| Amatrice comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Giorgio Cortellesi (lista civica) dal 4-10-2021 |
| Territorio | |
| Coordinate | 42°37′45.77″N 13°17′18.14″E |
| Altitudine | 955 m s.l.m. |
| Superficie | 174,38 km² |
| Abitanti | 2 106 (31-5-2026) |
| Densità | 12,08 ab./km² |
| Frazioni | Vedi elenco |
| Comuni confinanti | Accumoli, Campotosto (AQ), Cittareale, Cortino (TE), Crognaleto (TE), Montereale (AQ), Rocca Santa Maria (TE), Valle Castellana (TE) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 02012 |
| Prefisso | 0746 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 057002 |
| Cod. catastale | A258 |
| Targa | RI |
| Cl. sismica | zona 1 (sismicità alta) |
| Cl. climatica | zona F, 3 048 GG |
| Nome abitanti | amatriciani |
| Patrono | Santa Maria di Filetta |
| Giorno festivo | domenica dopo l'Ascensione |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Amatrice (anche con l'articolo: l'Amatrice; L'Amatrici in dialetto sabino) è un comune italiano di 2 146 abitanti della provincia di Rieti, nel Lazio.
Situata nell'Appennino centrale, nell'alta valle del Tronto, ai piedi dei Monti della Laga, Amatrice costituisce uno dei principali centri dell'area montana nord-orientale della provincia di Rieti. Il vasto territorio comunale, esteso per oltre 174 km², comprende numerosi nuclei e frazioni distribuiti nella cosiddetta conca di Amatrice.
Il centro, di origine medievale, appartenne storicamente all'Abruzzo Ultra e, dopo l'Unità d'Italia, alla provincia dell'Aquila, venendo aggregato alla nuova provincia di Rieti nel 1927. Il territorio è caratterizzato da un'elevata sismicità ed è stato più volte interessato da terremoti distruttivi. Il 24 agosto 2016 Amatrice fu uno dei centri maggiormente colpiti dal terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017, che provocò la quasi completa distruzione del centro storico e gravissimi danni in numerose frazioni.
La località è inoltre nota per avere dato il nome all'amatriciana, preparazione della cucina laziale diffusasi successivamente anche a Roma e divenuta uno dei piatti più conosciuti della cucina italiana.

Amatrice sorge a 955 m s.l.m. al centro della cosiddetta conca di Amatrice, nell'alta valle del Tronto, in prossimità del confine tra Lazio, Abruzzo, Marche e Umbria. Il territorio comunale occupa il settore nord-orientale della provincia di Rieti e si estende tra l'altopiano amatriciano e il versante occidentale dei Monti della Laga, in un'area di collegamento naturale tra il versante adriatico e quello tirrenico dell'Appennino centrale.
La parte centrale del territorio è costituita da un ampio altopiano posto prevalentemente tra i 900 e i 1000 m di quota, sul quale sono distribuiti il capoluogo e numerose frazioni. Nel settore sud-occidentale della conca si trova il lago di Scandarello, bacino artificiale formato dallo sbarramento del torrente Scandarello e destinato principalmente alla produzione idroelettrica.
La conca è delimitata a est dalla dorsale principale dei Monti della Laga, il cui crinale supera per lunghi tratti i 2000 m. Nel territorio comunale ricade il Monte Gorzano, che con i suoi 2458 m costituisce la cima più elevata dei Monti della Laga e la vetta più alta del Lazio. Lungo la medesima dorsale si innalzano inoltre Cima Lepri (2445 m), Pizzo di Sevo (2419 m) e Pizzo di Moscio (2411 m). A occidente il territorio è chiuso da rilievi meno elevati, tra i quali il Monte Pozzoni, che raggiunge quote prossime ai 1900 m.
Dal punto di vista geologico, i Monti della Laga differiscono dai principali massicci carbonatici dell'Appennino centrale. La dorsale è costituita prevalentemente dalla cosiddetta Formazione della Laga, una successione sedimentaria di età miocenica formatasi in un bacino di avanfossa e composta soprattutto da alternanze di arenarie e livelli pelitici e argillosi, deposti in ambiente marino attraverso correnti di torbida.
La minore permeabilità di tali terreni rispetto alle vicine successioni calcaree limita l'infiltrazione profonda delle acque meteoriche e favorisce una fitta rete di ruscellamento superficiale, alimentata da numerose sorgenti e corsi d'acqua. L'alternanza tra banchi arenacei più resistenti e livelli pelitici maggiormente erodibili determina inoltre una morfologia articolata, caratterizzata da valloni profondamente incisi, gradini rocciosi e numerosi salti d'acqua.
La vegetazione varia sensibilmente con l'altitudine. Nella conca e sui versanti inferiori prevalgono coltivi, pascoli e formazioni boschive con cerro, castagno e altre latifoglie; alle quote superiori si estendono ampie faggete, che raggiungono approssimativamente i 1800 m. Al di sopra del limite del bosco predominano le praterie d'altitudine, caratterizzate durante la stagione estiva da una ricca fioritura.
La particolare struttura geologica e l'abbondanza di acque superficiali favoriscono la formazione di numerose cascate, soprattutto lungo i valloni che incidono il versante occidentale della Laga. Alcuni salti raggiungono dislivelli considerevoli e presentano le maggiori portate in primavera, in seguito allo scioglimento delle nevi; durante gli inverni più rigidi possono invece formarsi estese colate di ghiaccio.
Gran parte del territorio montano del comune è compresa nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, istituito nel 1991. L'area protetta comprende alcuni dei settori di maggiore interesse naturalistico dei Monti della Laga e tutela, nel territorio amatriciano, estese faggete, praterie d'alta quota, valloni e ambienti fluviali.
Il clima di Amatrice è tipicamente montano appenninico, con inverni freddi e nevosi ed estati generalmente miti. L'elevata altitudine e la posizione interna favoriscono marcate escursioni termiche, mentre le precipitazioni risultano distribuite durante tutto l'anno, con massimi generalmente nelle stagioni autunnale e primaverile.
Secondo la classificazione climatica dei comuni italiani, Amatrice appartiene alla zona F e registra 3 048 gradi giorno; per tale zona non sono previste limitazioni ordinarie al periodo annuale di esercizio degli impianti termici.
La conca di Amatrice risulta frequentata già in epoca preistorica, come attestano rinvenimenti di manufatti litici, tra cui punte di freccia, raschiatoi e bulini. In epoca preromana il territorio rientrava nell'area di insediamento dei Sabini, mentre la sua posizione lungo le direttrici di collegamento fra il bacino reatino e quello piceno ne favorì la frequentazione anche in età romana.
Un ruolo determinante nei collegamenti della zona fu svolto dalla via Salaria, l'antico itinerario che univa Roma all'Adriatico attraverso la Sabina. Nel territorio amatriciano sono stati rinvenuti resti di insediamenti, strutture murarie e sepolture di epoca romana; tra i siti ricordati dalla documentazione locale figura una villa nella zona di Torrita. La tradizione storiografica locale identifica inoltre nell'area di San Lorenzo a Flaviano l'insediamento indicato come Summata o Summa Villarum, denominazione successivamente impiegata per designare l'insieme delle ville della conca.
