| Prossenicco frazione | |
|---|---|
| (IT) Prossenicco (SL) Prosnid | |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Taipana |
| Territorio | |
| Coordinate | 46°13′31″N 13°24′13″E |
| Altitudine | 552 m s.l.m. |
| Abitanti | 35 (9-10-2011) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 33040 |
| Prefisso | 0432 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Cod. catastale | G736 |
| Nome abitanti | (IT) Prossenicchesi (SL) Prosnijani (dialetto tersko) Prosnijeni |
| Patrono | San Leonardo |
| Giorno festivo | 6 novembre |
| Cartografia | |
Prossenicco (in dialetto tersko e in sloveno Prosnid, in friulano Prossenic) è una frazione di 14 abitanti del comune di Taipana, nell'area orientale della provincia di Udine corrispondente alla Slavia friulana (Benečija). Popolarmente, prende anche la denominazione "Il paese dell'orso".
Situata in prossimità del confine italo-sloveno, la località di Prossenicco, 552 metri di altitudine media (538/576m), si sviluppa a mezza costa del monte Ostra Cras (Ostri Kras, 747m), sulla sinistra orografica della valle del torrente Lerada (Legrada), nell'alto bacino del fiume Natisone. Il territorio montano su cui sorge appartiene alle Prealpi Giulie Meridionali, gruppo del Mia-Joanaz (STS. 34.II.B secondo la suddivisione SOIUSA delle Alpi).
Da tre lati l'orizzonte di Prossenicco è circondato da un anfiteatro di poggi e monti così distribuiti: ad ovest il monte Coreda (Koreda, 890m), il monte Spich (Špik, 929m) ed il monte Jauar (1005m); a sud il monte Joanaz (Ivanac, 1167m), il monte Vogu (Voge, 1124m) ed il monte Lubia (Ljubija, 1063m), sulle cui pendici sorge la dirimpettaia località slovena di Robedischis (Robidišče); ad est il monte Mia (Mija, 1241m) ed il monte Nero (Krn) con la sua catena (2244m); a nord-est la Cima Crassi (Krasij Vrh, 1773m) ed il monte Stol (1673m), sulle cui estreme propaggini meridionali sorge l'abitato sloveno di Longo (Logje).
Idrograficamente il territorio di Prossenicco appartiene al bacino imbrifero del fiume Isonzo tramite il sottobacino del Natisone, che nasce nei pressi della località dalla confluenza del Rio Nero con il Rio Bianco.
Tettonica e Geologia
Il paesaggio orografico del territorio di Prossenicco è determinato dall'interferenza tra l'orogenesi sudalpina orientale, con sviluppo E-W (come il monte Lubia ed il monte Mia), e la più antica orogenesi dinarica, con sviluppo NW-SE (come il gruppo delle Zuffine ed il monte Joanaz). Le spinte tettoniche in tale area hanno creato la cosiddetta linea di sovrascorrimento periadriatico (linea di Barcis-Starasella), una faglia inversa con piano immerso verso nord che determina il sovrascorrimento della dolomia principale triassica sulla spessa base di flysch eocenico. A sud di tale linea si trova la zona degli ellissoidi, dossi montani ben distinti, che il Marinelli definì altipiani submontani. Questi costituiscono un'estesa sinclinale in cui a ponente prevale il flysch di Grivo' con sovrapposizione di banchi carbonatici a torbiditi (monte Joanaz) mentre a levante (monte Lubia e Mia) prevale la dolomia principale ed il calcare di Dachstein. Nelle aree a prevalenza carbonatica è diffuso il fenomeno carsico con doline, pozzi e grotte, di modesto sviluppo.
Durante la glaciazione würmiana l'alto bacino del Natisone era occupato da un ramo del ghiacciaio dell'Isonzo, attraverso il passo di Starasella. Le morene glaciali, disposte tra Prossenicco, Longo e Bergogna, ed i depositi argillosi a valle del paese sono testimonianza della sua presenza. Spesso i sedimenti argillosi e torbiditici vengono interessati da movimenti franosi, generalmente a colata.

