Storia di Terracina

Voce principale: Terracina.

Origini

Terracina in una pubblicazione del 1864

L'area del Basso Lazio fu abitata da tempi remotissimi, come accertato dal rinvenimento di un ominide, detto Homo Cepranensis, che daterebbe la vita nella zona a 400.000 anni fa, prima ancora dell'Homo di Neanderthal i cui resti sono stati rinvenuti nella Grotta Guattari sul promontorio del Circeo.

I ritrovamenti più antichi nel territorio terracinese, invece, si riferiscono a materiali preistorici rinvenuti nella Caverna della Catena al Pisco Montano, datati a circa 12.400 anni fa.

La città fu probabilmente in origine un centro ausonio, sorto su due modeste alture sotto il monte Sant'Angelo: su quella più elevata (colle di San Francesco) ebbe sede l'acropoli.

La città ebbe diversi nomi: uno etrusco, uno greco (Tarracina), uno dei volsci (Anxur).

Il nome di Tarracina, Ταρρακινή citato in greco antico da Strabone, starebbe ad indicare un luogo aspro, scosceso.

Il termine, però, è legato anche al vocabolo etrusco Trachna, collegato anche al nome della città di Tarquinia e dei re di Roma Tarquinio Prisco e Tarquinio il Superbo, dato che la città fu da essi colonizzata come base del proprio espansionismo lungo la fascia costiera tirrenica.

Origini mitologiche

«Bello e ampio n'è il porto; eccelsi scogli Cerchianlo d'ogni parte, e tra due punte, Che sporgon fuori e ad incontrar si vanno, S'apre un'angusta bocca…»

L'identificazione con la città di Lamo deriverebbe dalla descrizione che Strabone fa di Terracina, caratterizzata dall'asprezza de' montuosi scogli, a quale è sovrapposta.

Un porto, quindi, quello di Lamo, che sarebbe stato circondato da alti scogli, delimitato in modo da lasciare solo uno stretto ingresso. La città vera e propria, poi, si trovava più in alto, tanto che, per raggiungerla, una volta sbarcati, si doveva:

«La via diretta seguitar, per dove i carri conducevano alla cittade dagli alti monti la troncata selva.»

Il centro abitato era quindi situato in collina, a ridosso dei monti più alti. A conforto di questa tesi il 7 aprile del 1848 a Roma su un muro in opera reticolata di un portico all'interno di una domus di via Graziosa sull'Esquilino furono rinvenuti una serie di affreschi con paesaggi dell'Odissea collocati nella parte alta della parete dell'ambiente principale. I soggetti sono i viaggi di Ulisse con sfondo di paesaggi. La rappresentazione è molto minuziosa, col nome di ciascun personaggio scritto vicino in greco, con un accurato filologismo che lascia supporre la presenza di modelli ben precisi, magari forniti dalle illustrazioni dei poemi effettuate nell'ambito della Biblioteca di Alessandria. Gli affreschi vennero distaccati dalle pareti della domus, acquistati dal Comune di Roma e successivamente donati pochi anni dopo al pontefice Pio IX. Nelle operazioni di distacco il ciclo fu diviso in otto scomparti, con il taglio a destra e sinistra dei pilastri interni; gli otto pezzi furono poi ricongiunti a due a due in modo tale da formare quattro quadri rettangolari. Gli affreschi presentano alcuni aspetti che richiamano fortemente alla mente una Terracina di 2000 anni fa, a cominciare dalla forma rocciosa che richiama il Pisco Montano.

Aen. 7, 799-802: Circaeumque iugum: quis Iuppiter Anxurus arvis / praesidet et viridi gaudens Feronia luco; / qua Saturae iacet atra palus gelidusque per imas / quaerit iter vallis atque in mare conditur Ufens

Epoca romana

La sostruzione del Tempio di Giove Anxur vista da Piazza Garibaldi

La conquista

Sembra che la città sia entrata nell'orbita romana già alla fine del VI secolo a.C.: secondo Tito Livio, infatti, il re etrusco di Roma, Tarquinio il Superbo (VI sec. a C.) avrebbe inviato coloni a Signia e a Circeii, perché fossero di presidio sulla terra e sul mare. Terracina viene successivamente menzionata nel primo trattato tra Roma e Cartagine, tradizionalmente datato al primo anno della Repubblica romana (509 a.C.).