Dopo la conquista longobarda dell'Italia centrale, iniziata nel 568, l'area fu inserita nel Ducato di Spoleto. Il territorio risultò successivamente interessato dalle giurisdizioni ecclesiastiche di Ascoli e di Rieti e dalla crescente presenza del monachesimo benedettino, che contribuì alla formazione di numerosi insediamenti religiosi e rurali.
Nell'alto Medioevo una parte significativa dei territori della conca entrò nella sfera patrimoniale dell'Abbazia di Farfa. La più antica attestazione documentaria generalmente accolta del toponimo Matrice è contenuta nel Regesto di Farfa e risale al 1012. La documentazione farfense testimonia inoltre l'esistenza, nei secoli centrali del Medioevo, di numerosi nuclei abitati corrispondenti alle future ville del territorio amatriciano.
Secondo la ricostruzione tradizionale, la nascita del nucleo urbano unitario di Amatrice si colloca tra l'XI e soprattutto il XIII secolo, quando diversi insediamenti della conca andarono progressivamente organizzandosi attorno a un centro fortificato. L'impianto urbano medievale, caratterizzato da una trama viaria relativamente regolare, rimase leggibile fino alle distruzioni provocate dal terremoto del 2016.
Nel corso del XIII secolo Amatrice fu coinvolta nelle lotte che interessavano il confine tra il Regno di Sicilia, lo Stato Pontificio e i territori comunali dell'Italia centrale. Dopo essere stata per un periodo legata alla sfera di influenza ascolana e nursina, intorno alla metà del secolo entrò nell'orbita sveva. Il Sistema Archivistico Nazionale colloca nel 1265, durante il regno di Manfredi di Svevia, l'ingresso di Amatrice nel Regno meridionale.
Dopo la sconfitta di Manfredi nella battaglia di Benevento del 1266, il territorio passò sotto la monarchia angioina di Carlo I d'Angiò. Amatrice oppose tuttavia resistenza al nuovo dominio e fu coinvolta in ripetuti conflitti con le forze fedeli agli Angioini; la definitiva sottomissione viene tradizionalmente posta nel 1274.
Tra il XIII e il XIV secolo si consolidò l'Universitas di Amatrice, ossia la comunità cittadina dotata di propri organi amministrativi e di un certo grado di autonomia nell'ambito della monarchia napoletana. Il suo territorio comprendeva numerose ville della conca e la sua influenza si estendeva verso Campotosto, Cittareale, l'alta valle del Tronto e alcuni centri dell'attuale versante teramano.
Sotto gli Angioini Amatrice fu ricompresa nell'organizzazione amministrativa dell'Abruzzo e successivamente nella circoscrizione delle cosiddette Terre della Montagna. Secondo il Sistema Archivistico Nazionale, durante il regno di Giovanna I di Napoli Amatrice, insieme ad Accumoli, Montereale, Leonessa e in seguito Cittaducale, fu sottoposta alla giurisdizione del capitano delle Terre di Montagna, magistratura incaricata anche di contenere le frequenti controversie territoriali fra le comunità della regione.
Tra XIV e XV secolo il comune fu ripetutamente impegnato in contese di confine con Norcia, Arquata del Tronto, L'Aquila e altri centri limitrofi, mentre mantenne tradizionalmente rapporti più stretti con Ascoli Piceno. Nel 1424 contingenti amatriciani presero parte, al fianco delle truppe di Braccio da Montone, alla guerra dell'Aquila e alla battaglia conclusiva combattuta il 2 giugno, nella quale il condottiero perugino fu sconfitto dalle forze della coalizione angioino-pontificia.
Nella seconda metà del XV secolo Amatrice si schierò con la dinastia aragonese durante le lotte per il controllo del Regno di Napoli. Dopo la repressione della Congiura dei baroni, Ferdinando I d'Aragona ricompensò nel 1486 la fedeltà della città concedendole il privilegio di battere moneta. Alla zecca amatriciana sono attribuiti alcuni cavalli in rame recanti il motto Fidelis Amatrix, emissioni datate alla fine del XV secolo e ai primi anni del XVI.
È in questa fase che si consolidò progressivamente la forma toponomastica Amatrice in luogo della più antica Matrice, mentre l'espressione Fidelis Amatrix divenne uno degli elementi più caratteristici della memoria civica locale.
Durante le guerre d'Italia Amatrice si schierò contro le forze imperiali di Carlo V d'Asburgo. Nel febbraio 1529 la città fu conquistata e saccheggiata dalle truppe guidate da Filiberto di Chalon, principe d'Orange; le distruzioni interessarono anche parti delle fortificazioni e il castello di Poggio a Fiume.
La sconfitta segnò la fine della lunga condizione demaniale della comunità. Nel 1538 Carlo V assegnò infatti Amatrice al condottiero Alessandro Vitelli, che ne divenne signore feudale. La trasformazione da università demaniale a feudo limitò in maniera significativa l'autonomia politica che la comunità aveva esercitato durante i secoli precedenti.
Dai Vitelli il feudo passò nella seconda metà del XVI secolo agli Orsini, in seguito ai legami matrimoniali fra le due famiglie. Amatrice rimase quindi inserita nel sistema feudale del Regno di Napoli, pur conservando proprie magistrature e consuetudini locali.
Nel XVII secolo il territorio fu ripetutamente colpito da eventi sismici. Particolarmente distruttivo fu il terremoto del 1639, la cui scossa principale avvenne il 7 ottobre e raggiunse nell'area amatriciana intensità fino al IX-X grado della scala MCS. Il sisma causò gravi distruzioni ad Amatrice e in numerose ville della conca; altre forti scosse si verificarono il 14 e il 17 ottobre.
L'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia considera quello del 1639 il principale terremoto distruttivo localizzato direttamente nell'area di Amatrice prima della sequenza del 2016; la zona subì inoltre gli effetti dei grandi terremoti dell'Appennino centrale del 1703, oltre a eventi significativi nel 1672 e nel 1730.
Alla fine del XVII secolo il feudo passò nella disponibilità dei Medici, nell'ambito delle complesse successioni patrimoniali che coinvolsero le famiglie Vitelli, Orsini e Medici. La titolarità del feudo fu inoltre oggetto, nei primi decenni del XVIII secolo, di una lunga controversia giudiziaria. A una delle cause relative al patrimonio amatriciano partecipò come avvocato il giovane Alfonso Maria de' Liguori, che avrebbe in seguito ricordato l'esperienza fra gli episodi che contribuirono al suo abbandono della carriera forense.
Con l'estinzione della dinastia medicea e i successivi riassetti patrimoniali, Amatrice entrò nel complesso dei beni già mediceo-farnesiani legati alla monarchia borbonica. Nel 1759 il territorio passò fra i domini personali di Ferdinando IV di Borbone, succeduto al padre Carlo di Borbone sul trono di Napoli.