Prossenicco ha un clima prealpino-continentale influenzato dalla particolare posizione geografica. Si trova infatti al centro dell'ampia conca formata dall'alto corso del Natisone, riparata a W, S ed E da rilievi di circa 1000-1200 metri che ostacolano, ma non impediscono del tutto, l'effetto mitigatore dell'Adriatico; all'opposto da NE risente di masse d'aria più fredda. Da un punto di vista termico gli inverni sono rigidi e moderatamente nevosi e le estati non troppo calde con frequenti temporali. La notevole piovosità, circa 2500mm annui, è dovuta allo sbarramento delle Prealpi Giulie nei confronti degli umidi venti meridionali, soprattutto di libeccio. L'effetto conca, trattenendo l'aria fredda negli strati più bassi, determina un abbassamento del limite delle nevicate rispetto ai rilievi affacciati alla pianura e favorisce il fenomeno del gelicidio. Tra gli eventi atmosferici calamitosi, che periodicamente colpiscono ed isolano il borgo montano, si ricordano: le eccezionali nevicate di fine febbraio 1909, responsabili della valanga che il 2 marzo successivo travolse una casa ed una stalla causando sette vittime; la nevicata del 13-15 febbraio 1952, con quasi due metri di spessore al suolo ed episodi valanghivi; l'alluvione del 20-21 giugno 1958, che portò alla formazione del lago di S. Luigi, per lo sbarramento del corso del Lerada causato da un imponente movimento franoso, e alla distruzione del mulino ad acqua edificato nella seconda metà del 1800; il gelicidio dell'1-4 febbraio 2014 con la devastazione di centinaia di ettari boschivi. Al fine di tutelare il paese da simili calamità, a partire dagli anni '50, l'Ispettorato delle Foreste diede incarico ad abitanti del luogo di piantumare conifere sui versanti dei monte Ostra Cras e Coreda, un tempo adibiti a sfalcio.
Toponimo di origine slava. Deriva dal termine Proso (miglio), con suffisso locativo –ik, dal significato complessivo di “luogo coltivato a miglio”. Attestazioni: Prosenich (1170, 1363, 1578), Pressinico (1329), Prosonoch (1422), Prossenicco (1635,1658,1797,1925,1998), Prosasco (1681), Persenico (1805), Persenico in Monti (1807,1808), Prosenico (1705,1769,1822), Prossenico (1718,1753,1755 ca.,1853). La variante popolare "Il paese dell'orso" è riportata sul portale di legno posto all'ingresso del paese ad opera della Pro Loco, in uso dalla seconda metà degli anni '90. Gli studi di Jan Baudouin de Courtenay attestarono il toponimo Prosnit in dialetto tersko.


Nell'Alto Medioevo, alla fine del VI secolo, gli sloveni, costituitisi in principato di Carantania (l'odierna Carinzia), prenetrarono nella valle dell'Isonzo, sospinti dalla pressione dei coloni tedeschi. Da qui, alcuni nuclei familiari si stanziarono, tra il VII e l'VIII secolo, nelle valli del Natisone e nell'alta valle del Torre). L'origine di Prossenicco è da attribuirsi a tale periodo storico, quando, in tali aree, iniziarono a prendere forma gli insediamenti abitativi di origine slava.
Durante il Sacro Romano Impero, la località, come il territorio adiacente, fu bene feudale dei Mosburg bavaresi, dei quali la storia ricorda Burcardo e Bertoldo. Da questi passò, sotto l'ormai sorto Stato Patriarcale di Aquileia (1077-1420), a Vodolrico, marchese di Tuscia, che, fuggiasco dalle sue terre con la consorte Diemot, si stabilì in Friuli nel XII secolo. La prima citazione della località risale al 2 febbraio del 1170, quando il nobile, non avendo figli maschi, donò al Patriarca di Aquileia (Vodorlico II di Treffen) la villa di Prosenich con le sue pertinenze, assieme ad altri possedimenti della zona (tra cui la villa di Subit, di Porcini/Porzûs, di Luoÿe/Longo ed il castello di Attimis). In tale periodo, ecclesiasticamente appartenne all'Arciadiaconato Superiore della Diocesi di Aquileia, ed i fedeli fecero riferimento alla vicaria di Attimis della Pieve di Nimis.
