Il Casato di Paternò è una famiglia principesca siciliana, tra le più importanti e antiche dell'aristocrazia italiana. Fondata nel XI secolo, è una delle quattro famiglie siciliane con più di mille anni di storia. La famiglia Paternò ha anche una particolare ascendenza, originando da tre case sovrane e reali. Per via maschile, e secondo la tradizione (deducibile ma non verificabile), è un ramo cadetto dalla casa sovrana di Barcellona (divenuti anche Re d'Aragona). Per via femminile invece, proviene dagli Altavilla (Re di Sicilia) e dai Provenza (Re d'Italia, Imperatori del Sacro Romano Impero e discendenti, a loro volta, dai Carolingi, un tempo Re dei Franchi). Queste ascendenze permettono ai Paternò di risalire fino a prima dell'VIII secolo.
Il casato dei Paternò ha dato viceré, presidenti del Regno, strategoti di Messina (la seconda carica del Regno di Sicilia), vicari generali del Regno, innumerevoli senatori e ambasciatori a re e pontefici, Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, rilevanti mecenati (vedi Museo Biscari), importanti uomini politici e cavalieri che hanno combattuto su molti campi di battaglia storici (per esempio Aquisgrana, Tunisi, Fiandre, Malta, Sicilia, Napoli, Lepanto ecc.).
Nella loro storia, i Paternò hanno posseduto più di 170 feudi principali (fra principati, ducati, baronie, ecc.) con il privilegio del mero e del misto imperio su quarantotto di questi e, nella Mastra Nobile di Catania (indirettamente organo governativo della città), essa era iscritta come la famiglia più antica, al punto da poterne escludere chiunque non le fosse gradita. Inoltre, in Spagna, i Paternò godettero anche del significativo privilegio di non potere essere mai sottoposti a prigionia o pena, se non per oltraggio a Dio e tradimento del Re. Alla fine del feudalesimo nel XIX secolo, la famiglia aveva conservato la proprietà di "80.000 ettari di territorio" e il diritto a "cinque seggi ereditari nel Parlamento Siciliano", di più cioè di qualunque altra famiglia del Regno, sia di Napoli sia di Sicilia. Essa possedeva inoltre «undici fra città e terre in vassallaggio, con circa 20.000 sudditi, ventisei feudi con il mero e misto imperio ed un’infinità di feudi piani e beni allodiali di ogni sorta, come tenute, ville, palazzi».
I suoi membri sono anche stati insigniti di molti simboli importanti dell'antica cavalleria come Cavalieri del Cingolo Militare (fondato dal gran conte Ruggero), Cavalieri dello Speron d'Oro, Cavalieri dell’Ordine di San Giacomo della Spada, Cavalieri dell'Insigne e reale ordine di San Gennaro, Cavalieri d'Alcántara, e Cavalieri dell'Ordine Costantiniano di San Giorgio. I Paternò sono stati anche decorati con il collare dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata e, in quanto più volte pretori di Palermo, sono stati anche grandi di Spagna per carica. All'inizio del XV secolo, sono entrati a far parte del Sovrano Militare Ordine di Malta, a cui hanno dato un luogotenente di gran maestro, un gran cancelliere, tre Gran Priori e un gran numero di cavalieri e dame.

Alla famiglia appartiene o è appartenuta una serie di dimore storiche (tra cui Palazzo Paternò Castello di Biscari, Palazzo Paternò Castello di San Giuliano, Palazzo Paternò di Manganelli, Palazzo Paternò del Toscano, Palazzo Paternò di Montecupo e San Nicola, Palazzo Asmundo Paternò di Sessa, Castello dei Biscari, Villa Paternò di Spedalotto, eccetera) situate prevalentemente fra Catania, Palermo, Caserta e Napoli.
Inoltre, la famiglia, che inspirò fra l’altro il grande libro di De Roberto, “I Viceré”, lasciò anche un tangibile segno del suo senso cristiano. Fanno testimonianza sia le numerose volte in cui la famiglia Paternò sfamò, a sue spese, tutta o gran parte della città di Catania durante le carestie, sia i sei conventi e cinque orfanotrofi che furono fondati nel corso del tempo dai membri di questa casa e che, in parte, ancora sussistono.