Con la proclamazione della Repubblica Napoletana del 1799, l'ordinamento amministrativo del Regno fu temporaneamente riorganizzato sul modello francese. In base alla legge del 9 febbraio 1799, il territorio repubblicano fu ripartito in dipartimenti e cantoni; Amatrice fu designata capoluogo di uno dei sedici cantoni del Dipartimento della Pescara, il cui capoluogo era L'Aquila.
Dopo la restaurazione borbonica e le successive riforme amministrative dell'età napoleonica, Amatrice fu compresa nella provincia dell'Abruzzo Ulteriore Secondo, all'interno del distretto di Cittaducale. La documentazione dell'Intendenza dell'Abruzzo Ulteriore Secondo testimonia ancora negli anni quaranta dell'Ottocento l'appartenenza di Amatrice, insieme a Montereale, Capitignano, Leonessa e Accumoli, a tale circoscrizione.
Nell'ottobre 1826 un'alluvione del Tronto colpì duramente il territorio, provocando vittime soprattutto nella zona di San Lorenzo. Nel corso della prima metà dell'Ottocento alcuni abitanti di Amatrice parteciparono inoltre ai moti liberali e risorgimentali; tra le figure maggiormente ricordate è Pier Silvestro Leopardi, attivo nei movimenti politici che precedettero l'unificazione nazionale.
Con l'annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna nel 1860 e la successiva proclamazione del Regno d'Italia, Amatrice rimase amministrativamente nell'Abruzzo aquilano, entrando nel circondario di Cittaducale.
Il territorio fu coinvolto anche nel fenomeno del brigantaggio postunitario, particolarmente diffuso nelle zone montane dell'ex Regno delle Due Sicilie negli anni immediatamente successivi all'unificazione.
Durante la seconda guerra mondiale, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, il territorio amatriciano fu interessato dall'occupazione tedesca e dalle operazioni militari che accompagnarono la risalita degli Alleati lungo la penisola.
Un episodio particolarmente significativo avvenne nella notte fra il 17 e il 18 giugno 1944, quando le truppe tedesche in ritirata predisposero la distruzione della diga di Scandarello, minandone le strutture con una grande quantità di esplosivo. Alcuni abitanti, fra i quali persone dotate di competenze tecniche, riuscirono a raggiungere l'impianto, neutralizzare le trappole esplosive e disinnescare le cariche, evitando la distruzione della diga e il conseguente pericolo d'inondazione della valle. Per questo episodio al Comune è stata successivamente conferita la medaglia d'oro al merito civile.
Una trasformazione amministrativa fondamentale si era già verificata nel periodo fascista. Con il Regio decreto-legge del re Vittorio Emanuele III n. 1 del 2 gennaio 1927, recante il Riordinamento delle circoscrizioni provinciali, venne istituita la provincia di Rieti, alla quale furono assegnati i comuni già appartenenti al soppresso circondario di Cittaducale, compresa Amatrice. Con il passaggio dalla provincia dell'Aquila a quella di Rieti il comune fu quindi amministrativamente aggregato al Lazio, dopo oltre sei secoli di appartenenza alle circoscrizioni abruzzesi del Regno di Sicilia, del Regno di Napoli, del Regno delle Due Sicilie e del Regno d'Italia.
Alle ore 3:36 del 24 agosto 2016 un terremoto di magnitudo momento Mw 6,0 colpì l'Appennino centrale tra l'alto Lazio, le Marche, l'Umbria e l'Abruzzo. L'epicentro fu localizzato nell'area compresa tra Accumoli e Amatrice; l'evento diede inizio alla lunga sequenza sismica del Centro Italia del 2016-2017.
La scossa provocò gravissime distruzioni nel capoluogo e in numerose frazioni. Secondo il rilievo macrosismico dell'INGV, ad Amatrice gli effetti raggiunsero il X-XI grado della scala MCS, con il collasso di gran parte del tessuto edilizio del centro storico. Corso Umberto I, principale asse urbano della città, venne quasi interamente distrutto, mentre furono gravemente danneggiati o crollarono numerosi edifici civili e religiosi.
L'intero terremoto del 24 agosto provocò 299 vittime, oltre a numerosi feriti. Nel territorio della diocesi di Rieti morirono 239 persone, delle quali 228 ad Amatrice e 11 ad Accumoli.
Alla scossa principale seguirono migliaia di repliche. Già alle 4:33 del 24 agosto un terremoto di magnitudo locale 5,4 interessò la zona di Norcia.
La sequenza proseguì nei mesi successivi: il 26 ottobre due forti terremoti, di magnitudo 5,4 e 5,9, interessarono soprattutto l'area marchigiano-umbra; il 30 ottobre un evento di magnitudo momento 6,5 con epicentro nei pressi di Norcia costituì il terremoto più forte dell'intera sequenza e provocò ulteriori danni anche nel territorio amatriciano.
Il 18 gennaio 2017 quattro nuovi terremoti di magnitudo superiore a 5,0 colpirono in rapida successione il settore meridionale della sequenza, tra il Lazio e l'Abruzzo, con epicentri nell'area dei comuni di Montereale, Capitignano, Pizzoli, Campotosto e Cagnano Amiterno. Ad Amatrice le nuove scosse provocarono ulteriori crolli negli edifici già compromessi, interessando anche i resti del campanile della chiesa di Sant'Agostino.
La sequenza sismica determinò lo spopolamento temporaneo di gran parte del territorio, la realizzazione di aree per le soluzioni abitative di emergenza e l'avvio di un complesso processo di messa in sicurezza, demolizione e ricostruzione del centro storico e delle frazioni.

Lo stemma comunale è costituito da uno scudo di rosso caricato da una croce latina d'argento e sormontato dal capo d'Angiò, d'azzurro al lambello e ai gigli.
La tradizione locale attribuisce alla croce un duplice richiamo alla partecipazione di uomini del territorio alle crociate e agli antichi rapporti con la Chiesa ascolana; il capo d'Angiò richiama invece l'appartenenza di Amatrice alla monarchia angioina. Tale interpretazione ha carattere storico-tradizionale e non costituisce, da sola, prova documentaria della partecipazione della comunità alle crociate.
Il gonfalone municipale è costituito da un drappo partito di rosso e di azzurro, recante al centro lo stemma comunale.
La bandiera è un drappo rettangolare partito di rosso e di azzurro, caricato al centro dello stemma comunale, sormontato dalla denominazione istituzionale dell'ente, centrata e in caratteri latini arancioni.

Prima delle distruzioni provocate dal terremoto del 2016, il centro storico di Amatrice conservava in larga parte l'impianto urbano medievale formatosi nel XIII secolo, organizzato secondo una maglia viaria relativamente regolare attorno ai principali assi cittadini. Fra gli elementi più riconoscibili del panorama urbano figuravano la torre civica, le chiese di Sant'Agostino, San Francesco, Sant'Emidio e Santa Maria di Porta Ferrata.
Il sisma del 24 agosto 2016 e le successive scosse causarono il crollo di gran parte del tessuto edilizio storico e danneggiarono gravemente i principali monumenti cittadini; il Ministero della cultura ha indicato la torre civica e la chiesa di Sant'Agostino tra i simboli delle distruzioni subite da Amatrice.