Negli ultimi anni dello stesso secolo sarebbe stata occupata (o rioccupata) dai Volsci, che le diedero il nome di Anxur, come riporta Plinio. Riconquistata dai Romani nel 406 a.C. per l'iniziativa militare del tribuno consolare Numerio Fabio Ambusto e poi ancora una seconda volta nel 400 a.C., dal tribuno consolare Lucio Valerio Potito:

«Nel territorio dei Volsci, invece, dopo aver saccheggiato le campagne, tentarono di espugnare Anxur che era situata su una collina. Quando però si resero conto dell'inefficacia dell'azione di forza, guidati da Valerio Potito cui era toccato in sorte il comando dell'operazione, cominciarono ad assediare la città costruendo un fossato e una trincea di protezione»

Una volta conquistata definitivamente, vi fu dedotta nel 329 a.C. la colonia romana, che inizialmente prese il nome di Colonia Anxurnas. Ai Volsci o ai Romani potrebbero riferirsi resti di mura di fortificazione in opera poligonale.

Nella riforma delle colonie e dei territori conquistati, si stabilì che ogni centro appartenesse ad una tribù. Nel 318 a.C., dunque, la Colonia Anxurnas-Anxur fu iscritta alla tribù Ufentina.

La zona era ricca di fonti, la fonte del Lucus Feroniae verso Roma e la velenosa Neptunius Fons di cui parla Vitruvio, nelle vicinanze di Pisco Montano.

La battaglia di Lautulae e la Via Appia

Secondo alcuni studiosi nel 316 a.C. si svolse nei pressi della città la battaglia di Lautulae, nell'ambito della seconda guerra sannitica. Tito Livio riporta che mentre si apprestava ad assediare Sora, Quinto Fabio Massimo Rulliano intercettò i Sanniti a Lautulae, una località tra Terracina e Fondi, e attaccò battaglia. Sempre Livio riporta che "obuiam itum hosti atque ad fuga alterius partis sed nox incertos uicti uictoresne essent diremit" "A dividere i contendenti non furono né le perdite né la fuga dell'altrui parte quanto la notte che ha lasciato incerti su chi avesse vinto e chi avesse perso (la battaglia)".

Il lastricato (in parte ricostruito) della via Appia nel centro della città romana (Foro Emiliano)

Nel 312 a.C. vi passò la via Appia, che collegava Roma con Capua e la città crebbe di importanza, cominciando ad espandersi nella pianura, in collegamento con lo sfruttamento agricolo del territorio, mentre la città più antica venne progressivamente trasformandosi in zona monumentale.

Nel 184 a.C. il censore Lucio Valerio Flacco costruì la Via Flacca, una strada costiera che, partendo da Terracina e proseguendo l'Appia, andò a congiungere le località costiere sino a Formia, da poco costituita municipio.

Anxur città sillana

Importanti trasformazioni urbane avvennero sotto Lucio Cornelio Silla (inizi del I secolo a.C.), che premiò la città per essere stata fedele a lui contro Gaio Mario durante la guerra civile. A Silla, infatti, si devono la costruzione del teatro e la ricostruzione in forme scenografiche del tempio di Giove Anxur sulla cima del monte Sant'Angelo e diverse altre costruzioni in opera incerta.

Il teatro, in particolare, venuto alla luce dalle macerie dei palazzi medievali che insistevano su di esso distrutti dalle bombe americane della Seconda guerra mondiale (1943), assunse un ruolo propagandistico di prim'ordine per i secoli avvenire: sono stati trovati di recente, infatti, dei posti in prima fila "riservati" per assistere alle rappresentazioni con l'attribuzione a Gaio e Lucio, i nipoti di Ottaviano Augusto a cui evidentemente l'imperatore volle cominciare a dedicare spazi pubblici in ordine a una ventura successione.

A questa età dovrebbero essere riferite le iscrizioni ritrovate a nome di Quinto Aufidio e Quinto Magiulnius.

La gens Aemilia e le altre famiglie aristocratiche

Tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C. si ebbe la ricostruzione del "Foro Emiliano", che fu pavimentato da un magistrato locale della famiglia degli Aemilii e dotato di portici e di nuovi edifici civili e religiosi.