Nel 1211 la villa de Porsinico venne annoverata come località sotto la dipendenza della Gastaldia di Tricesimo, una delle entità organizzative dello stato patriarcale. Dissoltosi quest'ultimo, dal 1420 entrò a far parte della Repubblica di Venezia che, per l'amministrazione periferica, si basò sull'assetto feudale preesistente.
Tra il XIII ed il XV secolo, si ha notizia della presenza di beni feudali della famiglia Cergneu, ramo dei Savorgnan, nel territorio di Prossenicco.
Il 26 marzo del 1511 il villaggio venne colpito dal disastroso terremoto che sconvolse il Friuli e che ebbe come epicentro la zona prealpina tra Gemona ed Idria.
Come nelle altre ville montane, anche a Prossenicco un delegato del giurisdicente, chiamato degano, ebbe il compito di far rispettare le leggi che regolavano la vita del paese, nonché di presiedere le assemblee dei capifamiglia (vicinie) e difendere la comunità di pascolo da persone esterne. Tale figura, che generalmente era un abitante della villa, si rapportava con gli amministratori periferici della Serenissima, facendosi portavoce delle istanze della popolazione.
Nel 1518 i contadini del Friuli, non più disposti a sopportare il peso dei gravami imposti dalla nobiltà locale, si riunirono in un organismo di classe, la Contadinanza, per porre un freno allo sfruttamento da parte dei proprietari terrieri. Prossenicco fu annoverata tra le comunità rurali del Primo Quartiere di qua del Tagliamento, uno degli otto Quartieri della Contadinanza nei quali era ripartito il Friuli veneziano. Il 2 novembre 1557 vennero stabiliti i confini tra Prossenicco e Bergogna a firma del notaio Luigi Pantenopeo.
Il 27 marzo del 1647 la Repubblica Veneta vendette la giurisdizione di Prossenicco e di altre ville ai conti Antonini di Udine. A quel tempo, Prossenicco partecipò assieme a Platischis ad una comunità di pascolo estesa fino al crinale orientale delle Zuffine. Non furono infrequenti contenziosi con le comunità vicine per il possesso di prativi: il maggiore di questi si ebbe nel 1749 quando la comunità di Prossenicco si trovò in lotta con quella di Longo per il possesso di terreni sul monte Lubia. L'8 luglio 1703 il pievano di Nimis acconsentì alla costruzione della cappellania di Prossenicco distante 5 miglia da Attimis. Nel 1750 la giurisdizione sul paese fu venduta ai conti Zanchi-Locatelli di Bergamo, che la mantennero fino alla caduta di Venezia nel 1797.
Con l'avvento di Napoleone si ebbe l'abolizione del feudalesimo e Prossenicco (Persenico in Monti), fece parte del Cantone di Faedis del Distretto di Cividale (Dipartimento di Passariano) nel Regno d'Italia napoleonico. A seguito dell'Editto di Saint Cloud il cimitero costituito attorno all'attuale chiesa venne trasferito all'esterno del paese dove si trova oggi. Con la restaurazione entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto (distretto XIV di Faedis della Provincia del Friuli) fino al 1866, quando, con il plebiscito del 21 e 22 ottobre, divenne parte del Regno d'Italia (comune di Platischis, Provincia di Udine).