I Paternò, a partire dal 1300, si sono divisi in più di venticinque diverse linee (avendo ognuna di esse titoli principati, ducati, marchesati ecc) e, ad oggi, ne sopravvivono undici:

Dai numerosi documenti storici che la riguardano, dalle varie Genealogie, dai numerosi studi e dalle varie opere enciclopediche, si sa che il capostipite dei Paternò era Roberto, Conte d’Embrun (1040 circa - 1100 circa) e, di lui, si ha anche traccia nel Rollo della Confraternita dei Nobili di Sicilia che Roberto stesso eresse e dove egli è nominato fra i primi (come risulta in una scrittura conservata dal canonico e cronista regio Antonino Amico).
Roberto è considerato membro della Casa Sovrana dei Conti di Barcellona per tre ragioni principali:

Presumendo giusto il legame tra la famiglia con i Barcellona-Provenza, i Paternò originerebbero anche dalla stirpe Reale dei Carolingi, re dei Franchi, che confluirono nella Casa di Provenza tramite due matrimoni.
In ogni caso, Roberto d'Embrun scese in Sicilia per partecipare alla conquista normanna dell'isola condotta da Ruggero I d'Altavilla intorno al 1060 e, lì, si distinse in particolare nella conquista della città di Paternò (intorno al 1063), tanto che ne ottenne la signoria feudale e ne prese il nome. E così di fatti ricorda l’Enciclopedia Treccani, il «… provenzale Roberto Conte d’Embrun, della casa sovrana di Barcellona e di Provenza, (…) per aver espugnato il castello di Paternò, ne ottenne la signoria feudale e ne prese il nome». Secondo un'altra, e più condivisibili tesi, invece, non fu Roberto d'Embrun ad assumere il cognome di Paternò, ma fu suo figlio Costantino I (già divenuto Conte di Buccheri), che (presumibilmente) sposò Maria, Contessa di Paternò. Maria era figlia di Flandina d'Altavilla e Ugone di Circea e nipote del Gran Conte Ruggero. Costantino I, quindi, essendosi oramai trapiantato in Sicilia ed avendo contratto questo importante matrimonio, avrebbe cognomizzato il predicato di sua moglie (ma mantenuto lo stemma del suo Casato di Barcellona), dando vita alla casa Paternò ("de Paternione").
Il fatto di mantenere lo stemma del casato paterno, ma cognomizzare il predicato materno accadde anche in Casa dei conti di Barcellona, quando i discendenti del Conte di Barcellona Raimondo Berengario IV (Casa Barcellona) e della Regina d'Aragona Petronilla (ultima della Casa Jiménez), assunsero il predicato materno d'Aragona (da cui i Sovrani d'Aragona), ma conservarono lo stemma di Barcellona della linea maschile. E ugualmente sarebbe accaduto ai Paternò. Da questo matrimonio con Maria, la famiglia Paternò acquisì un'altra ascendenza reale, quella della casa sovrana d'Altavilla, che si fortificò nel secolo successivo.
A Roberto d'Embrun successe Gualterio e Costantino I. Il primo fu Arcivescovo di Palermo dal 1113, mentre da Costantino I si ha Roberto II e, a questi, Costantino II Paternò († 1168), signore di Buccheri, conte di Butera e Martana. Costantino II sposò Matilde dell'Aquila, Drengot ed Altavilla, contessa di Avenel, pronipote di Ruggero II d'Altavilla e nipote di Rainulfo di Alife Drengot (che sposò un'altra figlia del Gran Conte Ruggero e quindi sorella di Flandina d'Altavilla). Questo matrimonio rafforzò il legame tra la casa sovrana degli Altavilla e i Paternò e, di fatti, lo stemma dei Paternò, fu posto, per ordine dello stesso Conte Ruggero, accanto a quello dei re Normanni ed a quello della città di Catania, sull’architrave del Duomo di Catania che lo stesso Ruggero cominciò a edificare nel 1091. Già nell'XI secolo, i Paternò ebbero i titoli di conte di Buccheri, conte di Butera e conte di Martana, contee così importanti e vaste che “a quei tempi venivano concesse soltanto a personaggi di sangue reale…”
Tuttavia, se i Paternò ebbero onori e gloria sotto i Normanni, attraversarono un periodo più buio sotto gli Svevi, che perseguitarono brutalmente i superstiti rappresentanti della casa normanna ed osteggiarono tutte le famiglie che con essa avevano avuto stretti rapporti. Difatti, alcuni Paternò vissero in esilio. Il contesto cambiò solo leggermente sotto il regno angioino.