La torre civica, risalente al XIII secolo, costituiva uno dei principali elementi monumentali e identitari del centro storico. Sorgeva lungo corso Umberto I e, con la sua struttura a pianta quadrangolare, dominava il profilo urbano della città medievale. Gravemente lesionata dalla sequenza sismica iniziata il 24 agosto 2016, subì ulteriori crolli nel corso delle scosse successive.
La chiesa di Sant'Agostino, una delle principali testimonianze dell'insediamento degli Ordini mendicanti nel territorio amatriciano, risale al XIV secolo.
La facciata era caratterizzata da un portale gotico in pietra, mentre all'interno si conservava un importante complesso di pitture murali, comprendente immagini della Madonna con Bambino, santi e scene devozionali, eseguite fra il XV e il XVI secolo. Parte della decorazione pittorica è stata riferita alla cultura figurativa umbro-marchigiana e alla cerchia del pittore amatriciano Dionisio Cappelli.
Il terremoto del 2016 causò gravissimi danni alla chiesa e al campanile. Dopo le prime opere di messa in sicurezza furono recuperate numerose opere mobili presenti all'interno dell'edificio, fra cui due grandi dipinti collocati sulla controfacciata.
La chiesa di San Francesco, con l'annesso convento, costituisce uno dei più importanti complessi monumentali del centro storico di Amatrice. La sua origine è medievale e l'edificio presenta caratteri architettonici romanico-gotici, con successive trasformazioni.
Particolarmente rilevante è il grande portale lapideo della facciata. Il Catalogo generale dei Beni Culturali lo descrive come un portale ogivale cuspidato e strombato, decorato da motivi geometrici e fitomorfi, con guglie laterali e apparati scultorei; la sua configurazione è collegata alla tradizione tardogotica diffusa tra Abruzzo e Marche.
L'interno custodiva un vasto patrimonio pittorico e scultoreo. Nell'abside erano conservati cicli di affreschi quattrocenteschi; tra le opere legate alla chiesa figura inoltre il prezioso reliquiario della Madonna di Filetta, attribuito all'orafo ascolano Pietro Vannini e datato intorno al 1472.
La chiesa fu gravemente danneggiata dal terremoto del 2016, con crolli delle coperture e lesioni diffuse alle strutture e agli apparati decorativi. Nel 2024 il Ministero della cultura, il Commissario straordinario alla ricostruzione, il Comune di Amatrice e Intesa Sanpaolo hanno sottoscritto un protocollo per il ripristino, il miglioramento sismico e il restauro conservativo dell'edificio; l'avvio del progetto di ricostruzione è stato presentato nel gennaio 2025.
La chiesa di Sant'Emidio, già presente nel tessuto storico cittadino prima del sisma, apparteneva al complesso delle architetture religiose più antiche del capoluogo e conservava forme riconducibili alle trasformazioni avvenute fra il Medioevo e l'età moderna. Prima del 2016 era caratterizzata da una torre campanaria che costituiva uno degli elementi verticali più evidenti del profilo urbano.
La chiesa di Santa Maria di Porta Ferrata sorgeva nel settore meridionale del centro storico e costituiva uno degli edifici religiosi legati alle antiche porte e alle fortificazioni della città medievale. Anch'essa fu interessata dai gravi danni prodotti dalla sequenza sismica del 2016-2017.
Il vasto territorio comunale di Amatrice è caratterizzato da una notevole dispersione insediativa e comprende numerose chiese rurali, pievi, oratori e santuari, molti dei quali conservano testimonianze pittoriche comprese fra il tardo Medioevo e il Rinascimento.
Il santuario dell'Icona Passatora, dedicato a Santa Maria delle Grazie, sorge nei pressi della frazione Ferrazza, lungo un antico percorso di transito. La denominazione popolare Icona Passatora deriva infatti dall'antica edicola votiva mariana posta lungo la strada e successivamente inglobata nella chiesa.
L'edificio costituisce una delle più importanti testimonianze pittoriche del territorio amatriciano. Le pareti interne conservano numerosi affreschi votivi della seconda metà del XV secolo e dell'inizio del XVI secolo, attribuiti a diversi maestri locali e marchigiani. Un importante ciclo fu eseguito intorno al 1480 da Pier Paolo da Fermo, al quale appartengono anche le scene relative alla leggenda della Madonna di Filetta.
Fra il 1508 e il 1509 il pittore amatriciano Dionisio Cappelli realizzò invece gli affreschi della volta e delle pareti del presbiterio, come documenta un'iscrizione datata 1508 e recante il nome dell'artista.
Il santuario della Madonna di Filetta sorge nella frazione omonima e costituisce uno dei principali luoghi della devozione mariana amatriciana. L'edificio, di origine medievale, presenta un impianto di tradizione romanica.
Il culto è legato al ritrovamento, secondo la tradizione, di una piccola immagine venerata come raffigurazione della Vergine. Per custodirla fu realizzato nel XV secolo un prezioso reliquiario attribuito all'orafo ascolano Pietro Vannini, databile al 1472 e caratterizzato da una complessa struttura architettonica gotica in argento dorato, smalti e corallo.
L'immagine e il reliquiario della Madonna di Filetta erano tradizionalmente custoditi nella chiesa di San Francesco ad Amatrice e venivano portati processionalmente al santuario in occasione della festa annuale. La devozione alla Madonna di Filetta è uno degli elementi più antichi e caratteristici dell'identità religiosa locale.
Il santuario della Madonna delle Grazie, situato nella frazione Varoni, risale nelle sue forme originarie al XV secolo. È stato riconosciuto come santuario diocesano ed è tradizionalmente legato alla venerazione della Madonna delle Grazie.
La chiesa di San Martino, nella frazione omonima, presenta caratteri di derivazione gotica. Fra le opere che vi erano conservate figura una Via Crucis attribuita all'illustratore francese Dubercelle.
Nella frazione di Cornillo Nuovo sorge la chiesa di Sant'Antonio Abate, notevole soprattutto per il patrimonio pittorico rinascimentale. Nel 1511 Dionisio Cappelli vi realizzò un vasto ciclo con episodi della vita di Sant'Antonio Abate, organizzato in dodici riquadri e considerato dal Catalogo generale dei Beni Culturali uno dei programmi iconografici più articolati della zona.
La chiesa di Santa Caterina d'Alessandria sorge nella frazione Scai ed è collegata al complesso delle Suore benedettine di carità.
L'oratorio di Santa Maria di Loreto, nella frazione di Rio, appartiene alla rete di piccoli edifici religiosi rurali disseminati nella conca amatriciana.
Gran parte del territorio montano di Amatrice ricade nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, istituito nel 1991. Il comune comprende alcuni dei principali ambienti naturalistici del settore laziale dei Monti della Laga, caratterizzati da faggete, praterie d'altitudine, valloni, torrenti e cascate.
