Il nome del genere deriva dal greco "poros" (= buco) e "phyllon" (= foglia) e fa riferimento alle lamine fogliari punteggiate di ghiandole.
Il nome scientifico del genere è stato definito dal botanico Jean Étienne Guettard (1715-1786) nella pubblicazione "Histoire de l'Academie Royale des Sciences. Avec les Mémoires de Mathematique & de Physique. Paris" (Hist. Acad. Roy. Sci. Mém. Math. Phys. (Paris, 4°) 1750: 377) del 1754.
Portamento. Le specie di questo genere hanno un habituserbaceo annuale o perenne; in alcuni casi sono presenti densi rami arbustivi, in altri casi sono piante stolonifere. In genere queste piante sono aromatiche.
Fusto. La parte aerea in genere è eretta (i fusti sono strettamente connessi), semplice o ramosa. Altezza media: 10–120cm.
Foglie. Le foglie lungo il caule sono disposte sia in modo alterno che opposto; sono sessili. La lamina ha una forma variabile da intera a ovata o lineare o filiforme con margini crenati o interi. La superficie può essere ricoperta da ghiandole pustolose o pellucide (ghiandole ricoperte da una membrana trasparente), altre volte questi organi sono incorporati nelle foglie.
Infiorescenza. Le sinflorescenze sono formate da alcuni capolini terminali o raccolti in aperte pannocchie; raramente sono raccolti in cime corimbose. Le infiorescenze vere e proprie sono composte da un capolino peduncolato di tipo discoidi con fiori eterogami. I peduncoli talvolta sono fistolosi. I capolini sono formati da un involucro, con forme da cilindriche a campanulate, composto da 5-10 brattee, al cui interno un ricettacolo fa da base ai fiori di due tipi: fiori del raggio (qui assenti) e fiori del disco. Le brattee, subuguali oppure scalate in altezza, libere, con superficie ricoperta da ghiandole di diversi tipi, sono disposte in modo più o meno embricato su una-due serie. Il ricettacolo, con forme da piatte a convesse e punteggiato, è usualmente privo di pagliette ("epaleato"). Involucri: 3–12mm di diametro.
Fiori. I fiori sono tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calice – corolla – androceo – gineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Si distinguono in:
Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame.
Corolla: (solo fiori del disco) la forma è tubulare bruscamente divaricata in alcuni lobi; i lobi, con forme da deltate a lanceolate, sono 5, a volte diseguali; le corolle sono da sparsamente a moderatamente ricoperte di tricomi ghiandolari; le corolle sono gialle, a volte biancastre o verdastre o violacee/brunastre.
Androceo: l'androceo è formato da 5 stami sorretti da filamenti generalmente liberi; gli stami sono connati e formano un manicotto circondante lo stilo. Le antere sono fortemente sclerificate (raramente possono essere prive di sclerite). Le appendici delle antere hanno forme da lanceolate a ovate; possono essere molto ridotte e prive di tricomi ghiandolari. Il polline è sferico con un diametro medio di circa 25-40 micron; è tricolporato (con tre aperture sia di tipo a fessura che tipo isodiametrica o poro) ed è echinato (con punte sporgenti).
Gineceo: l'ovario è inferouniloculare formato da 2 carpelli. Lo stilo è unico e con due stigmi nella parte apicale. Gli stigmi sono lunghi con appendici cilindriche e papillose. Le superfici stigmatiche sono strette o ampie e sempre parallele e mai confluiscono agli apici.
Frutti. I frutti sono degli acheni con pappo. Gli acheni hanno una forma da cilindrica a strettamente fusiforme. La superficie è nera o marrone, da sparsamente a densamente ricoperta di peli. Il carpoforo è ben sviluppato. Il pappo è formato da numerose setole (da 25 a 50) su una-due serie. Gli acheni sono caratteristicamente provvisti di uno strato di fitomelanina, una sostanza organica che garantisce resistenza contro gli attacchi batterici e da parte degli insetti.
Biologia
Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama tramite farfalle diurne e notturne). Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra). Dispersione: i semi (gli acheni) cadendo a terra sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecorica). In questo tipo di piante avviene anche un altro tipo di dispersione: la zoocoria. Infatti gli uncini delle brattee dell'involucro (se presenti) si agganciano ai peli degli animali di passaggio disperdendo così anche su lunghe distanze i semi della pianta. Inoltre per merito del pappo (se presente) il vento può trasportare i semi anche a distanza di alcuni chilometri (disseminazione anemocora).
Distribuzione e habitat
Le specie di questo genere sono distribuite in America.
Tassonomia
La famiglia delle Asteracee (o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000specie distribuite in 1720generi. La famiglia attualmente (2021) è divisa in 16 sottofamiglie; la sottofamiglia Asteroideae è una di queste e rappresenta l'evoluzione più recente di tutta la famiglia.
Filogenesi
Il genere fa parte della sottotribùPectidinae, raggruppamento che la classificazione tradizionale colloca all'interno della tribùHeliantheae e che recenti studi filogenetici attribuiscono alle Tageteae. La sottotribù Pectidinae è caratterizzata da foglie e brattee ricoperte da ghiandole pustolose o pellucide e aromatiche e da ricettacoli privi di pagliette, talvolta con minute scaglie o setole.
Alcune analisi, utilizzando le sequenze del DNA, hanno mostrato che il genere Porophyllum non è un gruppo monofiletico. In altre parole le specie come tradizionalmente sono descritte nel genere non condividono un antenato comune esclusivo. In conseguenza a questo due specie, Porophyllum tridentatum e Porophyllum crassifolium, sono state riconosciute come geneticamente distinte dal resto del genere e sono state trasferite in un nuovo genere chiamato Bajacalia. Il genere di questa voce è strettamente imparentato con i generi Nicolletia e Pectis; questi tre generi insieme formano un clade. Composti chimici simili tra Porophyllum e Pectis (come monoterpeni) supporta parzialmente la loro affinità.
↑(EN) Arun K. Pandey e M.R. Dhakal, Phytomelanin in compositae, in Current Science, vol.80, n.8, aprile 2001, pp.933-940. URL consultato il 27 settembre 2026 (archiviato il 1º febbraio 2026).
↑(EN) Accepted genera of Asteraceae, su Plants of the World Online, Royal Botanic Gardens, Kew. URL consultato il 07/03/2026.
Walter S. Judd, Christopher S. Campbell, Elizabeth A. Kellogg, Peter F. Stevens e Michael J. Donoghue, Botanica sistematica. Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN978-88-299-1824-9.