| Canto a tenore, canzoni pastorali sarde | |
|---|---|
| Stato | |
| Inserito nel | 2005 |
| Lista | Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità |
| Scheda UNESCO | (EN, ES, FR) Canto a tenore, Sardinian pastoral songs |

Il canto a tenore (in sardo cantu a tenore) è un genere di canto corale sardo ed espressione artistica, di matrice originale e autoctona, del mondo agro-pastorale. Il canto a tenore nel 2005 è stato inserito dall'UNESCO tra i Patrimoni orali e immateriali dell'umanità ed è perciò considerato "Patrimonio intangibile dell'Umanità", data la sua unicità.


Le notizie sulle origini del canto a tenore sono troppo vaghe per permettere una precisa datazione. Si ritiene che il canto a tenore sia nato come l'imitazione delle voci della natura: su bassu imiterebbe il muggito del bue, sa contra il belato della pecora e sa mesu boche il verso dell'agnello, mentre il solista sa boche impersona l'uomo stesso, colui che è riuscito a dominare la natura.
Il bassu e la contra utilizzano timbriche di canto gutturale — che sfruttano simultaneamente le corde vocali vere e le corde vocali false — del tutto simili a quelle del canto tuvano Xöömej nelle sue varianti kargyraa e khöömei, seppur con importanti differenze stilistiche. Anche a Tuva, secondo la tradizione, i pastori svilupparono queste forme di canto per stabilire un contatto con la natura attraverso l'imitazione dei suoi suoni, tra cui anche i versi degli animali.
Le registrazioni effettuate sul campo sono diverse e la più antica risale al 1929 e sono state fatte non in Sardegna, bensì a Milano da un tenore di Dorgali. Abbiamo vuoto assoluto fino alla Liberazione fino a quando nel 1950 un etno-musicologo si recò a Nuoro e registrò circa 4 brani eseguiti da un quartetto di cantori ricordati dalla comunità nuorese come sos mannos.


Il quartetto che compone Su Tenore è formato da su bassu (il basso), sa contra (contrappunto al basso), sa mesu boche (mezza voce) e sa boche (la voce solista). Quest'ultima, cantando la poesia in lingua sarda, ha il compito di scandire il ritmo e la tonalità che su tenore (l'insieme delle tre voci bassu, contra, mesu boche) deve seguire.
Su bassu è la prima voce gutturale del gruppo: viene ottenuta mettendo contemporaneamente in vibrazione le corde vocali e le false corde vocali. La bravura del cantante fa sì che le false corde si intonino un'ottava esatta sotto alla nota prodotta dalle corde vocali vere, esattamente come avviene nel kargyraa tuvano.
Sa contra è la seconda voce gutturale del gruppo: il suo suono è potente e metallico, e si congiunge in contrappunto a su bassu su un intervallo di quinta, formando il classico "accordo gutturale", peculiarità che differenzia su tenore dalle altre forme di espressione polifonica. Anche sa contra utilizza le false corde vocali, ma a differenza del bassu, queste ultime non vibrano, bensì si avvicinano molto l'un l'altra, conferendo alla voce il caratteristico e inconfondibile suono ricco di armonici.
Sa mesu boche infine edulcora il ruvido accordo gutturale emesso dal duetto bassu-contra, armonizzando una terza maggiore sopra al bassu. Crea inoltre degli abbellimenti melodici, in piacevole contrasto con la staticità dell'accordo gutturale sopracitato.


Il brano, solitamente, è una poesia rimata in sardo che viene eseguita in varie modalità secondo la metrica su cui è impostata: le composizioni endecasillabiche (undici sillabe per verso) si prestano per essere cantate a "sa seria" (detta anche boche 'e notte) canto che prevede un'esecuzione pacata e malinconica, mentre le poesie con scansione sillabica ridotta (sette-otto sillabe per verso) sono in genere cantate in varianti più allegre e ballabili.