Sotto gli Aragona (1282-1516) e con il successivo lungo periodo vicereale spagnolo (1516-1713) sotto il Regno degli Asburgo, il quadro cambiò notevolmente. Durante quei secoli, i Paternò furono dotati dai re aragonesi, loro cugini lontani di sangue, di molti grandi e popolati feudi ed onori, rapidamente ascendendo a grande autorità del Regno di Sicilia. Difatti, tra il XII ed il XVI secolo furono insigniti di circa sessanta baronie, fra le quali si ricordano quelle di Pettineo (titolo creato nel 1170, il più antico del Regno di Sicilia); nonché quelle del Burgio (1292), delle Saline (1292), di Regiovanni (1296), del Pantano di Catania (1340), della Nicchiara (1392), di Mirabella Imbaccari (1422), di Graneri (1453), di Sparacogna (1478), di Aragona (1479), di Spedalotto (1490), di Raddusa (1503), di Destra (1503), ecc.
Nel 1292, Cipresso della Casa Paternò seguì il Re Giacomo in Aragona, fondando un ramo spagnolo (conosciuto come Paternoy) influente fino alla sua estinsione nel XVII secolo. Tra i suoi esponenti più importanti vi furono Scimenez, Viceré di Minorca, Sancho, protagonista nella battaglia di San Miguel (1357) durante la Guerra dei due Pietri, e Cypres che contribuì alla conquista di Deca (1429). Gonzales nel 1502 presto giuramento alla Regina Giovanna (madre di Carlo V) e, successivamente, sposò Isabella d’Aragona, figlia di Alonso VII, Conte di Ribagorza (e pronipote del Re Giovanni II), consolidando il legame di sangue tra la famiglia e gli Aragona. Il Re Ferdinando I di Napoli il 28 novembre del 1492 scrisse anche una lettera indirizzata a Maria de Paternoy ed era in essa chiamata “Magnifica mulier nobis dilecta”, invitando il suo figliolo a “venire a stare in casa nostra in la quale potite essere certa sarà ben visto et tractato”. I Paternò di Spagna ottennero privilegi unici, incluso l’immunità dalla prigionia, salvo per offese a Dio o al Re.
La casa Paternò, comunque, fa tutt'uno con la storia di Catania, del cui governo si impadronì a partire dal periodo aragonese e in favore della quale ottenne numerosi privilegi reali come quello del Buxolo nel XV secolo, grazie a Benedetto Paternò, II barone della Floresta. Questo privilegio dava al governo di Catania (e non al re) l'autonomia amministrativa del potere. In particolare, per accedere alle cariche più importanti del governo catanese (quella di patrizio, capitano giustiziere, senatore ed ambasciatore) bisognava essere iscritti alla Mastra Nobile, che era l'Istituzione alla quale apparteneva l'antica aristocrazia catanese nella quale non solo i Paternò erano iscritti come la famiglia più antica, ma nella quale dominavano al punto da “farne escludere chiunque ad essi non piacesse e da impedire a chiunque di potere far parte dei nobili e del Governo della città di Catania senza il loro consenso”. Tanto è che ogni anno, e per tutti e quattro i secoli durante i quali detta Mastra operò, vi fu almeno un membro della Casa Paternò (e spesso più di uno contemporaneamente) ad occupare una delle suddette quattro alte cariche.