Anxur-Tarracina, in questo momento storico, deve aver goduto di una importanza davvero capitale se, oltre alla Via Appia Claudia e alla Via Flacca, sappiamo da Strabone che per raggiungerla era possibile avvalersi di un canale detto Decennovium che congiungeva il Forum Appii (oggi, Borgo Faiti, presso Latina) al Lucus Feroniae, il bosco sacro con la fonte della dea a cui i pellegrini solevano fermarsi. Anche Orazio parla di questo canale e del suo passaggio ad Anxur biancheggiante nella V Satira.

Molte le gens prestigiose e no, che vissero nella Colonia Anxurnas-Tarracina della fine età repubblicana. Tra esse:

  • le famiglie senatoriali: Aemilia, Sulpicia, Vibia, Gegania, Paccia;
  • le famiglie equestri: Geminia, Caeparia, Caelia, Atinia, Aemilia;
  • altre famiglie note: Antonia, Arruntia, Aufidia, Caecilia, Egnatia, Flaminia, Fundia, Furia, Livia, Longitia, Magulnia, Maiania, Manilia, Marcia, Memmia, Naevia, Nautia, Octavia, Orcilia, Paconia, Plavia, Plotia, Pollia, Pomponia, Refria, Scirtia, Scurtia, Septimia, Sestia, Tatia, Truttedia, Tuccia, Tullia, Vedia, Vergilia, Veturia, Juventia, Laelia, Mevia, Munatia, Nasernia, Porcia, Propertia, Sarronia, Sorana, Tarquinia, Terrinia, Veratia;

Queste famiglie mantenevano il monopolio della flotta marittima commerciale se si ha un'iscrizione ad Efeso (Grecia) della morte di Lucio Memmio terracinese (circa 100 a.C.) e sono state ritrovate anfore di vino Cecubo prodotto a Fondi e bollati con il nome di un produttore locale.

Nel 160 a.C. il console Marco Cornelio Cethego fece bonificare l'area di Terracina, costruendo la Fossa Cethega che alcuni studiosi ritengono essere in località Rio Martino, tra Terracina e Fondi; un canale in cui confluivano le acque del territorio.

Durante le guerre civili tra Cesare e Pompeo, in continuità con la fedeltà a Silla, Terracina fu dalla parte dei patrizi.

Infatti, nel 49 a.C. pretore della città era Publio Rutilio Lupo, noto sostenitore del condottiero piceno.

Dopo la nascita di Cristo

Nel 3 a.C. vi nacque Servio Sulpicio Galba che sarebbe stato imperatore romano per alcuni mesi prima di cadere vittima della situazione politica. Nel 69 la città fu teatro di uno degli ultimi scontri dell'anno dei quattro Imperatori: l'assedio di Terracina.

Come già tempo prima Caio Giulio Cesare di cui riferisce Strabone, sappiamo da Plinio che Nerone aveva progettato una navigabilis fossa, un progetto di bonifica del territorio pontino che - partendo dal preesistente Decennovium - creasse un largo canale, navigabile appunto, da Terracina a Roma (o forse Ostia) che velocizzasse i trasporti, urbanizzasse l'area circostante l'Urbe e superasse il limite dei Monti Ausoni che proprio a Terracina facevano rallentare il tragitto della Via Appia, dovendo essa, all'epoca, scavallare il Monte Sant'Angelo.

Sino a quando l'imperatore Claudio non aprì il porto di Ostia, dunque, quello di Terracina fu l'approdo marittimo dell'Urbe, città privilegiata che aveva commerci con tutto il Mediterraneo.

Nel 118 d.C. a Terracina morì Aulo Cornelio Palma Frontoniano, già console, fatto uccidere dall'imperatore Adriano per aver ideato una congiura ai suoi danni.

