| Operazione Absolute Resolve parte dell'operazione Southern Spear e crisi in Venezuela | |||
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| Data | 3 gennaio 2026 | ||
| Luogo | Caracas | ||
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| Esito | Rapimento del presidente Nicolás Maduro e della first lady Cilia Flores | ||
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L'operazione Absolute Resolve (lett. "risolutezza assoluta") è stata un'operazione militare condotta il 3 gennaio 2026 dalle forze armate statunitensi sul territorio del Venezuela. Oltre 150 aerei della United States Armed Forces hanno effettuato attacchi aerei nel nord del Paese per fornire copertura agli elicotteri statunitensi atterrati nella capitale Caracas allo scopo di rapire, arrestare e deportare il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores, per ordine del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Durante l'operazione statunitense sono morte circa 80 persone tra militari e civili venezuelani e cubani e sette soldati americani feriti.
ll giorno successivo, Trump ha affermato che sono gli Stati Uniti a controllare il Venezuela e di avere bisogno dell'accesso totale al petrolio venezuelano, minacciando allo stesso tempo anche la Colombia, Cuba e Messico.
Il 5 gennaio 2026, dinanzi ad una corte di Manhattan, Maduro si è dichiarato prigioniero di guerra ed ha affermato di essere innocente. Nello stesso giorno il Dipartimento di giustizia statunitense ha ritirato l'accusa contro il presidente Maduro di essere il capo del Cártel de los Soles, dichiarando di non poter provare l'esistenza dello stesso cartello e sostituendo la precedente accusa con un non ben specificato coinvolgimento in attività di corruzione e narcotraffico. L'accusa di essere il boss del presunto cartello costituiva la base legale e politica dello stesso rapimento di Maduro.
Nicolás Maduro, presidente del Venezuela dal 2013, è stato più volte accusato dalla comunità internazionale di governare il paese in modo autoritario. Nel 2024, ricandidatosi alle elezioni presidenziali per la terza volta di seguito, quando è stato dichiarato vincitore dal Consiglio elettorale nazionale, la comunità internazionale non ha accettato il risultato delle elezioni, in quanto gli osservatori stranieri avevano rilevato incongruenze nel conteggio dei voti, segnalando possibili brogli elettorali.
Piattaforma Unitaria, il principale partito d'opposizione, a suo tempo ha denunciato il broglio, affermando che il proprio candidato Edmundo González Urrutia era il vero vincitore delle elezioni. Per tutta risposta il governo venezuelano ha emesso un mandato di rapimento per González Urrutia, che è stato costretto a lasciare il Paese per trovare rifugio in Spagna, dove gli è stato garantito l'asilo politico.
Nel corso degli anni, anche il governo statunitense ha accusato più volte il presidente Maduro di frode elettorale e di governare un "Narco-stato".
Durante il primo mandato Trump, il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti aveva incriminato Maduro per cospirazione legata al traffico di cocaina, accuse che egli aveva negato. A gennaio e successivamente a luglio del 2025, Trump ha inserito due bande di narcotrafficanti venezuelane, Tren de Aragua e Cártel de los Soles nella lista delle organizzazioni terroristiche indicandone come capo Maduro e ha accusato il Venezuela di rubare i giacimenti di petrolio agli Stati Uniti.

Secondo Caine, Trump ha dato l'ordine di procedere al rapimento di Maduro alle 23:46 del 2 gennaio. L’amministrazione non ha ritenuto di informare preventivamente il Congresso degli attacchi, per il timore che una comunicazione anticipata potesse compromettere la sicurezza dell’operazione. Intorno alle due del mattino sono state segnalate almeno sette esplosioni e avvistati velivoli a bassa quota, soprattutto nelle aree di La Guaira, Higuerote, Meseta de Mamo, Baruta, El Hatillo, Charallave e Carmen de Uria, località in gran parte situate all’interno o nelle immediate vicinanze della capitale, Caracas.
Per essere portata a termine l'operazione ha richiesto l'utilizzo di almeno 150 velivoli, tra cui: F-22 Raptor, F-35 Lightning II, B-1 Lancer e RQ-170 Sentinel.
