Porta di Terra

Porta di Terra
Mura di Crotone
La Porta di Terra e le mura di Crotone in un'incisione di Salvatore Puglia del 1843.
Ubicazione
StatoRegno di Napoli (bandiera) Regno di Napoli
Due Sicilie (bandiera) Regno delle Due Sicilie
Italia (bandiera) Regno d'Italia
Stato attualeItalia (bandiera) Italia
Regione  Calabria
Città Crotone
Coordinate39°04′51.42″N 17°07′40.08″E
Mappa di localizzazione: Italia
Porta di Terra
Informazioni generali
TipoPorta cittadina
StileFortificazione alla moderna
CostruzioneXVI secolo-metà del XVII secolo
Demolizione1867
Condizione attualedemolita
Informazioni militari
UtilizzatoreRegno di Napoli (bandiera) Regno di Napoli
Due Sicilie (bandiera) Regno delle Due Sicilie
Italia (bandiera) Regno d'Italia
Funzione strategicaprincipale accesso terrestre alla città fortificata
Azioni di guerraInsurrezione calabrese: assedio di Cotrone del 1807
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

La Porta di Terra, indicata nelle fonti anche come Porta Maggiore, fu la principale porta cittadina delle mura di Crotone rivolta verso l'entroterra. Aperta nella cortina compresa fra il bastione Toledo e il bastione Marchese, costituì per oltre due secoli il principale accesso terrestre alla città fortificata, mettendo in comunicazione il nucleo urbano con la campagna circostante.

Prevista nell'ambito della rifortificazione vicereale avviata nel XVI secolo, la nuova porta sostituì gradualmente un precedente ingresso situato più all'interno dell'abitato e raggiunse il suo assetto definitivo entro la metà del XVII secolo; rimase in funzione fino al 1867, quando venne demolita insieme a una porzione della cortina e alle strutture del ponte d'accesso. L'intervento, maturato nel più ampio processo di dismissione delle fortificazioni, favorì l'espansione della città oltre l'antico perimetro murario e la successiva sistemazione urbanistica dell'area del colonnato e di Piazza Pitagora.

Storia

L'accesso medievale e il progetto della nuova porta

Prima della realizzazione della Porta di Terra seicentesca, il principale ingresso alla città si trovava in prossimità dell'attuale piazza Duomo: la documentazione del 1516-1517 lo indica come «porta dela piacza» e «porta grandi dela cita», mentre nelle sue vicinanze sorgeva una torre sulla quale era collocato l'orologio pubblico. Nel maggio 1517 sulla porta furono inoltre dipinte le armi reali, nell'ambito dei lavori di riparazione delle fortificazioni eseguiti in seguito al rinnovato pericolo di incursioni ottomane.

Con l'avvio della grande rifortificazione vicereale promossa dal viceré Pedro de Toledo, l'intero settore difensivo fu progressivamente trasformato; fra il 1549 e il 1554 sono infatti documentati interventi sulle vecchie mura e sulla contromuraglia, nonché lavori al terrapieno e agli ambienti destinati al corpo di guardia.

Quando, nel 1573, l'ingegnere militare Ambrogio Attendolo compì il proprio sopralluogo alle fortificazioni crotonesi, il nuovo ingresso previsto nell'ambito del sistema di fortificazione alla moderna risultava ancora soltanto iniziato. La porta era stata collocata al centro della cortina rivolta verso la campagna, ma il precedente varco continuava a svolgere la funzione di principale accesso urbano e risulta ancora utilizzato nel 1591.

La costruzione della Porta Maggiore

La realizzazione del nuovo accesso proseguì nei primi decenni del XVII secolo, durante il governo di Diego de Ayala e con l'intervento dell'ingegnere Giovanni Rinaldini. I lavori interessarono non soltanto la porta, ma anche il ponte e il corpo di guardia: nel 1613 è documentata la costruzione di opere di fondazione e di un pilastro, mentre ancora nel 1626 l'ingresso non risultava completato.

Entro la metà del secolo la nuova Porta Maggiore era tuttavia entrata stabilmente in funzione e il suo controllo dipendeva dalle autorità militari, alle quali venivano consegnate le chiavi dell'accesso; durante le ore notturne la struttura era sottoposta a sorveglianza. Il sistema difensivo comprendeva inoltre cancelli esterni e un ponte levatoio, sottoposto nel corso del Seicento a ripetuti interventi di manutenzione, fra i quali sono documentati quelli del 1662 e del 1677.

Nel XVIII secolo l'assetto dell'area cominciò gradualmente a mutare: lungo le fortificazioni e presso il terrapieno della porta sorsero infatti botteghe e abitazioni, che finirono per occupare parte degli spazi originariamente connessi alla funzione militare dell'accesso.