Come ricorda lo storico inglese Denis Mack Smith
Agli inizi del XV secolo la parte siciliana della famiglia si divise in tre rami principali, con i tre fratelli:
Inoltre, in questi secoli, i membri di questa Casa occuparono tutti i più importanti ruoli che davano potere su tutto il regno. Furono più volte e con più loro esponenti, presidente del regno, e a volte con funzioni vicereali, furono strategoti di Messina (la seconda carica del Regno); mastro giustiziere, gran camerario, vicario generale del Regno, giudici della Gran Corte, ecc. Numerosi di loro furono, nel campo ecclesiastico, vescovi, arcivescovi e cardinali.
Nel XVII secolo la linea Biscari che discese da Gualtiero, Barone di Imbaccari, e le linee che a loro volta gemmarono dalla linea Biscari assunsero il cognome di Paternò Castello in seguito al matrimonio fra un membro della casa Biscari con l'ultima erede della Casata dei Castello. Nel 1633 i Paternò furono la prima famiglia catanese ad ottenere il titolo di principe, quello di principe di Biscari, e tra le prime in Sicilia. I Paternò ottennero anche molti altri titoli nobiliari come i principi di Sperlinga dei Manganelli, Principi di Valsavoia, Principi di Presicce, Principi d'Emmanuel, Principi di Montevago, Duchi di Carcaci, Duchi di Roccaromana, Duchi di San Nicola, Duchi di Pozzomauro ecc. I Paternò furono anche pari del Regno di Sicilia.
La famiglia giunse a possedere, agli inizi del Seicento, 48 diversi feudi con mero e misto imperio e nel corso della sua storia ottenne più di 170 feudi principali.
Tra il XVIII secolo e la prima metà del XIX cambiarono i paradigmi intellettuali, il potere feudale scomparve e le forme di ricchezza mutarono e i Paternò, spesso crearono industrie, bonificarono estesi territorio, fondarono nuove cittadine e si distinsero nel campo intellettuale. L’Enciclopedia Treccani riporta infatti:
Al momento dell'abolizione della feudalità, nel 1812, la famiglia possedeva 80 000 ettari di territorio e cinque seggi ereditari al Parlamento, di più cioè di qualunque altra casa aristocratica di Napoli o di Sicilia. Essa possedeva inoltre undici fra città e terre in vassallaggio con circa 20.000 sudditi, ventisei feudi con mero e misto imperio ecc.

Dopo la caduta del feudalesimo i Paternò hanno continuato a partecipare attivamente nella vita pubblica, intellettuale e politica dell'Italia. Per esempio nel XIX secolo, Giuseppe di Spedalotto fu prima Ministro della Guerra e della Marina di Sicilia con i Borboni, e fu poi Senatore del Regno Unito e infine Aiutante di Campo del Re Vittorio Emanuele II. Antonino I marchese del Toscano, invece fu Sindaco di Catania, e poi gentiluomo di Camera con Esercizio del Re d'Italia. Egli inoltre completò il magnifico Palazzo del Toscano. Nel XX Secolo, Antonino VIII marchese di San Giuliano, personaggio di rilevanza (anche europea) essendo stato sindaco di Catania, deputato, sottosegretario di Stato, ambasciatore a Londra (dove ricevette anche una laurea honoris causa dall’Università di Oxford) e Parigi, e quindi senatore del Regno e infine ministro delle Poste, ministro degli Esteri.
Nel 1987 Silvia Paternò di Spedalotto (nata 1953) ha sposato il principe Amedeo di Savoia-Aosta, duca d'Aosta e capo di uno dei rami di Casa Savoia, uno dei due pretendenti al trono d'Italia.
I Paternò hanno legami di sangue con molte famiglie storiche e, come citato dallo storico italiano Filadelfo Mugnos, "più facil cosa sarebbe notare alcuna Famiglia delle Principali di Sicilia, con le quali [i Paternò] non habbiano cognitione esservi apparentata, che raccontare tutte le casate che possano confessare haver dato, e ricevuto, uno o più quarti della famiglia Paternò".
Inoltre, molti membri di questa famiglia, discendono, a loro volta, da diverse case reali per via matrimoniale femminile.