La maggior parte delle esplosioni hanno riguardato antenne e basi militari operative. Le prime informazioni indicavano che le detonazioni si erano verificate presso La Carlota e Fort Tiuna, due importanti installazioni militari della zona. Forti esplosioni sono state segnalate anche all’aeroporto di Higuerote. Alcuni elicotteri del 160th Special Operations Aviation Regiment hanno trasportato a Caracas diversi operatori della Delta Force, con copertura aerea garantita da caccia e bombardieri. Uno degli elicotteri è stato colpito dalle difese terrestri venezuelane, ma è comunque riuscito a portare a termine la missione. Dopo l'arresto da parte delle forze militari presso il suo complesso residenziale, Maduro è stato scortato da agenti dell'FBI e componenti della Hostage Rescue Team per via dell'accusa di narcotraffico.

Alle 5:21 Donald Trump ha dichiarato su Truth Social che una squadra composta da operatori della Delta Force, affiancati da agenti dell'FBI, aveva proceduto all'arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores. Trump ha anche postato una foto del presidente Maduro, detenuto presso la nave USS Iwo Jima. Il rapimento di Maduro sarebbe stato condotto dalla Delta Force in collaborazione con la CIA.
Delcy Rodríguez ha confermato che entrambi risultavano irreperibili e ha richiesto una “prova di vita” tramite un messaggio audio trasmesso dalla televisione di Stato.
A seguito dell'arresto, la procuratrice generale Pam Bondi ha dichiarato che Maduro avrebbe dovuto rispondere di accuse criminali negli Stati Uniti. Alcune ore dopo, ha annunciato che entrambi sono stati incriminati per narcoterrorismo presso la Corte distrettuale di New York.
Poco prima delle 18:00, l'aereo che trasportava Maduro e Flores è atterrato presso la Stewart Air National Guard Base, nello Stato di New York. Maduro è stato visto scendere dal velivolo circondato da agenti federali, prima di essere condotto all’interno di un hangar. Successivamente è stato trasferito in elicottero al Westside Heliport di Manhattan, a New York, e da lì scortato da un convoglio blindato fino a un ufficio locale della Drug Enforcement Administration (DEA), dove è stato sottoposto alle procedure di identificazione e registrazione. In seguito è stato trasferito e detenuto presso il Metropolitan Detention Center.

Il governo precedentemente guidato da Maduro è rimasto in carica. La vicepresidente Delcy Rodríguez ha definito Maduro «l’unico presidente» del Venezuela e ha invitato alla calma e all’unità per difendere il Paese, nel contesto di quello che ha descritto come un «rapimento». Ha inoltre dichiarato che il Venezuela «non sarà mai più una colonia di alcun impero». Il 3 gennaio, il Tribunale supremo di giustizia ha ordinato a Rodríguez di assumere la presidenza in assenza di Maduro.
La Federal Aviation Administration ha emesso un NOTAM proibendo a qualsiasi aeromobile statunitense di operare in Venezuela motivandolo con "operazioni militari in corso".
Durante la conferenza stampa lo stesso Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti governeranno il Venezuela fin quando non ci sarà occasione per garantire una transizione di potere sicura, adeguata e giudiziosa. Ha caratterizzato l'azione come un'applicazione della dottrina Monroe, e ha aggiunto che «il dominio americano nell'emisfero occidentale non sarà mai più messo in discussione». Trump ha anche affermato che María Corina Machado, leader dell'opposizione e premio Nobel per la pace 2025, non aveva il sostegno o il rispetto necessari nel Paese per governare.
Trump ha inoltre dichiarato che le compagnie petrolifere statunitensi «investiranno miliardi di dollari in Venezuela per riparare le malmesse infrastrutture petrolifere venezuelane» e che, una volta completato il processo di riparazione, tali compagnie «inizieranno a fare soldi per il Venezuela e i venezuelani».
Prima del rapimento di Maduro, il governo venezuelano ha dichiarato di respingere e denunciare l'aggressione militare, diffondendo un comunicato pubblico in cui attribuiva la responsabilità degli attacchi al governo degli Stati Uniti. Secondo Caracas, le operazioni militari rientravano in un piano volto all'appropriazione delle risorse venezuelane, in particolare delle riserve petrolifere. Il ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, ha definito gli attacchi illegali e ha affermato che il Venezuela avrebbe resistito all’ingresso di truppe straniere. Ha inoltre annunciato che il governo, su ordine di Maduro, aveva dichiarato uno “stato di commozione esterna”, una forma di stato di emergenza.
La vicepresidente Delcy Rodríguez ha sostenuto che la cosiddetta “guerra alla droga” rappresentasse un mero pretesto e che il vero obiettivo degli Stati Uniti fosse un cambio di regime e il controllo delle risorse energetiche, minerarie e naturali del Paese. Rodríguez ha inoltre definito l’attacco statunitense al Venezuela come “sionista”.