La Tarracina traianea

Proprio per velocizzare il traffico sull'Appia, a Traiano si deve il taglio del Pisco Montano rupe calcarea alta 128.8 m slm, un'opera ingegneristica imponente, eseguita per un'altezza di 37,88 mt slm ed una larghezza di 296 mt, di cui restano ancora visibili i numeri romani incisi nella roccia. Tale lavoro permise il nuovo tracciato della via Appia, detta Via Appia Traianea, che ovviando alle salite dei Monti Ausoni collegò località non attraversate dalla precedente Via Flacca e stimolò spostamenti e comunicazioni. Inoltre ingrandì il porto. Inoltre, Traiano dovrebbe avere avuto un ruolo fondamentale nell'impianto delle Terme alla Marina.

Traiano aveva anche una statua nel Foro Emiliano (attuale Piazza Municipio), che gli fu donata dal municipio e dai facoltosi cittadini di Anxur-Tarracina per riconoscenza del suo provvedimento dell'Institutio alimentaria.

San Cesareo e la diffusione del Cristianesimo

Ai tempi di Traiano il Cristianesimo era ormai una religione ampiamente diffusa. Qui sbarcò il giovane diacono Cesareo il quale, cristiano, protestando per il rituale del sacrificio umano del giovane più bello della città, sarebbe stato arrestato ad opera di Firmino, sacerdote di Apollo, e del nobile Lussurio che chiama il consolare Leonzio perché venga processato.

Dopo vari racconti tra cui la morte di Firmino e Lussurio e la conversione di Leonzio, Cesario ed il suo compagno Giuliano sarebbero stati uccisi gettati in mare con dei pesi in sacco precipitato da Monte Sant'Angelo (detto Monte Giove)

I martiri cristiani a Terracina saranno anche San Silviano, Domitilla, ecc...

Il portico della cattedrale conserva una vasca romana in cui sarebbero stati affogati diversi cristiani.

Quando nel 193 Didio Giuliano fu eletto imperatore, chiamò a sul fianco Tiberio Claudio Pompeiano per dividere il potere. Questi non accettò, preferendo rimanere a Terracina.

Nel 198 d.C. Settimio Severo dotò la città di una nuova importante arteria viaria, la via Severiana, che si incrociava con la via Appia Traianea nel Foro Settimio.

Agli inizi del V secolo l'ultimo intervento cittadino riguarda l'erezione di una nuova cinta di mura che racchiuse anche parte della città bassa.

Medioevo

La cattedrale di San Cesareo nella città alta

Da Teodorico ai Bizantini

Il re ostrogoto Teodorico rafforzò la città irrobustendo le mura. Per tutto il Medioevo il santuario di Monte Giove sarà chiamato "Palazzo di Teodorico", a ricordo dell'importanza che il re ostrogoto seppe dare alla città. Fu il re, infatti, a favorire opere pubbliche d'intesa con il console del 486 d.C., Decio, per la conservazione dell'Appia e sulle mura perimetrali.

"Il nostro gloriosissimo e illustrissimo Re Teodorico... felicemente e con l'aiuto di Dio ha reso di nuovo praticabili e ammirevolmente sicuri per i viaggiatori il Decennovium della via Appia e i punti (della via) che, sotto tutti i regni precedenti, erano stati inondati dallo straripamento delle paludi sia di destra che di sinistra"

"lavoro assunto e coraggiosamente continuato, dietro ordine del clementissimi Principe, dal discendente dei Decii, Cecilius Maurus Basilius Decius chiarissimo e illustrissimo, già prefetto della Città, già glorioso prefetto del Pretorio, già console ordinario, patrizio, ...".

Nel 535 Vitige fu eletto re degli Ostrogoti, dopo l'eliminazione di Teodato, mentre si trovava sul percorso del Decennovium, in territorio terracinese.

San Gregorio Magno, nel secondo libro dei suoi Dialoghi, narra le vicende miracolose per cui san Benedetto da Norcia inviò alcuni suoi fratelli a fondare un monastero a Terracina e poi li istruì attraverso un sogno circa la costruzione dello stesso.

Lo stesso papa Gregorio che intervenne nella disputa tra il vescovo della città, Pietro, e gli Ebrei ivi residenti circa l'ubicazione della sinagoga e la libertà di culto con una lettera scritta nel 591 d.C. indirizzata al primo in favore del rispetto per la comunità giudaica. Il Papa, infatti, ha molta cura della città ed invita il vescovo Agnello, vescovo di Fondi trasferitosi a Terracina per le incursioni nemiche nel suo territorio, di badare che le mura fossero sempre sorvegliate

In epoca bizantina fu un'importante piazzaforte militare e lo storico Procopio riferisce la buona conservazione della strada ancora nel VI secolo. Terracina fu strategica anche per la guerra greco-gotica per l'avanzata di Belisario verso l'Assedio di Roma (537-538).

