Abū Bakr Muḥammad ibn Zakariyyā al-Rāzī, in persiano أبو بكر محمد يحيى زكريای رازی, noto anche col nome di al-Razi, o ar-Razi, o Ibn Zakariyya e in latino col nome di Rhazes o Rasis (Rey, 28 agosto 865 – Rey, 925), è stato un medico, alchimista e filosofo persiano.
Vissuto nell'orbita intellettuale floridissima dell'Asia centrale, fu un noto ateo, libero pensatore e polemico contro la religione, i profeti e i libri "rivelati". È considerato il primo grande sperimentatore nel campo della medicina, il padre dell'immunologia e il più erudito in medicina prima di Ibn Sīnā; il primo a distinguere il vaiolo dal morbillo e il primo a scrivere sulle allergie e sulla pediatria. Fu dunque uno dei più grandi filosofi, medici e chimici iraniani e in generale uno dei più grandi nomi dell'epoca d'oro islamica.

Nacque il 28 agosto 865 nella città di Rey (persiano Rayy) Al-Rāzī, infatti, significa «della città di Ray»), un'antica città nei pressi di Teheran, Iran. Qui egli effettuò gran parte delle sue ricerche e dei suoi lavori. Da notare che Avicenna abitò per un periodo di tempo in questa città.
Al-Rāzī fu incaricato di dirigere l'ospedale di Rayy, ma ben presto si trasferì a Baghdad, dove gli fu assegnata la direzione del Maristan al-Muqtadirī. In questo periodo studiò numerosi casi clinici.
Si interessò anche di musica, settore nel quale fu riconosciuto come artista eccezionale.
È tuttora considerato uno dei più grandi alchimisti di ogni tempo, e i suoi lavori e scritti sono rimasti in uso per più di dieci secoli.
Scoprì l'impiego dell'alcool in medicina e fu il primo a preparare acido solforico.
Al-Rāzī scrisse 184 libri e articoli su diversi argomenti scientifici.
Ibn al-Nadim, scrittore e storico vissuto alla fine del X secolo, nonché autore del Kitāb al-Fihrist (Il Libro dell'Indice), elencò i seguenti motivi per i quali al-Rāzī si era particolarmente distinto:
Come medico capo del Maristan (ospedale) di Baghdad, al-Rāzī ha fornito la prima descrizione conosciuta del vaiolo:
A tal riguardo l'Enciclopedia Britannica nel 1911 recitava: "Le fonti più degne di fiducia sull'esistenza precoce di questa malattia sono da attribuire ad al-Rāzī (IX secolo), che descrisse chiaramente i sintomi, la patologia (spiegata con una teoria umorale o fermentativa) e con prescrizioni per il suo trattamento".
Il primo libro scritto da al-Rāzī a parlare del vaiolo fu l'al-Jadarī wa l-ḥaṣba (Libro sul vaiolo e il morbillo). La metodologia medica è basata sulla mancanza di dogmatismo e sulla fiducia ippocratica verso le osservazioni cliniche. Ecco un esempio delle sue descrizioni:
Al-Rāzī fu quindi il primo a indicare le differenze fra vaiolo e morbillo.
Al-Rāzī scoprì l'asma allergica e fu il primo a scrivere un trattato sull'allergia e l'immunologia. In un libro sul senso dell'odorato, spiegò l'insorgere delle riniti con l'annusare le rose in primavera. Trattò delle riniti stagionali e le accomunò con l'asma allergica e il raffreddore da fieno.
Al-Rāzī fu il primo a capire che la febbre era un meccanismo di difesa naturale del corpo umano.
Al-Rāzī contribuì allo sviluppo e all'utilizzo di farmaci attraverso la stesura di numerosi testi. Si può ricordare l'introduzione di unguenti a base di mercurio e la realizzazione di utensili, come il mortaio, alcuni tipi di spatole, fiasche e ampolle in vetro, che saranno usate dai farmacisti praticamente fino all'inizio del XX secolo.
A livello professionale, al-Rāzī sostenne posizioni progressiste in campo medico e psicologico. Criticò aspramente i ciarlatani e i falsi dottori che attraversavano città e campagne per vendere i loro presunti medicamenti. Allo stesso tempo affermava che i medici, nonostante il loro sapere, non possedevano le risposte a tutti i problemi della medicina e non potevano guarire tutte le malattie. Tuttavia per essere più efficienti nella loro professione, al-Rāzī li esortò a tenere aggiornate le loro conoscenze con il continuo studio dei libri di medicina e a far conoscere ogni nuova informazione.