Dal canto suo, la leader della Piattaforma Unitaria María Corina Machado ha diffuso dall'esilio una dichiarazione in cui ha affermato che «ciò che doveva accadere» affinché l'opposizione assumesse il mandato rivendicato in seguito alle elezioni presidenziali del 2024 «sta accadendo». Ha aggiunto che la presidenza dovrebbe essere assunta da Edmundo González Urrutia, indicato come vincitore della maggioranza dei voti alle elezioni secondo osservatori internazionali e organismi di monitoraggio elettorale. González ha dichiarato che l’opposizione era pronta a «ricostruire la nostra nazione» e che le ore successive sarebbero state «decisive».
Poco dopo l'arresto di Maduro, il presidente colombiano, Gustavo Petro ha ordinato che l'esercito pattugliasse il confine col Venezuela, per il timore che l'operazione avesse potuto portare a una crisi migratoria. Ha inoltre affermato, il 5 gennaio con un post su X, che «[s]ebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho giurato di non toccare mai più un'arma dopo l'accordo di pace del 1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non voglio».
Il presidente argentino Javier Milei si è complimentato con il presidente Trump per il successo dell'operazione, celebrando il rapimento di Maduro con un post su X.
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha duramente condannato l'attacco, dichiarando che il rapimento di Maduro rappresenta un affronto inaccettabile rispetto la sovranità del Venezuela. Secondo Lula, questo tipo di operazione non farà altro che, citando, «gettare il mondo in uno stato di caos, instabilità e violenza». A seguito della condanna, il presidente Lula ha fatto appello alla Comunità internazionale per la risoluzione della questione.
La presidente del consiglio dei ministri italiana Giorgia Meloni ha dichiarato, con un post su X, che «il governo reputa che l'azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico».
Il presidente francese Emmanuel Macron il 3 gennaio ha dichiarato, con un post su X, che il popolo venezuelano «oggi è libero dalla dittatura di Nicolás Maduro e non può che rallegrarsene» e il 5 gennaio ha dichiarato di «non supportare né approvare» il metodo adottato dagli Stati Uniti.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha dichiarato, con un post su X, che «Nicolás Maduro ha portato il suo Paese alla rovina. Le elezioni più recenti sono state truccate e, come molti altri Paesi, non abbiamo riconosciuto la sua presidenza. Maduro ha svolto un ruolo problematico nella regione" e inoltre che "la valutazione giuridica dell’intervento degli Stati Uniti è complessa e richiede un’attenta considerazione. Il diritto internazionale resta il punto di riferimento. In questa fase occorre evitare instabilità politica in Venezuela. L’obiettivo è una transizione ordinata verso un governo eletto».
Il presidente spagnolo Pedro Sánchez ha dichiarato, con un post su X, che «La Spagna non riconosce il regime di Maduro. Ma non riconosce neppure un intervento che viola il diritto internazionale e spinge la regione verso un orizzonte di incertezza e bellicismo».
Il primo ministro canadese Mark Carney, con un post su X, ha dichiarato che «Il Canada non ha riconosciuto il regime illegittimo di Maduro da quando ha rubato le elezioni del 2018. Il governo canadese accoglie pertanto con favore l'opportunità di libertà, democrazia, pace e prosperità per il popolo venezuelano» e che l'operazione statunitense «crea la possibilità di una transizione democratica in Venezuela».
L’attacco militare degli Stati Uniti contro il Venezuela del 3 gennaio 2026 è stato ampiamente considerato illegale secondo il diritto internazionale, poiché non giustificabile sulla base delle eccezioni previste dalla Carta delle Nazioni Unite. In particolare, l’uso della forza contro uno Stato sovrano contrasta con l’articolo 2, paragrafo 4, che vieta il ricorso alla forza nelle relazioni internazionali, salvo i casi di legittima difesa individuale o collettiva di cui all’articolo 51 o di autorizzazione esplicita del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, entrambe assenti nel caso venezuelano. L’operazione, finalizzata al rapimento del presidente Nicolás Maduro e giustificata dagli Stati Uniti con accuse di narcotraffico e terrorismo, è stata inoltre ritenuta incompatibile con i principi di sovranità statale, non ingerenza e proporzionalità, consolidati nel diritto internazionale consuetudinario. Sul piano del diritto interno statunitense, l’azione ha sollevato critiche in relazione alla Costituzione degli Stati Uniti, che attribuisce al presidente il ruolo di comandante in capo delle forze armate (articolo II), ma riserva al Congresso il potere di dichiarare guerra e di autorizzare l’uso della forza militare (articolo I, sezione 8). In assenza di una dichiarazione di guerra o di una specifica autorizzazione congressuale, l’operazione è stata ritenuta problematica anche alla luce della War Powers Resolution del 1973, che limita l’impiego delle forze armate da parte del presidente senza il consenso del Congresso, contribuendo al dibattito sulla legittimità costituzionale e sul possibile impatto dell’evento come precedente nell’ordine giuridico internazionale e statunitense.
