patibolo di Belfiore a Mantova. In quelle eroiche giornate, infatti, combatterono al suo fianco Alessandro Monti e suo fratello, il diciottenne Flaminio.
Negli anni 70 del '900 Alessandro Monti della Corte, e poi più intensamente la figlia Maria Enrica, producono dalle uve dei loro terreni i primi vini di Franciacorta Spumante e vino bianco D.O.C. A palazzo si firma la nascita del consorzio Franciacorta. Maria Enrica morì prematuramente lasciando la gestione al marito, il conte Thomas D'Ansembourg. L'altra figlia di Alessandro, Beatrice, sposerà lo scrittore, artista e autore teatrale Gregor von Rezzori.
L'attuale Palazzo Torri è stato dei Federici Della Corte, dei Foresti e (dall'Ottocento) dei Torri. È un palazzo del '600, anomalo per la mancanza della classica pietra di Sarnico. Sulla facciata c'è una sproporzione fra le alte colonne (la cui altezza comprende anche il piccolo mezzanino) e il piccolo sopralzo del primo piano. Nella seconda metà dell'ottocento la proprietaria Paolina Torri Calegari ospita un cenacolo culturale che vede l'incontro di artisti, scultori, pittori e letterati. Tra gli ospiti più illustri, oltre al vescovo Bonomelli, il Pascoli, il Carducci, Fogazzaro, Lembach e Giuseppe Zanardelli, di cui il marito di Paolina Torri era avvocato.
Località posta appena fuori da Nigoline, sulla strada verso Colombaro, dove la strada fa una doppia curva sinistra-destra. Il toponimo, presente in molte località lombarde, era legato alla presenza di acqua e infatti ancora oggi poco più a nord c'è un canneto. La forma attuale viene data nel '700 dalla famiglia Cacciamatta. Al suo interno c'è la Chiesa di San Gaetano di Tiene. Tutti gli edifici sono in stato di forte degrado.
La vecchia contrada era già ben documentata nel catasto napoleonico e si trovava per lo più nell'area occupata dalla proprietà attualmente delimitata da un muro di cinta rosso, in via Grumi e via Volta. Secondo Donni e Fappani nel testo "Corte franca" in contrada Gromo vi era una antica casa padronale appartenuta a un Guizzetti e poi ad un Foresti. Nel 1822 Giuseppe Piazzoni (marito di Cristina Capoferro Guizzetti, discendente dei nobili Capoferri), bergamasco, compra la maggior parte del borgo e lo trasforma completamente, rifacendo gli edifici e ottenendo il permesso di chiudere la vecchia strada e di sostituirla con una nuova che girasse intorno alla sua proprietà (l'attuale via Grumi). Nel 1873 il conte Andrea Panciera di Zoppola trasforma completamente le strutture e le orna con un parco e un giardino molto verdeggianti.
Riassumendo, non è certo se le proprietà di Nigoline, fossero già dei Molin, o degli Zenoni, o dei Martinengo, o dei Rosa o dei Cacciamatta. Sicuramente la località è stata luogo di incontro di diverse famiglie nobili Bresciane, e nei salotti di Casa Barboglio, si incontravamo tra "amici", Ambrogio Cacciamatta, Gabriele Rosa e Giuseppe Barboglio.
All'interno della Contrada Grumi vi sono zone storiche di interesse:
In via S. Eufemia c'è la casa natale di Geremia Bonomelli (1831-1914), vescovo di Cremona dal 1871 fino alla morte. Era un cattolico contrario al potere temporale e aperto ai movimenti operai. Rimane sempre legato a Nigoline, dove torna tutti gli anni per andare a caccia e frequenta i palazzi Monte della Corte e Torri, dove conosce gli illustri ospiti.

La cima del Monte alto è situa a 651 m sul livello mare, viene anche detta "Culma". Come molte altre cime della zona essa è crociata, ovvero sulla vetta del monte nel anno 1975 è stata eretta una croce in acciaio alta circa 7 metri, su un basamento di pietre e calcestruzzo, che ha sostituito la precedente croce in legno. Il basamento è posto su un appezzamento di proprietà della famiglia De Marchant et D'Ansembourg già Monti della Corte.
Il Monte Alto è caratterizzato nel lato verso Corte Franca da boschi termofili (lato sud) che presentano molte specie vegetali classiche come: carpino (bianco e nero), erica arborea, faggio, ontano, bagolaro, biancospino, ciliegio selvatico, sambuco, corniolo. Il castagno e il leccio, così come tardivamente anche la robinia, benché molto presenti, sono di introduzione umana. Presenti anche diverse tipi di conifere, si trattano comunque per lo più di boschi a ceppaia, faggete, carpineti, piccoli boschi di betulle ed eriche arboree, solitamente con sottobosco a felceto, tappeto di muschio e foglie, rovi, edera, pungitopo, luppolo selvatico, Clematis vitalba.