Terracina nello Stato pontificio e le incursioni saracene

Nell'VIII e IX secolo fece parte del nascente Stato pontificio e fu interessata dalla fondazione di alcune chiese urbane e di monasteri e santuari dei martiri fuori della città.

Una delle colonne del portico della cattedrale di San Cesareo ha incisa un'iscrizione: "Mundificatus est for iste tempore domini Georgii consul et dux". Apparterrebbe al periodo tra il 730-740 d.C. in cui il duca di Napoli era Giorgio, importante testimonianza di come la chiesa abbia subito molti cambiamenti rispetto alla condizione attuale. Indicativo anche che la città di Terracina rimase contesa tra il Papato di Roma ed il Ducato bizantino di Napoli.

Le milizie di papa Adriano I, infatti, ancora nel 778 respinsero il tentativo di occupare la città condotto dalla bizantina Gaeta alleata al longobardo ducato di Benevento fino a quando essi non riuscirono a compiere il saccheggio. Gregorovius, infatti, che "la città greca di Terracina fu presa con le armi".

Con la crisi dell'impero carolingio e la perdita di prestigio dell'autorità papale, però, Terracina e la costa gaetana furono oggetto di violenze e saccheggi da parte dei pirati arabi. Nell'883 la città subì il saccheggio.

Anche se i secoli di abbandono di manutenzione delle strade principali, l'opera di briganti e le frequenti scorrerie saracene avevano reso difficile muoversi, sul vecchio tragitto dell'Appia si tornò a spostarsi. Nacque il sistema viario delle Vie Francigene del Sud che da Fossanova portava verso Fondi attraversando il centro storico di Terracina.

Dopo l'anno Mille, la lenta rinascita e il ruolo mediatorio della Chiesa

Alla fine del X secolo papa Silvestro II concesse la città in feudo a Dauferio, conte di Traetto.

Nel 1074 venne solennemente consacrata la cattedrale dal vescovo Ambrosio e qui ebbe luogo nel 1088 l'elezione di papa Urbano II.

Gregorio da Terracina, monaco benedettino poi vescovo della sua città, ospitò nel 1117 il papa Pasquale II che aveva dovuto lasciare Roma in seguito alle tensioni con l'imperatore.

La città continuò ad essere interessata dalle lotte tra le grandi famiglie romane sostenitrici del Papato: i Crescenzi eressero un castello, detto anche Rocca Traversa, nella parte alta, il quale fu poi conquistato dai Frangipane nel 1153.

La famiglia romana, potente e crudele, tiranneggiò i terracinesi che stretti attorno alle famiglie Acso e Rosa, cominciarono una strenua lotta per la libertà. In ballo il diritto di caccia, di pascolo e di legna oltre allo scaricamento delle querce per il tannino, materiale dell'industria della lavorazione della pelle

Nel 1198 Terracina entrerà a far parte della Provincia di Campagna e Marittima in seguito alla riorganizzazione dello Stato Pontificio voluta da papa Innocenzo III al fine di limitare le spinte di indipendenza delle famiglie nobili locali.

La cacciata dei Frangipane, le lotte per l'egemonia del patriziato romano e l'avvento dei Caetani

I Frangipane furono però cacciati dalla città nel 1202 da un'insurrezione popolare: il castello, oggi Castello Frangipane, fu distrutto e fu istituito il comune.

La libertà fu promossa anche da un ceto di artigiani che lavorava sia in città che nel territorio limitrofo, in particolare per l'edificazione della abbazia di Fossanova.

Iniziò per Terracina un periodo di lotte interne: la famiglia degli Annibaldi, sostenuta dalle famiglie Valeri, Davini e Sanguini, combatté contro la famiglia dei da Ceccano, sostenuta dai Pironti e dal popolo.

La tradizione afferma che il convento francescano realizzato sul colle omonimo, antica sede dell'acropoli della città spartana, fosse stato fondato nel 1222 dallo stesso poverello di Assisi.

