La russofilia è l'identificazione, la solidarietà, l'apprezzamento od il supporto per il paese, il popolo, la lingua e la storia della Russia. Chi sposa quest'ideale è definito russofilo. Il suo contrario è la russofobia. Nel XIX secolo, la russofilia era spesso collegata a varianti del panslavismo, in quanto l'impero Russo e la Serbia autonoma erano gli unici due stati sovrani slavi durante e dopo la Primavera dei popoli.
In politica, il termine è stato impiegato per descrivere politici che intrattengono strette relazioni con il governo russo o supportano le sue politiche. Particolarmente negli stati post-sovietici, i politici russofili possono anche sostenere il mantenimento o l'intensificazione delle politiche di russificazione, come Aljaksandr Lukašėnka.
La Federazione Rivoluzionaria Armena, il Partito Repubblicano d'Armenia e l'Armenia Prospera sono i principali partiti russofili in Armenia.
La Bielorussia ha delle strette relazioni politico-economiche con la Federazione Russa, essendo ambedue parte dell'Unione Russia-Bielorussia, dell'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, della Comunità degli Stati Indipendenti e dell'Unione economica eurasiatica. In seguito alle proteste in Bielorussia del 2020-2021 ed all'invasione russa dell'Ucraina del 2022, molti osservatori hanno descritto la Bielorussia come uno stato fantoccio russo od uno stato satellite.
La Repubblica Popolare Cinese sotto il segretario generale del Partito Comunista Cinese Xi Jinping ha supportato economicamente la Federazione Russa in seguito alle sanzioni internazionali dopo l'invasione russa dell'Ucraina. La Cina aveva stretti legami con l'Unione Sovietica prima della crisi sino-sovietica, a causa della parentela ideologica tra i due stati comunisti. Il precedente sentimento russofobo in Cina si è notevolmente attenuato, a causa del percepito antioccidentalismo comune tra i nazionalisti russi e cinesi.
Secondo un sondaggio del 2019 del Pew Research Center, il 71% dei russi ha un'opinione favorevole della Cina. Durante l'invasione russa dell'Ucraina del 2022, molti utenti dei social media in Cina hanno mostrato simpatia per le narrazioni russe, in parte a causa della sfiducia nella politica estera statunitense. Secondo un sondaggio del Carter Center China Focus dell'aprile 2022, circa il 75% degli intervistati concordava sul fatto che sostenere la Russia nella guerra in Ucraina fosse nel miglior interesse della Cina. Tuttavia, un sondaggio Genron NPO pubblicato sette mesi dopo ha rilevato che il 50,6% degli intervistati cinesi ha espresso un certo livello di opposizione alle azioni belliche della Russia, rispetto al 39,5% che ha affermato che le sue azioni belliche non erano "sbagliate".
Il movimento comunista in Finlandia durante la Guerra Fredda tendeva a posizioni filo-sovietiche, tra cui spiccava la corrente taistóica. Negli anni 2020, il sentimento russofilo in Finlandia è persistito in varie forme. Nel 2023, l'ex rappresentante socialdemocratico Mikko Elo, insieme a Mauno Saari, ha fondato l'organizzazione russofila Naapuriseura ("Società del Vicinato"), che promuove legami più stretti e scambi culturali con la Russia.