A primo impatto il canto a tenore può apparire uguale per tutti i paesi che lo praticano; le differenze tra paese e paese sono invece varie e notevoli: ad esempio, nell'area del Supramonte e delle Barbagie (Orgosolo, Oliena, Mamoiada) il canto è caratterizzato dall'esecuzione di sillabe aperte (“bim bam”) e da un bassu secco e aperto, diversamente dalla zona di Orune dove il bassu e le sillabe eseguite dal terzetto, sono più cupe, chiuse e rotonde (“bom”).
Generalmente i gruppi sono composti da bassu, contra, mesu boche e boche. Incomincia sempre la boche che intona il canto, alla quale seguono gli altri componenti del gruppo in un accompagnamento musicale arrangiato. Questi tre, seguendo il canto, generalmente intervengono in un modo sfalsato rispetto alla voce solista, ciò per un'esigenza musicale.
L'attuale area di diffusione del canto a tenore è piuttosto vasta, essendosi conservato in oltre sessanta paesi del centro nord dell'isola. A ciascuna comunità corrisponde un diverso modo di cantare a tenore: ogni singola comunità, infatti, ha sviluppato nel tempo un proprio codice, un linguaggio musicale locale chiamato traju, trattu o moda. Il tenore viene praticato soprattutto nei centri della Barbagia, del Logudoro, del Sassarese, dell'Anglona, della Gallura, dell'alta Ogliastra, delle Baronie e del Montiferru. Durante i riti della Settimana Santa (chida santa), è possibile ascoltare il canto a cuncordu: Sassari, Sorso, Porto Torres, Nulvi, Castelsardo, Scano di Montiferro, Santu Lussurgiu, Cuglieri, Bonarcado, Orosei, Aidomaggiore, Bonnannaro, Bortigali, Bosa, Nughedu San Nicolò, Galtellì, Ghilarza, Aggius, Irgoli, Sennariolo, Tempio Pausania, Ottana.
Da vent'anni a questa parte, in certi paesi dove questo uso si era ormai perso si è ripreso, attraverso la riforma di alcuni gruppi e l'influenza di modas vicine. Molti paesi hanno però perso lo stile che caratterizzava il canto proprio di quel paese, e anche lo stile personale di ogni cantore creando una standardizzazione dei cantori.[senza fonte]
Parlando di canto a tenore, capita spesso di imbattersi nell'uso scorretto della terminologia relativa.
Tenore è nome collettivo di persone (come il plotone, il reggimento, la squadra, il partito, ecc.), è perciò un sostantivo a sé stante, che non ha bisogno di aggiunte.
Dire "gruppo a tenore" non è esatto in quanto il tenore è un gruppo con il nome collettivo al singolare; dire "coro a tenore" non è esatto in quanto il tenore è già una forma di canto corale.
Come complemento di specificazione è giusta la sequenza "Tenore xyz di NomePaese", con notevole semplicità di costruzione.
Si può pensare che i tenores siano i quattro componenti del coro, ma non è così. Questi elementi vengono infatti chiamati boghes e vanno a formare su tenore, al singolare.
Con il termine sos tenores si va a indicare invece la pluralità di gruppi che eseguono questo tipo di canto.
In altri casi su tenore va a indicare l'insieme di bassu, contra e mesu boche, che fungono quindi di accompagnamento a sa boche.
L'espressione “a tenore” deriva dal latino ad tenorem, ovvero in modo continuo e con tono di voce sostenuto. Questo sta a indicare la caratteristica ripetitiva dell'accompagnamento di su tenore.
Altre definizioni, a seconda delle località, sono:
Il canto a tenore è una pratica tradizionalmente eseguita da uomini. Nel corso del tempo, tuttavia, sono stati documentati alcuni casi di partecipazione femminile, prevalentemente limitati alle parti cantate con voce naturale (sa oche e sa mesu oche), sia in contesti informali sia, più raramente, in esecuzioni pubbliche.
Tra le testimonianze più note figurano alcune riprese realizzate nel 1994 a Bitti, nelle quali Giovanna Pira (Tzia Juanna de Pascalone) esegue la parte di sa oche insieme a un tenore. Ulteriori testimonianze, risalenti anche a periodi precedenti agli anni Novanta, documentano la presenza di donne che hanno praticato il canto a tenore, pur senza l'esecuzione delle due caratteristiche voci gutturali. Un'importante figura di riferimento è la musicista e cantante belga Jackie Janssens, che nei primi anni duemila sperimentò le tecniche gutturali di bassu e contra, ispirata da un viaggio a Tuva e dall'amicizia con l'etnomusicologo belga Raphael De Cock, anch'esso profondo conoscitore del canto a tenore sardo. La notevole estensione vocale di Jackie le permette di eseguire in modo accurato sia la tecnica del bassu che della contra, nelle tonalità richieste dalla tradizione.[senza fonte]

Il primo coro femminile di canto a tenore documentato risale alla fine degli anni Novanta, sempre a Bitti, e la sua esecuzione è conservata negli archivi dell'ISRE (Istituto Superiore Regionale Etnografico). L'organico comprendeva una sola voce gutturale femminile (Adriana Fancello), che ricopriva alternativamente i ruoli di bassu e contra. Poiché mancava una seconda voce gutturale femminile, l'organico fu completato mediante l'inserimento di una voce maschile.[senza fonte]
Nel 2018, la docente e ricercatrice vocale Ilaria Orefice ha avviato una ricerca dedicata alla possibilità di eseguire il canto a tenore nella sua forma completa anche con un organico interamente femminile, concentrandosi in particolare sullo studio e sull'applicazione delle due voci gutturali, bassu e contra. La ricerca, sviluppata nel corso di diversi anni, ha portato nel 2026 alla pubblicazione delle prime testimonianze audiovisive di un coro femminile.[senza fonte]
L'esecuzione delle parti di bassu e contra richiede una tecnica vocale specifica e la produzione di sonorità gutturali su determinate altezze e caratteristiche timbriche. Per questo motivo la loro realizzazione da parte di voci femminili costituisce un ambito di ricerca e sperimentazione particolarmente specialistico.