In seguito, in città nel 1257 venne assassinato Pietro Ruffo, conte di Catanzano da sicari di Manfredi che volle così vendicarsi del tradimento subito dal nobile e del suo tentativo insurrezionale.

Sotto il pontificato di Niccolò III, Terracina fu conquistata dal conte Annibaldo da Ceccano. Egli fu eletto podestà nel 1274 e mantenne una notevole influenza sulla città fin quasi alla fine del secolo, così come la sua famiglia.

In quegli anni Giovanni I da Ceccano saccheggiò la città e vi compì uccisioni allo scopo di indebolire gli Annibaldi.

Ancora nel 1285 un membro della potente famiglia, il fratello di Annibaldo, Riccardo da Ceccano, era rettore.

Nel 1295 fu eletto podestà papa Bonifacio VIII, che riportò l'ordine e risanò le finanze cittadine, predispondendo una lunga ombra di protettorato della sua famiglia, i Caetani, sulla città.

Durante il soggiorno dei papi ad Avignone, nel XIV secolo il Comune si oppose ai Caetani di Fondi.

I Caetani, potentissimi signori del Regno di Napoli, insidieranno sempre il territorio terracinese, in particolare compiendo razzie al Salto di Fondi, all'epoca appunto dominato dallo Stato Pontificio.

Nel 1338 la guerra fra Niccolò Caetani e Terracina si concluse con una pace momentanea. Il conflitto, tuttavia, si protrasse per anni, con in mezzo il tentativo di Niccolò di impadronirsi della città (1341) ma alla fine esso si concluse grazie alla mediazione tra Giovanna Orsini, contessa di Fondi, e il vescovo terracinese Sergio Perunti.

La città era cresciuta con borghi murati fuori delle mura più antiche, in corrispondenza delle porte principali e fino alla città bassa. A quest'epoca risale il rifacimento della cattedrale e l'erezione delle case-torri dei privati cittadini.

La città fu dotata di edifici pubblici e l'ordinamento cittadino si basò sull'urbanistica romana e non più sulla divisione in parrocchie.

Vi era anche la presenza dei Cavalieri templari, presso la chiesa oggi perduta di Santa Maria Maddalena, sul percorso cittadino dell'antica Appia Traianea.

Niccolò non si arrese: arrivò ad occupare il monte Sant'Angelo nel 1346 e probabilmente persino il colle San Francesco ma proprio mentre sembrava che si sarebbe impadronito della città, avvenne il colpo di scena. I Terracinesi chiesero aiuto ad una flotta genovese dietro compenso di 3500 fiorini da restituire a rate per 20 anni. Il comandante, Domenico de Garibaldo (probabile antenato del futuro Eroe dei Due Mondi, secondo il Bianchini), accettò di intervenire e ricacciò le armate dei Caetani. Questo episodio inaugurò, per un ventennio, il protettorato della repubblica ligure, durante il quale Terracina entrò a far parte dell'impero commerciale genovese, ottenendone stabilità e prosperità economica.

Il ristabilimento dell'autorità papale e la contesa con il Regno di Napoli

Il ritorno dell'autorità papale sotto l'azione del Egidio Albornoz nel 1367, portò anche nuove tassazioni ed un diffuso scontento, così allo scoppio dello Scisma d'Occidente, nel 1378, la città si alleò con il conte Onorato I Caetani per l'interesse del potente cittadino Riccardo Rosa.

Dopo la morte di questi e la caduta della contea di Fondi nelle mani di Ladislao I di Napoli, nell'aprile del 1400, Terracina continuò a resistere da sola alle truppe congiunte pontificie e napoletane, cedendo solo dopo due mesi di trattative.

Bonifacio IX restituì a Terracina il territorio controllato prima dell'invasione dei Caetani di Fondi, alla quale aggiunse anche il Circeo e il Lago di Paola.

Nel XV secolo la città fece parte dei domini dei re di Napoli Ladislao I e Giovanna II, ma al ritorno di papa Martino V nella sede papale di Roma fu restituita al pontefice nel 1420.

Un primo tentativo di Alfonso V d'Aragona di impossessarsi del Regno di Napoli fallì con la battaglia di Ponza del 5 Agosto 1435 nelle acque di Terracina. Egli perse la battaglia e fu catturato.