Il panorama politico finlandese moderno ha visto anche la comparsa di alcuni partiti politici filo-russi. Il partito Valta kuuluu kansalle ("Il Potere appartiene al Popolo"), VKK, si è distinto per essere stato l'unico partito politico in Finlandia con una piattaforma fortemente e apertamente filo-russa nel 2022. Il VKK si è opposto alle sanzioni economiche imposte alla Russia ed ha espresso sostegno all'invasione russa dell'Ucraina. Tuttavia, il partito si è successivamente dissociato dai legami con la Russia dopo che Ano Turtiainen è stato sostituito da Antti Asikainen. In seguitp, altre entità politiche hanno ripreso posizioni filo-russe in misura variabile. Il Totuuspuolue ("Partito della Verità") in Finlandia si è anch'esso rifiutato di condannare l'invasione russa dell'Ucraina del 2022 e sostiene relazioni bilaterali più forti il vicino. Altri che hanno promosso sentimenti filo-russi sono stati trovati anche nel partito Vapauden Liitto ("Alleanza per la Libertà") in Finlandia, poiché un ex membro della Coalizione Nazionale che sosteneva che l'Ucraina dovesse essere territorio russo è stato autorizzato a essere tra i candidati del partito Alleanza per la Libertà alle elezioni municipali finlandesi del 2025. Punti di vista filo-russi sono stati sostenuti anche dal membro dell'Alleanza per la Libertà Armando Meman, che è stato visto sulla televisione nazionale dei confinanti.
Alcuni attivisti politici finlandesi si sono distinti anche per il loro sostegno alla Russia. Johan Bäckman è ampiamente riconosciuto per le sue posizioni filo-russe e ha reclutato attivamente volontari finlandesi per partecipare al conflitto in Ucraina a fianco della Russia, arrivando persino ad aderire per un certo periodo al partito VKK, guidato da Ano Turtiainen. Analogamente a Bäckman, un altro personaggio influente finlandese, Janus Putkonen, è noto per la sua retorica filo-russa e gestisce il sito web MV-media, in lingua finlandese, estremamente filo-russo, dal Donbas occupato dai russi, noto per la diffusione di contenuti filo-Cremlino. Anche alcuni membri del Partito dei Finlandesi hanno espresso in passato posizioni filo-russe.
Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche descrisse la Russia come "l'unica potenza che ha in sé la durabilità, che può aspettare, che può ancora produrre qualcosa... l'antitesi di quella pietosa politica e nervosismo statale piccolo-europeo, con cui la fondazione del Reich tedesco è entrata nella sua fase cruciale..." nel suo libro del 1895 Der Antichrist. Fluch auf das Christenthum. Molti membri del partito politico di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) hanno espresso sentimenti filo-russi o filo-Cremlino su varie questioni. Anche il partito populista di sinistra Bündnis Sahra Wagenknecht ha espresso sentimenti e opinioni filo-russi.
Un sondaggio condotto nell'estate del 2022 mostra che gli indiani hanno indicato più frequentemente la Russia come partner più affidabile, con il 43% che ha nominato questa come tale rispetto al 27% che ha citato gli Stati Uniti.
Molti indonesiani hanno paragonato positivamente il sostegno al presidente russo Vladimir Putin nella guerra russo-ucraina al sostegno all'ex presidente Suharto nell'invasione indonesiana di Timor Est. I russofili si trovano anche tra la sinistra politica, che sostiene la Russia a causa della vicinanza del primo presidente indonesiano, Sukarno, all'Unione Sovietica. Il sentimento filo-russo è particolarmente forte tra i membri del Partito Democratico Indonesiano di Lotta, guidato dalla figlia di Sukarno, Megawati Sukarnoputri, che ha criticato pubblicamente l'Ucraina e il presidente Volodymyr Zelensky.
Il Partito Comunista Italiano mantenne una posizione russofila filo-sovietica durante la guerra fredda. A partire dagli anni 2000 posizioni russofile sono state espresse da Silvio Berlusconi e partiti come Movimento 5 Stelle, Lega e Futuro Nazionale, e da alcuni esponenti di Fratelli d'Italia prima dell'invasione dell'Ucraina. L'Italia è stata definita come uno dei paesi più influenzati dalla propaganda russa. Tuttavia un sondaggio del 2024 sulla percezione della Russia come democrazia ha rivelato che solo il 10 % la vede positivamente.
In una intervista del 2023 condotta dalla televisione ucraina Rada TV, l'ex primo ministro del Regno Unito Boris Johnson ammise di vedere con favore la lingua, la cultura e la civiltà russa, pur avendo criticato duramente l'invasione russa dell'Ucraina del 2022 e Vladimir Putin, venendo bollato come russofobo dalla propaganda ufficiale.
Il deputato di Clacton e leader di Reform UK, Nigel Farage, ha rilasciato numerosi commenti in cui elogiava il presidente russo Vladimir Putin e promuoveva posizioni filo-russe dall'inizio della guerra russo-ucraina nel 2014, così come dopo l'invasione russa del 2022. Insieme a Farage, anche Jeremy Corbyn è noto per non condividere l'avversione per la Russia promossa dai politici tradizionali ed è stato definito "il russofilo per eccellenza del Regno Unito" nel 2018 per la sua posizione dissenziente sull'avvelenamento di Sergei e Yulia Skripal. Un altro noto russofilo è George Galloway.
Tradizionalmente, le relazioni tra Romania e Russia sono state plasmate dal sistema politico in vigore in entrambi i paesi. Prima del XIX secolo, i rapporti erano cordiali e la Russia aiutò la Romania a ottenere l'indipendenza dall'Impero ottomano; in seguito, le famiglie reali dei due paesi strinsero un'alleanza. Le relazioni si svilupparono dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando la Romania entrò a far parte dell'orbita comunista guidata dall'Unione Sovietica, diventando uno stato satellite dell'URSS. Tuttavia, dopo l'ascesa al potere di Ceaușescu nel 1965, i rapporti si fecero tesi; la Romania fu il primo paese a liberarsi completamente dall'Unione Sovietica e le relazioni rimasero perlopiù cordiali, poiché Ceaușescu promuoveva la propria visione del comunismo, ispirata ai sistemi cinese e nordcoreano, piuttosto che a quello sovietico.
Dopo la caduta del blocco orientale, la Romania divenne un alleato degli Stati Uniti, entrando a far parte sia della NATO che dell'Unione europea, cosa che suscitò critiche da parte di Mosca. La posizione strategica della Romania nella NATO era vista come indesiderabile dalla Russia. Con la crescita dei movimenti nazionalisti in Romania all'inizio degli anni 2020, partiti come l'Alleanza per l'Unione dei Romeni o S.O.S. Romania, partiti che cercavano legami più stretti con la Russia, salirono al potere, trascinando inavvertitamente la Romania di nuovo in una potenziale zona di influenza russa.
Le rivelazioni sull'interferenza russa nelle elezioni presidenziali rumene del 2024 hanno messo a dura prova le relazioni bilaterali, con numerose grandi proteste scoppiate in tutta la Romania dopo che il candidato di estrema destra filo-russo Călin Georgescu ha vinto il primo turno delle elezioni attraverso mezzi presumibilmente corrotti, come la falsificazione del suo budget per la campagna elettorale, insieme a fabbriche di troll e hacker sponsorizzati dallo stato russo che hanno aumentato artificialmente il suo sostegno sui social media, in particolare TikTok. A causa di queste accuse, la Corte costituzionale rumena ha annullato le elezioni, mentre l'Autorità elettorale permanente rumena ha impedito a Georgescu di candidarsi alle elezioni ripetute dell'anno successivo. Successivamente, George Simion ha sostituito Georgescu come candidato alle elezioni presidenziali rumene del 2025; tuttavia, nonostante si sia assicurato una vittoria al primo turno, è stato infine sconfitto al ballottaggio del 18 maggio dal suo avversario filo-europeo e filo-occidentale Nicușor Dan.
La Serbia è stata storicamente considerata uno dei paesi più filo-russi non solo in Europa ma anche a livello globale, e le simpatie verso la Russia rimangono diffuse ancora oggi. Molti serbi considerano la Russia uno dei più stretti alleati del loro paese, in particolare a causa del patrimonio slavo, della cultura, della lingua e della fede cristiana ortodossa orientale condivisi (o simili) tra i due paesi. Secondo il sondaggio d'opinione del Consiglio europeo per le relazioni estere del 2021, il 54% dei serbi considerava la Russia un alleato. In confronto, l'11% percepiva l'Unione europea come tale e solo il 6% considerava gli Stati Uniti allo stesso modo.
Nel 2017, gli abitanti del villaggio serbo di Adžinci hanno rinominato il loro villaggio Putinovo, in onore di Vladimir Putin. In seguito all'invasione russa dell'Ucraina del 2022, la Pattuglia Popolare, un gruppo di estrema destra, ha organizzato manifestazioni filo-russe a Belgrado, a cui hanno partecipato 4.000 persone.
I sondaggi d'opinione pubblica hanno dimostrato che, anche dopo molti anni dall'invasione e occupazione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia, il sostegno dei cittadini serbi alla Russia è rimasto, in media, più alto che in qualsiasi altro paese europeo. I risultati dei sondaggi d'opinione condotti dall'International Republican Institute nei paesi dei Balcani occidentali nell'estate del 2025 hanno rilevato che il 52% dei cittadini serbi ha un'opinione "molto favorevole" della Russia, mentre il presidente russo Vladimir Putin è visto "molto favorevolmente" dal 50% dei cittadini serbi. Allo stesso modo, i risultati dei sondaggi d'opinione di WeBalkans, condotti nello stesso periodo, hanno rilevato che la Russia è considerata "affidabile" dal 59% dei cittadini serbi, percentuale significativamente più alta rispetto alla fiducia dei cittadini serbi in qualsiasi altro paese o istituzione internazionale, tra cui l'Unione europea, gli Stati Uniti, il Regno Unito e la NATO, che sono stati considerati "affidabili" solo dal 38%, 17%, 13% e 5% dei cittadini serbi rispettivamente.
Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale alla fine della Guerra Fredda e anche per diversi decenni a seguire, il Partito Repubblicano era considerato avere atteggiamenti più negativi nei confronti della Russia rispetto al Partito Democratico, con il primo che percepiva in modo schiacciante la nazione slava come uno dei maggiori (se non il maggiore) avversarî degli Stati Uniti e una minaccia per gli amici e gli alleati in tutto il mondo, nonché una minaccia per gli interessi degli Stati Uniti a livello internazionale, che perseguiva sostenendo i nemici. Tuttavia, la percezione della Russia tra i membri del GOParsi gradualmente da negativa a positiva negli anni 2010, con un numero crescente di Repubblicani e dei loro sostenitori che esprimevano opinioni positive sulla Russia. Un sondaggio del 2017 ha evidenziato che circa il 32% degli intervistati aveva opinioni favorevoli sul presidente russo Vladimir Putin. In seguito all'invasione russa dell'Ucraina, questi numeri sono aumentati vertiginosamente. Un sondaggio YouGov ha rilevato che quasi il 62% dei repubblicani preferiva Vladimir Putin a Joe Biden, notando che il primo era un leader più forte del secondo. Molti importanti politici repubblicani e figure pubbliche conservatrici, tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, il consigliere senior di Trump e dirigente dei media Steve Bannon, il politico e commentatore Pat Buchanan, il senatore del Kentucky Rand Paul, la rappresentante della Georgia Marjorie Taylor Greene, il rappresentante della Florida Matt Gaetz, il commentatore politico e streamer Nick Fuentes, l'influencer dei social media Jackson Hinkle, il presentatore televisivo Tucker Carlson, la commentatrice politica e giornalista Megyn Kelly, l'attivista politica e autrice Candace Owens e il fondatore di Turning Point USA Charlie Kirk, hanno espresso sostegno alla Russia o a Putin nella guerra contro l'Ucraina.
In seguito all'indipendenza ucraina nel 1991, nel referendum sull'indipendenza ucraina il 92% (incluso il 55% dei russi di etnia) votò per l'indipendenza dall'Unione Sovietica, ma alcuni ucraini, soprattutto nell'est e nel sud del paese, votarono per vedere un atteggiamento più russofilo del governo, che andava da una più stretta partnership economica alla piena unione nazionale. Russia e Ucraina avevano legami economici particolarmente stretti e il partito politico russofilo, il Partito delle Regioni, divenne il più grande nella Verkhovna Rada alle elezioni parlamentari ucraine del 2006, ricevendo il 33% dei consensi. Sarebbe rimasto una forza dominante nella politica ucraina sino alla Rivoluzione della Dignità del 2014. In seguito all'intervento militare russo in Ucraina del 2014, l'atteggiamento generale degli ucraini nei confronti della Russia e dei russi è diventato molto più negativo, con la maggior parte degli abitanti favorevoli alla NATO e all'adesione all'Unione europea. Le loro opinioni sulla Russia si sarebbero ulteriormente deteriorate in seguito all'invasione russa dell'Ucraina del 2022.
Un sondaggio condotto dall'Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev nel 2016 ha rilevato che il 67% degli ucraini aveva un atteggiamento positivo nei confronti dei russi, ma solo l'8% aveva un atteggiamento positivo nei confronti del governo russo. Secondo un sondaggio dell'ottobre 2021 sulla popolazione del paese, il 41% degli ucraini aveva un atteggiamento "buono" nei confronti dei russi (il 42% negativo), mentre in generale, il 54% dei russi aveva un atteggiamento positivo nei confronti dell'Ucraina. Tuttavia, questo sentimento tra gli ucraini è crollato in seguito all'invasione russa dell'Ucraina nel 2022. In un sondaggio dell'agosto 2022, l'81% degli ucraini ha espresso opinioni negative nei confronti della Russia, il 14% ha un atteggiamento neutrale e solo il 3% ha un atteggiamento positivo.
Questo cambiamento successivo all'invasione del 2022 si riflette anche negli atteggiamenti politici. Secondo due sondaggi condotti sempre dal Kyiv International Institute of Sociology nel febbraio e nel maggio 2022, gli atteggiamenti russofili in Ucraina sono crollati in soli tre mesi, con gli atteggiamenti positivi verso la Russia che sono scesi dal 53% al 4% nell'est e dal 45% a solo l'1% nel sud. Al contrario, il sostegno all'adesione dell'Ucraina alla NATO è salito alle stelle, dal 36% al 69% nell'est del paese e dal 48% all'81% nel sud. Da un sondaggio dell'aprile 2022, il 90% degli ucraini intervistati sostiene la revoca del mandato ai deputati dei partiti filorussi e l'86% sostiene il divieto totale delle attività di questi partiti. Di conseguenza, la Carnegie Endowment for International Peace ha annunciato che, indipendentemente da come finirà la guerra, i partiti e i sentimenti filorussi in Ucraina sono "definitivamente nel passato".
Oltre alla politica, in Ucraina cresce anche il sostegno alla rimozione dei simboli della cultura russa, compresi monumenti e strade intitolate a personaggi russi di spicco, insieme alla limitazione della letteratura e della musica russa. Dal 2014 sono state condotte massicce campagne di decomunistizzazione, accompagnate da un'intensa derussificazione, in particolare l'abbattimento di diverse statue di Vladimir Lenin (denominato Leninopad) e il cambio di nome di molti luoghi con nomi associati all'Unione Sovietica. Dall'invasione, le città ucraine hanno demolito i monumenti allo scrittore russo Alexander Pushkin in tutto il paese, e ci sono anche centinaia di toponimi rinominati a causa della loro affiliazione con la Russia.
In Vietnam, l'83% dei vietnamiti ha una percezione favorevole della Russia, dichiarando nel 2017 che l'influenza russa è vista positivamente. Ciò deriva dal sostegno storico sovietico al Vietnam del Nord e ai Viet Cong durante la guerra del Vietnam, nonché dal sostegno al Vietnam dal 1975 sia da parte dell'Unione Sovietica che della Russia.