Abitanti censiti

Oltre alla lingua italiana, ad Amatrice è tradizionalmente parlata una varietà appartenente al gruppo dei dialetti italiani mediani, e più precisamente all'area sabino-reatina. La parlata amatriciana si inserisce nel continuum linguistico che interessa l'alta valle del Velino, la conca reatina e parte dell'area aquilana, territorio storicamente appartenuto fino al 1927 all'Abruzzo Ulteriore Secondo e, dopo l'Unità d'Italia, alla provincia dell'Aquila.
Dal punto di vista fonetico e morfologico, le parlate della conca di Amatrice presentano diversi caratteri conservativi tipici dell'area mediana sabina, tra cui la metafonesi e la tradizionale distinzione delle vocali finali atone -o e -u, fenomeno documentato nell'area compresa tra le conche di Rieti e Amatrice e l'Aquilano.
Studi dialettologici recenti collocano più in generale la Sabina linguistica all'interno dell'Italia mediana, evidenziandone tuttavia la complessità interna e la presenza di tratti comuni alle aree reatina e aquilana.
Una delle principali manifestazioni popolari contemporanee di Amatrice è il Palio dei Somari-Sindaci, ideato nel 2003 con l'intento di recuperare in forma ludica e goliardica il ruolo tradizionalmente svolto dall'asino nell'economia agricola e forestale delle comunità montane.
La manifestazione mette in competizione rappresentanze dei comuni del territorio e di centri storicamente legati ad Amatrice. A ciascun asino viene attribuito simbolicamente il nome del sindaco del comune rappresentato; gli animali, condotti dai rispettivi fantini, si sfidano in una corsa che si conclude con l'assegnazione del titolo di «Asino-Sindaco». All'ultimo classificato viene invece attribuito il tradizionale Campanaccio, con funzione scherzosa.
La gara è preceduta da un corteo storico in costume, al quale partecipano centinaia di figuranti e delegazioni dei comuni vicini; una giuria composta dai sindaci elegge inoltre la Dama del Palio. Dopo l'interruzione causata dal terremoto del 2016, la manifestazione è stata ripresa nell'ambito delle iniziative volte a ricostruire i rapporti comunitari tra i comuni dell'area del cratere. Nel 2026 il Palio si è svolto il 19 aprile con la partecipazione di numerosi comuni del Lazio, dell'Abruzzo e delle Marche.
Tra le ricorrenze religiose più sentite figura inoltre la festa della Madonna di Filetta, compatrona di Amatrice, celebrata tradizionalmente la domenica successiva all'Ascensione. La celebrazione è legata al culto dell'immagine mariana conservata storicamente nella chiesa di San Francesco e al santuario di Filetta.
Il principale presidio sanitario del territorio è l'ospedale Francesco Grifoni, appartenente all'ASL di Rieti. L'edificio storico, situato in via Francesco Grifoni e sviluppatosi in parte attorno all'antico convento dei Cappuccini, fu gravemente lesionato dal terremoto del 24 agosto 2016 e reso inutilizzabile.
Nel 2017 furono avviate le operazioni di demolizione delle parti irrimediabilmente compromesse, mentre furono escluse dall'abbattimento e sottoposte a tutela la chiesa di Santa Caterina e alcune porzioni dell'ex convento, tra cui gli ambienti tradizionalmente collegati a san Giuseppe da Leonessa.
La ricostruzione del presidio sul medesimo sito è finanziata anche attraverso un contributo di 6 milioni di € del governo della Germania, destinato alla realizzazione e all'allestimento del nuovo ospedale.
Il nuovo presidio è progettato come ospedale di area disagiata, con funzioni di assistenza territoriale, emergenza e ricovero a servizio dell'alta provincia reatina e delle zone montane circostanti. Nel 2025 la Regione Lazio indicava i lavori realizzati per circa il 50% e prevedeva la riapertura nel corso del 2026. La programmazione sanitaria regionale aggiornata alla fine del 2025 prevede per il nuovo presidio 40 posti letto, oltre agli spazi destinati al pronto soccorso, e ne ipotizza l'apertura entro la fine del 2026.
Nel territorio comunale operano sei amministrazioni separate legate alla gestione dei domini collettivi e degli usi civici, comunemente ricondotte alla tradizione delle università agrarie. Tali istituzioni amministrano terre di proprietà collettiva storicamente utilizzate dalle popolazioni locali per il pascolo, la produzione forestale e altre esigenze dell'economia rurale.
La Regione Lazio ricorda come le università agrarie rappresentino la prosecuzione moderna di antiche forme comunitarie di gestione della terra, consolidate soprattutto fra il XV secolo e l'età contemporanea, e ne sottolinea il valore storico, sociale ed economico per le comunità rurali.
Nel comune di Amatrice risultano censite le seguenti sei amministrazioni separate:
Nel territorio comunale ha sede l'Istituto omnicomprensivo «Sergio Marchionne», che comprende la scuola dell'infanzia, la scuola primaria, la scuola secondaria di primo grado, il liceo scientifico e il liceo scientifico a indirizzo sportivo internazionale.
Il polo scolastico, situato nella frazione di San Cipriano, è formato da cinque edifici destinati rispettivamente alla scuola dell'infanzia e primaria, alla scuola secondaria di primo grado e agli uffici amministrativi, alla scuola secondaria di secondo grado, al convitto e alla palestra. L'istituto vi si trasferì a partire dall'anno scolastico 2018-2019 e il 6 novembre 2019 venne ufficialmente intitolato a Sergio Marchionne, già amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, che aveva sostenuto il progetto di ricostruzione della scuola dopo il terremoto del 2016.
La nuova struttura fu realizzata nell'ambito del programma delle cosiddette «scuole del Commissario» e concepita come un campus permanente per la comunità scolastica dell'area amatriciana.
Una particolare importanza nella storia della formazione professionale locale ebbe inoltre l'«Albergo Scuola» di Amatrice, centro di formazione alberghiera istituito nel 1980 e specializzato nella preparazione professionale di cuochi e personale di sala. La struttura, dotata anche di convitto, richiamava allievi da diverse zone del Lazio e contribuì alla formazione di personale nel settore della ristorazione e dell'ospitalità.
Danneggiata dal terremoto dell'Aquila del 2009, la Scuola Albergo fu sottoposta a lavori di recupero e riqualificazione finanziati dalla Regione Lazio, dalla provincia di Rieti, dal Comune di Amatrice, da Unindustria e da Unioncamere Lazio. Gli interventi permisero il progressivo rientro degli studenti e la riapertura completa della struttura nel 2015. L'edificio venne nuovamente reso inagibile dal terremoto del 24 agosto 2016.
Il principale istituto museale comunale era il Museo civico di arte sacra Nicola Filotesio, dedicato al pittore e architetto rinascimentale Nicola Filotesio, detto Cola dell'Amatrice. Ospitato prima del sisma nella chiesa di Sant'Emidio, raccoglieva opere d'arte sacra provenienti dal capoluogo e dalle numerose chiese delle frazioni.