Il Trattato di Terracina del 14 Giugno 1443, però, gli consegnò il Regno di Napoli dato che il Papa lo riconobbe Re Utriusque Siciliae.

Soltanto nel 1447, però, Alfonso decise di restituire Terracina (e Benevento) all'autorità papale, grazie al diplomatica intervento di Ludovico Scarampi Mezzarota di cui il sovrano diverrà amico.

La contesa tra Aragona e Angiò-Durazzo continuò ed investì Terracina e Fondi. La città ebbe momenti di violenza interna, fino a quando nel 1460 la parte a favore del ritorno al Papa assaltò e prevalse contro la fazione a favore dei Napoletani. Pio II inviò, dunque, Antonio Piccolomini e Giovanni Pazaglia a difendere gli insorti di Terracina.

Le lotte tra le fazioni favorevoli al papa, agli aragonesi e ai francesi provocarono la decadenza della città e la fine dell'autonomia comunale: la città venne pacificata nel 1499 dall'intervento di papa Alessandro VI.

Epoca moderna

Il porto canale oggi visto dal tempio di Giove Anxur

Nel 1525 sarebbe morto in città Fanfulla da Lodi, famoso capitano di ventura e uno dei vincitori italiani della Disfida di Barletta.

Nel 1534 alla testa di 82 galee uno dei più celebri comandanti delle flotti turche, Khayr al Din detto il Barbarossa, saccheggiò prima Fondi e poi Terracina.

Il 5 Agosto 1552, nell'ambito delle guerre d'Italia, si ebbe la battaglia navale di Ponza, che oppose i Francesi e i loro alleati Ottomani, comandati da Dragut, erede del Barbarossa, contro la flotta di Andrea Doria, ammiraglio dell'impero di Carlo V.

Il "Castrone" e il nuovo tentativo di bonifica di Sisto V

Nel XVI secolo la malaria provocò una continua diminuzione della popolazione (nel 1572 si era ridotta a circa 150 abitanti, 40 fuochi). Tale evento di eccezionale contagio che uccise quasi tutti gli abitanti della città, prodotto dalla palude malsana che ancora cingeva l'area inferiore alla città di Terracina e che tanti personaggi avevano più o meno efficacemente provato a bonificare, è ricordato volgarmente come "il Castrone".

Il ripopolamento fu favorito nel XVII secolo dai pontefici con la distribuzione gratuita delle terre e le esenzioni fiscali e nuove famiglie abbienti restaurano e ricostruiscono le case signorili; si edificano o si restaurano le chiese.

Nonostante le difficoltà e la lenta ripresa demografica, Terracina rappresentava sempre e comunque una località strategica, di passaggio, - come si è visto - per quanti volessero lasciare il Regno di Napoli e rifugiarsi nello Stato della Chiesa. Così anche nel 1587 quando i fratelli còrsi Agostino e Antonio Belmosto, si rifugiarono in città dopo il crack del loro banco a Cosenza, portando con sé 75.000 ducati di "tesoro" sottratti ai sottoscrittori.

Nel 1589, in particolare, papa Sisto V volle fare visita alle terre di Campagna e Marittima che intendeva risanare. Dimorò a Terracina tra il 15 ed il 16 Ottobre di quell'anno, presso il convento dei francescani. Su proposta di Ascanio Fenizi, impiegò 2.000 operai per far confluire le acque dei fiumi tra Terracina ed il Circeo (nell'attuale zona di Badino).

Terracina, tappa del Gran Tour

Intanto in Europa andò riaffermandosi uno spirito di unificazione culturale con il Gran Tour ovvero un pellegrinaggio laico, emotivo, sapienziale che, partendo dai Paesi del Nord Europa, portasse i letterati alla conoscenza e all'apprezzamento delle bellezze naturali e storiche d'Italia. Terracina, anche in questo momento storico è tappa fondamentale, come dimostrano tra i diari di tantissimi viaggiatori quello del Viaggio in Italia di Goethe che arrivò in città il 23 Febbraio 1787, come anche citato in una targa commemorativa oggi sotto il porticato del Comune.