I grandi terreni boschivi comunali (periferici rispetto ai centri abitati) furono divisi in lotti (a partire da un ettaro) intorno all'anno 1886 e assegnati ai residenti delle frazioni, mediante contratto di livello fino al 1974, per poi diventare proprietà degli assegnatari. Nel mese di novembre 1875 fu chiesta ed ottenuta la concessione trentennale per lo sfruttamento delle acque del torrente Lerada e del Rio Simiy, per la macinazione di grano e, alternativamente, a orzo o mistolana. Venne quindi edificato un mulino ad acqua a Sud-Est del paese, sulla riva del torrente Lerada e denominato "Mulino di Blas". Nel 1895 la cronaca locale riportò notizie del carnevale paesano e del furto con destrezza avvenuto presso l'osteria.
Nel 1909 una valanga travolse un'abitazione e causò vittime. La notizia venne portata oltreconfine all'ufficio telegrafico di Caporetto e trasmessa alle autorità italiane, stante l'impossibilità a raggiungere il capoluogo Platischis per il persistere di una tormenta.
Nel 1912 la cronaca locale riportò un acceso confronto tra il curato di Prossenicco (don Dorbolò) e una guardia di finanza, che sfociò con lo sparo di fucilate. I colpi fortunatamente non provocarono morti e feriti.
Nonostante si trovasse in prossimità del confine tra Regno d'Italia ed Impero austro-ungarico, durante la Prima Guerra Mondiale il paese non subì danni rilevanti. Nel 1915 venne aperto al transito (principalmente per scopi militari) il ponte sul Natisone intitolato a Re Vittorio Emanuele III, che permise di mettere in collegamento stabile le frazioni dell'allora comune di Platischis, tra cui Prossenicco (transito pedonale), con quelle del comune di Bergogna in territorio dell'Impero Austro-Ungarico. Subito dopo la rotta di Caporetto, il 26 ottobre 1917, le avanguardie della XV brigata del gruppo Stein (50ª divisione austro-ungarica), scese dal monte Mia per la bocca di Pradolino, occuparono Prossenicco. Nella cartografia militare austriaca dell'epoca vi sono rappresentate due casermette per ricovero truppe. Durante l'occupazione austriaca, come in molte altre località del Friuli, anche le campane del paese vennero sequestrate per ottenere bronzo per la fabbricazione di materiale bellico. Successivamente vennero ricollocate tre nuove campane prodotte dalle fonderie Francesco e Lucio Broili di Udine negli anni 1920, 1930 e 1952. Con la fine della Grande Guerra ritornò al Regno d'Italia e venne a trovarsi al confine tra la Provincia di Udine e quella di Gorizia.
Nel 1919 nel locale scolastico di Prossenicco venne aggiunta la classe quarta rurale e ci furono lamentele per disservizi postali.
Dal maggio 1920 al marzo 1923 furono presentati al Genio Civile di Gorizia dalla SELVEG dei progetti idroelettrici per lo sfruttamento dei bacini dell'Isonzo. Un progetto prevedeva la costruzione di uno sbarramento sul torrente Lerada (Legrada/Igrada) nelle vicinanze di Prossenicco e Robedischis, per convogliarne le acque verso Caporetto, con il fine di alimentare cinque centrali idroelettriche.
Gli anni del fascismo videro, da un lato la creazione del collegamento stradale con Attimis (lavori appaltati dal Ministero delle Terre Liberate nel 1920) ed un miglioramento igienico-sanitario con la costruzione di fontane pubbliche (1928); dall'altro una notevole ostilità verso tutto ciò che era slavo. In tale periodo venne imposta l'italianizzazione pertanto furono vietate le prediche in sloveno e vennero italianizzati d'ufficio i cognomi di origine slava (ad esempio, il cognome Cencic divenne Cenci). Furono rimossi tutti gli attuali quadri della Via Crucis con didascalie in lingua slava e celati nella soffitta della canonica fino alla termine del secondo conflitto mondiale, preservandoli così da un'eventuale distruzione. La sede comunale da Platischis era già stata trasferita nella frazione di Taipana nel 1884 e così Prossenicco iniziò a trovarsi più periferica rispetto al centro decisionale locale e con maggiori disservizi. Nel 1920 si ebbero rimostranze nei quotidiani locali rispetto a gravi mancanze del sindaco di allora. Nel 1925 i frazionisti di Prossenicco ottennero parere favorevole dalla Regia Commissione alla proposta per il distacco dal comune di Platischis e l'aggregazione al comune di Bergogna. Nel 1931 il podestà del comune di Platischis chiese e ottenne autorizzazione a cambiarne la denominazione in comune di Taipana.
