
Il putinismo (formato dal cognome Putin con il suffisso -ismo) è un'ideologia che delinea la filosofia e la strategia politica di Vladimir Putin, entrato nel linguaggio collettivo durante il periodo della sua ascesa ai vertici della Russia e la sua instaurazione di un regime autoritario e autocratico.
Nella lingua italiana il termine è stato attestato per la prima volta su un articolo del 5 settembre 2002 de La Stampa.

La parola putinismo è stata utilizzata per la prima volta nell'articolo di Andrej Piontkovskij pubblicato l'11 gennaio 2000 sulla Sovetskaja Rossija e pubblicato lo stesso giorno sul sito internet del partito liberale russo Jabloko, che lo definiva come "la fase più alta e finale del capitalismo in Russia, la fase in cui, come diceva un classico adagio russo, la borghesia getta in mare la bandiera delle libertà democratiche e dei diritti umani; e anche come un "consolidamento" della nazione sulla base dell'odio contro alcuni gruppi etnici, dell'attacco alla libertà di parola e del lavaggio del cervello d'informazione, dell'isolamento dal mondo esterno e di un ulteriore degrado economico".

Secondo l'editorialista Arnold Beichman, "il putinismo nel XXI secolo, è diventato uno slogan tanto importante quanto lo era all'epoca lo stalinismo".
Il putinismo si caratterizza per la concentrazione e accentramento del potere politico e finanziario nelle mani di una ristretta cerchia oligarchica definita come silovik, quali fidati collaboratori e funzionari provenienti da un totale di 22 agenzie governative statali russe, molte attive nella repressione e nel controllo, tra cui le più importanti sono il Servizio di Sicurezza Federale (FSB, erede di KGB, NKVD, GPU e Čeka, da cui il soprannome "chekisti"), che con il GRU svolge il ruolo di servizi segreti e polizia segreta di fatto, il Ministero degli affari interni russo (in particolare il Comando Generale per la lotta all'estremismo o Centro E, una sorta di polizia politica), le Forze armate russe, la Polizia della Russia, il Comitato investigativo della Russia (dipendente dal procuratore generale della Russia), il Servizio Penitenziario Federale (parte del Ministero della Giustizia) e la Guardia Nazionale Russa, che svolge anche essa compiti di antiterrorismo, controllo, polizia segreta e politica.
L'ideologia putinista è stata analizzata da diversi oppositori e studiosi come Vladimir Bukovsky, Dario Fertilio, Timothy Snyder, Ekaterina Shulman, Oleg Orlov, Anna Politkovskaja e Anne Applebaum. Alcuni critici sottolineano la continuità con l'URSS, per cui l'ideologia putinista sarebbe una forma di sovietismo con un capitalismo di Stato al posto del socialismo reale e la Chiesa ortodossa russa al posto dell'ateismo di Stato (o un'ispirazione neo-zarista), utilizzando il termine nazionalcomunismo e avvicinandola al cosiddetto rossobrunismo.
Dopo l'invasione russa dell'Ucraina del 2022 è stato utilizzato anche il termine rascismo, ruscismo o russismo ("fascismo russo") per definire l'ideologia ultranazionalista del putinismo, parola che secondo il dissidente Oleg Orlov fu usata la prima volta durante la seconda guerra cecena, ad esempio dal presidente Džochar Dudaev, seppur l'appellativo "fascista" sia usato spesso dai putinisti per i loro avversari e la Russia abbia messo al bando simboli nazisti e fascisti tradizionali, nonché le opere di Hitler e Mussolini. Secondo Timothy Snyder, "chiamare gli altri fascisti pur essendo fascisti è la pratica putinista per eccellenza". Orlov ha parlato nel 2022 del
Secondo lui il fascismo russo sarebbe paragonabile a forme locali e particolari di fascismo, che a volte manifestarono diversità, o addirittura avversione geopolitica e storica (non ideologica) verso il nazionalsocialismo hitleriano e il fascismo italiano mussoliniano (come avviene nella Russia putinista con l'esaltazione della grande guerra patriottica contro le Potenze dell'Asse e la riabilitazione di Stalin), pur essendo regimi autoritari e autocratici con caratteristiche del tutto simili: mobilitazione delle masse, culto della personalità, nazionalismo imperialista, nazionalismo religioso, clericalismo, conservatorismo sociale, conservatorismo autoritario e militarismo; il putinismo sarebbe affine alla tipologia di fascismo rappresentata ad esempio da austrofascismo, metaxismo (il regime del 4 agosto del dittatore greco Ioannis Metaxas, che combatté contro l'Italia fascista), Estado Novo, franchismo. Altri invece vedono il rascismo non come fascismo, mancando la componente di nazionalismo rivoluzionario, corporativismo e vero totalitarismo, ma come un regime reazionario, tradizionalista e ultraconservatore come il pinochetismo, la dittatura militare argentina o il regime dei colonnelli, o un'ideologia populista di destra come il peronismo e il trumpismo.