XVIII secolo

Paternò di Embrun, di Buccheri, di Butera, di Martana, della Floresta ecc est. 1483 | ||||||||||||||||||||
Ramo Paternoy (linea spagnola) est. XVII sec. | Paternò della Terza Dogana est. 1603 | Paternò del Pantano Salso est. 1541 | Paternò del Burgio, di Imbaccari (confluito in Biscari) | |||||||||||||||||
Paternò delli Manganelli est. XVII sec. | Paternò di Sperlinga dei Manganelli est. 1973 | Paternò di Roccaromana e del Toscano | Paternò Castello di Biscari | P. di S. Alessio (est. 1920); P. di Oxina (est. 1559); P. della Porta di Jaci (est. XVII sec.); P. di Ramione (est. XVII sec.); P. del Vallone (est. XVIII sec.) | Paternò di Raddusa | Paternò di San Nicola e di Montecupo | ||||||||||||||
Amico Paternò del Grado | Paternò di Furnari e di San Cono est. 1909 | Asmundo Paternò di Sessa | Paternò Castello di Carcaci | Paternò Castello di Bicocca | Paternò Castello di San Giuliano | Moncada Paternò Castello di Valsavoia | Paternò Ventimiglia di Spedalotto | Paternò di Xiurca, di Piraino e di Canali est. XVII sec. | ||||||||||||
Duchi Paternò Castello est. XX sec. | ||||||||||||||||||||
| Roberto d'Embrun *1040ca. †1100 ca. | |||||||||||||||||||||
| Costantino | |||||||||||||||||||||
| Roberto †1134 ca. | |||||||||||||||||||||
| Costantino †1168 | |||||||||||||||||||||
| Simone †1197 ca. | |||||||||||||||||||||
| Federico | |||||||||||||||||||||
| Cipresso | Gualtiero | ||||||||||||||||||||
Ramo Paternoy, Viceré di Minorca (est. XVII secolo) | Benedetto †1344 | ||||||||||||||||||||
| Nicola | |||||||||||||||||||||
| Giovanni | |||||||||||||||||||||
| Nicola †1428 | Benedetto | Gualtiero *1381 †1432 | |||||||||||||||||||
| Benedetto | Antonio | Ramo dei Baroni del Pantano Salso (est. 1541) | Francesco *1412 †1471 | Berardo | |||||||||||||||||
Ramo dei Conti d'Embrun, Baroni della Floresta, Conti di Butera, Conti di Martana ecc. (est. 1483) | Giovanni | Pietro †1494 | Gualtiero *1479 †1519 | Ramo dei Principi di Presicce, Principi di Cerenzia, Duchi di San Nicola, Duchi di Pozzomauro, Marchesi Paternò, Marchesi di Casanova, Conti di Montecupo, Patrizi di Benevento, Patrizi di Sorrento, Patrizi di Amalfi, Patrizi di Catania e Patrizi di Crotone | |||||||||||||||||
| Alfonso | Aloisio | Angelo Francesco | Giovanni Francesco †1532 ca. | ||||||||||||||||||
Ramo dei Baroni della Terza Dogana (est. 1603) | Francesco †1583 | Pietro | Brandano †1537 | ||||||||||||||||||
| Alvaro †1584 | Giovanni | Angelo Francesco | Giovanni Battista †1549 | ||||||||||||||||||
Ramo dei Principi di Sperlinga dei Manganelli, Principi Paternò, Duchi di Palazzo, Baroni di Manganelli (est. 1973) | Jacopo †1636 | Vincenzo †1639 | Orazio †1614 | Giovanni Francesco *1544 †1574 | |||||||||||||||||
| Vincenzo Giovanni | Alfonso | Pietro *1612 †1636 | Agatino *1595 †1636 | Antonio *1599 †1659 | Giuseppe Maria †1623 | ||||||||||||||||
Ramo dei Duchi di Roccaromana, Marchesi del Toscano, Marchesi Paternò | Ramo dei Conti del Grado | Bernardo Vincenzo †1682 | Vincenzo *1630 †1675 | Giacinto *1645 †1693 | Orazio *1625 †1693 | Tommaso | Giacinto Maria *1597 †1653 | ||||||||||||||