Fortunatamente, anche la Seconda Guerra Mondiale non arrecò particolari danni a Prossenicco: le organizzazioni partigiane operarono soprattutto sulla pedemontana e sui primi crinali montuosi, risparmiando al paese gli incendi ed i saccheggi che, per rappresaglia, colpirono le località di Subit, Forame e Porzûs. Con il trattato di Parigi del 1947, Prossenicco si trovò lungo la cortina di ferro, al confine tra Repubblica Italiana e Repubblica Jugoslava, isolata forzatamente nei contatti con la valle di Caporetto. Gli unici valichi internazionali della zona furono Ponte Vittorio e Robedischis, i quali potevano essere attraversati solo dagli abitanti del luogo muniti di lasciapassare (propusnica), come stabilito dagli Accordi di Udine del 1955.
Dal 1944 il ponte sul Namlen risultò inagibile a causa di una rottura. I frazionisti di Prossenicco poterono raggiungere il capoluogo in auto solo passando per Nimis (il tratto di strada Prossenicco-Ponte Vittorio fu reso percorribile dalle auto solo negli anni '80), con il disagio che ne consegue nel dover guidare 35 km solo per sbrigare faccende burocratiche presso il municipio. Il malcontento generato fece pubblicare il numero unico "Da Prossenicco", tramite il quale si voleva informare la popolazione e gli emigranti dei problemi del paese. Tra questi, si annoverò la necessità di aggregarsi al comune di Attimis, lasciando quindi il comune di Taipana, in modo da avere un accesso facilitato a servizi e strutture comunali. Ci fu una raccolta pubblica di firme da destinarsi alla Regione, ma l'iter si arenò per motivi sconosciuti.
La frazione venne allacciata alla rete elettrica nel 1947 dall'allora Società Elettrica del Cornappo, poi assorbita dall'ENEL a seguito della nazionalizzazione.
Nel mese di giugno 1948 nei pressi di Prossenicco, delle sentinelle jugoslave ferirono con raffiche di mitra il 36enne Giuseppe Simiz di Luigi e mortalmente il 23enne Giuseppe Filippig fu Leonardo. I giovani, assieme ad una comitiva, si erano recati presso il torrente Lerada in cerca di refrigerio ma in un punto che coincide con la linea di confine.
Nel 1950-51 fu edificato il comprensorio scolastico dedicato alla Julia e gestito dell'O.N.A.I.R.C, alla quale il Comune di Taipana donò un appezzamento di terreno "da adibire ad uso della Scuola materna di Prossenicco", mentre nel 1955 fu eretta la Parrocchia di Prossenicco, smembrata da quella di Attimis, con riconoscimento agli effetti civili a seguito del DPR n.863/1956. Nel dopoguerra si fece più consistente il fenomeno emigratorio, che aumentò ulteriormente a seguito del violento sisma del 6 maggio del 1976.
Sebbene non provocò morti in paese ma danneggiò gravemente gran parte delle abitazioni e la chiesa.
Parte della popolazione sfollata trascorse i primi mesi nella tendopoli, con cucina da campo, allestita dall'Esercito in località Tesa (Teza). L'inverno fu poi alle porte ed alcuni sfollati (specialmente chi con bambini o anziani al seguito) preferirono trascorrerlo sulla costa adriatica (soprattutto a Grado e Lignano), per poi ritornare entro marzo '78 nel villaggio prefabbricato costruito sempre in località Tesa.