Il terremoto del 2016 rese inagibile la sede e impose il recupero e il trasferimento delle opere in depositi temporanei. Molti dei beni furono successivamente sottoposti a interventi di messa in sicurezza e restauro.
Nel 2023 è stato inaugurato il Museo civico Floriana Svizzeretto, sede museale provvisoria dedicata alla storica dell'arte e già direttrice del Museo civico, morta durante il sisma del 24 agosto 2016. Il museo ospita circa cinquanta opere recuperate nel corso della fase emergenziale, molte delle quali provenienti dall'ex Museo civico «Cola Filotesio», e svolge anche funzione di laboratorio di restauro e valorizzazione del patrimonio locale. La struttura è stata concepita come soluzione transitoria in attesa della ricostruzione e della riapertura della sede museale definitiva.
Nella frazione di Preta ha sede il Museo permanente arte contemporanea, ospitato nell'edificio dell'ex scuola elementare e dedicato all'arte moderna e contemporanea.
A Configno si trova il Museo delle arti e tradizioni popolari di Configno, museo etnografico dedicato alla cultura materiale delle comunità della conca amatriciana. Il percorso documenta le attività agricole, pastorali e artigianali, la vita domestica e le consuetudini sociali del territorio attraverso utensili, arredi, ricostruzioni di ambienti e documentazione storica. L'attuale allestimento fu inaugurato nel 2010.
Una parte del percorso museale di Configno è inoltre dedicata alla tradizione gastronomica dell'amatriciana e agli strumenti storicamente impiegati per la produzione e la preparazione della pasta.
Nel quadro della ricostruzione post-sisma è prevista inoltre la realizzazione di un museo diocesano nell'area dell'Opera nazionale per il Mezzogiorno d'Italia, destinato ad accogliere parte del patrimonio ecclesiastico recuperato dalle chiese del territorio amatriciano dopo il terremoto.
La gastronomia amatriciana è tradizionalmente legata all'economia pastorale dei Monti della Laga, alla transumanza e alla disponibilità di prodotti di lunga conservazione, in particolare carne suina stagionata e formaggi ovini. Il Comune ha istituito una propria Denominazione comunale (De.Co.) per tutelare e valorizzare diverse produzioni agroalimentari caratteristiche del territorio.

Il piatto più noto della cucina locale è l'amatriciana, preparazione a base di guanciale, pomodoro e pecorino, tradizionalmente utilizzata per condire la pasta. La ricetta deriva da una precedente preparazione in bianco legata alla cultura pastorale, comunemente identificata con la gricia, basata principalmente sull'impiego di guanciale e formaggio pecorino.
Il legame della preparazione con l'economia pastorale della zona è riconosciuto anche nel disciplinare europeo: durante i periodi di transumanza, i pastori dei Monti della Laga portavano con sé alimenti facilmente conservabili, fra i quali guanciale, formaggio e farina, che costituirono la base della ricetta originaria.
La variante con il pomodoro si affermò successivamente, dando origine alla forma oggi generalmente indicata come amatriciana. La preparazione si diffuse progressivamente anche a Roma, dove la presenza di osti e ristoratori originari dell'area amatriciana contribuì alla sua integrazione nella cucina romana. La diffusione romana non ne modifica tuttavia l'origine storica nell'area dei Monti della Laga, espressamente richiamata dalla documentazione europea relativa alla registrazione della specialità.
Nel 2016 il Comune di Amatrice approvò il disciplinare della Salsa all'Amatriciana De.Co., che disciplina ingredienti e modalità tradizionali di preparazione. La ricetta comunale contempla sia la preparazione bianca sia quella rossa; per quest'ultima sono previsti guanciale amatriciano, pomodoro, olio extravergine di oliva, vino bianco, sale e pepe ed eventualmente peperoncino, con aggiunta finale di pecorino.
La ricetta tradizionale esclude invece ingredienti quali aglio, cipolla e pancetta, come esplicitamente precisato nel disciplinare europeo.
Con il Regolamento di esecuzione (UE) 2020/395 della Commissione europea del 6 marzo 2020 la denominazione «Amatriciana Tradizionale» è stata iscritta nel registro delle specialità tradizionali garantite dell'Unione europea. Il disciplinare riconosce espressamente che il carattere tradizionale della preparazione è collegato agli ingredienti e al metodo di produzione storicamente utilizzati nell'area dei Monti della Laga.
Nel 2026 la Regione Lazio indica l'«Amatriciana Tradizionale STG» tra le specialità tradizionali garantite presenti nel territorio regionale, con areale di riferimento coincidente con il comune di Amatrice.
Lo storico Hotel Roma, per decenni uno dei principali luoghi cittadini associati alla preparazione dell'amatriciana, fu distrutto nel terremoto del 24 agosto 2016.

Gli gnocchi ricci costituiscono un'altra preparazione caratteristica della gastronomia amatriciana. Sono realizzati con un impasto a base di farina, uova e acqua, lavorato manualmente fino a ottenere piccoli gnocchi ai quali viene conferita la tipica superficie arricciata mediante la pressione delle dita.
La preparazione è tradizionalmente legata soprattutto al capoluogo e viene tramandata nell'ambito della cucina familiare locale. A differenza dell'amatriciana, gli gnocchi ricci hanno mantenuto una diffusione prevalentemente circoscritta al territorio amatriciano. La tradizione locale li considera fra le preparazioni più antiche della cucina cittadina.
Gli gnocchi ricci figurano inoltre tra le specialità gastronomiche presentate nelle manifestazioni culturali e gastronomiche promosse nel territorio comunale.

Il territorio comunale di Amatrice è caratterizzato da un modello insediativo fortemente policentrico: al capoluogo si affianca infatti un numero particolarmente elevato di piccoli centri abitati, tradizionalmente denominati «ville». La loro distribuzione è strettamente connessa alla morfologia montana del territorio, alla rete idrografica, agli antichi percorsi di collegamento e alle attività agricole, pastorali e forestali che storicamente caratterizzavano l'economia locale.
Le ville costituiscono una componente storica dell'organizzazione territoriale amatriciana. Alcuni di questi insediamenti sono documentati già nel Medioevo, mentre numerosi centri figurano nel catasto delle «Ville dell'Amatrice» del 1755, conservato presso l'Archivio di Stato dell'Aquila. In origine il loro numero era superiore a novanta; attraverso processi di abbandono, accorpamento e trasformazione dell'insediamento rurale si è progressivamente ridotto fino alle 69 frazioni individuate dall'amministrazione comunale contemporanea.
La struttura delle frazioni riflette ancora in numerosi casi l'antico modello insediativo rurale: il nucleo storico, generalmente di dimensioni ridotte e costituito da edifici addossati lungo la viabilità locale, è stato affiancato nel corso del tempo da espansioni edilizie più recenti. Il sistema delle ville, nonostante le profonde trasformazioni demografiche e i danni provocati dal terremoto del 2016, conserva pertanto un'importante valenza storica, paesaggistica e identitaria.