| Giovanni Battista †1734 | Ramo dei Principi di Biscari, Pari del Regno, Regio Consanguineo, Principi Paternò Castello, Baroni di Imbaccari, Baroni di Mirabella, Baroni d’Aragona, Baroni di Cuba e Sparacogna, Baroni di Baldi, Baroni di Sciortavilla | Vincenzo *1681 †1767 | Ramo dei Marchesi di San Giuliano, Marchesi di Capizzi, Baroni di Pollicarini | Ramo dei Principi di Valsavoia, Baroni d’Armiggi, Baroni del Cugno Mezzano | Giuseppe Maria *1616 †1643 | Vincenzo *1623 †1678 | |||||||||||||||
| Vincenzo Benedetto †1752 | Giuseppe | Mario Concetto *1700 †1781 | Michelangelo Melchiorre | Ramo dei Baroni di Imbaccari (est. 1725; feudo tornato ai Biscari) | Francesco Maria *1648 †1716 | ||||||||||||||||
Ramo dei Duchi di Furnari e Baroni di San Cono (est. 1909) | Ramo dei Marchesi di Sessa, Marchesi Asmundo Paternò, Marchesi Paternò, Baroni di Villasmundo, Baroni di Collabascia | Ramo dei Duchi di Carcaci, Pari del Regno, Baroni di Placa e Bajana | Ramo dei Baroni di Bicocca | Vincenzo Maria †1749 | |||||||||||||||||
| Francesco Maria *1694 †1765 | |||||||||||||||||||||
| Vincenzo Maria †1808 | Onofrio Emanuele †1801 | ||||||||||||||||||||
Ramo dei Marchesi di Manchi di Bilici, Pari del Regno, Marchesi Paternò, Baroni di Raddusa | Ramo dei Marchesi di Spedalotto, Marchesi di Regiovanni, Conti di Prades, Baroni di Pettineo e Pari del Regno, Baroni di Alzacuda, Baroni di Gallitano, Baroni di Culcasi | ||||||||||||||||||||
Alla famiglia appartengono o sono appartenuti una serie di dimore storiche prevalentemente situate fra Catania, Palermo, Caserta e Napoli. Queste includono:
Palazzi
Castelli
Ville
Inoltre, alcune delle dimore della famiglia si sono perse o distrutte negli anni, come per esempio il Palazzo costruito sul Foro Lunare a Catania da Giovanni Paternò, II barone del Pantano Salso, I barone della Nicchiara, IV barone del Burgio, I barone del Murgo e distrutto nel 1693 dal terremoto. D Guglielmini narra che questo palazzo era tutto “intagliato a statue e fogliami" e, dalle sue mura, “pendevano arazzi di Francia e stoffe seriche, le sue camere adunavano mobilio prezioso, la sua mensa era arricchita di vasellame d’argento e d’oro […] la sala delle armi conteneva corazze, giachi e cimieri di squisita fattura”. Un'altra esempio fu la Villa Scabrosa, eretta da Ignazio Paternò Castello, Principe di Biscari a inizio del XVIII secolo. La villa includeva un giardino e un lago artificiale circondato da alberi di ogni genere e diventò, ben presto, un simbolo di riscossa per la città di Catania dopo l'eruzione vulcanica del 1669.
La data tra parentesi è quella dell’investitura reale ed indica l’anzianità del titolo che alcunevolte rappresenta, più che il grado, la rilevanza di una famiglia. Questo perché in alcuni stati, come nel Regno di Sicilia, non vi furono titoli ducali o principeschi fino al 1576. La famiglia Paternò fu la prima famiglia catanese ad essere insignita del titolo di principe (Principe di Biscari, Regio Consanguineo e Pari del Regno) nel 1633.
Secolo XI
Secolo XII
Secolo XIII
Secolo XIV
Secolo XV
Secolo XVI
Secolo XVII
Secolo XVIII
Secolo XIX
Secolo XX
Blasonatura: campo d'oro, ai quattro pali di rosso e la banda d'azzurro, attraversante sul tutto.
Cimiero: Corona di principe. Il ramo dei principi di Biscari hanno il privilegio reale di apporre nella loro corona principesca quattro spighe di grano.
Manto: Manto di principe.
L'arma dei Paternò subisce piccole varianti a seconda della linea di appartenenza:
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