Tra la macro fauna presente si registrano volpi, donnole, Ghiro nocciolino (moscardino), conigli nani e selvatici, serpenti, rospi, raganelle, salamandre, tassi, topolini di campagna, varia avifauna ed entomofauna. Di recente introduzione è il cinghiale, il quale se non contenuto può portare a infestazione.
Gli accessi e i sentieri lato Corte Franca verso il Monte sono molteplici, i più usati sono quelli da S. Eufemia, dalla Santella delle Gambe, dal Curtif o da Località Zenighe a Colombaro.


La croce inizialmente rossa, diventa, bianca, bianca-rossa, ed infine Oro. Essa è posizionata rivolta verso est affacciandosi su tutta la pianura lombardo veneta (a volte si riesce ad intravedere i colli del Garda e gli Appennini). Il lato est del basamento è un piccolo "altarino". Il Monte alto viene anche chiamato monte di Colombaro, monte di Nigoline, monte di Capriolo, monte di Clusane. Sulla cima oltre alla croce, ci sono due bandiere (Italia e UE) e una piccola stazione meteo. La croce è molto vicina al "punto di penta-confine", dei comuni di Corte franca, Iseo, Paratico/Sarnico (sovra-confine regionale), Adro e Capriolo.
La pratica di erigere croci sulle vette è documentata sin dal IV secolo; ad esempio, la prima croce su una cima elevata fu posta sull'Olimpo a Cipro nel 327 d.c.
Il posizionate sulle sommità di montagne, "Croci di vetta", ha radici storiche, culturali, religiose, sociali e pratiche e riflette la ricchezza delle tradizioni locali e delle storie comunitarie e delle storie dei luoghi.
La "Crociatura" avviene in varie misure anche per rilievi di colli (ma a volte anche cime di versanti, o punti visuali dei coni paesaggisti, etc). Le strutture o monoliti, di vetta possono essere di vario tipo; il tipo di struttura varia in base a diversi elementi, tra cui le risorse disponibili, le tradizioni locali e le motivazioni specifiche della comunità o dell'associazione che la erige.
Generalmente la tipologia di "Crociatura della vetta" è vincolata alla risorse disponibili e dalle motivazioni che spingono ad edificare in punti così alti e distanti, ma comunque in qualche modo frequentati. Semplici o elaborate, a seconda delle capacità artigianali e dei fondi a disposizione, l'edificazione è lasciata alle comunità locali, senza quindi documentazione scritta sulla costruzione. Sezioni locali, Associazioni come gli Alpini hanno contribuito finanziariamente e operativamente all'installazione di queste strutture, riflettendo l'importanza della comunità locale nel mantenere vivo il bisogno di "comunità".
In Italia, la diffusione delle croci di vetta è avvenuta principalmente tra il XVIII e il XIX secolo, questo poiché la definitiva secolarizzazione delle Chiesa Cristiana e conseguente "ritorno al cristianesimo" tra la popolazione (rispetto alla "decadenza del barocco"), questo tenendo conto anche della fine delle guerre napoleoniche e della teoria dei lumi. Affermare la presenza della fede cristiana in luoghi elevati diventava simbolicamente significativo, in un momento in cui "scoprire le cime" era anche sinonimo di "andare in guerra". La presenza di croci o strutture religiose su alcune vette della provincia bresciana, ma non su tutte, può essere attribuita a diversi fattori. In passato, l'erezione di una croce poteva servire a delimitare confini territoriali o proprietà. Ad esempio, il Passo di Crocedomini deve il suo nome a una croce antica che segnava il confine tra diversi comuni e, storicamente, tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Alcune volte più semplicemente servono come indicazione spartiacque di posizionamento geo-territoriale.
| Periodo | Primo cittadino | note | |
|---|---|---|---|
| 1860 | 1862 | Luigi Piazzoni | nobile |
| 1863 | 1865 | Angelo Zanola | |
| 1865 | 1869 | Angelo Martinelli | |
| 1870 | 1884 | Luigi Martinelli | |
| 1884 | 1920 | Girolamo (o Gerolamo) Monti | dott. e Barone |
| 1920 | 1926 | Giovanni Locatelli | |
| 1926 | 31 agosto 1928 | Arturo Bersi | avvocato |
Fra il 1897 e il 1915 la località ospitò una fermata della tranvia Iseo-Rovato-Chiari.
Nigoline è raggiungibile tramite autobus linee LS003, LS021 (Iseo - Rovato - Chiari - Orzinuovi), LS022, LS027, LS041.
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