La ricostruzione fu lunga e comportò l'adeguamento urbanistico del paese secondo le norme antisismiche: al miglioramento della viabilità interna ed alla modernizzazione del patrimonio edilizio si contrappose la parziale perdita dell'originale assetto rurale del borgo.
Il 23 dicembre 2007, a seguito dell'entrata nell'area Schengen della Repubblica slovena, fu simbolicamente abbattuta la sbarra confinaria al valico di Ponte Vittorio Emanuele III, aprendo una rinnovata fase di collaborazione tra il territorio di Prossenicco ed il suo retroterra socio-culturale. Questo fu anticipato da una serie di sagre transfrontaliere che si sono tenute nei prati limitrofi al Natisone in zona italiana, dove nel periodo pre-sisma del '76 era presente un punto di ristoro, e che hanno coinvolto le Pro Loco di Prossenicco, Bergogna e Platischis nei primi anni 2000.
Nel 2015 è stato inaugurato il Museo della Civiltà Contadina al piano terra della canonica.
Nel mese di ottobre 2025 il Comune di Taipana ha intitolato con cerimonia pubblica la via principale del paese (da fonti catastali già Via Vittorio Emanuele, poi Via Principale) alla Brigata Alpina Julia.
Sui terreni della famiglia Cergneu (più precisamente, della nobile Lucia de Zergneo), una commissione di uomini di Prossenicco ottenne, dal Vicario patriarcale Guarnerio d'Artegna, la licenza ad edificare una chiesa il 3 aprile 1448, con il titolo di San Leonardo, Santa Margherita e San Giovanni. Nel 1720, a seguito della visita arcidiaconale, il pavimento danneggiato venne rifatto. La chiesa ottenne il fonte battesimale (29 agosto 1806), ottenne la concessione a costruire la sacrestia (1830), divenne Sacramentale (9 ottobre 1836), venne ampliata (1850-1853), venne consacrata dall'Arcivescovo di Udine, Giovanni Maria Berengo (25 settembre 1889), mentre nel 1898 fu ultimato il campanile in pietra (edificato a partire dal 1893). Dal 1874 fu una Cappellania della parrocchia di Attimis. Poco prima della consacrazione, la chiesa fu restaurata dal pittore Luigi Filipponi e dal decoratore Domenico Conti, entrambi da Udine. Nel 1913 ci fu un tentativo di furto.
Il terremoto del Friuli del 1976 danneggiò la chiesa ma il campanile resistette (nonostante le vistose oscillazioni, come riportato da testimoni). Venne proposto l'abbattimento della chiesa, nonostante la struttura non fu poi così lesionata da pregiudicarne un recupero. Parte della popolazione si oppose fermamente alla demolizione e vinse, evitando che una nuova chiesa dai canoni moderni (ad esempio, come fu fatto per le chiese irreparabilmente danneggiate di Monteaperta e di Debellis) sostituisse l'identità architettonica originaria.
Nel 1994 venne inaugurata la chiesa parrocchiale, restaurata con intervento della Soprintendenza alle Belle Arti regionale, alla presenza del vescovo di Udine mons. Alfredo Battisti assistito dal sacerdote di Prossenicco don Luigi Battistutta. La chiesa ora non possiede più le due statue poste inizialmente entro le due nicchie della facciata, in quanto scomparse dopo il terremoto del '76.
Nell'anno 2023 è stata recuperata la lunetta presbiteriale della chiesa gravemente danneggiata da infiltrazioni di acque meteoriche dovute al sisma del '76, con contributo della Fondazione Friuli.
Il Museo è situato nei locali al piano terra della canonica. La collezione comprende antichi oggetti di uso quotidiano e una raccolta di maschere tipiche della versione locale del Carnevale slavo (Pust).
Edificio privato con ballatoio in legno e tipico focolare della cucina a raso terra e privo di camino. Un tipico esempio di architettura contadina del luogo, che ha resistito alla distruzione del terremoto del Friuli del 1976.