In seguito al sisma, ai fini della pianificazione della ricostruzione il territorio comunale è stato articolato dal Programma straordinario di ricostruzione in cinque ambiti territoriali: il capoluogo; la Via Salaria; le Terre Summatine; i Monti della Laga; e l'area Picente-Lago di Scandarello.
Il comune comprende 69 frazioni, tradizionalmente denominate «ville»:
Aleggia, Bagnolo, Capricchia, Casale, Casale Bucci, Casali di Sopra, Casali di Sotto, Casali della Meta, Cascello, Castel Trione, Collalto, Collecreta, Collegentilesco, Collemagrone, Collemoresco, Collepagliuca, Colletroio, Colli, Conche, Configno, Cornelle di Sopra, Cornelle di Sotto, Cornillo Nuovo, Cornillo Vecchio, Cossara, Cossito, Crognale, Domo, Faizzone, Ferrazza, Fiumata, Francucciano, Forcelle, Moletano, Musicchio, Nommisci, Pasciano, Patarico, Petrana, Pinaco Arafranca, Poggio Castellano, Poggio Vitellino, Prato, Preta, Retrosi, Rio, Roccapassa, Rocchetta, Saletta, San Benedetto, San Capone, San Giorgio, San Lorenzo a Flaviano, San Lorenzo a Pinaco, San Martino, Santa Giusta, Sant'Angelo, San Tommaso, Scai, Scandarello, Sommati, Torrita, Torritella, Varoni e Voceto.
A queste si affiancano alcuni nuclei e località minori, la cui denominazione compare nella toponomastica e nella documentazione amministrativa locale.
L'economia di Amatrice è storicamente legata alle caratteristiche montane del territorio e si è sviluppata principalmente intorno all'agricoltura, all'allevamento, alla trasformazione dei prodotti agroalimentari, alla ristorazione e, più recentemente, al turismo. La struttura economica locale conserva un marcato carattere rurale: la disponibilità di estesi pascoli e di superfici boschive ha favorito nei secoli lo sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali, con particolare rilevanza dell'allevamento ovino e bovino, della lavorazione dei terreni e dello sfruttamento delle risorse forestali. Il Comune continua inoltre a gestire estese risorse pascolive demaniali destinate alle aziende zootecniche del territorio.
L'allevamento ha storicamente alimentato un'importante economia di trasformazione, in particolare per quanto riguarda la produzione di formaggi, carni e prodotti derivati dalla lavorazione del suino. La stessa tradizione gastronomica amatriciana è strettamente connessa alla pastorizia e alla transumanza praticate sui Monti della Laga: prodotti facilmente conservabili quali il guanciale e il pecorino costituivano infatti parte dell'alimentazione dei pastori e sono divenuti ingredienti caratteristici della cucina locale. Il comparto agroalimentare costituisce pertanto non soltanto un'attività produttiva, ma anche uno degli elementi dell'identità culturale e dell'attrattività turistica di Amatrice.
Particolare importanza economica e promozionale riveste l'amatriciana, divenuta uno dei prodotti gastronomici italiani maggiormente associati al nome della città. Il Comune ha promosso la tutela delle proprie produzioni tradizionali attraverso l'istituzione della Denominazione comunale (De.Co.), destinata alle produzioni agroalimentari considerate caratteristiche del territorio e riconosciute come risorse di valore economico, culturale e turistico. Già nel 2016 l'amministrazione comunale aveva inoltre istituito il marchio «Cucina Tipica Amatriciana», concepito per valorizzare la ristorazione locale e favorirne l'integrazione con le piccole e medie imprese agricole e artigianali del territorio. Nel 2020 la denominazione «Amatriciana Tradizionale» è stata inoltre registrata dall'Unione europea come Specialità tradizionale garantita (STG), rafforzando la riconoscibilità della tradizione gastronomica legata alla città.
Un altro settore rilevante è il turismo, favorito dalla collocazione del territorio comunale nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dalla presenza delle cime dei Monti della Laga, del lago di Scandarello e di un patrimonio storico e religioso diffuso fra il capoluogo e le numerose frazioni. L'offerta turistica è prevalentemente legata all'ambiente montano, all'escursionismo, alle attività all'aria aperta, al patrimonio culturale e religioso e soprattutto al turismo enogastronomico. Nei programmi di sviluppo elaborati in seguito al terremoto del 2016, il turismo sostenibile e la valorizzazione integrata del patrimonio naturale, storico-culturale e gastronomico sono stati individuati, insieme al settore agroalimentare, tra i principali strumenti per la ripresa economica del territorio.
Il terremoto del 2016 ha avuto profonde conseguenze anche sul tessuto produttivo amatriciano, già inserito in un contesto montano interessato da fenomeni di spopolamento e invecchiamento demografico. Il sisma ha danneggiato attività commerciali, strutture ricettive, aziende agricole e zootecniche e ha interrotto una parte significativa delle attività economiche del capoluogo e delle frazioni. I programmi di ricostruzione hanno pertanto attribuito particolare importanza non soltanto al ripristino degli edifici e delle infrastrutture, ma anche al rilancio delle imprese e delle filiere turistica, agroalimentare e ambientale.
Nelle strategie di sviluppo successive al sisma assume particolare rilievo il rafforzamento della filiera locale, attraverso una maggiore integrazione tra allevamento, agricoltura, trasformazione agroalimentare, ristorazione e turismo. Il Programma straordinario di ricostruzione individua infatti nel sistema agro-silvo-pastorale e nella valorizzazione congiunta dell'ambiente, dell'enogastronomia e del turismo sostenibile alcuni dei principali strumenti per contrastare lo spopolamento e favorire la ripresa economica e occupazionale del territorio amatriciano.

La principale infrastruttura viaria a servizio di Amatrice è la strada statale 4 Via Salaria, che attraversa il territorio comunale e costituisce il principale collegamento stradale della cittadina con Rieti e Roma, verso sud-ovest, e con Ascoli Piceno e la costa adriatica, verso nord-est. La strada, che ripercorre in larga parte l'itinerario dell'antica Via Salaria, attraversa l'Appennino centrale e supera la dorsale appenninica in corrispondenza del Passo della Torrita.
La Salaria rappresenta inoltre uno dei principali assi di accesso alle aree dell'Italia centrale colpite dai terremoti del 2016, collegando il sistema metropolitano romano e la Sabina con Rieti, Antrodoco, Accumoli, Amatrice e il versante marchigiano dell'Appennino. Nel corso del tempo l'arteria è stata oggetto di numerosi interventi di adeguamento, rettifica e messa in sicurezza; ulteriori opere di potenziamento sono state programmate dopo il sisma, nell'ambito degli interventi destinati a migliorare l'accessibilità e i collegamenti delle aree del cratere.
I collegamenti con l'Abruzzo sono assicurati principalmente da due direttrici. Verso Campotosto si utilizza la strada statale 577 del Lago di Campotosto, che mette in comunicazione l'area amatriciana con l'omonimo altopiano e con il territorio aquilano; più a sud, attraverso Accumoli e Montereale, la strada statale 260 Picente costituisce uno dei principali collegamenti con L'Aquila e con l'autostrada A24. Anche la SS 260 è stata interessata dai programmi di adeguamento e potenziamento della viabilità delle zone colpite dai terremoti del 2009 e del 2016.