Secondo un editoriale intitolato "Trump’s Attack on Venezuela Is Illegal and Unwise" del New York Times del 3 gennaio 2026, l’attacco militare ordinato dal presidente statunitense Donald Trump contro il Venezuela è descritto come illegale, pericoloso e contrario agli interessi degli Stati Uniti. L’editoriale ricostruisce l’escalation della presenza militare americana nei Caraibi, culminata nel rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, e pur riconoscendo il carattere autoritario, repressivo e destabilizzante del suo regime, sostiene che il tentativo di rovesciarlo con la forza rischia di aggravare la situazione, richiamando precedenti storici fallimentari come Iraq, Afghanistan, Libia e vari interventi statunitensi in America Latina. Il testo afferma che Trump ha agito senza l’autorizzazione del Congresso, in violazione della Costituzione degli Stati Uniti, e senza una base credibile di diritto internazionale, denunciando anche uccisioni extragiudiziali contrarie alle Convenzioni di Ginevra. L’argomentazione ufficiale della lotta al narcotraffico viene giudicata poco credibile, mentre l’azione viene collegata alla riaffermazione della Dottrina Monroe espressa nella nuova Strategia di Sicurezza Nazionale. L’editoriale conclude che l’intervento potrebbe provocare caos interno, violenze regionali, nuove crisi migratorie e danni duraturi alla credibilità e alla sicurezza degli Stati Uniti, sottolineando come il cambio di regime forzato comporti rischi elevati e scarsissime prospettive di successo.
Secondo un'altra analisi del think tank britannico Chatham House pubblicata il 4 gennaio 2026, l’operazione militare statunitense che ha portato al rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro e al suo trasferimento negli Stati Uniti non trova giustificazione nel diritto internazionale. L’articolo, curato dal direttore del Programme on International Law, sostiene che l’azione — condotta senza un mandato del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e senza che ricorressero le condizioni di legittima difesa previste dalla Carta delle Nazioni Unite — costituisce una significativa violazione della sovranità venezuelana e del divieto generale dell’uso della forza come strumento di politica estera. L’analisi sottolinea che le motivazioni addotte dagli Stati Uniti, incluso il contrasto al narcotraffico o la promozione della democrazia, non forniscono una base legale valida per l’intervento. Chatham House osserva inoltre che l’annuncio dell’amministrazione statunitense di assumere la gestione politica del paese sotto la minaccia dell’uso della forza rappresenta un pericoloso precedente per l’ordine internazionale basato sulle regole.
Dal canto loro, gli Stati Uniti sostengono la piena legittimità giuridica di un eventuale rapimento e processo di Nicolás Maduro, fondando la propria posizione su atti giudiziari, dichiarazioni politiche e precedenti legali consolidati. Secondo un atto d’accusa federale emesso dai tribunali di New York e reso pubblico dal Dipartimento di Giustizia, Maduro non è riconosciuto come capo di Stato, bensì come leader di una presunta organizzazione criminale transnazionale, il cosiddetto Cartel de los Soles, accusata di narcoterrorismo, traffico internazionale di cocaina e uso di armi da guerra. Esponenti del Congresso statunitense hanno ribadito che tali accuse giustificherebbero un’azione di contrasto assimilabile alla difesa contro organizzazioni terroristiche straniere, ritenute responsabili di gravi minacce alla sicurezza e alla salute pubblica negli Stati Uniti. Sul piano giuridico, l’amministrazione americana richiama precedenti risalenti agli anni Ottanta, in particolare il caso Noriega, e il cosiddetto “Memorandum Barr” del 1989, secondo cui il presidente avrebbe l’autorità costituzionale di ordinare il rapimento all’estero di individui accusati di gravi reati federali. Inoltre, in base alla dottrina Ker-Frisbie elaborata dalla Corte Suprema, un tribunale statunitense non perderebbe la propria giurisdizione penale anche qualora l’imputato fosse stato rapito o trasferito negli Stati Uniti con modalità considerate illegali dal diritto internazionale.