Pio VI e la riforma urbanistica

Con papa Pio VI dal 1785 si assistette ad una poderosa riforma urbanistica che trasformò il volto del centro.

Anzitutto egli fece bonificare l'area di Terracina bassa, facendovi costruire un lungo e largo canale navigabile che congiunse il porto marittimo cittadino con il fiume Portatore, in località Badino. Attorno al detto canale, nei pressi del porto romano, fece sorgere un'espansione abitativa chiamata Borgo Pio. Quindi costruì diversi palazzi, primo tra tutti il poderoso Palazzo Braschi, dal nome della sua famiglia.

Quando Pio VI fu arrestato dai rivoluzionari francesi, questi occuparono Terracina che si ribellò e dovette subire una dura repressione nel 1798.

Alla fine del Settecento il brigantaggio riprese vigore e si confuse con la resistenza antifrancese alle armate napoleoniche, mentre poi esso sarebbe stato un elemento reazionario sia contro i Papi sia contro il futuro Stato Italiano.

Giuseppe Mastrilli, il brigante di Terracina

Durante la prima metà del XVIII secolo riemerse prepotente il fenomeno del brigantaggio, che pure era stato sempre presente nella zona. Alla figura del brigante terracinese Giuseppe Mastrilli sono legati canti popolari, aneddoti e fatti di cronaca che ne hanno raccontato i misfatti, sia nello Stato Pontificio che nel Regno di Napoli sino alla sua cattura e condanna a morte nel 1750 o, secondo altri, fino alla sua esecuzione a tradimento per intascare la taglia che il governo borbonico aveva promesso per la sua morte.[senza fonte]

Età contemporanea

Nel 1818 papa Pio VII firmò con Ferdinando I delle Due Sicilie il concordato che sanciva i rapporti con il Regno delle Due Sicilie e sotto papa Gregorio XVI si ebbero i lavori di costruzione del nuovo porto canale.

Durante la Repubblica Romana del 1849 il governo mazziniano diede molta importanza a Terracina.

Felice Orsini, futuro attentatore di Napoleone III, fu nominato commissario proprio in città.

Nel novembre 1860 17.000 soldati borbonici si consegnarono alle truppe papaline della città per non arrendersi alle truppe nemiche di Giuseppe Garibaldi, che risaliva la penisola dopo la Spedizione dei Mille. Il 14 settembre 1870 la città fu annessa al Regno d'Italia.

Durante la seconda guerra mondiale Terracina rientrò nel settore costiero della Linea Gustav, il sistema difensivo tedesco che attraversava l’Italia centrale dal Tirreno all’Adriatico e che aveva il proprio perno nell’area di Cassino; la sua posizione, lungo la via Appia e presso il corridoio costiero tra il mare e i rilievi degli Ausoni e dei Lepini, la rendeva un punto strategico per il controllo dei collegamenti verso Roma e per la prevenzione di eventuali sbarchi alleati alle spalle del fronte. Il 4 settembre 1943 la città fu bombardata da dodici aerei degli Alleati, che causarono la morte di 130 civili.

Terracina rientra poi nella fase finale dello sfondamento della linea Gustav; il 22 maggio 1944 truppe statunitensi penetrarono nella gola di Terracina, respinsero i contrattacchi tedeschi e, nella notte tra il 23 e il 24 maggio, entrarono in città. La conquista della zona contribuì a mettere in crisi l’ala destra tedesca, costringendo reparti della 29ª Divisione granatieri corazzati e resti delle divisioni 71ª e 94ª a ritirarsi verso i monti Lepini e la via Casilina, per evitare l’accerchiamento.

Note

  1. ↑ Terracina (LT) Riparo Salvini (sf)[collegamento interrotto], su tesoridellazio.it.
  2. ↑ LacusCurtius • Strabo's Geography — Book V Chapter 3, su penelope.uchicago.edu. URL consultato il 22 febbraio 2026.
  3. ↑ logeion.uchicago.edu, https://logeion.uchicago.edu/%CF%84%CF%81%CE%B1%CF%87%CF%8D%CF%82. URL consultato il 22 febbraio 2026.
  4. ↑ Tommaso Lanzuisi, Il Circeo nella leggenda e nella storia, Editrice EEA, Roma, 1973, p. 92
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