Inoltre classificò le malattie in tre classi: quelle curabili, quelle potenzialmente curabili e quelle incurabili.

Al-Ḥāwī non è un'enciclopedia medica convenzionale, ma una raccolta postuma dei quaderni di appunti di al-Rāzī, comprendenti tanto conoscenze desunte da altri libri quanto osservazioni originali su malattie e relative terapie, basate sulla sua esperienza clinica. Molto importante è la notissima monografia sul vaiolo, la prima che descrive questa malattia. È stato tradotto in latino nel 1279 da Faraj ben Sālim (Ferraguth), un medico ebreo che effettuò tale lavoro in Sicilia con altri collaboratori per Carlo I d'Angiò, e in seguito ebbe un'influenza considerevole in Europa. Il Nonus liber Almansoris è stato commentato anche da Giovanni Matteo Ferrari da Grado.
Le fonti dell'alchimia prendono origine dal Corpus Ermeticum, testo attribuito a Ermete Trismegisto (Ermete Tre Volte Grande), spesso identificato col dio egiziano Toth, inventore dell'alchimia e dio della sapienza.
Il Corpus Ermeticum fu conosciuto da vari filosofi ed alchimisti arabi e le tradizioni alchemiche iniziarono a circolare fin dal VII secolo d.C. nel mondo islamico, in cui gli alchimisti erano spesso medici, come al-Rāzī.
Le loro ricerche alchemiche portarono spesso alla scoperta di numerose invenzioni mediche e chimiche che hanno gettato le fondamenta per lo sviluppo futuro di entrambe le discipline scientifiche.
L'interesse di al-Rāzī per l'alchimia e la sua convinzione nella possibilità di trasmutazione di metalli leggeri in argento e oro furono documentate circa mezzo secolo dopo la sua morte nel testo di Ibn al-Nadīm Le pietre dei filosofi (Lapis Philosophorum in latino). Ibn al-Nadīm ha attribuito una serie di dodici libri ad al-Rāzī, più i sette supplementari, compresa la sua confutazione alle tesi di al-Kindī riguardanti le critiche alla validità dell'alchimia. Al-Kindī (801-873) aveva operato nella cosiddetta Bayt al-Ḥikma, ovvero Casa della Saggezza, costruita per volere del califfo abbaside al-Maʾmūn a Baghdad ed era stato un filosofo avversario dell'alchimia.
La posizione di al-Rāzī nei confronti dell'alchimia, come pure nei confronti della medicina, può essere situata all'interno della corrente filosofica dell'ilemorfismo, teoria per cui tutti gli esseri sono composti di materia e forma.
Rifiutò l'uso delle cosiddette pozioni magiche poiché per al-Rāzī la magia non aveva spiegazioni razionali, anche se non rifiutava l'idea che i miracoli esistessero, pur concependoli come semplici fenomeni naturali non ancora spiegati.
Nel suo laboratorio alchemico erano presenti prodotti di estrazione mineraria persiana, ma si ha notizia che vi fosse anche cloruro d'ammonio che era stato scoperto dai cinesi.
Le qualità empiriche di tipo alchimistico sviluppate ad al-Rāzī furono i concetti di salinità e infiammabilità (ovvero carattere untuoso e carattere solforoso).
Queste proprietà non rientravano nella concezione tradizionale dei quattro elementi fuoco, acqua, terra e aria, universalmente accettati in quel periodo, e questo indica quanto fosse critico ed autonomo il pensiero di al-Rāzī.
I contemporanei di al-Rāzī credevano che questi avesse scoperto il segreto di trasformare il ferro e rame in oro. Si dice che un certo personaggio affrontasse al-Rāzī in pubblico e gli chiedesse per quale motivo egli curasse i pazienti senza chiedere loro un compenso.
Agli astanti sembrò che al-Rāzī fosse riluttante a rispondere ma egli, dopo aver alquanto riflettuto, iniziò a parlare:
Al-Rāzī progettò molti utensili chimici rimasti in uso sino ad oggi.
