| Phasenvoid album in studio | |
|---|---|
| Artista | Vibravoid |
| Pubblicazione | 2003 |
| Genere | Neopsichedelia Neo-Psychedelic Rock Neo-Kraut Rock |
| Etichetta | Nasoni Records, Stoned Karma Records |
| Vibravoid - cronologia | |
Phasenvoid è un album della band di Düsseldorf Vibravoid, dedita al Neo-Psychedelic Rock e al Neo-Kraut Rock. La raccolta documenta la fase iniziale del gruppo. Secondo la rivista musicale TimeMazine, il disco anticipava di decenni il sound della successiva scena «Neo-Kraut-Psych». Nella successiva ricezione critica, i Vibravoid sono stati considerati pionieri del vinyl revival e inventori del Neo-Kraut Rock.
Il materiale contenuto nell'album fu registrato tra il 1992 e il 1997. Le registrazioni furono realizzate in uno studio domestico, utilizzando registratori analogici a cassette e registratori multitraccia. Tra le apparecchiature impiegate figuravano il Nordmende Clipper, il Fostex X-15 e il Tascam Portastudio 424.
Per registrare i singoli brani furono utilizzati strumenti analogici ed effetti da studio. Accanto alle classiche chitarre elettriche — una Fender Telecaster e una Gibson SG — contribuirono a definire il suono dell'album alcuni organi elettronici d'epoca, tra cui il Vox Super Continental II, il Vox Jaguar e un Bontempi Top Electronic.
Per ottenere i caratteristici effetti di eco e modulazione fu impiegato il dispositivo analogico di ritardo BOSS DM-1 (Delay Machine). Le strutture sonore furono arricchite anche con una sitar, una campana tibetana (ghanta), registrazioni ambientali di un secchio d'acqua (Waterbucket), campanelli a vento (Windchimes) e suoni ricavati da un televisore utilizzato in modo non convenzionale. Tutti gli strumenti e le parti percussive furono eseguiti da Christian Koch.
Il progetto visivo dell'album richiama direttamente le apparecchiature utilizzate per le registrazioni. La copertina raffigura il phaser analogico Lemonstudio Babyphase, impiegato per ottenere gli effetti di phasing presenti nei brani.
La prima edizione uscì nel 2003 per l'etichetta indipendente Nasoni Records. Si trattava di uno split LP condiviso con Sula Bassana. Furono stampate 400 copie su vinile nero e 100 copie su vinile marmorizzato rosso e bianco.
La pubblicazione dell'album esclusivamente su vinile coincise con il periodo di minimo storico commerciale di questo supporto. La situazione della produzione discografica dell'epoca fu affrontata anche in un articolo contemporaneo pubblicato da Der Spiegel.
Nel 2013 uscì per Stoned Karma Records la doppia edizione in CD di The Politics of Ecstasy, prima pubblicazione dell'etichetta, che includeva Phasenvoid come traccia bonus.
Nel 2022 Stoned Karma Records pubblicò una riedizione ampliata con il titolo Phasenvoid 1992–1997 (Vibrations From A Lost Decade), in formato doppio CD e doppio LP. Per questa edizione il materiale originale fu interamente rimasterizzato e integrato con undici registrazioni d'archivio inedite, risalenti allo stesso periodo, e un'intervista del 1997. La versione doppio LP della riedizione presentava una copertina lenticolare con effetto animato.
Nei media musicali, l'album viene recensito per il suo valore di testimonianza storica. La rivista specializzata Ox-Fanzine descrive la ristampa come una panoramica completa della prima fase del gruppo. Gereon Helmer osserva: «In alcuni momenti il suono richiama gli Spacemen 3, ma anche gli Harmonia, i primi Kluster o i primi due album dei Kraftwerk».