L'Ottocento

All'inizio del XIX secolo il ponte levatoio presentava ormai condizioni tali da richiedere un intervento sostanziale; nel 1803, constatato il forte deterioramento della struttura, ne fu pertanto decisa la ricostruzione integrale, recuperando parte degli elementi metallici appartenuti al precedente meccanismo.

Pochi anni più tardi, durante l'assedio di Crotone del luglio 1807, inserito nel contesto dell'insurrezione calabrese, la Porta di Terra e il relativo ponte furono sbarrati mediante barricate di pietre e recipienti colmi di terra. Il settore venne sottoposto al tiro delle batterie francesi, al quale rispose l'artiglieria disposta sulla porta e sui bastioni adiacenti.

Nel corso dell'Ottocento, con il progressivo venir meno delle esigenze difensive che avevano determinato la costruzione della cinta, le fortificazioni persero gran parte della loro funzione originaria; il processo culminò nel 1865 con l'abolizione delle servitù militari. Le mura, ormai percepite come un impedimento sia all'espansione dell'abitato sia al miglioramento delle condizioni igieniche del centro urbano, furono quindi interessate da interventi di dismissione, alienazione e parziale demolizione.

La demolizione del 1867

Nell'estate del 1867 l'amministrazione comunale decise di eliminare la Porta di Terra insieme a una parte della cortina adiacente. Il 10 agosto Raffaele Lucente, allora assessore con funzioni di sindaco, dispose l'intervento mediante un'ordinanza motivata da ragioni di sicurezza e igiene pubblica; quattro giorni più tardi, il 14 agosto, il provvedimento fu ratificato dalla Giunta comunale. Fra le ragioni addotte dall'amministrazione figuravano il rischio di epidemie, la limitata circolazione dell'aria nel centro abitato racchiuso dalle alte mura e l'impossibilità di un'ulteriore espansione edilizia all'interno della cinta; a queste si aggiungeva la ristrettezza del varco, largo alla metà dell'Ottocento circa due metri e utilizzato contemporaneamente da pedoni, carri e altri veicoli.

Il progetto di demolizione e risistemazione dell'area, redatto dal capo d'arte Giuseppe Russo, coinvolse la porzione di cortina compresa fra il bastione dell'Immacolata, corrispondente al bastione Toledo, e quello di San Francesco, identificato con il bastione Marchese; furono inoltre interessati il corpo di guardia, alcuni ambienti addossati alle mura, l'arco comunale, il ponte ligneo e le strutture murarie attraverso le quali avveniva l'accesso alla città.

La trasformazione non si limitò all'abbattimento delle opere militari: il terreno esterno alla porta venne abbassato e parte dei materiali ottenuti dalla demolizione fu impiegata per colmare il fossato; il progetto prevedeva inoltre portici, botteghe, due piccole aree destinate al mercato e pozzi pubblici, inserendo così l'intervento in una più ampia riorganizzazione urbanistica dell'area. La scomparsa della Porta di Terra contribuì pertanto all'apertura del centro storico verso l'espansione urbana esterna alla cinta e alla formazione dell'assetto che avrebbe successivamente caratterizzato la zona di piazza Pitagora.

Struttura

La Porta di Terra si apriva nella cortina occidentale delle fortificazioni, rivolta verso la campagna e compresa fra i bastioni Toledo e Marchese. Sul lato interno comunicava con il nucleo urbano e con l'area dell'attuale piazza Duomo; verso l'esterno, invece, il superamento del fossato era assicurato da un sistema formato da un ponte in muratura e da un tratto mobile in legno con funzione di ponte levatoio.

La documentazione ottocentesca descrive il ponte fisso come una struttura sostenuta da quattro pilastri e articolata in altrettante arcate, alla quale faceva seguito il ponte ligneo mobile; alla porta erano inoltre addossati il corpo di guardia e altri ambienti destinati a funzioni militari e fiscali. Alla vigilia della demolizione il varco d'ingresso misurava circa due metri di larghezza, caratteristica che la stessa amministrazione comunale indicò fra le cause dei problemi di sicurezza e circolazione posti alla base dell'intervento del 1867.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 Pino Rende, La porta «nova» di Crotone detta «di Terra» (sec. XVII-XIX), su Archivio Storico Crotone. URL consultato il 19 agosto 2026.
  2. 1 2 3 4 Bruno Mussari, «Una barriera allo incremento e alla salubrità del paese»: le mura di Crotone tra dismissioni e sviluppo urbano, in Storia urbana, n. 136, 2012, pp. 165-195, DOI:10.3280/SU2012-136006. URL consultato il 19 agosto 2026.
  3. 1 2 3 4 5 6 7 8 Tommaso Tedesco, Alle origini dei «porticati». Dalla piazzetta mancata al «project financing» tra Lucente ed i privati, in Il Crotonese, n. 27, 9 aprile 2024, 8-9. URL consultato il 19 agosto 2026.

Bibliografia

Voci correlate