Il rascismo andrebbe anche oltre il regime e la persona di Putin, essendo condiviso anche da critici estremisti di Putin come i Patrioti Z, ad esempio Igor Girkin. Nel 2023 è uscito in Ucraina un documentario sull'ascesa del regime di Putin in Russia, Anatomia del rascismo, in cui Putin è descritto non come il creatore del rascismo ma il frutto di tale ideologia, ossia del secolare imperialismo, sfociato in irredentismo e nell'ideologia neo-imperiale del cosiddetto "mondo russo" ("Russkij Mir").
Timothy Snyder ha commentato il testo Che cosa dovrebbe fare la Russia con l'Ucraina, pubblicato da Timofej Sergejcev su RIA Novosti, scrivendo che il testo "sostiene l'eliminazione del popolo ucraino in quanto tale". In seguito egli ha notato che vi si utilizza una definizione speciale della parola "nazista": "un nazista è un ucraino che rifiuta di ammettere di essere russo". A suo avviso, l'articolo rivela l'intento genocidiario della Russia nascosto dietro la parola denazificazione usata da Putin.. Secondo il giornale Meduza, l'articolo è "essenzialmente un progetto per il genocidio" e pulizia etnica degli ucraini e a cui viene negata un'identità etnica, statale e nazionale, come ai tempi dello zarismo o dello sterminio dell'Holodomor.
Tra gli ideologi, vengono citati spesso, oltre a Putin, personaggi come il neo-eurasiatista Aleksandr Dugin, Vladimir Zirinovskij, Vjačeslav Volodin e, storicamente, Ivan Aleksandrovič Il'in, filosofo russo filo-fascista, filo-nazista e monarchico, emigrato bianco espulso da Lenin nel 1922 e citato estesamente in alcuni discorsi di Putin, e Nikolaj Ustrjalov, una delle vittime delle Grandi Purghe, la cui teorizzazione guardava però all'Unione Sovietica di Stalin come a un restaurato Impero russo dietro una simbologia comunista. Come ogni nazionalismo, anche quello russo ha tentato di appropriarsi ideologicamente di numerose importanti figure storiche e culturali, utilizzandole ai fini di propaganda (ad esempio Pietro il Grande o Aleksandr Puškin). L'intellettuale conservatore, nazionalista e anticomunista Aleksandr Solženicyn, deportato nei gulag, è stato altresì indicato negli anni 2010 come un ispiratore di Putin, vista la loro amicizia negli ultimi anni di vita e la sua avversione alla modernità occidentale, tuttavia venne poco citato in seguito o addirittura la sua opera subì ostracismo, a causa del suo antisovietismo, della sua critica a Stalin, e della sua denuncia del sistema carcerario russo e dei crimini di guerra sovietici.
Il Parlamento ucraino ha approvato nel 2023 una risoluzione in cui definisce il russismo come ideologia di stato della Russia. Secondo la definizione data, il russismo è "militarismo, culto della personalità del leader e sacralizzazione delle istituzioni statali, autoglorificazione della Federazione Russa attraverso l'oppressione violenta e/o la negazione dell'esistenza di altre etnie, l'imposizione della lingua e della cultura russa su altri popoli, la propaganda della 'dottrina mondiale russa', la violazione sistemica delle norme e dei principi del diritto internazionale, dei diritti sovrani di altri paesi, della loro integrità territoriale e dei confini riconosciuti a livello internazionale". Anche l'assemblea della NATO ha ripreso il termine.
Secondo Andrea Romano
Secondo la studiosa Elena Kostjukovič, molti seguaci dell'ideologia presterebbero credito alle tesi pseudostoriche russocentriche della nuova cronologia, che nega buona parte della storia pre-medievale come complotto e sostiene che quasi tutti gli avvenimenti storici antichi sono avvenuti in Russia, mentre l'Impero romano e l'Antico Egitto non sarebbero esistiti, mentre Putin sarebbe una sorta di "eletto" da Dio a ripristinare la verità. Secondo lei Putin sarebbe "affascinato dall'estetica delle SS", e il cospirazionismo del regime si rifletterebbe anche nel negazionismo ufficiale dei crimini di guerra (come il massacro di Buča, e in passato la negazione dell'Holodomor e del massacro di Katyn).
Al contempo, come accaduto col franchismo in Spagna, la Russia putinista mantiene relazioni ambivalenti con lo Stato d'Israele e diversi ebrei russi supportano la sua politica.