In una recensione contemporanea alla prima pubblicazione, uscita nel 2003 sulla rivista musicale Eclipsed, l'album fu definito una «piccola perla psichedelica». Il critico Bernd Sievers descrisse i sette brani dei Vibravoid come «paesaggi sonori strumentali, astratti e meravigliosamente distaccati», caratterizzati da un approccio mai stridente, ma piuttosto sottile, talvolta accompagnato da semplici sequenze generate da sequencer. Dal punto di vista stilistico, la musica fu accostata a una combinazione dell'album Sorcerer dei Tangerine Dream e di A Saucerful of Secrets dei Pink Floyd.
La rivista musicale italiana Blow Up descrive l'album come un mosaico articolato di registrazioni domestiche, realizzate con un arsenale analogico di distorsori, effetti per chitarra e ritmi elettronici. Il recensore Roberto Calabrò colloca i primi brani della band nel contesto della neopsichedelia internazionale degli anni Novanta. Individua parallelismi stilistici con i gruppi britannici Spacemen 3 e Sun Dial. La recensione sottolinea inoltre l'influenza distintiva dei primi Pink Floyd e del periodo immediatamente successivo all'uscita di Syd Barrett dal gruppo sulle tracce di Phasenvoid.
Anche la rivista musicale greca TimeMazine ha sottolineato il valore storico del materiale nella recensione della riedizione. A proposito delle registrazioni d'archivio, il recensore descrive Jukebox come un brano «Electro-Kraut» dal suono grezzo, stilisticamente riconducibile a un incrocio tra Kraftwerk e Neu!, inserito in un paesaggio sonoro industriale che richiama il gruppo Can. La redazione ha inoltre evidenziato le tecniche di registrazione dell'epoca, nate quando le apparecchiature analogiche utilizzate non erano ancora considerate oggetti vintage da preservare, ma piuttosto materiale usato o scarti.
Claus Wittwer ha descritto su Ox-Fanzine la prima riedizione dell'album Phasenvoid come una componente musicalmente autonoma dell'opera dei Vibravoid. Il tessuto sonoro, caratterizzato soprattutto da elementi elettronici, mostrerebbe «un livello completamente diverso dei Vibravoid». Wittwer ha definito la musica un'esperienza meditativa di ambient e chill-out con elementi psichedelici.
Andrija Babovic ha scritto su It's Psychedelic Baby Magazine che i Vibravoid, con i brani retropsichedelici dal suono moderno Void Vibrato, Minddecision, Bellflight e Microvoid, fanno perdere la testa agli ascoltatori. Ha definito «Journey To the Center Of The Sun» un brano unico e fenomenale.
Nel 2013, in una recensione della nuova edizione di The Politics of Ecstasy, la rivista Slam scrisse a proposito di Phasenvoid: «Si potrebbe pensare a un'overdose di rock psichedelico, ma la musica proposta affascina fin dal primo secondo e rende quasi impossibile saziarsi dei suoi suoni ipnotici».
Alfred Crespo ha descritto l'edizione doppio CD sulla rivista spagnola Ruta 66 come una combinazione di ristampe, nuovi remix e dell'album completo Phasenvoid. Ha accostato lo stile a quello degli Hawkwind, degli Amon Düül e dell'ambiente del krautrock psichedelico, definendo la musica senza tempo.
Jan Schwarzkamp ha definito l'edizione doppio CD su Visions «una bella raccolta di materiale, che offre ai nuovi ascoltatori una panoramica dell'attività svolta finora dalla band».
Nel 2013, sulla rivista Melodie & Rhythmus, Rebekka Mruck ha scritto che «ai Vibravoid viene giustamente attribuito un ruolo di primo piano nella scena underground psichedelica europea».
Sulla rivista italiana Rumore, Claudio Sorge ha descritto la riedizione in doppio CD del 2013, contenente l'album Phasenvoid del 2003, come un viaggio ipnotico nello space rock, definito dallo stesso Sorge «Transpsichedelia».
Il lato Phasenvoid della prima edizione del 2003 contiene i seguenti brani: