
Salvatore Falci (Portoferraio, 27 settembre 1950) è un artista italiano noto per il suo contributo all'arte contemporanea e a progetti interculturali.
Nato a Portoferraio, Falci si trasferì da giovane a Piombino, dove conseguì il diploma tecnico in elettronica. Iniziò gli studi universitari in ingegneria, poi si iscrisse a filosofia con indirizzo artistico all'Università di Pisa, interrompendoli nel 1977 e riprendendoli nel 1983. Nel corso degli anni ottanta avviò la sua ricerca artistica e co-fondò il Gruppo di Piombino, collettivo che si distinse nell'arte relazionale in Italia, composto inizialmente da Salvatore Falci, Stefano Fontana, Pino Modica e il critico militante Domenico Nardone, con l'ingresso successivo di Cesare Pietroiusti.. Una delle opere più emblematiche del Gruppo di Piombino è stata l’installazione Sosta 15 minuti del 1983, composta da cinque sedie pieghevoli nei tre colori primari, più bianco e nero, ciascuna accompagnata da un cartello bilingue con la dicitura «Sosta di 15 minuti / 15 minutes stop». L’opera invitava i passanti a fermarsi per una breve pausa, introducendo nell’ambiente urbano un momento di sospensione e riflessione inattesa. La sua ambiguità, sospesa tra oggetto funzionale e opera d’arte, risultava rafforzata dalla collocazione non autorizzata ai Giardini della Biennale di Venezia nel 1984, in una posizione liminale tra il dentro e il fuori dello spazio espositivo. Successivamente, l’opera fu esposta alla galleria Lascala di Roma.
La sperimentazione del Gruppo di Piombino, noto anche come Scuola di Piombino, propose una nuova visione dell'arte, incentrata sul gesto inconsapevole e sull'integrazione dell'arte nella vita quotidiana. Secondo Renato Barilli, Falci è l'artista del gruppo che ha maggiormente approfondito il tema del "casuale" e del fenomeno effimero, indagando il rapporto tra l'azione umana e le tracce che essa lascia nello spazio. Le sue opere consistono in elementi discreti installati in luoghi pubblici, progettati per raccogliere le tracce lasciate inconsapevolmente dal vissuto quotidiano. Un esempio significativo è la serie Pavimenti (1987), in cui semplici strutture nere collocate in cabine telefoniche, ascensori e bar raccolgono attraverso lo scratching segni e residui lasciati dalle persone. In questo modo, ciò che nasce come elemento funzionale si trasforma, elevando la quotidianità e generando un'opera d'arte attraverso un cortocircuito tra oggetto, azione umana e spazio.
Nel 1990 Falci si trasferì a Milano, dove iniziò a lavorare nel suo studio concesso da Sergio Casoli, importante gallerista milanese che dal 1987 sosteneva il Gruppo di Piombino. Nello stesso anno partecipò alla 44ª Biennale di Venezia con l'opera Erba Ponte Sant'Eufemia, esposta nella sezione «Aperto», dove sperimentò un'arte di coinvolgimento attivo del pubblico. Tra il 1997 e il 2001 fu co-fondatore del progetto Oreste insieme a Cesare Pietroiusti, un'iniziativa che favoriva il dialogo diretto tra artisti senza mediazioni istituzionali. Il progetto, che non produsse opere ma organizzò residenze, convegni e pubblicazioni, fu presentato alla 48ª Biennale di Venezia del 1999 nella sezione "dAPERTutto" curata da Harald Szeemann.
Nel 1998 fu selezionato per una residenza artistica IASKA a Perth, Australia, dove approfondì tematiche relative all'incomunicabilità culturale tra aborigeni australiani e anglosassoni.

Nel 2019 la ricerca artistica di Falci è stata documentata nel programma televisivo Genio e sregolatezza, diretto da Alessandra Galletta e Marco Senaldi per Rai Storia, dedicato all’arte italiana dal secondo dopoguerra ai primi anni Duemila, arricchito dalle testimonianze di storici, critici e artisti. Il documentario ha presentato Falci tra i protagonisti che hanno contribuito a innovare il panorama artistico italiano.
Dal 1994 al 2019 Falci insegnò arti visive presso l'Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo, contribuendo alla formazione di numerose generazioni di artisti. Parallelamente, dal 2000 al 2012 svolse attività didattica presso la Libera Accademia di Belle Arti di Brescia. Dal 2004 insegnò inoltre metodologia e tecniche della sperimentazione artistica all'Università degli Studi di Bergamo.
Nel 2005 Falci avviò il progetto interculturale Arte e Luogo, finalizzato a favorire l'incontro tra giovani ricercatori internazionali dell'arte visiva contemporanea e comunità locali attraverso interventi artistici, mostre, workshop e laboratori didattici. Il progetto si sviluppò in diverse edizioni, tra cui quella in Camerun, dove Falci supervisionò la formazione in arte contemporanea presso l'Institut de Formation Artistique di Mbalmayo in collaborazione con la Libera Accademia di Brescia. Il progetto coinvolse anche Brasile e Nepal.

Nel 2023 Salvatore Falci presentò Effetto Ghianda, composta da vere ghiande trattate con la tecnica dello scratching, che permetteva di rivelare una pellicola d'oro nascosta sotto la superficie. Sul catalogo era riportata la dicitura: "Portala con te e diventate d'oro". L'installazione fu esposta al Museo d'Arte Contemporanea Villa Croce di Genova e successivamente alla Galleria Monopoli di Milano. Effetto Ghianda si inserì nel percorso artistico di Falci all'interno dell'arte relazionale e dell'arte come esperienza condivisa, ribadendo il ruolo dell'arte come veicolo di trasformazione culturale e personale.
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