Si possono classificare in due categorie:
È altresì noto per aver perfezionato i metodi di distillazione e estrazione, che lo portarono alla scoperta dell'acido solforico, distillando a secco vetriolo (al-zājj) e alcool. Queste ricerche furono molto utilizzate da altri alchimisti islamici e permisero di scoprire altri acidi.
I due testi alchemici i più noti di al-Rāzī sono: "al-Asrār" ("I Segreti") e "Sirr al-Asrār" ("Il Segreto dei Segreti").
"Egli proclamava l'assolutismo dello spazio euclideo e il tempo meccanico come i naturali fondamenti del mondo in cui gli uomini vivevano, ma risolse il problema delle infinità esistenti, sintetizzando tale visione con la teoria atomica di Democrito, che riconobbe la materia come esistente in forma di entità indivisibili e comprensibili.
La continuità dello spazio, tuttavia, permane a causa dell'esistenza del vuoto, o una regione di materia mancante… tale visione è sorprendentemente vicina ai sistemi ideati dagli scienziati europei John Dalton e Max Planck, così come ai risultati sperimentali e ai lavori teorici di astronomi moderni quali Halton Arp e di filosofi oggettivisti quali Michael Miller.
Il progresso, per tutti questi uomini, non deve essere ostacolato da una selva di idee relativiste contraddittorie e casuali che risultano in un miscuglio metafisico invece che in una solida base intellettuale.
Persino in merito al compito del filosofo, al-Rāzī lo considera come un progresso oltre il livello dei maestri del singolo, espandendone l'accuratezza e lo scopo della dottrina ed elevandone individualmente su di un piano intellettualmente superiore" (G. Stolyarov II).
Al-Rāzī è noto per esser stato un libero pensatore e filosofo islamico, visto che gli erano ben note le scienze dell'antica Grecia e visto che il suo approccio alla chimica era quasi naturalistico. Inoltre era ben istruito sulla teoria della musica, così come molti altri scienziati islamici del tempo.
Le sue idee sulla metafisica erano basate anche sulle opere dei grandi Greci:
In tale contesto, l'intelletto non appare come principio separato ma è piuttosto un dono successivo di Dio all'anima; l'anima diviene intelligente, posseduta dalla ragione e quindi capace di discernere il valore relativo degli altri quattro principi.
Se i cinque principi sembrano eterni, l'intelletto di per sé non lo è, almeno apparentemente.
Tale dottrina dell'intelletto è notevolmente discordante rispetto alle dottrine dei contemporanei di al-Rāzī, che generalmente sono Neoplatonici o Aristotelici, o aderenti a qualche forma delle due scuole.
I rimanenti tre principi spazio, materia e tempo, costituiscono i componenti non animati del mondo. Lo spazio è definito dalla relazione tra le particelle singole della materia, o atomi, e il vuoto che le circonda.
Più grande è la densità degli atomi del materiale, più solido e pesante l'oggetto risultante; al contrario, più grande è la porzione di vuoto, più leggero e meno solido sarà l'oggetto. Tempo e materia hanno entrambi forma assoluta, limitata e generica. Così si ha materia assoluta – pura estensione – che non dipende dal luogo, come se ci fosse un tempo, in tal senso, che non è definito o limitato dal moto.
Il tempo assoluto di al-Rāzī è, come la materia, infinito; cioè trascende il tempo che Aristotele confinò alla misura del moto. Al-Rāzī, nel caso di tempo e materia, sapeva bene in cosa il suo pensiero differiva da Aristotele ed accettò pienamente e capì le conseguenze inerenti alle sue posizioni anti-Peripatetiche" (Paul E. Walker).
È evidente che la maggior parte dei suoi pensieri derivino dall'Islam, come è dimostrato nel libro: La Metafisica.
Interrogato sulla possibilità per il filosofo di seguire una religione rivelata profeticamente, Al-Rāzī risponde con franchezza:
Interrogato sull'invidia, al-Rāzī risponde:
Questa è una lista parziale dei libri di al-Rāzī sulla filosofia. Alcuni libri possono essere stati copiati e pubblicati con titoli differenti.
Libri tradotti in inglese:
È stato pubblicato solo il primo volume, dal momento che il suicidio di P. Kraus ha impedito l'uscita del secondo volume, per la realizzazione del quale aveva già raccolto una vasta quantità di materiale. Tutto questo materiale, dopo la sua morte, è passato all'Istituto Francese di Archeologia Orientale del Cairo ed è ancora in attesa di pubblicazione.

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