La statua dell'alpino con le spalle rivolte al confine è opera dello scultore Giovanni Patat d'Artegna. Il monumento è stato inaugurato l'8 agosto 1965 con cerimonia ufficiale.
Realizzata dallo scultore locale Mario Budulig, in occasione dell'annuale sagra paesana (8 agosto 2010).
Opera di Mario Budulig posta all'intersezione del Piccolo Borgo con la strada principale.
Fino al XVII secolo la popolazione di Prossenicco fu inferiore alle 100 unità. Da fonti ecclesiastiche sappiamo che nel 1601 la località contava 30 anime da comunione (circa 40 persone totali), gradualmente aumentate nei secoli successivi. La crescita demografica subì una battuta d'arresto a seguito di un'epidemia di colera conseguente alle anomalie climatiche del 1816. Nel 1817 nella cappellania di Prossenicco morirono 51 persone (429 morti nella parrocchia di Attimis).
Dal 1871 l'andamento demografico è stato registrato dai censimenti nazionali. Secondo tali dati, il picco demografico si ebbe attorno al 1911, quando la popolazione residente fu di 711 unità. A partire dal secondo dopoguerra, per il notevole incremento del fenomeno migratorio dovuto alle scarse potenzialità di occupazione locale, è iniziato l'indebolimento demografico, che, tra il 1961 ed il 1991, ha assunto i connotati di un vero e proprio tracollo (-80%).
Abitanti censiti

La frazione ha ereditato parte della cultura culinaria friulana e slava. Degni di nota sono i seguenti piatti locali:
L’immagine di Prossenicco nella sua tipica continuità disposta centralmente lungo una dorsale stradale principale, deriva da un insieme a nastro di case a mezza costa, con attigue soluzioni raccolte e di servizio (“enclaves” o corti), per il ricovero di materiali, arnesi di lavoro ed annessi edifici, un tempo adibiti a stalle. Queste corti sono collegate all’asse viario principale tramite stradelle e passi d’accesso, spesso dalle pendenze molto sentite. Piccoli orti e preselle private distribuiti intorno alle case, completano e qualificano in senso differenziato l’uso della campagna.
L’aspetto quasi “caotico” della frazione è dovuto alle diverse integrazioni edilizie che la composizione primitiva ha subìto nel tempo. Queste presentano un carattere comune, nel complesso non profanante l’insieme. Tre derivazioni edilizie più raccolte ed avvolgenti sono rilevabili attorno alla chiesa, posta in posizione mediana ed al contempo alla minore altitudine, e nei pressi di due nuclei abitativi situati alle estremità occidentale ed orientale dell’abitato. Si distinguono così le tre borgate principali del paese (maž), rispettivamente denominate Vas/Centro, Petošk/Petok e Tošinč/Piccolo Borgo (storicamente invece, per organizzare le collaborazioni familiari in ambito socio-religioso, accanto al Petošk, vi erano Škurju e Šincu maž, a suddividere la parte superiore ed inferiore del resto del paese). Ulteriori delimitazioni sono costituite da aree di collegamento tra le precedenti (Rob e Podrob), loro estensioni (Čukla, Škurje, Vlaka) od assi viari principali (Kolarje). Ogni borgo principale è dotato di fontana; quello centrale anche di lavabo.
I fabbricati tradizionali in pietra componenti la struttura urbana, in buona parte alterati dalle ristrutturazioni post-sismiche, hanno nel sottotetto spesso strutture già adibite a fienile od essiccatoio, ai piani intermedi le camere ed al terreno la cucina con scale generalmente interne, più raramente esterne (Filmato storico di un'abitazione rurale tipica pre-sisma). I caratteristici ballatoi in legno, tipici dell’architettura rurale della slavia friulana, sono presenti in poche strutture superstiti, essendo stati gradualmente sostituiti da più moderni terrazzini in cemento.