Il collegamento con l'Umbria avviene invece principalmente attraverso la strada statale 685 delle Tre Valli Umbre, raggiungibile dalla Salaria nell'area di Arquata del Tronto. La strada costituisce una direttrice trasversale attraverso l'Appennino e consente il collegamento con la Valnerina e con la rete viaria umbra.
Amatrice non è servita direttamente da alcuna linea ferroviaria. La posizione montana e la mancata realizzazione di una ferrovia lungo la direttrice della Salaria hanno fatto sì che i collegamenti interregionali della città dipendessero storicamente soprattutto dalla rete stradale.
Fin dalla seconda metà del XIX secolo furono tuttavia avanzate diverse proposte per la costruzione della cosiddetta ferrovia Salaria o ferrovia dei Due Mari, concepita come collegamento trasversale tra il versante tirrenico e quello adriatico attraverso Roma, Rieti, la valle del Velino, l'area amatriciana e Ascoli Piceno, fino a San Benedetto del Tronto. Il progetto non giunse mai alla realizzazione completa e il collegamento ferroviario tra il Reatino e l'Ascolano rimase una delle principali infrastrutture incompiute dell'Italia centrale.
L'ipotesi della ferrovia Salaria è stata riproposta anche in epoca contemporanea. Il progetto prevede, nelle sue formulazioni più recenti, il completamento dei collegamenti mancanti fra la rete ferroviaria laziale e quella marchigiana, in particolare attraverso nuove tratte tra l'area di Fara in Sabina e Rieti e tra Antrodoco e Ascoli Piceno. La realizzazione dell'asse consentirebbe di creare un collegamento ferroviario trasversale fra Roma e San Benedetto del Tronto e di servire indirettamente anche Amatrice e le altre località dell'Appennino centrale. Nel 2020 la richiesta di uno studio di fattibilità relativo alla tratta Antrodoco-Ascoli Piceno è stata inoltre inserita tra le osservazioni formulate dalla Commissione competente del Senato della Repubblica nell'esame dell'aggiornamento del contratto di programma tra il Ministero delle infrastrutture e Rete Ferroviaria Italiana.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 9 giugno 1980 | 6 maggio 1990 | Luigi Bucci | Partito Socialista Italiano | Sindaco | |
| 7 maggio 1990 | 23 aprile 1995 | Antonio Serva | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 24 aprile 1995 | 14 giugno 1999 | Antonio Fontanella | Lista civica | Sindaco | |
| 14 giugno 1999 | 13 giugno 2004 | Antonio Fontanella | Lista civica | Sindaco | |
| 14 giugno 2004 | 7 giugno 2009 | Carlo Fedeli | Lista civica | Sindaco | |
| 8 giugno 2009 | 26 maggio 2014 | Sergio Pirozzi | Lista civica | Sindaco | |
| 26 maggio 2014 | 4 maggio 2018 | Sergio Pirozzi | Lista civica Viva Amatrice Viva | Sindaco | Decaduto dalla carica in seguito alle dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali. |
| 4 maggio 2018 | 27 maggio 2019 | Filippo Palombini | Lista civica | Vicesindaco | Facente funzioni |
| 27 maggio 2019 | 25 marzo 2021 | Antonio Fontanella | Lista civica | Sindaco | Deceduto in carica. |
| 25 marzo 2021 | 4 ottobre 2021 | Massimo Bufacchi | Lista civica | Vicesindaco | Facente funzioni |
| 4 ottobre 2021 | in carica | Giorgio Cortellesi | Lista civica | Sindaco | |

Amatrice è gemellata con:
Amatrice fa parte della VI Comunità montana del Velino, ente sovracomunale che riunisce nove comuni montani della provincia di Rieti: Accumoli, Amatrice, Antrodoco, Borbona, Borgo Velino, Castel Sant'Angelo, Cittareale, Micigliano e Posta.
Per la sua collocazione sui Monti della Laga, una parte del territorio comunale è compresa nel parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Amatrice ospita inoltre il Polo agroalimentare dell'Ente Parco, una delle strutture territoriali attraverso le quali è organizzata l'attività dell'ente, accanto al polo amministrativo di Assergi, al polo scientifico di Farindola e al polo del patrimonio culturale di Isola del Gran Sasso d'Italia. Il polo amatriciano è legato alle attività di tutela e valorizzazione delle produzioni agricole e zootecniche dell'area protetta, settore nel quale l'Ente Parco promuove reti di produttori, produzioni tradizionali e iniziative volte alla conservazione della biodiversità agroalimentare.
La principale società calcistica locale è l'Amatrice S.S.D., erede della tradizione calcistica cittadina e caratterizzata dai colori sociali rosso e blu. Nella stagione 2019-2020 la squadra partecipò al campionato laziale di Promozione. Nella stagione 2025-2026 l'Amatrice S.S.D. figura invece tra le società partecipanti al campionato regionale di Seconda Categoria.
Nel territorio comunale è attiva anche l'ASD Amatrice Volley, società impegnata nella pratica della pallavolo a livello dilettantistico e nei campionati provinciali.
Una particolare rilevanza nella tradizione sportiva locale ha assunto il podismo, soprattutto grazie alla Amatrice-Configno, corsa internazionale su strada istituita nel 1978. La competizione si disputava su un percorso di circa 8,5 km, con partenza da Amatrice e arrivo nella frazione di Configno, attraverso un tracciato caratterizzato da numerosi saliscendi e da un tratto conclusivo prevalentemente in salita.
Nel corso delle sue edizioni la manifestazione acquisì rilievo internazionale e vide la partecipazione di numerosi protagonisti dell'atletica leggera italiana e mondiale, tra i quali i campioni olimpici Gelindo Bordin, Alberto Cova, Stefano Baldini, Gabriella Dorio ed Ezekiel Kemboi. Bordin ottenne più volte il successo nella manifestazione, mentre il keniota Kemboi, due volte campione olimpico dei 3000 metri siepi, scelse la gara amatriciana del 2017 come ultima competizione della propria carriera agonistica.
Particolare valore simbolico ebbe la 40ª edizione, disputata nel 2017, a un anno dal terremoto che aveva devastato Amatrice. La partenza venne modificata per lambire la zona rossa e alla manifestazione parteciparono oltre duemila podisti, il numero più elevato registrato fino ad allora. La gara maschile fu vinta dall'ugandese Albert Chemutai in 24'55", mentre quella femminile fu conquistata dalla keniota Vivian Jerop Kemboi in 29'45".
Dopo l'edizione del 2017 la storica competizione non è stata più disputata nella sua forma originaria. Il legame tra il territorio e la manifestazione è tuttavia rimasto vivo attraverso iniziative commemorative e podistiche organizzate sul suo percorso. Nel 2026, a quasi dieci anni dal sisma, si è inoltre svolta ad Amatrice la manifestazione podistica Amatrice nel cuore, presentata come erede della tradizione sportiva dell'Amatrice-Configno.
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